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2019-08-04
Le indagini sui bimbi rubati partono male
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selezionano accuratamente le figure a cui attribuire compiti di controllo. Facciamo qualche esempio. In Emilia Romagna si è appena insediata la commissione d'inchiesta su Bibbiano. La presidenza è stata affidata a Giuseppe Boschini del Partito democratico. I vicepresidenti sono Raffaella Sensoli (M5s) e Igor Taruffi (Sinistra italiana).
Il Pd, a livello politico, è totalmente coinvolto nella vicenda di Bibbiano. Non è un'illazione, è un fatto. Lo dimostra la decisione appena presa dal tribunale del riesame. Il gip ha confermato gli arresti domiciliari per Andrea Carletti, ex sindaco pd di Bibbiano che la prefettura ha sospeso dall'incarico (e che si è autosospeso dal partito nonostante i suoi compagni l'abbiano sempre difeso).
Ora, pensate davvero che una commissione a guida Pd possa andare a fondo in una storia che tocca profondamente proprio il Pd? Andiamo. Per altro, i 5 stelle e Sinistra italiana, in Emilia, non è che siano esattamente ostili ai democratici, anzi. Che nella Regione rossa le cose sarebbero andate così, tuttavia, era prevedibile. Lascia un poco più perplessi quanto sta avvenendo a livello nazionale. Nei giorni scorsi sono partiti i lavori della «squadra speciale» voluta dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per indagare sui fatti della Val d'Enza. Un'ottima idea, la sua.
Di questa commissione fanno parte alcuni stretti collaboratori del ministro e alcuni esperti che da tempo operano nelle istituzioni (sempre a livello ministeriale). Si aggiungono poi Silvia Albano dell'Associazione nazionale magistrati, Maria Francesca Pricoco, presidente dell'Associazione italiana magistrati minorenni e di famiglia, Gianmario Gazzi, presidente dell'Ordine degli assistenti sociali, Fulvio Giardina, presidente dell'Ordine degli psicologi, Maria Masi, vice presidente del Consiglio nazionale forense e il commissario straordinario del Forteto e Garante per l'infanzia e adolescenza della Regione Lazio, Jacopo Marzetti.
Quest'ultimo è noto per l'ottimo lavoro svolto al Forteto, e non ci sono dubbi che, se fosse stato nominato commissario straordinario per Bibbiano, avrebbe ribaltato la macchina emiliana come un calzino. Sugli altri membri, invece, viene da esprimere qualche dubbio. Soprattutto, ad avanzare perplessità sono le associazioni che con i minorenni lavorano ogni giorno. Alfia Milazzo, stimata presidente della fondazione La città invisibile, ha pubblicato un comunicato durissimo. «Leggiamo, sgomenti e increduli la lunga lista di nomi di questa squadra speciale “inflessibile" che dovrebbe escludere, assicura il ministro, altre Bibbiano in Italia», ha scritto. «Presidente ordine psicologi, presidente tribunali minorili, presidente ordine servizi sociali. [...] Ma i genitori di figli rubati e gli avvocati delle famiglie distrutte, dove sono? Non ci sono! Troviamo invece sempre loro, quelle personalità istituzionali note e arcinote, che a volte abbiamo visto presenti alle inaugurazioni di case famiglia».
Secondo la Milazzo, «una domanda almeno Bonafede se la dovrebbe porre: tutti questi presidenti non erano in carica mentre si svolgevano i fatti di Forteto, Veleno, Bibbiano eccetera, eccetera? Tanto per fare un esempio, il presidente dell'ordine dei psicologi non ha mai letto le carte del processo Veleno in cui era coinvolto lo stesso Claudio Foti che gestiva l'associazione “Hansel e Gretel" prima che scoppiasse l'indagine di Bibbiano? [...] E il presidente dell'Ordine degli assistenti sociali che tipo di rigore e accertamenti avrà prodotto all'interno del corpo professionale?».
Direte: così è un processo alle intenzioni. E invece no. Subito dopo aver partecipato al primo incontro della squadra ministeriale, il Consiglio nazionale dell'ordine degli assistenti sociali ha diffuso su Facebook un comunicato stampa in cui dice che prenderà provvedimenti quando il lavoro della magistratura su Bibbiano sarà finito. Ma intanto ne approfitta per chiedere più «risorse per il welfare, formazione per i professionisti, stabilità dei rapporti di lavoro per dare continuità nei rapporti in situazioni delicatissime». Insomma, batte cassa. Non solo. Gli assistenti sociali pretendono dal governo un «abbassamento di toni e un cambio di strategia nell'affrontare il tema dei minori, della famiglia, dei servizi sociali».
Fino ad oggi, dicono, si è pensato più «a individuare nemici - politici, ma anche professionisti - da additare, piuttosto che cercare soluzioni o prevenire drammi e dolori». Ma certo, chiedere verità su Bibbiano significa fare «propaganda sulla pelle dei bambini. I giornali che se ne occupano portano avanti una una «campagna mediatica senza controllo».
Di fronte ai fatti indegni della Val d'Enza, l'ordine degli assistenti sociali si premura di criticare i media e i politici. Vi sembra l'atteggiamento di chi vuole trovare la verità a ogni costo?
Se a controllare devono essere istituzioni che fino all'altro ieri hanno dormito, beh, forse è meglio lasciare perdere i controlli, perché il rischio è davvero che creino solo più confusione.
