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2024-11-08
Isole d'autunno, dalla Lombardia al Piemonte ecco quali visitare in questa stagione
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Isola dei Pescatori (iStock)
Quando si pensa alla Lombardia e al Piemonte, tutto può venire in mente, tranne il fatto che entrambe le regioni siano ricche di isole. Il Nord Italia, infatti, sembra essere più facilmente associato a vette innevate e città industriali, mentre la parola isola richiama scenari da sogno fatti di palme e cocktail a bordo spiaggia. Eppure…
Benché la regione con più isole sia la Sardegna (se ne contano più di 200), il Piemonte e la Lombardia non hanno nulla da invidiarle grazie ai loro laghi. Se in Sardegna, infatti, le isole lacustri sono due, il Piemonte ne conta 9 e la Lombardia ben 11.
Salutiamo dunque la nostra idea di isola e spostiamoci su altri tipi di isola, non per questo meno affascinanti.
Piemonte

Isola di San Giulio (iStock)
Isola di San Giulio
Se volete innamorarvi, questo è il posto giusto: lo scenario che regala questo lembo di terra emersa sul lago d’Orta è unico al mondo, tanto da essere conosciuto anche molto al di fuori dei confini nazionali.
Non è un caso che qui siano stati girati diversi film, tra cui la bellissima pellicola di Tornatore “La Corrispondenza”.
Trattandosi di un’area piuttosto piccola, è auspicabile percorrerla ad anello, anche per il significato che tale anello ha: si chiama infatti “via del silenzio” e induce alla meditazione e al raccoglimento. Durante il percorso, infatti, si incontrano cartelli esplicativi che invitano alla consapevolezza di sé e a una tranquillità che lo scenario naturalistico, già di per sé, induce.
A dominarla è l’abbazia benedettina femminile di clausura Mater Ecclesiae, un tempo castello. Splendida anche la Basilica di San Giulio, di origine medievale.
Per arrivare sull’isola di San Giulio, occorre prendere uno dei tanti battelli in partenza da Orta San Giulio.
Dormire
- Hotel Bocciolo, via Domodossola 26, Orta San Giulio: a 20 minuti dal paese e con vista lago.
Mangiare
- Filo e Fieno, via Olina 42, Orta San Giulio: i piatti che vanno per la maggiore sono il coniglio in porchetta e le tagliatelle fatte in casa.
- La Motta, via Vaire Albertoletti 13, Orta San Giulio: atmosfera retrò e ambiente raffinato. Da provare la pancia di maiale croccante in salsa barbeque.
Isola dei Pescatori
Fa parte delle Isole Borromee ed è l’unica abitata, come lo stesso nome suggerisce.
A spiccare su tutto è la chiesa di San Vittore, ricca di affreschi e opere d’arte. Molto curioso è anche il cimitero, le cui dimensioni si adattano a quelle dell’isola, che conta circa cinquanta teste.
È camminando per i suoi vicoli, tuttavia, che si assorbe il genius loci dell’isola, con il pesce appeso ai balconi delle case e i pescatori che vanno e vengono dal lago.
Il lungolago è a dir poco splendido, soprattutto con le prime luci della sera. Il lago Maggiore, la natura rigogliosa e le montagne in lontananza offrono uno spettacolo curativo per gli occhi e per l’anima.
Per arrivarci, bisogna prendere un battello da Stresa, Verbania, Arona o Baveno.
Dormire
- Maison du Lac, via Sempione Nord 133, Stresa: affacciato sul Lago Maggiore, questo cottage vanta anche un bellissimo giardino.
Mangiare
- Osteria Ara 36, via Ugo Ara, Isola dei Pescatori: ottimi i tagliolini con la bottarga di lago.
- Ristorante Pizzeria La Rondine, via Ugo Ara 46, Isola dei Pescatori: il consiglio è pizza nido di rondine. Ovviamente con vista.
Lombardia

Monte Isola (iStock)
Monte Isola
Siamo sul lago d’Iseo. È dalle sue acque che spunta quest’isola, chiamata così in quanto ha la forma di un monte verdeggiante, che si specchia nel blu insieme alle altre montagne.
