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2021-07-06
«I maiali italiani vanno sgozzati tutti» E girava le carceri arruolando per l’Isis
IStock
Mentre dalla Puglia i fondi per l'Isis partivano tramite un money transfer di Andria grazie al supporto di quattro disoccupati, un marocchino - carcere dopo carcere - nei quali finiva per reati comuni come spaccio di droga e rapine, ha cercato di portare sulla strada della conversione radicale gli altri detenuti: a Como, Pavia, Torino, Potenza, Agrigento, Palermo, Catania, Messina e Catanzaro esaltava gli attentati più eclatanti, dalle Torri Gemelle a Charlie Hebdo. E si proclamava duro e puro. Un islamista vero. Che odiava gli italiani, tanto da affermare che «sono dei maiali» e che li avrebbe «uccisi tutti tagliandogli la gola, cavandogli gli occhi e facendo la guerra».
Si è beccato un'accusa di associazione terroristica e una di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo Raduan Lafsahi, marocchino, 35 anni, già detenuto nel carcere di Paola, in Calabria. L'arresto è stato richiesto dalla Procura antiterrorismo di Milano ed è firmato dai pm Alberto Nobili e Alessandro Gobbis. Le indagini sono partite da Como, dove è stato ristretto in uno degli istituti di pena tra il 2015 e il 2017. Ma la segnalazione del Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria, ha permesso la sua iscrizione nel registro degli indagati, è arrivata da Palermo. Il gip del Tribunale di Milano, Daniela Cardamone, descrive l'indagato come un uomo «capace col suo carisma di impartire ordini e incitare a comportamenti destabilizzanti» gli altri detenuti. Tra le frasi intercettate c'è un invito agli agenti della Penitenziaria a entrare in cella: «Vi faccio vedere io come reagisce un musulmano, io sono un musulmano e odio tutti i cristiani». È ritenuto pericoloso, perché vantava l'appoggio di «cugini» a Milano e in Brianza. E in più conversazioni avrebbe ipotizzato possibili azioni eclatanti. La sua rete di contatti, è spiegato nell'ordinanza, «ben potrebbe dare realizzazione concreta» alla espressione della sua «ideologia violenta e estremista».
Secondo il gip, «ha dimostrato la propria appartenenza ideologica all'associazione terroristica Isis e ha dato prova di seguirne i dettami istigando gli altri detenuti alla commissione di atti di violenza volti a destabilizzare la disciplina e l'ordine carcerario».
Nelle 57 pagine dell'ordinanza vengono elencati tutti gli «atti di danneggiamento, le aggressioni verbali e fisiche negli istituti di pena» e i suoi «messaggi di minaccia e intimidazione», oltre a quelli di «apologia» dell'Isis. «Io appartengo alla famiglia dell'Isis», ripeteva. E, sempre secondo il gip, ha «predicato la paura diffusa come mezzo di dominio dell'Occidente, ha istigato gli altri detenuti alla commissione di atti di violenza volti a destabilizzare la disciplina e l'ordine carcerario».
