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2018-06-30
L’avvocato incassa la prima vittoria: immigrati problema di tutta l’Ue
ANSA
«L'Italia è stata prepotente?». «Solo un po'». Il premier Giuseppe Conte risponde in inglese alla domanda della giornalista della Bbc, e sorride, mostrando un tratto del suo carattere che pian piano verrà fuori sempre di più: la sfrontatezza. Sotto quel ciuffo, gli italiani stanno scoprendo un leader a sorpresa, capace di tenere in scacco l'intero Consiglio europeo fino alle 5 del mattino, per poi presentarsi davanti ai microfoni e alle telecamere di tutto il mondo tonico e determinato, per illustrare i risultati ottenuti senza trionfalismi ma con toni improntati al più sano realismo.
Il documento conclusivo del Consiglio contiene numerosi elementi di soddisfazione per gli italiani: «Vi invito a considerare», spiega Conte, «oltre all'approccio complessivo, un fatto completamente nuovo, che era inaccettabile per molti Paesi ieri sera ed era una delle ragioni che ci hanno costretti a rubare il sonno: azioni condivise, anche nei salvataggi in mare. È un principio che non è mai stato affermato prima: lo abbiamo affermato nei fatti», aggiunge Conte, «con l'Aquarius, e con qualche atteggiamento risoluto, con la Lifeline, ma adesso è scritto: shared actions (azioni condivise, ndr). All'articolo 5 è scritto che è necessario un nuovo approccio basato su azioni condivise o complementari tra gli stati membri per gli sbarchi di coloro che vengono salvati nelle operazioni di ricerca e soccorso». In sostanza, l'Italia potrà finalmente «condividere» con gli altri Stati europei le operazioni di soccorso in mare dei disperati che tentano di attraversare il Mediterraneo.
Conte snocciola gli altri punti sui quali l'Europa ha accolto le richieste italiane: «È prevista la possibilità», precisa Conte, «di creare dei centri di accoglienza per consentire lo sbarco e nel caso il transito dei migranti, anche in Paesi terzi, sotto il coordinamento e la cooperazione con l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati e l'Organizzazione internazionale per i migranti; in Europa d'ora in poi si possono creare anche dei centri di accoglienza nell'ambito degli Stati membri ma solo su base volontaria, con una gestione collettiva europea; si è finalmente affermato», prosegue, «il principio del rifinanziamento del Fondo fiduciario per l'Africa; saranno intensificati i rapporti e gli accordi con i Paesi da cui hanno origine i migranti e anche con i Paesi di transito. Infine, si afferma chiaramente la necessità di riformare Dublino, anche tenendo conto delle persone che vengono soccorse in mare e delle regole di search and rescue. Complessivamente», sottolinea Conte, «possiamo ritenerci soddisfatti: l'Italia da oggi non è più sola». Sui movimenti secondari, la posizione è netta: «L'Italia», scandisce il premier, «non riprenderà nessun migrante che dovesse essere stato registrato da noi e poi andato in Germania. Non ho sottoscritto nessun accordo con la Germania in merito ai movimenti secondari. Alla Merkel», sottolinea Conte, «non ho promesso alcunché». La cancelliera tedesca conferma: «L'Italia», ha dichiarato, «non ha preso nessun obbligo per realizzare i centri controllati e non vede assolutamente nessuna possibilità. Inoltre, non c'è nessun accordo concreto bilaterale tra Italia e Germania sui movimenti secondari, perché per l'Italia è un problema cruciale la migrazione primaria e per ora è una posizione che rispetto».
Non è mancata la «macronata» del giorno. «Il concetto di Paese di primo arrivo», dichiara il presidente francese Emmanuel Macron, «non si può cancellare. È il Paese più vicino e più sicuro che deve essere scelto come porto. La Francia non è un Paese di primo arrivo e non aprirà dei centri di controllo per migranti. I centri», aggiunge, «vanno fatti nei Paesi di primo ingresso, sta a loro dire se sono candidati ad aprirli». Conte replica con una battuta che dice tutto: «Macron era stanco, abbiamo lavorato fino a notte fonda, lo smentisco. Nell'articolo 6 non si parla di Paese di primo approdo», risponde Conte, «mentre nell'articolo 12 si parla della riforma di Dublino e del diritto d'asilo». «Sono soddisfatto e orgoglioso», commenta il vicepremier Matteo Salvini dopo le prime dichiarazioni più dubbiose della mattinata, che ieri ha incontrato Silvio Berlusconi, «per i risultati del nostro governo a Bruxelles. Finalmente l'Europa è stata costretta ad accettare la discussione su una proposta italiana. Rispetto al nulla dei governi Letta, Renzi e Gentiloni, sono state accettate numerose nostre richieste, su altre ancora c'è ancora da lavorare».
Le novità sulle Ong producono subito un effetto: «In ragione della nota formale che mi giunge dal ministero dell'Interno», dichiara il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, dispongo il divieto di attracco nei porti italiani per la nave Open Arms della Ong Proactiva Open Arms, in piena ottemperanza dell'articolo 83 del Codice della Navigazione». In controtendenza il commento della leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni: «Italia sconfitta su tutta la linea al Consiglio europeo: i barconi carichi di clandestini», attacca, «continueranno ad arrivare e il costo dell'accoglienza sarà ancora interamente a nostro carico. Il presidente del Consiglio Conte si è fatto raggirare da Merkel e Macron».
