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Lamorgese commissariata con una cabina di regia: sgambetto di Draghi al Colle?

Lamorgese commissariata con una cabina di regia: sgambetto di Draghi al Colle?
Luciana Lamorgese e Mario Draghi (Ansa)
Dopo le figuracce su sbarchi, ius soli e green pass, il premier pensa a un tavolo sui migranti a Palazzo Chigi. Mettendo in un angolo la ministra vicina a Sergio Mattarella.
Può accadere in qualunque governo che un ministro, su un determinato dossier, si trovi ad attraversare una settimana difficile. Meno consueto è il fatto che un ministro si renda responsabile di una umiliante débâcle politica su ben tre fronti diversi nella stessa settimana. È quello che sta accadendo a Luciana Lamorgese: il primo infortunio è stato quello legato alla surreale gestione della questione green pass; il secondo quello relativo alla polemica sullo ius soli, in cui la titolare del Viminale si è incredibilmente infilata, con relativa lezione anti strumentalizzazione impartita a tutti dall'olimpionico Marcell Jacobs; il terzo, infine, quello prodotto dal collasso delle politiche sull'immigrazione. Sono i dati a certificare un verdetto devastante: dal 1° gennaio all'11 agosto si sono registrati 32.167 migranti sbarcati in Italia, più del doppio dei 15.151 dell'anno scorso, e otto volte di più dei 4.169 del 2019, quando al ministero dell'Interno c'era Matteo Salvini.

La responsabile politica di un simile disastro farebbe bene a tacere. E invece la Lamorgese, con sprezzo del pericolo, ignorando il segnale esplicito (lunedì scorso sulla Verità) di un'intervista molto dura e argomentata nei suoi confronti di Nicola Molteni, sottosegretario nel suo ministero ed esponente leghista di punta, si è permessa il lusso di rilasciare un'intervista sprezzante verso Salvini sulla Stampa. Il giorno dopo, il leader leghista ha avuto buon gioco a risponderle punto su punto, elencando uno per uno i fallimenti del ministro.

Va anche notato il silenzio pesantissimo di Mario Draghi. In genere, anche quando Draghi smentisce nel merito un suo ministro (ed è accaduto, ad esempio, nella circostanza in cui il premier ha fatto a pezzi la linea di Roberto Speranza che voleva imporre l'obbligatorietà del richiamo eterologo, cioè del mix vaccinale per chi avesse ricevuto una prima dose di Astrazeneca), tende però a difendere pubblicamente il membro della squadra governativa. Stavolta, non una parola è stata finora pronunciata da Palazzo Chigi a difesa della Lamorgese. Dalle parti del Viminale, si confida che un incoraggiamento possa venire nella giornata di Ferragosto: ma, anche ammesso che ciò avvenga, la titolare dell'Interno sarebbe stata comunque lasciata sulla graticola per una settimana interminabile e caldissima (in tutti i sensi).

Ieri, intanto, il quotidiano torinese ha valorizzato un'indiscrezione: quella secondo cui Draghi vorrebbe una «cabina di regia» a Palazzo Chigi sull'immigrazione. Secondo La Stampa, «parteciperebbero tutti i ministri coinvolti dal dossier […] facendo sedere allo stesso tavolo il ministero degli Esteri, il sottosegretario agli Affari europei, i ministeri economici e il titolare della Salute». Nell'interpretazione del giornale di Torino, la cabina di regia servirebbe a «spostare su tutto il governo la responsabilità, come auspica Lamorgese». In più, la titolare del Viminale, bontà sua, sarebbe «disponibile a incontrare i leader e a ricevere le loro proposte», e in questo contesto si collocherebbe un «confronto con Salvini», allargato a Luigi Di Maio, al rientro di Draghi dalle ferie.

Come si vede, nel tentativo di difendere il Viminale, La Stampa cerca di veicolare il messaggio per cui sarebbe la stessa Lamorgese a spingere per questa cabina. Non solo: con un tocco surreale, il titolo del quotidiano evoca una volontà di Draghi di «blindare» la Lamorgese. Ma come blindare? Di tutta evidenza, un'operazione del genere non sarebbe una blindatura, bensì un commissariamento della Lamorgese. Anche i bambini capiscono che quando un ministro viene accerchiato in questo modo sui temi specifici del suo dicastero, ciò accade proprio a causa della sua estrema debolezza.

