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2024-11-08
Isole d'autunno, dalla Lombardia al Piemonte ecco quali visitare in questa stagione
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Isola dei Pescatori (iStock)
Quando si pensa alla Lombardia e al Piemonte, tutto può venire in mente, tranne il fatto che entrambe le regioni siano ricche di isole. Il Nord Italia, infatti, sembra essere più facilmente associato a vette innevate e città industriali, mentre la parola isola richiama scenari da sogno fatti di palme e cocktail a bordo spiaggia. Eppure…
Benché la regione con più isole sia la Sardegna (se ne contano più di 200), il Piemonte e la Lombardia non hanno nulla da invidiarle grazie ai loro laghi. Se in Sardegna, infatti, le isole lacustri sono due, il Piemonte ne conta 9 e la Lombardia ben 11.
Salutiamo dunque la nostra idea di isola e spostiamoci su altri tipi di isola, non per questo meno affascinanti.
Piemonte

Isola di San Giulio (iStock)
Isola di San Giulio
Se volete innamorarvi, questo è il posto giusto: lo scenario che regala questo lembo di terra emersa sul lago d’Orta è unico al mondo, tanto da essere conosciuto anche molto al di fuori dei confini nazionali.
Non è un caso che qui siano stati girati diversi film, tra cui la bellissima pellicola di Tornatore “La Corrispondenza”.
Trattandosi di un’area piuttosto piccola, è auspicabile percorrerla ad anello, anche per il significato che tale anello ha: si chiama infatti “via del silenzio” e induce alla meditazione e al raccoglimento. Durante il percorso, infatti, si incontrano cartelli esplicativi che invitano alla consapevolezza di sé e a una tranquillità che lo scenario naturalistico, già di per sé, induce.
A dominarla è l’abbazia benedettina femminile di clausura Mater Ecclesiae, un tempo castello. Splendida anche la Basilica di San Giulio, di origine medievale.
Per arrivare sull’isola di San Giulio, occorre prendere uno dei tanti battelli in partenza da Orta San Giulio.
Dormire
- Hotel Bocciolo, via Domodossola 26, Orta San Giulio: a 20 minuti dal paese e con vista lago.
Mangiare
- Filo e Fieno, via Olina 42, Orta San Giulio: i piatti che vanno per la maggiore sono il coniglio in porchetta e le tagliatelle fatte in casa.
- La Motta, via Vaire Albertoletti 13, Orta San Giulio: atmosfera retrò e ambiente raffinato. Da provare la pancia di maiale croccante in salsa barbeque.
Isola dei Pescatori
Fa parte delle Isole Borromee ed è l’unica abitata, come lo stesso nome suggerisce.
A spiccare su tutto è la chiesa di San Vittore, ricca di affreschi e opere d’arte. Molto curioso è anche il cimitero, le cui dimensioni si adattano a quelle dell’isola, che conta circa cinquanta teste.
È camminando per i suoi vicoli, tuttavia, che si assorbe il genius loci dell’isola, con il pesce appeso ai balconi delle case e i pescatori che vanno e vengono dal lago.
Il lungolago è a dir poco splendido, soprattutto con le prime luci della sera. Il lago Maggiore, la natura rigogliosa e le montagne in lontananza offrono uno spettacolo curativo per gli occhi e per l’anima.
Per arrivarci, bisogna prendere un battello da Stresa, Verbania, Arona o Baveno.
Dormire
- Maison du Lac, via Sempione Nord 133, Stresa: affacciato sul Lago Maggiore, questo cottage vanta anche un bellissimo giardino.
Mangiare
- Osteria Ara 36, via Ugo Ara, Isola dei Pescatori: ottimi i tagliolini con la bottarga di lago.
- Ristorante Pizzeria La Rondine, via Ugo Ara 46, Isola dei Pescatori: il consiglio è pizza nido di rondine. Ovviamente con vista.
Lombardia

Monte Isola (iStock)
Monte Isola
Siamo sul lago d’Iseo. È dalle sue acque che spunta quest’isola, chiamata così in quanto ha la forma di un monte verdeggiante, che si specchia nel blu insieme alle altre montagne.
