Edmondo Cirielli: «Siamo in trattativa per comprare gas da un nuovo partner»
«Siamo in trattativa per aprire un nuovo importante canale di approvvigionamento per il gas, nel nome della sicurezza energetica italiana». Edmondo Cirielli, viceministro agli Esteri in quota Fratelli d’Italia, affronta tutti i temi sul tavolo, dalla crisi internazionale ai dolori post referendum. «Era una buona riforma, ma andava spiegata meglio. L’idea di andare a votare non ha fondamento». E sulla polemica riguardante l’incontro con l’ambasciatore russo: «Qualcuno si comporta in modo codardo parlando alle spalle, ma tutti riconoscono che ho agito bene».
La crisi in Iran sembra inasprirsi, l’inflazione rialza la testa guidata dai rincari energetici. Si va verso il caos?
«Tutti stiamo sperando in una de-escalation. Ma è difficile capire quanto la componente fanatica si stia indebolendo rispetto a quella pragmatica. L’obiettivo è una chiusura e un superamento rapido del conflitto».
Nel frattempo, in Italia la maggioranza fa i conti con la sconfitta referendaria, e si parla di una «fase due» dell’esecutivo. Quale sarà il vessillo politico di questo nuovo corso?
«Io, più di che di fase due, parlerei di continuazione della fase uno. Ora più che mai c’è bisogno di stabilità, per continuare a portare avanti la nostra azione di governo, sia in Italia che all’estero. Giorgia Meloni e Antonio Tajani hanno svolto una grandissima azione diplomatica, tesa a sostenere le nostre esportazioni. E sicuramente bisognerà ripartire dall’economia».
Romperete le regole europee per affrontare il caro bollette? Discuterete della riapertura delle forniture di gas russo?
«Quella russa è una partita molto delicata. L’Italia deve muoversi con intelligenza e intraprendenza, ma all’interno dell’Unione europea. La Meloni è stata in visita in Algeria con successo: adesso non è strettamente necessario ricorrere al petrolio o al gas russo».
L’Italia sta cercando nuovi flussi di gas, dovesse Hormuz restare chiuso a lungo?
«Le alternative le abbiamo già messe in piedi. C’è anche una trattativa importante in corso, riguardante un Paese che per ora non posso nominare, nell’interesse dell’Italia e della sicurezza energetica. Abbiamo lavorato benissimo con l’Algeria e con l’Azerbaigian. Quando altri Paesi avevano rapporti pessimi con Baku per via della questione armena, abbiamo lavorato per la pace, conquistando un ruolo importante nel raggiungimento di quell’accordo».
Il suo incontro con l’ambasciatore russo Paramonov ha destato molto scalpore. L’opposizione ha chiesto le sue dimissioni.
«L’incontro con l’ambasciatore russo non è mai stato un caso reale all’interno del partito. Nessuno mi ha detto che ho sbagliato; anzi, tutti hanno riconosciuto che ho agito bene».
Qualcuno dice che, per via di quell’incontro, nelle ultime ore anche lei ha rischiato la poltrona. È vero, o è «fuoco amico» contro di lei?
«Se qualcuno parla alle spalle con i giornalisti è un problema suo, non del partito. Certamente non sarò simpatico a tutti, anche perché sono uno con consenso, lunga esperienza politica, e con un certo percorso di studi, cosa che in politica non è normalissima».
E quindi?
«Che ci possa essere qualche invidioso è possibile: ma li perdono, li capisco. Resta il fatto che parlare di nascosto con i giornalisti è un comportamento un po’ codardo».
Tajani ha precisato che il suo incontro con l’ambasciatore russo è avvenuto alla luce del sole, e che questa polemica non ha senso. Ma cosa vi siete detti con Paramonov?
«Sono i russi ad averci chiesto un incontro. Io ho ribadito tutte le nostre critiche sull’intervento in Ucraina e su come hanno gestito la vicenda. Loro tiravano fuori il passato, hanno parlato del fallimento degli accordi di Minsk. Io gli ho risposto: non buttatela sul giuridico, avete fatto una guerra, e chi fa la guerra rinuncia al diritto. La conversazione è stata registrata, e tutto si è svolto in maniera trasparente».
Tra Italia e Russia c’è un canale di dialogo aperto?
«Sì, ed è importante. Se vuoi fare la pace, qualcuno deve pur parlare con le persone. È del tutto normale avere rapporti con gli ambasciatori accreditati. Ho incontrato uomini di governo dell’Iran, ho telefonato a personalità importanti del Venezuela».
