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2023-12-05
Il Pd battezza il sindacato formato Ue per frenare il governo da Bruxelles
Enrico Letta e Maurizio Landini (Getty Images)
La Cgil ha disseminato il calendario di novembre e dicembre di giorni barrati con il rosso. Sono tutti scioperi. L’obiettivo è farli a macchia di leopardo per creare il massimo disagio possibile. Ai cittadini e al governo. Le motivazioni sono prettamente politiche. Nessun obiettivo. Lo dimostrano due fatti. Il primo è che il pacchetto è stato indetto prima che si conoscessero i contenuti della legge finanziaria. Secondo, la Cgil non ha più platea. Tolte le poche fabbriche rimaste come roccaforti, le adesioni non superano il 5/6%. Proseguendo su questa strada, Maurizio Landini sa bene di condannarsi a non avere peso specifico. Al massimo a farsi odiare, per via dei disagi, da chi a lavorare deve andarci davvero.
Al leader della Cgil però il fiuto politico non manca. Così se non ha più platea in Italia si sposta in Europa e, con la stretta collaborazione del Pd, progetta di contare a Bruxelles. Per lanciare una alleanza utile a bypassare l’Italia e il governo di Giorgia Meloni. D’altronde a Bruxelles i voti non servono. Se la Cgil non ha più aderenti, il Pd non ha più elettori. La coppia perfetta per Bruxelles dove per comandare fino a oggi non sono serviti né gli uni né gli altri. Non è un caso dunque se oggi Landini si reca a Bruxelles dove, alle 18, verrà inaugurato l’Ufficio Europa della Cgil, presso la sede Inca Belgio. L’Ufficio sarà punto di riferimento, informazione e collegamento tra la Cgil e tutto l’ambito sindacale e istituzionale europeo. «La cerimonia d’inaugurazione verrà aperta dai saluti del presidente dell’Inca, del direttore della Camera di Commercio italo-belga, dai segretari generali della Ces (Confederazione europea dei sindacati), dell’Ituc Csi (Confederazione sindacale internazionale) e dal presidente del Cese (Comitato economico sociale europeo)», si legge in una nota diffusa ieri. Una serie altisonante di sigle che stanno a indicare l’obiettivo ramificato della sinistra di porsi come parte sociale a livello europeo. E come diretto interlocutore del prossimo Consiglio e della prossima Commissione. L’obiettivo è diventare partner se dalle elezioni di giugno spuntasse di nuovo una maggioranza Ppe e socialisti. Opposizione se dovesse vincere il centrodestra.
Intanto Landini si porta avanti e nella due giorni di Bruxelles, oltre a siglare accordi con i pari grado di Belgio e Francia, stringerà la mano al commissario Paolo Gentiloni e alla deputata dem, Irene Tinagli. Mentre domani durante i lavori del Ces (all’opera per organizzare uno sciopero Ue il 12 dicembre) scambierà il palco con Enrico Letta. Quest’ultimo è impegnato su mandato del Consiglio nel redigere uno studio sulla riforma del mercato comune. Il documento sarà presentato a fine aprile e, a quanto risulta alla Verità, conterrà un ampio capitolo sulle parti sociali e sulla rappresentanza. Insomma, il filotto Landini-Pd è già pronto a raccogliere i frutti della strategia congiunta, dimenticando bellamente che la congiunzione tra dem e sindacati in Ue al momento ha prodotto vicende come il Qatargate. Poco edificanti, per usare un eufemismo.
Per fortuna corre l’obbligo di dire che non tutto è definito. Innanzitutto a muoversi su un terreno contiguo c’è addirittura Mario Draghi. L’ex premier e governatore della Bce ha ricevuto il medesimo incarico di Letta. Non dal Consiglio ma dalla Commissione. Anche Draghi si sta occupando della riforma del mercato unico e potenzialmente lo studio (che sarà presentato anch’esso a fine aprile) potrebbe confliggere con quello di Letta. Inoltre c’è un elemento sorpresa, a cui forse Landini non pensa. Si chiama Confindustria. Non ci pensa perché è abituato ad avere a che fare con Carlo Bonomi, impegnato su dossier molto locali e per nulla europei. Ma da gennaio parte la campagna elettorale per il successore. Viale dell’Astronomia è ai livelli di gradimento più bassi mai sperimentati. L’effetto può essere di riscatto e il riscatto dovrà necessariamente passare per l’Europa. Dove i futuri confindustriali dovranno muoversi con coraggio, investimenti e pure aggressività, se vorranno tutelare l’industria italiana.
