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2024-11-08
Isole d'autunno, dalla Lombardia al Piemonte ecco quali visitare in questa stagione
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Isola dei Pescatori (iStock)
Quando si pensa alla Lombardia e al Piemonte, tutto può venire in mente, tranne il fatto che entrambe le regioni siano ricche di isole. Il Nord Italia, infatti, sembra essere più facilmente associato a vette innevate e città industriali, mentre la parola isola richiama scenari da sogno fatti di palme e cocktail a bordo spiaggia. Eppure…
Benché la regione con più isole sia la Sardegna (se ne contano più di 200), il Piemonte e la Lombardia non hanno nulla da invidiarle grazie ai loro laghi. Se in Sardegna, infatti, le isole lacustri sono due, il Piemonte ne conta 9 e la Lombardia ben 11.
Salutiamo dunque la nostra idea di isola e spostiamoci su altri tipi di isola, non per questo meno affascinanti.
Piemonte

Isola di San Giulio (iStock)
Isola di San Giulio
Se volete innamorarvi, questo è il posto giusto: lo scenario che regala questo lembo di terra emersa sul lago d’Orta è unico al mondo, tanto da essere conosciuto anche molto al di fuori dei confini nazionali.
Non è un caso che qui siano stati girati diversi film, tra cui la bellissima pellicola di Tornatore “La Corrispondenza”.
Trattandosi di un’area piuttosto piccola, è auspicabile percorrerla ad anello, anche per il significato che tale anello ha: si chiama infatti “via del silenzio” e induce alla meditazione e al raccoglimento. Durante il percorso, infatti, si incontrano cartelli esplicativi che invitano alla consapevolezza di sé e a una tranquillità che lo scenario naturalistico, già di per sé, induce.
A dominarla è l’abbazia benedettina femminile di clausura Mater Ecclesiae, un tempo castello. Splendida anche la Basilica di San Giulio, di origine medievale.
Per arrivare sull’isola di San Giulio, occorre prendere uno dei tanti battelli in partenza da Orta San Giulio.
Dormire
- Hotel Bocciolo, via Domodossola 26, Orta San Giulio: a 20 minuti dal paese e con vista lago.
Mangiare
- Filo e Fieno, via Olina 42, Orta San Giulio: i piatti che vanno per la maggiore sono il coniglio in porchetta e le tagliatelle fatte in casa.
- La Motta, via Vaire Albertoletti 13, Orta San Giulio: atmosfera retrò e ambiente raffinato. Da provare la pancia di maiale croccante in salsa barbeque.
Isola dei Pescatori
Fa parte delle Isole Borromee ed è l’unica abitata, come lo stesso nome suggerisce.
A spiccare su tutto è la chiesa di San Vittore, ricca di affreschi e opere d’arte. Molto curioso è anche il cimitero, le cui dimensioni si adattano a quelle dell’isola, che conta circa cinquanta teste.
È camminando per i suoi vicoli, tuttavia, che si assorbe il genius loci dell’isola, con il pesce appeso ai balconi delle case e i pescatori che vanno e vengono dal lago.
Il lungolago è a dir poco splendido, soprattutto con le prime luci della sera. Il lago Maggiore, la natura rigogliosa e le montagne in lontananza offrono uno spettacolo curativo per gli occhi e per l’anima.
Per arrivarci, bisogna prendere un battello da Stresa, Verbania, Arona o Baveno.
Dormire
- Maison du Lac, via Sempione Nord 133, Stresa: affacciato sul Lago Maggiore, questo cottage vanta anche un bellissimo giardino.
Mangiare
- Osteria Ara 36, via Ugo Ara, Isola dei Pescatori: ottimi i tagliolini con la bottarga di lago.
- Ristorante Pizzeria La Rondine, via Ugo Ara 46, Isola dei Pescatori: il consiglio è pizza nido di rondine. Ovviamente con vista.