Anche i pm lo descrivono come «un violento fanatico». Sarebbe stata la sua «fede nel radicalismo islamico a legittimarlo». E con gli agenti parlava da vero terrorista: «Allah Akbar, vi ucciderò tutti, appena esco da qua, vi taglio la testa a tutti». Un detenuto che era recluso con lui nel 2019 ha verbalizzato: «Diceva che dovevamo fare cose contro gli agenti, ci diceva di buttare addosso a loro qualsiasi cosa o di insultarli e creare disordini (...) di essere aggressivi». «Non vogliamo sminuire i fatti di Santa Maria Capua Vetere», ha spiegato Nobili, «ma bisogna ricordare anche che ci sono agenti del nucleo centrale investigativo di polizia penitenziaria che ogni giorno portano avanti una battaglia silenziosa di prevenzione contro il radicalismo islamico che nelle carceri trova un terreno fertile». La risposta «è efficace», ma il magistrato non ha negato che «il timore c'è sempre». E ha aggiunto: «Mi aspetto che tra i 40.000 orfani nel campo di Al Hol in Siria qualcuno maturi idee radicali. Spero di sbagliarmi, ma se non interviene la politica internazionale credo che in Europa, soprattutto in Francia, avremo una nuova ondata». La toga ha sottolineato che l'Italia è l'unica a localizzare, a rimpatriare e processare i connazionali che hanno aderito all'Isis: «Questo è un segnale di civiltà giuridica. Il terrorismo si vince con il codice alla mano. Molti di loro non si aspettano questa forma di rispetto, e questo è uno uno dei motivi per cui l'Italia non è così odiata e non è nel mirino». Ma, come dimostrano le inchieste, viene usata come hub logistico. E finanziario. Ieri la Procura antiterrorismo di Bari ha arrestato quattro presunti finanziatori di jihadisti e foreign fighter. Gli investigatori hanno documentato un migliaio di trasferimenti di denaro per circa un milione di euro in cinque anni, tra il 2015 e il 2020, per finanziare il terrorismo in 49 Paesi, dalla Serbia alla Thailandia, passando per Turchia, Germania, Emirati Arabi, Albania, Russia, Ungheria, Giordania, attraverso 42 «collettori stranieri» direttamente collegati con le organizzazioni combattenti antigovernative in Siria. I quattro arrestati intascavano 50 euro a settimana come compenso per l'invio del denaro. È rimasta ignota, invece, l'identità dell'uomo che consegnava ai quattro disoccupati di Andria il denaro da trasferire all'estero.
Cristiani senza pace in Nigeria Rapiti altri 140 studenti di liceo
Nuova ondata di rapimenti in Nigeria. Nella giornata di ieri degli uomini armati hanno fatto irruzione in una scuola cristiana battista nello Stato di Kaduna (nel Nordovest del Paese), sequestrando 140 studenti. In un comunicato, la polizia ha nello specifico affermato che delle persone provviste di armi «hanno sopraffatto le guardie di sicurezza della scuola e si sono introdotte nel collegio degli studenti dove hanno rapito un numero imprecisato di studenti per poi portarlo nella foresta». «I rapitori hanno portato via 140 studenti, solo 25 sono fuggiti. Non abbiamo ancora idea di dove siano stati portati gli studenti», ha detto
Emmanuel Paul, un insegnante della Bethel Baptist High School, dove è avvenuto il rapimento. «Squadre tattiche di polizia sono andate dietro ai rapitori», ha dichiarato invece all'Afp il portavoce della polizia dello Stato di Kaduna, Mohammed Jalige. «Siamo ancora in missione di salvataggio», ha aggiunto.
Tutto questo, mentre - domenica scorsa - si era verificato un altro sequestro di otto persone in una struttura sanitaria collocata nella città settentrionale di Zaria. Tra le persone rapite, nel dettaglio, figurerebbero due infermiere e un bambino di appena un anno. Tra l'altro, contemporaneamente all'attacco contro l'ospedale, ne sarebbe avvenuto uno contro la locale stazione di polizia, con lo scopo - pare - di creare un diversivo. Stando a quanto riportato dal sito della Bbc, sembrerebbe che i responsabili di questi sequestri risultino dei gruppi criminali, definiti dagli abitanti del posto come «banditi» e adusi a chiedere dei riscatti. In quest'ottica si stima, secondo Reuters, che si siano verificati circa 1.000 rapimenti ai danni di studenti nel Nordovest della Nigeria dallo scorso dicembre ad oggi: delle persone sequestrate, 150 risultano ancora disperse, mentre nove sono state uccise.