A quel punto Landini, al fianco del Pd, si troverebbe spiazzato. Si accorgerebbe di essere andato a Bruxelles per fare esclusivamente politica e si ritroverebbe costretto a fare di nuovo il sindacalista. Fantapolitica? No, da parte nostra un augurio che le rappresentanze di lavoratori e imprese tornino a scontri costruttivi in modo di lasciare in mano ai governi i dossier che gli competono. Il risultato sarebbe un accenno di democrazia anche a Bruxelles. E soprattutto una tutela degli elettori italiani. I quali ci sembrano stanchi di votare a casa, per poi scoprire che qualcuno sistematicamente vuole cancellare la loro voce. La sinistra smetta di rubare il pallone quando capisce che sta perdendo la partita. Ma se non lo capisce bisogna attivare degli anticorpi. E non spetta solo al governo di centrodestra agire. Nemmeno solo ai cittadini. Spetta anche al mondo produttivo e alle associazioni che lo rappresentano. Confindustria e affini. Serve un riscatto.
Landini torna sul luogo del Qatargate
Concluso il road show, la cinque giorni di scioperi in giro per l’Italia, proclamati insieme al segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, il numero uno della Cgil, Maurizio Landini, non ha nessuna intenzione di fermarsi.
Si è preso il palcoscenico della sinistra (basti vedere gli ultimi sondaggi che lo danno come l’uomo nuovo nel Pd al posto della Schlein) e non lo molla certo adesso. In attesa che la manovra venga approvata, dopodiché avrà gioco facile per scatenarsi contro i provvedimenti già dichiarati sbagliati a prescindere mesi fa, deve continuare a battere il ferro. Che c’è di meglio, in vista del voto europeo di giugno 2024, di Bruxelles? Nulla. E infatti Landini si trova nella Capitale belga, dove alle ore 18 viene inaugurato l’ufficio Europa della Cgil, presso la sede Inca Belgio (Rue de la Loi 26/b). A cosa serve? L’ufficio Cgil Europa, spiega il sindacato, sarà punto di riferimento, informazione e collegamento tra la Cgil e tutto l’ambito sindacale e istituzionale europeo. La cerimonia d’inaugurazione verrà aperta dai saluti del presidente dell’Inca, del direttore della Camera di commercio italo-belga, dai segretari generali della Ces, la confederazione europea dei sindacati. Saranno presenti all’evento celebrativo numerose delegazioni dei sindacati europei, delle associazioni, deputati del Parlamento europeo e rappresentanti di partiti politici. Previsti anche vertici più politici. Landini incontrerà l’ex premier e oggi commissario europeo per gli affari economici e monetari, Paolo Gentiloni (considerato da molti il suo maggior avversario per la leadership della sinistra) e l’eurodeputata neanche a dirlo dem Irene Tinagli. Domani, invece, parteciperà ai lavori del Comitato Esecutivo Ces, dove alle 14 e 30 è previsto l’intervento di Enrico Letta.
Insomma, il segretario sarà di nuovo al centro dell’attenzione. Proviamo a fare i facili profeti e scommettiamo su un Landini pronto a dire peste e corna della manifestazione fiorentina organizzata dalla Lega e da Matteo Salvini, che ha avuto l’ardire di criticare le politiche europee, e a non dirà neanche una parola, figurarsi un minimo di autocritica sindacale, sullo scandalo Qatargate, una sorta di eurotangentopoli (europarlamentari e lobbisti che avrebbero ricevuto denaro e regalie in cambio della difesa degli interessi del Qatar) ruotata intorno alla figura Antonio Panzeri. Panzeri (che aveva parlato anche di finanziamenti per la campagna elettorale dell’ex segretario della Cgil Susanna Camusso) è stato per anni responsabile delle politiche europee della Cgil, salvo fare poi il salto in politica nella lista Uniti nell’Ulivo. Un altro giro lo fa nelle liste del Pd e poi passa ad Articolo 1. Insomma, rappresenta tutti gli aspetti controversi e paradossali del legame incestuoso tra i partiti di sinistra e le politiche del lavoro del sindacato rosso.
