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2023-11-06
L’inflazione non ferma il boom del turismo
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Frena più il maltempo che l’inflazione. Il rincaro dei prezzi non è un ostacolo al turismo che si conferma la voce più brillante del bilancio pubblico. La festa di Ognissanti che quest’anno è capitata a metà settimana ha creato la situazione del doppio ponte ed è stata una sorta di prova generale per l’Immacolata di dicembre e le festività natalizie. Le città si sono svuotate di residenti e sono tornate a riempirsi di turisti, non solo stranieri.
Le stime di Federturismo - Confindustria parlano di oltre 7,5 milioni di italiani che hanno approfittato del ponte contro i 7 milioni previsti dalla stessa federazione lo scorso anno. Le mete sono come ormai accade da dopo il Covid, quelle di prossimità, tra città d’arte, borghi, mercatini e terme. Gli alloggi preferiti, della durata di circa due notti, sono preferibilmente presso parenti e amici, una soluzione per conciliare il risparmio con la voglia di spostarsi. Protagoniste sono le città d’arte a cominciare da Roma, dove il tasso d’occupazione avrebbe superato ampiamente l’80%, seguita da Firenze e Milano. Il meteo è stato un disincentivo per molti ma le mete disdette dagli italiani sono state comunque riempite dagli stranieri, soprattutto americani, inglesi e francesi, che avevano già prenotato e che comunque non si lasciano fermare dal maltempo.
Più ottimistiche le previsioni di Federalberghi con circa 8,4 milioni di italiani in viaggio, nella seconda parte del ponte, tra mercoledì e domenica, e un business di circa 3,8 miliardi di euro. Anche gli albergatori confermano che la stragrande maggioranza continua a preferire l’Italia e non si allontana dalla regione di residenza. Le mete più gettonate sono sempre quelle marine (29,1%) specie nel Centro-sud risparmiato dalle piogge torrenziali che hanno interessato soprattutto il Nord. Tra le preferenze (21,5% degli italiani) anche i luoghi di montagna, nonostante il meteo sfavorevole. Solo il 10% ha varcato il confine diretto verso le capitali estere.
La situazione internazionale ha condizionato le partenze verso l’area del Mar Rosso. Ma considerato che anche in Sicilia si continuano a fare i bagni, l’alternativa non è mancata per chi ama la spiaggia anche in inverno.
Per la Cna Turismo e Commercio, il ponte di Ognissanti con oltre 5 milioni di pernottamenti tra il 1° e il 5 novembre, ha avuto un risultato addirittura migliore del pre Covid, del 2019, considerato un anno record per il turismo.
Nel Mezzogiorno, dicono gli operatori, la festività non chiude più la stagione come accadeva in passato. Ormai il mese di novembre rappresenta un unicum che mette in relazione l’estate con il periodo natalizio. Tanto che si può dire che la stagione inizia a Pasqua per concludersi all’Epifania. Gli altri 3 mesi sono poi necessari per gli interventi di manutenzione.
Non c’è solo l’arte a calamitare i turisti. Gli spostamenti sono incentivati anche dalle sagre d'autunno, dedicate alle specialità di stagione come castagne, funghi e tartufi oltre alle zucche, protagoniste di Halloween, che secondo Coldiretti, attirano l’interesse di 7 italiani su 10 tra chi va in vacanza e chi ne approfitta per una gita fuori porta.
Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, è soddisfatto a metà: «Resta per noi motivo di sconforto il fatto che nel 50,6% dei casi si è dovuto rinunciare al viaggio a causa del costo della vita».
Per Assoturismo ha giocato a sfavore più di tutto il maltempo che ha portato a 200.000 pernottamenti in meno rispetto all’anno corso. Eppure il pienone al Nord c’è stato: il Piemonte ha conquistato il primo posto con il 75% delle prenotazioni, seguito da Veneto ed Emilia-Romagna entrambe con il 72% delle richieste, dalla Lombardia (71%), dal Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia con il 70% di occupazione delle camere ed infine dalla Liguria con il 57%. «Questo ponte conferma la vitalità del settore turistico, soprattutto grazie ai flussi di visitatori stranieri, in forte aumento in autunno soprattutto nelle città d'arte», commenta Vittorio Messina, Presidente di Assoturismo Confesercenti che sottolinea anche l’esigenza di riflettere sul cambiamento climatico: «Una valutazione delle conseguenze del clima anomalo sulle strategie dell’accoglienza turistica ormai non è più rinviabile».
