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2019-10-03
La Regione Emilia Romagna regala 100.000 euro al super festival pro gender
Ansa
Prometto una «edizione choc». Una serie di eventi «radicale per la libertà, la franchezza e l'apertura con cui guarda al contemporaneo, osservando in modo aperto, schietto e diretto le grandi contraddizioni di oggi». Il titolo della edizione del festival Gender Bender, in programma a Bologna dal 23 ottobre al 3 novembre, è appunto «Radical Choc». Ma l'unica cosa davvero choccante è il contributo economico che la Regione Emilia Romagna (cioè i contribuenti) versa all'Arcigay Cassero per organizzare il baraccone: 100.000 euro a fronte di 283.000 euro di costo complessivo del progetto. Altri soldi, molto probabilmente, arriveranno dal Comune di Bologna e pure dal ministero dei Beni culturali, che negli anni passati non hanno mai fatto mancare denari alla manifestazione simbolo della propaganda Lgbt.
Dal comunicato stampa ufficiale apprendiamo che «Gender Bender è prodotto dal Cassero Lgbti center ed è realizzato con il contributo di Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, ministero per i Beni e le attività culturali, Coop Alleanza 3.0, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Legacoop Bologna, fondazione Unipolis, Granarolo» e altri. Sono previsti oltre 120 appuntamenti, tra feste, spettacoli teatrali, film, incontri e pure «proiezioni per le scuole» (così recita il volantino pubblicitario).
Lo spettacolo teatrale Stereotypes Game dell'israeliana Yasmeen Godder, per esempio, invita ragazzi e ragazze a rileggere in maniera critica «gli stereotipi di genere». Il film Little Miss Westie, invece, racconta la storia di due bambini transgender. Mentre, al piccolo teatro del Baraccano, «l'artista e porno-attivista Slavina legge brani tratti dal libro dello scrittore cileno Pedro Lemebel». Ad aprire le danze, il 7 ottobre, sarà la scrittrice e attivista Eve Ensler, autrice dei Monologhi della vagina. Presenterà il suo nuovo libro Chiedimi scusa (Il Saggiatore), un'invettiva abbastanza feroce contro la mascolinità tossica e violenta. E il bello è che, in tutto il carrozzone, la Ensler è senz'altro la più moderata.
C'è poco da scandalizzarsi, tuttavia. Intanto perché agli eventi di queste genere ormai siamo abituati. E poi, in fondo, gli attivisti Lgbt possono fare tutti gli spettacoli che vogliono. Il problema è che non dovrebbero mettere in piedi una gigantesca macchina di propaganda con i denari pubblici e dovrebbero evitare di fare indottrinamento nelle scuole.
«Mi piacerebbe dire che sono stupito», sospira Galeazzo Bignami, onorevole bolognese di Fratelli d'Italia. «La verità è che non lo sono affatto. Far parte del mondo Lgbt è un privilegio. Ti dà la possibilità di avere sedi senza bando, per esempio. È proprio il caso del Cassero, a cui i bolognesi per altro pagano acqua, luce e gas. Fino a poco tempo fa i cittadini pagavano anche l'affitto, ma grazie a una nostra battaglia almeno quello non è più sulle spalle dei bolognesi».
Bignami si occupa da anni della questione, e snocciola i finanziamenti che sono partiti dalle casse pubbliche a beneficio del Cassero per il Gender Bender festival. Nel 2015 sono arrivati 55.000 euro dalla Regione e 25.054 dal ministero dei Beni culturali. Nel 2016 86.000 euro dalla Regione e 26.807 euro dal ministero. Nel 2017 sempre 86.000 dalla Regione e 28.683 dal ministero. Cifre confermate anche nel 2018: 86.000 euro dalle Regione e 30.117 dal Mibact. Per il 2019, la sola Regione sborsa ben 100.000 euro.