Ma non finisce qui. Perché non può sfuggire che Landini si trovi Bruxelles per inaugurare l’ufficio Europa del suo sindacato presso la sede Inca. La sede di un patronato e i patronati sono di recente entrati nell’occhio del ciclone (soprattutto Brasile, Argentina, Canada, Svizzera, Stati Uniti e Austria) per le pratiche gonfiate. Visto che con i soldi pubblici ricevuti per le pratiche fiscali, previdenziali ecc, la Cgil ci paga (bilanci alla mano) l’apparato della comunicazione mai benevolo nei confronti del centrodestra, anche su questo aspetto ci sarebbe da dire e da spiegare. Il segretario sempre pronto a puntare il dito contro i provvedimenti del governo Meloni, potrebbe approfittare della location per fare chiarezza su alcuni legami «pericolosi» a sinistra.
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Oggi il capo della Cgil inaugura l’Ufficio Europa a due passi dai palazzi del potere dell’Unione. Obiettivo negoziare direttamente con il Consiglio, con la sponda dei dem. Ora servirebbe il risveglio di Confindustria.Maurizio Landini, l’uomo che sbaraglia Elly Schlein nei sondaggi, incontrerà Paolo Gentiloni e Enrico Letta. Ma farà finta di non aver mai conosciuto Panzeri, al centro dell’eurotangentopoli rossa.Lo speciale contiene due articoli.La Cgil ha disseminato il calendario di novembre e dicembre di giorni barrati con il rosso. Sono tutti scioperi. L’obiettivo è farli a macchia di leopardo per creare il massimo disagio possibile. Ai cittadini e al governo. Le motivazioni sono prettamente politiche. Nessun obiettivo. Lo dimostrano due fatti. Il primo è che il pacchetto è stato indetto prima che si conoscessero i contenuti della legge finanziaria. Secondo, la Cgil non ha più platea. Tolte le poche fabbriche rimaste come roccaforti, le adesioni non superano il 5/6%. Proseguendo su questa strada, Maurizio Landini sa bene di condannarsi a non avere peso specifico. Al massimo a farsi odiare, per via dei disagi, da chi a lavorare deve andarci davvero. Al leader della Cgil però il fiuto politico non manca. Così se non ha più platea in Italia si sposta in Europa e, con la stretta collaborazione del Pd, progetta di contare a Bruxelles. Per lanciare una alleanza utile a bypassare l’Italia e il governo di Giorgia Meloni. D’altronde a Bruxelles i voti non servono. Se la Cgil non ha più aderenti, il Pd non ha più elettori. La coppia perfetta per Bruxelles dove per comandare fino a oggi non sono serviti né gli uni né gli altri. Non è un caso dunque se oggi Landini si reca a Bruxelles dove, alle 18, verrà inaugurato l’Ufficio Europa della Cgil, presso la sede Inca Belgio. L’Ufficio sarà punto di riferimento, informazione e collegamento tra la Cgil e tutto l’ambito sindacale e istituzionale europeo. «La cerimonia d’inaugurazione verrà aperta dai saluti del presidente dell’Inca, del direttore della Camera di Commercio italo-belga, dai segretari generali della Ces (Confederazione europea dei sindacati), dell’Ituc Csi (Confederazione sindacale internazionale) e dal presidente del Cese (Comitato economico sociale europeo)», si legge in una nota diffusa ieri. Una serie altisonante di sigle che stanno a indicare l’obiettivo ramificato della sinistra di porsi come parte sociale a livello europeo. E come diretto interlocutore del prossimo Consiglio e della prossima Commissione. L’obiettivo è diventare partner se dalle elezioni di giugno spuntasse di nuovo una maggioranza Ppe e socialisti. Opposizione se dovesse vincere il centrodestra. Intanto Landini si porta avanti e nella due giorni di Bruxelles, oltre a siglare accordi con i pari grado di Belgio e Francia, stringerà la mano al commissario Paolo Gentiloni e alla deputata dem, Irene Tinagli. Mentre domani durante i lavori del Ces (all’opera per organizzare uno sciopero Ue il 12 dicembre) scambierà il palco con Enrico Letta. Quest’ultimo è impegnato su mandato del Consiglio nel redigere uno studio sulla riforma del mercato comune. Il documento