Prime prenotazioni anche per la montagna guardando più al meteo che ai costi. La stagione sciistica è alle porte e già si vedono i primi rincari. Secondo i dati dell’Osservatorio Skipass Panorama Turismo, gli aumenti medi viaggiano intorno all’8% ma in alcuni comprensori si arriva anche al +25% rispetto alla passata stagione. A pagare il prezzo più salato sono gli ingressi giornalieri per i costi legati alle bollette e alla manutenzione delle strutture quali seggiovie, funivie e impianti in quota. Tra le destinazioni di maggior richiamo c’è il Trentino Alto Adige: un ingresso giornaliero nel complesso Superski Dolomiti a Castelletto in provincia di Bolzano costa 80, a Madonna di Campiglio varia da 72 a 70 euro. Aumento sensibili anche nel Nord Ovest a Courmayeur e La Thuille. Unica eccezione il Corno alle Scale , sull’Appennino tosco-emiliano, che ha deciso di bloccare le tariffe. Per gli abbonamenti stagionali in Valle d’Aosta le tariffe dal 14 ottobre al 5 maggio prossimo, sono aumentate di 84 euro rispetto allo scorso anno, a 1.370 euro. Per un buon maestro di sci, le tariffe orarie aumenteranno del 15%. Gli albergatori però temono che le prenotazioni siano influenzate più dalle scarse precipitazioni nevose che dai rincari.
Gli albergatori: «Numeri perfino sottostimati: da aggiungere i dati di B&B»
«Stiamo chiudendo la migliore stagione di sempre. Nei primi mesi dell’anno c’è stato un lieve calo degli italiani causato dai rincari energetici e dei mutui ma compensato dalle presenze straniere. Queste continuano anche ora grazie al prolungamento della stagione calda». Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi di Roma è soddisfatto. Il turismo del ponte di Ognissanti «è andato bene, in linea con quello dello scorso anno» e cominciano ad arrivare le prenotazioni per l’Immacolata e «qualcuna anche per le feste natalizie nonostante ormai l’abitudine sia il last minute. A Natale attendiamo soprattutto stranieri. Gli italiani si muovono di solito per Capodanno». In questi giorni nella Capitale il clima è ancora da fine estate e per le strade del centro storico è un via vai di trolley come in alta stagione. Ma fare una stima del numero dei turisti, secondo Roscioli, è quasi impossibile perché i dati rischiano di essere inferiori alla realtà. «Federalberghi ha le sue stime ma fotografano una parte della situazione. Restano fuori le presenze nei b&b e nelle case vacanza che non si riescono a quantificare. Non ci sono rilevazioni, il nero è prevalente». Roscioli è scettico sull’efficacia del Codice Identificativo Nazionale attraverso il quale si dovrebbero tracciare i contribuenti che danno in affitto i propri appartamenti. «Siccome è tutto basato sull’autocertificazione per cui il proprietario comunica alle piattaforme il numero identificativo dell’immobile può anche indicarne uno falso. Non sarà certo la piattaforma a fare una verifica come pure il prelievo della cedolare secca non è così automatico che finisca tutto al fisco. Le varie piattaforme potrebbero tenersene un parte approfittando che non sono possibili controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate dal momento che tali multinazionali hanno la sede fiscale all’estero». E dice che basta dare uno sguardo a uno dei più gettonati portali per locazioni brevi per rendersi conto che il meccanismo è fatto apposta per favorire l’illegalità. «Per gli appartamenti è indicata la zona ma non viene mai fornito l’indirizzo, come mai?».
Il vertice di Enit: «Ormai si trovano soluzioni per tutte le tasche, anche in alta stagione»
«L’inflazione non ostacola i viaggi degli italiani. L’offerta è talmente ampia e variegata che ce n’è per tutte le tasche. Stanno già arrivando le prenotazioni per Natale e Capodanno, c’è un bel movimento, i numeri continuano ad essere importanti, sia per gli arrivi degli stranieri sia per gli spostamenti dei connazionali». Ivana Jelinic, amministratore delegato di Enit, l’Agenzia nazionale del turismo, fortemente voluta dal ministro Daniela Santanchè, è soddisfatta dell’andamento del turismo. Sottolinea che si sta affermando il concetto della destagionalizzazione, favorito dal clima del tutto eccezionale in questo periodo dell’anno che «ha incoraggiato la voglia di Italia». I ponti sono da sempre l’occasione per spezzare la routine dell’anno lavorativo, spiega, e «il portafoglio non è più un elemento discriminante per i viaggi. L’inflazione, come è dimostrato dai numeri, non ha affatto diminuito gli spostamenti. Ormai si trovano soluzioni per tutte le disponibilità, in qualsiasi momento dell’anno». Quindi le statistiche sulle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese? «Ci sono sempre state, soltanto che mentre vent’anni fa viaggiare era un lusso, ora anche chi ha poche risorse può concedersi un paio di giorni, un ponte, per andare in una città d’arte o al mare magari vicino alla propria città. Il relax e il divertimento non è per pochi. Ci sono infinite possibilità e gli operatori del settore si sono moltiplicati».
