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2025-11-13
Kiev, avanza la corruzione: via due ministri
Volodymyr Zelensky (Ansa)
In un messaggio diffuso su Facebook, Zelensky ha spiegato che la scelta è legata alla necessità di garantire trasparenza e responsabilità: «Ritengo che il ministro della Giustizia e la ministra dell’Energia non possano restare nei loro incarichi. È una questione di fiducia. Se esistono accuse, bisogna affrontarle». Il presidente ha incaricato il premier Yulia Svyrydenko di sollecitare le dimissioni ufficiali dei due ministri e ha invitato la Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, ad approvarle senza indugio. Ha inoltre annunciato che il Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale adotterà sanzioni contro i soggetti coinvolti, sulla base delle proposte del governo.
Al centro dello scandalo si trova la compagnia statale Energoatom, che gestisce le centrali nucleari ucraine. L’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) ha scoperto un sistema di tangenti legato a contratti pubblici per un valore di circa 100 milioni di dollari. Cinque persone sono state arrestate e altre sette risultano indagate, tra cui un ex consigliere del ministro dell’Energia e un alto dirigente della società. L’inchiesta, aperta oltre 15 mesi fa in collaborazione con l’Ufficio del procuratore specializzato anticorruzione (Sapo), ha rivelato una rete di trasferimenti di denaro che avrebbe raggiunto anche le alte sfere politiche.
Secondo Nabu e Sapo, tra i beneficiari vi sarebbe un ex vicepremier noto con il soprannome di «Che Guevara». Il quotidiano Ukrainska Pravda lo identifica in Oleksii Chernyshov, accusato di aver ricevuto più di 1,2 milioni di dollari e quasi 100.000 euro in contanti, in parte consegnati in una clinica privata di un complice. L’ultima tranche, di 500.000 dollari, sarebbe stata versata alla moglie di Chernyshov quando l’ex ministro era già nel registro dei sospettati.
Per Zelensky, che aveva fondato la propria immagine sulla promessa di sradicare la corruzione, il caso rappresenta un colpo durissimo. Ha definito «anomala» la persistenza di pratiche corruttive nel settore energetico, in un Paese devastato dai blackout e da una crisi economica crescente. Il Nabu ha chiarito che gli arresti non hanno interrotto le operazioni di Energoatom, ma la pressione politica resta altissima. Kiev deve ora dimostrare agli alleati che i miliardi di aiuti militari e finanziari non vengono inghiottiti da circuiti illeciti.
Da Berlino il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, ha espresso «seria preoccupazione» per le notizie provenienti dall’Ucraina, pur ribadendo la fiducia nella magistratura locale: «Monitoreremo attentamente gli sviluppi e restiamo in contatto con il presidente Zelensky. Se necessario, si dovranno trarre le dovute conseguenze». Il Cremlino, prevedibilmente, ha colto l’occasione per attaccare. Il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che «le capitali europee stanno iniziando a rendersi conto che una parte del denaro dei loro contribuenti viene sottratta dal regime di Kiev», alimentando una propaganda che trova terreno fertile in un’Europa sempre più stanca del conflitto. Durante il G7 dei ministri degli Esteri in Canada il segretario di Stato americano Marco Rubio ha incontrato il ministro ucraino Andrii Sybiha per discutere di «come rafforzare la difesa dell’Ucraina e porre fine al conflitto». «Gli Stati Uniti restano impegnati a lavorare con i partner del G7 per incoraggiare la Russia a scegliere la via diplomatica e avviare un dialogo diretto con Kiev», ha scritto Rubio su X.
Anche il ministro italiano Antonio Tajani ha espresso solidarietà: «Il ministro ucraino ci ha assicurato che le cose stanno cambiando. Sono stati fatti dimettere coloro che erano coinvolti». Tajani ha aggiunto che l’Italia è pronta a sostenere iniziative anticorruzione in Ucraina, anche in vista della futura adesione all’Unione europea: «I nostri magistrati e la Guardia di Finanza sono pronti a dare un contributo di collaborazione». Ha poi ricordato la necessità di agire con prudenza anche sull’uso dei beni russi congelati: «Non siamo contrari, ma serve una base giuridica solida e non dobbiamo commettere errori». Poi Tajani ha concluso parlandi di armi: «Non riscontro alcuna perplessità all’interno del governo riguardo all’acquisto di armamenti statunitensi destinati all’Ucraina».
Per Zelensky, stretto tra la guerra e la necessità di difendere la credibilità del Paese, lo scandalo Energoatom è più di una semplice crisi politica: è una vera battaglia per la sopravvivenza dello Stato, in cui la corruzione appare come il nemico più subdolo e antico dell’Ucraina.
