2021-12-16
Tra infermieri pagliacci e supereroi l’iniezione ai bambini rischia la farsa
La campagna per vaccinare i piccoli si caratterizza un po’ ovunque per grottesche iniziative di propaganda. I dubbi sulla necessità e la sicurezza delle inoculazioni restano, ma è vietato porli: meglio affidarsi ai fumetti.Tra Capitan Vaccino e supereroi de’ noantri, la brillante strategia pro inoculazione nei bambini sta allestendo i suoi show in tutta Italia. Oggi si parte, il Lazio ieri ha già somministrato le prime dosi allo Spallanzani. «Sono bambini tra i 6 e 9 anni e sono i primi cinque vaccinati in Italia», dichiarava raggiante l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato. «Sono molto soddisfatto. I nostri operatori si sono trasformati in clown per far vivere questo momento come una festa». Il farmaco anti Covid dovrebbe essere una cosa seria, ponderata al massimo nei grandi, figuriamoci nei più piccoli, quindi è del tutto ingiustificata questa atmosfera circense ma senza animali (le cavie in compenso non mancano). «Quello di idealizzare il siero come se fosse una pozione magica che trasforma in Avengers è un colossale imbroglio, una vera e propria truffa linguistica che continua sul registro per cui i vaccinati sono protetti, sono immunizzati, hanno uno scudo sanitario e blablabla», ha scritto Gianluigi Paragone. La Liguria spinge a vaccinare la fascia 5-11 anni con un fumetto che promette «il ritorno alla libertà» se porgi il braccino, in Sicilia si invita a recare i figlioletti negli hub perché così «rendi più forte il tuo bambino!», promettono i manifesti con Superman nostrani, una stellina gialla al posto della esse, scopiazzando l’idea della Pfizer di ringraziare i bimbi volontari nelle sperimentazioni con un video nel quale vengono definiti dai loro coetanei «personaggi dotati di poteri eccezionali». La Regione Lazio, che ieri ha vaccinato circa 300 piccoli in undici centri, ha pensato a un girotondo di bimbi e siringa tutti sorridenti perché «adesso sì che possiamo giocare liberamente!». Dopo la punturina, perfino un «attestato di coraggio» consegnato alle creature «per aver affrontato con forza e determinazione il vaccino e per aver dimostrato di essere un piccolo “grande eroe”». Tanto «la vaccinazione è sicura e sarà svolta da personale specializzato», garantiscono sul portale della Salute amministrata dal dem Nicola Zingaretti. Troppe rassicurazioni, quando i trial clinici sui bambini sono stati effettuali su pochissimi soggetti, meno di 2.000, appaiono decisamente fuori luogo. Anzi, preoccupano. Eppure è tutto un dare i numeri, un conteggio infinito delle prenotazioni già fatte da genitori che avrebbero capito che «il vaccino è sicuro e questa è la risposta», ha detto Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani. «Il Covid deve fare molta più paura», sostiene Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità e coordinatore del Cts, assertore della bontà del vaccino tra i 5 e gli 11 anni anche se in quella fascia «il rischio di sviluppare la malattia grave» accade «raramente». Come dire, teniamo i bambini in uno scafandro, perché non si infettino raccogliendo da terra pezzi di gomma da masticare, non scambino il lecca lecca con gli amichetti, non facciano capriole sul campetto da giochi sporco e altre porcheriole, piacevolissime a quell’età. L’immunità quando se la dovrebbero fare, sulla soglia dei settant’anni? «Faccio un appello a tutte le famiglie, alle mamme e ai papà dei bambini», ha proseguito imperterrito Locatelli. «Considerate la vaccinazione, sfruttate questa opportunità, parlate col vostro pediatra, vaccinate i vostri bambini. Fatelo per loro, dimostrate quanto bene volete ai vostri bambini conferendo loro il massimo della protezione possibile», contro Covid-19. Ci mancava l’appello a mostrare l’affetto portandoli a fare un vaccino inutile, visto che in quella fascia pediatrica il virus ha creato pochissimi problemi (solo a creature