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2019-09-04
L’assemblea di condominio dei 5 stelle vara il nuovo governo assieme al Pd
Il via libera al governo del Conte rosso ottiene un vero e proprio plebiscito sulla piattaforma Rousseau. I «sì» sono stati 63.146 voti (79,3%), i «no» 16.488 voti (20,7%). Un risultato che va al di là di ogni più rosea aspettativa dei sostenitori del «sì». L'asticella del successo era fissata al 70%, considerando che nel maggio 2018 il via libera al contratto con la Lega era arrivato con il 94% di pareri favorevoli.
I militanti del M5s, sovvertendo molti pronostici della vigilia, hanno espresso in larghissima maggioranza il loro sostegno all'accordo con il Pd. C'era molta attesa per il risultato, ovviamente, ma soprattutto per la forbice tra favorevoli e contrari. In caso di un successo del «sì», con numeri risicati, inferiori al 70%, sarebbe stato più facile per i senatori che non vedono di buon occhio il governo con i Dem uscire allo scoperto e dichiarare il loro voto contrario alla fiducia, giustificandolo con un elettorato spaccato. Il 79% di «sì», invece, considerando quanto sia sofferta l'alleanza con quello che era stato definito il «partito di Bibbiano», consente a Giuseppe Conte di sciogliere la riserva. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tira un sospiro di sollievo, così come le cancellerie europee e la stessa Commissione, sponsor principali di questo governo Conte 2.0. A comunicare il risultato, alle 19 e 27 di ieri sera, è il Blog delle stelle.
Ritardi tecnici dovuti alla certificazione del voto da parte del notaio prolungano ben oltre le previsioni l'attesa dell'esito della consultazione on line, gettando nel panico osservatori nazionali e internazionali. Tocca a Luigi Di Maio, capo politico del M5s, comunicare il risultato. «Io credo», dice Di Maio in conferenza stampa alla Camera, dopo aver annunciato l'esito del voto su Rousseau, «che dobbiamo essere molto orgogliosi del fatto che tutto il mondo abbia aspettato la pronuncia di questi 80.000 cittadini italiani su una piattaforma digitale che è un unicum nel mondo. Adesso si passa all'ultimo miglio, la squadra di governo che deve lavorare per migliorare la qualità della vita della gente. Non sarà un governo di destra o di sinistra, ma un governo che deve fare le cose giuste. Siamo di fronte», aggiunge Di Maio, «a un voto plebiscitario. Con l'80% nasce un governo di coalizione di cui il M5s sarà la forza politica di maggioranza. Tutto il mondo ha aspettato questa pronuncia votata su una piattaforma digitale unica al mondo, offrendo così un metodo diverso per creare un governo, come già fatto con la Lega. In meno di un mese», sottolinea il capo politico del M5s, «è stata risolta una crisi di governo inedita attraverso un metodo diverso, non nelle segrete stanze, ma con un percorso, un programma e poi un confronto sul programma con il Pd».
Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, commenta subito dopo l'esito del voto degli iscritti del M5s: «Con la chiusura del lavoro programmatico si è fatto un altro passo avanti per un governo di svolta. Ridurre le tasse sul lavoro, sviluppo economico, green economy, rilancio di scuola, università e ricerca, modifica radicale dei decreti sicurezza. Ora», conclude Zingaretti, «andiamo a cambiare l'Italia».
La giornata era iniziata alle 9, con l'avvio delle votazioni on line. Dopo poco più di mezz'ora, i primi intoppi: numerosi iscritti, tra cui anche diversi parlamentari del M5s, segnalano difficoltà nell'accesso all'area voto del sistema operativo, forse a causa delle troppe visite sul sito. «Nelle prime due ore di votazione», spiegano a mezzogiorno dall'associazione Rousseau, «dalle ore 9 alle ore 11 hanno votato 29.781 iscritti certificati. Abbiamo gestito 24.000 connessioni in contemporanea con picchi di 1.200 richieste al secondo. Si tratta di un record storico per Rousseau: un traffico addirittura 10-12 volte superiore rispetto a quello del primo turno di votazioni per la scelta dei candidati alle Europee». «Ho votato ma il voto è segreto», dice ai giornalisti Luigi Di Maio, alle 13 e 30, contribuendo ad alimentare voci di spaccature e dissapori con gli altri big del M5s, voci che verranno poi smentite dall'esito finale della votazione: l'80% di sì è il segnale che i big del partito, ma anche parlamentari ed esponenti delle istituzioni locali, si sono mossi in massa a sostegno del governo giallorosso.
