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2019-03-20
Italo attacca il gestore delle rotaie: ci tiene fermi 10 treni
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«Ci vediamo costretti a evidenziare che Rfi non sempre agisce secondo principi di terzietà e indipendenza», ha dichiarato l’amministratore delegato di Italo-Ntv Gianbattista La Rocca davanti ai parlamentari della commissione, spiegando che, a causa delle scelte del gestore dell’infrastruttura «Italo non solo non riesce ad estendere il proprio network e a dar seguito agli ingenti investimenti messi in campo per accrescere la quantità e qualità del servizio Av, ma addirittura rischia di essere esclusa dal mercato».
Sotto accusa c’è la decisione di Rfi di negare a Italo l’aumento di capacità, nonostante, come ha sottolineato La Rocca, l’infrastruttura non sia satura e nonostante fosse stata individuata una soluzione condivisa. Il no di Rfi, ha denunciato l’ad, mette ora Italo-Ntv «nell’impossibilità di richiedere gli slot per l’anno prossimo e di far circolare 10 treni già acquistati». Una posizione che ovviamente Rfi ha contestato, affermando che «le proprie scelte operative sono sempre improntate a valori di terzietà verso tutte le imprese ferroviarie». Il gestore ha fatto sapere di aver inviato nelle scorse settimane «a Trenitalia e Italo-Ntv, nel pieno rispetto dei principi di equità e non discriminazione, alcune proposte per i nuovi orari, contenenti tra l’altro misure per ridurre le interferenze di circolazione e migliorare così gli indici di puntualità, incrementando al contempo la capacità a disposizione delle imprese». E inoltre, ha aggiunto Rfi, «proprio per una questione di terzietà e per non creare evidenti situazioni di disparità, oltre che per rendere compatibili le richieste di capacità dei due operatori dal punto di vista tecnico, aveva specificato che tali misure potevano essere adottate solo se entrambe le imprese operanti sul sistema Av fossero state d’accordo». E invece, secondo il gestore, nonostante le misure proposte «siano state oggetto di interlocuzioni continue con Trenitalia e Italo-Ntv», non è stata trovata «una sintesi con uno dei due operatori, che ha deciso di non accettarle». Motivo per cui «Rfi non ha potuto dare seguito alle soluzioni proposte in modo unilaterale».
In ogni caso Italo ha deciso di inviare una segnalazione all’Autorità di regolazione dei trasporti. «L’ingresso di Italo nel mercato ferroviario ha indubbiamente portato benefici per tutti, per il gestore dell’infrastruttura a cui paghiamo il canone di accesso, ai lavoratori di Italo e ai viaggiatori che hanno visto duplicare l’offerta, aumentare la qualità dei servizi e dimezzare i prezzi. Quindi - ha aggiunto La Rocca - se ora veramente ci venisse negato di crescere ulteriormente, a rimetterci saranno tutti gli attori coinvolti, il mondo del lavoro, i fornitori, ma soprattutto i viaggiatori che non avranno la possibilità di scegliere il miglior offerente all’interno del mercato libero». E sulla vicenda è intervenuto anche il Codacons, che ha presentato un esposto all’Antitrust «per accertare eventuali comportamenti di Rfi in violazione delle normative vigenti» sulla concorrenza.
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È andato ieri in scena, davanti alla commissione Lavori Pubblici del Senato, lo scontro tra Italo e Rfi (Rete ferroviaria italiana), il gestore dell’infrastruttura ferroviaria del gruppo Fs, sulla rete dei treni ad alta velocità. L’operatore ferroviario privato, che dal 2012 fa viaggiare i propri convogli ad alta velocità sui binari gestiti da Rfi, accanto a quelli dell’ex monopolista Fs, ha accusato Rfi di aver «inopinatamente e all’ultimo minuto negato l'incremento di capacità richiesto da Italo da circa un anno» e, a quanto si è appreso, sarebbe pronta ad avviare azioni legali nei confronti del gestore per ottenere il risarcimento dei danni subiti.