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2018-10-28
La sinistra in piazza piange sul degrado che ha prodotto lei
ANSA
Sapete come si evitano altri massacri come quello di Desirée o di Pamela? Semplice, tramite «presidi di antifascismo e democrazia» nei quartieri. Lo hanno spiegato ieri, durante la manifestazione organizzata dall'Anpi a Roma, nel quartiere San Lorenzo, dove la ragazzina di 16 anni originaria di Cisterna di Latina è stata segregata per due giorni, drogata fino allo sfinimento, stuprata per ore e infine ammazzata. I partigiani erano lì, con tutto il corredo: bandiere della Cgil e del Pd, canzoni dei Modena City Ramblers, magliette rosse. Più che ricordare un'adolescenza spazzata via dalla faccia della Terra, sembrava che stessero berciando contro il governo razzista.
Quella dell'Anpi, però, non era mica l'unica sfilata. Sempre nella Capitale, in piazza del Campidoglio, c'era un'altra manifestazione al grido di «Roma dice basta». Anche qui progressisti assortiti, ma pure radicali e perfino qualche esponente di centrodestra. Tutti insieme appassionatamente contro Virginia Raggi. E mentre a Roma la folla berciava contro il degrado, in altre regioni italiane Ong, associazioni, Caritas, Arci, Sant'Egidio e compagnia zufolante si esibivano per le strade contro il «razzismo» e il decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini. Un allegro sabato combattente, insomma.
È un curioso cortocircuito psichiatrico, quello della sinistra italiana. Scende in piazza a protestare contro i danni che lei stessa ha causato. Tanto varrebbe che i militanti restassero a casa a insultarsi davanti allo specchio. La perfetta incarnazione di questo atteggiamento la ritroviamo in Laura Boldrini. L'ex presidente della Camera ieri ha scritto su Twitter: «Anziché trasformare il dolore per la povera Desirée in un set cinematografico il ministro Salvini lavori nel suo ufficio e metta in campo misure concrete per la sicurezza. Io sto coi cittadini e le cittadine che non sopportano più degrado, incuria e violenza».
Vediamo se abbiamo capito bene. A Roma un gruppo di immigrati clandestini - schifosi che abbiamo fatto entrare, abbiamo accolto e pure dotato del permesso umanitario perché fossero tutelati - ha imbottito di droghe, brutalizzato e straziato una ragazzina sedicenne. E Laura Boldrini si lamenta di tutto questo con Salvini? Osa parlare di «degrado, incuria e violenza»? Lei che voleva cancellare il reato di clandestinità? Lei che celebrava le «risorse» e le dipingeva come l'«avanguardia del nostro futuro»? Per la serie: la vergogna, questa sconosciuta.
Del resto - a proposito di strumentalizzazioni politiche - sono alcuni giorni che Madama Laura le spara grosse. Mercoledì, per esempio, ha scritto un pensiero rivolto alla sventurata Desirée: «Sei finita in una tana di esseri disumani e non riesco nemmeno a immaginare il dolore che staranno provando i tuoi famigliari. Spero che chi ti ha fatto così tanto male la paghi cara e venga punito come merita». Giusto: solo che a «fare tanto male» a questa piccola donna sono stati gli immigrati che la Boldrini ha incensato per anni.
Ecco, questo è il livello della sinistra italica. Manifesta contro il degrado e contro la violenza, ma è stata lei a produrli. Si straccia le vesti contro il razzismo, ma tace sui crimini degli immigrati. Giusto ieri, mentre la Boldrini se la prendeva con Salvini e i suoi amici delle Ong sfilavano, abbiamo avuto notizia dell'ennesima violenza. A Ragusa, un mediatore culturale del Gambia di 26 anni ha aggredito, violentato e poi picchiato per ridurla al silenzio una richiedente asilo del centro di accoglienza in cui prestava servizio.
I «mediatori culturali» sono le figure di cui, secondo i progressisti, abbiamo assoluto bisogno. Gli stranieri che aiutano altri stranieri ad ambientarsi nel nostro Paese. Sono il canale di trasmissione fra la nostra cultura e la loro. Beh, a quanto pare questo signore del Gambia ha dato una bella dimostrazione di quale sia la sua cultura: quella dello stupro.
