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2020-10-27
La Commissione Ue lo ammette: il vaccino è un vero affare
(Pavlo Gonchar/SOPA Images/LightRocket via Getty Images)
Rimane top secret il contratto stipulato il 27 agosto scorso tra la Commissione e Astrazeneca per la fornitura di 300 milioni di dosi (più un'opzione per altri 100 milioni) del vaccino anti Covid. Noi ci abbiamo provato, inviando il 14 settembre una richiesta di accesso agli atti nella quale chiedevamo una copia completa dell'intesa. Ci è voluto un mese e mezzo, ma alla fine Bruxelles ha risposto. Picche, ovviamente. Quattro pagine spesse come un muro di gomma, che testimoniano la precisa volontà politica di non lasciar trapelare alcun dettaglio sui termini dell'accordo con la casa produttrice britannico-svedese.
Problemi legati alla sicurezza sanitaria, potrà pensare qualcuno. E invece no. Molto più banalmente, si tratta di una questione di soldi. Nella risposta inviata alla Verità, la Commissione fa appello all'articolo 4 del regolamento 1049/2001, la norma cioè che regola l'accesso agli atti. «I documenti che contengono informazioni commerciali sensibili, la cui diffusione al pubblico potrebbe compromettere la protezione dei legittimi interessi delle aziende, sono coperte dalla protezione degli interessi commerciali», si legge nella lettera. Qualche decina di righe più avanti ci imbattiamo in una spiegazione ancora più eloquente: «I potenziali concorrenti potrebbero avere accesso sia alle informazioni commerciali riguardanti Astrazeneca, sia a qualsiasi altro elemento che permetta loro di ottenere un vantaggio competitivo». Ciò «non solo danneggerebbe gli interessi commerciali di Astrazeneca, ma anche l'imparzialità della competizione». Un'eventualità che, stando al giudizio di Bruxelles, potrebbe far saltare i negoziati e la conseguente distribuzione del vaccino agli Stati membri.
Gli accordi preliminari di acquisto - oltre ad Astrazeneca, l'Ue ha sottoscritto intese con Sanofi-Gsk e Johnson&Johnson, mentre altri colloqui esplorativi risultano conclusi - sono finanziati tramite lo Strumento per il sostegno di emergenza, il quale a sua volta si regge sui contributi degli Stati. Ma quando si tratta di scegliere tra il fondamentale diritto a essere informati sulle modalità con cui vengono spesi i soldi dei contribuenti e la difesa del tornaconto di Big Pharma, la Commissione sembra non avere dubbi e sceglie la seconda. La cosa ci stupisce fino a un certo punto. Già lo scorso 20 agosto un portavoce di Bruxelles ci aveva anticipato che il contratto non sarebbe stato reso pubblico per «ragioni di riservatezza». Identico trattamento riservato al Parlamento europeo, che a più riprese ha chiesto di conoscere i dettagli degli accordi. Anche in questo caso gli euroburocrati si sono trincerati dietro la necessità di tutelare «i negoziati sensibili e le informazioni commerciali, come le informazioni finanziarie e i piani di sviluppo e produzione». Forte del suo potere negoziale, lo scorso 22 settembre Astrazeneca si è perfino rifiutata di partecipare a un'audizione convocata dall'Europarlamento proprio al fine di dissipare la nebbia sui contratti.
«Il Berlaymont ha intavolato un dialogo con le case farmaceutiche da mesi, eppure ad oggi risulta impossibile avere accesso a qualunque tipo di informazione riguardi il vaccino che potrebbe cambiare le nostre vite», lamenta alla Verità il capogruppo di Identità e democrazia Marco Zanni, «su dosi disponibili, prezzi, entità degli accordi e clausole di responsabilità, nulla è dato sapere». Secondo Zanni occorre «oggi più che mai, coinvolgere il Parlamento e i suoi esponenti nelle decisioni che incideranno sulla salute dei cittadini e sul futuro dell'intero continente». «Confidando in un cambio di rotta suggeriremo alla Commissione di imboccare la strada del buonsenso», conclude Zanni, «la Lega sarà presente e non mancherà di chiedere conto alla Direzione incaricata di tutelare i progressi raggiunti con i Big Pharma, ma nel frattempo dispiace constatare che, anche di fronte a una pandemia, l'Europa voglia correre il rischio di non essere all'altezza del suo compito».