In questo, il web ha rappresentato una evoluzione del viaggio, allargando la platea dei fruitori. L’antagonismo con le agenzie di viaggio, Jelinic non lo vede. «Non c’è più una divisione netta, anche le agenzie si servono del web e spesso forniscono le loro soluzioni online. La formula di andare fisicamente dall’agente non è esclusiva, riguarda che persone. L’agenzia fornisce un’assistenza anche online, specie in momenti di difficoltà e per eventuali inconvenienti, indispensabile per chi viaggia». E i voli? Sono diventati la voce più onerosa. «È un tema che va contestualizzato. Il settore, per anni, è stato drogato da proposte davvero fuori mercato, che hanno costruito l’idea di poter raggiungere qualsiasi destinazione, anche la più esclusiva e lontana, a pochissimo prezzo. Una situazione del genere non era sostenibile a lungo, è evidente, soprattutto con i rincari energetici. Questo non vuol dire che sono venute meno offerte vantaggiose. Ce ne sono in continuazione per risparmiare, anche nei periodi considerati di alta stagione, quindi perfino per Natale e Capodanno».
Una formula per chi ha budget limitato ma non vuole rinunciare ai soggiorni anche con un minimo di confort è quella del glamping. È una sorta del classico campeggio rivisitato in chiave moderna che offre servizi in stile resort. Ce ne sono per tutte le tasche, da quelli più spartani a quelli più raffinati. «L’offerta è talmente trasversale che davvero la vacanza è per tutti».
Gli esercenti delle funivie: «Il nostro solo timore è che manchi la neve»
«Per Natale e Capodanno, è quasi tutto pieno. È un periodo che da solo fa il 30% della stagione. Le prenotazioni arrivano fino a febbraio. La nostra preoccupazione è che ci sia neve ma anche se il meteo non dovesse aiutarci, siamo pronti con quella artificiale, di sicuro non ci fermiamo». Valeria Ghezzi, presidente dell’Anef, l’Associazione degli esercenti delle funivie, è ottimista. La stagione invernale si prospetta buona. Certo preoccupa la crisi internazionale per le ripercussioni che potrebbe avere sui costi energetici e qualche timore c’è anche per la recessione in Germania. «I tedeschi sono grandi estimatori delle località sciistiche dell’arco alpino ma rischiamo di vederne meno dell’anno scorso. La fascia alta continuerà a frequentare le località di grande richiamo ma il ceto medio tedesco forse prenoterà tra fine gennaio e febbraio» dice Ghezzi che però confida nella maggiore presenza di turisti dell’Est Europa e di francesi. «I conti li faremo a fine stagione ma ora registriamo un grande interesse per la montagna e per lo sci».
E l’inflazione, l’aumento dei prezzi? Ghezzi non ne parla come di un problema primario. «L’inflazione c’è fino a un certo punto. Leggo grandi titoli sui rincari degli impianti ma poi se si esaminano i listini ci si accorge che ci sono stati ritocchi contenuti. Il Superski costa il 7% in più ma se si compra online c’è uno sconto del 5% quindi è come se fosse aumentato del 2%. Non parliamo di grandi percentuali». E le statistiche delle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, della fatica a pagare il mutuo? «Si possono scegliere mete meno gettonate ma ugualmente interessanti come offerta paesaggistica e sciistica e poi escludendo il periodo tra Natale e Capodanno non mancano le offerte e le promozioni. Inoltre chi fa parte di uno sci club ha sempre sconti. Anche il Black Friday è ricco ogni anno di proposte che fanno risparmiare. E poi gli italiani sanno come muoversi per conciliare il piacere con il portafoglio». Insomma il tema non è quello delle disponibilità economiche, fa capire Ghezzi, quanto il meteo e la situazione internazionale che «“se dovesse peggiorare, rischia di portare altre tensioni sui prezzi energetici». E in montagna di energia se ne consuma molta tra riscaldamento, impianti di risalita e l’innevamento artificiale. Quanto alle presenze straniere, la presidente dell’Anef non ha dubbi: «L’Italia continua ad essere concorrenziale. Austria e Svizzera sono più care e poi conta anche la gastronomia sulla quale siamo vincenti».
Il problema neve si pone sull’Appennino dove l’assenza di precipitazioni nevose e le alte temperature che impediscono di produrla possono essere considerate come una calamità naturale per le imprese impiantistiche e pongono problemi che riguardano tutta la filiera. Con le piste chiuse anche il sistema ricettivo e delle professionalità legate al mondo della montagna non lavora. Per questo le località, negli ultimi anni, si sono mosse per diversificare l’offerta e per ampliarla puntando alla destagionalizzazione. La conferma è nel ponte di Ognissanti che anche senza un fiocco di neve ha registrato comune sugli Appennini presenze interessanti.
