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Senza il reddito M5s è caccia al lavoro. Occupati cresciuti di mezzo milione

Circa 400.000 persone per paura dei controlli non chiedono più il sussidio. Resta il problema della produttività e dei bassi salari.
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A processo per stupro ma era libero
Ansa
Il clandestino accusato di aver ucciso Aurora Livoli fu già condannato ed era imputato in un altro procedimento per violenza carnale. Eppure non si trovava in custodia.

Aveva diversi precedenti penali, ma il suo casellario giudiziario risultava «illibato», così Emilio Gabriel Valdez Velazco circolava liberamente nonostante fosse stato già denunciato nel 2025 per una violenza sessuale commessa a Cologno Monzese ai danni di una diciannovenne. È quanto emerge sul peruviano di 57 anni indagato per l’omicidio di Aurora Livoli, la diciannovenne trovata senza vita a Milano lo scorso 29 dicembre. Nei confronti dell’uomo era stata avanzata una richiesta di rinvio a giudizio per violenza sessuale aggravata nel 2025 che si aggiungeva a una condanna già ottenuta nel 2019, ma probabilmente per un «errore», quest’ultima non risultava.

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Salva il collega, carabiniere prende 3 anni
iStock
Assurda sentenza contro un militare dell’Arma che ha sparato a un clandestino siriano sorpreso a rubare e che aveva aggredito un vicebrigadiere. E il giudice inasprisce persino la richiesta dell’accusa, che riteneva congrua una condanna a due anni e sei mesi.

È stato condannato in primo grado a tre anni il carabiniere della radiomobile di Roma che, nel settembre del 2020, mentre sventava un furto, aveva ucciso Jamal Badawi, delinquente siriano di 56 anni che doveva essere espulso già nel 2020. La Procura aveva chiesto due anni e sei mesi, ma per il giudice Claudio Politi della sezione decima del Tribunale di Roma la pena andava inasprita. Il vicebrigadiere Emanuele Marroccella, 44 anni, sposato con figli, originario di Napoli e residente ad Ardea, si sarebbe reso colpevole di «eccesso colposo nell’uso legittimo di armi». Ancora una volta, un appartenente alle forze dell’ordine subisce un processo ingiusto e una condanna eccessiva.

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«Se la Cgil finanzia il comitato del No non può più dire che non fa politica»
Gian Domenico Caiazza (Imagoeconomica)
Gian Domenico Caiazza, presidente di «Sì separa» della Fondazione Einaudi: «Sulla data del referendum si sta trovando una mediazione tra governo e Quirinale, probabile il 22-23 marzo. L’Anm strepita perché perderà potere».
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Il governo pressa i cinesi: fuori dal controllo di Pirelli o tagliamo i diritti di voto
(Getty Images)
Se Pechino resta nell’azionariato del gruppo degli pneumatici a marzo scatta il divieto di vendita sul mercato Usa. La Meloni è pronta a usare i poteri speciali.

C’è un momento, nella vita delle aziende globali, in cui la geopolitica smette di essere un concetto astratto e diventa una fattura da pagare. Per Pirelli quel momento ha una data precisa: marzo. Manca poco al momento in cui a Washington esporranno il cartello con scritto: vietato l’ingresso. Non un difetto di fabbrica, non un richiamo di sicurezza. Un problema legato al passaporto cinese dell’azionista di riferimento. E così il governo Meloni si ritrova con il piede sull’acceleratore dei poteri speciali e l’altro sul freno della diplomazia. Perché il messaggio che arriva da Washington non ammette interpretazioni creative: se Pechino resta dentro, Pirelli resta fuori. Fuori dal mercato Usa, fuori da un quinto dei ricavi.

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