Carlo Tarallo
Bruxelles mette nel mirino le Ong
Sono 12 i punti del documento conclusivo sottoscritto dai capi di Stato e di governo dell'Unione europea che riguardano l'immigrazione. Una problematica che, recita il documento, «è una sfida, non solo per il singolo stato membro, ma per l'Europa tutta», e dunque «il buon funzionamento della politica dell'Unione presuppone un approccio globale che coniughi un controllo più efficace delle frontiere esterne, il rafforzamento dell'azione esterna e la dimensione interna».
«Il Consiglio europeo», si legge al punto 2, «è determinato a proseguire e rafforzare questa politica per evitare un ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e contenere ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti». Il punto 3 si concentra sul Mediterraneo centrale: «Su questa rotta», recita il testo, «dovrebbero essere maggiormente intensificati gli sforzi per porre fine alle attività dei trafficanti dalla Libia o da altri Paesi. L'Ue resterà al fianco del''Italia e degli altri stati membri in prima linea a tale riguardo». Il documento prevede inoltre un maggiore sostegno a favore della regione del Sahel, della guardia costiera libica, delle comunità costiere e meridionali. Sulle Ong un passaggio fondamentale per segnare il cambio di passo: «Tutte le navi operanti nel Mediterraneo», si legge, «devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della guardia costiera libica». E ieri pomeriggio, quasi a farlo apposta: «In ragione della nota formale che mi giunge dal ministero dell'Interno», dichiara il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, dispongo il divieto di attracco nei porti italiani per la nave Opens Arms, in ottemperanza dell'articolo 83 del Codice della Navigazione».
«Per smantellare definitivamente il modello di attività dei trafficanti», dice il testo, al punto 5, «e impedire in tal modo la tragica perdita di vite umane, è necessario eliminare ogni incentivo a intraprendere viaggi pericolosi. Occorre a tal fine un nuovo approccio allo sbarco di chi viene salvato in operazioni di ricerca e soccorso, basato su azioni condivise o complementari tra gli stati membri».
Un approccio completamente nuovo, che prevede che l'Italia possa condividere con gli altri stati l'impegno nei salvataggi. «Al riguardo», prosegue il documento, «il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a esaminare rapidamente il concetto di piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati e con l'Unhcr e l'Oim. Tali piattaforme dovrebbero agire operando distinzioni tra i singoli casi, nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza che si venga a creare un fattore di attrazione».
Altro punto fondamentale, all'articolo 6: «Nel territorio dell'Ue», recita il testo, «coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli stati membri, unicamente su base volontaria. Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino».
«Il Consiglio europeo», si legge al punto 10, «ricorda la necessità che gli Stati membri assicurino il controllo efficace delle frontiere esterne dell'Ue con il sostegno finanziario e materiale dell'Ue. Sottolinea inoltre l'esigenza di intensificare notevolmente l'effettivo rimpatrio dei migranti irregolari». «È necessario», recita il punto 12, «trovare un consenso sul regolamento di Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso. È altresì necessario un ulteriore esame della proposta sulle procedure di asilo».
Carlo Tarallo
Tirato il pacco a Spagna e Grecia. La Merkel tiene a bada la Csu
La fine dell'egemonia di Angela Merkel sull'Europa, il declino del direttorio franco-tedesco: potrebbero essere questi i dati, a loro modo storici, del vertice di Bruxelles, caratterizzato da tensioni inedite e dalla fine, forse, di uno schema di comunicazione unidirezionale secondo il quale Berlino e Parigi parlavano per prime, Roma annuiva. La Merkel, inoltre, deve vedersela anche con il suo potente ministro dell'Interno, il bavarese Horst Seehofer, della Csu, che sembra giocare di sponda con il nuovo governo italiano.
Interessante il commento di Oliver Meiler sul Süddeutsche Zeitung: «Il primo ministro non ha realizzato tutto ciò che si vorrebbe a Roma, ma attraverso gli ultimatum e la minaccia di un veto ha fatto in modo che l'Europa si dia una mossa sulla questione delle migrazioni. L'Italia non deve più essere lasciata sola, era il messaggio di Conte. Questo è ciò di cui era preoccupato, dal momento che il Paese è stato abbandonato negli ultimi tre anni con l'afflusso di rifugiati nel Mediterraneo centrale».
Il commentatore del quotidiano di Monaco di Baviera prosegue avendo cura di distinguere un Conte buono e ragionevole da un Matteo Salvini populista, pronto a sfruttare le paure della gente. Ma al di là di queste contrapposizioni un po' forzate, emerge l'impressione che anche in Germania si sia compreso il cambio di passo segnato dall'Italia nel mese di giugno.