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Con 5 milioni di pernottamenti il ponte di Ognissanti ha fatto meglio del 2019, l’anno dei record. E per Natale e Capodanno nelle località sciistiche è già quasi tutto esaurito.Gli albergatori: «Numeri perfino sottostimati: da aggiungere i dati di B&B».Il vertice di Enit: «Ormai si trovano soluzioni per tutte le tasche, anche in alta stagione».Gli esercenti delle funivie: «Il nostro solo timore è che manchi la neve».Lo speciale contiene quattro articoli.Frena più il maltempo che l’inflazione. Il rincaro dei prezzi non è un ostacolo al turismo che si conferma la voce più brillante del bilancio pubblico. La festa di Ognissanti che quest’anno è capitata a metà settimana ha creato la situazione del doppio ponte ed è stata una sorta di prova generale per l’Immacolata di dicembre e le festività natalizie. Le città si sono svuotate di residenti e sono tornate a riempirsi di turisti, non solo stranieri. Le stime di Federturismo - Confindustria parlano di oltre 7,5 milioni di italiani che hanno approfittato del ponte contro i 7 milioni previsti dalla stessa federazione lo scorso anno. Le mete sono come ormai accade da dopo il Covid, quelle di prossimità, tra città d’arte, borghi, mercatini e terme. Gli alloggi preferiti, della durata di circa due notti, sono preferibilmente presso parenti e amici, una soluzione per conciliare il risparmio con la voglia di spostarsi. Protagoniste sono le città d’arte a cominciare da Roma, dove il tasso d’occupazione avrebbe superato ampiamente l’80%, seguita da Firenze e Milano. Il meteo è stato un disincentivo per molti ma le mete disdette dagli italiani sono state comunque riempite dagli stranieri, soprattutto americani, inglesi e francesi, che avevano già prenotato e che comunque non si lasciano fermare dal maltempo.Più ottimistiche le previsioni di Federalberghi con circa 8,4 milioni di italiani in viaggio, nella seconda parte del ponte, tra mercoledì e domenica, e un business di circa 3,8 miliardi di euro. Anche gli albergatori confermano che la stragrande maggioranza continua a preferire l’Italia e non si allontana dalla regione di residenza. Le mete più gettonate sono sempre quelle marine (29,1%) specie nel Centro-sud risparmiato dalle piogge torrenziali che hanno interessato soprattutto il Nord. Tra le preferenze (21,5% degli italiani) anche i luoghi di montagna, nonostante il meteo sfavorevole. Solo il 10% ha varcato il confine diretto verso le capitali estere.La situazione internazionale ha condizionato le partenze verso l’area del Mar Rosso. Ma considerato che anche in Sicilia si continuano a fare i bagni, l’alternativa non è mancata per chi ama la spiaggia anche in inverno. Per la Cna Turismo e Commercio, il ponte di Ognissanti con oltre 5 milioni di pernottamenti tra il 1° e il 5 novembre, ha avuto un risultato addirittura migliore del pre Covid, del 2019, considerato un anno record per il turismo. Nel Mezzogiorno, dicono gli operatori, la festività non chiude più la stagione come accadeva in passato. Ormai il mese di novembre rappresenta un unicum che mette in relazione l’estate con il periodo natalizio. Tanto che si può dire che la stagione inizia a Pasqua per concludersi all’Epifania. Gli altri 3 mesi sono poi necessari per gli interventi di manutenzione.Non c’è solo l’arte a calamitare i turisti. Gli spostamenti sono incentivati anche dalle sagre d'autunno, dedicate alle specialità di stagione come castagne, funghi e tartufi oltre alle zucche, protagoniste di Halloween, che secondo Coldiretti, attirano l’interesse di 7 italiani su 10 tra chi va in vacanza e chi ne approfitta per una gita fuori porta. Il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, è soddisfatto a metà: «Resta per noi motivo di sconforto il fatto che nel 50,6% dei casi si è dovuto rinunciare al viaggio a causa del costo della vita».Per Assoturismo ha giocato a sfavore più di tutto il maltempo che ha portato a 200.000 pernottamenti in meno rispetto all’anno corso. Eppure il pienone al Nord c’è stato: il Piemonte ha conquistato il primo posto con il 75% delle prenotazioni, seguito da Veneto ed Emilia-Romagna entrambe con il 72% delle richieste, dalla Lombardia (71%), dal Trentino-Alto Adige e Friuli Venezia Giulia con il 70% di occupazione delle camere ed infine dalla Liguria con il 57%. «Questo ponte conferma la vitalità del settore turistico, soprattutto grazie ai flussi di visitatori stranieri, in forte aumento in autunno soprattutto nelle città d'arte», commenta Vittorio Messina, Presidente di Assoturismo Confesercenti che sottolinea anche l’esigenza di riflettere sul cambiamento climatico: «Una valutazione delle conseguenze del clima anomalo sulle strategie dell’accoglienza turistica ormai non è più rinviabile».Prime prenotazioni anche per la montagna guardando più al meteo che ai costi. La stagione sciistica è alle porte e già si vedono i primi rincari. Secondo i dati dell’Osservatorio Skipass Panorama Turismo, gli aumenti medi viaggiano intorno all’8% ma in alcuni comprensori si arriva anche al +25% rispetto alla passata stagione. A pagare il prezzo più salato sono gli ingressi