Poco dopo le 14 tocca a Davide Casaleggio incontrare i giornalisti per un commento sull'andamento della votazione: «Sono qui», dice Casaleggio, «per fare un annuncio: alle 13 e 19 di oggi abbiamo superato le 56.127 votazioni da parte degli iscritti, che era l'attuale record mondiale di partecipazione on line a una votazione politica. A chi ci critica», aggiunge Casaleggio, «rispondo che quando si coinvolgono le persone queste possono scegliere. Tutti gli iscritti, e oggi abbiamo più di 100.000 iscritti, possono scegliere il futuro di una comunità e di questo dobbiamo essere molto contenti e dobbiamo iniziare anche a prendere esempio da esperienze estere».
Si arriva così alle 18, quando termina la votazione e inizia la lunga attesa dei risultati. Un'attesa che si prolunga a dismisura, con tanto di blocco della piattaforma, probabilmente a causa dei troppi accessi. Di Maio convoca per le 18 e 30 una conferenza stampa, ma fino alle 19 e 27 non arriva più nessuna comunicazione. Poi, l'annuncio di Di Maio. È iniziato il governo del Conte rosso, ora l'incognita è: quanto durerà?
Carlo Tarallo
Zingaretti festeggia, ma il successo è di Renzi
Il Nazareno ha tirato un sospiro di sollievo. La consultazione avvenuta ieri sulla piattaforma Rousseau si è espressa a larghissima maggioranza in favore di un esecutivo targato Pd e Movimento 5 stelle, dando così la propria benedizione a un governo Conte bis.
«Con la chiusura del lavoro programmatico si è fatto un altro passo avanti per un governo di svolta. Ridurre le tasse sul lavoro, sviluppo economico, green economy, rilancio di scuola, università e ricerca, modifica radicale dei decreti sicurezza. Ora andiamo a cambiare l'Italia», ha scritto su Facebook Nicola Zingaretti, poco dopo la diffusione dei risultati. Il segretario dem ha, insomma, provato a ribadire la sua leadership nel partito, mostrando di voler contribuire a dare energicamente la linea al nascituro governo. Peccato per lui che queste parole corrispondano ben poco alla realtà. Questo esecutivo è palesemente frutto di una manovra di Matteo Renzi che, con indiscussa abilità tattica, è riuscito a mettere Zingaretti all'angolo, assumendo di fatto le redini del partito. Prova ne è che il segretario dem fosse all'inizio totalmente contrario all'ipotesi di una convergenza con il Movimento 5 stelle. Salvo poi fare un passo indietro, dopo la ribellione interna delle truppe renziane. Zingaretti (che aveva tutto l'interesse ad andare a elezioni anticipate) ha scelto di scendere a patti con il suo rivale interno, per ritrovarsi alla fine esautorato nei fatti.
Renzi si prepara adesso a dirigere l'azione del nuovo esecutivo: un esecutivo che resterà appeso ai suoi desiderata e che sarà pronto a essere liquidato non appena il senatore di Rignano lo riterrà più opportuno (non appena, cioè, sarà pronta la sua creatura centrista). Con buona pace degli stessi grillini che - paradosso dei paradossi - contro Renzi avevano costruito grandissima parte del loro successo politico. Tutto questo, mentre le alte sfere del Nazareno hanno progressivamente assaporato l'eventualità (sempre più concreta) di tornare tra i banchi del governo senza passare dalle urne.