Dietro Bibbiano l’eterno tentativo di smontare la famiglia naturale
I fatti di Bibbiano non sono un increscioso incidente, ma la rappresentazione accurata di uno dei fenomeni più significativi del nostro tempo: l'impegno attivo di parti importanti della classe politica e amministrativa dello Stato nello smontare la famiglia naturale; uno degli obiettivi dei totalitarismi del Novecento non abbandonato neppure oggi. La Verità sta quotidianamente documentando il coinvolgimento delle istituzioni in questa azione devastante. Togliere i bambini ai genitori accusati di inadeguatezza educativa fu uno dei modi dello stalinismo e del nazismo per creare «figli» del socialismo o del III Reich, sottraendoli alle perversioni della «famiglia borghese», considerata sorpassata e decadente. In Urss questa pratica pluridecennale, abbinata al divorzio indiscriminato, diede un durissimo colpo all'istituzione famigliare, che non se ne è ancora del tutto rimessa. Una buona parte della politica di Vladimir Putin, come la sua salda alleanza con la Chiesa ortodossa, dimostra la necessità vitale per la nazione di ricostruire un tessuto famigliare forte, sostenuto dall'alleanza convinta dello Stato. In ciò non c'è nulla di ideologico: semplicemente senza famiglia non c'è comunità e non c'è Stato. Putin è un uomo di Stato, e lo sa.
In Italia, invece, nei decenni di governi di alleanza tra socialdemocrazia e mondo cattolico di sinistra si è sviluppato lo sforzo contrario. L'intento fu quello di smontare la famiglia naturale, sia gestendo separazioni e divorzi in modo da mettere fuori gioco il padre, affidato alla gestione della Caritas dopo accordi coniugali sanguisuga, sia portando via direttamente i figli, come dimostrato con la rete di «intervento sociale» della val d'Enza, esperimento pilota per la costruzione di una nuova genitorialità. Velleitario oltre che delinquenziale, ma rivelatore di un disegno non così stupido. Nella loro fumosa preparazione, questi distruttori di famiglie sapevano comunque che qualsiasi società alla fine si regge sempre sulla famiglia, primo luogo dove si formano i legami con gli altri. Quindi ne progettavano una nuova. Che avrebbe dovuto «fare fuori la natura» diventando «più cattiva di lei», come già nel programma di Alphonse Donatien, marchese di Sade, uno dei principali ispiratori dell'affettività e del gusto della modernità post illuminista.
Basta dunque genitori naturali ed educazioni sviluppate secondo i bisogni fisici, istintuali e affettivi del bambino cui provvede chi l'ha generato. Questo mondo andava sostituito con uno sguardo lucido, freddo, dove non conta l'empatia e la solidarietà umana ma il pensiero ideologico, sostitutivo dell'umanità. È l' orizzonte (ad esempio) che ispira il commento comparso su in sito internet di una docente di storia dell'arte dopo l'uccisione a Roma del carabiniere Mario Cerciello Rega, 35 anni: «Uno di meno, e chiaramente con uno sguardo poco intelligente, non ne sentiremo la mancanza». Questa visione sadica, gelida, con ambizioni intellettuali e confusione tra valore umano e intelligenza (frequente nei piazzisti dell'avverbio «chiaramente»), opposta allo «sguardo selvatico» rispettoso della vita e dei valori naturali, è la stessa che ispira il trasferimento dei figli dalle famiglie dove sono nati ad altre più in sintonia con le burocrazie del potere.
Per questa mentalità, diffusa in gruppi sociali che si ritengono «intellettualmente superiori», togliere il bambino dal luogo della nascita e collocarlo poi altrove, meglio se in situazioni affettive e sessuali lontane dalla volgare e sorpassata «natura» (sospettata tra l'altro di essere di origine divina), diventava così il primo passo per poi smontare la famiglia. Via da lì dunque, per portare i bimbi più lontano possibile da dove si genera la vita: l'incontro affettivo e sessuale tra l'uomo e la donna. È nell'esecuzione di questo programma che il piano novecentesco di distruzione della famiglia incontrò Sigmund Freud con i suoi problemi famigliari. L'attrazione per la madre, vissuta morbosamente e trasformata in «complesso» universale (smentito però subito dall'antropologia di Bronislaw Malinowski), e il suo ostinato rancore per un padre incapace negli affari e libertino e forse peggio. Poco dopo la morte del padre, Freud gli rimprovererà (in una lettera al dottor Fliess del 8 febbraio 1897) di aver abusato di uno dei suoi molti figli e di alcune delle sue figli minori.
Alle sfide della famiglia naturale Freud, insofferente all'affettività come buona parte del pensiero post illuminista, contrappone «l'ideale di una comunità umana che assoggetti la vita pulsionale alla dittatura della ragione». Un razionalismo autoritario, anzi proprio dittatoriale, che sostituisca insomma la precisione dell'interesse ai chiaroscuri della mobile affettività. Il suo ideale (che ammette «difficile») sarebbe quello di sostituire l'ordine naturale, la famiglia e la patria («non credo alle nazioni», dichiara), con un ordine ideologico, razionale, che sostituisca le complicazioni dei sentimenti con valutazioni utilitarie e razionali. A cominciare dal guadagno, campo nel quale Freud era ferratissimo. Secondo i calcoli del filosofo Michel Onfray, nel suo Crepuscolo di un idolo, il fondatore della psicoanalisi con le sue otto sedute quotidiane pagate l'equivalente di 415 euro all'ora raccoglieva infatti 3.600 euro al giorno, abbastanza da consolarlo per gli insuccessi economici del padre. Solo per «valutazioni utilitarie e razionali», scriveva, l'uomo potrebbe forse resistere ai disturbanti e «vicendevoli legami emotivi»: gli affetti che tanto infastidiscono i razionalisti fanatici.