Tornando in Italia, ha sentito Daniela Santanchè? Perché questo «repulisti» nella maggioranza?
«È stata una mossa basata su valutazioni che il premier aveva già espresso in precedenza, prima del voto. E l’idea era abbastanza condivisa. Mi sembra che Santanchè, Delmastro e Bartolozzi abbiano capito».
Perché non si è intervenuti prima del referendum?
«Forse si è valutato di non procedere prima per non influenzare il voto. Io stimo tutte e tre le persone in questione, ma mi sembra che abbiano concordato con il premier questo percorso: dunque lo considero un incidente chiuso».
Qual è stato l’errore più grande commesso in questa campagna referendaria?
«La sinistra ha diffuso falsità, che a lungo andare sono diventate mezze verità. Forse abbiamo sottovalutato la situazione, anche se fin da gennaio, nella direzione nazionale, avevo paventato questo rischio: pensavamo che certe bugie non avrebbero condizionato l’elettorato. Così non è stato».
Eccessiva politicizzazione?
«Non dovevamo cadere nella provocazione: la sinistra avrebbe cercato di buttarla in caciara proprio perché non aveva argomenti di merito, e puntava allo scontro contro il governo. Giorgia Meloni inizialmente non è scesa subito in campo, però poi lo ha fatto, con i toni giusti. Probabilmente, se tutti avessero condotto la campagna come lei sin dall’inizio, sarebbe andata diversamente».
Cause esterne?
«Probabilmente anche la tensione legata al conflitto in Medio Oriente ha creato qualche preoccupazione nell’elettorato. Una cosa è certa, guardando ai flussi elettorali: non è una sconfitta del governo. È una sconfitta ristretta al tema della giustizia, perché i nostri elettori non hanno capito la riforma. E non l’hanno capita perché l’abbiamo spiegata male».
Un’Italia spaccata?
«Sì, il dato vero che emerge è che esiste una spaccatura nella società. Tendenzialmente metà della popolazione era determinata a cambiare le cose, e ha votato Sì. Anche le opposizioni non dovrebbero ignorare questa metà del Paese, tanto più che molta gente di sinistra ha votato a favore».
I magistrati a Napoli intonano «Bella Ciao».
«Sentire i cori contro il premier e contro il sostituto procuratore Imparato, è stata una grande delusione. Sono un ufficiale dei Carabinieri, mio fratello indossa la toga, e ho una considerazione straordinaria nei confronti della magistratura. Ma quelle immagini fanno malissimo».
Teme vendette della magistratura nei confronti della classe di governo?
«Non più di tanto. Come è accaduto in passato, c’è qualche magistrato ideologizzato e politicizzato; quelli che lo erano prima, lo sono anche adesso. Chi abusa del proprio potere continuerà a farlo. Credo però che la stragrande maggioranza dei magistrati continuerà a fare il proprio lavoro con serietà e onestà».
Qualcuno nella maggioranza preferirebbe andare a votare.
«Sono voci che non ho sentito. E non mi sembrano fondate. Io credo che il governo stia facendo bene, soprattutto in materia di economia, lavoro, fisco e stabilità finanziaria, e ci stiamo muovendo bene all’estero, nonostante una situazione davvero complicata».
Dunque?
«Non dobbiamo piangerci addosso: abbiamo governato bene e non abbiamo niente di cui vergognarci. I governi di sinistra che ci hanno preceduto hanno accumulato 1.500 miliardi di nuovi debiti, da Monti fino all’arrivo di Giorgia Meloni. Noi invece stiamo risanando, abbiamo migliorato lo spread, abbiamo fatto cose straordinarie. Non riconoscerlo solo perché c’è stata una battuta d’arresto, sarebbe sbagliato. La riforma era giusta: io la rivendico».
Le riforme finiranno nel cassetto, per evitare altre delusioni?
«Al contrario, le riforme importanti vanno portate avanti. La giustizia riguarda tutti. E occorre cambiare la legge elettorale, anche ascoltando l’opposizione, con chiarezza».
Francamente, è difficile riesumare il premierato, vista la situazione.
«Sapevamo già che il premierato non sarebbe stato varato in questa legislatura. Adesso abbiamo davanti solo un anno e mezzo: mi sembra veramente improbabile».
È rimasto deluso dal voto in Campania?
«A parte Napoli e provincia, dove c’è stato un voto molto netto, nel resto della Campania il risultato è finito più o meno uno o due punti sotto la media nazionale. Nelle grandi aree metropolitane qualcosa non ha funzionato e bisognerà valutarlo attentamente dal punto di vista politico».