In calce al documento che blinda il testo del contratto con Astrazeneca c'è la firma di Sandra Gallina, direttore generale della direzione generale Salute e sicurezza alimentare. «Ho una bella notizia da dare», aveva annunciato trionfante appena dieci giorni fa il ministro per gli Affari europei, Vincenzo Amendola, «la direttrice generale della commissione Ue che sta seguendo il lavoro sui vaccini è una italiana ed è al centro della macchina». Lasciando così sottintendere una sorta di corsia preferenziale per il nostro Paese. E invece era una delle tante sparate del governo giallorosso. Un po' come la storiella del vaccino disponibile a dicembre, ribadita domenica dal premier, Giuseppe Conte, nonostante le smentite arrivate da più parti. Già a giugno la Commissione motivava l'incarico alla Gallina in virtù della pregressa «notevole esperienza come negoziatore, che ha acquisito in una serie di incarichi di alta dirigenza nella direzione generale del Commercio». Posizione dalla quale non si occupa certo di perorare la causa dei giallorossi, bensì gli interessi della Commissione. Che oggi, a dire la verità, sembrano coincidere con quelli delle case farmaceutiche.
Tolleranza zero sulle mascherine. Però solo con i cittadini italiani
Paese chiuso per Covid, ma non per tutti. Mentre a Firenze fa scandalo l'arresto all'americana di un donna che si rifiutava di indossare la mascherina, non si ferma la macchina degli sbarchi illegali. Dall'inizio dell'anno a ieri mattina, secondo i dati ufficiali del Viminale, siamo già a 26.914 migranti sbarcati, contro i 9.454 di un anno fa. Va bene l'emergenza per la pandemia cinese, ma forse il controllo del territorio è altra cosa da inseguire le signore senza mascherina.
Non si sarebbe probabilmente saputo nulla della sceneggiata da telefilm di domenica in centro a Firenze, città governata dal centrosinistra, se non ci fosse stato un testimone che ha immediatamente postato su Youtube il video della valorosa operazione di polizia, con tanto di sei volanti accorse sul posto e corpulento vigile urbano che stringe le mani al collo di una signora di mezz'età, a passeggio con il cane. Tre agenti della municipale l'avevano seguita per un tratto di strada in via Pellicceria, a quell'ora piena di gente. La donna non aveva la mascherina e probabilmente non aveva neppure una valida ragione per violare così platealmente una norma anche di elementare buon senso. E anche quando è stata invitata a indossarla, si è rifiutata per motivi oscuri. La pattuglia era composta da due donne e un uomo. Il racconto che segue è stato fatto dall'autore del video a Ilgiornale.it. La pattuglia ha contestato alla signora il reato e lei si sarebbe rifiutata di fornire documenti e generalità. A quel punto, il vigile urbano le ha messo le mani addosso manco fosse una rapinatrice. E qui, nel video, si vede la cittadina, fermissima e assai calma, che si limita a chiedere che le vengano tolte le mani di dosso. Dalle immagini, non sembra né che insulti né che picchi qualcuno. Ma gli agenti l'hanno presa per un braccio, strattonata, messo le mani al collo e chiamato rinforzi. A quel punto si è radunata una piccola folla che ha cominciato a urlare ai vigili «Vergogna, vergogna». Anziché prendere la donna e portarla in caserma, la pattuglia ha fatto arrivare sei macchine di colleghi, tra cui due in borghese tipo film, che l'hanno addirittura ammanettata. A quel punto i cori dei passanti che i vigili volevano tutelare dal Covid-19 si sono trasformati in «Buffoni, buffoni». E più tardi, mentre il sindaco, Dario Nardella, non si è né scusato né spiegato per l'evidente eccesso di zelo, l'assessore competente Stefano Giorgetti (Pd) ha provveduto ad avallare il comportamento dei vigili e a ringraziarli. Va aggiunto che la signora arrestata aveva al guinzaglio un pitbull, ma dalle immagini questo si comporta come un barboncino e, per colmo di imprudenza, è stato mollato da solo in mezzo alla strada e accudito dai passanti, in attesa che arrivasse un parente della padrona.
Bene, dopo questa folle vicenda che ha visto impegnata una ventina di agenti laddove, con le stesse forze, si sarebbe potuto fare un bel controllo nelle fabbriche abusive di Prato, è giusto ricordare che la stessa Italia è sempre più libero pascolo di ogni traffico di umani.