A opporsi alla famiglia naturale come luogo della nascita e della prima formazione di legami non sono solo però le ambizioni delle politiche autoritarie di ieri e di oggi e il pessimismo piuttosto cinico del freudismo. A questi si è aggiunta negli ultimi anni l'ondata tecnologica, finanziaria e politica delle biotecnologie che riducono ancora di più lo spazio delle spinte affettive nella sessualità e la riproduzione, allargando quello delle decisioni prese a tavolino, con valutazioni burocratiche, di convenienza e di potere. Ne parla la psicoanalista Paola Marion in Il disagio del desiderio (Donzelli editore). Nel mondo delle biotecnologie particolarmente amate dalla politica progressista i bambini sono sempre meno il frutto di uno slancio affettivo o sessuale, di dono, e sempre di più di considerazioni narcisistiche e mentali. Questi altri «bambini rubati», non vengono più solo portati via da casa e collocati in altre famiglie come nel «sistema Bibbiano», ma presi dalle madri biologiche o materiali procreativi assemblati insieme (sperma, ovuli, uteri) e collocati nella nuova coppia (anche qui spesso omosessuale) che li acquista. Anche in questa situazione lo sguardo narcisistico, freddamente calcolante, aiutato dalle istituzioni, ha la meglio sulla natura, per ora messa ai margini.
Ma non disperiamoci. Come in ogni narrazione storica, quindi di «lunga durata», non finisce qui.
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La commissione d'inchiesta regionale sugli affidi facili è gestita dal Pd, che ha messo il cappello politico sul sistema emiliano. Nella squadra di Alfonso Bonafede ci sono i rappresentanti di psicologi e assistenti sociali. Che parlano solo di persecuzione ai loro danni.Dietro Bibbiano l'eterno tentativo di smontare la famiglia naturale. Quanto accaduto non è un increscioso incidente, ma un preciso disegno già perseguito dai totalitarismi. Togliere i bimbi ai genitori è stato a lungo uno dei sistemi utilizzati in Urss per dare una prole al socialismo.Lo speciale comprende due articoli. selezionano accuratamente le figure a cui attribuire compiti di controllo. Facciamo qualche esempio. In Emilia Romagna si è appena insediata la commissione d'inchiesta su Bibbiano. La presidenza è stata affidata a Giuseppe Boschini del Partito democratico. I vicepresidenti sono Raffaella Sensoli (M5s) e Igor Taruffi (Sinistra italiana). Il Pd, a livello politico, è totalmente coinvolto nella vicenda di Bibbiano. Non è un'illazione, è un fatto. Lo dimostra la decisione appena presa dal tribunale del riesame. Il gip ha confermato gli arresti domiciliari per Andrea Carletti, ex sindaco pd di Bibbiano che la prefettura ha sospeso dall'incarico (e che si è autosospeso dal partito nonostante i suoi compagni l'abbiano sempre difeso). Ora, pensate davvero che una commissione a guida Pd possa andare a fondo in una storia che tocca profondamente proprio il Pd? Andiamo. Per altro, i 5 stelle e Sinistra italiana, in Emilia, non è che siano esattamente ostili ai democratici, anzi. Che nella Regione rossa le cose sarebbero andate così, tuttavia, era prevedibile. Lascia un poco più perplessi quanto sta avvenendo a livello nazionale. Nei giorni scorsi sono partiti i lavori della «squadra speciale» voluta dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, per indagare sui fatti della Val d'Enza. Un'ottima idea, la sua. Di questa commissione fanno parte alcuni stretti collaboratori del ministro e alcuni esperti che da tempo operano nelle istituzioni (sempre a livello ministeriale). Si aggiungono poi Silvia Albano dell'Associazione nazionale magistrati, Maria Francesca Pricoco, presidente dell'Associazione italiana magistrati minorenni e di famiglia, Gianmario Gazzi, presidente dell'Ordine degli assistenti sociali, Fulvio Giardina, presidente dell'Ordine degli psicologi, Maria Masi, vice presidente del Consiglio nazionale forense e il commissario straordinario del Forteto e Garante per l'infanzia e adolescenza della Regione Lazio, Jacopo Marzetti. Quest'ultimo è noto per l'ottimo lavoro svolto al Forteto, e non ci sono dubbi che, se fosse stato nominato commissario straordinario per Bibbiano, avrebbe ribaltato la macchina emiliana come un calzino. Sugli altri membri, invece, viene da esprimere qualche dubbio. Soprattutto, ad avanzare perplessità sono le associazioni che con i minorenni lavorano ogni giorno. Alfia Milazzo, stimata presidente della fondazione La città invisibile, ha pubblicato un comunicato durissimo. «Leggiamo, sgomenti e increduli la lunga lista di nomi di questa squadra speciale “inflessibile" che dovrebbe escludere, assicura il ministro, altre Bibbiano in Italia», ha scritto. «Presidente ordine psicologi, presidente tribunali minorili, presidente ordine servizi sociali. [...] Ma i genitori di figli rubati e gli avvocati delle famiglie distrutte, dove sono? Non ci sono! Troviamo invece sempre loro, quelle personalità istituzionali note e arcinote, che a volte abbiamo visto presenti alle inaugurazioni di case famiglia». Secondo la Milazzo, «una domanda almeno Bonafede se la dovrebbe porre: tutti questi