
«Il conservatorismo sociale italiano che blocca crescita e investimenti». Questo era il titolo del commento firmato dalla professoressa Fornero, pubblicato ieri sulla Stampa. Un titolo che, confessiamo, ci aveva immediatamente fatto storcere il naso per quell’odore di snobismo che emanava. Però - ci siamo detti - mica possiamo essere proprio noi a cadere nell’errore di accoppiare titolo e articolo come fossero usciti dalla stessa mano, quindi ci siamo scrollati di dosso il pregiudizio e abbiamo cominciato la lettura del commento.
E… il pezzo era peggio del titolo. Lo snobismo del titolo era nulla rispetto alla tracotanza con cui l’ex ministro giudica gli italiani. Se infatti il «paziente Italia» non riesce ad avere una reazione rapida nonostante i finanziamenti del Pnrr, nonostante governi di diverso colore e pure uno guidato da Draghi, e nonostante quest’ultimo sia esempio della tanto osannata stabilità, di chi è la colpa? Qual è - per dirlo con la Fornero - il malessere profondo del Paese? Il conservatorismo degli italiani. «Un conservatorismo non ideologico, ma culturale e sociale: la tendenza a rifugiarsi nella rassicurante retorica della “grande bellezza”, del “genio italico”, del “piccolo è bello”»; l’idea che (attenzione qui, ci permettiamo di sottolineare) «casa e pensione rappresentino ancora gli approdi essenziali dell’esistenza». Per farla breve, se non cresciamo non è che le ricette miracolose di quelli bravi - quelle per cui l’austerity era dolorosa ma necessaria - erano e sono ricette fanatiche impregnate di neoliberismo; no, la colpa è degli italiani che sono conservatori, perché vorrebbero conservare quella ricchezza su cui invece tutti vorrebbero mettere le mani; una ricchezza che è impregnata di sudore del lavoro, una ricchezza che poggia su due asset considerati un bancomat da tutti i governi, cioè la casa e le pensioni, come se si trattasse di bottini di rapine!
Ma andiamo oltre nell’analisi della Fornero: il conservatorismo culturale e sociale «alimenta l’opinione che gli immigrati o il prolungamento della vita lavorativa sottraggano opportunità ai giovani, interpretando il mercato del lavoro come se fosse caratterizzato da un numero fisso di posti, secondo una logica di sostituzione (“esci tu che entro io”) anziché di inclusione e complementarità». La vicenda di Modena è la spia di come senza lavoro dignitoso non ci sia vera integrazione, con la differenza che se finora gli italiani di prima generazione non si sono infilati in una macchina per sterminare un po’ di gente che passeggiava in centro città, lo dobbiamo al ruolo di chi - grazie alla casa e alla pensione - si è prestato come ammortizzatore sociale. Vedremo cosa succederà con quel «cambiamento» che tanto piace alla Fornero, la cui moderna composizione vedrà robot e intelligenza artificiale concorrenti dei lavoratori in carne e ossa, con la differenza che per automazione e IA fanno a gara per dare incentivi, mentre i lavoratori costano sempre un botto di tasse! Siccome gli italiani conservatori, colpevoli appunto di difendere casa e pensioni, sono i veri colpevoli della mancata crescita e comandano il gioco, ecco che la politica - maggiormente quella di centrodestra -«non ha contrastato questa tendenza; al contrario, vi si è adattata. Facendosi ispirare dal populismo, ha progressivamente rinunciato al suo ruolo di indirizzo e di guida per adottare quello del “buonismo”, del protezionismo, del nazionalismo, del ricorso generalizzato a sussidi e bonus. Si “proteggono” gli individui, le imprese, la nazione, senza un vero ordine di priorità come se le risorse fossero illimitate; […] si scelgono le generazioni presenti a scapito di quelle giovani e future, che hanno scarso peso politico ma sopporteranno il costo delle decisioni odierne».
Ancora con questa gigantesca balla, costruita dalla propaganda mercatista, per cui se difendi la casa, le pensioni, le pmi fai il male delle nuove generazioni e dell’Italia. Sono convinto che la Fornero sia solo una fanatica in buona fede e che non veda le contraddizioni della sua ipocrita narrazione consegnata alla Stampa (ahi, il conservatorismo…); tuttavia questo non la esenta dal dover cominciare a dire che gli italiani hanno pagato sempre il prezzo più alto e si sono sempre ritrovati - la maggioranza, non solo il Cipputi - il famoso ombrello nel didietro perché i grandi prenditori tipo la famiglia Agnelli/Elkann ci hanno fregati. (Inviterei la Fornero alla prudenza quando parla di italiani evasori: la Procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio per John Elkann e per il commercialista Gianluca Ferrero con l’accusa di truffa aggravata ai danni dello Stato ed evasione fiscale fraudolenta. Volesse qualche volta vergare anche su questo...). Così come ci hanno fregati tutti quei manager che di industria non capiscono nulla ma sanno ogni trucchetto per moltiplicare i loro guadagni con bonus e prestidigitazioni varie. Sono costoro che fregano l’Italia e gli italiani; ed è a costoro che persino il governo Meloni non ha saputo mettere un freno.
Pertanto è ora di finirla con queste prediche ipocrite sul «conservatorismo», tipo quella scritta dalla Fornero o dall’altro professore, Aldo Grasso, che ieri se l’è presa con la creatività dei balneari impegnati a difendere la loro piccola impresa. È vero, professor Grasso: vorrebbero allargare la mappatura delle spiagge includendo quelle dei fiumi e dei laghi (del resto anche quelle generano attività imprenditoriali analoghe), ma se la mappatura creativa è l’esempio tipico del malcostume italiano, Grasso si faccia spiegare come, con trucchetti decisamente più pelosi di quello dei balneari, fior di aziende - private e pubbliche - abbelliscono bilanci profondamente in rosso, quasi da fallimento. Sempre di salvataggi si tratta, no?






