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2022-06-24
La riforma di Zingaretti vieta il 90% del gioco legale. In bilico 7.000 lavoratori
Nicola Zingaretti (Ansa)
Una modifica alle legge della Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti che regola le attività di gioco legale, come le slot machine o le video lottery, può spazzare via la quasi totalità delle attività legali del settore, con il rischio di spianare la strada al gioco online o, peggio ancora, alle bische gestite dalla criminalità organizzata. Il cui interesse per il comparto è cristallizzato in un passaggio della relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia sul primo semestre 2021: «I sodalizi mafiosi, ampliando l’utilizzo della tecnologia, sono consacrati al cosiddetto gaming e betting, rispettivamente il settore del gioco d’azzardo e delle scommesse, ove imprenditori riconducibili alla criminalità organizzata, grazie alla costituzione di società sedenti nei paradisi fiscali, creano un circuito parallelo a quello legale, che consente di ottenere smisurati guadagni ed, in particolare, di riciclare, in maniera anonima, cospicue quantità di denaro».
circuiti paralleli
Circuiti paralleli dunque, accessibili da chiunque, minorenni e ludopatici compresi, dove si può giocare senza alcuna limitazione, con le regole sui pagamenti delle vincite che vengono aggirate attraverso l’uso (anche per l’acquisto dei crediti per giocare) di criptovalute come il bitcoin. Transazioni che aggirano di fatto il blocco che alcune banche attivano sulle carte di credito dei loro clienti, impedendo loro il gioco online oltre una certa soglia di spesa. Secondo alcuni studi sulle conseguenze del provvedimento della Regione, verrebbe interdetto il 92,2% del territorio di Roma al gioco legale e il 99,7% del territorio di Frosinone. Ma uno studio relativo proprio al territorio della Regione Lazio della Società italiana di psichiatria evidenzia come per la maggioranza dei giocatori patologici e per un terzo dei medici l’allontanamento delle attività di gioco non costituisce un deterrente. Sul piano sociale la normativa confina e aumenta l’offerta di gioco nelle zone periferiche, ad alta densità abitativa, con una probabile influenza negativa sui giocatori normalmente residenti nelle zone stesse.
Esattamente quello che potrebbe avere come conseguenza la norma approvata dal Consiglio Regionale del Lazio all’interno del cosiddetto collegato al bilancio, che - salvo ulteriori proroghe - dovrebbe entrare in vigore dal prossimo 28 agosto e porterà all’applicazione retroattiva della norma già prevista per le nuove aperture, ovvero alla chiusura di tutte quelle attività «ubicate a un raggio inferiore a 500 metri da aree sensibili, quali istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente dai giovani, centri anziani, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio assistenziale o luoghi di culto». La norma non riguarda solo le sale slot, ma qualsiasi attività, come bar e tabaccherie, che ha al suo interno macchine per il gioco legale, che finora erano regolamentate sulla base della distanza e non del raggio di 500 metri. Queste dovranno quindi riconsegnare al gestore le famigerate macchinette, regolamentate nell’uso da tutta una serie di limitazioni, a partire dall’inserimento della tessera sanitaria che impedisce il gioco ai minorenni.
Come se non bastasse il rischio di consegnare i giocatori alla criminalità organizzata, la norma che porterà all’eliminazione di oltre il 90% delle macchine da gioco legali avrà anche ricadute pesantissime sull’occupazione, con circa 7.000 posti di lavoro a rischio. Secondo le stime infatti, l’80% delle attività della Regione Lazio con offerta di gioco chiuderebbe (passando da 4.977 ad 803 esercizi) e il 74% dei dipendenti del settore si troverebbe disoccupato e a rischio di finire reclutato da realtà illegali. Il provvedimento della Regione Lazio sarebbe dovuto entrare in vigore un anno fa, ma a causa della prolungata chiusura delle attività di gaming imposta dalle misure di contenimento della pandemia è slittata all’agosto di quest’anno.
il tesoro
Nel frattempo però, a mar zo il sottosegretario all’Economia Federico Freni ha annunciato che «la legge delega sul riordino dei giochi è pronta. È la proposta del governo che il Parlamento potrà eventualmente modificare, ma è pronta. È stata trasmessa dal Mef alla presidenza del Consiglio per essere inserita nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri». Con la conseguenza che la norma votata nel Lazio potrebbe a breve essere superata dalla riforma complessiva studiata dal Mef, che prevede un ridimensionamento dell’offerta tramite una ridistribuzione generale sul territorio nazionale dei punti in cui si trovano la macchine per il gioco, mettendo insieme la salvaguardia della legalità e la tutela dei soggetti affetti da dipendenza. Ma senza una nuova proroga che tenga conto dei tempi della riforma nazionale, il danno sarà fatto.