Lombardia

Monte Isola (iStock)
Monte Isola
Siamo sul lago d’Iseo. È dalle sue acque che spunta quest’isola, chiamata così in quanto ha la forma di un monte verdeggiante, che si specchia nel blu insieme alle altre montagne.
Montisola (così viene chiamata) è peraltro uno dei Borghi più Belli d’Italia, divenuto famoso per l’installazione dell’artista Christo, ovvero The Floating Piers, che tanto scalpore provocò all’epoca della sua costruzione e poi dismissione (2016).
Se Monte Isola è uno dei borghi più belli d’Italia, l’isola in sé ne conta ben undici, tra cui Cure, dove sorge il Santuario della Madonna della Ceriola, il punto più panoramico. Si può arrivare a piedi, da Peschiera Maraglio. Si tratta di una passeggiata di circa un’ora, che però richiede scarpe comode, considerato che il percorso è in salita e si inoltra nel bosco. Altrimenti è possibile optare per l’autobus.
Altro notevole punto è la Rocca Oldofredi-Martinengo, che si trova su uno sperone roccioso che domina il bacino lacustre. Il percorso per raggiungere questo bellissimo castello è più semplice: si tratta di fare una passeggiata di quindici minuti a partire dal borgo di Menzino.
Monte Isola è perfetta per fare escursioni, bagni in riva al lago e gite nelle isole vicine.
Dormire
- La Foresta Monteisola, via Peschiera Maraglio 174, Monte Isola: posizione fronte lago e piccolo, splendido giardino.
Mangiare
- Bar “La Spiaggetta”, via Sensole 26, Monte Isola: vista stupenda e cibo di qualità. Da provare l’antipasto di lago e il filetto di salmerino.
- Bar Chiosco Le Ere, via Peschiera Maraglio, Monte Isola: perfetto per un buon aperitivo di fronte al lago.
Isola di Garda
Dal lago d’Iseo al lago più grande d’Italia: l’isola di Garda (o del Garda) si trova tra San Felice del Benaco e il Golfo di Salò.
A partire dall’800 è una residenza privata, appartenente agli eredi del duca Gaetano de Ferrari di Genova. Per questo vi si accede tramite visite guidate, che durano circa due ore.
La famiglia Cavazza mostra ai visitatori il suo splendido palazzo e i giardini che lo circondano, uno all’inglese e uno all’italiana. I mobili d’epoca, i fiori esotici e l’incantevole vista sul lago, oltre alla ricca architettura (in stile neogotico veneziano), non possono lasciare indifferenti. La visita, di solito, si conclude con un aperitivo nella loggia, dove rilassarsi guardando il lago.
Trattandosi di un’isola privata, è raggiungibile con mezzi privati, ossia motoscafi e piccoli battelli che hanno accordi per le visite guidate.
Sul sito dell’Isola del Garda è possibile reperire tutte le informazioni.
Dormire
- Hotel Resort Villa Luisa & Spa, via Palazzo 1, San Felice del Benaco: bellissima struttura dotata di area wellness, piscina e ottimo ristorante.
Mangiare
- Cantina de la Mirleta, via dei Lauri 1, San Felice del Benaco: un luogo romantico e intimo, dove provare il tagliere di affettati di selvaggina.
- Ristorante Al Porticcioli, via Porticcioli 8°, San Felice del Benaco: da provare il crudo di mare e la cacio e pepe al gambero rosso. Con vista sul lago.