presidenti non erano in carica mentre si svolgevano i fatti di Forteto, Veleno, Bibbiano eccetera, eccetera? Tanto per fare un esempio, il presidente dell'ordine dei psicologi non ha mai letto le carte del processo Veleno in cui era coinvolto lo stesso Claudio Foti che gestiva l'associazione “Hansel e Gretel" prima che scoppiasse l'indagine di Bibbiano? [...] E il presidente dell'Ordine degli assistenti sociali che tipo di rigore e accertamenti avrà prodotto all'interno del corpo professionale?». Direte: così è un processo alle intenzioni. E invece no. Subito dopo aver partecipato al primo incontro della squadra ministeriale, il Consiglio nazionale dell'ordine degli assistenti sociali ha diffuso su Facebook un comunicato stampa in cui dice che prenderà provvedimenti quando il lavoro della magistratura su Bibbiano sarà finito. Ma intanto ne approfitta per chiedere più «risorse per il welfare, formazione per i professionisti, stabilità dei rapporti di lavoro per dare continuità nei rapporti in situazioni delicatissime». Insomma, batte cassa. Non solo. Gli assistenti sociali pretendono dal governo un «abbassamento di toni e un cambio di strategia nell'affrontare il tema dei minori, della famiglia, dei servizi sociali». Fino ad oggi, dicono, si è pensato più «a individuare nemici - politici, ma anche professionisti - da additare, piuttosto che cercare soluzioni o prevenire drammi e dolori». Ma certo, chiedere verità su Bibbiano significa fare «propaganda sulla pelle dei bambini. I giornali che se ne occupano portano avanti una una «campagna mediatica senza controllo». Di fronte ai fatti indegni della Val d'Enza, l'ordine degli assistenti sociali si premura di criticare i media e i politici. Vi sembra l'atteggiamento di chi vuole trovare la verità a ogni costo? Se a controllare devono essere istituzioni che fino all'altro ieri hanno dormito, beh, forse è meglio lasciare perdere i controlli, perché il rischio è davvero che creino solo più confusione. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/le-indagini-che-rischiano-di-insabbiare-tutto-2639632111.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="dietro-bibbiano-leterno-tentativo-di-smontare-la-famiglia-naturale" data-post-id="2639632111" data-published-at="1782190683" data-use-pagination="False"> Dietro Bibbiano l’eterno tentativo di smontare la famiglia naturale I fatti di Bibbiano non sono un increscioso incidente, ma la rappresentazione accurata di uno dei fenomeni più significativi del nostro tempo: l'impegno attivo di parti importanti della classe politica e amministrativa dello Stato nello smontare la famiglia naturale; uno degli obiettivi dei totalitarismi del Novecento non abbandonato neppure oggi. La Verità sta quotidianamente documentando il coinvolgimento delle istituzioni in questa azione devastante. Togliere i bambini ai genitori accusati di inadeguatezza educativa fu uno dei modi dello stalinismo e del nazismo per creare «figli» del socialismo o del III Reich, sottraendoli alle perversioni della «famiglia borghese», considerata sorpassata e decadente. In Urss questa pratica pluridecennale, abbinata al divorzio indiscriminato, diede un durissimo colpo all'istituzione famigliare, che non se ne è ancora del tutto rimessa. Una buona parte della politica di Vladimir Putin, come la sua salda alleanza con la Chiesa ortodossa, dimostra la necessità vitale per la nazione di ricostruire un tessuto famigliare forte, sostenuto dall'alleanza convinta dello Stato. In ciò non c'è nulla di ideologico: semplicemente senza famiglia non c'è comunità e non c'è Stato. Putin è un uomo di Stato, e lo sa. In Italia, invece, nei decenni di governi di alleanza tra socialdemocrazia e mondo cattolico di sinistra si è sviluppato lo sforzo contrario. L'intento fu quello di smontare la famiglia naturale, sia gestendo separazioni e divorzi in modo da mettere fuori gioco il padre, affidato alla gestione della Caritas dopo accordi coniugali sanguisuga, sia portando via direttamente i figli, come dimostrato con la rete di «intervento sociale» della val d'Enza, esperimento pilota per la costruzione di una nuova genitorialità. Velleitario oltre che delinquenziale, ma rivelatore di un disegno non così stupido. Nella loro fumosa preparazione, questi distruttori di famiglie sapevano comunque che qualsiasi società alla fine si regge sempre sulla famiglia, primo luogo dove si formano i legami con gli altri. Quindi ne progettavano una nuova. Che avrebbe dovuto «fare fuori la natura» diventando «più cattiva di lei», come già nel programma di Alphonse Donatien, marchese di Sade, uno dei principali ispiratori dell'affettività e del gusto della modernità post illuminista. Basta dunque genitori naturali ed educazioni sviluppate secondo i bisogni fisici, istintuali e affettivi del bambino cui provvede chi l'ha generato. Questo mondo andava sostituito con uno sguardo lucido, freddo, dove non conta l'empatia e la solidarietà umana ma il pensiero ideologico, sostitutivo dell'umanità. È l' orizzonte (ad esempio) che ispira il commento comparso su in sito internet di una docente di storia