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La sinistra in piazza piange sul degrado che ha prodotto lei

La sinistra in piazza piange sul degrado che ha prodotto lei
ANSA
  • Desirée uccisa da migranti, ma Anpi e soci pensano al razzismo. Laura Boldrini chiede più sicurezza. Dovrebbe dirlo alle sue risorse.
  • L'orrore raccontato dal testimone: «L'hanno stuprata per divertirsi». Le belve avrebbero impedito di chiamare i soccorsi: «Lasciamo morire 'sta tossica».

Lo speciale comprende due articoli.

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Il Garante della privacy non lascia. Ma arriva pure la Corte dei Conti
Pasquale Stanzione (Ansa)
I difensori degli indagati ricorreranno al Riesame. Le opposizioni: «Dimissioni».

Il Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, in una nota, «esprime piena fiducia nell’operato della magistratura, certo di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati» e «conferma la volontà di proseguire il proprio lavoro a tutela della privacy e dei diritti fondamentali dei cittadini». Così la nota di ieri dell’Authority dopo le perquisizioni e i sequestri effettuati giovedì dalla Guardia di finanza in seguito all’indagine aperta dalla Procura di Roma che indaga per peculato e corruzione il presidente eletto in quota Pd, Pasquale Stanzione, e i tre membri Ginevra Cerrina Feroni (Lega), Agostino Ghiglia (FdI) e Guido Scorza (M5s). Il procedimento è stato aperto in seguito ai servizi televisivi mandati in onda dal programma Report e ai racconti dell’ex segretario generale, Angelo Fanizza, che si è dimesso due mesi fa dopo il caso relativo alla richiesta di controlli sulle mail dei dipendenti nella ricerca della «talpa» che ha fornito a Report elementi per le sue inchieste.

Nel mirino della Procura ci sarebbe una gestione dei fondi di cui gli indagati «si sarebbero appropriati attraverso la richiesta di rimborsi per spese compiute per finalità estranee all’esercizio di mandato». E ad avvalorare la «condotta offensiva del decoro dell’ente» si citano «spesa dal macellaio per 6.000 euro in tre anni, parrucchiere, fiori, affitti, soggiorni in hotel a cinque stelle, cene di rappresentanza, servizi di lavanderia e fitness». Gli inquirenti hanno evidenziato un «significativo aumento» nei costi di rappresentanza e gestione che da 20.000 euro sono arrivati, nel 2024, a 400.000. Soldi impiegati anche per missioni all’estero in particolare quella a Tokyo nel 2023 «il cui costo ufficialmente di 34.000 euro, ma che, secondo documentazione informale, avrebbe superato gli 80.000 euro, di cui 40.000 destinati ai soli voli». Dalle carte del procedimento emerge che la svolta alle indagini è arrivata anche dalle testimonianze di alcune «talpe» interne all’Autorità, rimaste anonime “per ragioni di tutela”, che dal novembre scorso hanno raccontato agli inquirenti cosa avveniva all’interno dell’ufficio.

Nell’ipotesi di corruzione rientrano le sanzioni a Meta di Mark Zuckerberg, da 44 milioni di euro a 1 e mezzo, per il primo modello di smart glasses, e quella a Ita Airways ridotta in cambio di tessere «Volare Executive», del valore di 6.000 euro ciascuna. Inoltre la Procura spiega che «il responsabile della protezione dei dati della compagnia aerea, nel 2022 e 2023, era un avvocato membro dello studio legale fondato da Guido Scorza (consigliere) e del quale è tuttora partner la moglie di questi». «Sono tranquillo», aveva dichiarato a caldo Stanzione.

Intanto ieri, mentre alcuni difensori degli indagati hanno annunciato un ricorso al Riesame per chiedere il dissequestro di quanto acquisito dalle Fiamme gialle, le opposizioni hanno chiesto le dimissioni dell’intero collegio. I componenti del Pd della commissione di Vigilanza Rai si interrogano: «Cosa ne pensa il presidente Meloni su quanto è emerso? Non dovrebbero dimettersi tutti i dirigenti che hanno usato soldi pubblici in modo improprio?». A chiedere le dimissioni c’è anche la segretaria generale della Fisac Cgil, Susy Esposito, il segretario generale della Cgil Roma e Lazio, Natale Di Cola, e il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari: «Serve un gesto di responsabilità da parte del Collegio. Un gesto che non può che tradursi nelle dimissioni». Va oltre le dimissioni Matteo Renzi: «Il Garante per la privacy andrebbe abolito». Invece per il senatore di Fi, Maurizio Gasparri, «il Garante dovrebbe essere al di sopra di ogni sospetto. Ma trovo molto più grave il caso del dossieraggio. Ciò che mi scandalizza di più è la vicenda degli archivi di Bellavia, consulente di giustizia di Ranucci e di Report, e il caso di dossieraggio impunito in Italia riconducibile a Striano».

Oltre al profilo penale, la vicenda può portare a prove di competenza della Corte dei Conti e a una possibile contestazione di danno erariale. Dagli uffici della Corte ci si limita ad un «no comment», segno che i magistrati contabili potrebbero aprire l’istruttoria.

L’interprete albanese, protagonista del capolavoro di Puccini al teatro dell’Opera di Roma, svela la psicologia del personaggio. E racconta la folgorazione per I Tre tenori quando nel suo Paese il comunismo crollava e l’Italia sbucava dalla tv.

Rinunciano all’esame a loro insaputa. Così gli ospedali raggirano i pazienti
iStock
Un ragazzo con un problema all’occhio, un uomo con i polmoni compromessi, un’anziana fratturata: al Cup si cerca di fregare chiunque. C’è bisogno di un «no» a verbale per truccare le statistiche sulle liste di attesa.

Il dolore pulsa nell’avambraccio di Maria come un martello pneumatico che non conosce sosta. È il 10 dicembre 2025 e siamo in fila davanti allo sportello del Cup di Avellino, circondati da quell’odore stantio di disinfettante e rassegnazione che impregna le sale d’attesa della sanità pubblica. Maria ha 82 anni e una frattura scomposta rimediata giocando con i nipoti, un incidente banale che, però, ha urgente bisogno di cure. Quando il display chiama il suo numero, l’operatrice le comunica che la prima data disponibile per una radiografia è il 7 febbraio 2026. Maria è sconsolata. Ci facciamo stampare la prenotazione, quel foglietto di carta che si rivela essere il corpo del reato.

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Cartabia accusa la politica di non obbedire ai giudici. Poi frigna per la democrazia
Marta Cartabia (Imagoeconomica)
Dopo i flop della sua riforma (contestata dagli esperti e bocciata dalla Consulta che ha presieduto), l’ex Guardasigilli rimpiange l’era degli ultimatum delle toghe alle Camere.

Non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi. L’ha detto Rocky Balboa e Marta Cartabia doveva esserselo appuntato. E infatti, nonostante la sua riforma della giustizia sia vituperata dagli addetti ai lavori, tanto che al congresso del Consiglio nazionale forense era partita l’ovazione alla richiesta di abolirla; nonostante sia stata sconfessata persino dalla Consulta, di cui lei era stata presidente; e nonostante sembrino naufragate le prospettive di carriera politica della giurista, tra Palazzo Chigi e il Colle, così che le tocca accontentarsi della cattedra alla Bocconi; nonostante tutto, l’ex Guardasigilli è ancora qua. Pronta a rialzarsi, nonché a contrattaccare.

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