sarà presentato a fine aprile e, a quanto risulta alla Verità, conterrà un ampio capitolo sulle parti sociali e sulla rappresentanza. Insomma, il filotto Landini-Pd è già pronto a raccogliere i frutti della strategia congiunta, dimenticando bellamente che la congiunzione tra dem e sindacati in Ue al momento ha prodotto vicende come il Qatargate. Poco edificanti, per usare un eufemismo. Per fortuna corre l’obbligo di dire che non tutto è definito. Innanzitutto a muoversi su un terreno contiguo c’è addirittura Mario Draghi. L’ex premier e governatore della Bce ha ricevuto il medesimo incarico di Letta. Non dal Consiglio ma dalla Commissione. Anche Draghi si sta occupando della riforma del mercato unico e potenzialmente lo studio (che sarà presentato anch’esso a fine aprile) potrebbe confliggere con quello di Letta. Inoltre c’è un elemento sorpresa, a cui forse Landini non pensa. Si chiama Confindustria. Non ci pensa perché è abituato ad avere a che fare con Carlo Bonomi, impegnato su dossier molto locali e per nulla europei. Ma da gennaio parte la campagna elettorale per il successore. Viale dell’Astronomia è ai livelli di gradimento più bassi mai sperimentati. L’effetto può essere di riscatto e il riscatto dovrà necessariamente passare per l’Europa. Dove i futuri confindustriali dovranno muoversi con coraggio, investimenti e pure aggressività, se vorranno tutelare l’industria italiana. A quel punto Landini, al fianco del Pd, si troverebbe spiazzato. Si accorgerebbe di essere andato a Bruxelles per fare esclusivamente politica e si ritroverebbe costretto a fare di nuovo il sindacalista. Fantapolitica? No, da parte nostra un augurio che le rappresentanze di lavoratori e imprese tornino a scontri costruttivi in modo di lasciare in mano ai governi i dossier che gli competono. Il risultato sarebbe un accenno di democrazia anche a Bruxelles. E soprattutto una tutela degli elettori italiani. I quali ci sembrano stanchi di votare a casa, per poi scoprire che qualcuno sistematicamente vuole cancellare la loro voce. La sinistra smetta di rubare il pallone quando capisce che sta perdendo la partita. Ma se non lo capisce bisogna attivare degli anticorpi. E non spetta solo al governo di centrodestra agire. Nemmeno solo ai cittadini. Spetta anche al mondo produttivo e alle associazioni che lo rappresentano. Confindustria e affini. Serve un riscatto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/letta-landini-2666434148.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="landini-torna-sul-luogo-del-qatargate" data-post-id="2666434148" data-published-at="1701725041" data-use-pagination="False"> Landini torna sul luogo del Qatargate Concluso il road show, la cinque giorni di scioperi in giro per l’Italia, proclamati insieme al segretario della Uil, Pierpaolo Bombardieri, il numero uno della Cgil, Maurizio Landini, non ha nessuna intenzione di fermarsi. Si è preso il palcoscenico della sinistra (basti vedere gli ultimi sondaggi che lo danno come l’uomo nuovo nel Pd al posto della Schlein) e non lo molla certo adesso. In attesa che la manovra venga approvata, dopodiché avrà gioco facile per scatenarsi contro i provvedimenti già dichiarati sbagliati a prescindere mesi fa, deve continuare a battere il ferro. Che c’è di meglio, in vista del voto europeo di giugno 2024, di Bruxelles? Nulla. E infatti Landini si trova nella Capitale belga, dove alle ore 18 viene inaugurato l’ufficio Europa della Cgil, presso la sede Inca Belgio (Rue de la Loi 26/b). A cosa serve? L’ufficio Cgil Europa, spiega il sindacato, sarà punto di riferimento, informazione e collegamento tra la Cgil e tutto l’ambito sindacale e istituzionale europeo. La cerimonia d’inaugurazione verrà aperta dai saluti del presidente dell’Inca, del direttore della Camera di commercio italo-belga, dai segretari generali della Ces, la confederazione europea dei sindacati. Saranno presenti all’evento celebrativo numerose delegazioni dei sindacati