Ovviamente, però, di queste storie vomitevoli gli impegnati manifestanti non parlano mai. A loro interessano l'antifascismo, il razzismo, la discriminazione. Ce l'hanno con la Lega, con i 5 stelle, con i fascisti e gli altri soliti babau. A seviziare e a uccidere le ragazzine, però, non sono i razzisti. Ad avvelenare giovani e giovanissimi con la droga non sono i perfidi fasci. E intanto che le ridenti associazioni umanitarie mettono in scena le loro danze macabre nelle piazze, le violenze continuano, le morti aumentano. Sono l'eredità dei passati governi, il frutto di una dominazione culturale che ci ha schiacciato per anni.
La sinistra vuole protestare? Se la prenda con sé stessa. È lei la madre del degrado.
Francesco Borgonovo
L’orrore raccontato dal testimone: «L’hanno stuprata per divertirsi»
I lividi sulle braccia e sulle gambe provano che è stata immobilizzata. Le lesioni nelle parti intime dimostrano che è stata violentata ripetutamente. Le tracce biologiche di più persone dicono chiaramente che Desy, stordita da un mix di droga e psicofarmaci, è stata vittima del branco di belve che l'ha anche seviziata, come indica la bruciatura di sigaretta che le è stata trovata addosso. I predatori africani dal permesso umanitario, che per gli investigatori sono gli assassini di Desirée Mariottini, 16 anni, la ragazza di Cisterna Latina morta nel palazzo occupato di via dei Lucani a Roma, quartiere San Lorenzo, stando ai risultati dell'autopsia e al materiale investigativo raccolto dalla Procura, hanno avuto per ore il totale controllo della vittima. Il movente? Lo svela uno dei tossici presenti, che ora è diventato un testimone: «È stata violentata per divertimento dopo avere assunto eroina». E, emerge dalle testimonianze, quando le belve hanno capito che era in fin di vita, non hanno permesso ad altri di chiamare i soccorsi. «Lasciamola morire 'sta tossica», avrebbe detto uno di loro, stando al racconto di un testimone. Ma ora, come era prevedibile, cercano di salvarsi dal carcere e giocano allo scaricabarile.
Per la Procura, che ha chiesto e ottenuto la convalida del fermo, Chima Alinno, nigeriano, 46 anni, noto negli ambienti dello spaccio con il nome Sisko, è uno degli assassini. E mentre in udienza ha fatto scena muta, ha confidato al suo avvocato: «Non mi sarei mai permesso neanche di toccare Desirée... si vedeva che era una bambina». Il senegalese Mamadou Gara detto Paco, 27 anni, invece, ha ammesso di avere avuto un rapporto sessuale con la piccola quella sera. «Avevamo una storia, ma mi aveva detto di essere più grande, di avere 22 anni», ha riferito in questura. Ora lo definiscono un fidanzato.
In realtà, secondo gli investigatori, quelle ammissioni le ha fatte per tentare di trovare una scappatoia giudiziaria: «Non l'ho stuprata», si è difeso davanti ai magistrati. E poi ha aggiunto: «Era viva quando sono andato via». Una delle amiche di Desirée ha detto ai poliziotti che la ragazzina andava da lui per prostituirsi in cambio di droga. E anche lui ha scelto di tenere le labbra serrate davanti al gip. L'unico che ha provato a chiarire, ieri mattina, è stato il senegalese Brian Minteh, 43 anni: «Io non c'entro nulla con questa storia. Non sono stato io, sono stati altri». E ha fornito altri nomi, sui quali ora sono in corso accertamenti. Il gip Maria Paola Tomaselli ha convalidato i fermi, riservandosi di decidere sulla possibilità di emettere un'ordinanza di custodia cautelare.
Il caso Desirée ha infiammato la piazza romana. La manifestazione contro il degrado è stata usata contro il sindaco Virginia Raggi. Lo slogan scelto per il presidio davanti al municipio era «Roma dice basta». Ai cori «dimissioni» hanno preso parte alcuni esponenti dem. Difendono il quartiere San Lorenzo, invece, l'Anpi e le associazioni dell'ultrasinistra, che hanno manifestato a meno di mille metri dal presidio di Forza nuova. Il luogo che si è trasformato nella scena del crimine in cui è stata uccisa Desirée, stando agli antifascisti, è lo «storico luogo di tradizioni democratiche, zona popolare e operaia della città, che alla resistenza ha dato molti dei suoi figli e deve continuare a essere un luogo dove i valori di libertà e solidarietà e dove i principi costituzionali siano sempre affermati, ribaditi e applicati». Insieme a quelli di legalità e giustizia, dimenticati dai manifestanti, ma in questi giorni richiesti a gran voce dai cittadini.