Montisola (così viene chiamata) è peraltro uno dei Borghi più Belli d’Italia, divenuto famoso per l’installazione dell’artista Christo, ovvero The Floating Piers, che tanto scalpore provocò all’epoca della sua costruzione e poi dismissione (2016).
Se Monte Isola è uno dei borghi più belli d’Italia, l’isola in sé ne conta ben undici, tra cui Cure, dove sorge il Santuario della Madonna della Ceriola, il punto più panoramico. Si può arrivare a piedi, da Peschiera Maraglio. Si tratta di una passeggiata di circa un’ora, che però richiede scarpe comode, considerato che il percorso è in salita e si inoltra nel bosco. Altrimenti è possibile optare per l’autobus.
Altro notevole punto è la Rocca Oldofredi-Martinengo, che si trova su uno sperone roccioso che domina il bacino lacustre. Il percorso per raggiungere questo bellissimo castello è più semplice: si tratta di fare una passeggiata di quindici minuti a partire dal borgo di Menzino.
Monte Isola è perfetta per fare escursioni, bagni in riva al lago e gite nelle isole vicine.
Dormire
- La Foresta Monteisola, via Peschiera Maraglio 174, Monte Isola: posizione fronte lago e piccolo, splendido giardino.
Mangiare
- Bar “La Spiaggetta”, via Sensole 26, Monte Isola: vista stupenda e cibo di qualità. Da provare l’antipasto di lago e il filetto di salmerino.
- Bar Chiosco Le Ere, via Peschiera Maraglio, Monte Isola: perfetto per un buon aperitivo di fronte al lago.
Isola di Garda
Dal lago d’Iseo al lago più grande d’Italia: l’isola di Garda (o del Garda) si trova tra San Felice del Benaco e il Golfo di Salò.
A partire dall’800 è una residenza privata, appartenente agli eredi del duca Gaetano de Ferrari di Genova. Per questo vi si accede tramite visite guidate, che durano circa due ore.
La famiglia Cavazza mostra ai visitatori il suo splendido palazzo e i giardini che lo circondano, uno all’inglese e uno all’italiana. I mobili d’epoca, i fiori esotici e l’incantevole vista sul lago, oltre alla ricca architettura (in stile neogotico veneziano), non possono lasciare indifferenti. La visita, di solito, si conclude con un aperitivo nella loggia, dove rilassarsi guardando il lago.
Trattandosi di un’isola privata, è raggiungibile con mezzi privati, ossia motoscafi e piccoli battelli che hanno accordi per le visite guidate.
Sul sito dell’Isola del Garda è possibile reperire tutte le informazioni.
Dormire
- Hotel Resort Villa Luisa & Spa, via Palazzo 1, San Felice del Benaco: bellissima struttura dotata di area wellness, piscina e ottimo ristorante.
Mangiare
- Cantina de la Mirleta, via dei Lauri 1, San Felice del Benaco: un luogo romantico e intimo, dove provare il tagliere di affettati di selvaggina.
- Ristorante Al Porticcioli, via Porticcioli 8°, San Felice del Benaco: da provare il crudo di mare e la cacio e pepe al gambero rosso. Con vista sul lago.
