
Non si ferma lo scontro tra i magistrati e la politica per il caso della «famiglia del bosco», composta da Nathan Trevallion, sua moglie e dei tre figli, che il Tribunale dei minori dell’Aquila ha allontanato dal casolare ubicato in un bosco nel Comune di Palmoli, sopra Vasto, in Abruzzo.
Ieri una nota della giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) ha invitato al «rispetto del ruolo della giurisdizione in una vicenda che coinvolge valori tra i più delicati: il diritto della famiglia a determinare le proprie scelte di vita e, al tempo stesso, il dovere di tutela dei minori previsto dalla nostra Costituzione». Secondo le toghe dell’Anm, «il provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale del Tribunale per i minorenni di L’Aquila si fonda su valutazioni tecniche e su elementi oggettivi: sicurezza, condizioni sanitarie, accesso alla socialità, obbligo scolastico. Ed è stato assunto nel rispetto delle norme vigenti e con finalità esclusivamente protettive». Fin qui i toni sono formali, ma la nota si conclude con un attacco alle critiche arrivate da numerosi parlamentari ed esponenti del governo: «Le strumentalizzazioni di certa politica su ciò che sta succedendo appaiono, a nostro avviso, in netto contrasto col rispetto dei diritti dei minori, dei più deboli, e della dignità di tutte le persone coinvolte. Occorre, invece, avere fiducia nelle decisioni assunte dai tribunali ed evitare semplificazioni e contrapposizioni».
Ancora più diretto Rocco Maruotti, segretario generale dell’Anm, che ha attaccato esplicitamente le parole del leader della Lega Matteo Salvini, colpevole di aver espresso posizioni critiche verso la decisione dei giudici abruzzesi. «L’ordinanza è stramotivata, è lunga dieci pagine», ha detto Maruotti intervenendo a Stresa al forum di Fondazione iniziativa Europa, che poi ha aggiunto: «È da ieri che Salvini e tutto un arco politico si scagliano contro il giudice. Il Csm e l’Anm servono anche a difendere i magistrati quando vengono inopportunamente attaccati dalla politica. Leggete i provvedimenti prima di attaccare a occhi chiusi un giudice, perché un giudice prima di emettere un provvedimento esercita una funzione molto delicata, che è quella di decidere sulla vita delle persone e lo fa con grandissimo scrupolo».
Toni che stridono se messi a confronto con le parole misurate espresse proprio a Stresa dal guardasigilli Carlo Nordio: «Strappare un bambino a una famiglia è un atto estremamente doloroso, bisognerà approfondire». Secondo il ministro della Giustizia, «in questo momento è prematuro fare qualsiasi considerazione procedurale, bisogna fare degli accertamenti profondi», perché «bisogna vedere se vivere così compromette o meno l’educazione dei bambini, però penso che i genitori siano i primi a essere consapevoli dei loro doveri».
Intanto, l’avvocato Giovanni Angelucci, che assiste la famiglia Trevaillon, prepara il ricorso contro l’ordinanza con cui il Tribunale per i minorenni di L’Aquila ha disposto la sospensione della potestà genitoriale. Circa il problema dell’agibilità e della salubrità della casa, il legale spiega: «Abbiamo un certificato di idoneità statica rilasciato dall’ingegnere Di Muzio, tecnico di parte, lunedì scorso, dopo l’emissione del provvedimento, e lo depositeremo: nel documento in cui si attesta che la casa è sicura e non è a rischio crollo». «Per quanto riguarda il discorso del bagno», il legale sottolinea che uno studio di ingegneria ambientale «sta predisponendo un progetto con l’ufficio tecnico, con una Scia, per poter realizzare un bagno all’esterno, adiacente all’abitazione, dotato di un sistema di fitodepurazione». E anche sul tema delle vaccinazioni il Tribunale dei minori sarebbe caduto, almeno in parte, in errore: «I bambini hanno fatto i vaccini obbligatori, non hanno fatto il richiamo perché non vanno a scuola, quindi non è che non sono vaccinati, il primo vaccino lo hanno fatto».
Intanto, in attesa della decisione sul ricorso, si moltiplicano le petizioni online sostegno della famiglia anglo-australiana di Palmoli. Il primo appello, «Salviamo la famiglia nel bosco», ha superato le 78.000 firme dopo essere stato avviato l’11 novembre, con un’impennata di circa 23.000 adesioni tra venerdì e sabato. Almeno altre sette petizioni sono state avviate dopo il provvedimento giudiziario: tra queste, «Liberate i bambini della famiglia nel bosco», «Per i bambini del bosco appello al tribunale dell’Aquila per riunire la famiglia». E anche la Lega Abruzzo si mobilita, lanciando una raccolta firme affinché i 3 bambini possano tornare a vivere con i propri genitori. «Nei prossimi giorni saremo nelle principali piazze abruzzesi con i gazebo perché il provvedimento del Tribunale dei Minorenni va rivisto», ha spiegato Vincenzo D’Incecco, coordinatore regionale della Lega.