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Scandalo nel settore energetico: tangenti per 100 milioni ai funzionari della società pubblica del nucleare. Cinque arresti. Volodymyr Zelensky perde la faccia. Mosca attacca: «Soldi europei sottratti dal regime ucraino». Berlino: «Preoccupati, ora vigileremo».Un nuovo scandalo di corruzione travolge Kiev, mettendo in crisi la credibilità del governo nel pieno della guerra contro la Russia e accendendo le tensioni con gli alleati occidentali. Il presidente Volodymyr Zelensky ha chiesto e ottenuto le dimissioni del ministro della Giustizia German Galushchenko e della ministra dell’Energia Svitlana Grynchuk, dopo averli accusati di aver perso la fiducia necessaria per restare nei loro incarichi. La decisione è arrivata dopo settimane di tensioni e indagini sul sistema energetico nazionale, già sotto pressione per i bombardamenti e le difficoltà economiche.In un messaggio diffuso su Facebook, Zelensky ha spiegato che la scelta è legata alla necessità di garantire trasparenza e responsabilità: «Ritengo che il ministro della Giustizia e la ministra dell’Energia non possano restare nei loro incarichi. È una questione di fiducia. Se esistono accuse, bisogna affrontarle». Il presidente ha incaricato il premier Yulia Svyrydenko di sollecitare le dimissioni ufficiali dei due ministri e ha invitato la Verkhovna Rada, il Parlamento ucraino, ad approvarle senza indugio. Ha inoltre annunciato che il Consiglio per la sicurezza e la difesa nazionale adotterà sanzioni contro i soggetti coinvolti, sulla base delle proposte del governo. Al centro dello scandalo si trova la compagnia statale Energoatom, che gestisce le centrali nucleari ucraine. L’Ufficio nazionale anticorruzione (Nabu) ha scoperto un sistema di tangenti legato a contratti pubblici per un valore di circa 100 milioni di dollari. Cinque persone sono state arrestate e altre sette risultano indagate, tra cui un ex consigliere del ministro dell’Energia e un alto dirigente della società. L’inchiesta, aperta oltre 15 mesi fa in collaborazione con l’Ufficio del procuratore specializzato anticorruzione (Sapo), ha rivelato una rete di trasferimenti di denaro che avrebbe raggiunto anche le alte sfere politiche.Secondo Nabu e Sapo, tra i beneficiari vi sarebbe un ex vicepremier noto con il soprannome di «Che Guevara». Il quotidiano Ukrainska Pravda lo identifica in Oleksii Chernyshov, accusato di aver ricevuto più di 1,2 milioni di dollari e quasi 100.000 euro in contanti, in parte consegnati in una clinica privata di un complice. L’ultima tranche, di 500.000 dollari, sarebbe stata versata alla moglie di Chernyshov quando l’ex ministro era già nel registro dei sospettati. Per Zelensky, che aveva fondato la propria immagine sulla promessa di sradicare la corruzione, il caso rappresenta un colpo durissimo. Ha definito «anomala» la persistenza di pratiche corruttive nel settore energetico, in un Paese devastato dai blackout e da una crisi economica crescente. Il Nabu ha chiarito che gli arresti non hanno interrotto le operazioni di Energoatom, ma la pressione politica resta altissima. Kiev deve ora dimostrare agli alleati che i miliardi di aiuti militari e finanziari non vengono inghiottiti da circuiti illeciti.Da Berlino il portavoce del governo tedesco, Stefan Kornelius, ha espresso «seria preoccupazione» per le notizie provenienti dall’Ucraina, pur ribadendo la fiducia nella magistratura locale: «Monitoreremo attentamente gli sviluppi e restiamo in contatto con il presidente Zelensky. Se necessario, si dovranno trarre le dovute conseguenze». Il Cremlino, prevedibilmente, ha colto l’occasione per attaccare. Il portavoce Dmitry Peskov ha dichiarato che «le capitali europee stanno iniziando a rendersi conto che una parte del denaro dei loro contribuenti viene sottratta dal regime di Kiev», alimentando una propaganda che trova terreno fertile in un’Europa sempre più stanca del conflitto. Durante il G7 dei ministri degli Esteri in Canada il segretario di Stato americano Marco Rubio ha incontrato il ministro ucraino Andrii Sybiha per discutere di «come rafforzare la difesa dell’Ucraina e porre fine al conflitto». «Gli Stati Uniti restano impegnati a lavorare con i partner del G7 per incoraggiare la Russia a scegliere la via diplomatica e avviare un dialogo diretto con Kiev», ha scritto Rubio su X. Anche il ministro italiano Antonio Tajani ha espresso solidarietà: «Il ministro ucraino ci ha assicurato che le cose stanno cambiando. Sono stati fatti dimettere coloro che erano coinvolti». Tajani ha aggiunto che l’Italia è pronta a sostenere iniziative anticorruzione in Ucraina, anche in vista della futura adesione all’Unione europea: «I nostri magistrati e la Guardia di Finanza sono pronti a dare un contributo di collaborazione». Ha poi ricordato la necessità di agire con prudenza anche sull’uso dei beni russi congelati: «Non siamo contrari, ma serve una base giuridica solida e non dobbiamo commettere errori». Poi Tajani ha concluso parlandi di armi: «Non riscontro alcuna perplessità all’interno del governo riguardo all’acquisto di armamenti statunitensi destinati all’Ucraina». Per Zelensky, stretto tra la guerra e la necessità di difendere la credibilità del Paese, lo scandalo Energoatom è più di una semplice crisi politica: è una vera battaglia per la sopravvivenza dello Stato, in cui la corruzione appare come il nemico più subdolo e antico dell’Ucraina.