Per fermarci al fine settimana in cui Giuseppe Conte metteva a punto il coprifuoco, sulle coste del Salento si sono registrati tre sbarchi con una quarantina di migranti clandestini e nessun scafista rintracciato. Mentre a Roccella Ionica, nella Locride, sono stati fermati 48 clandestini e due presunti scafisti. Tre dei nuovi arrivati sono risultati positivi al Covid-19. Nella sola Roccella, siamo a sei sbarchi in 18 giorni. E ieri, il contatore ufficiale del Dipartimento di pubblica sicurezza registrava 26.914 migranti sbarcati illegalmente da inizio anno, contro i 9.454 del medesimo periodo del 2019. Ovviamente, essendo dati ufficiali, mancano quelli che non sono stati per nulla intercettati. Quanto ai migranti positivi al Covid, la sensazione è che qui l'Italia si sia già arresa. Più semplice arrestare una picchiatella a spasso con il cane.
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Negato alla Verità l'accesso al contratto con Astrazeneca. Svelare «aspetti commerciali» lede gli interessi di Big Pharma.Donna portata via di peso a Firenze. Sbarchi illegali al Sud: 26.914 migranti nel 2020.Lo speciale contiene due articoli.Rimane top secret il contratto stipulato il 27 agosto scorso tra la Commissione e Astrazeneca per la fornitura di 300 milioni di dosi (più un'opzione per altri 100 milioni) del vaccino anti Covid. Noi ci abbiamo provato, inviando il 14 settembre una richiesta di accesso agli atti nella quale chiedevamo una copia completa dell'intesa. Ci è voluto un mese e mezzo, ma alla fine Bruxelles ha risposto. Picche, ovviamente. Quattro pagine spesse come un muro di gomma, che testimoniano la precisa volontà politica di non lasciar trapelare alcun dettaglio sui termini dell'accordo con la casa produttrice britannico-svedese. Problemi legati alla sicurezza sanitaria, potrà pensare qualcuno. E invece no. Molto più banalmente, si tratta di una questione di soldi. Nella risposta inviata alla Verità, la Commissione fa appello all'articolo 4 del regolamento 1049/2001, la norma cioè che regola l'accesso agli atti. «I documenti che contengono informazioni commerciali sensibili, la cui diffusione al pubblico potrebbe compromettere la protezione dei legittimi interessi delle aziende, sono coperte dalla protezione degli interessi commerciali», si legge nella lettera. Qualche decina di righe più avanti ci imbattiamo in una spiegazione ancora più eloquente: «I potenziali concorrenti potrebbero avere accesso sia alle informazioni commerciali riguardanti Astrazeneca, sia a qualsiasi altro elemento che permetta loro di ottenere un vantaggio competitivo». Ciò «non solo danneggerebbe gli interessi commerciali di Astrazeneca, ma anche l'imparzialità della competizione». Un'eventualità che, stando al giudizio di Bruxelles, potrebbe far saltare i negoziati e la conseguente distribuzione del vaccino agli Stati membri. Gli accordi preliminari di acquisto - oltre ad Astrazeneca, l'Ue ha sottoscritto intese con Sanofi-Gsk e Johnson&Johnson, mentre altri colloqui esplorativi risultano conclusi - sono finanziati tramite lo Strumento per il sostegno di emergenza, il quale a sua volta si regge sui contributi degli Stati. Ma quando si tratta di scegliere tra il fondamentale diritto a essere informati sulle modalità con cui vengono spesi i soldi dei contribuenti e la difesa del tornaconto di Big Pharma, la Commissione sembra non avere dubbi e sceglie la seconda. La cosa ci stupisce fino a un certo punto. Già lo scorso 20 agosto un portavoce di Bruxelles ci aveva anticipato che il contratto non sarebbe stato reso pubblico per «ragioni di riservatezza». Identico trattamento riservato al Parlamento europeo, che a più riprese ha chiesto di conoscere i dettagli degli accordi. Anche in questo caso gli euroburocrati si sono trincerati dietro la necessità di tutelare «i negoziati sensibili e le informazioni commerciali, come le informazioni finanziarie e i piani di sviluppo e produzione». Forte del suo potere negoziale, lo scorso 22 settembre Astrazeneca si è perfino rifiutata di partecipare a un'audizione convocata dall'Europarlamento proprio al fine di dissipare la nebbia sui contratti.