che già soffrivano di altre patologie), e forse dannoso. «Non c’è alcun vantaggio per i tuoi figli, o la tua famiglia, nel vaccinarli contro i piccoli rischi del virus dati i noti rischi per la salute provocati dal vaccino con cui potreste dover convivere, per il resto della loro vita», ha sostenuto lo scienziato Robert Malone, uno dei ricercatori che ha contribuito dagli anni Ottanta agli studi sulla tecnologia a mRna, durante un evento in live streaming in cui assieme ad altri medici ha ribadito che i bambini sani non dovrebbero essere vaccinati e dei rischi associati. Anzi, ha sottolineato, «la loro immunità dopo aver contratto il Covid, è fondamentale per salvare la tua famiglia, se non il mondo, da questa malattia». Una condizione indispensabile perché il virus diventi endemico è che sia possibile sviluppare un’immunità da bambini, ribadiscono sempre più studiosi internazionali. Da noi, invece, la Società italiana di pediatria ipotizza pure drappelli di piccoli disturbati mentali se lasciati senza il vaccino anti Covid. «Con la pandemia abbiamo visto un aumento più che significativo di disturbi psichiatrici, da ansia e depressione fino a casi di autolesionismo o atteggiamento ossessivo compulsivo, fino all’aumento di suicidio o tentato suicidio. Quindi un enorme disagio sociale che va prevenuto», sostiene Annamaria Staiano, presidente Sip. L’emergenza sanitaria, i ripetuti lockdown, la didattica a distanza sono stati deleteri per i bambini, ma un farmaco così poco sperimentato quanto a reazioni avverse non può essere fatto passare come la soluzione ottimale. Addirittura con benefici psicologici. Bimbi che invocano il vaccino, come nel video realizzato dal dipartimento della Salute del New Jersey dove un piccoletto scrive a Babbo Natale che «non desidera giochi né giocattoli, regalami solo il vaccino anti Covid». Roba che fa davvero temere per la salute mentale di queste creature. Tornando alle follie nostrane delle norme sanitarie, ieri si è aggiunta anche l’ordinanza del ministro Roberto Speranza che prevede nessun obbligo di quarantena per i bambini tra i 5 e gli 11 che rientrano in Italia, ma solo se hanno i genitori vaccinati o guariti dal Covid. Altrimenti vengono «puniti» pure loro, finiscono in isolamento ad accumulare frustrazioni che troveranno modo di rinfacciare a mamma e papà.
(Esercito Italiano)
Si è conclusa l’esercitazione «Mangusta 2025», che ha visto impiegati, tra le provincie di Pisa, Livorno, Siena, Pistoia e Grosseto, oltre 1800 militari provenienti da 7 diverse nazioni e condotta quest’anno contemporaneamente con le esercitazioni CAEX II (Complex Aviation Exercise), dell'Aviazione dell'Esercito, e la MUFLONE, del Comando Forze Speciali dell’Esercito.
L’esercitazione «Mangusta» è il principale evento addestrativo annuale della Brigata Paracadutisti «Folgore» e ha lo scopo di verificare la capacità delle unità paracadutiste di pianificare, preparare e condurre un’operazione avioportata in uno scenario di combattimento ad alta intensità, comprendente attività di interdizione e contro-interdizione d’area volte a negare all’avversario la libertà di movimento e ad assicurare la superiorità tattica sul terreno e la condotta di una operazione JFEO (Joint Forcible Entry Operation) che prevede l’aviolancio, la conquista e la tenuta di un obiettivo strategico.
La particolarità della «Mangusta» risiede nel fatto che gli eventi tattici si generano dinamicamente sul terreno attraverso il confronto diretto tra forze contrapposte, riproducendo un contesto estremamente realistico e imprevedibile, in grado di stimolare la prontezza decisionale dei Comandanti e mettere alla prova la resilienza delle unità. Le attività, svolte in modo continuativo sia di giorno che di notte, hanno compreso fasi di combattimento in ambiente boschivo e sotterraneo svolte con l’impiego di munizionamento a salve e sistemi di simulazione, al fine di garantire il massimo realismo addestrativo.