Se fino a qualche settimana fa si ventilava l'ipotesi che la Germania scaricasse sull'Italia i suoi richiedenti asilo oggi questa proposta-capestro è diventata inconcepibile. L'Italia, sia pur tra un zig zag di compromessi a Bruxelles, ha posto dei paletti che difficilmente possono essere schiodati nei prossimi mesi. I tedeschi possono a questo punto consolarsi con la docile dichiarazione del primo ministro greco Alexis Tsipras che in una intervista al Financial Times si è detto pronto a firmare un accordo che riporterebbe ad Atene quei richiedenti asilo che sbarcati in Grecia si sono poi spostati e stabiliti in Germania. Stesso atteggiamento di apertura del socialista Pedro Sanchez in Spagna. In base a questo genere di accordi il Nord Europa dovrebbe essere completamente esonerato da ogni forma di accoglienza e l'onere ricadrebbe completamente sulle nazioni mediterranee di primo approdo come l'Italia - che però non ci sta - la Grecia e la Spagna. Nella lettura della Merkel, gli esiti del vertice di Bruxelles dovrebbero più che soddisfare la Csu. Il partito alleato-rivale di governo voleva imporre a tutti i costi i respingimenti alla frontiera immediati «o qualcosa di peso equivalente», come avevano detto nei giorni scorsi. A una domanda su se questo requisito sia stato rispettato, Merkel ha risposto: «Questo è anche più di qualcosa che abbia peso equivalente». I siti dei quotidiani tedeschi già ieri pomeriggio registravano toni soddisfatti da parte dei cristiano sociali. Il capogruppo della Csu nel Land bavarese, Alexander Dobrindt, ha dato una lettura molto chiara, finalizzata al dibattito interno con la Merkel: la dichiarazione di Bruxelles prevede le misure nazionali sui respingimenti al confine al centro della crisi interna in Germania: «Rilevo che per evitare i movimenti secondari il ricorso a misure nazionali è esplicitamente previsto dal testo del Consiglio», aggiungendo che «un gran numero di punti, come una migliore protezione delle frontiere esterne, i centri di accoglienza in paesi terzi e un maggiore coinvolgimento nel combattere le cause dell'immigrazione, sono misure che da tanto tempo chiede la Csu». Un modo per ribadire che Seehofer con le sue prese di posizione ha cambiato le carte in gioco sul tavolo di Bruxelles. Prospettiva che la stessa Merkel ha implicitamente avallato in conferenza stampa, ammettendo che «la situazione tesa in Germania è stata riconosciuta dai partner Ue e li ha pressati. Penso sia stato un incoraggiamento per arrivare a soluzioni più rapidamente. Forse non lo avremmo fatto in maniera così rapida».
Domani è previsto il vertice della Csu durante il quale si sarebbe dovuto decidere se staccare la spina al governo nel caso di fallimento della mediazione della cancelliera. Molto probabilmente le posizioni più intransigenti si raffredderanno, rispetto allo scenario da showdown descritto negli ultimi giorni dai giornali tra la Merkel e Seehofer, con quest'ultimo pronto a tirare dritto sui respingimenti alle frontiere da lunedì prossimo , cosa che avrebbe costretto la Merkel a silurarlo, facendo precipitare il suo quarto governo in una crisi senza via d'uscita.
Ad ogni modo la cancelliera torna a Berlino cantando a suo modo vittoria e sostenendo che la linea dura contro l'immigrazione è stata respinta. Certo la Mutti - come chiamano affettuosamente Angela Merkel i suoi sostenitori - sa che non può permettersi di abbassare la guardia. Per respingere l'arrembaggio del «Salvini di Baviera» ha bisogno di alleati accondiscendenti che siano disposti a riprendersi gli immigrati che dai Paesi di primo approdo sono poi transitati nell'Eldorado tedesco. Per questo su Twitter scrive con soddisfazione: «La Germania, la Grecia e la Spagna hanno raggiunto un accordo politico sulla cooperazione nella politica migratoria». Spagna e Grecia si riprenderebbero gli immigrati che non sono più «welcome». Ma il punto è che l'operazione di scaricabarile si concluderebbe felicemente solo se oltre a Spagna e Grecia desse la sua disponibilità anche l'Italia. E qui casca la Mutti la quale non ha potuto stringere un accordo analogo con l'Italia a causa della fermezza del premier Conte, il quale ha opposto un suo netto no.