«Il Berlaymont ha intavolato un dialogo con le case farmaceutiche da mesi, eppure ad oggi risulta impossibile avere accesso a qualunque tipo di informazione riguardi il vaccino che potrebbe cambiare le nostre vite», lamenta alla Verità il capogruppo di Identità e democrazia Marco Zanni, «su dosi disponibili, prezzi, entità degli accordi e clausole di responsabilità, nulla è dato sapere». Secondo Zanni occorre «oggi più che mai, coinvolgere il Parlamento e i suoi esponenti nelle decisioni che incideranno sulla salute dei cittadini e sul futuro dell'intero continente». «Confidando in un cambio di rotta suggeriremo alla Commissione di imboccare la strada del buonsenso», conclude Zanni, «la Lega sarà presente e non mancherà di chiedere conto alla Direzione incaricata di tutelare i progressi raggiunti con i Big Pharma, ma nel frattempo dispiace constatare che, anche di fronte a una pandemia, l'Europa voglia correre il rischio di non essere all'altezza del suo compito».In calce al documento che blinda il testo del contratto con Astrazeneca c'è la firma di Sandra Gallina, direttore generale della direzione generale Salute e sicurezza alimentare. «Ho una bella notizia da dare», aveva annunciato trionfante appena dieci giorni fa il ministro per gli Affari europei, Vincenzo Amendola, «la direttrice generale della commissione Ue che sta seguendo il lavoro sui vaccini è una italiana ed è al centro della macchina». Lasciando così sottintendere una sorta di corsia preferenziale per il nostro Paese. E invece era una delle tante sparate del governo giallorosso. Un po' come la storiella del vaccino disponibile a dicembre, ribadita domenica dal premier, Giuseppe Conte, nonostante le smentite arrivate da più parti. Già a giugno la Commissione motivava l'incarico alla Gallina in virtù della pregressa «notevole esperienza come negoziatore, che ha acquisito in una serie di incarichi di alta dirigenza nella direzione generale del Commercio». Posizione dalla quale non si occupa certo di perorare la causa dei giallorossi, bensì gli interessi della Commissione. Che oggi, a dire la verità, sembrano coincidere con quelli delle case farmaceutiche.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-commissione-ue-lo-ammette-il-vaccino-e-un-vero-affare-2648504093.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="tolleranza-zero-sulle-mascherine-pero-solo-con-i-cittadini-italiani" data-post-id="2648504093" data-published-at="1603742062" data-use-pagination="False"> Tolleranza zero sulle mascherine. Però solo con i cittadini italiani Paese chiuso per Covid, ma non per tutti. Mentre a Firenze fa scandalo l'arresto all'americana di un donna che si rifiutava di indossare la mascherina, non si ferma la macchina degli sbarchi illegali. Dall'inizio dell'anno a ieri mattina, secondo i dati ufficiali del Viminale, siamo già a 26.914 migranti sbarcati, contro i 9.454 di un anno fa. Va bene l'emergenza per la pandemia cinese, ma forse il controllo del territorio è altra cosa da inseguire le signore senza mascherina. Non si sarebbe probabilmente saputo nulla della sceneggiata da telefilm di domenica in centro a Firenze, città governata dal centrosinistra, se non ci fosse stato un testimone che ha immediatamente postato su Youtube il video della valorosa operazione di polizia, con tanto di sei volanti accorse sul posto e corpulento vigile urbano che stringe le mani al collo di una signora di mezz'età, a passeggio con il cane. Tre agenti della municipale l'avevano seguita per un tratto di strada in via Pellicceria, a quell'ora piena di gente. La donna non aveva la mascherina e probabilmente non aveva neppure una valida ragione per violare così platealmente una norma anche di elementare buon senso. E anche quando è stata invitata a indossarla, si è rifiutata per motivi oscuri. La pattuglia era composta da due donne e un uomo. Il racconto che segue è stato fatto dall'autore del video a Ilgiornale.it. La pattuglia ha contestato alla signora il reato e lei si sarebbe rifiutata di fornire documenti e generalità. A quel punto, il vigile urbano le ha messo le mani addosso manco fosse una rapinatrice. E qui, nel video, si vede la cittadina, fermissima e assai calma, che si limita a chiedere che le vengano tolte le mani di dosso. Dalle immagini, non sembra né che insulti né che picchi qualcuno. Ma gli agenti l'hanno presa per un braccio, strattonata, messo le mani al collo e chiamato rinforzi. A quel punto si è radunata una piccola folla che ha cominciato a urlare ai vigili «Vergogna, vergogna». Anziché prendere la donna e portarla in caserma, la pattuglia ha fatto arrivare sei macchine di colleghi, tra cui due in borghese tipo film, che l'hanno addirittura ammanettata. A quel punto i cori dei passanti che i vigili volevano tutelare dal Covid-19 si sono trasformati in «Buffoni, buffoni». E più tardi, mentre il sindaco, Dario Nardella, non si è né scusato né spiegato per l'evidente eccesso di zelo, l'assessore competente Stefano Giorgetti (Pd) ha provveduto ad avallare