Montisola (così viene chiamata) è peraltro uno dei Borghi più Belli d’Italia, divenuto famoso per l’installazione dell’artista Christo, ovvero The Floating Piers, che tanto scalpore provocò all’epoca della sua costruzione e poi dismissione (2016).
Se Monte Isola è uno dei borghi più belli d’Italia, l’isola in sé ne conta ben undici, tra cui Cure, dove sorge il Santuario della Madonna della Ceriola, il punto più panoramico. Si può arrivare a piedi, da Peschiera Maraglio. Si tratta di una passeggiata di circa un’ora, che però richiede scarpe comode, considerato che il percorso è in salita e si inoltra nel bosco. Altrimenti è possibile optare per l’autobus.
Altro notevole punto è la Rocca Oldofredi-Martinengo, che si trova su uno sperone roccioso che domina il bacino lacustre. Il percorso per raggiungere questo bellissimo castello è più semplice: si tratta di fare una passeggiata di quindici minuti a partire dal borgo di Menzino.
Monte Isola è perfetta per fare escursioni, bagni in riva al lago e gite nelle isole vicine.
Dormire
- La Foresta Monteisola, via Peschiera Maraglio 174, Monte Isola: posizione fronte lago e piccolo, splendido giardino.
Mangiare
- Bar “La Spiaggetta”, via Sensole 26, Monte Isola: vista stupenda e cibo di qualità. Da provare l’antipasto di lago e il filetto di salmerino.
- Bar Chiosco Le Ere, via Peschiera Maraglio, Monte Isola: perfetto per un buon aperitivo di fronte al lago.
Isola di Garda
Dal lago d’Iseo al lago più grande d’Italia: l’isola di Garda (o del Garda) si trova tra San Felice del Benaco e il Golfo di Salò.
A partire dall’800 è una residenza privata, appartenente agli eredi del duca Gaetano de Ferrari di Genova. Per questo vi si accede tramite visite guidate, che durano circa due ore.
La famiglia Cavazza mostra ai visitatori il suo splendido palazzo e i giardini che lo circondano, uno all’inglese e uno all’italiana. I mobili d’epoca, i fiori esotici e l’incantevole vista sul lago, oltre alla ricca architettura (in stile neogotico veneziano), non possono lasciare indifferenti. La visita, di solito, si conclude con un aperitivo nella loggia, dove rilassarsi guardando il lago.
Trattandosi di un’isola privata, è raggiungibile con mezzi privati, ossia motoscafi e piccoli battelli che hanno accordi per le visite guidate.
Sul sito dell’Isola del Garda è possibile reperire tutte le informazioni.
Dormire
- Hotel Resort Villa Luisa & Spa, via Palazzo 1, San Felice del Benaco: bellissima struttura dotata di area wellness, piscina e ottimo ristorante.
Mangiare
- Cantina de la Mirleta, via dei Lauri 1, San Felice del Benaco: un luogo romantico e intimo, dove provare il tagliere di affettati di selvaggina.
- Ristorante Al Porticcioli, via Porticcioli 8°, San Felice del Benaco: da provare il crudo di mare e la cacio e pepe al gambero rosso. Con vista sul lago.
