La stretta di Nardella contro i fitti Airbnb. E Federalberghi apre ai piccoli proprietari

Sventato il blitz dei limiti imposti per decreto legge, le pressioni per azzoppare il mercato degli affitti brevi non si fermano, anzi. Partono dall’asse ormai consolidato Federalberghi-sindaci di sinistra e arrivano fino al ministero del Turismo trovando delle sponde qua e là con i casi di Don Giusto, il parroco di Como che invita chi è senza casa a occupare.
Fedele alla regola aurea del buon negoziatore in base alla quale per ottenere 10 devi chiedere 20, il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca continua a lamentarsi per il disegno di legge (quello partorito dal ministero del Turismo sugli affitti brevi, appunto) che limiterebbe - a suo dire - in modo blando le cosiddette locazioni turistiche che danno diritto a pagare le imposte con la cedolare secca. «Per noi è un testo non soddisfacente», spiega l’imprenditore, «Abbiamo chiesto un minimum day di tre notti, purtroppo sul testo in discussione oggi sono due notti (per chi affitta una sola notte c’è una sanzione da 5.000 euro) e si fa riferimento e due appartamenti. Su questo testo si è scatenata la bagarre perché la proprietà privata non si tocca ma per fortuna al fianco nostro si stanno schierando i sindaci».
Tra i sindaci, ovviamente ci sono in prima fila, il primo cittadino di Firenze Dario Nardella, e il collega milanese Giuseppe Sala. I fautori del modello New York, dove è entrata in vigore la «local law 18», una legge che tra le altre cose proibisce l’affitto di case agli ospiti per meno di 30 giorni, a meno che l’affittuario non sia fisicamente presente nell’appartamento durante il soggiorno. Anche nelle ultime ore Nardella si è vantato per un sondaggio che vedrebbe i cittadini dalla sua parte: «La grande maggioranza dei fiorentini appoggia la nostra iniziativa», ha evidenziato su Twitter, «vogliamo sostenere la residenza, tutelare il centro storico, calmierare i prezzi degli affitti per lavoratori, famiglie e studenti». Del resto era la sua giornata. Ieri è arrivata in Consiglio comunale ed è stata approvata in serata la proposta che vieta l’uso di immobili per gli affitti turistici brevi, il modello di ospitalità tipico delle piattaforme come Airbnb e simili, in tutta l’area Unesco del centro storico di Firenze. La delibera delibera crea un’incredibile discriminazione tra le residenze che non si possono affittare per scopo turistico e quelle che invece sono state già locate e quindi vengono «condonate» e provocherà nelle ultime settimane prima che entri in vigore il divieto un inevitabile boom di registrazioni degli immobili sul portale.
È il modello Nardella che fa il paio con quello che ha in mente Federalberghi. «Oggi in Italia ci sono 31.000 alberghi e 650.000 appartamenti», ha ricordato ancora Bocca, «ma ogni volta che partiamo lancia in resta per regolamentare il mercato degli affitti brevi brevi a un certo punto ci fermiamo perché viene fuori la favoletta della proprietà privata che è un diritto sacro. Un fenomeno non va vietato, ma regolamentato. Io dico stesso mercato, stesse regole. E quello che ha fatto New York è perfetto».
A parte che la proprietà privata sarebbe riconosciuta dalla Costituzione, ma nella stessa federazione c’è chi cerca dei punti compromesso partendo dal principio secondo il quale «cane non mangia cane». «La nostra», spiega alla Verità il presidente di Federalberghi Emilia Romagna Alessandro Giorgetti, «non è una battaglia contro i piccoli proprietari, ma contro gli speculatori. L’obiettivo è costringere i furbi a pagare il dovuto e far passare il principio secondo il quale se io affitto 20 o 30 appartamenti devo essere equiparato a chi ha un albergo. Non posso avere dei vantaggi, non posso pagare le tasse al 20%, sarebbe scorretto». Ma con questo disegno di legge non si rischia di penalizzare i piccoli proprietari che magari hanno due, tre o quattro appartamenti grazie ai quali fa reddito, ma soprattutto aumenta l’offerta turistica nelle città? «Guardi», continua Giorgetti, «nel disegno di legge mi sembra che ci siano delle differenza abbastanza evidenti tra i piccoli proprietari e l’attività invece svolta da chi si fa chiamare signora Cesira ma in realtà è un fondo o una grande società di moda. Ma le dico di più. Io credo che si debbano trovare dei punti di incontro e allora, così come avevo detto in passato, le confermo che innalzare da due a tre il numero degli appartamenti che si posso locare ai fini degli affitti brevi mi sembrerebbe giusto e trovo corretto anhe che “i giorni minimi” di soggiorno siano tre e non due e che se un cittadino mette a reddito un paio di appartamenti e porta turisti abbia la possibilità di pagare l’Imu e la Tari in forma ridotta».
Non certo la stessa flessibilità che ha dimostrato ieri il solito sindaco di Firenze che in piena esaltazione da Nardella day ha respinto al mittente la proposta di buon senso dell’opposizione di rinviare di due mesi la delibera per lo stop agli Airbnb, in attesa delle mosse del governo nazionale.






