«Italia da evitare». Schiaffo al turismo da Parigi e Berlino. E l’Ue sta a guardare
Germania e Francia riaprono i confini ma vietano le vacanze nel Belpaese. Verremo isolati con i «corridoi» estivi privilegiati.

Mentre discutiamo sulle distanze fra gli ombrelloni in spiaggia, l’Ue pensa a penalizzare il nostro turismo con linee guida dagli effetti catastrofici. Il pacchetto di raccomandazioni presentato ieri a Bruxelles non lascia dubbi: «La Commissione europea propone un approccio graduale e coordinato per l’allentamento delle restrizioni ai viaggi tra aree e Paesi membri con situazioni epidemiologiche sufficientemente simili», ha spiegato la presidente, Ursula von der Leyen.

Questo significa che Italia e Spagna, per l’alto numero di contagi registrati e per le limitazioni ancora vigenti, saranno considerate ancora zone rosse da evitare accuratamente. L’ha già detto senza mezzi termini il ministro del Turismo austriaco Elisabeth Köstinger: «In alcuni Paesi, come l’Italia e la Spagna, sono ancora in vigore limitazioni agli spostamenti interni. Per questo motivo la chiusura dei confini per i viaggiatori potrà durare un po’ di più». L’Austria aprirà a breve invece a Repubblica Ceca, Slovacchia e Germania.

Se il concetto non fosse sufficientemente chiaro, ci ha pensato il ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, ad affondare il nostro turismo prima di ogni possibile ripresa. «Francia, Austria e Svizzera ritengono che sia ancora troppo presto per aprire le frontiere con Italia e Spagna, perché sono Paesi molto colpiti dal coronavirus», ha dichiarato ieri, annunciando che i controlli ai confini di questi tre Paese dureranno fino a metà giugno. Da sabato 16 maggio, intanto, la Germania aprirà al Lussemburgo ed è pronta a farlo con la Danimarca non appena Copenaghen avrà compiuto le sue consultazioni con i Paesi vicini. Gli ingressi nel Paese saranno per ora consentiti soltanto per ragioni di pendolarismo dovuto al lavoro, o per assistere parenti e altre ragioni familiari.

Non è finita. Il governo di Berna ha annunciato che le frontiere della Svizzera con Germania, Francia e Austria riapriranno il 15 giugno, mentre nulla è stato ancora deciso per quanto riguarda i confini con l’Italia.

Insomma, siamo nuovamente penalizzati, rischiamo un altro ingiusto isolamento dopo essere passati per la terra degli untori a inizio emergenza coronavirus. Eppure la Francia, con i suoi 26.994 decessi per Covid-19, non può certo vantare una situazione molto diversa da Italia (31.106 vittime) o Spagna (27.104).

Tra un mese, invece, gli svizzeri potranno andare in vacanza in Germania, Francia o Austria, tedeschi e austriaci già prenotano soggiorni in Croazia tagliando fuori completamente il nostro Paese e i vicini iberici. Ecco mostrato, ancora una volta, il volto solidale di questa Unione europea.

La Confederazione elvetica non fa parte dell’Ue, ma è bastato parlare di linee guida sul rilancio del turismo per capire che ciascun Stato membro si muove secondo i propri interessi, consentendo la creazione di canali preferenziali che rischiano di tagliare fuori dai flussi turistici Paesi come Italia e Spagna, già pesantemente provati dall’epidemia in termini di popolazione contagiata, di decessi e di economia paralizzata.

Questa sarebbe la manovra pensata dalla von der Leyen per salvare il turismo senza operare discriminazioni. Un settore che a livello Ue ha subito nel primo trimestre di quest’anno perdite di fatturato di oltre il 90% e con previsioni per la stagione estiva ormai alle porte a dir poco disastrose.

Su Twitter la presidente ha scritto: «L’Europa sta riaprendo, passo dopo passo. Oggi (ieri per chi legge, ndr) la Commissione Ue fornisce una guida su come riprendere a viaggiare in modo sicuro e responsabile per rimettere in piedi il turismo europeo».

Gli Stati membri dovrebbero seguire tre criteri: epidemiologico, utilizzando le informazioni dell’Agenzia europea che aggiornerà una lista di aree a bassa circolazione del virus; di capacità di applicare misure di contenimento e distanziamento durante tutto il viaggio; di considerazioni economiche e sociali, inizialmente dando la priorità ai movimenti transfrontalieri nelle aree chiave e includendo motivi personali.

Che cosa significherà agire secondo questi criteri, è tutto da dimostrare, come ancora da definire è il «ripristino sicuro e graduale del trasporto passeggeri per via aerea, ferroviaria, stradale e fluviale».

Non sarà necessario il passaporto sanitario per spostarsi ma l’uso delle mascherine sì, e verrà garantita l’interoperabilità transfrontaliera tra app di tracciamento. C’è poi tutto il capitolo voucher o rimborsi per i viaggi annullati, le modalità con le quali si potrà viaggiare, ma al momento la vera questione è la libera circolazione che non viene garantita a tutti gli Stati membri.

La revoca dei controlli alle frontiere non avviene secondo il principio di non discriminazione e questo lo stiamo vedendo ai danni di Italia e Spagna.

«ll rischio di forme di concorrenza sleali è più che concreto», avverte Rosanna Conte, europarlamentare della Lega. «Ricordo che per tedeschi e austriaci l’Italia rappresenta la prima meta turistica. Mi chiedo cosa stia aspettando il governo per agire con Vienna e Berlino. Il mercato unico europeo dovrebbe fondarsi sulla corretta concorrenza. Purtroppo, per il turismo questo principio sembra non valere».

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