giornalieri per i costi legati alle bollette e alla manutenzione delle strutture quali seggiovie, funivie e impianti in quota. Tra le destinazioni di maggior richiamo c’è il Trentino Alto Adige: un ingresso giornaliero nel complesso Superski Dolomiti a Castelletto in provincia di Bolzano costa 80, a Madonna di Campiglio varia da 72 a 70 euro. Aumento sensibili anche nel Nord Ovest a Courmayeur e La Thuille. Unica eccezione il Corno alle Scale , sull’Appennino tosco-emiliano, che ha deciso di bloccare le tariffe. Per gli abbonamenti stagionali in Valle d’Aosta le tariffe dal 14 ottobre al 5 maggio prossimo, sono aumentate di 84 euro rispetto allo scorso anno, a 1.370 euro. Per un buon maestro di sci, le tariffe orarie aumenteranno del 15%. Gli albergatori però temono che le prenotazioni siano influenzate più dalle scarse precipitazioni nevose che dai rincari.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/inflazione-non-ferma-boom-turismo-2666161093.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="gli-albergatori-numeri-perfino-sottostimati-da-aggiungere-i-dati-di-bb" data-post-id="2666161093" data-published-at="1699272515" data-use-pagination="False"> Gli albergatori: «Numeri perfino sottostimati: da aggiungere i dati di B&B» «Stiamo chiudendo la migliore stagione di sempre. Nei primi mesi dell’anno c’è stato un lieve calo degli italiani causato dai rincari energetici e dei mutui ma compensato dalle presenze straniere. Queste continuano anche ora grazie al prolungamento della stagione calda». Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi di Roma è soddisfatto. Il turismo del ponte di Ognissanti «è andato bene, in linea con quello dello scorso anno» e cominciano ad arrivare le prenotazioni per l’Immacolata e «qualcuna anche per le feste natalizie nonostante ormai l’abitudine sia il last minute. A Natale attendiamo soprattutto stranieri. Gli italiani si muovono di solito per Capodanno». In questi giorni nella Capitale il clima è ancora da fine estate e per le strade del centro storico è un via vai di trolley come in alta stagione. Ma fare una stima del numero dei turisti, secondo Roscioli, è quasi impossibile perché i dati rischiano di essere inferiori alla realtà. «Federalberghi ha le sue stime ma fotografano una parte della situazione. Restano fuori le presenze nei b&b e nelle case vacanza che non si riescono a quantificare. Non ci sono rilevazioni, il nero è prevalente». Roscioli è scettico sull’efficacia del Codice Identificativo Nazionale attraverso il quale si dovrebbero tracciare i contribuenti che danno in affitto i propri appartamenti. «Siccome è tutto basato sull’autocertificazione per cui il proprietario comunica alle piattaforme il numero identificativo dell’immobile può anche indicarne uno falso. Non sarà certo la piattaforma a fare una verifica come pure il prelievo della cedolare secca non è così automatico che finisca tutto al fisco. Le varie piattaforme potrebbero tenersene un parte approfittando che non sono possibili controlli da parte dell’Agenzia delle Entrate dal momento che tali multinazionali hanno la sede fiscale all’estero». E dice che basta dare uno sguardo a uno dei più gettonati portali per locazioni brevi per rendersi conto che il meccanismo è fatto apposta per favorire l’illegalità. «Per gli appartamenti è indicata la zona ma non viene mai fornito l’indirizzo, come mai?». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/inflazione-non-ferma-boom-turismo-2666161093.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="il-vertice-di-enit-ormai-si-trovano-soluzioni-per-tutte-le-tasche-anche-in-alta-stagione" data-post-id="2666161093" data-published-at="1699272515" data-use-pagination="False"> Il vertice di Enit: «Ormai si trovano soluzioni per tutte le tasche, anche in alta stagione» «L’inflazione non ostacola i viaggi degli italiani. L’offerta è talmente ampia e variegata che ce n’è per tutte le tasche. Stanno già arrivando le prenotazioni per Natale e Capodanno, c’è un bel movimento, i numeri continuano ad essere importanti, sia per gli arrivi degli stranieri sia per gli spostamenti dei connazionali». Ivana Jelinic, amministratore delegato di Enit, l’Agenzia nazionale del turismo, fortemente voluta dal ministro Daniela Santanchè, è soddisfatta dell’andamento del turismo. Sottolinea che si sta affermando il concetto della destagionalizzazione, favorito dal clima del tutto eccezionale in questo periodo dell’anno che «ha incoraggiato la voglia di Italia». I ponti sono da sempre l’occasione per spezzare la routine dell’anno lavorativo, spiega, e «il portafoglio non è più un elemento discriminante per i viaggi. L’inflazione, come è dimostrato dai numeri, non ha affatto diminuito gli spostamenti. Ormai si trovano soluzioni per tutte le disponibilità, in qualsiasi momento dell’anno». Quindi le statistiche sulle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese? «Ci sono sempre state, soltanto che mentre vent’anni fa viaggiare era un lusso, ora anche chi ha poche risorse può concedersi un paio di giorni, un ponte, per andare in una città d’arte o al mare magari vicino alla propria città. Il relax e il