dell'arte dopo l'uccisione a Roma del carabiniere Mario Cerciello Rega, 35 anni: «Uno di meno, e chiaramente con uno sguardo poco intelligente, non ne sentiremo la mancanza». Questa visione sadica, gelida, con ambizioni intellettuali e confusione tra valore umano e intelligenza (frequente nei piazzisti dell'avverbio «chiaramente»), opposta allo «sguardo selvatico» rispettoso della vita e dei valori naturali, è la stessa che ispira il trasferimento dei figli dalle famiglie dove sono nati ad altre più in sintonia con le burocrazie del potere. Per questa mentalità, diffusa in gruppi sociali che si ritengono «intellettualmente superiori», togliere il bambino dal luogo della nascita e collocarlo poi altrove, meglio se in situazioni affettive e sessuali lontane dalla volgare e sorpassata «natura» (sospettata tra l'altro di essere di origine divina), diventava così il primo passo per poi smontare la famiglia. Via da lì dunque, per portare i bimbi più lontano possibile da dove si genera la vita: l'incontro affettivo e sessuale tra l'uomo e la donna. È nell'esecuzione di questo programma che il piano novecentesco di distruzione della famiglia incontrò Sigmund Freud con i suoi problemi famigliari. L'attrazione per la madre, vissuta morbosamente e trasformata in «complesso» universale (smentito però subito dall'antropologia di Bronislaw Malinowski), e il suo ostinato rancore per un padre incapace negli affari e libertino e forse peggio. Poco dopo la morte del padre, Freud gli rimprovererà (in una lettera al dottor Fliess del 8 febbraio 1897) di aver abusato di uno dei suoi molti figli e di alcune delle sue figli minori. Alle sfide della famiglia naturale Freud, insofferente all'affettività come buona parte del pensiero post illuminista, contrappone «l'ideale di una comunità umana che assoggetti la vita pulsionale alla dittatura della ragione». Un razionalismo autoritario, anzi proprio dittatoriale, che sostituisca insomma la precisione dell'interesse ai chiaroscuri della mobile affettività. Il suo ideale (che ammette «difficile») sarebbe quello di sostituire l'ordine naturale, la famiglia e la patria («non credo alle nazioni», dichiara), con un ordine ideologico, razionale, che sostituisca le complicazioni dei sentimenti con valutazioni utilitarie e razionali. A cominciare dal guadagno, campo nel quale Freud era ferratissimo. Secondo i calcoli del filosofo Michel Onfray, nel suo Crepuscolo di un idolo, il fondatore della psicoanalisi con le sue otto sedute quotidiane pagate l'equivalente di 415 euro all'ora raccoglieva infatti 3.600 euro al giorno, abbastanza da consolarlo per gli insuccessi economici del padre. Solo per «valutazioni utilitarie e razionali», scriveva, l'uomo potrebbe forse resistere ai disturbanti e «vicendevoli legami emotivi»: gli affetti che tanto infastidiscono i razionalisti fanatici. A opporsi alla famiglia naturale come luogo della nascita e della prima formazione di legami non sono solo però le ambizioni delle politiche autoritarie di ieri e di oggi e il pessimismo piuttosto cinico del freudismo. A questi si è aggiunta negli ultimi anni l'ondata tecnologica, finanziaria e politica delle biotecnologie che riducono ancora di più lo spazio delle spinte affettive nella sessualità e la riproduzione, allargando quello delle decisioni prese a tavolino, con valutazioni burocratiche, di convenienza e di potere. Ne parla la psicoanalista Paola Marion in Il disagio del desiderio (Donzelli editore). Nel mondo delle biotecnologie particolarmente amate dalla politica progressista i bambini sono sempre meno il frutto di uno slancio affettivo o sessuale, di dono, e sempre di più di considerazioni narcisistiche e mentali. Questi altri «bambini rubati», non vengono più solo portati via da casa e collocati in altre famiglie come nel «sistema Bibbiano», ma presi dalle madri biologiche o materiali procreativi assemblati insieme (sperma, ovuli, uteri) e collocati nella nuova coppia (anche qui spesso omosessuale) che li acquista. Anche in questa situazione lo sguardo narcisistico, freddamente calcolante, aiutato dalle istituzioni, ha la meglio sulla natura, per ora messa ai margini. Ma non disperiamoci. Come in ogni narrazione storica, quindi di «lunga durata», non finisce qui.
L'ex ministro dei Trasporti spagnolo Josè Luis Ábalos (Ansa)
La Spagna si conferma un Paese all’avanguardia per il centrosinistra italiano. Ieri l’ex numero tre del partito socialista, Josè Luis Ábalos, ex braccio destro del premier Pedro Sánchez, si è preso una condanna monstre da 24 anni di carcere per corruzione, nell’ambito di uno scandalo sulle forniture di mascherine e altro materiale sanitario ai tempi del Covid 19. Il governo idolatrato per otto anni dal Pd traballa ogni giorno di più e ieri è arrivata anche una nuova puntata dello scandalo giudiziario e politico che riguarda la moglie di Sànchez, Begoña Gómez, alla quale è stato ritirato il passaporto. Stessa misura preventiva era toccata due settimane fa all’ex premier José Luis Zapatero, al centro di un’inchiesta per corruzione che rischia di travolgere quel che resta dei socialisti iberici.