europei, delle associazioni, deputati del Parlamento europeo e rappresentanti di partiti politici. Previsti anche vertici più politici. Landini incontrerà l’ex premier e oggi commissario europeo per gli affari economici e monetari, Paolo Gentiloni (considerato da molti il suo maggior avversario per la leadership della sinistra) e l’eurodeputata neanche a dirlo dem Irene Tinagli. Domani, invece, parteciperà ai lavori del Comitato Esecutivo Ces, dove alle 14 e 30 è previsto l’intervento di Enrico Letta. Insomma, il segretario sarà di nuovo al centro dell’attenzione. Proviamo a fare i facili profeti e scommettiamo su un Landini pronto a dire peste e corna della manifestazione fiorentina organizzata dalla Lega e da Matteo Salvini, che ha avuto l’ardire di criticare le politiche europee, e a non dirà neanche una parola, figurarsi un minimo di autocritica sindacale, sullo scandalo Qatargate, una sorta di eurotangentopoli (europarlamentari e lobbisti che avrebbero ricevuto denaro e regalie in cambio della difesa degli interessi del Qatar) ruotata intorno alla figura Antonio Panzeri. Panzeri (che aveva parlato anche di finanziamenti per la campagna elettorale dell’ex segretario della Cgil Susanna Camusso) è stato per anni responsabile delle politiche europee della Cgil, salvo fare poi il salto in politica nella lista Uniti nell’Ulivo. Un altro giro lo fa nelle liste del Pd e poi passa ad Articolo 1. Insomma, rappresenta tutti gli aspetti controversi e paradossali del legame incestuoso tra i partiti di sinistra e le politiche del lavoro del sindacato rosso. Ma non finisce qui. Perché non può sfuggire che Landini si trovi Bruxelles per inaugurare l’ufficio Europa del suo sindacato presso la sede Inca. La sede di un patronato e i patronati sono di recente entrati nell’occhio del ciclone (soprattutto Brasile, Argentina, Canada, Svizzera, Stati Uniti e Austria) per le pratiche gonfiate. Visto che con i soldi pubblici ricevuti per le pratiche fiscali, previdenziali ecc, la Cgil ci paga (bilanci alla mano) l’apparato della comunicazione mai benevolo nei confronti del centrodestra, anche su questo aspetto ci sarebbe da dire e da spiegare. Il segretario sempre pronto a puntare il dito contro i provvedimenti del governo Meloni, potrebbe approfittare della location per fare chiarezza su alcuni legami «pericolosi» a sinistra.
A finire sotto pressione sono stati i Gilt, i titoli di Stato britannici. «Sull’obbligazionario britannico avevamo visto segnali di stabilizzazione importanti, ma le tensioni internazionali hanno rimescolato le carte in modo brutale», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Quello che doveva essere l’anno del grande allentamento monetario si è trasformato in un nuovo stress test sui rendimenti, con i tassi di interesse che hanno subito un’impennata vertiginosa, facendo scendere i prezzi delle obbligazioni».
Gli Etf sui governativi inglesi hanno accusato cali fra il -3,7% e il -4,5%, con punte di 7% sulle scadenze più lunghe. Il rendimento del decennale è tornato oltre il 5,1%, ai massimi dalla crisi del 2008.
A pesare non è solo il petrolio, ma la politica. Il governo laburista di Keir Starmer, nato con la promessa di riportare serietà a Westminster, si trova indebolito dalle ricadute dello scandalo Epstein. «L’instabilità politica è tornata a essere un fattore di rischio primario», osserva Gaziano. «I mercati reagiscono con estrema sensibilità quando percepiscono un vuoto di potere. Lo scandalo Epstein non è solo una questione di cronaca, ma un colpo alla stabilità di un governo già sotto pressione per la gestione economica».
La Borsa di Londra ha mostrato maggiore tenuta. «In un mondo incerto, i giganti dell’energia e delle materie prime, che abbondano a Londra, hanno agito parzialmente da paracadute», osserva Gaziano. Ma la spaccatura interna si allarga: se il Ftse 100 regge grazie alle multinazionali, il Ftse 250, più esposto all’economia domestica, soffre molto di più.