Debolezza che è destinata ad aggravarsi il 18 agosto, giorno in cui la presidenza di turno Ue ha convocato una riunione straordinaria dei ministri degli Interni. Ma all'ordine del giorno, a meno di novità per ora imprevedibili, ci sarà solo la crisi al confine tra Lituania e Bielorussia: non una parola, invece, sull'emergenza migratoria che sta deflagrando nel Mediterraneo (su cui Lamorgese ha sollecitato un'altra riunione, non ancora fissata). Un ennesimo schiaffo all'Italia.

Da ultimo, una considerazione che riguarda gli equilibri di potere tra i palazzi romani. È noto a tutti che la candidatura di Luciana Lamorgese al Viminale (per il Conte bis e per il governo Draghi, e se non ci fosse stato di mezzo Salvini anche per il Conte uno) è stata fortemente voluta da Sergio Mattarella. E sta di fatto che, a torto o a ragione, tutti a Roma ritengono la Lamorgese espressione politica del Colle più ancora di Marta Cartabia. Maliziosamente, c'è chi osserva che il prolungato silenzio di Draghi sulle disgrazie della Lamorgese possa essere interpretato anche così: il premier non è uomo da sgambetti plateali, ma potrebbe non essere stato - diciamo - troppo addolorato dalle difficoltà politiche del ministro voluto dal Quirinale. Il Colle fa osservazioni puntigliose sulla decretazione? Mattarella e Draghi rischiano oggettivamente di trovarsi in rotta di collisione in vista dell'elezione del nuovo presidente della Repubblica? Alcuni capi di gabinetto e capi di uffici legislativi notoriamente in contatto con la segreteria generale del Quirinale sgomitano un po' troppo? Beh, non c'è da stupirsi se poi a Palazzo Chigi non ci si sbracci né ci si affretti più di tanto per difendere la Lamorgese.

Né demone né cialtrone: Thiel preso sul serio
Peter Thiel (Imagoeconomica)
Le sue riflessioni poggiano sul presupposto heideggeriano di ineluttabilità della Tecnica e su un’idea del progresso come portato cristiano. Il pur discutibile accelerazionismo, mutuato da Nick Land, nasce dal timore che un potere globale schiacci l’innovazione.

Finito il breve momento di critica preventiva alle Conferenze sull’Anticristo che Peter Thiel ha tenuto a Roma, si possono ora leggere i resoconti - ottimo quello di Stefano Graziosi - di chi alle conferenze c’è andato davvero, e si può constatare come il giornalismo delle maestrine che corrono a chiudere le orecchie ai bambini che non devono sentire quello che dice un «fascista» [sic] non colga altro risultato se non quello di ribadire la grande ignoranza di chi pensa di parlare di filosofia e teologia ma, in realtà, sta solo obbedendo all’imperativo della sua vita: ribadire di essere un benpensante.

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Gad Lerner, l’antipatico arguto capo delle Brigate Rolex
Gad Lerner (Ansa)
Cronista rigoroso e intelligente, non si è mai pentito della militanza in Lotta Continua. Polemico e tagliente, primo della classe, è da sempre un mago nel sapersi riposizionare tra televisione e giornali, cantandosela e suonandosela con invidiabile aplomb.

Cognome e nome: Lerner Gad. Beirut, 7 dicembre 1954. «Sono un ebreo fortunato. Ero un bambino che divorava libri, un po’ rachitico e molto emotivo», e fin qui...

«Un italiano che ha vissuto da apolide per metà della sua vita», e fin qui...

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Gli anarchici volevano far esplodere Roma
(Ansa)
I due sovversivi morti stavano confezionando una bomba difficilmente trasportabile in un casolare al parco degli Acquedotti. A un solo chilometro c’è un centro della Polizia di Stato, forse il target da colpire. I compagni: «La vendetta sarà terribile».

Potrebbero arrivare dalla natura dell’ordigno che stavano costruendo le prime risposte sul tipo di azione che gli anarchici Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, morti a Roma nella notte tra giovedì e venerdì nel crollo del Casale Sellaretto, all’interno del parco degli Acquedotti, intendevano mettere in atto.

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Tech e assistenza non stanno insieme
(iStock)
Per cogliere i vantaggi della rivoluzione digitale è necessario passare da un welfare redistributivo a un sistema di formazione cognitiva. Servono più investimenti privati.

La Commissione europea ha raccomandato all’Italia di aumentare del 5% la percentuale di produzione manifatturiera - con tendenza declinante come in altre nazioni europee - nel mix di settori che generano ricchezza nazionale. In uno studio simile che ho condotto due anni fa su richiesta di attori finanziari privati emerse un numero simile (7%), ma in un modello sistemico che valutava l’impatto sia selettivo sia propulsivo della rivoluzione tecnologica in atto nei tre settori dell’economia: agricoltura (primario), industriale (secondario) e dei servizi (terziario).

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