L’ex ministro dei Trasporti Ábalos è stato per anni l’uomo più fidato di Sánchez, fin quando è stato bruciato dallo scandalo Koldo, dal nome del consigliere ministeriale Koldo Garcia. Si tratta di un’inchiesta sulla fornitura di mascherine e altro materiale sanitario ai tempi della pandemia cinese, con un bel giro di tangenti. Scandalo impreziosito da una serie di assunzioni femminili in varie aziende pubbliche, in un’interpretazione estensiva delle quote rosa. Ieri il collegio giudicante della Corte suprema spagnola, con sette voti su sette, ha inflitto una condanna da 24 anni e tre mesi di carcere per corruzione ad Ábalos. A Koldo Garcia sono stati comminati 19 anni e otto mesi, mentre un terzo imputato, che ha confessato di aver pagato tangenti, si è preso solo quattro anni e mezzo con pena sospesa. Due anni fa, la stampa spagnola aveva riportato le micidiali chat degli indagati, tra le quali una sembrava portare all’Italia. In particolare, due indagati parlavano di «una ministra» da coinvolgere nel business delle mascherine perché, a sua volta, quella avrebbe potuto «metterci in contatto con il ministro della Salute in Italia» (all’epoca era Roberto Speranza).
La banda spagnola delle mascherine seguiva con grandissima attenzione l’evolversi dei contagi in Italia, nella primavera del 2020, e ha pensato di introdursi sul mercato della nostra Penisola. Ma non risulta che poi ci sia stato alcun seguito pratico a tutti quei discorsi e, infatti, nessun italiano è stato coinvolto nello scandalo Koldo. Se da molte settimane Sánchez, almeno prima della batosta di ieri ad Ábalos, ripeteva che è oggetto di un accerchiamento giudiziario tutto di matrice politica, ieri il «sistema» ha reagito. L’equivalente del Csm spagnolo ha aperto un procedimento disciplinare contro il giudice Juan Carlos Peinado, che indaga sulla signora Sánchez. Sabato, questo giudice, dopo ben due anni di indagini, aveva osato ritirare il passaporto a donna Begoña, che verrà processata per corruzione. Il fatto che il giudice, nel motivare il ritiro del passaporto, abbia ipotizzato il rischio di favoreggiamenti della polizia in un’eventuale fuga della signora ha scatenato mille polemiche e il Csm per primo ha censurato la sfiducia ingenerata dal giudice nei confronti della polizia. Insomma, una bella rissa tra corpi dello Stato. Begoña Gómez è sotto inchiesta per appropriazione indebita, traffico di influenze e corruzione in affari nell’ambito di un’indagine avviata nel 2024 per accertare se avesse sfruttato la posizione di moglie del premier per profitto personale, in relazione al lavoro presso l’Università Complutense di Madrid.
Tanto per rendere l’idea del clima di lacerazione, la decisione del Csm di mettere sotto inchiesta il giudice è stata presa con quattro voti a favore e quattro contrari. Tra i vari scandali che hanno offuscato la stella cometa Sánchez c’è anche quello del fratello David, direttore d’orchestra accusato di aver ottenuto nel 2017 il posto di coordinatore dei conservatori della sua regione con un procedimento «ad hoc». Il processo è in corso, ma il reato è a rischio prescrizione. L’inchiesta appena emersa che riguarda Zapatero è pesantissima perché ci sono accuse non solo di corruzione, ma pure di riciclaggio di somme enormi. E Zapatero è stato la levatrice di Sánchez. Che intorno a sé, ormai, ha solo indagati.
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Andy Burnham (Ansa)
E in effetti l’ormai ex sindaco della Grande Manchester ed ex deputato (fresco di rientro a Westminster dopo la vittoria alle suppletive di Makerfield) ha tutte le carte in regola per portare a termine il «capolavoro» di Starmer.
Soprannominato il «Re del Nord», Burnham si presenta con un profilo da perfetto camaleonte, al punto che il suo opportunismo ha alimentato barzellette sulle sue facili conversioni: ieri fedelissimo di Tony Blair, poi ministro con Gordon Brown, quindi vicino a Jeremy Corbyn e oggi leader di una mozione di «rinnovamento» interno al partito. Non si sa esattamente cosa può fare di diverso rispetto al premier uscente: c’è il rischio che faccia anche peggio, ma i parlamentari laburisti sembrano aver concluso che, per ora, è la loro migliore carta. Il suo programma, in compenso, resta volutamente vago («Ho cercato d’individuare la sua filosofia economica ma non ci sono riuscito», ha dichiarato John Springford, economista del think tank Center for european reform) e si accompagna a un’attitudine politica che ricorda un Romano Prodi in salsa barbecue. Un accostamento tutt’altro che azzardato, se si considera che è stato lo stesso Burnham a indicare i pilastri identitari della sua formazione: «L’Everton, il Partito laburista e la Chiesa cattolica, rigorosamente in quest’ordine». Cresciuto da una madre irlandese di forte fede cattolica, se la sua scalata a Downing Street andasse in porto, diventerebbe il primo premier cattolico della storia britannica moderna; un cattolicesimo all’acqua di rose, tuttavia, vista la posizione di retroguardia a cui ha formalmente confinato Santa Romana Chiesa, terza e ultima nella sua personalissima scala dei valori. L'accostamento a Prodi si ritrova anche nell’approccio improntato al dialogo e alla coesione sociale. Burnham ha infatti spiegato di voler evitare che la Gran Bretagna imbocchi un percorso di polarizzazione politica (come se già non ci fosse, e non tra laburisti e conservatori), finendo un po’ come gli Stati Uniti, «dove le persone non si rivolgono la parola per strada se votano in modo diverso: non permetteremo che accada qui», ha dichiarato lo stesso Burnham , che ha però appena innescato l’ennesima, durissima rissa politica con Starmer.