Una parte di questi denari verranno utilizzati per la propaganda a livello scolastico. «Il gender», dice Bignami, «in Emilia non solo è la normalità, ma è il cardine principale su cui certe politiche si sviluppano. In questa regione si punta allo sradicamento del concetto stesso di famiglia. Qui c'è l'epicentro di questo pensiero». Non per nulla, il Cassero collabora anche con il Comune di Ravenna per un progetto rivolto a elementari e medie il cui scopo è aiutare i bimbi a superare «stereotipi e pregiudizi». Una bella rieducazione gender, dunque. Solo che certe cose è pericoloso persino dirle, in una Regione che ha appena approvato la legge bavaglio contro la omotransnegatività al fine di ridurre al silenzio ogni voce dissonante.
Criticare è proibito, dunque. In compenso i pasdaran Lgbt possono fare quello che desiderano. «Tra gli spettacoli previsti per il festival», nota Umberto La Morgia, consigliere comunale leghista di Casalecchio di Reno, «ce n'è uno si chiama Gioco di stereotipi. Viene descritto in questo modo: “I ruoli maschili e femminili sono così mescolati, esagerati e annacquati affinché si possano riconoscere i pregiudizi e il loro ruolo discriminatorio nella società e nel mondo della danza". Maschio e femmina, quindi, non sono più sessi, e nemmeno generi, ma solo goffi stereotipi discriminatori da annacquare e magari ridicolizzare. Spettacolo rivoltò ad un target di età a partire dai 12 anni...».
La Morgia dice una cosa saggia: «Questi estremismi non vanno di certo a favore dell'immagine e dell'inclusione delle persone libere e di buonsenso, di qualunque orientamento affettivo». Ecco il punto: baracconate come il Gender Bender non servono a eliminare le discriminazioni. Sono utili soltanto a diffondere un'ideologia che si fa sempre più aggressiva, e che viene imposta a bambini e ragazzi di età sempre più tenera.
Ovviamente gli attivisti di Arcigay parlano di libertà e di diritti, si riempiono la bocca di splendidi concetti. Ma l'unica libertà che esercitano è quella di propagandare il loro discutibile pensiero a spese dei contribuenti. E hanno pure la pretesa di essere innovativi e choccanti. Più che altro, a dirla tutta, mettono una grande tristezza.
Pure il marito del renziano De Giorgi ha messo le radici in un ministero
Beata la renzianissima famiglia De Giorgi, in tandem al governo. Non capita spesso di vedere coppie talmente ben assortite, come quella formata dal cinquantenne Alessio De Giorgi e il ventiduenne Nicolae Galea, da riuscire a inanellare ruoli professionali di alto livello, per giunta al fianco di ministri dello stesso esecutivo.
Il primo, come anticipato nei giorni scorsi dalla Verità, dopo un excursus di alti e bassi in bilico tra le istanze dei gay e la scalata nella comunicazione del Pd allora renziano, è finito nell'entourage del ministro dell'agricoltura Teresa Bellanova per 80.000 euro l'anno. Il secondo, di origini moldave, invece, è appena diventato social media manager del ministro per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti. Ce lo confermano dall'ufficio stampa della titolare del dicastero, senza però darci ragguagli sul compenso o sulla tipologia del contratto, che secondo la prassi, dovrebbe apparire nella sezione amministrazione trasparente del sito del governo entro uno o due mesi. Galea «è stato scelto dalla ministra per il ruolo di esperto di social media», ci chiariscono via mail. «Del suo contratto, in via di definizione, sarà data notizia come di prassi appena concluso l'iter previst».
Andando a guardare la media dei compensi di chi ha avuto la stessa mansione nei precedenti governi, potrebbe prendere dai 10 ai 50.000 euro, ma alcuni burocrati di Palazzo Chigi ci spiegano che sta alla decisione del ministro la cifra degli stipendi dei collaboratori di questo genere. Detto ciò, è presumibile che per ora stia collaborando senza percepire alcunché, ma dai suoi post su Instragram si deduce la sua soddisfazione nel fare questo nuovo lavoro, con tutte le attestazioni sociali che ne conseguono.
