Il Sipri, l’istituto di ricerca sulla pace di Stoccolma, ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla spesa militare mondiale da cui si evince che i governi del mondo hanno speso per attrezzare le proprie forze armate nel 2025 ben 2.887 miliardi di dollari (circa 2.500 miliardi di euro), il 2,9% in più rispetto all’anno precedente, l’undicesimo anno consecutivo di crescita. Rapportata al Pil globale, la spesa militare ha raggiunto il 2,5%, il livello più alto dal 2009. In termini pro capite, ogni persona sul pianeta ha contribuito con 352 dollari al mantenimento degli apparati bellici mondiali.
I Paesi europei hanno aumentato il loro budget del 14% nel 2025, raggiungendo 864 miliardi di dollari, la crescita più rapida dal 1953. I 29 membri europei della Nato hanno speso complessivamente 559 miliardi, con 22 Paesi che hanno superato la soglia del 2% del Pil. La Germania, con una crescita del 24% a 114 miliardi, ha superato per la prima volta dal 1990 il 2% del Pil. La Spagna ha aumentato la spesa del 50% a 40,2 miliardi, superando anch’essa quella soglia per la prima volta dal 1994.
Nel frattempo, il Congresso americano ha già approvato per il 2026 una spesa superiore a mille miliardi di dollari, con l’amministrazione Trump che chiede al Congresso di autorizzare spese fino a 1.500 miliardi nel 2027. Sarebbe la cifra più alta nella storia americana.
Se piange il bilancio degli Stati, quello delle aziende del settore ride, e parecchio. Nel 2024 le prime cento aziende produttrici di armi hanno registrato ricavi complessivi per 679 miliardi di dollari, il 5,9% in più rispetto all’anno precedente e il 26% in più rispetto a dieci anni fa. I bilanci 2025 delle singole aziende confermano che la tendenza non ha rallentato.
La tedesca Rheinmetall ha chiuso il 2025 con vendite in crescita del 29%, a 9,9 miliardi di euro, con un margine operativo salito al 18,5%. Il portafoglio ordini ha raggiunto il massimo storico di 63,8 miliardi di euro, in crescita del 36% sull’anno precedente. Per il 2026 il management prevede una crescita delle vendite tra il 40% e il 45%.
Leonardo ha archiviato il 2025 con ricavi in crescita dell’11% a 19,5 miliardi di euro, con l’Ebita in aumento del 18% a 1,75 miliardi, ordini cresciuti del 15% a 23,8 miliardi e un portafoglio ordini che ha raggiunto 47 miliardi.
L’americana Rtx ha visto un 2025 a 88,6 miliardi di dollari di ricavi, il 10% in più rispetto al 2024, con un portafoglio ordini difesa record a 107 miliardi. Lockheed Martin ha registrato ricavi annui 2025 per 75 miliardi di dollari, il 6% in più rispetto al 2024, con un portafoglio ordini a 194 miliardi, circa due volte e mezzo il fatturato annuo. Tra il 2020 e il 2024, le prime cinque aziende americane del settore (Lockheed, Rtx, Boeing, General Dynamics e Northrop Grumman) hanno ricevuto dal Pentagono contratti per 771 miliardi di dollari.
L’inglese Bae Systems ha aumentato i ricavi del 10% nel 2025 arrivando a 30,7 miliardi di sterline. L’utile operativo sottostante è salito del 12%, il portafoglio ordini ha raggiunto il record storico di 83,6 miliardi di sterline e l’acquisizione di nuovi ordini nel 2025 è stata pari a 36,8 miliardi. La francese Thales ha fatto segnare nel 2025 ricavi in crescita dell’8,8% a 22,14 miliardi di euro e utile operativo in aumento del 14% a 2,74 miliardi. Le vendite nel solo segmento difesa sono cresciute dell’11,5% a 12,2 miliardi. Il Czechoslovak Group ha visto ricavi in crescita del 71,7% a 6,7 miliardi di euro, con utile netto di 872 milioni. Per il 2026 il gruppo prevede ricavi tra 7,4 e 7,6 miliardi.
Dal febbraio 2022 al gennaio 2025 l’indice borsistico europeo del comparto aerospazio-difesa ha guadagnato il 125,2%, contro il 44,6% dell'equivalente americano. Il mercato dell’IA applicata alla difesa valeva 27,9 miliardi nel 2025 e dovrebbe raggiungere i 42,7 miliardi entro il 2030.
Insomma, una pioggia di denaro e di commesse pubbliche miliardarie.
Dall’altra parte, in Europa l’economia arranca e il caro energia inizia a farsi sentire. Il Fondo monetario internazionale ha calcolato che la famiglia media europea perderà circa 375 euro di potere d’acquisto nel 2026, con l’Italia nello scenario avverso a 2.270 euro per nucleo familiare.
Sul piano fiscale, il nuovo Patto di stabilità europeo prevede una deroga al tetto del deficit fino all’1,5% del Pil per i Paesi che aumentano la spesa militare, mentre non c’è una clausola equivalente per il sostegno a famiglie e imprese per il caro energia. La spesa per la difesa dell’Ue ha raggiunto i 343 miliardi nel 2025, il 63% in più rispetto al 2020. Il governo italiano, con deficit al 3,1% del Pil, sta discutendo con l’Unione europea di uno spazio fiscale per contenere la spesa energetica di famiglie e imprese. Non a caso, qualche giorno fa, il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti ha affermato: «È molto difficile da sostenere politicamente una clausola che preveda la possibilità di non considerare ai fini del Patto di stabilità le spese per la difesa, mentre si escludono quelle per l’energia e le famiglie».