Federico Freni (Imagoeconomica)
Il cdm doveva ratificare la scelta del leghista per l’authority, ma Fi chiede un indipendente. Si fanno i nomi di Claudio Brogi e Federico Cornelli.
Pensava di doversi difendere dagli attacchi dell’opposizione. Dalle accuse della sinistra che dimenticandosi per esempio di Guido Rossi e Luigi Spaventa - ex presidenti della Consob che hanno avuto prima o dopo un passato rosso in politica - era pronta (in realtà lo stanno già facendo da un po’) ad accusarlo di essere un uomo di parte, per giunta della parte leghista, che andava a prendere la guida di un authority molto delicata e necessariamente indipendente come quelle che supervisiona sulla Borsa. E invece i veri pericoli arrivavano dal fuoco amico.
Ieri, il sottosegretario all’economia e alle finanze nei governi Draghi e Meloni, Federico Freni, avrebbe dovuto ricevere l’investitura dal consiglio dei ministri per succedere a Paolo Savona che ha la carica in scadenza l’8 marzo. La nomina era data per scontata un po’ da tutti. Vuoi per i retroscena che si susseguono da mesi, vuoi per lo standing del melomane con il pallino della finanza. Tant’è che giravano già i nomi dell’ex ministro del Turismo, Massimo Garavaglia, e di Gianpiero Zinzi per prendere il suo posto al Mef, ma all’improvviso è saltato tutto.
Motivazioni ufficiose? Antonio Tajani si sarebbe messo di traverso. O meglio, il leader di Forza Italia avrebbe saputo solo dai giornali che oggi ci sarebbe stata una nomina di questo peso in cdm. Aveva inteso che quella da coprire fosse la figura di un membro della Consob e non del numero uno degli sceriffi del mercato.
Se le cose stanno davvero così non lo sapremo probabilmente mai. Possibile invece che Forza Italia reputi di avere maggiore «predisposizione» del Carroccio per quella poltrona.
Un po’ perché le banche, ricordiamoci che Piazza Affari è una delle Borse più bancocentriche del Vecchio Continente, lei le ha sempre difese, mentre la Lega chiedeva loro di pagare gli extraprofitti, e un po’ perché se stiamo all’economia e allo spoil system della politica, il Carroccio ricopre già un ruolo apicale con Giancarlo Giorgetti alla guida del ministero, mentre gli azzurri sono a bocca asciutta.
Insomma, si è trattato di un disguido (che sarebbe comunque grave) o quella di ieri è la posizione definitiva degli azzurri che magari chiedono altro in cambio del via libera? Siamo di fronte a un semplice rinvio, a una brutta figura alla quale si può presto porre rimedio, o la questione è ben più profonda?
A giudicare dalle dichiarazioni di Forza Italia del mattino (prima del consiglio dei ministri) c’è da propendere per la seconda ipotesi. Con la presa di posizione gelida del portavoce azzurro Raffaele Nevi. «Freni alla Consob? Vediamo», aveva risposto, «di questa cosa se ne occupa il nostro leader del partito Antonio Tajani. Segnalo solamente che non ci ha mai convinto la designazione di un politico alla Consob. Noi rimaniamo su questa posizione. Secondo noi è bene che lì, siccome si tratta di questioni molto tecniche, ci sia un tecnico, un non politico di alto livello con grande esperienza. La tratteranno i leader nelle prossime ore. Non facciamo nomi, ci sono tante persone autorevoli che secondo noi potrebbero svolgere al meglio senza nulla togliere a Freni che è uno straordinario sottosegretario al ministero delle Finanze e penso stia facendo bene».
Non solo perché anche i segnali che arrivavano da Fratelli d’Italia non erano proprio rassicuranti. «Il sottosegretario», sottolineava il responsabile economico del partito Marco Osnato, «è una persona che ha tutte le caratteristiche per svolgere quel ruolo alla Consob, ma allo stesso tempo è una pedina importante nello scacchiere del Mef». E così le certezze del mattino si sono trasformate in dubbi e cattivi pensieri che anche l’ennesimo endorsement di Salvini («Freni è stato un bravissimo sottosegretario dell’Economia, quindi penso che possa fare con altrettanta capacità altri ruoli») hanno fugato.
Una escalation fino alla doccia fredda arrivata dal Consiglio dei ministri. Con Tajani che ha tenuto il punto e gli azzurri che hanno evidenziato la necessità di avere come presidente una figura indipendente, prospettando anche il rischio di rilievi sulla nomina da parte della Corte dei conti.