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Benché la regione con più isole sia la Sardegna (se ne contano più di 200), il Piemonte e la Lombardia non hanno nulla da invidiarle grazie ai loro laghi. Se in Sardegna, infatti, le isole lacustri sono due, il Piemonte ne conta 9 e la Lombardia ben 11.Quando si pensa alla Lombardia e al Piemonte, tutto può venire in mente, tranne il fatto che entrambe le regioni siano ricche di isole. Il Nord Italia, infatti, sembra essere più facilmente associato a vette innevate e città industriali, mentre la parola isola richiama scenari da sogno fatti di palme e cocktail a bordo spiaggia. Eppure…Benché la regione con più isole sia la Sardegna (se ne contano più di 200), il Piemonte e la Lombardia non hanno nulla da invidiarle grazie ai loro laghi. Se in Sardegna, infatti, le isole lacustri sono due, il Piemonte ne conta 9 e la Lombardia ben 11.Salutiamo dunque la nostra idea di isola e spostiamoci su altri tipi di isola, non per questo meno affascinanti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/isole-autunno-2669632006.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="piemonte" data-post-id="2669632006" data-published-at="1731005153" data-use-pagination="False"> Piemonte Isola di San Giulio (iStock) Isola di San GiulioSe volete innamorarvi, questo è il posto giusto: lo scenario che regala questo lembo di terra emersa sul lago d’Orta è unico al mondo, tanto da essere conosciuto anche molto al di fuori dei confini nazionali.Non è un caso che qui siano stati girati diversi film, tra cui la bellissima pellicola di Tornatore “La Corrispondenza”.Trattandosi di un’area piuttosto piccola, è auspicabile percorrerla ad anello, anche per il significato che tale anello ha: si chiama infatti “via del silenzio” e induce alla meditazione e al raccoglimento. Durante il percorso, infatti, si incontrano cartelli esplicativi che invitano alla consapevolezza di sé e a una tranquillità che lo scenario naturalistico, già di per sé, induce.A dominarla è l’abbazia benedettina femminile di clausura Mater Ecclesiae, un tempo castello. Splendida anche la Basilica di San Giulio, di origine medievale.Per arrivare sull’isola di San Giulio, occorre prendere uno dei tanti battelli in partenza da Orta San Giulio.DormireHotel Bocciolo, via Domodossola 26, Orta San Giulio: a 20 minuti dal paese e con vista lago.MangiareFilo e Fieno, via Olina 42, Orta San Giulio: i piatti che vanno per la maggiore sono il coniglio in porchetta e le tagliatelle fatte in casa.La Motta, via Vaire Albertoletti 13, Orta San Giulio: atmosfera retrò e ambiente raffinato. Da provare la pancia di maiale croccante in salsa barbeque.Isola dei PescatoriFa parte delle Isole Borromee ed è l’unica abitata, come lo stesso nome suggerisce.A spiccare su tutto è la chiesa di San Vittore, ricca di affreschi e opere d’arte. Molto curioso è anche il cimitero, le cui dimensioni si adattano a quelle dell’isola, che conta circa cinquanta teste.È camminando per i suoi vicoli, tuttavia, che si assorbe il genius loci dell’isola, con il pesce appeso ai balconi delle case e i pescatori che vanno e vengono dal lago.Il lungolago è a dir poco splendido, soprattutto con le prime luci della sera. Il lago Maggiore, la natura rigogliosa e le montagne in lontananza offrono uno spettacolo curativo per gli occhi e per l’anima.Per arrivarci, bisogna prendere un battello da Stresa, Verbania, Arona o Baveno.DormireMaison du Lac, via Sempione Nord 133, Stresa: affacciato sul Lago Maggiore, questo cottage vanta anche un bellissimo giardino.MangiareOsteria Ara 36, via Ugo Ara, Isola dei Pescatori: ottimi i tagliolini con la bottarga di lago.Ristorante Pizzeria La Rondine, via Ugo Ara 46, Isola dei Pescatori: il consiglio è pizza nido di rondine. Ovviamente con vista. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/isole-autunno-2669632006.