Federico Vecchioni (Ansa)
History Law & Economics dalla Lumsa, la Libera Università Maria Santissima Assunta. Il conferimento, approvato dal dipartimento di giurisprudenza, economia e comunicazione dell’ateneo - con successiva delibera del Senato Accademico - si deve al fatto che la figura professionale di Vecchioni rappresenta «un punto di riferimento di rilievo nel panorama dell’economia agroalimentare italiana e mediterranea, per la capacità di coniugare visione strategica, innovazione tecnologica e attenzione ai profili di sostenibilità economica, sociale e ambientale».
La cerimonia è stata introdotta dal professor Gabriele Carapezza Figlia, coordinatore del collegio dei docenti del dottorato di ricerca in Mediterranean Studies e la laudatio è stata curata dal professor Giovanni Battista Dagnino, ordinario di economia e gestione delle imprese. A conferire titolo e proclamazione, il professor Francesco Bonini, rettore dell’ateneo. Alla cerimonia è seguita la lectio magistralis di Vecchioni. «Ricevere questo dottorato honoris causa dalla Libera Università Maria Santissima Assunta», le parole pronunciate da Vecchioni, «rappresenta per me un grande onore e una grande responsabilità. Ho sempre creduto nel valore del dialogo tra impresa, istituzioni e mondo accademico come leva per generare sviluppo duraturo. Il Mediterraneo non è soltanto uno spazio geografico, ma un orizzonte culturale ed economico strategico, nel quale l’Italia può e deve esercitare un ruolo da protagonista attraverso innovazione, sostenibilità e cooperazione internazionale». «In quest’ottica», ha proseguito quindi il presidente di Bonifiche Ferraresi, «si inseriscono le iniziative internazionali portate avanti da Bf con l’obiettivo di creare la più importante riserva agricolo alimentare del Mediterraneo».
A completamento delle formalità si pone poi il discorso del rettore della Lumsa, professor Bonini, che ha voluto rimarcare l’importanza del conferimento accademico: «Il dottorato in Mediterranean Studies, basato nel nostro dipartimento di Palermo, traguarda anche l’importante investimento che l’Università Lumsa ha aperto con l’istituzione del nostro University Africa Center. Il conferimento del dottorato a una personalità come quella di Federico Vecchioni vuole essere esemplare per i nostri studenti e studentesse, e per un impegno di ricerca, sviluppo e collaborazione con le realtà vive della società che qualifica l’università e ne conferma l’ispirazione e l’impegno per il bene comune nella grande prospettiva globale».
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Mentre l’Italia tenta una timida risalita (+7,6% a marzo, con 185.367 immatricolazioni), il resto del continente (+1,7%) resta frenato da condizioni finanziarie restrittive: tassi elevati che la Bce fatica a ridurre, complice uno choc petrolifero che alimenta un’inflazione ancora persistente e comprime i redditi reali. In questo contesto, la domanda effettiva si contrae e il pricing power si deteriora.
La realtà è che l’ideologia politica in Europa ha preteso di ignorare le leggi della domanda: le aziende «vulnerabili», quelle che hanno puntato tutto su una transizione elettrica forzata, si ritrovano oggi con piazzali pieni e margini a picco. Parallelamente, la Cina ha cambiato ruolo: da mercato di sbocco a concorrente diretto e aggressivo. Marchi come Byd e Leapmotor registrano crescite a tre o quattro cifre anche in Italia, segnalando un vantaggio competitivo costruito su costi, integrazione verticale e velocità di esecuzione.