Fabio Amendolara
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Desirée uccisa da migranti, ma Anpi e soci pensano al razzismo. Laura Boldrini chiede più sicurezza. Dovrebbe dirlo alle sue risorse. L'orrore raccontato dal testimone: «L'hanno stuprata per divertirsi». Le belve avrebbero impedito di chiamare i soccorsi: «Lasciamo morire 'sta tossica». Lo speciale comprende due articoli. Sapete come si evitano altri massacri come quello di Desirée o di Pamela? Semplice, tramite «presidi di antifascismo e democrazia» nei quartieri. Lo hanno spiegato ieri, durante la manifestazione organizzata dall'Anpi a Roma, nel quartiere San Lorenzo, dove la ragazzina di 16 anni originaria di Cisterna di Latina è stata segregata per due giorni, drogata fino allo sfinimento, stuprata per ore e infine ammazzata. I partigiani erano lì, con tutto il corredo: bandiere della Cgil e del Pd, canzoni dei Modena City Ramblers, magliette rosse. Più che ricordare un'adolescenza spazzata via dalla faccia della Terra, sembrava che stessero berciando contro il governo razzista. Quella dell'Anpi, però, non era mica l'unica sfilata. Sempre nella Capitale, in piazza del Campidoglio, c'era un'altra manifestazione al grido di «Roma dice basta». Anche qui progressisti assortiti, ma pure radicali e perfino qualche esponente di centrodestra. Tutti insieme appassionatamente contro Virginia Raggi. E mentre a Roma la folla berciava contro il degrado, in altre regioni italiane Ong, associazioni, Caritas, Arci, Sant'Egidio e compagnia zufolante si esibivano per le strade contro il «razzismo» e il decreto sicurezza voluto da Matteo Salvini. Un allegro sabato combattente, insomma. È un curioso cortocircuito psichiatrico, quello della sinistra italiana. Scende in piazza a protestare contro i danni che lei stessa ha causato. Tanto varrebbe che i militanti restassero a casa a insultarsi davanti allo specchio. La perfetta incarnazione di questo atteggiamento la ritroviamo in Laura Boldrini. L'ex presidente della Camera ieri ha scritto su Twitter: «Anziché trasformare il dolore per la povera Desirée in un set cinematografico il ministro Salvini lavori nel suo ufficio e metta in campo misure concrete per la sicurezza. Io sto coi cittadini e le cittadine che non sopportano più degrado, incuria e violenza». Vediamo se abbiamo capito bene. A Roma un gruppo di immigrati clandestini - schifosi che abbiamo fatto entrare, abbiamo accolto e pure dotato del permesso umanitario perché fossero tutelati - ha imbottito di droghe, brutalizzato e straziato una ragazzina sedicenne. E Laura Boldrini si lamenta di tutto questo con Salvini? Osa parlare di «degrado, incuria e violenza»? Lei che voleva cancellare il reato di clandestinità? Lei che celebrava le «risorse» e le dipingeva come l'«avanguardia del nostro futuro»? Per la serie: la vergogna, questa sconosciuta. Del resto - a proposito di strumentalizzazioni politiche - sono alcuni giorni che Madama Laura le spara grosse. Mercoledì, per esempio, ha scritto un pensiero rivolto alla sventurata Desirée: «Sei finita in una tana di esseri disumani e non riesco nemmeno a immaginare il dolore che staranno provando i tuoi famigliari. Spero che chi ti ha fatto così tanto male la paghi cara e venga punito come merita». Giusto: solo che a «fare tanto male» a questa piccola donna sono stati gli immigrati che la Boldrini ha incensato per anni. Ecco, questo è il livello della sinistra italica. Manifesta contro il degrado e contro la violenza, ma è stata lei a produrli. Si straccia le vesti contro il razzismo, ma tace sui crimini degli immigrati. Giusto ieri, mentre la Boldrini se la prendeva con Salvini e i suoi amici delle Ong sfilavano, abbiamo avuto notizia dell'ennesima violenza. A Ragusa, un mediatore culturale del Gambia di 26 anni ha aggredito, violentato e poi picchiato per ridurla al silenzio una richiedente asilo del centro di accoglienza in cui prestava servizio. I «mediatori culturali» sono le figure di cui, secondo i progressisti, abbiamo assoluto bisogno. Gli stranieri che aiutano altri stranieri ad ambientarsi