Sale il contrabbando di sigarette «Pesano le tasse sul tabacco»
Tra i tanti fenomeni preoccupanti che sono cresciuti per gli effetti collaterali della pandemia c’è anche quello del consumo di sigarette di contrabbando. Uno studio realizzato da Kpmg per conto di Philip Morris international relativo al consumo di sigarette illecite mostra infatti che nei Paesi dell’Unione europea il consumo complessivo di sigarette provenienti da fonti illecite è aumentato di circa il 3,9% , pari a circa 1,3 miliardi di sigarette, raggiungendo i 35,5 miliardi di sigarette illegali consumate negli Stati membri dell’Ue. Un dato in controtendenza rispetto all’andamento generale del mercato delle sigarette, visto che il consumo totale è diminuito nello stesso periodo. La crescita sarebbe originata principalmente dai blocchi alle frontiere delle merci provenienti dall’estero, quando veniva comprensibilmente data priorità ai materiali necessari al contrasto dei contagi. Una condizione che però è in larga misura venuta meno durante il 2021, sulla quale si erano però già innestate le organizzazioni criminali, che si sono specializzate nella produzione di sigarette contraffatte direttamente all’interno dei confini dell’Ue, in fabbriche clandestine dove il rispetto degli standard normativi e qualitativi previsti dalle normative sono una pura utopia, con tutte le conseguenze del caso per i rischi sanitari.
Secondo il documento di Kpmg, l’aumento del consumo illecito nell’Ue è stato in gran parte originato dalla crescita di circa il 33% del consumo di sigarette contraffatte in Francia, che l’anno scorso ha raggiunto gli 8 miliardi di sigarette. Nel complesso, la Francia rimane il principale mercato europeo per il consumo di sigarette illecite nell’Ue, con un totale di 15,1 miliardi di sigarette illecite consumate nel 2021, pari al 29% del consumo totale di sigarette nel Paese, oltre il doppio rispetto al 13% del 2017.
Dati che, come ha evidenziato Gregoire Verdeaux, senior vice president, relazioni esterne di Philip Morris, «dovrebbero rappresentare un campanello d’allarme». Secondo il manager emergerebbe che «nei Paesi con un alto livello di tasse sui prodotti del tabacco, come la Francia, il risultato sia stato una crescita dei consumi illeciti e una diminuzione marginale dei fumatori adulti di sigarette tradizionali». Proprio la strada che, secondo quanto risulta alla Verità, intendono intraprendere le istituzioni italiane, con il ministero dell’Economia e quello della Salute che hanno allo studio interventi per aumentare l’imposizione non solo sulle sigarette, ma anche sui nuovi device elettronici. Una scelta che potrebbe avere ricadute anche sull’inflazione, visto che il tabacco fa parte del paniere di beni che la determinano, con il rischio quindi che qualsiasi aumento dei prezzi dei prodotti del tabacco possa anche contribuire alla sua ulteriore crescita. Con il rischio che si inverta la controtendenza italiana sul consumo di sigarette di contrabbando rispetto al dato europeo. Nello studio di Kpmg infatti, l’Italia emerge come un Paese virtuoso, con un consumo di 1,4 miliardi di sigarette illecite (-0,8 miliardi rispetto al 2020) e pari al 2,2% nel 2021 (-1,2 punti percentuali rispetto al 2020). Ma a preoccupare le imprese del settore è soprattutto la sostanziale equiparazione nel nostro Paese delle cosiddette sigarette elettroniche a quelle tradizionali. I nuovi device infatti per adesso sembrano immuni al mercato di contrabbando, e nei Paesi dell’Ue in cui si è scelto di applicare ai dispositivi elettronici e alle relative ricariche una politica fiscale differenziata la diminuzione di fumatori tradizionali è stata incoraggiante.