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lombardia" data-post-id="2669632006" data-published-at="1731005153" data-use-pagination="False"> Lombardia Monte Isola (iStock) Monte IsolaSiamo sul lago d’Iseo. È dalle sue acque che spunta quest’isola, chiamata così in quanto ha la forma di un monte verdeggiante, che si specchia nel blu insieme alle altre montagne.Montisola (così viene chiamata) è peraltro uno dei Borghi più Belli d’Italia, divenuto famoso per l’installazione dell’artista Christo, ovvero The Floating Piers, che tanto scalpore provocò all’epoca della sua costruzione e poi dismissione (2016).Se Monte Isola è uno dei borghi più belli d’Italia, l’isola in sé ne conta ben undici, tra cui Cure, dove sorge il Santuario della Madonna della Ceriola, il punto più panoramico. Si può arrivare a piedi, da Peschiera Maraglio. Si tratta di una passeggiata di circa un’ora, che però richiede scarpe comode, considerato che il percorso è in salita e si inoltra nel bosco. Altrimenti è possibile optare per l’autobus.Altro notevole punto è la Rocca Oldofredi-Martinengo, che si trova su uno sperone roccioso che domina il bacino lacustre. Il percorso per raggiungere questo bellissimo castello è più semplice: si tratta di fare una passeggiata di quindici minuti a partire dal borgo di Menzino.Monte Isola è perfetta per fare escursioni, bagni in riva al lago e gite nelle isole vicine.DormireLa Foresta Monteisola, via Peschiera Maraglio 174, Monte Isola: posizione fronte lago e piccolo, splendido giardino.MangiareBar “La Spiaggetta”, via Sensole 26, Monte Isola: vista stupenda e cibo di qualità. Da provare l’antipasto di lago e il filetto di salmerino.Bar Chiosco Le Ere, via Peschiera Maraglio, Monte Isola: perfetto per un buon aperitivo di fronte al lago.Isola di GardaDal lago d’Iseo al lago più grande d’Italia: l’isola di Garda (o del Garda) si trova tra San Felice del Benaco e il Golfo di Salò.A partire dall’800 è una residenza privata, appartenente agli eredi del duca Gaetano de Ferrari di Genova. Per questo vi si accede tramite visite guidate, che durano circa due ore.La famiglia Cavazza mostra ai visitatori il suo splendido palazzo e i giardini che lo circondano, uno all’inglese e uno all’italiana. I mobili d’epoca, i fiori esotici e l’incantevole vista sul lago, oltre alla ricca architettura (in stile neogotico veneziano), non possono lasciare indifferenti. La visita, di solito, si conclude con un aperitivo nella loggia, dove rilassarsi guardando il lago.Trattandosi di un’isola privata, è raggiungibile con mezzi privati, ossia motoscafi e piccoli battelli che hanno accordi per le visite guidate.Sul sito dell’Isola del Garda è possibile reperire tutte le informazioni.DormireHotel Resort Villa Luisa & Spa, via Palazzo 1, San Felice del Benaco: bellissima struttura dotata di area wellness, piscina e ottimo ristorante.MangiareCantina de la Mirleta, via dei Lauri 1, San Felice del Benaco: un luogo romantico e intimo, dove provare il tagliere di affettati di selvaggina.Ristorante Al Porticcioli, via Porticcioli 8°, San Felice del Benaco: da provare il crudo di mare e la cacio e pepe al gambero rosso. Con vista sul lago.
Antonio Decaro (Imagoeconomica)
La richiesta si basa, in gran parte, su una sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna, a cui la Regione fortino del Pd - che con Michele De Pascale punta ad ergersi capofila nazionale delle politiche sanitarie autonome regionali - si è appellata per evitare di erogare, retroattivamente, gli stessi emolumenti, mai corrisposti, ai propri camici bianchi. La pretesa restituzione dei compensi, che per ogni singolo medico ammonterebbe a circa 70.000 euro, è arrivata la sera di Capodanno, lanciata via Pec alle 20.48 da qualche dirigente bontempone, ma ora rischia di trasformarsi in una valanga. I medici di base, infatti, non hanno preso bene l’idea di dover restituire decine di migliaia di euro a testa all’ente che per anni li ha erogati senza battere ciglio e, oltre ad aver dato mandato ai legali di resistere in giudizio a quello che definiscono «un vero furto», minacciano di fare «non uno, ma quattro passi indietro» nei confronti degli impegni assunti con Regione in relazione alle Case di Comunità, finanziate con 350 milioni di euro di fondi Pnrr, tra i fiori all’occhiello della campagna elettorale di Decaro. «Stiamo reagendo dal punto di vista legale sia a livello regionale che di singole Asl e abbiamo già dato mandato ai legali per impugnare la circolare e ottenerne la sospensiva immediata della direttiva regionale», spiega Antonio De Maria, segretario regionale del sindacato dei medici Fimmg. «La situazione del sistema sanitario della Puglia è già al collasso e in questo momento ci vuole coesione e grande collaborazione tra le parti. Innescare adesso un meccanismo del genere è pericolosissimo e ci auguriamo che questa richiesta, arrivata con modalità offensive dal dipartimento