- Armando Siri ha consegnato ai pm documenti bancari, messaggi e chat. «Consorzio in odor di mafia? Certificato dal Mise di Di Maio».
- Matteo Salvini apre il fronte su Roma: «Il sindaco è al suo posto da anni eppure mi risulta sia indagata. Evidentemente ci sono colpe di serie A e di serie B».
Lo speciale contiene due articoli.
«Mi sono occupato di eolico in modo del tutto trasparente e rispettando alla lettera il programma del M5s». È questa la sintesi della difesa del senatore Armando Siri davanti ai magistrati. Una difesa in cui non mancano i colpi bassi all’alleato di governo grillino, che ha chiesto e ottenuto che Siri venisse degradato (il premier Giuseppe Conte gli ha revocato l’incarico di sottosegretario durante l’ultimo Cdm). Come anticipato dalla Verità, ieri c’è stato il primo faccia a faccia tra il politico leghista, assistito dall’avvocato Fabio Pinelli, e i magistrati di Roma Mario Palazzi e Paolo Ielo (procuratore aggiunto) che lo accusano di aver asservito la sua funzione agli interessi privati dell’imprenditore Paolo Arata.
L’incontro è avvenuto in un ufficio esterno alla Procura per tenere l’indagato al riparo dalle telecamere ed è stato contraddistinto da toni cordiali; è durato un’oretta ed è consistito nel deposito di oltre 300 pagine di carte, tra memoria e allegati, nella verbalizzazione delle spontanee dichiarazioni preparate da Siri insieme con il suo difensore e in una breve chiacchierata informale. Gli inquirenti non hanno tentato di trasformare le spontanee dichiarazioni in un interrogatorio, forzando l’indagato, e le parti si sono ripromesse di riaggiornarsi per eventuali chiarimenti, probabilmente all’esito della lettura della memoria difensiva da parte degli inquirenti.
Quindi niente botta e risposta. Almeno per il momento. In ogni caso, per la difesa, Siri avrebbe «manifestato ai magistrati la più completa disponibilità ad offrire qualsiasi ulteriore contributo conoscitivo gli venisse ancora richiesto» e sarebbe «fiducioso nell’esito positivo della vicenda che lo vede suo malgrado coinvolto».
In un comunicato firmato dall’avvocato Pinelli si rende noto che Siri «ha ribadito con fermezza di non aver mai ricevuto, né da Paolo Franco Arata, né da chiunque altro, promesse di pagamento o dazioni di denari – che avrebbe rifiutato con sdegno -, facenti riferimento al merito della sua attività di senatore della Repubblica o di sottosegretario di Stato». Il cuore della memoria difensiva è incentrata sulla ricostruzione dei rapporti tra Siri e l’imprenditore Arata, il quale è stato sentito per tre ore dai magistrati martedì scorso e il cui verbale d’interrogatorio è stato segretato sino al 10 maggio per non meglio precisate «esigenze investigative». Il politico leghista, oltre ad aver consegnato ai pubblici ministeri «la documentazione contabile nella sua disponibilità, avente ad oggetto il complesso dei propri movimenti bancari e finanziari», ha voluto dar conto, carte alla mano, di «tutti i rapporti istituzionali incorsi con Arata», definito «tecnico esperto di rango in materia ambientale ed energetica» e che si sarebbe «presentato a lui quale portavoce e rappresentante sostanziale del Consorzio dei produttori di energia da minieolico (Cpem)». Per questo il politico ha depositato «tutti gli scambi di messaggi, telefonici e di posta elettronica, intercorsi con Arata», superando «di propria iniziativa le garanzie sulla riservatezza della corrispondenza e delle comunicazioni dei parlamentari». Siri ha evidenziato che il consorzio a cui stava dando supporto, «è un ente rappresentativo d’interessi collettivi, “accreditato” per tale al registro Trasparenza dei portatori d’interesse, istituito presso il ministero dell’Industria e dello Sviluppo economico, il cui vertice apicale è l’onorevole Luigi Di Maio». Come dire: il vituperato consorzio che secondo il Movimento 5 stelle sarebbe collegato a soggetti in odor di mafia è certificato dal Mise guidato dal vicepremier e capo politico dei grillini.
L’ex sottosegretario ha specificato «di aver solo interloquito con il suddetto Cpem e di aver veicolato, in sede politica, le istanze emendative di categoria che gli erano state rappresentate; e ciò semplicemente trasferendole all’attenzione degli uffici ministeriali competenti, oltreché di altri componenti del Parlamento, per le loro libere valutazioni e determinazioni».
A riprova di ciò ha anche allegato la mail che Antonio Macera, funzionario della segreteria di Siri che si occupa di aspetti normativi, ha inviato il 13 dicembre 2018 a due senatori del Carroccio (il capogruppo Massimiliano Romeo ed Erica Rivolta), a un funzionario dell’ufficio legislativo del gruppo della Lega a Palazzo Madama (Francesco Lucianò) e alla segretaria del partito di Matteo Salvini al Senato (Ornella Rubino) contenente alcuni emendamenti per la legge di Bilancio. Ecco il messaggio: «Per quanto attiene alle prime tre proposte emendative, le stesse hanno a oggetto temi rientranti nelle deleghe conferite al sottosegretario e di competenza del ministero delle infrastrutture e dei trasporti (…) mentre per quanto attiene alla quarta proposta inerente agli incentivi alla produzione di energia da fonti rinnovabili, si pone il testo all’attenzione delle signorie loro ai fini dell’inserimento nel predetto provvedimento».
Alla fine Siri non ha confessato reati e, anzi, ha rivendicato che la sua condotta andrebbe «considerata non solo lecita, ma finanche politicamente doverosa» e che riteneva e ritiene le sue proposte di emendamento, «assolutamente condivisibili, anche perché del tutto coerenti, politicamente, con il cosiddetto contratto di governo e le indicazioni di programma della Lega e del Movimento 5 stelle, tutte orientate, in materia di sostegno del fabbisogno energetico e tutela ambientale, a imprimere una fortissima accelerazione al mercato delle piccole installazioni che producono energia da fonte eolica». Queste ultime righe del comunicato sono state riprese un po’ maliziosamente dal programma del M5s, allegato alla memoria, dove, alla voce «produzione elettrica da fonte eolica», si legge: «A tale fine potranno essere previste sia centrali eoliche on-shore che off-shore, definendo meglio i vincoli paesaggistici, ma è al mercato delle piccole e micro installazioni che si richiede una fortissima accelerazione». E, a suo modo, Siri la stava dando.
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