A un certo punto è stata valutata la possibilità di avviare la nomina di Freni all’interno dell’authority per rinviare a una secondo momento la scalata al vertice. Ma l’opzione è presto tramontata. Resta un bel pasticcio. Del resto, se Forza Italia punta su un altro cavallo lo scopriremo a breve.
Si fanno dei nomi. Come è ovvio che sia. Quello di Marina Brogi, per esempio. Professoressa di Economia e tecnica dei mercati finanziari alla Bicocca di Milano, ma soprattutto con un curriculum infinito nei cda di banche e società quotate. È anche in Generali, il crocevia delle battaglie della finanza italiana. Si parla della Brogi soprattutto per i rapporti molto stretti con la famiglia Berlusconi.
Ma c’è anche un’altra figura, meno conosciuta, ma non per questo defilata. Si tratta di Federico Cornelli, commissario Consob dal 2023 e membro della Commissione di revisione del Testo Unico della Finanza, proprio il Tuf sul quale da tempo sta lavorando l’altro Federico, Freni.
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Clive Staples Lewis. Nel riquadro, il libro «L’abolizione dell’uomo»
Adelphi ripubblica «L’abolizione dell’uomo» dell’autore delle «Cronache di Narnia». La migliore risposta a chi vuol fermare la violenza proponendo corsi sessuo-affettivi: «Irrighiamo i deserti con i giusti sentimenti».
«Il compito degli educatori moderni non è di sfrondare le giungle, ma di irrigare i deserti. La giusta difesa contro i falsi sentimenti è di inculcare giusti sentimenti». Possono bastare queste poche frasi di Clive Staples Lewis (1898-1963) per risolvere il contorto dibattito che da giorni si trascina a proposito della violenza e del disagio giovanile. Udiamo grandi e robuste parole come ascolto, integrazione e rispetto. Ci viene detto che se i giovani stranieri si riuniscono in bande e accoltellano è perché non abbiamo saputo accoglierli a dovere. E se fra i giovani italiani dilagano ansia e depressione, ci viene ribadito, è colpa della pressione a cui vengono sottoposti, alle carenze della scuola e alla mancanza di una educazione sessuo-affettiva diffusa.
Possiamo solo immaginare come Lewis avrebbe spazzato via tutte queste osservazioni, ma per fortuna ci ha lasciato una preziosa eredità sulla quale si potrebbe edificare un nuovo edificio educativo, se solo lo si volesse. Parliamo di un libretto intitolato L’abolizione dell’uomo, ora meritoriamente rieditato da Adelphi (che ha da poco ripubblicato anche la gloriosa Trilogia cosmica), che riunisce tre conferenze del grande scrittore irlandese, autore fra l’altro delle Cronache di Narnia. Il primo di questi interventi riguarda proprio l’educazione e spiega chiaramente quali siano le storture di quella moderna. Questa produce quelli che Lewis chiama «uomini senza petto». Cioè individui convinti che non vi sia alcun ordine oggettivo del mondo, alcuna Verità, ma solo sentimenti e opinioni.
L’ordine, dice Lewis, esiste eccome, è sempre esistito, tanto che tutte le grandi tradizioni ne sono consapevoli. È a questo ordine che l’essere umano deve accordarsi. Lewis lo chiama il Tao, la Via. Altri lo possono chiamare legge naturale o morale ma la sostanza non cambia.
Il Tao, termine che il cristiano Lewis riprende dalla cultura cinese e rilegge, è «il Cammino, la Via. Esso è la Via su cui l’universo procede, la Via per cui le cose perennemente emergono, silenziose e tranquille, nello spazio e nel tempo. Ed è anche la Via che ogni uomo dovrebbe percorrere in imitazione di quella cosmica e sovra cosmica progressione, conformando ogni sua attività a quel grande modello. “Nel rituale”, è detto negli Analetti, “è l’armonia con la Natura che viene apprezzata”. Allo stesso modo, gli antichi Ebrei lodano la Legge per il suo essere “vera”».