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Benché la regione con più isole sia la Sardegna (se ne contano più di 200), il Piemonte e la Lombardia non hanno nulla da invidiarle grazie ai loro laghi. Se in Sardegna, infatti, le isole lacustri sono due, il Piemonte ne conta 9 e la Lombardia ben 11.Quando si pensa alla Lombardia e al Piemonte, tutto può venire in mente, tranne il fatto che entrambe le regioni siano ricche di isole. Il Nord Italia, infatti, sembra essere più facilmente associato a vette innevate e città industriali, mentre la parola isola richiama scenari da sogno fatti di palme e cocktail a bordo spiaggia. Eppure…Benché la regione con più isole sia la Sardegna (se ne contano più di 200), il Piemonte e la Lombardia non hanno nulla da invidiarle grazie ai loro laghi. Se in Sardegna, infatti, le isole lacustri sono due, il Piemonte ne conta 9 e la Lombardia ben 11.Salutiamo dunque la nostra idea di isola e spostiamoci su altri tipi di isola, non per questo meno affascinanti.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/isole-autunno-2669632006.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="piemonte" data-post-id="2669632006" data-published-at="1731005153" data-use-pagination="False"> Piemonte Isola di San Giulio (iStock) Isola di San GiulioSe volete innamorarvi, questo è il posto giusto: lo scenario che regala questo lembo di terra emersa sul lago d’Orta è unico al mondo, tanto da essere conosciuto anche molto al di fuori dei confini nazionali.Non è un caso che qui siano stati girati diversi film, tra cui la bellissima pellicola di Tornatore “La Corrispondenza”.Trattandosi di un’area piuttosto piccola, è auspicabile percorrerla ad anello, anche per il significato che tale anello ha: si chiama infatti “via del silenzio” e induce alla meditazione e al raccoglimento. Durante il percorso, infatti, si incontrano cartelli esplicativi che invitano alla consapevolezza di sé e a una tranquillità che lo scenario naturalistico, già di per sé, induce.A dominarla è l’abbazia benedettina femminile di clausura Mater Ecclesiae, un tempo castello. Splendida anche la Basilica di San Giulio, di origine medievale.Per arrivare sull’isola di San Giulio, occorre prendere uno dei tanti battelli in partenza da Orta San Giulio.DormireHotel Bocciolo, via Domodossola 26, Orta San Giulio: a 20 minuti dal paese e con vista lago.MangiareFilo e Fieno, via Olina 42, Orta San Giulio: i piatti che vanno per la maggiore sono il coniglio in porchetta e le tagliatelle fatte in casa.La Motta, via Vaire Albertoletti 13, Orta San Giulio: atmosfera retrò e ambiente raffinato. Da provare la pancia di maiale croccante in salsa barbeque.Isola dei PescatoriFa parte delle Isole Borromee ed è l’unica abitata, come lo stesso nome suggerisce.A spiccare su tutto è la chiesa di San Vittore, ricca di affreschi e opere d’arte. Molto curioso è anche il cimitero, le cui dimensioni si adattano a quelle dell’isola, che conta circa cinquanta teste.È camminando per i suoi vicoli, tuttavia, che si assorbe il genius loci dell’isola, con il pesce appeso ai balconi delle case e i pescatori che vanno e vengono dal lago.Il lungolago è a dir poco splendido, soprattutto con le prime luci della sera. Il lago Maggiore, la natura rigogliosa e le montagne in lontananza offrono uno spettacolo curativo per gli occhi e per l’anima.Per arrivarci, bisogna prendere un battello da Stresa, Verbania, Arona o Baveno.DormireMaison du Lac, via Sempione Nord 133, Stresa: affacciato sul Lago Maggiore, questo cottage vanta anche un bellissimo giardino.MangiareOsteria Ara 36, via Ugo Ara, Isola dei Pescatori: ottimi i tagliolini con la bottarga di lago.Ristorante Pizzeria La Rondine, via Ugo Ara 46, Isola dei Pescatori: il consiglio è pizza nido di rondine. Ovviamente con vista. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="True" data-href="https://www.laverita.info/isole-autunno-2669632006.