Il ricorso ai rapimenti è d'altronde stato inaugurato in loco dall'organizzazione islamista Boko Haram, che si è in passato non a caso finanziata attraverso furti e riscatti: fu proprio Boko Haram a rendersi responsabile, nel 2014, del maxi sequestro di 276 studentesse (in gran parte cristiane) nella città di Chibok. Adesso, questa tecnica viene imitata e utilizzata anche da altri gruppi. In tal senso, lo scorso maggio, il presidente nigeriano
Muhammadu Buhari aveva assicurato che il suo governo avrebbe fatto di tutto per arginare il pericolo di queste bande criminali. «Le forze dell'ordine», dichiarò, «stanno lavorando duramente per riconquistare la fiducia contro i banditi». Tuttavia il persistere del problema sta causando numerosi grattacapi politici al presidente (in carica dal 2015): il malcontento è alle stelle, alcuni settori del panorama politico locale chiedono le sue dimissioni, mentre - nelle scorse settimane - sono circolate anche delle ipotesi di golpe.
In un simile contesto, a finire colpiti da tale pericolosa situazione sono soprattutto i cristiani. Secondo quanto riferito appena due settimane fa dal
National Catholic Register, «innumerevoli sacerdoti e seminaristi sono stati uccisi o rapiti nell'ultimo anno. Dal 2015, più di duemila chiese sono state distrutte e il Paese ha assistito a un esodo di massa di 4-5 milioni di cristiani che sono fuggiti dal Paese». Tutto questo, mentre ieri Agenzia Nova ha riferito che sospetti miliziani di Boko Haram avrebbero rapito mercoledì scorso un sacerdote cattolico appartenente alla diocesi di Maiduguri (nello Stato di Borno).
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Marocchino, già in cella, è accusato di aver reclutato nelle nove prigioni in cui è stato. Il pm Nobili: «Rischio attacchi in Europa». Banda armata assalta una scuola battista. Si sospetta la mano del solito Boko Haram. Lo speciale contiene due articoli.Mentre dalla Puglia i fondi per l'Isis partivano tramite un money transfer di Andria grazie al supporto di quattro disoccupati, un marocchino - carcere dopo carcere - nei quali finiva per reati comuni come spaccio di droga e rapine, ha cercato di portare sulla strada della conversione radicale gli altri detenuti: a Como, Pavia, Torino, Potenza, Agrigento, Palermo, Catania, Messina e Catanzaro esaltava gli attentati più eclatanti, dalle Torri Gemelle a Charlie Hebdo. E si proclamava duro e puro. Un islamista vero. Che odiava gli italiani, tanto da affermare che «sono dei maiali» e che li avrebbe «uccisi tutti tagliandogli la gola, cavandogli gli occhi e facendo la guerra». Si è beccato un'accusa di associazione terroristica e una di istigazione a delinquere con finalità di terrorismo Raduan Lafsahi, marocchino, 35 anni, già detenuto nel carcere di Paola, in Calabria. L'arresto è stato richiesto dalla Procura antiterrorismo di Milano ed è firmato dai pm Alberto Nobili e Alessandro Gobbis. Le indagini sono partite da Como, dove è stato ristretto in uno degli istituti di pena tra il 2015 e il 2017. Ma la segnalazione del Nucleo investigativo centrale della Polizia penitenziaria, ha permesso la sua iscrizione nel registro degli indagati, è arrivata da Palermo. Il gip del Tribunale di Milano, Daniela Cardamone, descrive l'indagato come un uomo «capace col suo carisma di impartire ordini e incitare a comportamenti destabilizzanti» gli altri detenuti. Tra le frasi intercettate c'è un invito agli agenti della Penitenziaria a entrare in cella: «Vi faccio vedere io come reagisce un musulmano, io sono un musulmano e odio tutti i cristiani». È ritenuto pericoloso, perché vantava l'appoggio di «cugini» a Milano e in Brianza. E in più conversazioni avrebbe ipotizzato possibili azioni eclatanti. La sua rete di contatti, è spiegato nell'ordinanza, «ben potrebbe dare realizzazione concreta» alla espressione