Alfonso Piscitelli
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Sull'accordo dei 28 c'è il segno dell'Italia e del premier Giuseppe Conte: «Azioni condivise per i salvataggi e nessuna accoglienza forzata. Non siamo più soli». Rimbalzate le pretese della Germania e la trappola francese sui «primi approdi».Nel documento finale si sottolinea come le navi delle Ong «debbano rispettare le leggi senza ostacolare la guardia costiera libica». E ieri il ministro Danilo Toninelli ha vietato l'attracco alla Open Arms.La cancelliera Angela Merkel torna a casa con il sì di Madrid e Atene a riprendersi i richiedenti asilo scappati in Germania. Così scongiura lo strappo dell'alleato Horst Seehofer. Che infatti si intesta la vittoria.Lo speciale contiene tre articoli«L'Italia è stata prepotente?». «Solo un po'». Il premier Giuseppe Conte risponde in inglese alla domanda della giornalista della Bbc, e sorride, mostrando un tratto del suo carattere che pian piano verrà fuori sempre di più: la sfrontatezza. Sotto quel ciuffo, gli italiani stanno scoprendo un leader a sorpresa, capace di tenere in scacco l'intero Consiglio europeo fino alle 5 del mattino, per poi presentarsi davanti ai microfoni e alle telecamere di tutto il mondo tonico e determinato, per illustrare i risultati ottenuti senza trionfalismi ma con toni improntati al più sano realismo. Il documento conclusivo del Consiglio contiene numerosi elementi di soddisfazione per gli italiani: «Vi invito a considerare», spiega Conte, «oltre all'approccio complessivo, un fatto completamente nuovo, che era inaccettabile per molti Paesi ieri sera ed era una delle ragioni che ci hanno costretti a rubare il sonno: azioni condivise, anche nei salvataggi in mare. È un principio che non è mai stato affermato prima: lo abbiamo affermato nei fatti», aggiunge Conte, «con l'Aquarius, e con qualche atteggiamento risoluto, con la Lifeline, ma adesso è scritto: shared actions (azioni condivise, ndr). All'articolo 5 è scritto che è necessario un nuovo approccio basato su azioni condivise o complementari tra gli stati membri per gli sbarchi di coloro che vengono salvati nelle operazioni di ricerca e soccorso». In sostanza, l'Italia potrà finalmente «condividere» con gli altri Stati europei le operazioni di soccorso in mare dei disperati che tentano di attraversare il Mediterraneo.Conte snocciola gli altri punti sui quali l'Europa ha accolto le richieste italiane: «È prevista la possibilità», precisa Conte, «di creare dei centri di accoglienza per consentire lo sbarco e nel caso il transito dei migranti, anche in Paesi terzi, sotto il coordinamento e la cooperazione con l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati e l'Organizzazione internazionale per i migranti; in Europa d'ora in poi si possono creare anche dei centri di accoglienza nell'ambito degli Stati membri ma solo su base volontaria, con una gestione collettiva europea; si è finalmente affermato», prosegue, «il principio del rifinanziamento del Fondo fiduciario per l'Africa; saranno intensificati i rapporti e gli accordi con i Paesi da cui hanno origine i migranti e anche con i Paesi di transito. Infine, si afferma chiaramente la necessità di riformare Dublino, anche tenendo conto delle persone che vengono soccorse in mare e delle regole di search and rescue. Complessivamente», sottolinea Conte, «possiamo ritenerci soddisfatti: l'Italia da oggi non è più sola». Sui movimenti secondari, la posizione è netta: «L'Italia», scandisce il premier, «non riprenderà nessun migrante che dovesse essere stato registrato da noi e poi andato in Germania. Non ho sottoscritto nessun accordo con la Germania in merito ai movimenti secondari. Alla Merkel», sottolinea Conte, «non ho promesso alcunché». La cancelliera tedesca conferma: «L'Italia», ha dichiarato, «non ha preso nessun obbligo per realizzare i centri controllati e non vede assolutamente nessuna possibilità. Inoltre, non c'è nessun accordo concreto bilaterale tra Italia e Germania sui movimenti secondari, perché per l'Italia è un problema cruciale la migrazione primaria e per ora è una posizione che rispetto». Non è mancata la «macronata» del giorno. «Il concetto di Paese di primo arrivo», dichiara il presidente francese Emmanuel Macron, «non si può cancellare. È il Paese più vicino e più sicuro che deve essere scelto come porto. La Francia non è un Paese di primo arrivo e non aprirà dei centri di controllo per migranti. I centri», aggiunge, «vanno fatti nei Paesi di primo ingresso, sta a loro dire se sono candidati ad aprirli». Conte replica con una battuta che dice tutto: «Macron era stanco, abbiamo lavorato fino a notte fonda, lo smentisco. Nell'articolo 6 non si parla di Paese di primo approdo», risponde Conte, «mentre nell'articolo 12 si parla della riforma di Dublino e del diritto d'asilo». «Sono soddisfatto e orgoglioso», commenta il vicepremier Matteo Salvini dopo le prime dichiarazioni più dubbiose della mattinata, che ieri ha incontrato Silvio Berlusconi, «per i risultati del nostro governo a Bruxelles. Finalmente l'Europa è stata costretta ad accettare la discussione su una proposta italiana. Rispetto al nulla dei governi Letta, Renzi e Gentiloni, sono state accettate numerose nostre richieste, su altre ancora c'è ancora da lavorare». Le novità sulle Ong producono subito un effetto: «In ragione della nota formale che mi giunge dal ministero dell'Interno», dichiara il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, dispongo il divieto di attracco nei porti italiani per la nave Open Arms della Ong Proactiva Open Arms, in piena ottemperanza dell'articolo 83 del Codice della Navigazione». In controtendenza il commento della leader di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni: «Italia sconfitta su tutta la linea al Consiglio europeo: i barconi carichi di clandestini», attacca, «continueranno ad arrivare e il costo dell'accoglienza sarà ancora interamente a nostro carico. Il presidente del Consiglio Conte si è fatto raggirare da Merkel e Macron». Carlo Tarallo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lavvocato-incassa-la-prima-vittoria-immigrati-problema-di-tutta-lue-2582454916.