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="lombardia" data-post-id="2669632006" data-published-at="1731005153" data-use-pagination="False"> Lombardia Monte Isola (iStock) Monte IsolaSiamo sul lago d’Iseo. È dalle sue acque che spunta quest’isola, chiamata così in quanto ha la forma di un monte verdeggiante, che si specchia nel blu insieme alle altre montagne.Montisola (così viene chiamata) è peraltro uno dei Borghi più Belli d’Italia, divenuto famoso per l’installazione dell’artista Christo, ovvero The Floating Piers, che tanto scalpore provocò all’epoca della sua costruzione e poi dismissione (2016).Se Monte Isola è uno dei borghi più belli d’Italia, l’isola in sé ne conta ben undici, tra cui Cure, dove sorge il Santuario della Madonna della Ceriola, il punto più panoramico. Si può arrivare a piedi, da Peschiera Maraglio. Si tratta di una passeggiata di circa un’ora, che però richiede scarpe comode, considerato che il percorso è in salita e si inoltra nel bosco. Altrimenti è possibile optare per l’autobus.Altro notevole punto è la Rocca Oldofredi-Martinengo, che si trova su uno sperone roccioso che domina il bacino lacustre. Il percorso per raggiungere questo bellissimo castello è più semplice: si tratta di fare una passeggiata di quindici minuti a partire dal borgo di Menzino.Monte Isola è perfetta per fare escursioni, bagni in riva al lago e gite nelle isole vicine.DormireLa Foresta Monteisola, via Peschiera Maraglio 174, Monte Isola: posizione fronte lago e piccolo, splendido giardino.MangiareBar “La Spiaggetta”, via Sensole 26, Monte Isola: vista stupenda e cibo di qualità. Da provare l’antipasto di lago e il filetto di salmerino.Bar Chiosco Le Ere, via Peschiera Maraglio, Monte Isola: perfetto per un buon aperitivo di fronte al lago.Isola di GardaDal lago d’Iseo al lago più grande d’Italia: l’isola di Garda (o del Garda) si trova tra San Felice del Benaco e il Golfo di Salò.A partire dall’800 è una residenza privata, appartenente agli eredi del duca Gaetano de Ferrari di Genova. Per questo vi si accede tramite visite guidate, che durano circa due ore.La famiglia Cavazza mostra ai visitatori il suo splendido palazzo e i giardini che lo circondano, uno all’inglese e uno all’italiana. I mobili d’epoca, i fiori esotici e l’incantevole vista sul lago, oltre alla ricca architettura (in stile neogotico veneziano), non possono lasciare indifferenti. La visita, di solito, si conclude con un aperitivo nella loggia, dove rilassarsi guardando il lago.Trattandosi di un’isola privata, è raggiungibile con mezzi privati, ossia motoscafi e piccoli battelli che hanno accordi per le visite guidate.Sul sito dell’Isola del Garda è possibile reperire tutte le informazioni.DormireHotel Resort Villa Luisa & Spa, via Palazzo 1, San Felice del Benaco: bellissima struttura dotata di area wellness, piscina e ottimo ristorante.MangiareCantina de la Mirleta, via dei Lauri 1, San Felice del Benaco: un luogo romantico e intimo, dove provare il tagliere di affettati di selvaggina.Ristorante Al Porticcioli, via Porticcioli 8°, San Felice del Benaco: da provare il crudo di mare e la cacio e pepe al gambero rosso. Con vista sul lago.
Marco Baldassari @Eleventy
Un percorso costruito all’insegna del Made in Italy, della qualità e di un’idea di lusso contemporaneo lontana dall’ostentazione. Per celebrare questo traguardo, la nuova collezione introduce nuove silhouette, colori più sofisticati e due capsule che raccontano da vicino il mondo personale del fondatore: The Indigo Blue e Active Moments. Ne abbiamo parlato con Marco Baldassari.
La Primavera-Estate 2027 coincide col ventesimo anniversario di Eleventy. Che significato ha per lei questo traguardo?
«Rappresenta la realizzazione di un sogno. In vent’anni siamo riusciti a costruire un marchio internazionale restando fedeli ai nostri valori: produzione italiana, qualità, responsabilità e attenzione alle persone. Oggi guardiamo al futuro con la stessa passione, con l’obiettivo di creare qualcosa di duraturo».
