L’ultimo capitolo, rivelato nei dettagli dalla Verità.info e ripreso da Dagospia, riguarda la tipica lite tra padrone di casa e affittuario. La showgirl vive a Roma in zona Eur-Torrino con i figli in una magione di 25 vani (972 metri quadrati di aree coperte), con due piscine, campi da calcetto e da padel. In questo momento Ilary è l’inquilina e Francesco il proprietario. Nella villa, a novembre, è crollato un controsoffitto (come si può vedere nel video esclusivo pubblicato dalla Verità) nella zona dove sono ubicate la sala cinema e la celebre stanza delle maglie da calcio di Totti. Un incidente che ha completamente reso inutilizzabili i locali che, come si vede nelle immagini, sembrano colpiti da un’esplosione. Il cedimento sarebbe dovuto a un’importante infiltrazione di umidità. L’intonaco, cadendo, ha svelato grandi macchie di muffa e disperso un odore insopportabile.
L’inquilina Ilary ha chiesto al proprietario Francesco di mettere mano al portafogli per questo intervento di manutenzione straordinaria che, per legge, spetta al titolare dell’immobile. I due litiganti, sempre a novembre, avrebbero effettuato un sopralluogo con i rispettivi tecnici, senza trovare un accordo. Allora la Blasi, tramite l’avvocato Marco De Santis dello studio Andrea Pietrolucci (specializzato anche in contrattualistica immobiliare), ha chiesto un intervento immediato, attivando un cosiddetto articolo 700 in Tribunale. Il codice di procedura civile spiega che cosa sia questo strumento: «Chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile, può chiedere con ricorso al giudice i provvedimenti d’urgenza, che appaiono, secondo le circostanze, più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito». In attesa della decisione del giudice Ilary avrebbe chiesto, tramite i suoi legali, un accesso agli atti in Comune per verificare la regolarità urbanistica del manufatto. Infatti i soffitti crollati dovrebbero trovarsi in un’area che sarebbe accatastata come garage (C6), 150 metri quadrati che nel 2011 hanno subito una variazione di classamento.
Nello stesso anno la Bel Eur del costruttore Luca Parnasi ha venduto al Capitano la villa (all’epoca di 36 vani) in cambio di 7.911.700 euro: 2,6 sono stati versati sull’unghia, il restante tramite un mutuo acceso con Unicredit. Recentemente gli avvocati dei due litiganti (sia i civilisti Antonio Conte, Alessandro Simeone e Pompilia Rossi che i penalisti Gianluca Tognozzi e Fabio Lattanzi) hanno provato a trovare un accordo tombale, usando l’immobile come merce di scambio: la Blasi si sarebbe resa disponibile ad acquistare a spese proprie un appartamento, in attesa di essere risarcita al momento della vendita della villa da mettere sul mercato a precise e concordate condizioni. Ma l’accordo non è stato trovato e la casa è, adesso, al centro di questa ennesima querelle. Nei mesi scorsi, come rivelato da questo giornale, l’ex capitano della Roma ha dovuto fare i conti anche con un procedimento per omessa dichiarazione.
l’accusa di sperperi
La Blasi aveva accusato l’ex marito nel procedimento civile di avere sperperato molti denari al gioco (solo in bonifici avrebbe scommesso nei casinò «l’impressionante somma complessiva di 3.324.000 euro»), di avere conti esteri nascosti e di non avere pagato i diritti d’immagine. Alla fine dell’accertamento le Fiamme gialle hanno contestato alcune apparizioni pubblicitarie per il cui pagamento l’ex capitano della Roma non aveva aperto apposita partita Iva pur essendo per lui gli spot un’attività non occasionale.
Totti ha ottenuto l’archiviazione del procedimento dopo avere pagato il dovuto all’Erario, circa 200.000 euro, considerando anche sanzioni e interessi. La difesa della Blasi ha rinfacciato all’ex campione di non aver indicato, nell’autocertificazione iniziale, tutte le «carte di credito e tutti i conti correnti a lui intestati o cointestati o sui quali possa comunque operare». Per gli avvocati ci sarebbe stata un’«omissione gravissima» e adesso il giudice civile nella causa di divorzio ha chiesto a un suo consulente di ricostruire fedelmente la situazione patrimoniale dei due litiganti e le movimentazioni finanziarie effettuate dalla separazione a oggi.