il comportamento dei vigili e a ringraziarli. Va aggiunto che la signora arrestata aveva al guinzaglio un pitbull, ma dalle immagini questo si comporta come un barboncino e, per colmo di imprudenza, è stato mollato da solo in mezzo alla strada e accudito dai passanti, in attesa che arrivasse un parente della padrona. Bene, dopo questa folle vicenda che ha visto impegnata una ventina di agenti laddove, con le stesse forze, si sarebbe potuto fare un bel controllo nelle fabbriche abusive di Prato, è giusto ricordare che la stessa Italia è sempre più libero pascolo di ogni traffico di umani. Per fermarci al fine settimana in cui Giuseppe Conte metteva a punto il coprifuoco, sulle coste del Salento si sono registrati tre sbarchi con una quarantina di migranti clandestini e nessun scafista rintracciato. Mentre a Roccella Ionica, nella Locride, sono stati fermati 48 clandestini e due presunti scafisti. Tre dei nuovi arrivati sono risultati positivi al Covid-19. Nella sola Roccella, siamo a sei sbarchi in 18 giorni. E ieri, il contatore ufficiale del Dipartimento di pubblica sicurezza registrava 26.914 migranti sbarcati illegalmente da inizio anno, contro i 9.454 del medesimo periodo del 2019. Ovviamente, essendo dati ufficiali, mancano quelli che non sono stati per nulla intercettati. Quanto ai migranti positivi al Covid, la sensazione è che qui l'Italia si sia già arresa. Più semplice arrestare una picchiatella a spasso con il cane.
Silvia Salis e Roberto Gualtieri (Imagoeconomica)
Questo è ciò che insegna la mobilitazione di questi giorni contro il ddl Valditara sul consenso informato. Una norma fin troppo aperta e tollerante che tuttavia ha suscitato la rivolta dei soliti Vip con la firma facile (e passi) e soprattutto quella di alcune amministrazioni comunali. A guidare la protesta, pensa un po’, è Elly Schlein che ieri ha dichiarato guerra annunciando che il Pd è «pronto a mobilitarsi» contro il ddl. Prima della segretaria dem il Comune di Genova guidato da Silvia Salis aveva annunciato che avrebbe continuato a svolgere i corsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole per l’infanzia, semplicemente cambiando nome all'iniziativa. Poi è intervenuto pure il Comune di Roma, nella persona dell’assessore alla Scuola Claudia Pratelli. «Il governo utilizza il consenso informato come una clava ideologica contro l’educazione affettiva e sessuale e ciò rappresenta un grave errore politico e culturale», sostiene la Prateli. «Proprio mentre assistiamo a una preoccupante crescita della violenza di genere, del bullismo, dell’omotransfobia e di molte forme di discriminazione che coinvolgono sempre più spesso anche i più giovani, si è scelto di alzare ostacoli anziché rafforzare gli strumenti educativi a disposizione della scuola».
Questi presunti ostacoli, in realtà, non esistono. L’educazione sessuale nelle scuole è prevista, così come quella affettiva. Semplicemente si consente ai genitori di non acconsentire a progetti arbitrari e contestabili che contemplino la presenza di militanti, attivisti e simili. È a questo che si oppongono le amministrazioni di sinistra: alla possibilità per le famiglie di esercitare il diritto a tutelare i minori. «Continueremo a educare al rispetto, alla libertà e all’uguaglianza: non è un’opzione ideologica, è una responsabilità pubblica e democratica», afferma l’assessore romano Pratelli. Subito spalleggiato da Cittadinanzattiva, che addirittura invita alla «disobbedienza civile». Se non fosse tragico, questo spettacolo farebbe scompisciare. Invocano la disobbedienza civile gli stessi che invocavano galera e fucilazione per i non vaccinati. Gli stessi che si strappavano le vesti quando, ai tempi, qualcuno a destra propose la disobbedienza fiscale per protesta. Gli stessi che presentavano leggi regionali per discriminare i medici obiettori di coscienza sull’aborto.
Ecco come funziona: una legge dello Stato non piace ai progressisti? Loro si sentono liberi di violarla, di calpestare la democrazia e di fregarsene della libertà delle famiglie. Per questo speriamo che ProVita, come ha annunciato, denunci il sindaco Gualtieri se eviterà di rispettare la norma ora vigente. In ogni caso, gioca ripeterlo, il ddl Valditara non toglie l’educazione sessuo-affettiva (anche se sarebbe bello che lo facesse), si limita a garantire un minimo di possibilità di difesa ai genitori dai tentativi di indottrinamento coatto. Ma anche questo non è ammesso, poiché le associazioni amiche della sinistra rischiano di perdere soldi e perché non è concepibile che qualcuno sfugga alla rieducazione.