Quanto c’è di lei nelle capsule The Indigo Blue e Active Moments?
«Molto. Cerco sempre di raccontarmi attraverso le collezioni. The Indigo Blue nasce dal mio legame con il denim, reinterpretato in chiave sofisticata e contemporanea. Active Moments, invece, riflette il mio stile di vita: sport, benessere e dinamismo. Sono due mondi che mi rappresentano profondamente».
Chi è oggi il cliente Eleventy?
«È una persona che ama la qualità ma non l’ostentazione. Cerca prodotti autentici, ben fatti e dal valore concreto. Apprezza il Made in Italy e riconosce l’equilibrio tra qualità, design e prezzo che caratterizza il nostro marchio».
Come si è evoluto il concetto di smart luxury negli ultimi vent’anni?
«Il principio è rimasto lo stesso: offrire il massimo valore possibile. Oggi, però, lo smart luxury include anche un forte elemento di contemporaneità. Chi sceglie Eleventy cerca qualità e raffinatezza, ma con uno stile più moderno e rilassato».
La collezione introduce volumi più morbidi e nuove interpretazioni della giacca. È cambiato il modo di vivere l’eleganza?
«Sì. Oggi l’uomo desidera capi più confortevoli e versatili. Abbiamo lavorato su nuove proporzioni, nuove tonalità e nuove forme per offrire qualcosa di distintivo, mantenendo sempre coerenza con il nostro Dna».
Come si evolve il concetto di giacca?
«La giacca oggi è più fluida. L’overshirt, per esempio, è diventata una valida alternativa al blazer tradizionale. Abbiamo inoltre reinterpretato modelli ispirati alla tradizione con materiali nobili e costruzioni più contemporanee».
Se dovesse descrivere l’uomo Eleventy della Primavera-Estate 2027?
«Un uomo contemporaneo e sicuro di sé. Lo immagino con una giacca in lino effetto denim della capsule Indigo Blue, pantaloni dai volumi più morbidi e una polo realizzata in filati pregiati. Un guardaroba raffinato ma disinvolto».
Qual è oggi la vostra definizione di eleganza contemporanea?
«È l’incontro tra qualità, discrezione e funzionalità. L’uomo moderno ha bisogno di capi versatili, capaci di accompagnarlo durante tutta la giornata senza rinunciare a comfort ed eleganza».
Quali sono i valori che restano intoccabili?
«La qualità, innanzitutto. Poi la cura artigianale, l’attenzione ai dettagli e la produzione italiana. Sono le fondamenta di tutto ciò che facciamo».
Oggi il prodotto basta ancora?
«Non più. Oggi il prodotto deve essere eccellente, ma da solo non è sufficiente. I clienti cercano esperienze, relazioni e valori condivisi. Per questo stiamo lavorando per costruire una vera community attorno a Eleventy, creando luoghi e occasioni di incontro che vadano oltre l’acquisto. Un primo passo in questa direzione è stato il concept sviluppato a Istanbul, dove abbiamo aperto un flagship store di circa 400 metri quadrati con un caffè integrato. L’idea è offrire ai clienti uno spazio accogliente in cui fermarsi anche senza l’intenzione di acquistare, vivendo l’universo Eleventy attraverso un’esperienza che unisce design, ospitalità e qualità. Il progetto sta dando ottimi risultati e verrà replicato a breve anche a Doha e in Libano. Stiamo inoltre lavorando per arricchire ulteriormente i nostri spazi con contenuti culturali. L’obiettivo è trasformare i negozi in luoghi di ispirazione, dove moda, arte, design e cultura possano dialogare tra loro. A breve presenteremo anche una nuova collaborazione legata al mondo dell’editoria e dei libri, un progetto che contribuirà a rafforzare questa visione».
Quali sono le prossime aperture internazionali?