Questo Tao «non è uno tra i tanti possibili sistemi di valori. È la sola e unica fonte di tutti i giudizi di valore. Respingendola, respingeremo ogni valore. Trattenendo ogni valore, la tratterremo. Sforzarsi di confutarla e di porre al suo posto un nuovo sistema di valori equivale ad autocontraddirsi. Non c’è mai stato, e mai ci sarà, un giudizio di valore radicalmente nuovo nella storia del mondo. Quale che sia la pretesa di essere dei nuovi sistemi o (come oggi si chiamano) «ideologie», consistono tutti di frammenti del Tao stesso, arbitrariamente strappati al loro contesto globale e quindi isolatamente esasperati, per quanto debbano sempre al Tao, e a esso soltanto, ogni loro eventuale validità. Se il mio dovere nei riguardi dei miei genitori è una superstizione, allora lo è anche il mio dovere nei riguardi della posterità. Se è una superstizione la giustizia, allora lo è anche il mio dovere nei riguardi del mio Paese o della mia razza. Se la ricerca della conoscenza scientifica è un valore reale, allora lo è anche la fedeltà coniugale. La rivolta delle nuove ideologie contro il Tao è la rivolta dei rami contro l’albero: distruggendolo, i ribelli scoprirebbero di avere distrutto sé stessi».
Compito dell’educatore è dunque quello indicato da Sant’Agostino, il quale «definisce la virtù ordo amoris, l’ordinata distribuzione degli affetti in cui a ogni grado di amore oggetto è tributato quel genere e che gli è appropriato. Aristotele», continua Lewis, «afferma che scopo dell’educazione è inculcare nell’allievo il gusto e l’avversione per ciò che sarebbe giusto che amasse o aborrisse. Pervenuto all’età della riflessione, l’allievo in tal modo assuefatto agli “affetti ordinati” o ai “giusti sentimenti” scoprirà facilmente i primi principi dell’Etica [...]. Prima di lui, Platone aveva detto lo stesso. Il cucciolo umano non avrà dapprincipio le giuste reazioni. Egli dev’essere assuefatto a provare piacere, inclinazione, disgusto e odio per quelle cose che sono in effetti piacevoli, amabili, disgustose e odiose».
Occorre educare al bene e al bello, non a partire dalla ragione ma dall’emozione. Solo in seguito, una volta acquisita questa familiarità emotiva, quasi fisica, con l’ordine naturale, il singolo scoprirà che anche la ragione si accorda a esso, con grazia. Meglio: ciò avviene se non si è uomini senza petto come quelli che la nostra società ha formato nella modernità. Uomini cioè senza cuore, luogo intermedio fra la mente e le viscere. Non è difficile trovarne tanti anche oggi: individui guidati da una ragione senza emozioni, totalmente artificiale, o dagli istinti più bassi e irragionevoli. Questi ultimi sono brutti, violenti. Gli altri si dicono magari intellettuali eppure «non è l’eccesso di pensiero ma la penuria di fertile e generosa emozione a contraddistinguerli. Non è che la loro testa sia più grande dell’ordinario: è l’atrofia del petto a farla apparire tale». Secondo Lewis, «questa è la tragicommedia della nostra situazione, continuiamo senza sosta a reclamare a gran voce quelle stesse qualità che rendiamo impossibili. [...] Con una sorta di spaventosa semplicità rimuoviamo l’organo e pretendiamo la funzione. Produciamo uomini senza petto e ci aspettiamo da loro virtù e intraprendenza. Ridiamo dell’onore e ci stupiamo di trovare dei traditori in mezzo a noi. Castriamo, e pretendiamo che l’animale sia fecondo». Il tanto discusso disagio giovanile odierno è il disagio di tutti coloro che si collocano «fuori dal Tao», che non riconoscono questo ordine e ne propongono uno artefatto o non ne propongono nessuno, che confondono istinti ed emozioni, che non sanno dire che cosa sia giusto e bello perché hanno il cuore arido. Il dramma attuale è la mancanza di petto, che ogni cultura declina a modo suo, più o meno violentemente.
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(Arma dei Carabinieri)
Un arsenale completo di armi da guerra tra cui razzi anticarro, esplosivi e munizioni, è stato rinvenuto dai Carabinieri della Compagnia di Bianco durante una vasta operazione di controllo del territorio nelle zone impervie delle montagne calabresi e in case abbandonate della Locride.
Il sequestro è avvenuto nel territorio del Comune di Caraffa del Bianco, in provincia di Reggio Calabria, in un’area particolarmente isolata e difficilmente accessibile.