Il nesso per il portafoglio del risparmiatore è brutale. I dati appena pubblicati dal Gruppo Volkswagen per il primo trimestre 2026 confermano che il «mal di Cina» è diventato cronico e forse irreversibile. Le consegne globali sono calate del 4% (2,05 milioni di unità), ma è il tracollo delle elettriche a far tremare Wolfsburg: un pesantissimo -64% in Cina e -80% negli Stati Uniti. La tenuta europea (+12%) non basta a compensare la fine degli incentivi e l’inasprimento dei dazi americani.
Come osserva Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf: «Volkswagen sta vivendo il suo momento più buio: il mercato cinese, che un tempo garantiva profitti certi, oggi rigetta i modelli tedeschi. Il rischio per chi ha il titolo in portafoglio è di restare intrappolati in un gigante che fatica a ruotare la sua enorme stazza verso ciò che il cliente vuole davvero: auto accessibili, concrete e con motorizzazioni affidabili».
In questo scenario, Stellantis affronta una transizione manageriale critica. Il nuovo numero uno, Antonio Filosa, è chiamato a ricostruire un gruppo segnato dalla precedente gestione di Carlos Tavares, lodata per il cost-cutting ma accusata di aver compresso investimenti e qualità. «Filosa sta tentando di rimettere in carreggiata un’auto che rischiava il deragliamento», osserva l’analista e consulente finanziario indipendente. «Ha ereditato una struttura dove l’ossessione per il bilancio a breve termine ha logorato la qualità e la fiducia della rete».
La delusione più fragorosa arriva però da Porsche. Nel primo trimestre 2026 le vendite globali sono scese del 15%, con un crollo in Cina da 68.000 unità nel primo trimestre 2022 a meno di 7.800. L’utile netto è crollato del 91,4% (da 3,6 miliardi nel 2024 a 310 milioni nel 2025), mentre il fatturato si è contratto a circa 36,3 miliardi.
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Francesco Lollobrigida (Ansa)
Coldiretti la definisce «una svolta», in quanto difende un patrimonio che oggi vale 707 miliardi di euro e trova nella Dop economy la sua espressione più avanzata. «Questa legge giaceva nei cassetti da oltre dieci anni e nessuno aveva mai avuto il coraggio di farla diventare un provvedimento», ha spiegato Lollobrigida, sottolineando che introduce due nuovi reati, l’aggravante di agropirateria e sanzioni proporzionali alle dimensioni del fatturato delle imprese, «affinché siano un vero deterrente. Inoltre, istituzionalizza la cabina di regia per un efficientamento dei sistemi di controllo». La legge rafforza la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti lungo tutta la filiera per fornire informazioni quanto più esaustive possibili al consumatore anche al fine di tutelare la salute.
Di conseguenza, vengono inseriti nel Codice penale due reati: la «frode alimentare» per punire chi commercializza alimenti o bevande che, a sua conoscenza, non sono genuini o che provengono da luoghi diversi rispetto a quelli indicati (prevista la reclusione da 2 mesi a 1 anno), e il «commercio di alimenti con segni mendaci» per punire chi utilizza segni distintivi o indicazioni per indurre in errore il compratore sulla qualità o sulla quantità degli alimenti (reclusione da 3 a 18 mesi). È inserita l’aggravante di agropirateria, quando l’attività illecita è realizzata in maniera organizzata e continuativa, l’aggravante «quantità e biologico» (se i prodotti sono commercializzati come biologici ma non lo sono). In questi tre casi le pene sono aumentate. La legge prevede per questi reati anche la confisca obbligatoria di prodotti, beni o cose oggetto o prodotto dei reati.
L’autorità giudiziaria avrà l’obbligo di distribuire i prodotti sequestrati, ma commestibili, a enti territoriali o caritatevoli per destinarli a persone bisognose o animali abbandonati.
È prevista la protezione delle Indicazioni geografiche, attività che secondo l’ultimo rapporto Ismea-Qualivita nel 2024 ha realizzato 20,7 miliardi di euro di fatturato di cui 12,3 miliardi di euro realizzati all’estero. Previste sanzioni più dure per il reato di contraffazione delle indicazioni geografiche e delle denominazioni di origine protetta.
La legge vieta poi l’utilizzo del termine «latte» e di prodotti lattiero-caseari per prodotti vegetali se non accompagnato dalla denominazione corretta (per esempio il latte di mandorla venduto come sostitutivo senza distinzione). A dimostrazione della necessità di una legge con questi contenuti, Coldiretti cita l’ultimo Rapporto elaborato insieme a Eurispes e Fondazione osservatorio agromafie, secondo il quale il volume d’affari dei crimini agroalimentari in Italia è salito a 25,2 miliardi, praticamente raddoppiato nel giro dell’ultimo decennio.
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Ecco #DimmiLaVerità del 16 aprile 2026. La deputata della Lega Rebecca Frassini illustra i contenuti della manifestazione di sabato 18 a Milano.