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Benché la regione con più isole sia la Sardegna (se ne contano più di 200), il Piemonte e la Lombardia non hanno nulla da invidiarle grazie ai loro laghi. Se in Sardegna, infatti, le isole lacustri sono due, il Piemonte ne conta 9 e la Lombardia ben 11.Quando si pensa alla Lombardia e al Piemonte, tutto può venire in mente, tranne il fatto che entrambe le regioni siano ricche di isole. Il Nord Italia, infatti, sembra essere più facilmente associato a vette innevate e città industriali, mentre la parola isola richiama scenari da sogno fatti di palme e cocktail a bordo spiaggia. Eppure…Benché la regione con più isole sia la Sardegna (se ne contano più di 200), il Piemonte e la Lombardia non hanno nulla da invidiarle grazie ai loro laghi. Se in Sardegna, infatti, le isole lacustri sono due, il Piemonte ne conta 9 e la Lombardia ben 11.Salutiamo dunque la nostra idea di isola e spostiamoci su altri tipi di isola, non per questo meno affascinanti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/isole-autunno-2669632006.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="piemonte" data-post-id="2669632006" data-published-at="1731005153" data-use-pagination="False"> Piemonte Isola di San Giulio (iStock) Isola di San GiulioSe volete innamorarvi, questo è il posto giusto: lo scenario che regala questo lembo di terra emersa sul lago d’Orta è unico al mondo, tanto da essere conosciuto anche molto al di fuori dei confini nazionali.Non è un caso che qui siano stati girati diversi film, tra cui la bellissima pellicola di Tornatore “La Corrispondenza”.Trattandosi di un’area piuttosto piccola, è auspicabile percorrerla ad anello, anche per il significato che tale anello ha: si chiama infatti “via del silenzio” e induce alla meditazione e al raccoglimento. Durante il percorso, infatti, si incontrano cartelli esplicativi che invitano alla consapevolezza di sé e a una tranquillità che lo scenario naturalistico, già di per sé, induce.A dominarla è l’abbazia benedettina femminile di clausura Mater Ecclesiae, un tempo castello. Splendida anche la Basilica di San Giulio, di origine medievale.Per arrivare sull’isola di San Giulio, occorre prendere uno dei tanti battelli in partenza da Orta San Giulio.DormireHotel Bocciolo, via Domodossola 26, Orta San Giulio: a 20 minuti dal paese e con vista lago.MangiareFilo e Fieno, via Olina 42, Orta San Giulio: i piatti che vanno per la maggiore sono il coniglio in porchetta e le tagliatelle fatte in casa.La Motta, via Vaire Albertoletti 13, Orta San Giulio: atmosfera retrò e ambiente raffinato. Da provare la pancia di maiale croccante in salsa barbeque.Isola dei PescatoriFa parte delle Isole Borromee ed è l’unica abitata, come lo stesso nome suggerisce.A spiccare su tutto è la chiesa di San Vittore, ricca di affreschi e opere d’arte. Molto curioso è anche il cimitero, le cui dimensioni si adattano a quelle dell’isola, che conta circa cinquanta teste.È camminando per i suoi vicoli, tuttavia, che si assorbe il genius loci dell’isola, con il pesce appeso ai balconi delle case e i pescatori che vanno e vengono dal lago.Il lungolago è a dir poco splendido, soprattutto con le prime luci della sera. Il lago Maggiore, la natura rigogliosa e le montagne in lontananza offrono uno spettacolo curativo per gli occhi e per l’anima.Per arrivarci, bisogna prendere un battello da Stresa, Verbania, Arona o Baveno.DormireMaison du Lac, via Sempione Nord 133, Stresa: affacciato sul Lago Maggiore, questo cottage vanta anche un bellissimo giardino.MangiareOsteria Ara 36, via Ugo Ara, Isola dei Pescatori: ottimi i tagliolini con la bottarga di lago.Ristorante Pizzeria La Rondine, via Ugo Ara 46, Isola dei Pescatori: il consiglio è pizza nido di rondine. Ovviamente con vista. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/isole-autunno-2669632006.