Sul piano dell’immagine, il probabile futuro premier sta giocando invece su una cifra stilistica che rievoca la prima parabola comunicativa di Matteo Renzi. A 56 anni compiuti, il politico britannico ha adottato i codici del linguaggio giovanilista e vagamente hipster, proponendosi con blazer strutturati portati su t-shirt basiche: un’operazione di rebranding estetico che ricalca, per attitudine e rottura degli schemi formali, la celebre stagione del «chiodo» in pelle sfoggiato a suo tempo dall’ex premier italiano. Politicamente e ideologicamente, inoltre, il suo alter ego oltreoceano è Zohran Mamdani, sindaco di New York: proprio come lui, Burnham si è accreditato come il volto gioviale e iper-progressista di quella grande area metropolitana di sinistra che è Manchester.
È proprio in questa veste di «paladino progressista», tuttavia, che Burnham ha mostrato il suo fianco scoperto. Appena eletto nel 2017, ha cercato di disinnescare politicamente la bomba delle grooming gang - le reti criminali dedite all’adescamento, all’abuso sessuale sistematico e allo sfruttamento di minori - commissionando una serie di inchieste indipendenti sui fallimenti storici delle istituzioni a Rochdale e Oldham. Quei dossier si sono rivelati un boomerang: hanno confermato che la polizia e i servizi sociali locali avevano letteralmente abbandonato centinaia di ragazze vulnerabili a causa di «cecità istituzionale» e pesanti pregiudizi. Da allora, Burnham è rimasto al centro di una tempesta perfetta: attivisti e figure chiave come l’ex detective-whistleblower Maggie Oliver lo accusano frontalmente di «non essere stato all’altezza» e di aver agito tardi, muovendosi con calcolo politico per minimizzare la reale portata del fenomeno e proteggere la reputazione delle storiche amministrazioni laburiste locali.
Il nodo principale, tuttavia, risiede nell’ambiguità programmatica. Persino l’ex consigliere politico Luke Sullivan ha descritto l’approccio di Burnham come «molto leggero sui dettagli, più sui principi», ammettendo che il suo team sta «costruendo l’aereo mentre è già in volo». Restano profonde incognite, ad esempio, sulla sua linea nei confronti dell’Ue: dopo aver inizialmente accarezzato l’idea di un rientro del Regno Unito, il leader laburista ha recentemente innestato la retromarcia, escludendo un ritorno a breve termine nell’Ue. Anche sul fronte migratorio, la sua posizione dovrà fare i conti con il nomignolo che gli ha affibbiato il partito Reform Uk di Nigel Farage: «Andy porte aperte». Sarà proprio contro la corazzata di Farage - ormai primo partito nei sondaggi, proprio come l’Afd in Germania - che il futuro premier inglese dovrà giocare la sua partita decisiva per la leadership.
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Keir Starmer (Getty Images)
E almeno una decina ha poco meno di 6 anni (gli altri vanno dai 7 agli 11). Stephanie Davies-Arai, direttrice del gruppo Transgender trend composto da genitori, accademici e professionisti critici verso il cosiddetto approccio affermativo, ha spiegato al Daily Telegraph che «i dati relativi alle liste d’attesa mostrano chiaramente che si tratta prevalentemente di una tendenza adolescenziale. Sappiamo che questo gruppo sarà composto in maggioranza da donne, persone omosessuali, autistiche o adolescenti con problemi di salute mentale preesistenti o affidate ai servizi sociali. Il numero di bambini più piccoli è maggiore rispetto al passato, il che non sorprende visto che ora i genitori sono incoraggiati a credere che il proprio figlio sia trans se non si conforma a rigidi stereotipi di genere». Davies-Arai consiglia ai genitori di aspettare, avere pazienza e attendere che superino la fase. Ma la cosa è più facile a dirsi che a farsi. In teoria, dal 2024, nel Regno Unito è vietato somministrare ai minori i farmaci bloccanti della pubertà. Lo stop è arrivato grazie al governo conservatore allora in carica e i laburisti lo hanno prolungato per andare incontro alle richieste della popolazione. Ma nel frattempo le autorità sanitarie hanno escogitato un altro modo per continuare sulla via del cambio di sesso dei minori. Si tratta di un progetto chiamato Pathways, uno studio approvato dall’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari (Mhra) e dall’Autorità per la ricerca sanitaria (Hra). Prevede che i bloccanti siano somministrati a minorenni, poi sottoposti a monitoraggio, per verificarne gli effetti. Stando alla Bbc, pare che «i nuovi limiti di età siano 11 anni per le partecipanti di sesso femminile registrate alla nascita e 12 anni per i partecipanti di sesso maschile registrati alla nascita». Insomma, si potranno avviare al cambio di sesso delle bambine di 11 anni. La cosa è di per sé mostruosa, ma lo diventa ancora di più se si considera che una settimana fa il governo laburista ha dato il via libera al divieto totale di utilizzo dei social network ai minori di 16 anni. In pratica un ragazzino potrà cambiare sesso, ma non usare Instagram.