divertimento non è per pochi. Ci sono infinite possibilità e gli operatori del settore si sono moltiplicati». In questo, il web ha rappresentato una evoluzione del viaggio, allargando la platea dei fruitori. L’antagonismo con le agenzie di viaggio, Jelinic non lo vede. «Non c’è più una divisione netta, anche le agenzie si servono del web e spesso forniscono le loro soluzioni online. La formula di andare fisicamente dall’agente non è esclusiva, riguarda che persone. L’agenzia fornisce un’assistenza anche online, specie in momenti di difficoltà e per eventuali inconvenienti, indispensabile per chi viaggia». E i voli? Sono diventati la voce più onerosa. «È un tema che va contestualizzato. Il settore, per anni, è stato drogato da proposte davvero fuori mercato, che hanno costruito l’idea di poter raggiungere qualsiasi destinazione, anche la più esclusiva e lontana, a pochissimo prezzo. Una situazione del genere non era sostenibile a lungo, è evidente, soprattutto con i rincari energetici. Questo non vuol dire che sono venute meno offerte vantaggiose. Ce ne sono in continuazione per risparmiare, anche nei periodi considerati di alta stagione, quindi perfino per Natale e Capodanno». Una formula per chi ha budget limitato ma non vuole rinunciare ai soggiorni anche con un minimo di confort è quella del glamping. È una sorta del classico campeggio rivisitato in chiave moderna che offre servizi in stile resort. Ce ne sono per tutte le tasche, da quelli più spartani a quelli più raffinati. «L’offerta è talmente trasversale che davvero la vacanza è per tutti». <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/inflazione-non-ferma-boom-turismo-2666161093.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="gli-esercenti-delle-funivie-il-nostro-solo-timore-e-che-manchi-la-neve" data-post-id="2666161093" data-published-at="1699272515" data-use-pagination="False"> Gli esercenti delle funivie: «Il nostro solo timore è che manchi la neve» «Per Natale e Capodanno, è quasi tutto pieno. È un periodo che da solo fa il 30% della stagione. Le prenotazioni arrivano fino a febbraio. La nostra preoccupazione è che ci sia neve ma anche se il meteo non dovesse aiutarci, siamo pronti con quella artificiale, di sicuro non ci fermiamo». Valeria Ghezzi, presidente dell’Anef, l’Associazione degli esercenti delle funivie, è ottimista. La stagione invernale si prospetta buona. Certo preoccupa la crisi internazionale per le ripercussioni che potrebbe avere sui costi energetici e qualche timore c’è anche per la recessione in Germania. «I tedeschi sono grandi estimatori delle località sciistiche dell’arco alpino ma rischiamo di vederne meno dell’anno scorso. La fascia alta continuerà a frequentare le località di grande richiamo ma il ceto medio tedesco forse prenoterà tra fine gennaio e febbraio» dice Ghezzi che però confida nella maggiore presenza di turisti dell’Est Europa e di francesi. «I conti li faremo a fine stagione ma ora registriamo un grande interesse per la montagna e per lo sci». E l’inflazione, l’aumento dei prezzi? Ghezzi non ne parla come di un problema primario. «L’inflazione c’è fino a un certo punto. Leggo grandi titoli sui rincari degli impianti ma poi se si esaminano i listini ci si accorge che ci sono stati ritocchi contenuti. Il Superski costa il 7% in più ma se si compra online c’è uno sconto del 5% quindi è come se fosse aumentato del 2%. Non parliamo di grandi percentuali». E le statistiche delle famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, della fatica a pagare il mutuo? «Si possono scegliere mete meno gettonate ma ugualmente interessanti come offerta paesaggistica e sciistica e poi escludendo il periodo tra Natale e Capodanno non mancano le offerte e le promozioni. Inoltre chi fa parte di uno sci club ha sempre sconti. Anche il Black Friday è ricco ogni anno di proposte che fanno risparmiare. E poi gli italiani sanno come muoversi per conciliare il piacere con il portafoglio». Insomma il tema non è quello delle disponibilità economiche, fa capire Ghezzi, quanto il meteo e la situazione internazionale che «“se dovesse peggiorare, rischia di portare altre tensioni sui prezzi energetici». E in montagna di energia se ne consuma molta tra riscaldamento, impianti di risalita e l’innevamento artificiale. Quanto alle presenze straniere, la presidente dell’Anef non ha dubbi: «L’Italia continua ad essere concorrenziale. Austria e Svizzera sono più care e poi conta anche la gastronomia sulla quale siamo vincenti». Il problema neve si pone sull’Appennino dove l’assenza di precipitazioni nevose e le alte temperature che impediscono di produrla possono essere considerate come una calamità naturale per le imprese impiantistiche e pongono problemi che riguardano tutta la filiera. Con le piste chiuse anche il sistema ricettivo e delle professionalità legate al mondo della montagna non lavora. Per questo le località, negli ultimi anni, si sono mosse per diversificare l’offerta e per ampliarla puntando alla destagionalizzazione. La conferma è nel ponte di Ognissanti che anche senza un fiocco di neve ha registrato comune sugli Appennini presenze interessanti.