della sua «ideologia violenta e estremista». Secondo il gip, «ha dimostrato la propria appartenenza ideologica all'associazione terroristica Isis e ha dato prova di seguirne i dettami istigando gli altri detenuti alla commissione di atti di violenza volti a destabilizzare la disciplina e l'ordine carcerario». Nelle 57 pagine dell'ordinanza vengono elencati tutti gli «atti di danneggiamento, le aggressioni verbali e fisiche negli istituti di pena» e i suoi «messaggi di minaccia e intimidazione», oltre a quelli di «apologia» dell'Isis. «Io appartengo alla famiglia dell'Isis», ripeteva. E, sempre secondo il gip, ha «predicato la paura diffusa come mezzo di dominio dell'Occidente, ha istigato gli altri detenuti alla commissione di atti di violenza volti a destabilizzare la disciplina e l'ordine carcerario».Anche i pm lo descrivono come «un violento fanatico». Sarebbe stata la sua «fede nel radicalismo islamico a legittimarlo». E con gli agenti parlava da vero terrorista: «Allah Akbar, vi ucciderò tutti, appena esco da qua, vi taglio la testa a tutti». Un detenuto che era recluso con lui nel 2019 ha verbalizzato: «Diceva che dovevamo fare cose contro gli agenti, ci diceva di buttare addosso a loro qualsiasi cosa o di insultarli e creare disordini (...) di essere aggressivi». «Non vogliamo sminuire i fatti di Santa Maria Capua Vetere», ha spiegato Nobili, «ma bisogna ricordare anche che ci sono agenti del nucleo centrale investigativo di polizia penitenziaria che ogni giorno portano avanti una battaglia silenziosa di prevenzione contro il radicalismo islamico che nelle carceri trova un terreno fertile». La risposta «è efficace», ma il magistrato non ha negato che «il timore c'è sempre». E ha aggiunto: «Mi aspetto che tra i 40.000 orfani nel campo di Al Hol in Siria qualcuno maturi idee radicali. Spero di sbagliarmi, ma se non interviene la politica internazionale credo che in Europa, soprattutto in Francia, avremo una nuova ondata». La toga ha sottolineato che l'Italia è l'unica a localizzare, a rimpatriare e processare i connazionali che hanno aderito all'Isis: «Questo è un segnale di civiltà giuridica. Il terrorismo si vince con il codice alla mano. Molti di loro non si aspettano questa forma di rispetto, e questo è uno uno dei motivi per cui l'Italia non è così odiata e non è nel mirino». Ma, come dimostrano le inchieste, viene usata come hub logistico. E finanziario. Ieri la Procura antiterrorismo di Bari ha arrestato quattro presunti finanziatori di jihadisti e foreign fighter. Gli investigatori hanno documentato un migliaio di trasferimenti di denaro per circa un milione di euro in cinque anni, tra il 2015 e il 2020, per finanziare il terrorismo in 49 Paesi, dalla Serbia alla Thailandia, passando per Turchia, Germania, Emirati Arabi, Albania, Russia, Ungheria, Giordania, attraverso 42 «collettori stranieri» direttamente collegati con le organizzazioni combattenti antigovernative in Siria. I quattro arrestati intascavano 50 euro a settimana come compenso per l'invio del denaro. È rimasta ignota, invece, l'identità dell'uomo che consegnava ai quattro disoccupati di Andria il denaro da trasferire all'estero.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/isis-italia-propaganda-2653687005.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="cristiani-senza-pace-in-nigeria-rapiti-altri-140-studenti-di-liceo" data-post-id="2653687005" data-published-at="1625577000" data-use-pagination="False"> Cristiani senza pace in Nigeria Rapiti altri 140 studenti di liceo Nuova ondata di rapimenti in Nigeria. Nella giornata di ieri degli uomini armati hanno fatto irruzione in una scuola cristiana battista nello Stato di Kaduna (nel Nordovest del Paese), sequestrando 140 studenti. In un comunicato, la polizia ha nello specifico affermato che delle persone provviste di