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Il Lazio estende retroattivamente la norma che bandisce le sale scommesse quasi ovunque. Settore in rivolta. Il rischio è quello di facilitare le bische clandestine.Tabacco: secondo uno studio, aumento del 3,9% nell’Ue. Speranza pensa di alzare ancora l’imposizione.Lo speciale contiene due articoli.Una modifica alle legge della Regione Lazio guidata da Nicola Zingaretti che regola le attività di gioco legale, come le slot machine o le video lottery, può spazzare via la quasi totalità delle attività legali del settore, con il rischio di spianare la strada al gioco online o, peggio ancora, alle bische gestite dalla criminalità organizzata. Il cui interesse per il comparto è cristallizzato in un passaggio della relazione al Parlamento della Direzione investigativa antimafia sul primo semestre 2021: «I sodalizi mafiosi, ampliando l’utilizzo della tecnologia, sono consacrati al cosiddetto gaming e betting, rispettivamente il settore del gioco d’azzardo e delle scommesse, ove imprenditori riconducibili alla criminalità organizzata, grazie alla costituzione di società sedenti nei paradisi fiscali, creano un circuito parallelo a quello legale, che consente di ottenere smisurati guadagni ed, in particolare, di riciclare, in maniera anonima, cospicue quantità di denaro».circuiti paralleliCircuiti paralleli dunque, accessibili da chiunque, minorenni e ludopatici compresi, dove si può giocare senza alcuna limitazione, con le regole sui pagamenti delle vincite che vengono aggirate attraverso l’uso (anche per l’acquisto dei crediti per giocare) di criptovalute come il bitcoin. Transazioni che aggirano di fatto il blocco che alcune banche attivano sulle carte di credito dei loro clienti, impedendo loro il gioco online oltre una certa soglia di spesa. Secondo alcuni studi sulle conseguenze del provvedimento della Regione, verrebbe interdetto il 92,2% del territorio di Roma al gioco legale e il 99,7% del territorio di Frosinone. Ma uno studio relativo proprio al territorio della Regione Lazio della Società italiana di psichiatria evidenzia come per la maggioranza dei giocatori patologici e per un terzo dei medici l’allontanamento delle attività di gioco non costituisce un deterrente. Sul piano sociale la normativa confina e aumenta l’offerta di gioco nelle zone periferiche, ad alta densità abitativa, con una probabile influenza negativa sui giocatori normalmente residenti nelle zone stesse. Esattamente quello che potrebbe avere come conseguenza la norma approvata dal Consiglio Regionale del Lazio all’interno del cosiddetto collegato al bilancio, che - salvo ulteriori proroghe - dovrebbe entrare in vigore dal prossimo 28 agosto e porterà all’applicazione retroattiva della norma già prevista per le nuove aperture, ovvero alla chiusura di tutte quelle attività «ubicate a un raggio inferiore a 500 metri da aree sensibili, quali istituti scolastici di qualsiasi grado, centri giovanili o altri istituti frequentati principalmente dai giovani, centri anziani, strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio assistenziale o luoghi di culto». La norma non riguarda solo le sale slot, ma qualsiasi attività, come bar e tabaccherie, che ha al suo interno macchine per il gioco legale, che finora erano regolamentate sulla base della distanza e non del raggio di 500 metri. Queste dovranno quindi riconsegnare al gestore le famigerate macchinette, regolamentate nell’uso da tutta una serie di limitazioni, a partire dall’inserimento della tessera sanitaria che impedisce il gioco ai minorenni. Come se non bastasse il rischio di consegnare i giocatori alla criminalità organizzata, la norma che porterà all’eliminazione di oltre il 90% delle macchine da gioco legali avrà anche ricadute pesantissime sull’occupazione, con circa 7.000 posti di lavoro a rischio. Secondo le stime infatti, l’80% delle attività della Regione Lazio con offerta di gioco chiuderebbe (passando da 4.977 ad 803 esercizi) e il 74% dei dipendenti del settore si troverebbe disoccupato e a rischio di finire reclutato da realtà illegali. Il provvedimento della Regione Lazio sarebbe dovuto entrare in vigore un anno fa, ma a causa della prolungata chiusura delle attività di gaming imposta dalle misure di contenimento della pandemia è slittata all’agosto di quest’anno. il tesoroNel frattempo però, a mar zo il sottosegretario all’Economia Federico Freni ha annunciato che «la legge delega sul riordino dei giochi è pronta. È la proposta del governo che il Parlamento potrà eventualmente modificare, ma è pronta. È stata trasmessa dal Mef alla presidenza del Consiglio per essere inserita nell’ordine del giorno del Consiglio dei ministri». Con la conseguenza che la norma votata nel Lazio potrebbe a breve essere superata dalla riforma complessiva studiata dal Mef, che prevede un ridimensionamento dell’offerta tramite una ridistribuzione generale sul territorio nazionale dei punti in cui si trovano la macchine per il gioco, mettendo insieme la salvaguardia della legalità e la tutela dei soggetti affetti da dipendenza. Ma senza una nuova proroga che tenga conto dei tempi della riforma nazionale, il danno sarà fatto.