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="bruxelles-mette-nel-mirino-le-ong" data-post-id="2582454916" data-published-at="1767883535" data-use-pagination="False"> Bruxelles mette nel mirino le Ong Sono 12 i punti del documento conclusivo sottoscritto dai capi di Stato e di governo dell'Unione europea che riguardano l'immigrazione. Una problematica che, recita il documento, «è una sfida, non solo per il singolo stato membro, ma per l'Europa tutta», e dunque «il buon funzionamento della politica dell'Unione presuppone un approccio globale che coniughi un controllo più efficace delle frontiere esterne, il rafforzamento dell'azione esterna e la dimensione interna». «Il Consiglio europeo», si legge al punto 2, «è determinato a proseguire e rafforzare questa politica per evitare un ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e contenere ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti». Il punto 3 si concentra sul Mediterraneo centrale: «Su questa rotta», recita il testo, «dovrebbero essere maggiormente intensificati gli sforzi per porre fine alle attività dei trafficanti dalla Libia o da altri Paesi. L'Ue resterà al fianco del''Italia e degli altri stati membri in prima linea a tale riguardo». Il documento prevede inoltre un maggiore sostegno a favore della regione del Sahel, della guardia costiera libica, delle comunità costiere e meridionali. Sulle Ong un passaggio fondamentale per segnare il cambio di passo: «Tutte le navi operanti nel Mediterraneo», si legge, «devono rispettare le leggi applicabili e non interferire con le operazioni della guardia costiera libica». E ieri pomeriggio, quasi a farlo apposta: «In ragione della nota formale che mi giunge dal ministero dell'Interno», dichiara il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, dispongo il divieto di attracco nei porti italiani per la nave Opens Arms, in ottemperanza dell'articolo 83 del Codice della Navigazione». «Per smantellare definitivamente il modello di attività dei trafficanti», dice il testo, al punto 5, «e impedire in tal modo la tragica perdita di vite umane, è necessario eliminare ogni incentivo a intraprendere viaggi pericolosi. Occorre a tal fine un nuovo approccio allo sbarco di chi viene salvato in operazioni di ricerca e soccorso, basato su azioni condivise o complementari tra gli stati membri». Un approccio completamente nuovo, che prevede che l'Italia possa condividere con gli altri stati l'impegno nei salvataggi. «Al riguardo», prosegue il documento, «il Consiglio europeo invita il Consiglio e la Commissione a esaminare rapidamente il concetto di piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati e con l'Unhcr e l'Oim. Tali piattaforme dovrebbero agire operando distinzioni tra i singoli casi, nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza che si venga a creare un fattore di attrazione». Altro punto fondamentale, all'articolo 6: «Nel territorio dell'Ue», recita il testo, «coloro che vengono salvati, a norma del diritto internazionale, dovrebbero essere presi in carico sulla base di uno sforzo condiviso e trasferiti in centri sorvegliati istituiti negli stati membri, unicamente su base volontaria. Tutte le misure nel contesto di questi centri sorvegliati, ricollocazione e reinsediamento compresi, saranno attuate su base volontaria, lasciando impregiudicata la riforma di Dublino». «Il Consiglio europeo», si legge al punto 10, «ricorda la necessità che gli Stati membri assicurino il controllo efficace delle frontiere esterne dell'Ue con il sostegno finanziario e materiale dell'Ue. Sottolinea inoltre l'esigenza di intensificare notevolmente l'effettivo rimpatrio dei migranti irregolari». «È necessario», recita il punto 12, «trovare un consenso sul regolamento di Dublino per riformarlo sulla base di un equilibrio tra responsabilità e solidarietà, tenendo conto delle persone sbarcate a seguito di operazioni di ricerca e soccorso. È altresì necessario un ulteriore esame della proposta sulle procedure di asilo». Carlo Tarallo <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lavvocato-incassa-la-prima-vittoria-immigrati-problema-di-tutta-lue-2582454916.