- Il legale della famiglia Mastropietro ha raccolto una nuova testimonianza, messa a verbale davanti ai carabinieri, da parte di una signora maceratese: «Mia figlia abita vicino a via Spalato, ho visto due africani seguiti dalla ragazza, imbambolata».
- Gli stranieri delinquono più degli italiani. La Onlus lo dice sottovoce. Il report sui detenuti di Antigone fa professione di antirazzismo. Eppure, a leggerli bene, i suoi dati sulle carceri parlano chiaro.
Lo speciale comprende due articoli.
«Erano in due quella mattina in via Spalato: neri come la pece! La ragazza con la valigia rossa e blu li seguiva, pareva un cagnolino».
Spunta una supertestimone che potrebbe far riaprire le indagini sul caso Mastropietro a pochi giorni dalla sentenza di primo grado. Mercoledì la corte d’Assise di Macerata dovrebbe pronunciarsi sulle accuse a Innocent Oseghale, 34 anni, nigeriano, unico imputato per l’uccisione di Pamela Mastropietro, la ragazza romana di 18 anni ammazzata il 30 gennaio 2018 a Macerata e il cui corpo venne trovato fatto in 24 pezzi nascosti in due trolley, uno era quello rosso e blu di lei, abbandonati lungo una strada a Casette Verdini. L’accusa ha chiesto per Oseghale l’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi ritenendolo colpevole di omicidio aggravato da crudeltà, violenza carnale, occultamento e vilipendio di cadavere. La difesa sostiene che non c’è prova né dell’assassinio – Pamela sarebbe morta per overdose di eroina – né della violenza carnale; Oseghale semmai va condannato per il vilipendio di cadavere (che lui ammette) al minimo della pena, 3 anni, e come ha detto nella sua arringa uno dei legali del nigeriano, Umberto Gramenzi «bisogna evitare di condannarlo solo per il colore della sua pelle».
La Procura della Repubblica di Macerata fonda, oltreché sulle perizie necroscopiche e tossicologiche, gran parte dell’accusa sulle rivelazioni del pentito di ‘ndrangheta Vincenzo Marino, che nel carcere di Ascoli ha raccolto le confidenze dell’imputato, ma espunge da queste dichiarazioni l’affermazione fatta dal teste che «Oseghale è un capo della mafia nigeriana». Giovanni Giorgio, il procuratore, di mafia nigeriana non vuole neppure sentire parlare. Ne fece un unico accenno nel febbraio del 2018 a indagini calde quando fece arrestare Lucky Awelima e Desmond Lucky (poi condannati per doga in un altro processo in cui è imputato lo stesso Oseghale) ritenendoli correi di Innocent nel delitto Mastropietro. Poi li ha fatti uscire dal processo.
È convinto Giorgio di non avere prove in particolare contro Desmond Lucky che è stato invece accusato di correità nella fine della povera Pamela dallo stesso Oseghale e di cui parla diffusamente Marino, il pentito. Giorgio sostiene che le celle telefoniche collocano Desmond il 30 gennaio in via Spalato – l’appartamento che era stato preso in affitto dalla compagna di Oseghale, una ragazza maceratese, dove Pamela è stata ammazzata e fatta a pezzi – solo per pochi minuti e in due momenti differenti e dunque non può aver né partecipato all’uccisione né allo squartamento. C’è un però: se Desmond avesse spento il telefono vorrebbe invece dire che è rimasto in via Spalato per l’intervallo di tempo tra i due agganci alle celle telefoniche: oltre sei ore. Ma c’è un altro testimone – che la Procura non ha voluto ascoltare definendolo inattendibile quando semmai inattendibile è la fonte delle rivelazioni, cioè Oseghale – che parla di Desmond sulla scena del crimine. È Antonio Di Sabato, ex poliziotto compagno di cella del nigeriano ad Ascoli. Racconta di aver saputo da Oseghale che mentre lui accoltellava Pamela, Desmond la teneva ferma per il collo e per un braccio.
La perizia autoptica ha confermato che sul braccio della ragazza ci sono segni di compressione, il collo invece non è mai stato ritrovato! Antnio Di Sabato ha depositato anche la registrazione – trascritta dai carabinieri – di una conversazione avuta con Umberto Gramenzi, il difensore del nigeriano, nello studio del legale. A parte il fatto che Gramenzi ride della morte di Pamela in questa registrazione Di Sabato conferma che Oseghale gli ha riferito che ad uccidere Pamela sono stati lui e Desmond. Chiamato a deporre al processo Desmond ha negato tutto, ha detto che avrebbe querelato per calunnia Oseghale, ma né lui né il procuratore hanno mai agito. Ora però spunta questa superteste che afferma: «Quella mattina con Pamela erano in due». La rivelazione è stata raccolta dal legale della parte civile – i genitori della ragazza – l’avvocato Maro Valerio Verni , zio di Pamela, avvicinato dalla signora durante un’udienza del processo.
La signora, che ha messo tutto a verbale con i Carabinieri, è di Macerata e la figlia abita in via Spalato a poche decine di metri dal palazzo dove è avvenuto il delitto. Ha riferito: «La mattina del 30 gennaio 2018 ho notato questo strano terzetto. I due uomini di colore camminavano davanti e a pochi passi dietro di loro c’era questa bella ragazza con una valigia rossa e blu e un pellicciotto che li seguiva, sembrava imbambolata. Li ho guardati bene perché camminando gli sono passata accanto e mi sono proprio chiesta: cosa ci fa questa bella ragazza con questi due? Stavamo passando davanti alla farmacia di via Spalato». È la farmacia dove le telecamere hanno ripreso Pamela che va a comprare una siringa. La teste riferisce anche un’altra circostanza: «Dal terrazzo di mia figlia si vede l’appartamento di via Spalato e lì cerano sempre delle ragazze di colore in compagnia di un nero corpulento. Quelle stavano sul terrazzo a prendere il sole, ma appena faceva buio uscivano tutti insieme. Questo nei primi tempi, dopo in quell’appartamento era un continuo via vai». Vincenzo Marino, il pentito, ha riferito che Oseghale avrebbe avuto a Macerata il compito di reclutare spacciatori e di trovare appartamenti per le prostitute. Le dichiarazioni di questa superteste avvalorano così la tesi sostenuta dall’avvocato Marco Valerio Verni nell’opposizione davanti al Gip di Macerata alla richiesta, avanzata dalla Procura, di proscioglimento di Desmond Lucky nel caso Mastropietro. Una cosa è certa; anche se mercoledì si va a sentenza sulla morte della povera Pamela e sul perché a Macerata si sia consumato un così atroce delitto, la verità è più profonda. Nera come una certa mafia.
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