Nel pomeriggio di ieri, prima che i dati del voto online fossero resi noti, si registrava già un certo ottimismo da parte di svariati esponenti dem, tra cui Paola De Micheli, Andrea Marcucci e Graziano Delrio. Soprattutto quest'ultimo, interpellato da La7, ha voluto sottolineare il proprio rispetto nei confronti della consultazione grillina, come necessario momento di democrazia interna. Una linea in generale condivisa dai suoi compagni di partito, nonostante per anni avessero attaccato il Movimento 5 stelle, accusandolo di opacità nel suo sistema di consultazione interna, oltre che di essere sostanzialmente al soldo di un'azienda privata, come la Casaleggio Associati. Senza poi considerare un paradosso ulteriore. Entrambi i contraenti del nuovo esecutivo hanno rimarcato assai spesso, negli ultimi giorni, il fatto di aver parlamentarizzato la crisi e di nutrire per questo un sacro rispetto per le istituzioni. Lo stesso Giuseppe Conte, che in Senato si era sentito in dovere di dare grandi lezioni di senso istituzionale a Matteo Salvini, si era personalmente appellato agli iscritti di Rousseau, chiedendo il loro sostegno. «Non lasciamo le idee dentro al cassetto, è una opportunità per il Paese che vogliamo. Possiamo riformare incisivamente il Paese», aveva dichiarato l'altro ieri. Un po' inusuale per un premier incaricato. Tanto più se si tratta della stessa persona che aveva definito (un po' paradossalmente) «inappropriato» essere accostato al Movimento 5 stelle.
Ma ancor prima di lui, era stato il solito Renzi ad attaccare Salvini, il barbaro che credeva di poter pilotare la crisi dell'esecutivo gialloblù dai palchi dei comizi e, ancor peggio, dalla consolle del Papeete. Ancora ieri pomeriggio, il senatore semplice rimarcava: «Decide la Costituzione, non il Papeete». Eppure, questi fini giuristi, cultori della democrazia parlamentare, sono rimasti appesi al sito di Davide Casaleggio per quasi un'ora e mezza, costretti a nascondere il disappunto per la democrazia del Web, che avevano sempre deriso. Altro che parlamentarsimo.
Stefano Graziosi
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Gli iscritti alla piattaforma Rousseau, creazione di Casaleggio jr, optano per il «sì» all'accordo Il segretario dem: «Ora cambiamo l'Italia». Però il pateracchio sarà ostaggio degli interessi del Bullocon il 79,3% delle preferenze. Equivale a circa 63.000 persone ma Luigi Di Maio monta la panna: «Tutto il mondo aspettava».Lo speciale contiene due articoli Il via libera al governo del Conte rosso ottiene un vero e proprio plebiscito sulla piattaforma Rousseau. I «sì» sono stati 63.146 voti (79,3%), i «no» 16.488 voti (20,7%). Un risultato che va al di là di ogni più rosea aspettativa dei sostenitori del «sì». L'asticella del successo era fissata al 70%, considerando che nel maggio 2018 il via libera al contratto con la Lega era arrivato con il 94% di pareri favorevoli. I militanti del M5s, sovvertendo molti pronostici della vigilia, hanno espresso in larghissima maggioranza il loro sostegno all'accordo con il Pd. C'era molta attesa per il risultato, ovviamente, ma soprattutto per la forbice tra favorevoli e contrari. In caso di un successo del «sì», con numeri risicati, inferiori al 70%, sarebbe stato più facile per i senatori che non vedono di buon occhio il governo con i Dem uscire allo scoperto e dichiarare il loro voto contrario alla fiducia, giustificandolo con un elettorato spaccato. Il 79% di «sì», invece, considerando quanto sia sofferta l'alleanza con quello che era stato definito il «partito di Bibbiano», consente a Giuseppe Conte di sciogliere la riserva. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tira un sospiro di sollievo, così come le cancellerie europee e la stessa Commissione, sponsor principali di questo governo Conte 2.0. A comunicare il risultato, alle 19 e 27 di ieri sera, è il Blog delle stelle. Ritardi tecnici dovuti alla certificazione del voto da parte del notaio prolungano ben oltre le previsioni l'attesa dell'esito della consultazione on line, gettando nel panico osservatori nazionali e internazionali. Tocca a Luigi Di Maio, capo politico del M5s, comunicare il risultato. «Io credo», dice Di Maio in conferenza stampa alla Camera, dopo aver annunciato l'esito del voto su Rousseau, «che dobbiamo essere molto orgogliosi del fatto che tutto il mondo abbia aspettato la pronuncia di questi 80.000 cittadini italiani su una piattaforma digitale che è un unicum nel mondo. Adesso si passa all'ultimo miglio, la squadra di governo che deve lavorare per migliorare la qualità della vita della gente. Non sarà un governo di destra o di sinistra, ma un governo che deve fare le cose giuste. Siamo di fronte», aggiunge Di Maio, «a un voto plebiscitario. Con l'80% nasce un governo di coalizione di cui il M5s sarà la forza politica di maggioranza. Tutto il mondo ha aspettato questa pronuncia votata su una piattaforma digitale unica al mondo, offrendo così un metodo diverso per creare un governo, come già fatto con la Lega. In meno di un mese», sottolinea il capo politico del M5s, «è stata risolta una crisi di governo inedita attraverso un metodo diverso, non nelle segrete stanze, ma con un percorso, un programma e poi un confronto sul programma con il Pd».Il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, commenta subito dopo l'esito del voto degli iscritti del M5s: «Con la chiusura del lavoro programmatico si è fatto un altro passo avanti per un governo di svolta. Ridurre le tasse sul lavoro, sviluppo economico, green economy, rilancio di scuola, università e ricerca, modifica radicale dei decreti sicurezza. Ora», conclude Zingaretti, «andiamo a cambiare l'Italia».La giornata era iniziata alle 9, con l'avvio delle votazioni on line. Dopo poco più di mezz'ora, i primi intoppi: numerosi iscritti, tra cui anche diversi parlamentari del M5s, segnalano difficoltà nell'accesso all'area voto del sistema operativo, forse a causa delle troppe visite sul sito. «Nelle prime due ore di votazione», spiegano a mezzogiorno dall'associazione Rousseau, «dalle ore 9 alle ore 11 hanno votato 29.781 iscritti certificati. Abbiamo gestito 24.000 connessioni in contemporanea con picchi di 1.200 richieste al secondo. Si tratta di un record storico per Rousseau: un traffico addirittura 10-12 volte superiore rispetto a quello del primo turno di votazioni per la scelta dei candidati alle Europee». «Ho votato ma il voto è segreto», dice ai giornalisti Luigi Di Maio, alle 13 e 30, contribuendo ad alimentare voci di spaccature e dissapori con gli altri big del M5s, voci che verranno poi smentite dall'esito finale della votazione: l'80% di sì è il segnale che i big del partito, ma anche parlamentari ed esponenti delle istituzioni locali, si sono mossi in massa a sostegno del governo giallorosso. Poco dopo le 14 tocca a Davide Casaleggio incontrare i giornalisti per un commento sull'andamento della votazione: «Sono qui», dice Casaleggio, «per fare un annuncio: alle 13 e 19 di oggi abbiamo superato le 56.127 votazioni da parte degli iscritti, che era l'attuale record mondiale di partecipazione on line a una votazione politica. A chi ci critica», aggiunge Casaleggio, «rispondo che quando si coinvolgono le persone queste possono scegliere. Tutti gli iscritti, e oggi abbiamo più di 100.000 iscritti, possono scegliere il futuro di una comunità e di questo dobbiamo essere molto contenti e dobbiamo iniziare anche a prendere esempio da esperienze estere». Si arriva così alle 18, quando termina la votazione e inizia la lunga attesa dei risultati. Un'attesa che si prolunga a dismisura, con tanto di blocco della piattaforma, probabilmente a causa dei troppi accessi. Di Maio convoca per le 18 e 30 una conferenza stampa, ma fino alle 19 e 27 non arriva più nessuna comunicazione. Poi, l'annuncio di Di Maio. È iniziato il governo del Conte rosso, ora l'incognita è: quanto durerà?Carlo Tarallo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lassemblea-di-condominio-dei-grillini-vara-il-nuovo-governo-assieme-al-pd-2640182462.