armi «hanno sopraffatto le guardie di sicurezza della scuola e si sono introdotte nel collegio degli studenti dove hanno rapito un numero imprecisato di studenti per poi portarlo nella foresta». «I rapitori hanno portato via 140 studenti, solo 25 sono fuggiti. Non abbiamo ancora idea di dove siano stati portati gli studenti», ha detto Emmanuel Paul, un insegnante della Bethel Baptist High School, dove è avvenuto il rapimento. «Squadre tattiche di polizia sono andate dietro ai rapitori», ha dichiarato invece all'Afp il portavoce della polizia dello Stato di Kaduna, Mohammed Jalige. «Siamo ancora in missione di salvataggio», ha aggiunto. Tutto questo, mentre - domenica scorsa - si era verificato un altro sequestro di otto persone in una struttura sanitaria collocata nella città settentrionale di Zaria. Tra le persone rapite, nel dettaglio, figurerebbero due infermiere e un bambino di appena un anno. Tra l'altro, contemporaneamente all'attacco contro l'ospedale, ne sarebbe avvenuto uno contro la locale stazione di polizia, con lo scopo - pare - di creare un diversivo. Stando a quanto riportato dal sito della Bbc, sembrerebbe che i responsabili di questi sequestri risultino dei gruppi criminali, definiti dagli abitanti del posto come «banditi» e adusi a chiedere dei riscatti. In quest'ottica si stima, secondo Reuters, che si siano verificati circa 1.000 rapimenti ai danni di studenti nel Nordovest della Nigeria dallo scorso dicembre ad oggi: delle persone sequestrate, 150 risultano ancora disperse, mentre nove sono state uccise. Il ricorso ai rapimenti è d'altronde stato inaugurato in loco dall'organizzazione islamista Boko Haram, che si è in passato non a caso finanziata attraverso furti e riscatti: fu proprio Boko Haram a rendersi responsabile, nel 2014, del maxi sequestro di 276 studentesse (in gran parte cristiane) nella città di Chibok. Adesso, questa tecnica viene imitata e utilizzata anche da altri gruppi. In tal senso, lo scorso maggio, il presidente nigeriano Muhammadu Buhari aveva assicurato che il suo governo avrebbe fatto di tutto per arginare il pericolo di queste bande criminali. «Le forze dell'ordine», dichiarò, «stanno lavorando duramente per riconquistare la fiducia contro i banditi». Tuttavia il persistere del problema sta causando numerosi grattacapi politici al presidente (in carica dal 2015): il malcontento è alle stelle, alcuni settori del panorama politico locale chiedono le sue dimissioni, mentre - nelle scorse settimane - sono circolate anche delle ipotesi di golpe. In un simile contesto, a finire colpiti da tale pericolosa situazione sono soprattutto i cristiani. Secondo quanto riferito appena due settimane fa dal National Catholic Register, «innumerevoli sacerdoti e seminaristi sono stati uccisi o rapiti nell'ultimo anno. Dal 2015, più di duemila chiese sono state distrutte e il Paese ha assistito a un esodo di massa di 4-5 milioni di cristiani che sono fuggiti dal Paese». Tutto questo, mentre ieri Agenzia Nova ha riferito che sospetti miliziani di Boko Haram avrebbero rapito mercoledì scorso un sacerdote cattolico appartenente alla diocesi di Maiduguri (nello Stato di Borno).
Idris Elba (Ansa)
Il naso lungo e dritto scendeva fino a un labbro superiore corto, sotto il quale c’era una bocca larga e finemente disegnata ma crudele. La linea della mascella era dritta e ferma». Così Ian Fleming descrive James Bond in Dalla Russia con amore. È la prima volta che appare, così nel dettaglio, il viso di 007. Un uomo qualunque, tanto che lo scrittore britannico aveva deciso di battezzarlo con il nome di un ornitologo. Non appariscente, quindi. Un uomo con un volto e un fisico normali. Che passa inosservato, o quasi, come si conviene a un agente segreto. Più simile al primo attore che lo ha impersonificato, Sean Connery, che all’ultimo, Daniel Craig.