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="tirato-il-pacco-a-spagna-e-grecia-la-merkel-tiene-a-bada-la-csu" data-post-id="2582454916" data-published-at="1767883535" data-use-pagination="False"> Tirato il pacco a Spagna e Grecia. La Merkel tiene a bada la Csu La fine dell'egemonia di Angela Merkel sull'Europa, il declino del direttorio franco-tedesco: potrebbero essere questi i dati, a loro modo storici, del vertice di Bruxelles, caratterizzato da tensioni inedite e dalla fine, forse, di uno schema di comunicazione unidirezionale secondo il quale Berlino e Parigi parlavano per prime, Roma annuiva. La Merkel, inoltre, deve vedersela anche con il suo potente ministro dell'Interno, il bavarese Horst Seehofer, della Csu, che sembra giocare di sponda con il nuovo governo italiano. Interessante il commento di Oliver Meiler sul Süddeutsche Zeitung: «Il primo ministro non ha realizzato tutto ciò che si vorrebbe a Roma, ma attraverso gli ultimatum e la minaccia di un veto ha fatto in modo che l'Europa si dia una mossa sulla questione delle migrazioni. L'Italia non deve più essere lasciata sola, era il messaggio di Conte. Questo è ciò di cui era preoccupato, dal momento che il Paese è stato abbandonato negli ultimi tre anni con l'afflusso di rifugiati nel Mediterraneo centrale». Il commentatore del quotidiano di Monaco di Baviera prosegue avendo cura di distinguere un Conte buono e ragionevole da un Matteo Salvini populista, pronto a sfruttare le paure della gente. Ma al di là di queste contrapposizioni un po' forzate, emerge l'impressione che anche in Germania si sia compreso il cambio di passo segnato dall'Italia nel mese di giugno. Se fino a qualche settimana fa si ventilava l'ipotesi che la Germania scaricasse sull'Italia i suoi richiedenti asilo oggi questa proposta-capestro è diventata inconcepibile. L'Italia, sia pur tra un zig zag di compromessi a Bruxelles, ha posto dei paletti che difficilmente possono essere schiodati nei prossimi mesi. I tedeschi possono a questo punto consolarsi con la docile dichiarazione del primo ministro greco Alexis Tsipras che in una intervista al Financial Times si è detto pronto a firmare un accordo che riporterebbe ad Atene quei richiedenti asilo che sbarcati in Grecia si sono poi spostati e stabiliti in Germania. Stesso atteggiamento di apertura del socialista Pedro Sanchez in Spagna. In base a questo genere di accordi il Nord Europa dovrebbe essere completamente esonerato da ogni forma di accoglienza e l'onere ricadrebbe completamente sulle nazioni mediterranee di primo approdo come l'Italia - che però non ci sta - la Grecia e la Spagna. Nella lettura della Merkel, gli esiti del vertice di Bruxelles dovrebbero più che soddisfare la Csu. Il partito alleato-rivale di governo voleva imporre a tutti i costi i respingimenti alla frontiera immediati «o qualcosa di peso equivalente», come avevano detto nei giorni scorsi. A una domanda su se questo requisito sia stato rispettato, Merkel ha risposto: «Questo è anche più di qualcosa che abbia peso equivalente». I siti dei quotidiani tedeschi già ieri pomeriggio registravano toni soddisfatti da parte dei cristiano sociali. Il capogruppo della Csu nel Land bavarese, Alexander Dobrindt, ha dato una lettura molto chiara, finalizzata al dibattito interno con la Merkel: la dichiarazione di Bruxelles prevede le misure nazionali sui respingimenti al confine al centro della crisi interna in Germania: «Rilevo che per evitare i movimenti secondari il ricorso a misure nazionali è esplicitamente previsto dal testo del Consiglio», aggiungendo che «un gran numero di punti, come una migliore protezione delle frontiere esterne, i centri di accoglienza in paesi terzi e un maggiore coinvolgimento nel combattere le cause dell'immigrazione, sono misure che da tanto tempo chiede la Csu». Un modo per ribadire che Seehofer con le sue prese di posizione ha cambiato le carte in gioco sul tavolo di Bruxelles. Prospettiva che la stessa Merkel ha implicitamente avallato in conferenza stampa, ammettendo che «la situazione tesa in Germania è stata riconosciuta dai partner Ue e li ha pressati. Penso sia stato un incoraggiamento per arrivare a soluzioni più rapidamente. Forse non lo avremmo fatto in maniera così rapida». Domani è previsto il vertice della Csu durante il quale si sarebbe dovuto decidere se staccare la spina al governo nel caso di fallimento della mediazione della cancelliera. Molto probabilmente le posizioni più intransigenti si raffredderanno, rispetto allo scenario da showdown descritto negli ultimi giorni dai giornali tra la Merkel e Seehofer, con quest'ultimo pronto a tirare dritto sui respingimenti alle frontiere da lunedì prossimo , cosa che avrebbe costretto la Merkel a silurarlo, facendo precipitare il suo quarto governo in una crisi senza via d'uscita. Ad ogni modo la cancelliera torna a Berlino cantando a suo modo vittoria e sostenendo che la linea dura contro l'immigrazione è stata respinta. Certo la Mutti - come chiamano affettuosamente Angela Merkel i suoi sostenitori - sa che non può permettersi di abbassare la guardia. Per respingere l'arrembaggio del «Salvini di Baviera» ha bisogno di alleati accondiscendenti che siano disposti a riprendersi gli immigrati che dai Paesi di primo approdo sono poi transitati nell'Eldorado tedesco. Per questo su Twitter scrive con soddisfazione: «La Germania, la Grecia e la Spagna hanno raggiunto un accordo politico sulla cooperazione nella politica migratoria». Spagna e Grecia si riprenderebbero gli immigrati che non sono più «welcome». Ma il punto è che l'operazione di scaricabarile si concluderebbe felicemente solo se oltre a Spagna e Grecia desse la sua disponibilità anche l'Italia. E qui casca la Mutti la quale non ha potuto stringere un accordo analogo con l'Italia a causa della fermezza del premier Conte, il quale ha opposto un suo netto no. Alfonso Piscitelli
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Domenico Pianese, segretario del COISP, spiega perché, anche quando pericolosi, gli immigrati irregolare non vengono espulsi dal nostro Paese, partendo dai casi di Aurora Livoli e del capotreno ucciso a Bologna. Tra decreti di espulsione inefficaci, burocrazia, accordi internazionali e decisioni giudiziarie, emerge un sistema che lascia liberi soggetti pericolosi e scarica il peso sulle forze dell’ordine.