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lombardia" data-post-id="2669632006" data-published-at="1731005153" data-use-pagination="False"> Lombardia Monte Isola (iStock) Monte IsolaSiamo sul lago d’Iseo. È dalle sue acque che spunta quest’isola, chiamata così in quanto ha la forma di un monte verdeggiante, che si specchia nel blu insieme alle altre montagne.Montisola (così viene chiamata) è peraltro uno dei Borghi più Belli d’Italia, divenuto famoso per l’installazione dell’artista Christo, ovvero The Floating Piers, che tanto scalpore provocò all’epoca della sua costruzione e poi dismissione (2016).Se Monte Isola è uno dei borghi più belli d’Italia, l’isola in sé ne conta ben undici, tra cui Cure, dove sorge il Santuario della Madonna della Ceriola, il punto più panoramico. Si può arrivare a piedi, da Peschiera Maraglio. Si tratta di una passeggiata di circa un’ora, che però richiede scarpe comode, considerato che il percorso è in salita e si inoltra nel bosco. Altrimenti è possibile optare per l’autobus.Altro notevole punto è la Rocca Oldofredi-Martinengo, che si trova su uno sperone roccioso che domina il bacino lacustre. Il percorso per raggiungere questo bellissimo castello è più semplice: si tratta di fare una passeggiata di quindici minuti a partire dal borgo di Menzino.Monte Isola è perfetta per fare escursioni, bagni in riva al lago e gite nelle isole vicine.DormireLa Foresta Monteisola, via Peschiera Maraglio 174, Monte Isola: posizione fronte lago e piccolo, splendido giardino.MangiareBar “La Spiaggetta”, via Sensole 26, Monte Isola: vista stupenda e cibo di qualità. Da provare l’antipasto di lago e il filetto di salmerino.Bar Chiosco Le Ere, via Peschiera Maraglio, Monte Isola: perfetto per un buon aperitivo di fronte al lago.Isola di GardaDal lago d’Iseo al lago più grande d’Italia: l’isola di Garda (o del Garda) si trova tra San Felice del Benaco e il Golfo di Salò.A partire dall’800 è una residenza privata, appartenente agli eredi del duca Gaetano de Ferrari di Genova. Per questo vi si accede tramite visite guidate, che durano circa due ore.La famiglia Cavazza mostra ai visitatori il suo splendido palazzo e i giardini che lo circondano, uno all’inglese e uno all’italiana. I mobili d’epoca, i fiori esotici e l’incantevole vista sul lago, oltre alla ricca architettura (in stile neogotico veneziano), non possono lasciare indifferenti. La visita, di solito, si conclude con un aperitivo nella loggia, dove rilassarsi guardando il lago.Trattandosi di un’isola privata, è raggiungibile con mezzi privati, ossia motoscafi e piccoli battelli che hanno accordi per le visite guidate.Sul sito dell’Isola del Garda è possibile reperire tutte le informazioni.DormireHotel Resort Villa Luisa & Spa, via Palazzo 1, San Felice del Benaco: bellissima struttura dotata di area wellness, piscina e ottimo ristorante.MangiareCantina de la Mirleta, via dei Lauri 1, San Felice del Benaco: un luogo romantico e intimo, dove provare il tagliere di affettati di selvaggina.Ristorante Al Porticcioli, via Porticcioli 8°, San Felice del Benaco: da provare il crudo di mare e la cacio e pepe al gambero rosso. Con vista sul lago.
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Ancora una volta la Francia paga la «colpa» dei campioni. Al fischio finale di Psg-Arsenal, con la squadra parigina che ha conquistato la sua seconda e consecutiva Champions, in 15 città si è scatenata la guerriglia urbana. Gli scontri più violenti si sono avuti a Parigi con un bilancio terrificante: un morto e uno in fin di vita, altri 219 feriti di cui almeno 8 gravissimi, secondo il bilancio del ministro dell’Interno Laurent Nuñez, che ha affermato: «Sono stati eseguiti 457 arresti, le persone fermate sono 780. La stragrande maggioranza è uscita di casa per festeggiare e tutto è andato benissimo. Ma qualche individuo, e non si tratta di tifosi del Psg, ma di gente che neppure guarda le partite, è uscito per creare incidenti e disordini. Noi siamo qui per impedirglielo».