«Il 2026 è un anno particolarmente importante per il nostro sviluppo internazionale. A fine giugno inaugureremo un nuovo store stagionale a Saint-Tropez, in Place des Lices, una delle location più prestigiose della Costa Azzurra. Per noi rappresenta un traguardo significativo perché ci permette di entrare in contatto con una clientela internazionale molto qualificata e di consolidare ulteriormente il nostro posizionamento nel segmento del lusso contemporaneo. A luglio sarà invece la volta di Chicago, una piazza strategica per il mercato americano, che continua a essere uno dei più dinamici e promettenti per il brand. Gli Stati Uniti rappresentano oggi un’area di forte crescita e un mercato particolarmente ricettivo nei confronti dei valori di Eleventy. Prosegue inoltre il dialogo tra moda e hospitality, un ambito in cui crediamo molto. Siamo recentemente approdati a Santorini all’interno del Sandblu Resort, una delle strutture più esclusive delle isole greche. Essere presenti in contesti di questo livello significa intercettare i clienti nei luoghi che frequentano durante il tempo libero, in un momento in cui sono più disponibili a vivere un’esperienza di brand autentica e rilassata».
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Byung-Chul Han (Getty Images)
Grazie alla quale, dice subito di potere «a quasi cento anni di distanza, fare buon uso dei suoi pensieri per dimostrare che, al di là dell’immanenza della produzione e del consumo, e dell’informazione e comunicazione, vi è un’altra realtà più elevata, una trascendenza, in grado di portarci via, lontano da una vita priva di significato, da una straziante carenza di essere, dalla mera sopravvivenza, offrendoci invece la gioiosa pienezza dell’essere».
Così, tanto per non rendere l’impresa troppo facile, Han, sceglie subito di affrontarla con il tema dell’attenzione, che Simone Weil riteneva fosse «nel suo grado più elevato, la stessa cosa della preghiera». Ricavandone che «la crisi della religione è quindi anche una crisi dell’attenzione, dello scrutare e dell’udire». Dunque: «Dio non è morto. È morto l’uomo al quale Dio si rivelò». Il fatto è che: «la percezione è estremamente ingorda. Le manca qualsiasi ampiezza contemplativa. Non fa che mangiare: il consumo è il suo atteggiamento di base. L’abbuffata di video (binge watching) esprime efficacemente questa ingordigia, binge è: divorare senza freni». Se mangi in continuazione però non puoi più vedere, come appunto diceva Simone Weil, magra come una canna dei marais d’Occitania, specificando: «quaggiù, guardare e mangiare sono due. Bisogna scegliere l’uno o l’altro ma entrambi sono chiamati: amare. Tuttavia solo coloro cui talvolta capita di restare per qualche tempo a guardare invece di mangiare hanno qualche speranza di salvezza». (Simone Weil, Quaderni 4, Adelphi).
«L’anima che continua a mangiare senza scrutare finisce col perdere la capacità di contemplare. Invece dell’autofagia, sviluppa obesità. La sua parte mortale, s’allarga e ingrassa, mentre la parte divina si atrofizza e rimpicciolisce». In Simone Weil, racconta Byung-Chul Han, è l’immaginazione che al servizio dell’Io continua a sognare cibo. Il resto della personalità attivo nel Processo di individuazione viene soffocato dal grasso e da tutti gli elementi di ciò che Simone Weil chiamava «pésanteur» - pesantezza -, che impedisce all’anima di muoversi nella dimensione trascendente. Questo indebolimento degli aspetti spirituali della personalità lacera in profondità l’anima, come ha raccontato Simone Weil in L’ombra e la grazia, tradotto in italiano da Franco Fortini. Solo la pienezza assicurata dall’attenzione dell’intera personalità consente all’essere umano di assicurare la guida agli aspetti più spirituali. «L’attenzione profonda, contemplativa, è rivolta a ciò che persiste, permane tiene il punto. Il vero perdura. Chi è incapace di attenzione contemplativa, incapace di scrutare non ha invece accesso alla verità, al vero, all’ordine perdurante delle cose.
