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«La mia cura è democratica. Per questo mi danno contro»

«La mia cura è democratica. Per questo mi danno contro»
Giuseppe De Donno
Lo pneumologo di Mantova Giuseppe De Donno: «La terapia con il plasma costa poco, funziona benissimo non fa miliardari. E io sono un medico di campagna, non un azionista di Big Pharma».
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I dati parlano chiaro: quando al Viminale siede qualcuno di centrodestra, calano drasticamente arrivi e morti in mare. Prima Salvini e ora Piantedosi confermano il trend. Che disastro con Renzi e Conte-Draghi. Contrastare gli scafisti salva vite umane.

I numeri sono lo specchio dei fatti e i numeri dimostrano che le ricette del governo Meloni, con Matteo Piantedosi ministro dell’Interno, funzionano: diminuzione degli sbarchi, gestione virtuosa dei rimpatri e riduzione delle tragedie in mare. Per questo mi sorprende che quando le cose funzionano non le sanno comunicare; ci torneremo.

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Peter Thiel coccola un sogno segreto. Un think tank mondiale per la destra
Peter Thiel (Ansa )
Nuovo libro di Mattia Ferraresi: una mappa aggiornata delle correnti postliberali che muovono il trumpismo. Con un affondo sul capo di Palantir, che sta meditando di finanziare una «centrale» di pensiero conservatore.

Per gentile concessione, pubblichiamo un estratto da «Dentro la testa di Trump», saggio del giornalista Mattia Ferraresi (Mondadori, 240 pagine, 19 euro, in uscita da lunedì). Il testo è una capillare mappa del pensiero conservatore «post-liberale», insieme causa ed effetto del fenomeno trumpiano. Partendo dai tentativi filosofici - a matrice cattolica - di superare la cornice esausta del liberalismo, l’autore indaga le radici dei movimenti nazionalisti di destra e le sporgenze intellettuali del tecno-capitalismo libertario. Il nuovo partito repubblicano poggia, non senza fatica, su questi tre complessi mondi. Il brano proposto riguarda Peter Thiel, e rivela un progetto politico-culturale del capo di Palantir. Ferraresi, esperto osservatore di cose americane, è anche autore del recente scoop mondiale sul burrascoso incontro al Pentagono tra l’allora nunzio a Washington ed Elbridge Colby, sottosegretario alla Difesa Usa.

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L’ira di Trump si abbatte su Merz. Via 5.000 marines dalla Germania
Friedrich Merz (Ansa)
Donald Trump castiga il cancelliere per lo scarso aiuto in Iran. La Cdu: «Mossa deplorevole».

Complici le tensioni sulla guerra in Iran, un annuncio da Oltreoceano conferma che i rapporti transatlantici sono in piena evoluzione: l’amministrazione americana ha annunciato che ritirerà 5.000 soldati statunitensi dalla Germania. A comunicarlo è stato il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, venerdì: «Il segretario alla Difesa (Pete Hegseth, ndr) ha ordinato il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania», specificando che «il ritiro sarà completato nei prossimi sei-dodici mesi».

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Il nostro Paese ospita circa 13.000 soldati statunitensi che generano un ritorno economico non trascurabile. Se davvero Donald Trump decidesse di abbandonare gli avamposti, rinunciando a centri strategici, verrebbe penalizzato pure un migliaio di aziende tricolori.

Qualora Donald Trump decidesse di ritirare parte delle truppe statunitensi dalle basi presenti sul suolo italiano, dovrebbe anche semplificare e alleggerire gli schieramenti di reparti appartenenti alla Marina (precisamente alla Sesta flotta della Us Navy), all’aviazione (Usaf) e all’esercito (Us Army). Con due problemi non da poco da risolvere.

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