La Fenice incenerisce Beatrice Venezi: «Stop collaborazioni, offese all’orchestra»

Beatrice Venezi non è più direttore d’orchestra del teatro La Fenice. A renderlo noto, nel pomeriggio di ieri, è stata la stessa Fondazione Teatro La Fenice, attraverso il sovrintendente Nicola Colabianchi, che in una nota ha fatto presente di aver stabilito di «annullare tutte le collaborazioni future con il maestro Beatrice Venezi». Una decisione grave, prosegue il comunicato, «maturata anche a seguito delle reiterate e gravi dichiarazioni pubbliche del maestro, offensive e lesive del valore artistico e professionale della Fondazione Teatro La Fenice e della sua orchestra».
La scelta del termine «anche» lascia intendere come il clima - e non era certo un segreto - fosse pesante da un pezzo; tuttavia il riferimento alle «gravi dichiarazioni pubbliche del maestro» è stato da tutti letto alla luce dell’intervista rilasciata da Venezi pochi giorni fa, il 23 aprile, al quotidiano argentino La Nacion. In quell’occasione il maestro si è tolta più di un sassolino dalla scarpa, denunciando il nepotismo che caratterizza il suo ambito professionale e, a quanto pare, la stessa Fenice. «Anche Diego Matheuz la diresse a soli 26 anni, per quanto era un protetto di Abbado», aveva dichiarato, subito puntualizzando: «Io non ho padrini, questa è la differenza. Non provengo da una famiglia di musicisti. E questa è un’orchestra dove le posizioni si tramandano praticamente di padre in figlio».
Parole che hanno subito sollevato un polverone e che hanno visto lo stesso Colabianchi correre a prenderne le distanze: «Naturalmente non condivido le affermazioni del maestro Venezi, in quanto conosco l’orchestra, ho avuto modo di conoscerla e di apprezzarne le qualità». Ciò nonostante, il sovrintendente - che dopo la sua decisione ieri ha ottenuto «piena fiducia» del ministro della Cultura, Alessandro Giuli - è stato a sua volta travolto dalle polemiche come dimostra quanto accaduto al teatro venerdì scorso quando, poco prima dell’inizio del concerto che aveva la conduzione di Alpesh Chauhan, dal pubblico si è levato un coro di proteste con tanto di lancio di volantini e di urla inequivocabili: «Colabianchi dimettiti».
Ora, in un contesto tanto arroventato, l’allontanamento di Beatrice Venezi non si può dire rappresenti un fulmine a ciel sereno. Lo fa capire anche la nota diffusa dal segretario generale della Cgil Venezia Daniele Giordano, secondo cui la decisione presa era «l’unica scelta possibile». Di più: secondo Giordano a tale epilogo si è arrivati «tardi» poiché, che le cose dovessero finire in questo modo, «era evidente fin dall’inizio: una nomina sbagliata, inadeguata e contestata da lavoratori, lavoratrici e professori d’orchestra del teatro». Un giudizio duro ma che conferma come per Venezi, e non certo per sua colpa, il clima sia stato totalmente ostile - se non irrespirabile - fin dall’inizio.
Non appena, infatti, il 22 settembre scorso era stata resa nota la sua nomina, ecco che gli orchestrali del Teatro La Fenice avevano subito abbandonato gli strumenti salendo immediatamente sulle barricate. Lo avevano fatto inviando a Colabianchi una lettera in cui, senza troppi giri di parole, chiedevano la revoca di una decisione a favore di un direttore, a loro dire, privo di prestigio adeguato e la cui nomina in sole 24 ore pare avesse già provato «disdette da parte di abbonati storici», arrecando «un danno non solo economico per il Teatro, ma soprattutto d’immagine e di credibilità».
Se il buongiorno si vede dal mattino, quello veneziano di Venezi, nonostante l’affinità terminologica, non si dire sia stato dei più accoglienti. Poi di certo non ha aiutato un altro aspetto che in tutta questa vicenda non può non aver pesato, vale a dire il fatto che il maestro sia di simpatie conservatrici e vicina al centrodestra. Il che, pure questo va detto, è un peccato mortale agli occhi di tutto un sistema culturale, Marcello Veneziani direbbe cupola, che ritiene che la cultura, e quindi anche l’arte e la musica, siano affar suo. Con la conseguenza che chiunque osi accostarsi ad incarichi in teatri, palchi, biblioteche o musei senza aver in tasca un tesserino ben preciso viene immediatamente percepito come corpo estraneo, se non come usurpatore.
Alla luce di tali premesse, pur con tutta la buona volontà, è dura immaginare che le continue polemiche che hanno accompagnato, fino a ieri, la direzione di Beatrice Venezi alla Fenice siano state cercate da lei. Ben più plausibile appare l’ipotesi d’un feeling duro a nascere e che, col maestro colpevole di non guardare a sinistra, forse mai avrebbe potuto farlo.