regionale della Sanità, non abbia l’avvallo politico. Avvisiamo già che non ci fermeremo e che a fronte di questo atto siamo pronti a rimettere completamente in discussione la nostra presenza e collaborazione al progetto delle Case di Comunità dell’intero territorio regionale». I sindacati dei medici sono uniti in questa battaglia: «Quanto avvenuto è sconcertante e si tratta di un attacco inopportuno e, a nostro parere, totalmente illegittimo. Appariamo come professionisti che hanno percepito dei soldi che non gli spettavano: è assolutamente falso. Quest’azione rappresenta l’espressione della situazione caotica che ormai da un anno viviamo nell’organizzazione della medicina territoriale a livello pugliese. Se qualcuno pensa di risanare in questo modo le finanze regionali, tagli dove si spreca», ha aggiunto Luigi Nigri, segretario regionale Puglia e vicepresidente nazionale Finp. Eppure, nonostante la posta in gioco, non sarà semplice per Decaro fare un passo indietro sulla questione. Rinunciare al prelievo dalle tasche dei dottori significherebbe, infatti, sconfessare la linea dell’Emilia-Romagna, che quegli stessi assegni, negli ultimi dieci anni, ai suoi medici non li ha mai versati e che ora rischia - a causa di un’azione legale partita da Rimini - di dover sborsare oltre 100 milioni di euro in un colpo solo. La Regione rossa, infatti, è in attesa del pronunciamento della Cassazione e, negli ambienti, si racconta che qualche settimana fa, presso la sede romana della Sisac - Struttura interregionale sanitari convenzionati, ossia il luogo in cui si costruiscono gli Accordi nazionali collettivi che stabiliscono gli emolumenti per i sanitari - si è tenuta una plenaria durante la quale, sul tema dei compensi ai medici, è stata dettata e condivisa una linea comune. Il mandato più o meno esplicito sarebbe stato quello di «evitare di pagare per non far finire nei guai chi non ha nulla in cassa». In sostanza, marciare uniti a scapito dei camici bianchi. E a quanto pare, la Puglia ha preso l’indicazione come un ordine. «Mi pare sia evidente che la sinistra in Italia abbia perso qualsiasi titolo per parlare di sanità: chiedono di aumentare le risorse che hanno tagliato durante i loro governi e stanno dimostrando di non saper neppure gestire quelle che hanno nelle Regioni che governano. La situazione che si è venuta a creare in Puglia credo sia abbastanza emblematica; tra l’altro la Puglia ha erogato questi integrativi, così Decaro si è fatto bello per le elezioni regionali ed oggi, dopo la vittoria, gli chiede indietro ai medici di base a cui magari pochi mesi fa chiedeva il voto», commenta il senatore Fdi Marco Lisei. «Un comportamento immorale, che però non lascia immune da critiche neppure la Regione Emilia-Romagna, che quegli integrativi avrebbe dovuto coprirli. Ora serve chiarezza, ma soprattutto servono tutele per i professionisti sanitari. Per questo come governo abbiamo destinato risorse dedicate per aumentare gli stipendi e tutelare chi nel corso degli anni ha tenuto in piedi il sistema sanitario mentre la sinistra lo sfasciava». Il prossimo 12 gennaio, per Decaro, sarà una data importante: il report sulla realizzazione delle Case di Comunità verrà trasmesso all’Autorità di missione Pnrr, presso il ministero della Salute, per una valutazione sullo stato di avanzamento del progetto. La promessa - nonché condizione necessaria per il raggiungimento del target e dunque per l’ottenimento dei fondi Pnrr - è che al 30 giugno 2026 la Puglia avrà 123 Case di comunità, ma la Corte dei Conti, che ha già un fascicolo aperto sui ritardi nella realizzazione delle opere, ha ricordato esplicitamente che per essere soddisfatto pienamente il target di giugno «non implica solo la realizzazione, ma la completa messa a disposizione delle strutture dotate di tutte le attrezzature necessarie al funzionamento». Medici compresi.
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La riaffermazione di tale principio si accompagna, tuttavia, nella stessa sentenza n. 204/2025, alla declaratoria di illegittimità costituzionale dell’articolo 7 della legge regionale oggetto di ricorso, che, apparentemente in linea con il suddetto principio, impegnava le aziende sanitarie locali a fornire all’aspirante suicida «il supporto tecnico e farmacologico nonché l’assistenza sanitaria per la preparazione all’autosomministrazione del farmaco autorizzato».
