
Mentre il disegno di legge sull'omotransfobia prosegue l'iter parlamentare, i consiglieri regionali del Pd presentano un testo preparato assieme alle sigle Lgbt. I precedenti in Emilia-Romagna, Umbria e Toscana.Quale sia il destino parlamentare del ddl Zan è ancora incerto. I suoi oppositori confidano che il suo iter possa essere travagliato concludendosi con uno stop e, in effetti, non è detta l'ultima parola. Nel frattempo, però, le regioni non stanno a guardare e procedono a loro volta con la messa a punto di leggi contro l'omofobia che, se da un lato non contengono previsioni di ordine penale - né potrebbero averne, essendo la competenza statale -, dall'altro comunque veicolano l'ideologia gender, gettando le basi per ulteriori interventi da parte, appunto, del legislatore nazionale.Un esempio viene dalla Campania dove un testo unificato contro l'omofobia risulta essere calendarizzato e dovrebbe approdare in Consiglio il prossimo 4 agosto. Si tratta di un lavoro di sintesi di quattro proposte distinte per il quale, a spendersi, sono stati soprattutto i consiglieri del Pd. «Misure per la prevenzione e il contrasto alla violenza e alle discriminazioni di genere è il testo di legge unificato collazionato dopo mesi di lavoro in sottocommissione con la collaborazione di tante associazioni che lavorano per la tutela dei diritti Lgbt», spiegano a questo proposito i consiglieri Pd Gianluca Daniele, Maria Antonietta Ciaramella e Giovanni Chianese. E c'è da credere loro sulla parola, soprattutto con riferimento alla «collaborazione di tante associazioni» arcobaleno che non soltanto hanno dato il loro apporto alla stesura del ddl, ma in questi giorni hanno esercitato pressioni forti e non esattamente rispettose delle istituzioni e della democrazia.È infatti accaduto che varie sigle - da Alfi Le Maree ad Antinoo Arcigay Napoli fino Atn, acronimo che sta per Associazione transessuale Napoli - ieri abbiano organizzato un sit-in sotto il palazzo del Consiglio regionale, di fatto circondandolo, per opporsi ad ulteriori rinvii della trattazione del ddl a loro tanto caro. stanziamenti e fondiRinvii che, da quanto è dato capire, avrebbero origine dall'opposizione interna della consigliera Pd Carmela Fiola timorosa, se passasse tale legge, di perdere i consensi dei cattolici in vista delle elezioni regionali di settembre. Vedremo come andrà a finire.Nel frattempo, si può comunque evidenziare come quella campana, se fosse approvata, non sarebbe certo la prima legge regionale arcobaleno. Tutt'altro. Risale infatti al luglio 2019 l'approvazione, in seno al Consiglio dell'Emilia-Romagna, di una normativa contraria alle discriminazioni di matrice omofobica. Per tale approvazione è stata necessaria una lunga maratona nei lavori d'aula, durante i quali sono stati respinti, esaminati e respinti, ben 1.787 emendamenti. Eppure i promotori del ddl hanno tenuto duro e, alla fine, esso è stato approvato.L'Emilia-Romagna era però stata anticipata dall'Umbria che già nell'aprile 2017 ha introdotto una norma analoga accompagnata da un stanziamento di 40.000 euro. Invece in Piemonte, a seguito dell'approvazione della legge regionale 5 del 2016 per il divieto di ogni forma di discriminazione e della parità di trattamento, è stato istituito un Fondo per il gratuito patrocinio a favore delle vittime di discriminazione. Sul piano cronologico, tuttavia, il primato su questo versante spetta senza dubbio alla Toscana che ben sedici anni fa si è dotata dalle legge regionale n. 63/2004, in assoluto la prima normativa in Italia specifica contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. Una legge, quella toscana, che fu poi impugnata dal Consiglio dei ministri del Governo Berlusconi, con conseguente pronunciamento della Corte Costituzionale la quale, con la sentenza n. 253 del 4 luglio 2006, se da un lato confermò la norma, dall'altro, ne ridimensionò la portata, con lo stralcio di alcuni articoli.Tornando al contesto generale, va comunque anche ricordato come non tutte le iniziative legislative locali di matrice arcobaleno abbiano incontrato l'approvazione dell'Aula. Alcune sono state affossate. Si può a questo riguardo rammentare quanto accaduto nel 2015 in provincia di Trento, quando l'allora maggioranza di centrosinistra intendeva a tutti i costi portare a casa una legge contro l'omofobia ma venne fermata dall'opposizione del centrodestra, in particolare dalla muraglia di emendamenti presentati dal consigliere Rodolfo Borga, oggi deceduto. la lezione del trentinoUna piccola grande lezione, questa del Trentino, utile però ad evidenziare come certe battaglie, se combattute con determinazione, possano anche esser vinte. E questo nonostante le forti pressioni delle associazioni lgbt che, come dimostra il caso della Campania di ieri, sono disposte a tutto, anche a circondare i palazzi delle istituzioni, pur di vedere approvati i provvedimenti arcobaleno. Staremo quindi a vedere se Alessandro Zan e i sostenitori del testo unificato contro l'omotransfobia che sta iniziando il suo iter parlamentare avranno la meglio o l'avranno i suoi oppositori. Tutto può ancora succedere. Anche se, come abbiamo visto, diverse regioni hanno già preso l'iniziativa. Portandola fino in fondo.
