La cappa di silenzio su quell’aiutino in extremis
Ansa

Provate a immaginare che cosa sarebbe accaduto se il governo Berlusconi, oppure un esecutivo a guida Salvini, cioè un qualsiasi gabinetto di ministri di centrodestra, avesse deciso alla chetichella, mentre era dimissionario e sconfitto, di varare una depenalizzazione che favorisse gli indagati per appropriazione indebita aggravata e truffa aggravata, rendendo i reati non più perseguibili d’ufficio, ma solo a querela di parte. Come minimo, credo, ci sarebbe stata la sollevazione di tutti gli intellettuali in servizio permanente effettivo a favore della sinistra.

Roberto Saviano avrebbe lanciato un appello via Web proponendo una marcia contro chi favorisce i ladri. Gad Lerner, dalla sua tenuta nel Monferrato, avrebbe spiegato che i Rolex si pagano e non si rubano. Il sobrio Vauro avrebbe da parte sua disegnato una Banda Bassotti in azione a Palazzo Chigi, per di più impegnata a fregare le merendine ai bambini.

Invece, siccome il favore a chi è indagato per i reati di appropriazione indebita e truffa non lo ha fatto Silvio Berlusconi, Matteo Salvini o qualche altro esponente di centrodestra, ma il compassato governo di Paolo Gentiloni, improvvisamente intellettuali, giornalisti e politici perennemente indignati non solo non sono scesi in piazza, ma neppure hanno parlato. Così, aver varato un decreto legislativo di tale portata pochi giorni prima di far le valigie, quando già era risaputo che le elezioni erano perse e non c’era nessunissima possibilità di poter continuare brigare nella stanza dei bottoni, ecco, di punto in bianco è diventata una non notizia. Anzi, una faccenda da liquidare in poche righe, in fondo a qualche pagina interna, evitando di commentare.

Sembra incredibile, eppure questo è ciò che è accaduto. Come è noto, qualche giorno fa la Procura di Firenze ha chiesto all’Unicef e ad altre associazioni benefiche di costituirsi parte civile, denunciando l’appropriazione indebita di cui sarebbero state vittime. La storia è quella che riguarda il cognato di Matteo Renzi che, dopo due anni di indagine, i pm hanno accusato di riciclaggio e altre belle cose per una cifra di 6,6 milioni che sarebbe sparita dalle casse della Play therapy Africa, una Onlus che raccoglieva fondi per aiutare i bimbi poveri del vicino continente, ma che a quanto pare dirottava il denaro su conti privati. Un discreto gruzzolo di quella somma sarebbe stato investito nella Eventi 6, la società della famiglia Renzi, la stessa per cui entrambi i genitori dell’ex presidente del Consiglio sono finiti nei guai, indagati per fatture false. Una parte del denaro sottratto alla fondazione, secondo i magistrati, sarebbe invece stato investito in Portogallo, in alcune proprietà di cui vi raccontiamo oggi sulla Verità.

Già qui la faccenda è sordida al punto giusto per attirare l’attenzione della maggior parte degli organi di stampa, per lo meno di quelli che non devono essere riconoscenti alla sacra e intoccabile famiglia di Rignano. Invece, al contrario di quello che sarebbe stato normale aspettarsi, i fatti sono stati liquidati in fretta, senza troppi approfondimenti che consentissero di capire come mai il cognato di Renzi e i suoi fratelli fossero finiti sotto accusa e come mai ancora non abbiano convinto gli inquirenti della loro estraneità ai fatti.

Tuttavia, se già di per sé la vicenda dovrebbe interessare, in quanto ci sono di mezzo soldi destinati a bimbi africani, alcuni immobili a Cascais, e il cognato dell’ex premier, di maggior interesse pubblico dovrebbe essere la scoperta che ad aprile i reati di appropriazione indebita aggravata e truffa aggravata sono stati modificati dal governo uscente. E sono stati resi, all’insaputa di tutti o quasi, perseguibili solo su denuncia della parte che si ritiene lesa. Se cioè un tizio si è fregato 10 milioni e la Procura lo scopre non può agire chiedendo indietro i soldi se il truffato non li reclama. Risultato, basta che chi si è appropriato del denaro e chi se lo è visto sparire si mettano d’accordo, magari anche solo per l’interesse del derubato a non fare troppo clamore e, di colpo, il reato sparisce. Via, evaporato, proprio come i milioni di Play therapy Africa.

Fatta questa scoperta, una qualsiasi persona credo si domanderebbe: ma che bisogno aveva un governo dimissionario, in carica per gli affari ordinari, di approvare pochi giorni prima che arrivasse il nuovo esecutivo una misura per depenalizzare appropriazione indebita e truffa aggravate? Che necessità c’era di varare un provvedimento che influisse su vari procedimenti in corso, spingendo le Procure a sollecitare le vittime per poter proseguire le indagini? Invece, guarda caso, nessuno pare abbia voglia di fare a Gentiloni e compagni questa domanda. Ma, sorpresa sorpresa, oltre a non esserci un cane che abbia interesse a formulare il quesito, pare non esserci neppure un portavoce pronto a dare una risposta. Secondo voi, perché?

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