Ma adesso che anche Craig è uscito di scena, chi lo sostituirà? Qualcuno ha proposto una donna, del resto già intravista in No time to die. «È solo un numero», risponde Lashana Lynch a un esterrefatto Craig dopo che quest’ultimo è venuto a sapere che non è più lui 007, ma lei. Qualcun altro, invece, ha fatto il nome di un attore afro, Idris Elba, il quale però ha messo le cose in chiaro in un’intervista concessa a Gq: «Bond è talmente irreale che un pizzico di realismo ci sta bene, ma non cerchiamo di renderlo politicamente corretto. Credo che si debba rimanere fedeli alla propria essenza. Non bisogna cercare di assecondare i gusti del pubblico. Bisogna essere semplicemente Bond».
Non ci sarà quindi, almeno secondo Elba, alcun 007 afro. E neppure politicamente corretto. Anche perché non avrebbe senso. Il personaggio inventato da Fleming, infatti, è un bianco squisitamente britannico. Un uomo disposto a rischiare la pelle per la regina e per quel che resta dell’impero britannico. E il cui profilo, già nei primi film, è stato parecchio ammorbidito. Su Bond, infatti, Fleming ha riversato tutto sé stesso. Le proprie paure, le proprie passioni. E pure le proprie perversioni. Nei libri è addirittura un sadico, proprio come il suo inventore. Indossa vestiti su misura, realizzati dai migliori sarti di Londra. Beve il Vesper Martini in onore della donna che ha amato, Vesper Lynd appunto, e che gli è stata strappata («la puttana è morta», dirà alla fine di Casinò royale, mentre invece stava morendo dentro lui). Nei romanzi si parla di cocktail e di buon vino, ma non si fa mai riferimento alla birra, che pure appare in uno degli ultimi film, il già citato No time to die, ma solo per una questione di pubblicità (povero James, costretto a sorseggiare con la bottiglia verde in bella vista pur di campare). C’è tanto caviale su pane tostato e ideali ormai vecchi e sepolti. C’è un uomo che è ben lontano dalla figura del super eroe che emerge dai film. Soffre di accidia, si abbatte ed è ferito più volte. Viene addirittura spedito in un centro per disintossicarsi di tutto il cibo e i drink che ha nel corpo ed è costretto a bere strani intrugli dietetici. E infine, dopo essersi innamorato, pensa addirittura di smettere di fare l’agente segreto. Bond è tutto questo. Un personaggio della letteratura inglese del Dopoguerra. E ne conserva i dolori e le speranze. È figlio dei bombardamenti su Londra e della noia di Fleming, l’uomo che voleva essere James Bond.
Sbagliava il personaggio della Lynch a dire, in No time to die, che 007 è solo un numero. È un pezzo di storia britannica. Un brandello di Union Jack che si ostina a resistere, anche se rovinato dal tempo.
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Franco Prodi (Imagoeconomica)
Oppure quando, per fronteggiare alcune crisi degli anni Settanta, nonché l’abbandono del nucleare, si costruirono alcune centrali a policombustibile che, con semplici modifiche ai bruciatori, avrebbero potuto generare elettricità da questo o quel combustibile (gas naturale, petrolio, carbone), a seconda della convenienza, e poi, arrivò la sinistra e dispose ogni impedimento per l’uso del carbone? Scelte scriteriate che ogni tanto si fanno a casa nostra, direte. D’accordo sullo «scriteriate», un po’ meno su «ogni tanto», ché l’elenco è ben lungo. Ecco un altro esempio fresco di questi giorni: per misteriosi motivi la Regione Puglia sta smantellando un modernissimo sistema di radar che avrebbe giovato al monitoraggio degli eventi meteorologici. Il che è tanto più misterioso, posto che quelli che stanno commettendo il delitto sono gli stessi che piangono perché non si fa abbastanza per contrastare quegli eventi. Quei radar li aveva predisposti il professor Franco Prodi.
Professor Prodi, alla Regione Puglia stanno rottamando alcuni radar di avanzato livello tecnologico che lei stesso aveva voluto. È così?