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La reazione di tanti è però ambigua, come è nella natura degli italiani, scaltri e navigati, e di chi ha uso di mondo. Bello in via di principio ma in pratica come si fa? Tecnicamente si può davvero lasciare loro lo smartphone ma col «parental control» che inibisce alcuni social, o ci saranno sotterfugi, scappatoie, nasceranno simil-social selvatici e dunque ancora più pericolosi, e saremo punto e daccapo? Giusto il provvedimento, bravi gli australiani ma come li tieni poi i ragazzi e le loro reazioni? E se poi scappa il suicidio, l’atto disperato, o il parricidio, il matricidio, del ragazzo imbestialito e privato del suo super-Io in display; se i ragazzi che sono fragili vengono traumatizzati dal divieto, i governi, le autorità non cominceranno a fare retromarcia, a inventarsi improbabili soluzioni graduali, a cominciare coi primi distinguo che poi vanificano il provvedimento? E poi, botta finale: è facile concepire queste norme restrittive quando non si hanno ragazzini in casa, o pretendere di educare gli educatori quando si è ben lontani da quelle gabbie feroci che sono le aule scolastiche! Provate a mettervi nei nostri panni prima di fare i Catoni da remoto!
Avete ragione su tutto, ma alla fine se volete tentare di guidare un po’ il futuro, se volete aiutare davvero i ragazzi, se volete dare e non solo subire la direzione del mondo, dovete provare a non assecondarli, a non rifugiarvi dietro il comodo fatalismo dei processi irreversibili, e dunque il fatalismo dei sì, perché sono assai più facili dei no. Ma qualcosa bisogna fare per impedire l’istupidimento in tenera età e in via di formazione degli uomini di domani. Abbiamo una responsabilità civile e sociale, morale e culturale, abbiamo dei doveri, non possiamo rassegnarci al feticcio del fatto compiuto. Abbiamo criticato per anni il pigro conformismo delle società arcaiche che ripetevano i luoghi comuni e le pratiche di vita semplicemente perché «si è fatto sempre così». E ora dovremmo adottare il conformismo altrettanto pigro, e spesso nocivo, delle società moderne e postmoderne con la scusa che «lo fanno tutti oggi, e non si può tornare indietro». Di questa decisione australiana io condivido lo spirito e la legge; ho solo un’inevitabile allergia per i divieti, ma in questi casi va superata, e un’altrettanto comprensibile diffidenza sull’efficacia e la durata del provvedimento, perché anche in Australia, perfino in Australia, si troveranno alla fine i modi per aggirare il divieto o per sostituire gli accessi con altri. Figuratevi da noi, a Furbilandia. Ma sono due perplessità ineliminabili che non rendono vano il provvedimento che resta invece necessario; semmai andrebbe solo perfezionato.
Il problema è la dipendenza dai social, e la trasformazione degli accessi in eccessi: troppe ore sui social, e questo vale anche per gli adulti e per i vecchi, un po’ come già succedeva con la televisione sempre accesa ma con un grado virale di attenzione e di interattività che rende lo smartphone più nocivo del già noto istupidimento da overdose televisiva.