Ansa
Al liceo Giulio Cesare di Roma spunta su un muro una «lista stupri», con accanto i nomi delle studentesse. Un gesto orribile, che viene subito cavalcato dalla sinistra per rilanciare la pasticciata norma sul consenso e le lezioni di «sessuoaffettività».
Ansa
Gli antagonisti, tra cui qualche ex brigatista, manifestano insieme a imam radicalizzati e maranza. Come Omar Boutere, italo marocchino ricercato dopo gli scontri a Torino, ritrovato a casa della leader di Askatasuna. Una saldatura evidente che preoccupa gli inquirenti.
La saldatura che preoccupa investigatori e intelligence ormai non è più un’ipotesi, è una fotografia scattata nelle piazze: gli antagonisti, compreso qualche indomito ex brigatista, manifestano contro Israele, marciano accanto agli imam radicalizzati comparsi in inchieste sul terrorismo jihadista e applaudono a predicatori salafiti che arringano la folla tra le bandiere rosse e quelle palestinesi. È tutto lì, in una sola immagine: anarchici, jihadisti, vecchio terrorismo rosso e sigle filopalestinesi fusi negli stessi cortei, con gli stessi slogan, contro gli stessi nemici. Una convergenza che non è spontanea: è il risultato di un’ideologia vecchia di 20 anni, quella di Nadia Desdemona Lioce, che aveva già teorizzato che «le masse arabe e islamiche espropriate e umiliate sono il naturale alleato del proletariato metropolitano».
Ansa
Solidarietà bipartisan alla «Stampa» per l’aggressione. Ma i progressisti glissano sugli antagonisti e usano il loro lessico. Francesca Albanese: «Sbagliato, ma sia un monito». Giorgia Meloni: «Parole gravi». La replica: «Vi faccio paura».
Alla fine, meno male che ci sono i social, dove impazzano le foto delle scritte sui muri della redazione della Stampa. «Free Palestine», «Giornali complici di Israele», «Free Shamin» (l’imam di Torino espulso), «Stampa complice del genocidio». Si può vedere questo e altro anche sui canali web di Intifada Studentesca Torino. Vedere la saldatura tra alcuni ambienti antagonisti e la frangia violenta dei pro Pal è ormai alla portata di tutti. Ma anche ieri gran parte della sinistra che ha espresso solidarietà alla redazione del quotidiano degli Elkann ha faticato a fare il più classico dei 2+2. E lo stesso vale anche per i giornalisti di Stampa e Repubblica, che nei loro comunicati ufficiali hanno completamente sorvolato sulla matrice dell’irruzione di venerdì, per nascondersi dietro espressioni generiche come «squadrismo» e «manifestanti».
Uno scatto della famiglia anglo-australiana, che viveva nel bosco di Palmoli, in provincia di Chieti, pubblicato sul sito web della mamma, Caterine Louise Birmingham (Ansa)
I piccoli divisi da mamma e papà nella Regione sono 2.657: troppi. Perciò sono state emanate delle linee guida ai servizi sociali per limitare la pratica ai casi gravi. L’assessore Maurizio Marrone: «Basta demonizzare la famiglia».