L’incostituzionalità di tale disposizione - afferma la Corte - è dovuta al fatto che essa «invade la riserva allo Stato della fissazione dei principi fondamentali in materia di tutela della salute», dal momento che non si limita a semplici «norme di dettaglio» attuative dei suddetti principi, ma avrebbe dato luogo a «una illegittima determinazione degli stessi da parte della legislazione regionale». Giova, in proposito, ricordare che la tutela della salute è, appunto, una delle materie in cui, ai sensi dell’articolo 117, comma III, della Costituzione, la potestà legislativa spetta alle Regioni, «salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservati alla legislazione dello Stato».
Il ragionamento della Corte non farebbe una grinza se non fosse per il fatto che, nella sentenza n. 204/2025, la stessa Corte ha cura di precisare che la ritenuta incostituzionalità dell’articolo 7 della legge regionale toscana «lascia intatto il diritto», riconosciuto all’aspirante suicida dalla sentenza n. 132/ 2025, «di ottenere dalle aziende del Servizio sanitario regionale il farmaco, i dispositivi eventualmente occorrenti all’autosomministrazione, nonché l’assistenza sanitaria anche durante l’esecuzione di questa procedura». Ciò in forza della «portata autoapplicativa» da riconoscersi - afferma sempre la Corte - alla suddetta sentenza. Ma una sentenza della Corte Costituzionale che abbia «portata autoapplicativa» e nella quale vengano - come nel caso di specie - dettati principi del tutto analoghi a quelli che potrebbero essere stabiliti con legge dello Stato, dovrebbe, con ogni evidenza, essere considerata idonea ad assolvere alla stessa funzione che l’articolo 117, comma III, della Costituzione assegna alla legge statale per la determinazione dei principi fondamentali ai quali dovrebbe poi attenersi la legislazione regionale. L’articolo 7 della legge regionale toscana, quindi, siccome del tutto aderente a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza in questione, non sarebbe stato da dichiarare incostituzionale.
La declaratoria di incostituzionalità si rivela, però, paradossalmente, corretta proprio considerando che, in realtà, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte, al principio affermato nella sentenza n. 132/2025 e confermato in quella n. 204/2025 non sembra affatto che possa attribuirsi carattere vincolante e meno che mai, quindi, «portata autoapplicativa». Si tratta, infatti, di un principio che non è in alcun modo conseguenziale alla già ricordata sentenza della stessa Corte n. 242/2019, essendosi questa limitata a rendere non punibile, a determinate condizioni, mediante declaratoria di parziale incostituzionalità dell’articolo 580 del codice penale, la condotta di chi presti aiuto al suicidio, senza con ciò attribuire all’aspirante suicida alcun diritto a ottenere quell’aiuto da parte di chicchessia, ivi compreso il Servizio sanitario nazionale. A quest’ultimo, infatti, la Corte affida il solo compito di accertare che le suddette condizioni siano effettivamente sussistenti e che le modalità stabilite dall’interessato e dal medico di sua fiducia per l’esecuzione del suicidio non siano tali da offendere la dignità della persona e cagionarle sofferenze.
Lo stesso principio, inoltre, non può neppure dirsi funzionale alla decisione a suo tempo assunta con la sentenza n. 132/2025, in cui esso è enunciato, dal momento che tale sentenza, a sostegno della ritenuta inammissibilità della questione di legittimità costituzionale dell’articolo 579 del codice penale, che punisce l’omicidio del consenziente, fece essenzialmente leva sul fatto che, contrariamente a quanto affermato dai ricorrenti, non poteva dirsi accertata, in linea di fatto, l’assoluta irreperibilità, sul mercato, di strumenti che consentissero all’aspirante suicida, nonostante la sua condizione di paraplegico, l’autonoma assunzione del farmaco mortale. L’affermazione che del reperimento di quegli strumenti dovesse farsi carico, se necessario, il Servizio sanitario nazionale, rispondendo ciò a un diritto dell’interessato, aveva carattere meramente incidentale (c.d. «obiter dictum»); il che, secondo quanto pacificamente ritenuto dalla dottrina giuridica, esclude in radice che ad essa possa attribuirsi carattere vincolante tanto nei confronti del Servizio sanitario nazionale quanto in quelli del legislatore ordinario.