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="zingaretti-festeggia-ma-il-successo-e-di-renzi" data-post-id="2640182462" data-published-at="1782234041" data-use-pagination="False"> Zingaretti festeggia, ma il successo è di Renzi Il Nazareno ha tirato un sospiro di sollievo. La consultazione avvenuta ieri sulla piattaforma Rousseau si è espressa a larghissima maggioranza in favore di un esecutivo targato Pd e Movimento 5 stelle, dando così la propria benedizione a un governo Conte bis. «Con la chiusura del lavoro programmatico si è fatto un altro passo avanti per un governo di svolta. Ridurre le tasse sul lavoro, sviluppo economico, green economy, rilancio di scuola, università e ricerca, modifica radicale dei decreti sicurezza. Ora andiamo a cambiare l'Italia», ha scritto su Facebook Nicola Zingaretti, poco dopo la diffusione dei risultati. Il segretario dem ha, insomma, provato a ribadire la sua leadership nel partito, mostrando di voler contribuire a dare energicamente la linea al nascituro governo. Peccato per lui che queste parole corrispondano ben poco alla realtà. Questo esecutivo è palesemente frutto di una manovra di Matteo Renzi che, con indiscussa abilità tattica, è riuscito a mettere Zingaretti all'angolo, assumendo di fatto le redini del partito. Prova ne è che il segretario dem fosse all'inizio totalmente contrario all'ipotesi di una convergenza con il Movimento 5 stelle. Salvo poi fare un passo indietro, dopo la ribellione interna delle truppe renziane. Zingaretti (che aveva tutto l'interesse ad andare a elezioni anticipate) ha scelto di scendere a patti con il suo rivale interno, per ritrovarsi alla fine esautorato nei fatti. Renzi si prepara adesso a dirigere l'azione del nuovo esecutivo: un esecutivo che resterà appeso ai suoi desiderata e che sarà pronto a essere liquidato non appena il senatore di Rignano lo riterrà più opportuno (non appena, cioè, sarà pronta la sua creatura centrista). Con buona pace degli stessi grillini che - paradosso dei paradossi - contro Renzi avevano costruito grandissima parte del loro successo politico. Tutto questo, mentre le alte sfere del Nazareno hanno progressivamente assaporato l'eventualità (sempre più concreta) di tornare tra i banchi del governo senza passare dalle urne. Nel pomeriggio di ieri, prima che i dati del voto online fossero resi noti, si registrava già un certo ottimismo da parte di svariati esponenti dem, tra cui Paola De Micheli, Andrea Marcucci e Graziano Delrio. Soprattutto quest'ultimo, interpellato da La7, ha voluto sottolineare il proprio rispetto nei confronti della consultazione grillina, come necessario momento di democrazia interna. Una linea in generale condivisa dai suoi compagni di partito, nonostante per anni avessero attaccato il Movimento 5 stelle, accusandolo di opacità nel suo sistema di consultazione interna, oltre che di essere sostanzialmente al soldo di un'azienda privata, come la Casaleggio Associati. Senza poi considerare un paradosso ulteriore. Entrambi i contraenti del nuovo esecutivo hanno rimarcato assai spesso, negli ultimi giorni, il fatto di aver parlamentarizzato la crisi e di nutrire per questo un sacro rispetto per le istituzioni. Lo stesso Giuseppe Conte, che in Senato si era sentito in dovere di dare grandi lezioni di senso istituzionale a Matteo Salvini, si era personalmente appellato agli iscritti di Rousseau, chiedendo il loro sostegno. «Non lasciamo le idee dentro al cassetto, è una opportunità per il Paese che vogliamo. Possiamo riformare incisivamente il Paese», aveva dichiarato l'altro ieri. Un po' inusuale per un premier incaricato. Tanto più se si tratta della stessa persona che aveva definito (un po' paradossalmente) «inappropriato» essere accostato al Movimento 5 stelle. Ma ancor prima di lui, era stato il solito Renzi ad attaccare Salvini, il barbaro che credeva di poter pilotare la crisi dell'esecutivo gialloblù dai palchi dei comizi e, ancor peggio, dalla consolle del Papeete. Ancora ieri pomeriggio, il senatore semplice rimarcava: «Decide la Costituzione, non il Papeete». Eppure, questi fini giuristi, cultori della democrazia parlamentare, sono rimasti appesi al sito di Davide Casaleggio per quasi un'ora e mezza, costretti a nascondere il disappunto per la democrazia del Web, che avevano sempre deriso. Altro che parlamentarsimo. Stefano Graziosi
Ecco #DimmiLaVerità del 23 giugno 2026. Il senatore di Fdi Luca De Carlo ci racconta del Mundialito, esempio di buona integrazione organizzato dal Comune di Belluno.
Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin
Uno dei grandi temi energetici a livello nazionale è senza dubbio il nucleare. La riforma in merito è all'inizio del percorso in Senato, ed è già stato approvato il primo giro alla Camera. «La speranza», sostiene il ministro, «è di chiudere tutto entro la pausa estiva per poi presentare una proposta di decreto attuativo entro la fine dell'anno».
Ricorda inoltre che, nonostante il referendum che ha chiuso la relazione dell'Italia con il nucleare risalga al lontano 1987, «in Europa siamo rimasti il secondo Paese per competenze. Pensiamo a Marsiglia, dove si sta costruendo un enorme reattore di prova per la fusione nucleare: per quella infrastruttura, la guida è tutta italiana».
Nell'attesa, si continua ad andare avanti sul gas, che tuttavia presenta un forte problema di costi: il problema, racconta il ministro, è che quando arriva in Europa (sia che provenga dagli Usa sia dalla Russia) il prezzo si alza inevitabilmente. Chiaro poi che il blocco dello stretto di Hormuz ne abbia ulteriormente alzato i prezzi.
Spostando la tematica sul cambiamento climatico, le parole d'ordine sono adattamento e mitigazione. Pichetto Fratin, a questo proposito, spiega che «l'energia pulita significa proprio mitigazione, ad esempio un minor utilizzo del fossile. L'Italia, attualmente, pesa sulle emissioni mondiali per 0,6 %. Un terzo della nostra ricchezza risiede nelle esportazioni, non perché l'Italia faccia i prezzi più bassi (le commodities le vende la Cina), ma perché punta sulla qualità. Per produrre la stessa energia di un piccolo reattore nucleare da 300 MegaWatt (che occupa lo spazio di 3/4 campi da calcio), con il fotovoltaico occuperemmo lo spazio impressionante di 3000/4000 campi da calcio».
Riguardo alla lite fra Meloni e Trump, il ministro non pensa vi possano essere delle conseguenze a livello energetico: «Il mercato viaggia indipendentemente degli eventuali colpi di testa di Trump. Personalmente, già all'epoca delle elezioni, pensavo che per l'Europa fosse meglio la vittoria di Kamala Harris».
L'intervista si è chiusa con un commento sul generale Vannacci e sul suo partito Futuro nazionale: «Rappresenta certamente una parte della posizione politica nazionale. Bisogna tuttavia ancora vedere qual è la sua reale forza. Per quanto riguarda eventuali alleanze, le coalizioni si fanno sui contenuti, sugli obiettivi comuni. Le sue posizioni non rappresentano le mie».
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Al «Giorno della Verità» Riccardo Toto, direttore generale di Renexia; Edoardo Antonio De Luca, Head of Central Affairs di Enel; Lorenzo Fiorillo, Director Technology, R&D & Digital di Eni; e Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, si sono confrontati sul futuro energetico europeo. Al centro del dibattito reti, supercalcolo, rinnovabili e competitività industriale.
Autonomia energetica, investimenti nelle reti, innovazione tecnologica e sviluppo delle rinnovabili. Sono stati questi i temi al centro del panel L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa, andato in scena al «Giorno della Verità» e moderato dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin.
Edoardo Antonio De Luca, Head of Central Affairs di Enel, ha sottolineato come dalla guerra in Ucraina l’energia sia diventata sempre più una questione strategica per i Paesi europei, soprattutto per quelli che producono meno energia di quanta ne consumino. Secondo De Luca, per garantire resilienza di fronte agli shock energetici servono due direttrici: aumentare la produzione interna attraverso le fonti rinnovabili e rafforzare le infrastrutture di rete.
Un’esigenza destinata a crescere, considerando che i consumi energetici in Italia sono attesi in aumento del 20% nei prossimi anni. In questo contesto Enel ha annunciato un piano di investimenti globale da 53 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, dieci miliardi in più rispetto al precedente piano industriale.