Del resto si comportano così in ogni occasione. Se non ti adegui alla loro visione del mondo, meriti ogni forma di punizione. Emblematico in questo senso il caso dell’influencer leghista Eterno. Si ferma a girare un video in centro a Parma, riprendendo sé stesso. Viene insultato da un gruppo di stranieri che gli lanciano oggetti e bottiglie. Lui cerca di trattare, allunga pure la mano a uno in segno di pace, ma quelli proseguono. Lui si fa comprensibilmente girare le scatole e si lascia scappare un insulto («scimmie») e uno slogan («remigrazione»). Quelli lo inseguono e lo picchiano. Un amico lì presente evita il peggio, perché uno dei gentili signori stranieri aveva già estratto il coltello. Risultato? I giornali di sinistra raccontano che Eterno ha provocato e lanciato improperi razzisti, i video che documentano la scena vengono tagliati ad arte. E qualche genio tipo l’attivista-giornalista Saverio Tommasi e vari suoi degni compari scrivono che il leghista si è meritato le botte, che i razzisti si trattano così e anche peggio. Tutto da copione: il nemico va eliminato, la legge del nemico va violata.
Resta da capire chi sia, questo nemico. O, meglio, resta da insegnare alle masse a riconoscere i nemici e a toglierli di mezzo. Per questo bisogna entrare nelle scuole, cominciare a educare fin da piccoli gli individui a guardare il mondo da una prospettiva progressista. Istruirli a riconoscere il razzista, l’omofobo, il fascista, il misogino, il maschio tossico.
Così, un passo alla volta, si arriverà al risultato finale tanto auspicato, alla costruzione di una visione del mondo del tutto artificiale capace di trascurare completamente la realtà in nome dell’ideologia. La visione che abbiamo visto all’opera nel Regno Unito con il povero Henry Nowak: un ragazzo ferito e morente che non respirava e sputava sangue ma è stato ammanettato e trattato da criminale. Non perché avesse fatto qualcosa di male, ma perché era semplicemente un maschio bianco, cioè il malvagio per eccellenza.
È a questa visione del mondo che il ddl Valditara dà diritto a opporsi. E infatti i progressisti quel diritto lo vogliono cancellare: sono fuorilegge, ma pretendono di comandare. Invocano la disobbedienza civile ma non accettano che qualcuno rifiuti di obbedire ai loro ordini.
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Lo ha dichiarato l'eurodeputato di Fratelli d'Italia Alessandro Ciriani durante la conferenza stampa sull'entrata in vigore del Patto Ue sulla migrazione. La conferenza stampa si è articolata in due parti per riflettere la complessità del pacchetto.
Nella prima sessione hanno preso la parola i relatori Tomas Tobé (EPP), Birgit Sippel (S&D), Jorge Buxadé Villalba (PfE) e Fabienne Keller (Renew), seguiti nella seconda parte da Lena Düpont (EPP), Juan Fernando López Aguilar (S&D), Matjaž Nemec (S&D) e dallo stesso Ciriani. L'intera architettura legislativa poggia sulla cornice originaria adottata nel 2024, integrata lo scorso 10 febbraio dalle nuove regole del Parlamento Ue sul concetto di «Paese terzo sicuro» e sulla lista comune dei paesi d'origine. A vigilare sui prossimi passi dei Ventisette sarà il gruppo di lavoro interparlamentare sul sistema europeo comune di asilo, attivo nel monitoraggio dell'attuazione già dal 15 gennaio.
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Quindi, dopo i saluti del sindaco (pardon della sindaca), con al fianco l’imprescindibile associazione «Linea Lesbica», si è entrati finalmente nel vivo della festa con il laboratorio di illustrazione erotica, «ideato per essere un ponte verso una nuova consapevolezza nella ricerca del piacere, verso un’analisi sia personale che collettiva del concetto di erotismo e di bellezza». Roba perfetta per i bambini, si capisce, mentre i più grandicelli hanno potuto partecipare al talk sul tema «Mondi immaginati e lo scardinamento dell’eteronorma». E dopo aver scardinato l’eteronorma, tutti a divertirsi con «piadine, tigelle e gozzoviglie», soprattutto gozzoviglie, in pieno «Carrà mood» (vera icona gay) con l’aiuto di Mister Pink. Ovvio, no? Cosa c’è di meglio per intrattenere i piccolini?