Si perde la realtà, la vita vera, le relazioni e le amicizie, le esperienze della vita, l’esercizio dell’intelligenza applicata ai fatti e ai rapporti umani, si sterilizzano i sentimenti, si favorisce l’allergia alle letture e alle altre forme socio-culturali. È un mondo piccolo, assai più piccolo di quello descritto così vivacemente da Giovannino Guareschi, che era però pieno di umanità, di natura, di forti passioni e di un rapporto duro e verace con la vita, senza mediazioni e fughe; ma anche con il Padreterno e con i misteri della fede. Quel mondo iscatolato in una teca di vetro di nove per sedici centimetri è davvero piccolo anche se ha l’apparenza di portarti in giro per il mondo, e in tutti i tempi. Sono ipnotizzati dallo Strumento, che diventa il tabernacolo e la fonte di ogni luce e di ogni sapere, di ogni relazione e di ogni rivelazione; bisogna spezzare l’incantesimo, bisogna riprendere a vivere e bisogna saper farne a meno, per alcune ore del giorno.
La stupida Europa che bandisce culti, culture e coltivazioni per imporre norme, algoritmi ed espianti, dovrebbe per una volta esercitarsi in una direttiva veramente educativa: impegnarsi a far passare la legge australiana anche da noi, magari più circostanziata e contestualizzata. L’Europa può farlo, perché non risponde a nessun demos sovrano, a nessuna elezione; i governi nazionali temono troppo l’impopolarità, le opposizioni e la ritorsione dei ragazzi e dei loro famigliari in loro soccorso o perché li preferiscono ipnotizzati sul video così non richiedono attenzioni e premure e non fanno danni. Invece bisogna pur giocare la partita con la tecnologia, favorendo ciò che giova e scoraggiando ciò che nuoce, con occhio limpido e mente lucida, senza terrore e senza euforia.
Mi auguro anzi che qualcuno in grado di mutare i destini dei popoli, possa concepire una visione strategica complessiva in cui saper dosare in via preliminare libertà e limiti, benefici e sacrifici, piaceri e doveri, che poi ciascuno strada facendo gestirà per conto suo. E se qualcuno dirà che questo è un compito da Stato etico, risponderemo che l’assenza di limiti e di interesse per il bene comune, rende gli Stati inutili o dannosi, perché al servizio dei guastatori e dei peggiori o vigliaccamente neutri rispetto a ciò che fa bene e ciò che fa male. È difficile trovare un punto di equilibrio tra diritti e doveri, tra libertà e responsabilità, ma se gli Stati si arrendono a priori, si rivelano solo inutili e ingombranti carcasse. Per evitare lo Stato etico fondano lo Stato ebete, facile preda dei peggiori.
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Ecco #DimmiLaVerità dell'11 dicembre 2025. Con il nostro Fabio Amendolara commentiamo gli ultimi sviluppi del caso Garlasco.
L'amministratore delegato di SIMEST Regina Corradini D’Arienzo (Imagoeconomica)
SIMEST e la Indian Chamber of Commerce hanno firmato un Memorandum of Understanding per favorire progetti congiunti, scambio di informazioni e nuovi investimenti tra imprese italiane e indiane. L'ad di Simest Regina Corradini D’Arienzo: «Mercato chiave per il Made in Italy, rafforziamo il supporto alle aziende».
Nel quadro del Business Forum Italia-India, in corso a Mumbai, SIMEST e Indian Chamber of Commerce (ICC) hanno firmato un Memorandum of Understanding per consolidare la cooperazione economica tra i due Paesi e facilitare nuove opportunità di investimento bilaterale. La firma è avvenuta alla presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del ministro indiano del Commercio e dell’Industria Piyush Goyal.
A sottoscrivere l’accordo sono stati l’amministratore delegato di SIMEST, Regina Corradini D’Arienzo, e il direttore generale della ICC, Rajeev Singh. L’intesa punta a mettere in rete le imprese italiane e indiane, sviluppare iniziative comuni e favorire l’accesso ai rispettivi mercati. Tra gli obiettivi: promuovere progetti congiunti, sostenere gli investimenti delle aziende di entrambi i Paesi anche grazie agli strumenti finanziari messi a disposizione da SIMEST, facilitare lo scambio di informazioni e creare un network stabile tra le comunità imprenditoriali.
«L’accordo conferma la volontà di SIMEST di supportare gli investimenti delle imprese italiane in un mercato chiave come quello indiano, sostenendole con strumenti finanziari e know-how dedicato», ha dichiarato Corradini D’Arienzo. L’ad ha ricordato che l’India è tra i Paesi prioritari del Piano d’Azione per l’export della Farnesina e che nel 2025 SIMEST ha aperto un ufficio a Delhi e attivato una misura dedicata per favorire gli investimenti italiani nel Paese. Un tassello, ha aggiunto, che rientra nell’azione coordinata del «Sistema Italia» guidato dalla Farnesina insieme a CDP, ICE e SACE.
SIMEST, società del Gruppo CDP, sostiene la crescita internazionale delle imprese italiane – in particolare le PMI – lungo tutto il ciclo di espansione all’estero, attraverso export credit, finanziamenti agevolati, partecipazioni al capitale e investimenti in equity.
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