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Loperazione chiamata «Luxury Sky» trae origine da mirate analisi di rischio e da un’approfondita valorizzazione del patrimonio informativo disponibile al Corpo, sviluppata attraverso l’incrocio dei dati del traffico aereo con le risultanze delle banche dati istituzionali e con la documentazione fiscale acquisita nel corso degli accertamenti.
Grazie a un accurato lavoro di ricostruzione e analisi, i finanzieri del Comando Provinciale di Firenze hanno esaminato oltre 20.700 movimenti aerei potenzialmente rilevanti sotto il profilo tributario, individuando diffuse irregolarità nel versamento dell’imposta dovuta per i voli privati operati tra il 2020 e il 2023 da oltre 1.000 compagnie aeree estere.
L’attività ispettiva ha consentito di ricostruire nel dettaglio gli spostamenti di oltre 12.900 voli privati transitati sullo scalo fiorentino e di oltre 42.100 passeggeri trasportati, facendo emergere il mancato assolvimento degli obblighi fiscali da parte di numerosi operatori internazionali.
Le verifiche eseguite hanno portato all’individuazione di un’evasione complessiva pari a 4.388.657 euro, riconducibile a 1.052 società risultate irregolari, corrispondenti al 62,32% dei vettori sottoposti a controllo.
Particolarmente significativo il risultato conseguito in termini di recupero delle risorse pubbliche: a seguito degli interventi della Guardia di Finanza, numerose compagnie hanno già provveduto a regolarizzare la propria posizione, consentendo l’effettivo versamento nelle casse dello Stato di oltre 2,6 milioni di euro. Per la quota residua sono in corso le attività di monitoraggio e riscossione previste dalla normativa vigente.
Gli approfondimenti investigativi hanno inoltre evidenziato il frequente ricorso a strutture societarie localizzate in giurisdizioni caratterizzate da elevata opacità fiscale. In numerosi casi, aerei di grande valore economico risultavano formalmente intestati a società domiciliate in territori a fiscalità privilegiata, rendendo particolarmente complessa l’individuazione dei soggetti effettivamente responsabili degli adempimenti tributari.
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Ansa
La medicina non può mai diventare serva di una morte programmata!». Ricevendo i membri della Fondazione Jérôme Lejeune in occasione del centenario della nascita del suo fondatore, il pontefice ha voluto ribadire che il valore di una persona non dipende mai da ciò che produce o realizza, ma dalla sua intrinseca dignità.
La Fondazione Jérôme Lejeune, nata negli anni Novanta in Francia, è l’erede diretta dell’opera del Venerabile Jérôme Lejeune, scienziato di fama mondiale che nel 1958 scoprì l’anomalia cromosomica all’origine della trisomia 21. Lejeune non fu solo un grande scienziato; fu un medico che vedeva nei suoi pazienti i «poveri tra i poveri», dedicando la vita a cercare una cura che potesse alleviare la loro condizione. Egli comprese precocemente come la sua scoperta potesse essere strumentalizzata per eliminare i nascituri affetti da disabilità, un «eugenismo nuovo» che definì «razzismo cromosomico». Per questo impegno incondizionato a favore della vita, che gli costò ostilità in certi ambienti scientifici, fu chiamato da Giovanni Paolo II a presiedere la neonata Pontificia Accademia per la Vita. Oggi la Fondazione prosegue questa missione attraverso la ricerca scientifica, la cura presso l’Istituto Jérôme Lejeune di Parigi e la difesa dei più fragili nel dibattito pubblico.