Sul fronte dell’innovazione tecnologica è intervenuto Lorenzo Fiorillo, Director Technology, R&D & Digital di Eni, che ha evidenziato il ruolo strategico del supercalcolo nello sviluppo industriale. «Il valore del supercalcolo nasce dall’unione tra potenza computazionale e competenze tecnico-scientifiche», ha spiegato, sottolineando come l’elaborazione di enormi quantità di dati permetta di sviluppare modelli più accurati e accelerare l’innovazione.
Fiorillo ha inoltre annunciato l’avvio del nuovo supercalcolatore Hpc7 di Eni, che porta l’Italia al primo posto in Europa e al quarto nel mondo per capacità di supercalcolo, dietro soltanto a Stati Uniti, Cina e Giappone.
Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, ha invece posto l’accento sulla competitività delle imprese. Per affrontare il nodo energetico, ha spiegato, occorre agire su tre direttrici: proteggere il costo dell’energia attraverso una maggiore efficienza, investire nelle infrastrutture necessarie a rendere sostenibile la crescita delle rinnovabili e rafforzare ricerca, innovazione e tecnologia all’interno di una strategia industriale europea.
A chiudere il confronto è stato Riccardo Toto, direttore generale di Renexia, che ha indicato nell’eolico galleggiante una delle principali opportunità per il futuro energetico del Paese. Secondo Toto, le rinnovabili rappresentano una risposta fondamentale, ma servono approcci diversi rispetto al passato.
«Oggi c’è la possibilità di essere i primi in Europa e nel mondo nell’eolico fluttuante», ha affermato, spiegando come questa tecnologia possa contribuire non solo a ridurre la dipendenza da fattori geopolitici esterni, ma anche a creare una nuova filiera industriale nazionale. Una prospettiva che, secondo il manager, consentirebbe di trasformare la transizione energetica in un fattore di crescita economica e competitività per l’Italia.
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L'amministratore delegato e direttore generale di Simest Regina Corradini D'Arienzo
Al «Giorno della Verità» nel dialogo L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa è intervenuta Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest. Al centro del confronto il sostegno alle imprese colpite dallo shock energetico, il ruolo delle Pmi, la filiera produttiva e le prospettive dell’export italiano.
Un miliardo di euro per sostenere le imprese che hanno subito lo shock energetico e il rischio di un rallentamento degli investimenti, soprattutto per le piccole e medie imprese. È uno dei passaggi chiave del dialogo andato in scena al «Giorno della Verità» nel panel L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa, con protagonista Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest, intervistata dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin.
L’intervento ha messo al centro la necessità di evitare un freno alla crescita delle imprese dopo la fase di shock energetico. Le risorse stanziate, è stato spiegato, nascono dalla volontà di sostenere la continuità degli investimenti attraverso un’iniezione immediata di liquidità e un contributo a fondo perduto fino al 30%.
Nel ragionamento, un ruolo centrale è stato attribuito al concetto di filiera, indicato come elemento chiave per la tenuta del sistema produttivo italiano. L’eventuale blocco degli investimenti, è stato sottolineato, rappresenterebbe infatti un rischio significativo per la competitività complessiva.
Ampio spazio anche al tema dell’export italiano e alla sua evoluzione. Secondo quanto illustrato, la forza delle imprese italiane risiede nella diversificazione settoriale e nella struttura familiare delle aziende, considerata un punto di forza nella capacità di resistere agli shock esterni, anche in contesti geopolitici complessi.
Tra i dati citati, la prospettiva di un export italiano in crescita fino a 700 miliardi di euro entro il 2027. Un obiettivo che, è stato osservato, richiede un sistema in grado non solo di sostenere ma anche di incentivare l’internazionalizzazione delle imprese.
Attualmente, meno del 9% delle aziende italiane esporta: un dato che, secondo quanto emerso dal confronto, evidenzia la necessità di ampliare la platea delle imprese attive sui mercati esteri. Per questo motivo, è stato spiegato, gli strumenti di sostegno sono stati estesi anche alle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di rafforzare l’intera filiera produttiva.
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