«Sì, è così. La fisica dell’Atmosfera è centrale nel sistema clima, ma studia anche il meteo e i sistemi di precipitazione. Lo strumento principale della ricerca sperimentale è il radar meteorologico. Era il 2010 quando preparavo un progetto in risposta ad un bando della Regione Puglia su fondi europei. Il progetto si chiamava “Rivona. Rischi per il volo e nowcasting aeroportuale”, e risultò vincitore del bando. Tra il 2012 e il 2014, realizzammo quanto il progetto prometteva: installazione di due radar meteorologici di avanzate caratteristiche, collocati a distanza ottimale dall’aeroporto di Brindisi (a Torchiarolo e a Mesagne), su direzioni a 90 gradi fra loro, multiparametrici, Doppler e sincronizzabili».
Cosa ci facevate con quei radar?
«Per esempio, col radar basato in Torchiarolo studiammo i temporali e i sistemi precipitanti, e presentammo interessanti risultati alle conferenze di radarmeteorologia a Breckenridge (Colorado) e a Norman (Oklahoma)».
Per quanto tempo sono stati utilizzati?
«Non per molto. Per ragioni misteriose, sebbene fino al 2010 io avessi diretto l’Isac (Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima) del Cnr, decisero di assegnare quelle apparecchiature radar ai ricercatori della sezione di Roma dell’Isac, fino ad allora totalmente estranei al progetto stesso. Purtroppo, questi si rivelarono presto incapaci di gestire quelle strumentazioni - e non posso dargliene una colpa, visto che non l’avevano progettato loro - tanto che dalla data del loro coinvolgimento dal radar di Torchiarolo non uscì più alcuna immagine».
E l’altro radar, quello di Mesagne?
«Sebbene noi lo avessimo consegnato completato, esso non fu mai neanche attivato, per la stessa ragione per la quale l’altro fu messo da parte».
Le conseguenze?
«Anche se il mio gruppo aveva disegnato specificatamente il progetto per la sicurezza dei voli, quei radar e i metodi della radarmeteorologia avrebbero avuto ricadute benefiche importanti in tutti gli altri settori, nella gestione dei rischi meteorologici (alluvioni, temporali distruttivi e grandine), in agricoltura per l’irrigazione, nella gestione dei bacini idroelettrici, nel traffico terrestre, marittimo e ferroviario».
E oggi cosa sta succedendo?
«Un fatto gravissimo. Utilizzando fondi del Pnrr, la Regione Puglia, attraverso la cessione in comodato dell’area di Torchiarolo, sta consentendo l’installazione, da parte della Protezione civile regionale, di un radar di caratteristiche inferiori al radar esistente. Sembrerebbe per restare nei tempi di scadenza (fine giugno) previsti per l’utilizzo di quei fondi Pnrr. In pratica, pur di spendere denaro pubblico disponibile, si sta ignorando che attrezzatura migliore di quella che si vorrebbe installare nuova esiste già».
Ma non avrebbero potuto installare il nuovo radar in altra zona e continuare a beneficiare di quelli più avanzati che esistono già?
«Esatto. Il radar della Protezione civile potrebbe tuttora essere installato in altra località. Una adatta potrebbe essere Grottaglie: la Regione avrebbe tre radar e non commetterebbe il delitto di rottamarne due che sono di grande valore tecnico-scientifico».
Da quel che capisco, chi li ha avuti in carico non sembra sappia usarli. Ma i proprietari dei radar avanzati non hanno battuto ciglio?
«Il proprietario è il Cnr, ma a quanto pare la direzione Isac-Cnr ha preferito subire l’umiliazione. Ed è un’umiliazione alla scienza in generale, cosa cui ormai siamo abituati da quando i decisori politici, soprattutto quelli locali brillano di insipienza. Pensi che hanno venduto la cosa all’opinione pubblica come un miglioramento del progetto che stanno smantellando».
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Ecco #DimmiLaVerità del 10 giugno 2026. La capogruppo di Fdi in Commissione Covid Alice Buonguerrieri rivela gli ultimi clamorosi sviluppi emersi dalle audizioni.