Di particolare rilievo le attività condotte con l’obiettivo di sviluppare e testare le nuove tecnologie, sempre più fondamentali nei moderni scenari operativi. Nel corso dell’esercitazione infatti, oltre ai nuovi sistemi di telecomunicazione satellitare, di cifratura, di alimentazione elettrica tattico modulare campale anche integrabile con pannelli solari sono stati impiegati il Sistema di Comando e Controllo «Imperio», ed il sistema «C2 DN EVO» che hanno consentito ai Posti Comando sul terreno di pianificare e coordinare le operazioni in tempo reale in ogni fase dell’esercitazione. Largo spazio è stato dedicato anche all’utilizzo di droni che hanno permesso di ampliare ulteriormente le capacità di osservazione, sorveglianza e acquisizione degli obiettivi.
La «Mangusta 2025» ha rappresentato un’importante occasione per rafforzare la cooperazione e l’amalgama all’interno della cosiddetta Airborne Community. A questa edizione hanno partecipato la Brigata Paracadutisti Folgore, la 1st Airborne Brigade giapponese, l’11th Parachute Brigade francese, il 16 Air Assault Brigade Combat Team britannica, il Paratrooper Regiment 31 e la Airborne Reconnaissance Company 260 tedesche, la Brigada «Almogávares» VI de Paracaidistas e la Brigada de la Legión «Rey Alfonso XIII» spagnole e la 6th Airborne Brigade polacca.
L’esercitazione ha visto il contributo congiunto di più Forze Armate e reparti specialistici. In particolare, l’Aviazione dell’Esercito ha impiegato vettori ad ala rotante CH-47F, UH-90A, AH-129D, UH-205A e UH-168B/D per attività di eliassalto ed elitrasporto. L’Aeronautica Militare ha assicurato il supporto con velivoli da trasporto C-27J e C-130J della 46ª Brigata Aerea, impiegati per l’aviolancio di carichi e personale, oltre a partecipare con personale paracadutista «Fuciliere dell’Aria» del 16° Stormo «Protezione delle Forze» e fornendo il supporto logistico e di coordinamento dell’attività di volo da parte del 4° Stormo.
A completare il dispositivo interforze, la 2ª Brigata Mobile Carabinieri ha partecipato con unità del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti «Tuscania», del 7° Reggimento Carabinieri «Trentino Alto Adige» e del 13° Reggimento Carabinieri «Friuli Venezia Giulia». Il 1° Tuscania ha eseguito azioni tipiche delle Forze Speciali, mentre gli assetti del 7° e 13° alle attività di sicurezza e controllo nell’area d’esercitazione e alle attività tattiche di contro-interdizione.
Questa sinergia ha permesso di operare efficacemente in un ambiente operativo multi-dominio, favorendo l’interoperabilità tra unità, sistemi e procedure, contribuendo a consolidare la capacità di coordinamento e integrazione.
Oltre a tutti i Reparti della Brigata Paracadutisti «Folgore», l’esercitazione ha visto la partecipazione del: 1° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Antares», 4° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Altair», 5° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Rigel», 7° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Vega», 66° Reggimento Fanteria Aeromobile «Trieste», 87° Reparto Comando e Supporti Tattici «Friuli», 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti «Col Moschin», 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi «Folgore», 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, 1° Reggimento «Granatieri di Sardegna», 33° Reggimento Supporto Tattico e Logistico «Ambrosiano», 33° Reggimento EW, 13° Reggimento HUMINT, 9° Reggimento Sicurezza Cibernetica «Rombo» e 4° Reparto di Sanità «Bolzano» e di assetti di specialità dotati di sistema d’arma «Stinger» del 121° Reggimento artiglieria contraerei «Ravenna».
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