Non è finita. Presso la Procura di Roma pende ancora un fascicolo d’indagine per il presunto abbandono di Isabel, la figlia più piccola della coppia. La bambina, all’epoca settenne, venne lasciata sola in casa dalle 21 alla mezzanotte del 26 maggio 2024 da Totti e dalla nuova compagna Noemi Bocchi. Nell’appartamento c’erano anche i figli di quest’ultima di 12 e 9 anni. Gli adulti erano usciti per cena. A presentare denuncia era stata la Blasi. L’ex ballerina, la sera del presunto abbandono, aveva inviato la madre, Daniela Serafini, sotto la casa del Pupone a controllare la situazione e poi aveva chiesto alla nonna della piccola di allertare la Polizia.
Gli agenti, che attesero almeno mezz’ora prima di intervenire, trovarono in casa la moglie del portinaio, Mandica Cocos, che secondo i magistrati «occasionalmente svolgeva attività di collaborazione domestica».
Gli inquirenti hanno verificato, contrariamente a quanto affermato dalla donna, che la stessa non era in casa di Totti durante la serata e che è «verosimilmente giunta in casa di Totti e Bocchi solo in prossimità delle ore 23.57», ma hanno anche scritto, nella richiesta di archiviazione per il reato di abbandono di minore, che «la Cocos era pressoché sicuramente stata allertata prima dell’uscita di casa di Totti e della Bocchi del fatto che i minori fossero soli in casa e che senz’altro si era resa disponibile in ogni evenienza». Insomma la situazione di mancato pericolo si fonderebbe su un presupposto che non risulta dimostrato negli atti.
Infatti, la pm Barbara Trotta ricava l’esistenza di un accordo da questo ragionamento: «In caso contrario difficilmente Totti e la Bocchi avrebbero potuto ottenere che la stessa si facesse trovare presso l’abitazione prima del loro arrivo». È evidente che ci troviamo di fronte a una mera illazione, mancando la prova della «presa in carico» dei minori da parte di un idoneo «custode».
lo scontro legale
Fabio Lattanzi, avvocato della Blasi, si è opposto all’archiviazione sostenendo che «gli elementi di prova acquisiti dalle indagini preliminari giustificano non solo una richiesta di rinvio a giudizio, ma sono tali da far ritenere non probabile, ma certa una condanna». Secondo il legale la pm «avrebbe dovuto effettuare un sopralluogo e avrebbe dovuto sentire coloro che dalle indagini risultavano essere persone informate sui fatti». Attività che non sono state effettuate, anche se «i minori sono stati lasciati soli per ore all’interno di un’abitazione di molti metri quadri disposta su due piani, con la possibilità per gli stessi di accedere alla cucina e a tutti gli ambienti, esposti, in questo modo, a più di un astratto pericolo». Secondo Lattanzi «l’affermazione circa l’assenza di pericolo» sarebbe, dunque, «errata». Il gip, adesso, dovrà stabilire chi abbia ragione.
Secondo la Cassazione n. 4557 del 12 ottobre 2023 è sufficiente che ricorra un pericolo astratto «il cui elemento materiale è integrato da qualsiasi condotta, attiva od omissiva, contrastante con il dovere giuridico di cura o di custodia». Anche secondo la Cassazione n. 5 dell’11 maggio 2021 è sufficiente il pericolo astratto o potenziale. Secondo la Cassazione del 21 giugno 2011 n. 24849 è, invece, necessario che ricorra un pericolo concreto.
figli incustoditi?
La pm nella richiesta di archiviazione ritiene provato che Isabel sia stata lasciata, insieme con altri due minori di 14 anni, sola in casa per tre ore. Ma cita contraddittoriamente una sentenza della Cassazione del lontano 2007 che si riferisce al «pericolo anche meramente potenziale» e non, invece, la giurisprudenza che richiede l’accertamento di una situazione di pericolo concreto certamente più confacente alla tesi della Procura. Appare più condivisibile la sottolineatura della tardività della richiesta di intervento alle forze dell’ordine fatta dalla madre Ilary («più di un’ora e mezza» dopo la scoperta del presunto «abbandono» da parte della Blasi) che dovrebbe dimostrare che anche la stessa showgirl non avrebbe percepito un «pericolo imminente». In realtà la Blasi potrebbe avere procrastinato la chiamata al 112 nella speranza che Totti e la Bocchi rientrassero nell’abitazione in tempi rapidi e, solo dopo avere constatato che ciò non avveniva, potrebbe avere chiesto alla madre di avvisare la Polizia. Certo è che se il gip decidesse di rifarsi alla prevalente e più recente giurisprudenza, che ritiene sufficiente ai fini della configurabilità del reato il solo pericolo astratto, allora dovrebbe disporre l’imputazione coatta poiché non vi è alcun dubbio che Isabel per circa tre ore «si sia trovata in uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l’incolumità», come richiede la giurisprudenza più recente. Infatti, è stata la stessa Procura ad assodare che Totti abbia tenuto una condotta che può integrare il reato di abbandono.