L’asse Nairobi-Roma indaga su tre fronti: la morte di Regeni, gli appalti di Cmc e il rapimento della Romano
  • Avanza l’inchiesta sulle presunte tangenti per le dighe della cooperativa di Ravenna in Kenya. Il fascicolo in Italia è nelle mani del magistrato Lucia Lotti, mentre quello su Silvia Romano viene gestito da Sergio Colaiocco. Al procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho la parte su Giulio Regeni.
  • George Kinoti, direttore delle indagini criminali del paese africano è sopravvissuto a un attentato nel 2005. Fu colpito da 28 proiettili. adesso cerca a Dubai le tracce di eventuale passaggio di denaro degli appaltatori.

Lo speciale contiene due articoli

A distanza di una settimana dalla visita di una squadra di investigatori dal Kenya, in Italia procedono le indagini sui tre fronti caldi affrontati con la procura di Roma e con il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho. Dopo gli incontri con il Dpp (Director of public prosecution) Noordin Haji e con il collega del Dci (Director of criminal investigations) George Kinoti, ora sul tavolo del procuratore Lucia Lotti è stato aperto un fascicolo di indagine sulla Cmc di Ravenna, accusata in Kenya di aver vinto tre appalti per tre dighe che in realtà non solo non sarebbero state realizzate ma neppure progettate. Il governo del Kenya avrebbe pagato un anticipo sul contratto. Su questi tre progetti, del valore totale superiore agli 800 milioni di euro, sarebbero transitate tangenti a esponenti istituzionali del governo di Uhuru Kenyatta.

Gli investigatori kenyoti avrebbero chiesto un aiuto alle autorità italiane per capire come la nostra cooperativa di costruttori sia stata coinvolta nell’affare e che ruolo avrebbe avuto nei presunti tentativi di corruzione. A quanto apprende La Verità la procura di Roma avrebbe già fatto approfondimenti sui conti correnti e starebbe cercando di capire la posizione dei vertici del colosso delle costruzioni. Del resto, l’arresto di Stanley Muthama, parlamentare kenyota accusata di presunta evasione fiscale, potrebbe presentare nuovi spunti di indagine. Si tratta infatti del rappresentante legale dell’impresa di costruzioni Stansha, azienda che ha ricevuto subappalti dalla coop romagnola per costruire una delle tre dighe, quella di Itare Dam. A stipulare quel contratto fu l’allora direttore generale Africa Australe di Cmc Paolo Porcelli, oggi direttore generale dell’azienda. A questo si aggiunge che Haji e Kinoti, di ritorno in Kenya, hanno fatto un passaggio a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. A quanto si apprende una parte dei soldi versata dal ministero del Tesoro del Kenya a Cmc sarebbe transitata su conti privati di banche emiratine, di Londra e di Nairobi.

Le indagini sono appena all’inizio e avranno bisogno anche di rogatorie internazionali. Ci si muove con i piedi di piombo. Allo stesso tempo, se la procura di Roma sta dando una mano sullo scandalo per la costruzione delle dighe di Arror, Itare e Kimwarer, gli investigatori del Kenya hanno fornito all’Italia un dettagliato report di 16 pagine su Silvia Romano, la volontaria italiana che lavorava per Africa Milele Onlus, rapita il 19 novembre scorso a Chakama da un gruppo di banditi. La squadra di investigatori ha ricostruito gli identikit dei rapitori coinvolti anche nel traffico illegale di avorio. Sul caso Romano indaga Sergio Colaiocco.

Infine a Cafiero De Raho è stato affidato, a quanto risulta alla Verità, il caso di Giulio Regeni, il ricercatore universitario italiano trovato morto in Egitto nel 2016. Come anticipato dal nostro giornale la collaborazione tra Kenya e Italia su questo caso sta in una confessione che un agente segreto egiziano avrebbe fatto a Nairobi qualche mese fa. Ne sarebbe scaturita un’indagine con un approfondimento che ora è al vaglio anche della procura italiana. In pratica la collaborazione tra i due Paesi è sempre più stretta. Per di più nelle prossime settimane arriveranno anche alcuni giornalisti kenyoti in Italia per fare degli approfondimenti sul caso Cmc di Ravenna.

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