«Ci vediamo costretti a evidenziare che Rfi non sempre agisce secondo principi di terzietà e indipendenza», ha dichiarato l’amministratore delegato di Italo-Ntv Gianbattista La Rocca davanti ai parlamentari della commissione, spiegando che, a causa delle scelte del gestore dell’infrastruttura «Italo non solo non riesce ad estendere il proprio network e a dar seguito agli ingenti investimenti messi in campo per accrescere la quantità e qualità del servizio Av, ma addirittura rischia di essere esclusa dal mercato». Sotto accusa c’è la decisione di Rfi di negare a Italo l’aumento di capacità, nonostante, come ha sottolineato La Rocca, l’infrastruttura non sia satura e nonostante fosse stata individuata una soluzione condivisa. Il no di Rfi, ha denunciato l’ad, mette ora Italo-Ntv «nell’impossibilità di richiedere gli slot per l’anno prossimo e di far circolare 10 treni già acquistati». Una posizione che ovviamente Rfi ha contestato, affermando che «le proprie scelte operative sono sempre improntate a valori di terzietà verso tutte le imprese ferroviarie». Il gestore ha fatto sapere di aver inviato nelle scorse settimane «a Trenitalia e Italo-Ntv, nel pieno rispetto dei principi di equità e non discriminazione, alcune proposte per i nuovi orari, contenenti tra l’altro misure per ridurre le interferenze di circolazione e migliorare così gli indici di puntualità, incrementando al contempo la capacità a disposizione delle imprese». E inoltre, ha aggiunto Rfi, «proprio per una questione di terzietà e per non creare evidenti situazioni di disparità, oltre che per rendere compatibili le richieste di capacità dei due operatori dal punto di vista tecnico, aveva specificato che tali misure potevano essere adottate solo se entrambe le imprese operanti sul sistema Av fossero state d’accordo». E invece, secondo il gestore, nonostante le misure proposte «siano state oggetto di interlocuzioni continue con Trenitalia e Italo-Ntv», non è stata trovata «una sintesi con uno dei due operatori, che ha deciso di non accettarle». Motivo per cui «Rfi non ha potuto dare seguito alle soluzioni proposte in modo unilaterale».In ogni caso Italo ha deciso di inviare una segnalazione all’Autorità di regolazione dei trasporti. «L’ingresso di Italo nel mercato ferroviario ha indubbiamente portato benefici per tutti, per il gestore dell’infrastruttura a cui paghiamo il canone di accesso, ai lavoratori di Italo e ai viaggiatori che hanno visto duplicare l’offerta, aumentare la qualità dei servizi e dimezzare i prezzi. Quindi - ha aggiunto La Rocca - se ora veramente ci venisse negato di crescere ulteriormente, a rimetterci saranno tutti gli attori coinvolti, il mondo del lavoro, i fornitori, ma soprattutto i viaggiatori che non avranno la possibilità di scegliere il miglior offerente all’interno del mercato libero». E sulla vicenda è intervenuto anche il Codacons, che ha presentato un esposto all’Antitrust «per accertare eventuali comportamenti di Rfi in violazione delle normative vigenti» sulla concorrenza.
A finire sotto pressione sono stati i Gilt, i titoli di Stato britannici. «Sull’obbligazionario britannico avevamo visto segnali di stabilizzazione importanti, ma le tensioni internazionali hanno rimescolato le carte in modo brutale», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf. «Quello che doveva essere l’anno del grande allentamento monetario si è trasformato in un nuovo stress test sui rendimenti, con i tassi di interesse che hanno subito un’impennata vertiginosa, facendo scendere i prezzi delle obbligazioni».
Gli Etf sui governativi inglesi hanno accusato cali fra il -3,7% e il -4,5%, con punte di 7% sulle scadenze più lunghe. Il rendimento del decennale è tornato oltre il 5,1%, ai massimi dalla crisi del 2008.
A pesare non è solo il petrolio, ma la politica. Il governo laburista di Keir Starmer, nato con la promessa di riportare serietà a Westminster, si trova indebolito dalle ricadute dello scandalo Epstein. «L’instabilità politica è tornata a essere un fattore di rischio primario», osserva Gaziano. «I mercati reagiscono con estrema sensibilità quando percepiscono un vuoto di potere. Lo scandalo Epstein non è solo una questione di cronaca, ma un colpo alla stabilità di un governo già sotto pressione per la gestione economica».
La Borsa di Londra ha mostrato maggiore tenuta. «In un mondo incerto, i giganti dell’energia e delle materie prime, che abbondano a Londra, hanno agito parzialmente da paracadute», osserva Gaziano. Ma la spaccatura interna si allarga: se il Ftse 100 regge grazie alle multinazionali, il Ftse 250, più esposto all’economia domestica, soffre molto di più.
Il nodo, però, è anche strutturale. «il Regno Unito sconta una rigidità strutturale che l’Europa continentale ha in parte superato», spiega Salvatore Gaziano, «Mentre Germania e Francia hanno imparato a diversificare le scorte e gestire meglio i picchi dei prezzi energetici, l’Uk è rimasto prigioniero di un modello di fissazione dei prezzi che scarica immediatamente ogni aumento sulle bollette delle famiglie. Se a questo aggiungiamo mutui che corrono verso il 5%, capiamo perché la fiducia dei consumatori britannici sia oggi ai minimi termini, molto più che in Italia o in Spagna».