Ma sulla base di cosa è stato scelto per il delicato incarico di gestore delle pagine social? Spulciando il suo curriculum viene fuori il profilo di un appassionato totale di Matteo Renzi, una vera sentinella della causa dell'ex Rottamatore, un fedelissimo talmente incrollabile da ricevere, dalle mani dello stesso «senatore semplice», il premio di militante più attivo. Accadeva nell'aprile del 2017 in occasione delle primarie del Pd, quando era Galea a mobilitare le truppe renziane contro gli sfidanti Andrea Orlando e Michele Emiliano. Ha anche portato avanti delle battaglie politiche da giovane dem laziale, come quella contro lo ius soli, reputandolo non opportuno «in questo contesto storico-sociale» (era sempre 2017). Nell'ottobre di quell'anno arriva la svolta personale, quando corona il romantico sogno d'amore sposando appunto De Giorgi, 28 anni più di lui, che in quel momento era il responsabile della comunicazione digitale del Partito democratico.
Da lì l'ascesa e Galea giunge nell'olimpo, nei palazzi che contano, quelli del potere. Nel gennaio del 2018 viene scelto come collaboratore dal senatore Andrea Marcucci, attuale capogruppo del Pd al Senato, che se è vero che non ha seguito Renzi nel nuovo partito Italia viva, per sua stessa ammissione resta amico di Renzi e comunque all'epoca della collaborazione di Galea erano vicinissimi. Dopo questa esperienza il giovane di belle speranze e carattere fumantino, passa al Parlamento europeo come collaboratore prima di Nicola Danti (Pd) per la campagna elettorale e poi come assistente di Alessandra Moretti. La permanenza a Bruxelles dura quasi due anni e mezzo e poi nel gennaio di quest'anno viene chiamato da Anna Ascani, oggi viceministro dell'Istruzione, per seguire la sua campagna elettorale per le primarie pd. Quasi in contemporanea ha collaborato con Alessia Morani, attuale sottosegretario allo Sviluppo economico del governo giallorosso, e poi con la senatrice Simona Malpezzi, che adesso è sottosegretario ai rapporti con il Parlamento.
E adesso, come dicevamo all'inizio, dirige la parte social della comunicazione di Bonetti, che ha tributato con un post all'indomani del giuramento: «Buon lavoro Elena Bonetti! Persona giusta al ministero giusto», mettendo in luce l'anima arcobaleno del nuovo ministro. Per meglio inquadrare Galea abbiamo dato uno sguardo alla sua pagina Facebook e, a parte la fede renziana, ci siamo resi conto di altri piccoli dettagli. In primis il suo odio per Matteo Salvini, e poi la scarsa simpatia per Luigi Di Maio, azionista dell'attuale governo Conte, che Galea prendeva in giro per la storia dei voli aerei con i biglietti in economy e il posto in business. Critiche severe anche su Gianni Cuperlo e Maurizio Martina, che secondo lui non sono capaci di fare le dirette social. Tra i vezzi del ragazzo, inviare lettere. Ma mica alla vicino di casa, per carità, ma al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Era accaduto nell'agosto del 2018, quando con la missiva, che era anche una petizione, voleva esprimere al capo dello Stato la sua apprensione per i migranti. Quella dei profughi è una causa che seguiva fin dalla sua collaborazione con l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati nel 2015, prima di diplomarsi all'istituto tecnico industriale. Da notare, per concludere, anche le sue amicizie femminili tra i millennial dem (ragazze laureate in costose università private e munite di borse di Hermes), e i suoi viaggi negli Stati Uniti al fianco di De Giorgi.