nel nostro Paese. Sono il canale di trasmissione fra la nostra cultura e la loro. Beh, a quanto pare questo signore del Gambia ha dato una bella dimostrazione di quale sia la sua cultura: quella dello stupro. Ovviamente, però, di queste storie vomitevoli gli impegnati manifestanti non parlano mai. A loro interessano l'antifascismo, il razzismo, la discriminazione. Ce l'hanno con la Lega, con i 5 stelle, con i fascisti e gli altri soliti babau. A seviziare e a uccidere le ragazzine, però, non sono i razzisti. Ad avvelenare giovani e giovanissimi con la droga non sono i perfidi fasci. E intanto che le ridenti associazioni umanitarie mettono in scena le loro danze macabre nelle piazze, le violenze continuano, le morti aumentano. Sono l'eredità dei passati governi, il frutto di una dominazione culturale che ci ha schiacciato per anni. La sinistra vuole protestare? Se la prenda con sé stessa. È lei la madre del degrado. Francesco Borgonovo<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-sinistra-in-piazza-piange-sul-degrado-che-ha-prodotto-lei-2615723870.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lorrore-raccontato-dal-testimone-lhanno-stuprata-per-divertirsi" data-post-id="2615723870" data-published-at="1775257812" data-use-pagination="False"> L’orrore raccontato dal testimone: «L’hanno stuprata per divertirsi» I lividi sulle braccia e sulle gambe provano che è stata immobilizzata. Le lesioni nelle parti intime dimostrano che è stata violentata ripetutamente. Le tracce biologiche di più persone dicono chiaramente che Desy, stordita da un mix di droga e psicofarmaci, è stata vittima del branco di belve che l'ha anche seviziata, come indica la bruciatura di sigaretta che le è stata trovata addosso. I predatori africani dal permesso umanitario, che per gli investigatori sono gli assassini di Desirée Mariottini, 16 anni, la ragazza di Cisterna Latina morta nel palazzo occupato di via dei Lucani a Roma, quartiere San Lorenzo, stando ai risultati dell'autopsia e al materiale investigativo raccolto dalla Procura, hanno avuto per ore il totale controllo della vittima. Il movente? Lo svela uno dei tossici presenti, che ora è diventato un testimone: «È stata violentata per divertimento dopo avere assunto eroina». E, emerge dalle testimonianze, quando le belve hanno capito che era in fin di vita, non hanno permesso ad altri di chiamare i soccorsi. «Lasciamola morire 'sta tossica», avrebbe detto uno di loro, stando al racconto di un testimone. Ma ora, come era prevedibile, cercano di salvarsi dal carcere e giocano allo scaricabarile. Per la Procura, che ha chiesto e ottenuto la convalida del fermo, Chima Alinno, nigeriano, 46 anni, noto negli ambienti dello spaccio con il nome Sisko, è uno degli assassini. E mentre in udienza ha fatto scena muta, ha confidato al suo avvocato: «Non mi sarei mai permesso neanche di toccare Desirée... si vedeva che era una bambina». Il senegalese Mamadou Gara detto Paco, 27 anni, invece, ha ammesso di avere avuto un rapporto sessuale con la piccola quella sera. «Avevamo una storia, ma mi aveva detto di essere più grande, di avere 22 anni», ha riferito in questura. Ora lo definiscono un fidanzato. In realtà, secondo gli investigatori, quelle ammissioni le ha fatte per tentare di trovare una scappatoia giudiziaria: «Non l'ho stuprata», si è difeso davanti ai magistrati. E poi ha aggiunto: «Era viva quando sono andato via». Una delle amiche di Desirée ha detto ai poliziotti che la ragazzina andava da lui per prostituirsi in cambio di droga. E anche lui ha scelto di tenere le labbra serrate davanti al gip. L'unico che ha provato a chiarire, ieri mattina, è stato il senegalese Brian Minteh, 43 anni: «Io non c'entro nulla con questa storia. Non sono stato io, sono stati altri». E ha fornito altri nomi, sui quali ora sono in corso accertamenti. Il gip Maria Paola Tomaselli ha convalidato i fermi, riservandosi di decidere sulla possibilità di emettere un'ordinanza di custodia cautelare. Il caso Desirée ha infiammato la piazza romana. La manifestazione contro il degrado