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-riforma-di-zingaretti-vieta-il-90-del-gioco-legale-in-bilico-7-000-lavoratori-2657556852.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="sale-il-contrabbando-di-sigarette-pesano-le-tasse-sul-tabacco" data-post-id="2657556852" data-published-at="1656065274" data-use-pagination="False"> Sale il contrabbando di sigarette «Pesano le tasse sul tabacco» Tra i tanti fenomeni preoccupanti che sono cresciuti per gli effetti collaterali della pandemia c’è anche quello del consumo di sigarette di contrabbando. Uno studio realizzato da Kpmg per conto di Philip Morris international relativo al consumo di sigarette illecite mostra infatti che nei Paesi dell’Unione europea il consumo complessivo di sigarette provenienti da fonti illecite è aumentato di circa il 3,9% , pari a circa 1,3 miliardi di sigarette, raggiungendo i 35,5 miliardi di sigarette illegali consumate negli Stati membri dell’Ue. Un dato in controtendenza rispetto all’andamento generale del mercato delle sigarette, visto che il consumo totale è diminuito nello stesso periodo. La crescita sarebbe originata principalmente dai blocchi alle frontiere delle merci provenienti dall’estero, quando veniva comprensibilmente data priorità ai materiali necessari al contrasto dei contagi. Una condizione che però è in larga misura venuta meno durante il 2021, sulla quale si erano però già innestate le organizzazioni criminali, che si sono specializzate nella produzione di sigarette contraffatte direttamente all’interno dei confini dell’Ue, in fabbriche clandestine dove il rispetto degli standard normativi e qualitativi previsti dalle normative sono una pura utopia, con tutte le conseguenze del caso per i rischi sanitari. Secondo il documento di Kpmg, l’aumento del consumo illecito nell’Ue è stato in gran parte originato dalla crescita di circa il 33% del consumo di sigarette contraffatte in Francia, che l’anno scorso ha raggiunto gli 8 miliardi di sigarette. Nel complesso, la Francia rimane il principale mercato europeo per il consumo di sigarette illecite nell’Ue, con un totale di 15,1 miliardi di sigarette illecite consumate nel 2021, pari al 29% del consumo totale di sigarette nel Paese, oltre il doppio rispetto al 13% del 2017. Dati che, come ha evidenziato Gregoire Verdeaux, senior vice president, relazioni esterne di Philip Morris, «dovrebbero rappresentare un campanello d’allarme». Secondo il manager emergerebbe che «nei Paesi con un alto livello di tasse sui prodotti del tabacco, come la Francia, il risultato sia stato una crescita dei consumi illeciti e una diminuzione marginale dei fumatori adulti di sigarette tradizionali». Proprio la strada che, secondo quanto risulta alla Verità, intendono intraprendere le istituzioni italiane, con il ministero dell’Economia e quello della Salute che hanno allo studio interventi per aumentare l’imposizione non solo sulle sigarette, ma anche sui nuovi device elettronici. Una scelta che potrebbe avere ricadute anche sull’inflazione, visto che il tabacco fa parte del paniere di beni che la determinano, con il rischio quindi che qualsiasi aumento dei prezzi dei prodotti del tabacco possa anche contribuire alla sua ulteriore crescita. Con il rischio che si inverta la controtendenza italiana sul consumo di sigarette di contrabbando rispetto al dato europeo. Nello studio di Kpmg infatti, l’Italia emerge come un Paese virtuoso, con un consumo di 1,4 miliardi di sigarette illecite (-0,8 miliardi rispetto al 2020) e pari al 2,2% nel 2021 (-1,2 punti percentuali rispetto al 2020). Ma a preoccupare le imprese del settore è soprattutto la sostanziale equiparazione nel nostro Paese delle cosiddette sigarette elettroniche a quelle tradizionali. I nuovi device infatti per adesso sembrano immuni al mercato di contrabbando, e nei Paesi dell’Ue in cui si è scelto di applicare ai dispositivi elettronici e alle relative ricariche una politica fiscale differenziata la diminuzione di fumatori tradizionali è stata incoraggiante.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.