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Dal 23 ottobre al 3 novembre Bologna ospiterà la grande manifestazione ideata dall'Arcigay. Tra porno attivisti e spettacoli sui trans, pura propaganda Lgbt.Pure il marito del renziano De Giorgi ha messo le radici in un ministero. Dopo l'assunzione del fondatore di «Gay.it» nell'entourage di Teresa Bellanova, anticipata dalla «Verità», anche il compagno, un giovane moldavo, si sistema: sarà social media manager del ministro Elena Bonetti.Lo speciale comprende due articoli. Prometto una «edizione choc». Una serie di eventi «radicale per la libertà, la franchezza e l'apertura con cui guarda al contemporaneo, osservando in modo aperto, schietto e diretto le grandi contraddizioni di oggi». Il titolo della edizione del festival Gender Bender, in programma a Bologna dal 23 ottobre al 3 novembre, è appunto «Radical Choc». Ma l'unica cosa davvero choccante è il contributo economico che la Regione Emilia Romagna (cioè i contribuenti) versa all'Arcigay Cassero per organizzare il baraccone: 100.000 euro a fronte di 283.000 euro di costo complessivo del progetto. Altri soldi, molto probabilmente, arriveranno dal Comune di Bologna e pure dal ministero dei Beni culturali, che negli anni passati non hanno mai fatto mancare denari alla manifestazione simbolo della propaganda Lgbt. Dal comunicato stampa ufficiale apprendiamo che «Gender Bender è prodotto dal Cassero Lgbti center ed è realizzato con il contributo di Regione Emilia Romagna, Comune di Bologna, ministero per i Beni e le attività culturali, Coop Alleanza 3.0, Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, Legacoop Bologna, fondazione Unipolis, Granarolo» e altri. Sono previsti oltre 120 appuntamenti, tra feste, spettacoli teatrali, film, incontri e pure «proiezioni per le scuole» (così recita il volantino pubblicitario). Lo spettacolo teatrale Stereotypes Game dell'israeliana Yasmeen Godder, per esempio, invita ragazzi e ragazze a rileggere in maniera critica «gli stereotipi di genere». Il film Little Miss Westie, invece, racconta la storia di due bambini transgender. Mentre, al piccolo teatro del Baraccano, «l'artista e porno-attivista Slavina legge brani tratti dal libro dello scrittore cileno Pedro Lemebel». Ad aprire le danze, il 7 ottobre, sarà la scrittrice e attivista Eve Ensler, autrice dei Monologhi della vagina. Presenterà il suo nuovo libro Chiedimi scusa (Il Saggiatore), un'invettiva abbastanza feroce contro la mascolinità tossica e violenta. E il bello è che, in tutto il carrozzone, la Ensler è senz'altro la più moderata. C'è poco da scandalizzarsi, tuttavia. Intanto perché agli eventi di queste genere ormai siamo abituati. E poi, in fondo, gli attivisti Lgbt possono fare tutti gli spettacoli che vogliono. Il problema è che non dovrebbero mettere in piedi una gigantesca macchina di propaganda con i denari pubblici e dovrebbero evitare di fare indottrinamento nelle scuole. «Mi piacerebbe dire che sono stupito», sospira Galeazzo Bignami, onorevole bolognese di Fratelli d'Italia. «La verità è che non lo sono affatto. Far parte del mondo Lgbt è un privilegio. Ti dà la possibilità di avere sedi senza bando, per esempio. È proprio il caso del Cassero, a cui i bolognesi per altro pagano acqua, luce e gas. Fino a poco tempo fa i cittadini pagavano anche l'affitto, ma grazie a una nostra battaglia almeno quello non è più sulle spalle dei bolognesi». Bignami si occupa da anni della questione, e snocciola i finanziamenti che sono partiti dalle casse pubbliche a beneficio del Cassero per il Gender Bender festival. Nel 2015 sono arrivati 55.000 euro dalla Regione e 25.054 dal ministero dei Beni culturali. Nel 2016 86.000 euro dalla Regione e 26.807 euro dal ministero. Nel 2017 sempre 86.000 dalla Regione e 28.683 dal ministero. Cifre confermate anche nel 2018: 86.000 euro dalle Regione e 30.117 dal Mibact. Per il 2019, la sola Regione sborsa ben 100.000 euro. Una parte di questi denari verranno utilizzati per la propaganda a livello scolastico. «Il gender», dice Bignami, «in Emilia non solo è la normalità, ma è il cardine principale su cui certe politiche si