Questa è l’Inghilterra di Keir Starmer. O almeno lo era fino a ieri, giorno in cui il primo ministro laburista ha rassegnato le dimissioni. Non che ci siano da attendersi grandi cambiamenti, ma sarà difficile fare peggio del Grande Timoniere progressista. Nel giro di pochi anni è riuscito a trasformare la sua nazione in una sorta di terrificante distopia liberal, qualcosa che non ci si sarebbe mai aspettati di vedere in Occidente. La storia del cambio di sesso parla da sé. Il divieto di social network si può leggere come una sorta di regalo d’addio del simpatico Keir. L’obiettivo del provvedimento, ovviamente, non aveva nulla a che fare con la protezione dei bambini, ai quali è del resto concesso sottoporsi ai peggiori trattamenti sanitari. Il punto vero è giungere al monitoraggio degli adulti. La stretta digitale infatti prevede l’introduzione di controlli sull'identità online per i maggiorenni, ergo controllo sociale. Non stupisce: lo Stato di polizia digitale è sempre stato il chiodo fisso laburista. Nel Regno Unito non è mai esistita una carta d’identità obbligatoria, ma Starmer e soci hanno avviato l’iter per l’introduzione della Britcard, documento digitale che dovrebbe divenire pienamente operativo nel 2028 e che servirà per controllare l’accesso ai servizi. Per noi potrebbe sembrare scontato, ma per gli inglesi è un cambio epocale.
Giusto per restare sul monitoraggio digitale, vale la pena ricordare alcuni dati forniti dalla Free speech union britannica. Nel Regno Unito la media di arresti viaggia sui 30 al giorno per i reati legati alla comunicazione online. Ogni anno vengono fermate dalla polizia circa 12.000 persone per via di ciò che hanno scritto sui social network, e circa 1.000 ogni anno vengono condannate. Tra queste ci sono coloro che negli anni passati hanno pubblicato post giudicati razzisti in occasione delle numerose manifestazioni contro l’immigrazione. È il caso di citarne una su tutte: Lucy Connolly, madre di famiglia con un marito gravemente malato, arrestata e condannata a 31 mesi di carcere per un commento su X (rimosso dopo poche ore) giudicato razzista. Commento che per altro reagiva alla strage di bambine commessa a Southport da un uomo, allora minorenne, di origini ruandesi.
Già: con i cittadini britannici bianchi Starmer è inflessibile. Gli esponenti del suo partito in varie città arrivano a proibire l’esibizione della bandiera con la croce di San Giorgio perché sarebbe un simbolo identitario e dunque intrinsecamente fascista. Però, quando si tratta di fare chiarezza su reati veri e non sugli psicoreati, il Labour è più tenero. Starmer ha rifiutato più volte di creare una commissione d’inchiesta sulle gang di stupratori pakistani che hanno abusato negli anni di decine di migliaia di ragazzine bianche e per lo più povere. Costretto infine dalle pressioni della stampa a dare il via alla commissione, il governo progressista ha fatto di tutto per sabotarla.
Chiaro no? Nella distopia buonista i crimini degli stranieri passano in secondo piano. La polizia, sottoposta a costanti corsi di rieducazione affinché impari il rispetto delle minoranze, ha ottenuto risultati eccezionali. Per esempio ha arrestato il moribondo e sanguinante Henry Nowak, preferendo credere al sikh che lo aveva pugnalato. Si sospetta che le autorità sanitarie abbiano atteggiamenti simili: hanno lasciato libero di circolare almeno un assassino, dopo aver ricevuto pressioni per ridurre la presenza di neri nelle strutture psichiatriche.
In compenso, il primo settembre 2025 all’aeroporto di Heathrow, a Londra, si sono mossi cinque poliziotti per arrestare il comico irlandese Graham Linehan con l’accusa di istigazione alla violenza in virtù di alcuni post pubblicati su X, in cui criticava gli attivisti transgender. Linehan, mesi dopo, è stato prosciolto. E la polizia si è scusata anche per la morte di Nowak. Ma quale sia il clima culturale Oltremanica è fin troppo chiaro.
Anzi, a dirla tutta, era già chiaro quando - mesi fa - è emersa la vicenda dei cosiddetti episodi di odio non criminali: migliaia di persone, minorenni compresi, sono state schedate dalle forze dell’ordine dopo essere state segnalate per post politicamente scorretti sui social o per banali liti in cui avevano pronunciato frasi offensive. Sono stati schedati persino dei ragazzini che avevano chiamato «ciccione» un compagno di scuola.
Di Starmer ricorderemo queste imprese: la continua e feroce violazione delle libertà, il tentativo di vietare il fumo fuori dai pub e quello di imporre nello statuto dei lavoratori norme che consentissero a baristi e camerieri di cacciare da bar e ristoranti clienti colpevoli di avere espresso qualche opinione offensiva delle minoranze. E mentre in patria Starmer imponeva questo allucinante sistema poliziesco, si faceva bello all’estero come capo dei volenterosi intenzionati a spingere per la prosecuzione delle ostilità in Ucraina. Si vantava di difendere la democrazia a Kiev e intanto distruggeva la democrazia in casa sua. Decisamente non mancherà a nessuno.
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