Dopo l’annuncio dell’abbattimento da parte dei media iraniani, si sono susseguite notizie contrastanti, a partire dal tipo di jet colpito. Secondo Teheran, si trattava di un F-35, con un solo posto, ma le immagini suggerivano che fosse un F-15, quindi con un equipaggio di due persone. Quest’ultima ipotesi è stata confermata da diversi esperti. Va da sé che inizialmente non fosse chiaro il numero dei militari americani coinvolti. La confusione ha riguardato anche la loro sorte: quando si parlava ancora di un solo pilota, prima il regime ha dato per certa la sua morte, ma poco dopo l’agenzia Tasnim ha rivelato che si sarebbe eiettato, precipitando nel territorio iraniano. Anche il servizio di intelligence dei pasdaran ha condiviso le foto del sedile intatto. Immediate sono state le ricerche di soccorso attivate dagli Stati Uniti, con il supporto di Israele, per localizzare i membri dell’equipaggio, mentre i media iraniani mostravano due elicotteri e un aereo C-130 Hercules americani volare a bassa quota sull’Iran. Peraltro, a detta delle agenzie di stampa iraniane e di Al jazeera, uno dei Black hawk impegnati nella ricerca nel Sudovest dell’Iran, sarebbe stato colpito dal fuoco antiaereo. Nel momento in cui scriviamo Washington non ha rilasciato dichiarazioni in merito né smentito la notizia.
Il regime, comunque, non si è lasciato scappare l’occasione di poter catturare i soldati americani, annunciando una taglia di 64.000 dollari secondo al Jazeera. A dare indicazioni alla popolazione è stata pure la tv locale della provincia di Kohkilouyeh e Boyer-Ahmad, a 500 chilometri a Sud-Ovest di Teheran: alla consegna dei piloti americani sarebbe corrisposto «un premio prezioso». Ma i soccorsi statunitensi sono stati più veloci: un pilota è stato tratto in salvo. Non si hanno, quando il giornale va in stampa, notizie ufficiali sul secondo militare, ma secondo l’agenzia iraniana NourNew, sarebbe stato catturato. Israele intanto ha sospeso i raid per facilitare le operazioni di salvataggio da parte degli States.
E mentre Trump veniva informato dell’abbattimento del caccia, il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha condiviso un’amara riflessione per la Casa Bianca: «Questa geniale guerra senza strategia che hanno scatenato è stata ridimensionata da “cambio di regime” a “Ehi! Qualcuno riesce a trovare i nostri piloti?”». Peraltro, secondo l’intelligence americana, l’Iran avrebbe ancora intatta la metà dei lanciatori di missili e dei droni.
Gli Stati Uniti hanno intanto distrutto il simbolo di modernizzazione dell’Iran: il ponte B1, che collega Teheran a Karaj. A detta dei funzionari americani, l’infrastruttura, oltre a essere utilizzata per il supporto logistico, era il collegamento per trasportare i missili e i suoi componenti verso i siti di lancio nell’Iran occidentale. I morti sono almeno otto e i feriti 95. Lo stesso Trump ha confermato il raid su Truth, avvertendo che arriverà il turno della distruzione «delle centrali elettriche». A condannare l’attacco, definendolo «un crimine di guerra terroristico in stile Isis» è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei.
Baqaei non esclude nemmeno che dietro gli attacchi di Stati Uniti e Israele ci sia la partecipazione di alcuni Paesi del Golfo. La considerazione si riferisce a un drone abbattuto sopra la città di Shiraz. A suo dire «potrebbe essere un’ulteriore prova della partecipazione diretta di alcuni Stati della regione nei crimini di guerra. Il regime ha poi rivendicato un attacco contro un data center di Oracle a Dubai. Raid che è però stato smentito dagli Emirati Arabi Uniti. Quel che è certo, invece, è lo scoppio di un incendio nell’impianto per la produzione di gas ad Habshan, sempre negli Emirati, a seguito di un attacco iraniano. Le attività nel sito, che produce il 60% del gas del Paese, sono state sospese, mentre si conta una vittima egiziana. Nel pomeriggio è stato comunicato che è stata colpita anche la sede della Emirates global aluminium di Al Taweelah. Pure in Kuwait è divampato un incendio nella raffineria di Mina Al-Ahmadi. Ed è stato danneggiato un impianto di desalinizzazione che fornisce la maggior parte dell’acqua ai Paesi del Golfo. Nel frattempo, il Regno Unito ha annunciato che schiererà nel Paese il suo sistema di difesa aerea, Rapid Sentry. I pasdaran hanno anche comunicato di aver preso di mira la portaerei statunitense Abraham Lincoln, nell’Oceano Indiano settentrionale, con quattro missili da crociera.
A inserirsi nell’attività diplomatica è la Russia: dopo che il presidente russo, Vladimir Putin, e il suo omologo turco Recep Tayyip Erdogan, hanno chiesto un «immediato cessate il fuoco», è stato anche reso noto che Mosca ha proposto un piano di sicurezza collettiva per il Golfo, che prevede «un confronto paritario, senza prescrizioni imposte dall’Occidente».