
- La Cgil addossa le responsabilità del disastro di Firenze al governo. Eppure è stata la normativa europea ad aver imposto la massima flessibilità per le imprese sui lavori da affidare a terzi. L’arcivescovo Giuseppe Betori contro Bruxelles: «Ha tolto ogni freno».
- La ditta esecutrice del cantiere Esselunga è coinvolta anche in un crollo a Genova.
Lo speciale contiene due articoli
Con il crollo del cantiere Esselunga a Firenze e la morte di diversi operai non è mancato il botta e riposta di critiche con i sindacati, che hanno accusato il governo di aver introdotto una norma, quella del subappalto a cascata, sistema colpevole di aver innescato la morte dei lavoratori.
In particolare, è stato il numero uno della Cgil, Maurizio Landini, a puntare il dito contro il vicepremier e ministro delle Infrastrutture in quota Lega, Matteo Salvini. Chi ha ragione, dunque, tra Lega e sindacati? A tirare la giacchetta del governo italiano in materia di appalti è stata, innanzitutto, l’Unione europea. Il motivo? Da Bruxelles ci avevano fatto notare come la disciplina nazionale in materia di subappalto contravvenisse ai principi di parità di trattamento, trasparenza e proporzionalità, essendo state imposte limitazioni ingiustificate rispetto a quelle previste a livello europeo. In parole povere, erano troppo stringenti. Così, il governo Meloni ha dovuto metterci mano. Ma, come al solito, un conto sono le leggi in questo Paese e ben altro la loro applicazione sul campo. Per intenderci, non tutte le norme imposte dall’Unione europea all’Italia per favorire concorrenza e costi contenuti possono funzionare in un settore, quello delle infrastrutture, dove a volte si tende a chiudere più di un occhio per far quadrare i conti. A maggior ragione in un momento come quello attuale dove i prezzi delle materie prime sono alle stelle.
Fatto sta che il primo aprile 2023 è entrato in vigore il nuovo Codice dei Contratti Pubblici (Codice 36/2023) che ha sostituito il precedente Codice 50/2016. In dettaglio, il comma 19 dell’articolo 105 del Codice 50/2016 disponeva che: «L’esecuzione delle prestazioni affidate in subappalto non può formare oggetto di ulteriore subappalto». Ora quella parte non è più valida.
Con il nuovo Codice (c. 2 art. 119) ogni subappaltatore può a sua volta affidare «a terzi l’esecuzione di parte delle prestazioni o lavorazioni oggetto del contratto di appalto, con organizzazione di mezzi e rischi a carico del subappaltatore». Insomma, via libera al subappalto a cascata.
Quali sono, insomma, i vantaggi e rischi del subappalto? Il subappalto permette all’appaltatore di suddividere il lavoro affidando le attività a società che possono svolgere il lavoro in modo più rapido e possibilmente più economico. Se fosse così, sarebbe tutto perfetto. Ma i rischi non mancano. C’è innanzitutto quello legato al decadimento della qualità dell’opera se il subappaltatore non è adeguatamente qualificato. Non va scordato, poi, il problema potenziale del riciclaggio di denaro di provenienza da attività illecite o il risparmio sulla formazione degli operai per quanto riguarda la sicurezza nel cantiere.
Per evitare tutto questo, insomma, diventa fondamentale mantenere un controllo costante sulla qualità del lavoro svolto dai subappaltatori attraverso l’implementazione di procedure di monitoraggio per garantire che gli standard di qualità vengano soddisfatti. Ed è proprio qui dove potrebbe crearsi il problema: la mancanza di adeguati controlli potrebbe portare a una qualità del lavoro peggiore o, ancor peggio, alla morte o al ferimento dei lavoratori.
Ne è convinto, l’arcivescovo di Firenze, cardinale Giuseppe Betori. Il quale, a margine del minuto di silenzio in piazza della Signoria, dopo la tragedia del crollo del cantiere Esselunga in via Mariti, ha dichiarato: «Tragedie come queste ci dicono che non è la fatalità perché esse accadono ma è responsabilità che altri dovranno accertare ma che noi dobbiamo resuscitare nel cuore di ciascuno. Tutti abbiamo un po’ da responsabilizzarci in più nell’ambito del lavoro e della sua sicurezza. Noi chiediamo sempre che ci sia lavoro ma se il lavoro non è sicuro non lo vogliamo perché porta la morte». Betori ha anche puntato il dito contro l’Ue durante il suo discorso. «Mi meraviglia molto la linea legislativa liberalizzante dell’Europa che ha tolto ogni freno ai subappalti senza più nessuna capacità di regolarizzare questo sistema. Non è liberalizzazione quello che dobbiamo inseguire, ma è la dignità delle persone che deve essere sempre assicurata».
Intanto, sul tema, il ministro del Lavoro e delle politiche sociali, Marina Calderone, ha ribadito che non è stato fatto «nessun passo indietro sulla sicurezza del lavoro. Andremo avanti per attuare quanto già adottato da quando il governo si è insediato. Ma altro sarà fatto: questo è il momento del cordoglio per i lavoratori che hanno perso la vita, della vicinanza alle loro famiglie e dell’accertamento dei fatti da parte dell’autorità giudiziaria».
Infine, anche la segretaria del Pd, Elly Schlein, si è detta «molto decisa a riproporre il tema» della sicurezza sul lavoro «all’attenzione del governo, che ha gli strumenti per affrontarlo». C’è la disponibilità ad «abbandonare lo scontro con la premier Giorgia Meloni» e «affrontare insieme questa emergenza».