Ci sono molti feriti anche tra gli uomini delle Gendarmerie: un bilancio parla di 8, un altro di oltre 200. È la seconda volta che accade. Lo scorso anno, quando il Psg superò l’Inter, ci furono le stesse scene di violenza: oltre 200 feriti e gli arrestati furono poco meno di 500. È evidente che chi vuole scatenare i disordini attende le manifestazioni di massa spontanee come i festeggiamenti dei tifosi per mettere a ferro e fuoco le città. Come è del tutto evidente che a fomentare e a dare braccia a questi disordini sono i «cattivi ragazzi» delle banlieue. La strategia è infiltrarsi nel tifo: i luoghi in cui sono scoppiati i disordini sono il Parco dei Principi, dove migliaia di persone si erano radunate per assistere alla finale del Psg contro i Gunners che si è disputata a Budapest, e gli Champs-Élysées, dove sabato sera si sono date appuntamento per festeggiare non meno di 20.000 persone. S’è detto che il disagio delle banlieue nasce dalla mancata integrazione: una cosa è sicura, questi sono dediti alla disintegrazione. Almeno un centinaio di auto è stato distrutto, negozi assaltati, cassonetti dati alle fiamme. Tutta la cintura parigina è stata interessata dai tafferugli con centinaia di cariche della polizia. Sono state organizzate finte partite di calcio sulla tangenziale Nord di Parigi per bloccare il traffico. Scontri si sono avuti a Barbès, Strasbourg-Saint-Denis e Porte Maillot. Ci sono stati blocchi stradali nei quartieri periferici, sono saltate le corse degli autobus e sono state chiuse alcune stazioni della metropolitana. Solo a metà della notte, tra sabato e domenica, la polizia è riuscita a riprendere il controllo della situazione.
Ma se Parigi è stata l’epicentro di questa guerra delle banlieue contro la Gendarmerie, altri scontri ci sono stati a Rennes, Strasburgo, Grenoble, Clermont-Ferrand, Tolosa, Nancy e Pau. Bordeaux e Montpellier sono state teatro di una vera rivolta urbana dopo che alcuni infiltrati nei cortei dei tifosi hanno incendiato cassonetti e animato una mini «intifada» contro gli agenti. A Tolosa vetrine infrante, cassonetti bruciati, autobus presi di mira, con le forze dell’ordine che hanno dovuto sparare lacrimogeni per fermare i disordini. Che il clima fosse pessimo è confermato dal fatto che erano stati preventivamente reclutati 22.000 agenti, solo a Parigi erano 8.000. E si è stati col fiato sospeso per tutta la giornata di ieri quando il pullman scoperto con a bordo la squadra del Psg ha percorso le strade della capitale che era blindatissima prima di incontrare il presidente Emmanuel Macron all’Eliseo e poi recarsi al Parco dei Principi in una cornice di almeno 100.000 supporter.
«Stavolta», ha detto il ministro dell’Interno Nuñez, «non tollereremo alcun eccesso, niente disordini. Continueremo ad esercitare la massima fermezza». E, almeno fino al momento in cui scriviamo, pare avere funzionato. Anche in Francia la notte è lunga.
Il vicepremier Matteo Salvini, che già un anno fa era stato molto critico sugli scontri, ha affidato a X un suo commento: «Parigi dopo la vittoria del Psg in Champions. Guerriglia urbana, molti fermati ovviamente sono di quelle “seconde generazioni” ben integrate e che ci pagheranno le pensioni… Bardella e Le Pen, l’anno prossimo tocca a voi provare a rimediare ai disastri di Macron e dei socialisti». Marine Le Pen ha subito raccolto l’invito e anche lei su X commenta: «Solo in Francia la vittoria di un club di calcio scatena rivolte. Solo in Francia tutti si sentono costretti a chiudersi in casa la sera di una vittoria per evitare di trovarsi di fronte alla violenza». Durissimo Jordan Bardella, che ha parlato «di un’atmosfera di violenza insopportabile in Francia, ci sono delle bande che mettono nel mirino i beni pubblici, i commerci, le forze dell’ordine sempre con lo stesso modo di operare; distruggere, provocare violenza. Ma non si può tacere che di fronte a queste violenze ci sono due tipi di uomini politici: coloro che si preoccupano per ciò che sta diventando la Francia, e quelli che stanno nella bambagia del potere e considerano che tutto va bene». Il riferimento più che esplicito è a tutto lo schieramento non di destra rimasto muto di fronte al sabato di guerriglia. Solo Macron, come riferisce Le Figaro , ricevendo la squadra del Psg ha commentato: «Abbiamo visto delle scene inaccettabili, non voglio che ci abituiamo a Parigi e nelle altre città a questo clima e voglio ringraziare il ministro dell’Interno per l’azione di contrasto». Ma i francesi tra un anno votano e si ricorderanno di quel che è accaduto.