L’ operazione si inserisce in un più ampio dispositivo di prevenzione e contrasto alla criminalità organizzata ed è stata resa possibile grazie all’apporto altamente specialistico dei militari dello Squadrone Eliportato «Cacciatori di Calabria», reparto d’élite dell’Arma dei Carabinieri specializzato nelle attività di ricerca in ambienti difficilmente accessibili. Proprio durante una perlustrazione accurata del territorio, i militari hanno individuato un fusto in plastica nascosto tra le pietre di un muro di contenimento, molto bene mimetizzato per sfuggire a eventuali controlli.
All’interno del contenitore è stato trovato un vero e proprio arsenale: un fucile d’assalto tipo Kalashnikov, completo di caricatore e munizioni calibro 7.62 x 39, un fucile semiautomatico calibro 12 con matricola abrasa, una doppietta dello stesso calibro, tre bombe anticarro di tipo M-60 e altri tre razzi anticarro. Un quantitativo e una tipologia di armi che fanno presumere una destinazione ad attività criminali di elevata pericolosità.
Considerata l’estrema minaccia alla sicurezza rappresentata dall'esplosivo rinvenuto, i Carabinieri hanno immediatamente richiesto l’intervento degli artificieri antisabotaggio del Comando Provinciale di Reggio Calabria. L’area è stata prontamente isolata e messa in sicurezza attraverso un’accurata cinturazione per tutelare l’incolumità degli operatori e prevenire rischi per la popolazione. In seguito, gli ordigni sono stati fatti brillare sul posto secondo le procedure previste. L’intervento degli specialisti è durato diverse ore, a conferma della complessità e delicatezza delle operazioni.
Le attività di controllo non si sono fermate al primo ritrovamento. Nel proseguimento delle perlustrazioni, i militari dell’Arma hanno esteso le ricerche anche a strutture rurali e fabbricati dismessi della zona. All’interno di un casolare abbandonato sono stati così ritrovati altri quattro fucili e una pistola Smith & Wesson, assieme a diverse munizioni di vario calibro poste sotto sequestro con il resto delle armi.
Il consistente sequestro ha consentito di sottrarre alla disponibilità della criminalità un ingente quantitativo di armi e materiale esplodente, che avrebbe potuto essere impiegato per compiere gravi fatti di sangue o azioni intimidatorie.
L’operazione rappresenta un ulteriore segnale della costante presenza dell’Arma dei Carabinieri sul territorio, capace di intervenire con prontezza anche in contesti operativi complessi.
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Migranti (iStock). Nel riquadro, lo Stek-Oost di Amsterdam
Tragico esperimento sociale ad Amsterdam, sulla pelle dei ragazzi: 125 rifugiati ospitati insieme a 125 studenti e studentesse. È record di molestie e assalti sessuali. Il delirio della presidente del distretto: «E allora dove dovremmo mettere queste persone?».
Ad Amsterdam è stato fatto un esperimento che è andato storto: 125 rifugiati sono stati ospitati insieme a 125 studenti e studentesse olandesi in un complesso residenziale in un posto che si chiama Stek Oost. Risultato: sono state segnalate decine di aggressioni sessuali, molestie e stalking attraverso un programma di documentari investigativi olandese che si chiama Zembla. Negli ultimi 18 mesi gli ex residenti di questi immobili hanno sporto denuncia per 20 aggressioni e violenze sessuali, ma si presume che i reati siano avvenuti già nel 2022.
E meno male che l’idea è stata venduta nel 2016 come una forma pionieristica di edilizia abitativa definita dal The Sun orribile. Specificamente ha destato particolare turbamento un caso scioccante nel quale una donna ha dichiarato di essere stata violentata da un rifugiato siriano che l’aveva invitata nella sua stanza per guardare un film nel 2019. Si era presentato come un agnello che «voleva imparare l’olandese e studiare», questo ci dice Amanda, che nella stanza ci è entrata e invece dell’agnello ha trovato un lupo il quale, dopo averla intrappolata nella medesima stanza, ha iniziato l’aggressione. La giovane che ha subito l’aggressione si è rivolta alla polizia, ma le è stato detto che non c’erano prove sufficienti per avviare un’indagine. E fin qui non è che da noi si brilli da questo punto di vista. Se non fosse che alcuni mesi dopo un’altra donna espose i suoi timori circa questo siriano, ma le autorità locali dichiararono che sarebbe stato impossibile sfrattare l’uomo. Finalmente, nel 2024, il signor Mohammed Ra è stato condannato per due capi di imputazione, per stupro contro Amanda e contro un’altra residente.