Un dibattito che in Francia ha raggiunto un punto di rottura. Proprio in queste ore, l’Assemblea nazionale affronta la terza lettura del disegno di legge che mira a legalizzare l’eutanasia e il suicidio assistito. Di fronte a quella che viene percepita come una deriva etica, i vescovi francesi hanno indetto una novena di preghiera dal 21 al 29 giugno (in vista appunto del voto del 30 giugno), invitando i fedeli a chiedere che lo Spirito Santo «illumini le coscienze» dei legislatori. L’episcopato transalpino ha ricordato che non si protegge la vita mettendovi fine, ma accompagnandola fino al termine naturale. Nel lanciare questo appello, i vescovi d’oltralpe hanno richiamato anche, e non a caso, le parole fondamentali pronunciate dal Papa al Parlamento spagnolo durante il suo recente viaggio apostolico a Madrid. In quell’occasione, il Santo Padre aveva chiarito che «ogni vita umana dev’essere riconosciuta e custodita dal concepimento fino al suo naturale tramonto, in ogni circostanza della sua esistenza». Aggiungendo che «la difesa della vita umana non è una questione di interesse particolare né confessionale: è una meta di civiltà». Si tratta di un richiamo diretto al ruolo della politica: le leggi approvate devono essere verificate sulla loro capacità di rispettare la dignità della persona per capire se stiano davvero perseguendo il bene comune.
Queste riflessioni scavalcano le Alpi e arrivano in Italia, dove il Parlamento si trova in una fase di stallo riguardo alla legge sul suicidio assistito. La discussione in Senato, ripresa il 3 giugno, ha mostrato una maggioranza divisa e una situazione di profonda mutazione politica. Al centro di questo cambiamento c’è la nuova fisionomia di Forza Italia, ora guidata in Senato da Stefania Craxi. Il partito ha intrapreso una netta svolta «liberal» sotto l’influenza di Marina Berlusconi, la quale ha dichiarato apertamente di sentirsi più in sintonia con la sinistra su temi come il fine vita, i diritti Lgbt e l’aborto. Nonostante le resistenze interne nella maggioranza (in particolare Fratelli d’Italia e parte della Lega), Forza Italia sta di fatto spingendo per un accordo con le opposizioni, cercando una mediazione che sblocchi l’impasse. Gli emendamenti proposti dalla Craxi e dalla senatrice Daniela Ternullo riflettono questo nuovo corso: puntano ad ampliare i requisiti per l’accesso al suicidio assistito, in particolare la neo proposta azzurra prevede che l’assistenza al suicidio possa essere resa da medici ospedalieri o di medicina generale su base volontaria in regime di intramoenia, con l’impegno del Cnr nel reperimento dei farmaci letali.
Stefania Craxi ha dichiarato di voler «discutere di una norma di civiltà». Eppure, questa visione appare diametralmente opposta a quanto affermato dal Papa a Madrid e ribadito ieri alla Fondazione Lejeune: se per la Craxi la «civiltà» sembra risiedere nella regolamentazione della morte assistita, per il Pontefice la vera «meta di civiltà» risiede esclusivamente nella difesa della vita senza eccezioni. Questa trasformazione di Forza Italia appare ancora più stridente se confrontata con il pensiero del suo fondatore. È solo del 2021 la lettera di Silvio Berlusconi a Il Giornale: «La vita di ogni essere umano è sacra dal momento del concepimento fino alla morte biologica». A cui aggiungeva una sottolineatura riferita proprio al ruolo della Chiesa. «La Chiesa cattolica», scriveva Berlusconi padre, «ha esercitato ed esercita oggi in Italia e nel mondo una funzione essenziale a difesa dei diritti delle persone, di ogni persona e soprattutto dei più deboli». Oggi la Craxi, spinge per una legge che la Chiesa e i movimenti pro-life considerano una «norma di morte». La sfida lanciata da papa Leone XIV è chiara: la civiltà non si costruisce programmando la morte, ma servendo la vita, specialmente quando essa è più fragile e indifesa. I vescovi francesi hanno risposto «presente», ci sarà qualcuno al di qua delle Alpi pronto a fare altrettanto?
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