L’ascia dei magrebini ferisce Trento
Quella di sabato doveva essere una bella serata nel centro di Pergine Valsugana, città di 21.000 abitanti in provincia di Trento. Era stato organizzato tutto nel dettaglio: concerti in piazza, street food e tanti giovani impegnati nel «boulder», l’arrampicata verticale, sui muri dei palazzi storici.
Poi, all’improvviso, il caos in piazza Garibaldi, dove un gruppo di giovani magrebini non ha voluto più saperne dell’atmosfera festaiola. Iniziano a girare per il centro, infastidendo chiunque capiti loro a tiro. Vanno da un kebabbaro e gli mostrano un’ascia, che poi ripongono. Si spostano. Infastidiscono. Sono un branco. Forse sono anche un po’ invidiosi di quella bella festa, che gli altri si stanno godendo mentre loro sono incapaci di farlo. A un certo punto, incontrano dei biker. Scoppia un diverbio. I magrebini estraggono una bottiglia di vetro da un cestino e la mostrano, come a dire: questa ve la possiamo spaccare sulla testa. Non succede nulla, però, almeno per il momento. Il gruppo si allontana, urlando improperi incomprensibili ai più. Poco dopo, però, ritorna. Uno tiene in mano un’ascia. Un altro, invece, una chiave a croce (quella, per capirci, per cambiare le gomme delle auto). Il diverbio tra i magrebini e i biker si riaccende. La lama, fortunatamente non troppo affilata, comincia a girare nell’aria. Un uomo, preoccupato per le proprie figlie, cerca di fare da scudo e viene colpito alla schiena. «C’era parecchio sangue», racconta Daniele Lazzeri, presidente della fondazione Nodo di Gordio che in quel momento si trovava alla festa. «Le forze dell’ordine sono intervenute subito», prosegue Lazzeri, «dicevano all’aggressore di stare fermo e lo hanno tenuto lì per più di un’ora, che lui ha utilizzato per fare un comizio, dicendo “trentini di merda, dovete morire tutti”. La gente, a un certo punto, ha cominciato ad avvicinarsi molto all’aggressore perché non ce la faceva più».
Ciò che colpisce, in questa vicenda, è pure l’arrivo a tutta velocità di una macchina, chiamata da uno dei magrebini, poco dopo il primo diverbio. Il mezzo è arrivato contromano, forse con l’obiettivo di colpire, senza riuscirci, le moto dei biker. E andando vicino, troppo vicino, a un gruppo di bambini che giocava lì vicino.
Per Francesca Gerosa, presidente di Fratelli d’Italia in Trentino, «poteva essere una strage in una serata affollata. Auspico che si faccia presto chiarezza su quanto accaduto e che per i colpevoli siano riservate pene esemplari, senza attenuanti di alcun tipo. Nessuna giustificazione, nessuna pietà, nessuna tolleranza. Questa è casa nostra, e ci dobbiamo poter vivere serenamente».
Kevin Toller, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Pergine Valsugana, racconta alla Verità: «Una bellissima festa in paese rovinata da un gruppo di nordafricani che prima prende ad accettate un ragazzo, si schianta con la macchina ad altissima velocità entrando in contromano con il rischio di investire i bambini che stavano giocando per poi scagliarsi contro i “trentini di merda”. È un fatto gravissimo che conferma la necessità di una stretta sempre maggiore contro l’immigrazione. Abbiamo rischiato un secondo attentato come a Modena, potremmo contare i morti in questo momento».
Già, perché per alcuni istanti i più hanno temuto il peggio. Vedendo quella macchina sfrecciare contromano e le lame che tagliavano la notte hanno pensato a un attentato. Questa volta non è andata così, grazie a Dio. Ma è comunque un sintomo. Molti terroristi prima di fare il «grande passo» e abbracciare la jihad erano semplici casseurs, teppistelli di periferia. Vuoti, in una società che, secondo loro, non li accettava. E così hanno trovato rifugio nella guerra santa, in un ideale di morte in grado di dare un senso alla loro vita. Piccoli segni che qualcosa nel sistema dell’integrazione non sta funzionando. E di cui sarebbe bene prenderne atto e agire di conseguenza. Prima che sia troppo tardi. Ammesso che non lo sia già.
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