sviluppano. In questa regione si punta allo sradicamento del concetto stesso di famiglia. Qui c'è l'epicentro di questo pensiero». Non per nulla, il Cassero collabora anche con il Comune di Ravenna per un progetto rivolto a elementari e medie il cui scopo è aiutare i bimbi a superare «stereotipi e pregiudizi». Una bella rieducazione gender, dunque. Solo che certe cose è pericoloso persino dirle, in una Regione che ha appena approvato la legge bavaglio contro la omotransnegatività al fine di ridurre al silenzio ogni voce dissonante. Criticare è proibito, dunque. In compenso i pasdaran Lgbt possono fare quello che desiderano. «Tra gli spettacoli previsti per il festival», nota Umberto La Morgia, consigliere comunale leghista di Casalecchio di Reno, «ce n'è uno si chiama Gioco di stereotipi. Viene descritto in questo modo: “I ruoli maschili e femminili sono così mescolati, esagerati e annacquati affinché si possano riconoscere i pregiudizi e il loro ruolo discriminatorio nella società e nel mondo della danza". Maschio e femmina, quindi, non sono più sessi, e nemmeno generi, ma solo goffi stereotipi discriminatori da annacquare e magari ridicolizzare. Spettacolo rivoltò ad un target di età a partire dai 12 anni...». La Morgia dice una cosa saggia: «Questi estremismi non vanno di certo a favore dell'immagine e dell'inclusione delle persone libere e di buonsenso, di qualunque orientamento affettivo». Ecco il punto: baracconate come il Gender Bender non servono a eliminare le discriminazioni. Sono utili soltanto a diffondere un'ideologia che si fa sempre più aggressiva, e che viene imposta a bambini e ragazzi di età sempre più tenera. Ovviamente gli attivisti di Arcigay parlano di libertà e di diritti, si riempiono la bocca di splendidi concetti. Ma l'unica libertà che esercitano è quella di propagandare il loro discutibile pensiero a spese dei contribuenti. E hanno pure la pretesa di essere innovativi e choccanti. Più che altro, a dirla tutta, mettono una grande tristezza. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-regione-emilia-romagna-regala-100-000-euro-al-super-festival-pro-gender-2640820394.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="pure-il-marito-del-renziano-de-giorgi-ha-messo-le-radici-in-un-ministero" data-post-id="2640820394" data-published-at="1769710886" data-use-pagination="False"> Pure il marito del renziano De Giorgi ha messo le radici in un ministero Beata la renzianissima famiglia De Giorgi, in tandem al governo. Non capita spesso di vedere coppie talmente ben assortite, come quella formata dal cinquantenne Alessio De Giorgi e il ventiduenne Nicolae Galea, da riuscire a inanellare ruoli professionali di alto livello, per giunta al fianco di ministri dello stesso esecutivo. Il primo, come anticipato nei giorni scorsi dalla Verità, dopo un excursus di alti e bassi in bilico tra le istanze dei gay e la scalata nella comunicazione del Pd allora renziano, è finito nell'entourage del ministro dell'agricoltura Teresa Bellanova per 80.000 euro l'anno. Il secondo, di origini moldave, invece, è appena diventato social media manager del ministro per le Pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti. Ce lo confermano dall'ufficio stampa della titolare del dicastero, senza però darci ragguagli sul compenso o sulla tipologia del contratto, che secondo la prassi, dovrebbe apparire nella sezione amministrazione trasparente del sito del governo entro uno o due mesi. Galea «è stato scelto dalla ministra per il ruolo di esperto di social media», ci chiariscono via mail. «Del suo contratto, in via di definizione, sarà data notizia come di prassi appena concluso l'iter previst». Andando a guardare la media dei compensi di chi ha avuto la stessa mansione nei precedenti governi, potrebbe prendere dai 10 ai 50.000 euro, ma alcuni burocrati di Palazzo Chigi ci spiegano che sta alla decisione del ministro la cifra degli stipendi dei collaboratori di questo genere. Detto ciò, è presumibile che per ora stia collaborando senza percepire alcunché, ma dai suoi post su Instragram si deduce la sua soddisfazione nel fare questo nuovo lavoro, con tutte le