è stata usata contro il sindaco Virginia Raggi. Lo slogan scelto per il presidio davanti al municipio era «Roma dice basta». Ai cori «dimissioni» hanno preso parte alcuni esponenti dem. Difendono il quartiere San Lorenzo, invece, l'Anpi e le associazioni dell'ultrasinistra, che hanno manifestato a meno di mille metri dal presidio di Forza nuova. Il luogo che si è trasformato nella scena del crimine in cui è stata uccisa Desirée, stando agli antifascisti, è lo «storico luogo di tradizioni democratiche, zona popolare e operaia della città, che alla resistenza ha dato molti dei suoi figli e deve continuare a essere un luogo dove i valori di libertà e solidarietà e dove i principi costituzionali siano sempre affermati, ribaditi e applicati». Insieme a quelli di legalità e giustizia, dimenticati dai manifestanti, ma in questi giorni richiesti a gran voce dai cittadini. Fabio Amendolara
«Gina Lollobrigida - Diva Contesa» (HBO Max)
Soprattutto, è un tentativo di capire cos'abbia segnato gli ultimi momenti della sua esistenza e cosa abbia portato all'esplosione mediatica di quel che, poi, è stato ribattezzato come vero «caso». La serie televisiva, tre episodi disponibili online a partire da venerdì 3 aprile, percorre veloce l'epoca dei fasti, quasi ad averne bisogno come contrappunto. Come alibi, come a dire che non è sempre stato così, che un'alternativa, una finestra in cui la Lollo sia stato altro, c'è stata, splendida e ampia. Gli esordi, il cinema, la consacrazione a diva. Poi, verso la fine, l'involuzione. E, nel mezzo, una riflessione sulla fama, gioie e dolori.
Gina Lollobrigida - Diva Contesa, pur restituendo un'immagine vivida dell'attrice, corre veloce fino agli anni precedenti la sua morte. Quelli in cui Javier Rigau, imprenditore spagnolo che si dice abbia frequentato la Lollo sin dal 1976, dai suoi quindici anni contro i quarantanove di lei, ha provato a vendersi come marito dell'attrice, cercando parimenti di allungare le mani sul suo patrimonio. Lo spagnolo, la cui esistenza è stata tenuta segreta fino al 2006, quando la diva ha reso nota l'intenzione di voler convolare a nozze, avrebbe sposato l'attrice per procura, il 29 novembre 2011. Avrebbe, perché la Lollobrigida in seguito ha dichiarato di non aver mai delegato le proprie funzioni.
Dunque, l'intervento di Papa Francesco, che nel 2019 ha chiesto alla Sacra Rota di annullare il matrimonio, definito inesistente. Rigau non avrebbe mai ricoperto il ruolo di marito. Eppure, negli anni, sarebbe riuscito a instaurare un ottimo rapporto con il figlio dell'attrice, Milko Skofic. Ed è con lui che, alla morte dell'amata, avvenuta il 16 gennaio 2023, ha polemizzato. La ripartizione dei beni della diva, stimati tra i dieci e i venti milioni di valore, sarebbe stata ingiusta. Di qui, la richiesta di avere oltre un milione di euro di eredità. Una richiesta giudicata folle e sconsiderata da Andrea Piazzolla, assistente di Gina Lollobrigida. Sono stati questi tre uomini, Rigau, Piazzolla e Skofic, a mettere in piedi il gran caso della diva contesa, ciascuno promettendo e strepitando di conoscerla meglio degli altri e di loro amarla. Sono stati loro ad accusarsi, reciprocamente, di plagio e ruberie, di truffa, senza però arrivare ad un dunque. Rigau, che da quel gennaio 2023 reclama il ruolo di vedovo ufficiale, è stato escluso dal testamento della Lollo, la quale ha deciso, invece, di lasciare metà del suo patrimonio al figlio, metà all'assistente.
Nulla di sindacabile, sulla carta. Peccato, però, che negli anni i beni dell'attrice si siano notevolmente ridotti. Quel tesoretto di dieci-venti milioni di euro, comprensivo dell'arcinota e magnifica villa sull'Appia Antica, è stato eroso, lasciando spazio a debiti e ombre. Piazzolla, nel frattempo, è stato condannato per aver sottratto alla diva parti consistenti del suo patrimonio, negli anni compresi fra il 2013 e il 2018. Ma la condanna non lo ha portato a perdere i propri diritti sul lascito della Lollobrigida, conteso come da titolo dello show.
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