La festa, infatti, è stata patrocinata dal Comune. Siamo a Budrio, provincia di Bologna, e il sindaco (pardon: la sindaca) Debora Badiali ci ha tenuto assai, oltre che a sostenere, anche a inaugurare di persona questo «piccolo grande Pride» che si è tenuto, per ironia della sorte, nella frazione di Maddalena di Cazzano. Dico ironia della sorte perché qualcuno ha voluto ironizzare su quel «Cazz/ano» che sembrerebbe anch’esso un’icona gay. Ma tant’è: la festa si è tenuta proprio a Maddalena di Cazzano, sabato pomeriggio. E alla fine tutti vissero Lgbt e contenti, a parte s’intende qualche consigliere di opposizione che ha chiesto conto dell’eventuale dispendio di denaro pubblico. Come se il problema principale fosse chi ha pagato le tigelle. E non chi ha portato i bambini al mercato artigianale delle eccellenze queer ed erotiche.
In effetti al piccolo grande Pride di grande s’è visto ben poco, a parte lo scardinamento dell’eteronorma (qualsiasi cosa esso sia). E a parte l’ideologia Lgbt che a occhio e croce dev’essere stata grandissima nell’area gioco-laboratoriale di Genderlens, un’associazione che si occupa di «infanzia queer e trans» inseguendo un giorno dopo l’altro «carriere alias», «binarismo di genere», «euforia di genere» e presunti bebé cisgender. Ma a parte questo, il Pride non è stato grande. È stato invece piccolo. E per i piccoli. Di bambini, infatti, se ne sono visti molti: poveretti, forse pensavano di andare a una semplice festa nel parco. E invece si sono trovati davanti il mercatino delle eccellenze queer ed erotiche e il laboratorio di illustrazione erotica. Per carità: l’illustrazione erotica sarà pure un ponte verso la consapevolezza del piacere. Ma vuoi mettere, per un bimbo, il piacere di giocare a palla? O a nascondino? Magari persino, come una volta, all’orologio di Milano fa tic tac?
Niente: adesso l’orologio di Milano, al massimo, fa drag queen. Nascondino si può giocare solo dopo aver scardinato l’eteronorma (e guai a dire «tana libera tutti» perché già con la parola tana si profila il reato di molestia sessuale). Non parliamo poi del classico gioco della palla, perché «Linea Lesbica», a sentir parlare di palle, potrebbe già inalberarsi contro la deriva patriarcale con prevalenza del maschilismo fallocentrico. Possiamo solo immaginare, dunque, quali saranno state le «coloratissime attività» a cura dello staff Piccolo Pride: truccatevi da trans? Travestitevi da Platinette? Oppure una caccia al tesoro fra le eccellenze queer ed erotiche del piccolo mercato artigianale? Purtroppo temiamo non ci sia stato tempo per raccontare favole, con tutto quel popò di «tigelle e gozzoviglie», altrimenti sarebbero state quelle note per simili circostanze: Principessa col pisello, Cappuccetto Arcobaleno oppure Cenerentolo e il Principe Rosa. Accompagna le danze, in perfetto Carrà mood, mister Pink. Ton su ton, ça va sans dire.
Ora: noi non sappiamo se tutta questa bella festa all’insegna delle eccellenze erotiche e dello scardinamento dell’eternorma sia costata qualcosa alle casse pubbliche, e dunque sia stata finanziata dai contribuenti oppure no. Nel caso, ovviamente, sarebbe un’aggravante. Ma per la verità ci sembra già di per sé abbastanza grave che un Comune, quello di Budrio nella circostanza, metta il suo logo e il suo patrocinio su una manifestazione che coinvolge i bambini per infilarli nel laboratorio gestito dagli specialisti dell’infanzia trans e queer per fare le «coloratissime attività» del Piccolo Pride. E poi, come se non bastasse, circonda i medesimi bimbi con il mercato delle eccellenze queer ed erotiche, con il laboratorio di illustrazione erotiche, con la Linea Lesbica e le gozzoviglie mescolate alle tigelle, fino ad arrivare allo scardinamento dell’eternorma. Che poi, forse, più che scardinare l’eteronorma, questi hanno intenzione di scardinare la famiglia e la natura. Ma, intanto, ci hanno scardinato qualcos’altro.