attestazioni sociali che ne conseguono. Ma sulla base di cosa è stato scelto per il delicato incarico di gestore delle pagine social? Spulciando il suo curriculum viene fuori il profilo di un appassionato totale di Matteo Renzi, una vera sentinella della causa dell'ex Rottamatore, un fedelissimo talmente incrollabile da ricevere, dalle mani dello stesso «senatore semplice», il premio di militante più attivo. Accadeva nell'aprile del 2017 in occasione delle primarie del Pd, quando era Galea a mobilitare le truppe renziane contro gli sfidanti Andrea Orlando e Michele Emiliano. Ha anche portato avanti delle battaglie politiche da giovane dem laziale, come quella contro lo ius soli, reputandolo non opportuno «in questo contesto storico-sociale» (era sempre 2017). Nell'ottobre di quell'anno arriva la svolta personale, quando corona il romantico sogno d'amore sposando appunto De Giorgi, 28 anni più di lui, che in quel momento era il responsabile della comunicazione digitale del Partito democratico. Da lì l'ascesa e Galea giunge nell'olimpo, nei palazzi che contano, quelli del potere. Nel gennaio del 2018 viene scelto come collaboratore dal senatore Andrea Marcucci, attuale capogruppo del Pd al Senato, che se è vero che non ha seguito Renzi nel nuovo partito Italia viva, per sua stessa ammissione resta amico di Renzi e comunque all'epoca della collaborazione di Galea erano vicinissimi. Dopo questa esperienza il giovane di belle speranze e carattere fumantino, passa al Parlamento europeo come collaboratore prima di Nicola Danti (Pd) per la campagna elettorale e poi come assistente di Alessandra Moretti. La permanenza a Bruxelles dura quasi due anni e mezzo e poi nel gennaio di quest'anno viene chiamato da Anna Ascani, oggi viceministro dell'Istruzione, per seguire la sua campagna elettorale per le primarie pd. Quasi in contemporanea ha collaborato con Alessia Morani, attuale sottosegretario allo Sviluppo economico del governo giallorosso, e poi con la senatrice Simona Malpezzi, che adesso è sottosegretario ai rapporti con il Parlamento. E adesso, come dicevamo all'inizio, dirige la parte social della comunicazione di Bonetti, che ha tributato con un post all'indomani del giuramento: «Buon lavoro Elena Bonetti! Persona giusta al ministero giusto», mettendo in luce l'anima arcobaleno del nuovo ministro. Per meglio inquadrare Galea abbiamo dato uno sguardo alla sua pagina Facebook e, a parte la fede renziana, ci siamo resi conto di altri piccoli dettagli. In primis il suo odio per Matteo Salvini, e poi la scarsa simpatia per Luigi Di Maio, azionista dell'attuale governo Conte, che Galea prendeva in giro per la storia dei voli aerei con i biglietti in economy e il posto in business. Critiche severe anche su Gianni Cuperlo e Maurizio Martina, che secondo lui non sono capaci di fare le dirette social. Tra i vezzi del ragazzo, inviare lettere. Ma mica alla vicino di casa, per carità, ma al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Era accaduto nell'agosto del 2018, quando con la missiva, che era anche una petizione, voleva esprimere al capo dello Stato la sua apprensione per i migranti. Quella dei profughi è una causa che seguiva fin dalla sua collaborazione con l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati nel 2015, prima di diplomarsi all'istituto tecnico industriale. Da notare, per concludere, anche le sue amicizie femminili tra i millennial dem (ragazze laureate in costose università private e munite di borse di Hermes), e i suoi viaggi negli Stati Uniti al fianco di De Giorgi.
Una seduta del Csm (Imagoeconomica)
Battute a parte, resta la notizia e cioè che ieri il Tar del Lazio ha dato torto ai criticoni: il referendum si terrà nella data fissata dal governo, quindi domenica 22 e lunedì 23 marzo. Per i giudici amministrativi le preoccupazioni del No non avevano senso, non c’era alcuna prevaricazione e soprattutto il tempo per informare i cittadini è assolutamente congruo. Del resto, lo stesso capo dello Stato Sergio Mattarella non aveva avuto problemi a firmare la delibera che fissava la data, alla quale si era giunti dopo una mediazione di equilibrio.