John Logie Baird (a destra) durante una dimostrazione del suo apparecchio televisivo (Getty Images)
Baird, nato nel 1888 in Scozia, era un inventore per passione. Estroso sin dall’infanzia pur minato da una salute cagionevole, si specializzò nel campo dell’ingegneria elettrica. Dopo l’interruzione degli studi a causa della Grande Guerra, lavorò per la locale società elettrica «Clyde Valley Electrical Company» prima di diventare piccolo imprenditore nello stesso settore. Il sogno di trasmettere suoni e immagini a distanza per mezzo di cavi elettrici era il sogno di molti ricercatori dell’epoca, che anche Baird perseguì fin da giovanissimo, quando realizzò da solo una linea telefonica per comunicare con le camerette degli amici che abitavano nella sua via. La chiave di volta per l’invenzione del primo televisore arrivò nei primi anni Venti, quando l’inventore scozzese sfruttò a sua volta un dispositivo nato quarant’anni prima. Si trattava dell’apparecchio noto come «disco di Nipkow», dal nome del suo inventore Paul Gottlieb Nipkow che lo brevettò nel 1883. Questo consisteva in un disco rotante ligneo dove erano praticati fori disposti a spirale che, girando rapidamente di fronte ad un’immagine illuminata, la scomponevano in linee come un rudimentale scanner. La rotazione del disco generava un segnale luminoso variabile, che Baird fu in grado di tradurre in una serie di impulsi elettrici differenziati a seconda dell’intensità luminosa generata dall’effetto dei fori. La trasmissione degli impulsi avveniva per mezzo di una cellula fotoelettrica, che traduceva il segnale e lo inviava ad una linea elettrica, al termine della quale stava un apparecchio ricevente del tutto simile a quello trasmittente dove il disco di Nipkow, ricevuto l’impulso, girava allo stesso modo di quello del televisore che aveva catturato l’immagine. L’apparecchio ricevente era dotato di un vetro temperato che, colpito dagli impulsi luminosi del disco rotante, riproduceva l’immagine trasmessa elettricamente con una definizione di 30 linee. John Logie Baird riuscì per la prima volta a riprodurre l’immagine tra due apparecchi nel suo laboratorio nel 1924 utilizzando la maschera di un burattino ventriloquo truccata e fortemente illuminata, condizione necessaria per la trasmissione di un’immagine minimamente leggibile. La prima televisione elettromeccanica a distanza fu presentata da Baird il 26 gennaio 1926 a Londra di fronte ad un comitato di scienziati. Gli apparecchi furono sistemati in due stanze separate e Baird mosse la testa del manichino «Stooky Bill», che comparve simultaneamente sul vetro retroilluminato dell’apparecchio ricevente riproducendo fedelmente i movimenti. Anche se poco definita, quella primissima trasmissione televisiva segnò un punto di svolta. L’esperimento fece molta impressione negli ambienti scientifici inglesi, che nei mesi successivi assistettero ad altre dimostrazioni durante le quali fu usato per la prima volta un uomo in carne ed ossa, il fattorino di Baird William Edward Taynton, che può essere considerato il primo attore televisivo della storia.
Tra il 1926 e la fine del decennio l’invenzione di Baird ebbe larga eco, ed il suo sistema fu alla base delle prime trasmissioni della BBC iniziate nel 1929. Il sistema elettromeccanico tuttavia aveva grandi limiti. Il disco di Nipkow impediva la crescita della definizione e la meccanica era rumorosa e fragile. Il sistema Baird fu abbandonato negli anni Trenta con la nascita della televisione elettronica basata sull’utilizzo del tubo catodico.
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«Non è un investimento per i deboli di cuore», avverte il fondo Canaima, prevedendo che per districare il pantano politico ed economico serviranno anni. Nel resto dell’America Latina, tra reazioni politiche e minacce tariffarie, i listini continuano a macinare.
«La cattura di Maduro ha una valenza geopolitica ed economica profonda, ma questa “invasione di campo” preoccupa i vicini», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Messico, Colombia e Brasile hanno reagito con durezza, parlando di linee inaccettabili superate. Eppure, nonostante le minacce di Trump e i dazi pesantissimi, i mercati azionari dell’area nell’ultimo anno e anche nelle ultime sedute hanno messo a segno performance positive quasi da record».
D’altronde, «il Messico non è più solo una meta turistica o un fornitore di materie prime, ma è diventato l’hub manifatturiero vitale per l’industria americana», continua Gaziano. «Grazie alla vicinanza geografica e ai vantaggi logistici dell’accordo Usmca, l’85% dell’export messicano resta immune dai dazi. Questo spiega la crescita esplosiva di titoli come Cemex (+83%) o dei gruppi aeroportuali (Gap e Oma): ogni nuova fabbrica costruita per servire il mercato Usa genera un indotto infrastrutturale che la borsa sta premiando con multipli generosi».
Anche il Brasile se la passa bene. Le esportazioni sono ai massimi e il mercato azionario rimane secondo molti analisti attraente: l’indice Msci Brazil è scambiato a circa 10 volte gli utili futuri, con un rendimento da dividendi che sfiora il 6%. E i dazi hanno finora avuto un impatto limitato perché il Paese ha saputo diversificare, esportando record di soia verso la Cina.
Del resto, il ciclo dei tassi di interesse in Brasile sembra aver raggiunto il suo apice al 15%, e questo lascia spazio a un potenziale allentamento monetario che favorirebbe ulteriormente le valutazioni azionarie. Il mercato sembra aver trovato un accordo con Lula, preferendo la stabilità della riforma fiscale alle incertezze di uno scontro frontale con Washington.
Il Sud America nonostante tutto rappresenta per molti analisti un’opportunità tattica tra le più interessanti dei mercati emergenti seppur rischiosa per i rischi politici e geopolitici. La scommessa degli investitori è chiara: la regione è diventata troppo cruciale per le filiere globali. Dal petrolio al cemento passando per l’acciaio, stiamo parlando di mercati interessanti per le economie più sviluppate, sempre più bisognose di materie prime necessarie per supportate la digitalizzazione e, più in generale, lo sviluppo delle nuove infrastrutture tecnologiche.