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(Ansa)
L’affare, costruito, secondo la Procura, su assunzioni fantasma e pratiche amministrative solo formalmente impeccabili, aveva al centro una società: la Vittoria srls, della quale Megahed detiene la metà delle quote con il suo socio, egiziano pure lui, Mohamed Eid Abd Faragalla. Il gip Manuela Castellabate descrive le attività per aggirare le regole del decreto Flussi come «seriali». Al costo di 5.000 (a volte 6.000) euro a pratica. A volte in anticipo, altre con saldo finale dopo l’arrivo in Italia. Le conversazioni captate hanno un tono freddo, quasi commerciale. In cui i migranti diventavano delle «pratiche». Ma la storia che ricostruisce l’ordinanza con la quale la Castellabate ha disposto l’arresto per i due imprenditori egiziani, l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e tre decreti di perquisizione nei confronti di quattro persone (tra cui la moglie di uno dei due arrestati), va oltre il presunto favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. È il racconto di una zona grigia in cui illegalità, idealismo radicale e burocrazia finiscono per sovrapporsi quasi perfettamente. Il motore dell’organizzazione sarebbe Megahed, l’uomo che cercava i clienti all’estero, prendeva contatti con persone interessate a entrare in Italia, organizzava le pratiche e gestiva i rapporti economici, era anche molto altro. Già il 4 ottobre 2024 Megahed, fino a quel momento imprenditore insospettabile, emerge «in contesti informativi in qualità di appartenente e militante alla dissidenza egiziana di area Fratellanza musulmana». Ma anche come «membro» dei Volontari dell’alleanza islamica d’Italia, «sodalizio», evidenziano gli investigatori, «di mutua assistenza, ramificazione del movimento della Fratellanza musulmana», impegnato «in attività di solidarietà consistenti nell’invio di aiuti umanitari in Palestina». L’indirizzo indicato è a Sesto San Giovanni, dove avrebbe sede anche l’Associazione giovani mussulmani d’Italia. È da qui che prende forma un’attività investigativa definita negli atti «serrata», sviluppata inizialmente attraverso il monitoraggio dei profili social dell’indagato. Gli accertamenti avrebbero consentito di documentare la partecipazione di Megahed a diverse manifestazioni organizzate dal comitato pro Pal. Gli investigatori sottolineano come il suo numero telefonico comparisse persino nei volantini degli eventi quale contatto di riferimento. E non solo Milano. La presenza dell’indagato sarebbe stata rilevata anche nel corso di iniziative fuori provincia e in attività promosse dall’Abspp di Mohammad Hannoun. L’inchiesta retrodata questa militanza almeno al 2017, quando Megahed frequentava il Centro islamico di Cinisello Balsamo. Ma gli investigatori scavano ancora. Nelle carte viene ricordato anche il suo coinvolgimento, nel 2016, nella nascita del «Consiglio rivoluzionario egiziano Cre», noto come Consiglio degli egiziani, formazione associativa sorta, riportano gli inquirenti, «a seguito di dissapori interni tra le correnti interne al Comitato libertà e democrazia per l’Egitto e Alleanza islamica d’Italia». Megahed, insomma, viene considerato uno della vecchia guardia. Uno degli elementi che colpiscono maggiormente gli investigatori è il contenuto del profilo Facebook attribuito all’indagato, identificato con il vanity-name Il Combattente. Nell’autunno del 2024 quel profilo avrebbe superato i 4.000 follower. Ed è proprio su quella pagina che, secondo la prima annotazione trasmessa al giudice, si assisterebbe a una «continua, e quasi ossessiva, pubblicazione di diversi contenuti dai toni radicali». «Nell’esprimere solidarietà al popolo palestinese di fronte all’escalation militare di Tel Aviv», l’indagato avrebbe, «anche attraverso l’aperta esaltazione di Hamas e altri gruppi armati palestinesi», tracimato «in esternazioni oltraggiose e discriminatorie nei confronti del popolo israeliano». Nella stessa annotazione si parla anche di «parziale minimizzazione del genocidio subito dal popolo ebraico». Ma l’attività di Megahed non si sarebbe limitata ai social network. La giudice richiama infatti una «militanza strettamente politica», sviluppata attraverso la partecipazione alle iniziative di piazza organizzate nel capoluogo lombardo dall’Abspp onlus, associazione che gli investigatori descrivono come «da sempre vicina alle posizioni politico-religiose della Fratellanza musulmana». Ed è qui che emerge un altro snodo delicato dell’inchiesta. Perché, secondo quanto riportato nell’ordinanza (che richiama alcune informative), la sede ligure della stessa onlus sarebbe stata oggetto nel 2021 di approfondimenti tecnici da parte dell’Antiriciclaggio «per presunti finanziamenti ritenuti destinati alle casse dell’organizzazione terroristica palestinese», circostanza che avrebbe portato «alla conseguente chiusura di alcuni conti bancari riferibili alla onlus». Finché l’egiziano non si è presentato allo Sportello unico per l’Immigrazione di Milano con una cinquantina di pratiche. È stato il passo falso.
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