Non può in alcun modo condividersi, quindi, l’opinione di chi - come il senatore del Pd Alfredo Bazoli, secondo quanto riferito sulla Verità del 31 dicembre scorso nell’articolo a firma di Carlo Tarallo - sostiene che il legislatore ordinario, nel dettare la disciplina generale in materia di fine vita, non potrebbe «in alcun modo derogare» al principio in questione giacché quello in esso affermato sarebbe «un diritto pienamente riconosciuto e dunque pienamente eseguibile». Deve invece ritenersi, al contrario, che il legislatore ordinario sia perfettamente libero di seguire o non seguire l’indicazione della Corte Costituzionale circa il ruolo da attribuirsi al Servizio sanitario nazionale, senza che, nella seconda di tali ipotesi, la sua scelta possa cadere, alla prima occasione, sotto la mannaia della stessa Corte; ciò sempre che, naturalmente, quest’ultima resista alla ricorrente tentazione di esorbitare dai limiti delle proprie funzioni; sul che, ovviamente, dati i numerosi precedenti, nessuno può azzardarsi a mettere la mano sul fuoco.
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«Io sono notizia» (Netflix)
Non una biografia, ma un modo, più accattivante del solo accademico, di ripercorrere la storia dell'Italia: gli anni Novanta e il momento, senza data precisa, in cui il confine tra vita privata e pubblica apparenza, tra famiglia e spettacolo, si è fatto labile.
Fabrizio Corona - Io sono notizia, docuserie in cinque episodi disponibile su Netflix a partire da venerdì 9 gennaio, promette di sfruttare la parabola di un singolo individuo (opportunamente discusso e divisivo) per trovare, poi, gli stilemi di un racconto universale. Non è Corona, dunque, re dei paparazzi, ma il sistema moderno, declinato nel nostro Paese sul berlusconismo, sulla faziosità, vera o presunta, dei media, sul modo in cui il giornalismo si è progressivamente piegato al gossip e alla ricerca della notorietà, dimenticando ogni deontologia professionale.
Io sono notizia, il cui avvento Fabrizio Corona ha annunciato sui propri social network in pompa magna, con l'orgoglio di chi non ha paura di veder riproposta la propria crescita umana, prende il via da lontano. Fabrizio è giovane, figlio di un padre - Vittorio Corona - tanto visionario e talentuoso quanto ingombrante. Corona, padre, avrebbe cambiato il volto dell'editoria, salvo poi essere fatto fuori da quella stessa gente che diceva apprezzarlo. Fabrizio, ragazzo, è cresciuto così, con il complesso, forse inconscio, di dover tenere il passo del genitore, esserne all'altezza. L'ambiente del padre, dunque, è stato l'obiettivo del figlio. Che, diversamente, però, ha deciso di sfruttarlo in altro modo. Fabrizio Corona avrebbe messo in ginocchio i salotti bene, e il gossip sarebbe stato merce di scambio. Lo strappo, che la docuserie ricostruisce, sarebbe arrivato con Vallettopoli e le accuse di estorsione.
Allora, il re dei paparazzi avrebbe perso parte del proprio appeal, trasformandosi nel bersaglio di una giustizia che, per alcuni, ne avrebbe fatto un capro espiatorio. Quel che segue sono processi, dibattiti, prime pagine e opinioni, è lo scontro fra chi considera Corona un demone e chi, invece, lo vorrebbe assolto.
Quel che segue è la rapida ascesa dei social network, di cui il re Mida del gossip ha saputo intuire il potenziale e le criticità, sfruttandoli, come nessun altro, per tessere la propria tela. Ed è qui, tra le pieghe di questa metamorfosi, da ragazzo d'oro a figura confusa, che Netflix racconta essere nato il Fabrizio di oggi, l'essere capace di fare della propria vita un'opera, d'arte o meno sia dibattuto in altra sede.
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