Pertanto non ci saranno sorprese: si va dritti sul 22 e il 23 marzo, nel senso che la decisione del governo, secondo il Tar, non è un atto «lesivo e illegittimo» e non «rappresenta di fatto l’espropriazione del diritto dei cittadini di raccogliere le firme». La decisione dei giudici amministrativi è tanto più importante se si pensa che è avvenuta con sentenza e non con ordinanza, il che - per dirla in soldoni - rafforza la stessa, poiché non si ferma al solo congelamento del ricorso (cioè la richiesta di sospensione cautelare) ma entra anche nel merito delle questioni sollevate dai 15 giuristi che avevano promosso l’iniziativa. Insomma il governo e il fronte del Sì vincono abbondantemente su tutta la linea.
Questo ci permette allora di riprendere quanto nei giorni scorsi Alessandro Sallusti aveva già scritto, illuminando un aspetto fondamentale. Perché - si domandava - così tanto affanno da parte dei promotori nel chiedere la sospensione cautelare rispetto alla data fissata dal governo? Perché chiedere il posticipo, denunciando lesioni di diritti a danno dei cittadini? Ecco, Sallusti ci indicava una ragione che alla luce della sentenza del Tar del Lazio si fa ancor più condivisibile. Al fronte del No, quello che sta raccontando di pm che verrebbero assoggettati al potere politico (da qui la campagna pubblicitaria nelle stazioni e non solo…), interesserebbe arrivare al rinnovo del Csm con le vecchie regole; perciò spingeva a posticipare il referendum: buttare la palla in tribuna e guadagnare tempo.
In effetti, quand’anche il referendum convalidasse la riforma del governo - come sembra dai recenti sondaggi - poi ci sarà bisogno dei decreti attuativi, cioè di quelle leggi che «fanno camminare» le buone intenzioni legislative. Una vittoria del Sì il 22 e il 23 marzo velocizzerebbe tali norme blindandole in un calendario favorevole al rinnovo del Csm secondo le nuove regole. Un posticipo del referendum avrebbe invece ritardato tali tabella di marcia. Ci sono dieci mesi circa per impostare il rinnovo del Csm che va a scadenza tra un anno: se tutto filerà liscio a quel punto avremo un Csm per i giudici e uno per i pm, con l’azzeramento dei giochi tra le correnti perché gli organi di autogoverno sarebbero compilati secondo il sorteggio.
Ritardare il referendum avrebbe vanificato questa operazione anche in caso di vittoria dei Sì perché le procedure di rinnovo sarebbero state fatte con le vecchie regole e quindi… Buonanotte ai suonatori. La decisone del Tar del Lazio - che ripeto è entrato nel merito delle questioni sollevate dai 15 giuristi promotori spazzandole via - dà indirettamente ulteriore smalto ai promotori del Sì e ci consentirà di entrare nel vivo della campagna al netto degli allarmismi creati ad arte. Questa riforma è un passo avanti in una ridefinizione della giustizia rimettendola su binari più consoni, facendo invece deragliare (con la procedura del sorteggio) il treno del correntismo togato. La riforma del Csm è il cuore della legge costituzionale su cui ci esprimeremo e - ora più che mai - siamo convinti che proprio per questo le anime più politicizzate stanno dicendo e facendo cose bizzarre, dai post del segretario alla richiesta di rinvio del referendum.
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Ecco #DimmiLaVerità del 29 gennaio 2026. Il grande esperto di geopolitica Daniele Ruvinetti rivela un dettaglio inedito della escalation Usa-Iran.
Danni causati dal ciclone Harry sul lungomare di Catania (Ansa)
Può sembrare strano, considerata l’estensione delle nostre coste e che fenomeni del genere, quindi, andrebbero annoverati tra le calamità. Eppure, nella normativa c’è questo vuoto che espone le aziende al rischio di non aver nessun rimborso dalle assicurazioni, anche dopo essersi impegnate economicamente per tutelarsi da possibili disastri. È prevista la copertura contro le inondazioni ma non contro le mareggiate», spiega il presidente di Confesercenti, Nico Gronchi.