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(Ansa)
«Il presidente Trump ha reso noto che l’acquisizione della Groenlandia è una priorità per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, ed è fondamentale per la deterrenza nei confronti dei nostri avversari nella regione artica», ha affermato, martedì sera, la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, per poi aggiungere: «Il presidente e il suo team stanno discutendo una serie di opzioni per perseguire questo importante obiettivo di politica estera e, naturalmente, l’impiego delle forze armate statunitensi è sempre un’opzione a disposizione del comandante in capo». Ieri, Leavitt ha ribadito che «la prima opzione di Donald Trump è sempre la diplomazia», che si sostanzierebbe nell’«acquisto nell’isola». Già il segretario di Stato americano, Marco Rubio, aveva riferito ai membri del Congresso di questa intenzione. Ieri ha inoltre confermato che, la settimana prossima, avrà dei colloqui con i funzionari di Copenaghen. Tutto questo, mentre, secondo l’Economist, gli Stati Uniti starebbero tentando di stipulare con Nuuk un Trattato di libera associazione: una soluzione con cui Washington garantirebbe alla Groenlandia autonomia interna e supporto finanziario, assumendone però il controllo in materia di difesa.
D’altronde, come chiarito dallo stesso Donald Trump domenica, la Casa Bianca vuole l’isola per una questione di sicurezza nazionale. In particolare, il presidente americano punta ad arginare l’influenza di Pechino e Mosca nell’Artico. La stessa Leavitt, ieri ha sottolineato che la Groenlandia darebbe a Washington «maggiore controllo sulla regione artica e garanzia che Cina, Russia e i nostri avversari non possano continuare la loro aggressione in questa regione così importante e strategica». Ricordiamo che nel 1941, a seguito della conquista della Danimarca da parte del Terzo Reich, gli Stati Uniti assunsero la gestione della difesa della Groenlandia, mantenendola fino al 1945. Washington si attivò quindi per proteggere dai tedeschi le locali riserve di criolite: un minerale cruciale per la produzione di alluminio. Il controllo dell’isola diede inoltre agli Usa un vantaggio sulla Luftwaffe in termini di stazioni metereologiche. Non a caso, nel 1946, l’amministrazione Truman tentò, per quanto senza successo, di acquistare la Groenlandia dalla Danimarca. Segno, questo, del fatto che Washington ritenesse l’isola significativamente strategica.
Venendo a tempi più recenti, non è che la voce grossa dei francesi e degli europei sia poi così giustificata. Al netto dei modi duri, Trump non ha esattamente tutti i torti quando pone la questione della Groenlandia. Innanzitutto, a dicembre 2024, fu l’amministrazione Biden a lanciare l’allarme su un aumento della cooperazione sino-russa nell’Artico: Artico che tuttavia non era granché stato al centro dei pensieri dell’allora presidente americano. In secondo luogo, sono state proprio le rivendicazioni di Trump sulla Groenlandia (espresse già a gennaio dell’anno scorso) a dare una scossa agli europei su questo dossier. A ottobre, Copenaghen ha annunciato una spesa extra da 4,2 miliardi di dollari per rafforzare la difesa nella regione artica. Era inoltre il mese scorso, quando la Groenlandia ha concesso una licenza di sfruttamento per il giacimento di grafite di Amitsoq a GreenRoc Mining, in un’iniziativa che è stata sostenuta dall’Ue. Insomma, se non fosse stato per Trump, probabilmente gli europei avrebbero continuato a ignorare bellamente la strategicità dell’isola sia sul fronte militare che su quello delle materie prime.
Ma non è tutto. Per quanto possano fare la voce grossa, gli europei sanno bene di non poter fare a meno degli Stati Uniti sia per quanto riguarda il processo diplomatico ucraino sia per quanto concerne la credibilità della Nato. Trump di questo è consapevole e, proprio ieri, su Truth ha dichiarato: «La Russia e la Cina non hanno alcuna paura della Nato senza gli Stati Uniti, e dubito che la Nato sarebbe lì per noi se ne avessimo davvero bisogno. Sono tutti fortunati che io abbia ricostruito il nostro esercito durante il mio primo mandato, e che continuiamo a farlo. Saremo sempre al fianco della Nato, anche se loro non ci saranno per noi». Tutto questo evidenzia come le manie di grandezza della Francia abbiano le armi spuntate. Il peso geopolitico del Vecchio continente appare infatti sempre più inconsistente. Senza poi trascurare che Emmanuel Macron ha costantemente flirtato (e continua a flirtare) con la Cina: un discorso, questo, che ha riguardato anche il cancellierato di Olaf Scholz in Germania (durato dal 2021 al 2025). Tutto questo per dire che, oltre a ignorare sostanzialmente l’Artico, alcuni Paesi europei, in questi anni, hanno creato delle tensioni nelle relazioni transatlantiche. E questo ben prima che Trump tornasse alla Casa Bianca. Quindi, prima di gridare allo scandalo sulla Groenlandia, forse gli europei, a partire da Francia e Germania, dovrebbero pensare un tantino alle proprie responsabilità.
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