Fra i titoli spicca Legal & General, con dividendi elevati e il ruolo di «cassaforte». In negativo, invece, 3i Group, crollata del -19% in una sola seduta dopo i segnali di rallentamento della catena Action. «Quando le aspettative di crescita vengono deluse anche di poco, i multipli del private equity vengono ricalcolati con una rapidità brutale», conclude Gaziano.
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Maurizio Landini (Ansa)
Firme che giustificano, neanche a dirlo, il commento entusiasta del ministro Paolo Zangrillo, che ha parlato di «obiettivo raggiunto», e che hanno spinto il premier, parco di parole negli ultimi tempi, a intervenire via social per rivendicare il successo. «Il governo», ha evidenziato Giorgia Meloni, «continua a lavorare sull’aumento dei salari. Oggi la firma del rinnovo della parte economica del contratto collettivo nazionale del comparto Istruzione, per il triennio 2025-2027, che interessa oltre un milione di dipendenti. È il terzo rinnovo per il comparto Istruzione dall’inizio della legislatura: una cosa mai accaduta prima».
La Meloni ha ragione a rivendicare la firma anche perché si tratta di uno schiaffo alla gestione politica che Maurizio Landini ha impresso alla Cgil. Schiaffone ancora più sonoro, perché non arriva dall’esecutivo, cosa che di questi tempi non farebbe notizia, ma dalla stessa Cgil. Il segretario ha fatto del no a prescindere al rinnovo dei contratti della Pa una delle cifre distintiva del suo mandato. Istruzione, sanità, lavoratori dei ministeri o delle Regioni poco importa. Nell’ultima tornata c’è stata solo opposizione. Il leader che ormai partecipa come capopolo a tutte le battaglie politiche della sinistra (l’impiego di forze della Cgil sul No al referendum della giustizia è comparabile a quello del Pd) si è sempre opposto ai nuovi contratti, nonostante il governo avesse messo sul piatto circa 20 miliardi. Un cifra record, insufficiente per i desiderata di Landini. Motivo? Nel rinnovo precedente, 2022-2024, non veniva coperta l’inflazione monstre del periodo. Copertura impossibile, visto che parlavamo di un costo della vita schizzato del 17%. Insomma, aumenti del 7-8% non bastavano. E adesso? Cos’è cambiato? Perché la Cgil firma? La motivazione ufficiale è che in quest’ultima tranche, incrementi in busta paga da 135 euro per la parte economica 2025-27, l’inflazione verrebbe potenzialmente coperta, ma la realtà è tutt’altra. Entrando nel merito, va infatti ricordato che senza il contratto precedente, che è stato rinnovato senza l’avallo della Cgil, quest’ultimo rinnovo non ci sarebbe mai stato. E del resto Landini questa firma la subisce. Il segretario è costretto a fare buon viso a cattivo gioco rispetto ai mal di pancia di una categoria, quella della scuola (e non è la sola), che è stanca di seguire la linea politica del capo e capisce che continuando a dire sempre no gli iscritti fuggono.
C’è di più. Perché i rapporti tra Maurizio Landini e Gianna Fracassi, la segretaria generale della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza), non sono idilliaci. La Fracassi era legata alla gestione precedente (con Susanna Camusso è diventata segretaria confederale con deleghe importantissime, comprese le politiche economiche) e si sussurra che ambisca a prendere il posto dell’ex Fiom, anche per depoliticizzare il sindacato.
Ma al di là della questione personale, la firma sul contratto della scuola squarcia il velo di ipocrisia che ormai da mesi nasconde le tensioni tra la gestione del segretario e una parte consistente del sindacato.
Perso il sostegno dei suoi, sembra che nelle scorse ore Landini abbia addirittura contattato un esponente molto importante del governo, particolarmente vicino a Palazzo Chigi, per chiedere margini su una riapertura del contratto in caso di inflazione galoppante causa guerra. Il senso del discorso sarebbe stato: «Alla fine noi firmiamo, ma se la situazione precipita qui si ricontratta tutto». Diplomatica, ma eloquente la risposta: guarda che quello che chiedi non si può fare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 2 aprile 2026. Il capogruppo di Fdi in Commissione Sport, Alessandro Amorese, commenta il flop dell'Italia e chiede più libertà per le tifoserie.
Tutti a guardare il prezzo del petrolio, ma a Wall Street si è svegliato un guru come Bill Ackman: è bastato un suo post su X, nel quale diceva che le azioni erano sottovalutate, per far partire gli acquisti sulle Borse lunedì. Un trend che continua a durare, fino alla prossima scusa per vendere.