Fu segnalato, inoltre, traffico di droga, scoppiarono risse e l’associazione per l’edilizia popolare, che gestisce questi edifici, sospettò che in uno degli appartamenti si fosse verificato uno stupro di gruppo. Insomma, questo siriano, avendo commesso quello che aveva commesso, ha potuto continuare a vivere in quel quartiere di edilizia popolare con il rischio, evidente a chiunque, che avrebbe potuto violentare molte altre ragazze nelle loro case.
Nonostante tutto ciò, il Comune si è rifiutato di interrompere questo progetto edilizio con intenti popolari e di inclusione sociale perché la presidente del distretto, tale Carolien de Heer, tratta evidentemente e resa persona in carne e ossa da Alice nel paese delle meraviglie, avrebbe detto a chi l’ha intervistata e le ha chiesto conto dell’accaduto: «Dove dovrebbero andare allora le persone?». La risposta la diamo noi qui da Milano, in Italia, cara la signora Alice in Wonderland de Heer. Ma lei, quanti parenti, amici, sostenitori politici, amiche e conoscenti di fiducia ha? Io penso che una signora come lei, presidente di un distretto di una città così importante, ne abbia molti. Le stiamo inviando un taccuino e una penna di dimensioni piccole in modo che se lo possa mettere nella tasca della giacca o nella borsetta. Lo porti sempre con sé e ogni qualvolta che le viene il nome di una famiglia che appartenga a una delle categorie descritte poco sopra, prenda un appunto e vedrà che in pochi giorni stilerà un elenco di centinaia di persone. Mandi loro una lettera e gli suggerisca di accogliere questi 125 rifugiati per fare, a casa loro, l’esperimento di inclusione sociale. Dimenticavo, qualcuno se lo prenda anche lei signora Alice de Heer e poi, magari, ne riparliamo; dopo andiamo noi direttamente dall’Italia a intervistare gli ospitanti e gli ospitati e vediamo quel che succede, magari incrementa anche le nascite e diminuisce l’età della popolazione. Nel frattempo, l’esperimento andrà avanti fino all’aprile del 2028. Le diamo un suggerimento amichevole. Glielo diamo solo perché siamo amanti dello Stregatto, della Regina di cuori, del Cappellaio Matto, del Bianconiglio, di Bill la lucertola e della Lepre Marzolina, usciti dalla fantasia di Lewis Carroll. Questo romanzo è considerato uno dei maggiori esempi del genere letterario del nonsenso. Ecco un motivo in più per dedicarglielo, cara signora Alice de Heer.
Secondo me, lei nel mondo del nonsenso ci sta a pennello, e le sue frasi in risposta a chi l’ha intervistata potrebbero essere messe in bocca al Cappellaio Matto o anche al Bianconiglio perché fare un’affermazione come quella che lei ha fatto in risposta all’intervistatore olandese è roba da conigli, cioè gente che anche di fronte a un evidente errore, pericolo, disastro, alza le orecchie e scappa come il simpatico animale.
L’ideologia procura disastri. E una posizione diciamo «ideale» che è talmente rigida e dogmatica che funziona come una di quelle lenti distorte che, nel primo caso, non ti fa vedere la realtà perché è troppo distorta e, in un secondo caso, te la fa vedere male perché è meno distorta. Si compri un paio di occhiali anti ideologici, non so se ad Amsterdam li producono, qui purtroppo no. Se no, più semplicemente, si ponga davanti al lavandino nel suo ufficio o a casa, si dia un’insaponata al viso e poi si dia una bella sciacquata prolungata con acqua fredda (da quelle parti non manca), può usare anche del ghiaccio tritato, così si sveglia e vedrà che quest’azione ha determinato una sua inclusione nell’insieme delle persone ragionevoli.
Quanti danni ha fatto l’ideologia dell’immigrazione e quanti ne continua a fare. Ci mancava solo di mettere in pericolo 125 studenti e studentesse universitari. Che competenze avevano questi studenti e queste studentesse per accogliere e integrare rifugiati che hanno commesso questi reati? Gli avevate fatto fare un corso di assistenti sociali per immigrati? Nel caso avete sbagliato perché quel corso lo dovevate fare voi. Se decidete di farlo avvisateci e vi mandiamo anche qualcuno dall’Italia che ne ha tanto bisogno.
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