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La Romano liberata in volo dalla Somalia con il velo islamico

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La Romano liberata in volo dalla Somalia con il velo islamico
Ansa

Silvia Romano, liberata ieri in Somalia dai nostri 007, atterrerà alle 14 all'aeroporto di Ciampino. E gli italiani avranno una sorpresa. Infatti scenderà la scaletta del Falcon 900 dell'Aise con il velo in testa, da «convertita» all'Islam. Nei mesi scorsi diversi giornali, compresa La Verità, avevano già raccontato dell'avvicinamento da parte della ventiquattrenne cooperante milanese alla religione di Maometto. Ma si pensava che fosse stata forzata a farlo, come il matrimonio islamico di cui si era anche vociferato. Però ieri quando è stata liberata dai nostri 007 a 30 chilometri da Mogadiscio, dove era ostaggio del gruppo terroristico di Al Shabaab, ed è stata portata al sicuro del compound delle forze militari internazionali, ha immediatamente fatto presente di essere «una convertita» e di volerne «parlare subito con mia mamma». Aggiunge una nostra fonte: «È vero porta il velo in testa. Non se lo vuole togliere e non si può forzare». Quando scenderà dall'aereo sfoggerà il nuovo look e lascerà molti italiani a bocca aperta.

Franzoni vince e piange Franzoso
Giovanni Franzoni festeggia sul podio dopo la discesa libera maschile della Coppa del Mondo di sci alpino a Kitzbuehel (Ansa)
L’azzurro trionfa nella discesa di Kitzbühel e sul podio si commuove per il compagno deceduto in un allenamento in Cile: «Avevo in testa lui, stavamo in stanza assieme».

A meno di due settimane dallo start dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, lo sci alpino italiano ha vissuto una giornata da incorniciare. A regalarcela è stato Giovanni Franzoni, un ragazzo di 25 anni di Manerba del Garda, capace di trionfare nella discesa libera sulla mitica Streif di Kitzbühel, diventando così il quarto italiano di sempre a conquistare uno dei tracciati più temuti e prestigiosi del Circo Bianco.

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In onore del protettore della gola tutta Italia si fa prendere per la gola
Panettone (iStock)
Il 3 febbraio si celebra San Biagio, figura legata alla tradizione contadina. A Milano si mangia una fetta di panettone avanzato da Natale. Ma l’intera Penisola celebra il martire armeno a colpi di dolci e polpette.

Ci sono le polpette di Lanzara, in provincia di Salerno; oppure dolci tradizionali preparati con ingredienti come miele, noci, mandorle o frutta secca; si confezionano anche torte e ciambelle e piccoli pani, soprattutto in Sicilia o in Abruzzo. A Milano si mangia il panettone avanzato a Natale. Il 3 febbraio si celebra in tutta Italia la festa di San Biagio, una solennità molto particolare: tante comunità, dal Nord Italia fino alla Sicilia, sono devote alla figura del Santo, noto per essere il protettore dei malati di gola e, per questo, una delle tradizioni del periodo è proprio quella della benedizione della gola che viene generalmente effettuata attraverso l’uso di due candele intrecciate, con cui si tocca la gola dei fedeli. Messe e processioni dedicate a San Biagio animano, poi, chiese e santuari dove si ringrazia il santo per la protezione della gola e si chiede anche la sua intercessione per la salute.

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Silvagni: «Bisogna limitare le importazioni dalla Cina»
Valleverde. Nel riquadro, Elvio Silvagni
L’imprenditore: «Valleverde proveniva da due fallimenti ma ora è tornata sul mercato. Produrre in Europa sta diventando troppo costoso per il consumatore medio. I grandi marchi sportivi arrivano direttamente dall’Oriente e sono competitor forti».

Fondata negli anni Settanta, Valleverde è uno dei marchi italiani di calzature che meglio rappresentano un’idea di stile accessibile, comfort e continuità industriale. Il 2015 segna una svolta decisiva nella sua storia: l’ingresso nel gruppo Silver1, di proprietà della famiglia Silvagni, dà avvio a un percorso di rilancio e sviluppo che in dieci anni ha riportato il brand a splendere, superando i 30 milioni di euro di fatturato. Ne parliamo con Elvio Silvagni, alla guida del gruppo Silver1, per ripercorrere le tappe di questo percorso e approfondire strategie, mercati e progetti futuri.

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Il bullo spacciagossip che nel fango sta da Dio
Fabrizio Corona (Ansa)
Non si sente un paparazzo o un fotografo, ma il «re della comunicazione». Le notizie non le aspetta, se serve le crea. Lo scopo? Il denaro, tanto, subito, anche se «marcio». L’ultimo assedio ad Alfonso Signorini conferma la sua dipendenza: senza una guerra non esiste.

Cognome e nome: Corona Fabrizio. Catania, 1974. Se non ci fosse, bisognerebbe non inventarlo (il simbolo, of course, non la persona).

Ex fotografo? «Mi arrabbio se mi chiamano così, non ho mai fatto una foto in vita mia». Imperatore dei paparazzi, allora? No.

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