Il nodo, però, è anche strutturale. «il Regno Unito sconta una rigidità strutturale che l’Europa continentale ha in parte superato», spiega Salvatore Gaziano, «Mentre Germania e Francia hanno imparato a diversificare le scorte e gestire meglio i picchi dei prezzi energetici, l’Uk è rimasto prigioniero di un modello di fissazione dei prezzi che scarica immediatamente ogni aumento sulle bollette delle famiglie. Se a questo aggiungiamo mutui che corrono verso il 5%, capiamo perché la fiducia dei consumatori britannici sia oggi ai minimi termini, molto più che in Italia o in Spagna».
Fra i titoli spicca Legal & General, con dividendi elevati e il ruolo di «cassaforte». In negativo, invece, 3i Group, crollata del -19% in una sola seduta dopo i segnali di rallentamento della catena Action. «Quando le aspettative di crescita vengono deluse anche di poco, i multipli del private equity vengono ricalcolati con una rapidità brutale», conclude Gaziano.
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Maurizio Landini (Ansa)
Firme che giustificano, neanche a dirlo, il commento entusiasta del ministro Paolo Zangrillo, che ha parlato di «obiettivo raggiunto», e che hanno spinto il premier, parco di parole negli ultimi tempi, a intervenire via social per rivendicare il successo. «Il governo», ha evidenziato Giorgia Meloni, «continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima».
La Meloni ha ragione a rivendicare la firma anche perché si tratta di uno schiaffo alla gestione politica che Maurizio Landini ha impresso alla Cgil. Schiaffone ancora più sonoro, perché non arriva dall’esecutivo, cosa che di questi tempi non farebbe notizia, ma dalla stessa Cgil. Il segretario ha fatto del no a prescindere al rinnovo dei contratti della Pa una delle cifre distintiva del suo mandato. Istruzione, sanità, lavoratori dei ministeri o delle Regioni poco importa. Nell’ultima tornata c’è stata solo opposizione. Il leader che ormai partecipa come capopolo a tutte le battaglie politiche della sinistra (l’impiego di forze della Cgil sul No al referendum della giustizia è comparabile a quello del Pd) si è sempre opposto ai nuovi contratti, nonostante il governo avesse messo sul piatto circa 20 miliardi. Un cifra record, insufficiente per i desiderata di Landini. Motivo? Nel rinnovo precedente, 2022-2024, non veniva coperta l’inflazione monstre del periodo. Copertura impossibile, visto che parlavamo di un costo della vita schizzato del 17%. Insomma, aumenti del 7-8% non bastavano. E adesso? Cos’è cambiato? Perché la Cgil firma? La motivazione ufficiale è che in quest’ultima tranche, incrementi in busta paga da 135 euro per la parte economica 2025-27, l’inflazione verrebbe potenzialmente coperta, ma la realtà è tutt’altra. Entrando nel merito, va infatti ricordato che senza il contratto precedente, che è stato rinnovato senza l’avallo della Cgil, quest’ultimo rinnovo non ci sarebbe mai stato. E del resto Landini questa firma la subisce. Il segretario è costretto a fare buon viso a cattivo gioco rispetto ai mal di pancia di una categoria, quella della scuola (e non è la sola), che è stanca di seguire la linea politica del capo e capisce che continuando a dire sempre no gli iscritti fuggono.
C’è di più. Perché i rapporti tra Maurizio Landini e Gianna Fracassi, la segretaria generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza), non sono idilliaci. La Fracassi era legata alla gestione precedente (con Susanna Camusso è diventata segretaria confederale con deleghe importantissime, comprese le politiche economiche) e si sussurra che ambisca a prendere il posto dell’ex Fiom, anche per depoliticizzare il sindacato.
Ma al di là della questione personale, la firma sul contratto della scuola squarcia il velo di ipocrisia che ormai da mesi nasconde le tensioni tra la gestione del segretario e una parte consistente del sindacato.
Perso il sostegno dei suoi, sembra che nelle scorse ore Landini abbia addirittura contattato un esponente molto importante del governo, particolarmente vicino a Palazzo Chigi, per chiedere margini su una riapertura del contratto in caso di inflazione galoppante causa guerra. Il senso del discorso sarebbe stato: «Alla fine noi firmiamo, ma se la situazione precipita qui si ricontratta tutto». Diplomatica, ma eloquente la risposta: guarda che quello che chiedi non si può fare.
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