Una dimenticanza nella preparazione della norma prevista dalla legge di Bilancio 2024? Eppure, il governo ha puntato sul meccanismo delle polizze catastrofali come strumento per evitare che il costo dei danni ricada prevalentemente sul bilancio pubblico, considerata la frequenza dei fenomeni naturali estremi nel nostro Paese. La norma, lo ricordiamo, prevede l’obbligo, per le imprese, di stipulare una polizza per i danni causati da sismi, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni. Le aziende che non si assicurano contro eventi catastrofali perdono l’accesso a contributi pubblici, agevolazioni e incentivi fiscali. Quindi è una misura strategica che, però, «arrivata al primo banco di prova, rischia di fallire», afferma Gronchi.
Le scadenze per dotarsi di una polizza sono state scaglionate: 31 marzo 2025 per le imprese grandi con oltre 250 dipendenti, 30 settembre 2025 per le medie aziende (da 50 a 250 dipendenti), mentre per tutte le micro e piccole imprese l’obbligo era stato posticipato al 31 dicembre 2025. Il Milleproroghe ha poi spostato l’obbligo a fine marzo prossimo per alcune categorie come la ricezione e il turismo, cioè alberghi, bar e ristoranti. «Si può quindi creare la situazione paradossale che in un immobile danneggiato ci siano differenti trattamenti; magari c’è un negozio che è stato obbligato a sottoscrivere una polizza mentre un bar aveva il tempo per farlo fino a fine marzo. È una norma che ha svariate incertezze», afferma Gronchi, sottolineando che «molte imprese hanno difficoltà ad avere i preventivi dalle assicurazioni. Abbiamo un pezzo di imprese senza copertura assicurativa perché la scadenza della sottoscrizione è stata spostata in avanti, mentre altre che non riescono a capire se, pur avendo una polizza, saranno o meno coperte, dal momento che i danni sono da mareggiate e non da inondazioni».
Le problematiche non finiscono qui. Il presidente di Confesercenti evidenzia il rischio che «chi non ha polizza non possa avere accesso a eventuali aiuti pubblici. La normativa dice che, in caso di catastrofe ambientale, l’impresa non assicurata non potrà richiedere ristori o contributi per la ricostruzione. In pratica l’imprenditore dovrà ripagare i danni mettendo mano al proprio portafoglio. Non solo. Senza polizza, l’azienda è considerata fragile e questo può portare al rifiuto di prestiti da parte delle banche o a tassi d’interesse più alti».
Confesercenti si è mossa per dare un aiuto alle aziende in difficoltà. «Abbiamo attivato un plafond complessivo di 2,5 milioni per prestiti agevolati destinati alle imprese siciliane, calabresi e sarde per gestire l’emergenza». L’intervento più strategico è nella lettera che Gronchi ha inviato al premier Giorgia Meloni, nella quale chiede di spostare al 30 giugno la scadenza dell’obbligo di sottoscrizione di una polizza. «Servirebbe a superare le incertezze. Abbiamo bisogno di tempo per far in modo che il meccanismo funzioni. L’Italia è territorio fragile e senza lo strumento delle polizze catastrofali, che affianchino l’intervento dello Stato, non si va da nessuna parte. In Sicilia ci sono oltre 1.000 imprese concentrate tra Messina e Catania colpite dal ciclone Harry, con danni per 750-800 milioni. Senza contare i danni al patrimonio pubblico».
Poi c’è il capitolo delicato degli stabilimenti balneari, le strutture più danneggiate. «Avendo le concessioni scadute e con l’incertezza dell’esito della direttiva Ue Bolkestein, sono penalizzate dalle banche perché il loro futuro è incerto e potrebbero avere difficoltà nell’accesso al credito».
In questo caos c’è anche il fronte delle assicurazioni. Al pressing del governo per spingerle a rimborsare le imprese danneggiate, l’Ania, richiamando la legge, sottolinea proprio quanto evidenziato dalla Confesercenti, ovvero che le mareggiate e i danni provocati dal vento restano fuori dalla lista degli eventi coperti dalle polizze. A meno che le imprese non abbiano sottoscritto polizze più ampie di quelle obbligatorie, includendo anche le mareggiate, non c’è possibilità di ricevere i rimborsi.
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(Totaleu)
Lo ha dichiarato Massimiliano Salini, eurodeputato di Forza Italia a seguito dell'evento «Come sbloccare il potenziale della difesa europea» al Parlamento europeo di Bruxelles.