La solita sinistra torna compatta solo per nascondere le violenze di «Aska»

Passa con 88 voti favorevoli la risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi riguardanti i disordini di Torino. Parere contrario di M5s, Avs Iv e Pd.
Segnale definitivo per un secco no della sinistra alla proposta del presidente del consiglio che auspicava una reazione unitaria ai fatti di Torino. Ieri è stato il giorno di voto della risoluzione a Palazzo Madama, e Piantedosi in Aula ha richiamato l’attenzione sulla necessità, per il futuro, di depotenziare i gruppi organizzati di facinorosi prima ancora che possano mettersi all’opera e innescare spirali di violenza. «È questo uno degli obiettivi del pacchetto di norme che ci apprestiamo a proporre. Stiamo lavorando all’introduzione di specifiche misure finalizzate a rendere ancora più efficace l’azione di filtro e prevenzione, come il fermo di polizia per soggetti potenzialmente pericolosi di cui siano già conoscibili intenzioni e attitudini. Strumenti del genere, del resto, sono presenti in alcuni ordinamenti europei senza che nessuno gridi all’attentato alla democrazia», ha spiegato ai senatori.
Nel documento della maggioranza, che in parte ha assorbito il testo della risoluzione di Azione, si chiede di «proseguire lo sgombero, di beni e immobili illegalmente occupati secondo i criteri oggettivi di priorità stabiliti dalle Prefetture» e di «valutare l’adozione di iniziative normative volte a incrementare le assunzioni per concorso nei corpi di polizia, a tutelare, sotto il profilo sia normativo sia economico, gli appartenenti ad essi rendendo più efficace l’esercizio delle loro funzioni e l’attività di prevenzione della commissione di reati in occasione di pubbliche manifestazioni».
A differenza di una bozza circolata due giorni fa, la versione definitiva non prevede più il daspo per le manifestazioni. L’idea della maggioranza era quella di non inserire nella mozione contenuti potenzialmente divisivi nell’ottica di avere la più ampia condivisione sul testo, possibilmente bipartisan. Insomma, la proposta di arrivare a una soluzione unitaria era reale e concreta. L’atto parlamentare, tuttavia, è un impegno nei confronti del governo e quindi le misure sulla sicurezza saranno nel decreto sicurezza. «Il nostro era solo il tentativo di trovare una mediazione», hanno precisato fonti di maggioranza. Le opposizioni tuttavia non hanno voluto dare il segnale di unità chiesto dal presidente del consiglio Giorgia Meloni e insieme Pd, M5s, Avs e Italia viva, anche se faticosamente, hanno presentato una loro risoluzione, bocciata come prevedibile. Prima dell’accordo erano come sempre andati in ordine sparso, con il Pd che prendeva le distanze da Avs, colpevole di aver «alzato i toni facendo il gioco della destra». Mentre Italia viva accarezzava l’idea del dialogo e il Movimento che fingeva di voler dialogare ponendo distinguo irricevibili. Per la dem Debora Serracchiani «la destra sta portando avanti un gioco pericoloso» strumentalizzando, a suo avviso, i fatti di Torino. «Alzare i toni e soffiare sul fuoco a loro serve a una cosa sola: distogliere l’attenzione dai fatti. E i fatti dicono che dopo oltre tre anni di governo non hanno dato risposte concrete. Non sull’economia, non sulla sanità, non sulla sicurezza, sulla quale hanno prodotto solo decreti repressivi, senza intervenire sui nodi reali: organici insufficienti, salari inadeguati, presidi territoriali indeboliti». Infine la responsabile giustizia del Pd attacca il ministro dell’Interno: «Da Piantedosi abbiamo assistito all’ennesimo tentativo di alimentare la tensione. E quando chi governa sceglie lo scontro invece delle soluzioni, il prezzo lo paga il Paese».
Il ministro, rivolgendosi poi a sinistra, ha sottolineato che «c’è chi ha persino adombrato l’idea che le violenze siano state in qualche modo organizzate, o quantomeno tollerate, dal governo per poter poi varare più agevolmente nuove norme. È un’accusa evidentemente grave e strumentale», ha accusato, spiegando che «le violenze di matrice antagonista, di cui Askatasuna e altri centri sociali sono protagonisti, non nascono con l’attuale governo. Sono oltre trent’anni che questi episodi si ripetono».
«Non avremmo voluto che il tema della sicurezza fosse un argomento divisivo ed è per questo che abbiamo proposto una risoluzione unitaria alla quale la sinistra ha opposto un incomprensibile diniego», ha chiarito Lucio Malan, presidente dei senatori di Fratelli d’Italia. «Chi è andato in piazza sabato scorso avrebbe dovuto sapere a cosa si andava incontro, mentre invece ci sono stati esponenti istituzionali che vi hanno inopportunamente partecipato». Il leader dei senatori azzurri Maurizio Gasparri ha rincarato la dose: «Il clima con cui si è arrivati alla manifestazione di sabato scorso a Torino era da “resa dei conti”. Questo non era il titolo di un film di Sergio Leone ma di una sfida alla democrazia». Severo Massimiliano Romeo, capo dei senatori leghisti: «Basta con il pericolo fascista, basta con questo pistolotto».






