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Vaccini obbligatori con l’inganno

Vaccini obbligatori con l’inganno
Ansa
Lo Stato non si assume la responsabilità di costringerci legalmente a immunizzarci, ma a chi si rifiuta sarà praticamente impedito di vivere. Il regolamento di Bruxelles proibisce discriminazioni. Però siccome stavolta si imita Emmanuel Macron, ce ne possiamo infischiare.

Dunque funziona così. Il vaccino non è obbligatorio (per l'amor del cielo, siamo contro l'obbligatorietà) però se non lo fai non potrai viaggiare, non potrai prendere il treno, non potrai entrare al bar, al ristorante, al cinema, non potrai andare a scuola, non potrai uscire di casa e anche dentro casa non è detto che potrai trasferirti dal salotto alla stanza da bagno perché c'è il rischio che impongano il pass vaccinale anche per fare pipì. Potrai respirare (forse). Ma solo con la mascherina e senza disturbare troppo. In poche parole: il vaccino non è obbligatorio (per l'amor del cielo, siamo contro l'obbligatorietà) però in pratica sei obbligato a farlo. Siamo liberi, insomma. Ma la libertà è farlocca come una mascherina di Arcuri. Un inganno cioè.

L'avevamo previsto per tempo e in effetti ci stiamo arrivando. È un gioco nemmeno tanto sottile, diciamo un'applicazione di grezza prepotenza, pillole di Orwell per principianti del controllo totale: prima ti dicono che per vivere devi avere il green pass (lo sentite come suona bene? Passss… Ti fa passare ed è verde, come la speranza, come l'ecologia, come tutto ciò che è buono e bello. E naturalmente detto in inglese, che fa sempre fico). E come si fa avere il green pass? Con il vaccino (anche una sola dose) o con il tampone. Molto bene. Però poi, d'un tratto, ti dicono che, insomma, il tampone, non va più bene (parola di Cts) e che per avere il green pass devi fare almeno una dose di vaccino. Però poi, d'un tratto, ti dicono che insomma, una dose non va bene (ancora parola di Cts) e che per avere il green pass devi fare entrambe le dosi del vaccino. Risultato? Se non fai le due dosi del vaccino non hai il green pass e se non hai il green pass non puoi più vivere. Però il vaccino non è obbligatorio, che avete mai capito?

Sembra il gioco dei bussolotti nel sottopassaggio della stazione. Stesso livello di presa per i fondelli. Però, attenzione, in sostegno di questo slancio così libertario arriva niente meno che Emmanuel Macron. Il presidente francese ha annunciato infatti che, in Francia, da metà settembre gli operatori sanitari che non si sono vaccinati non riceveranno più lo stipendio (liberté! Liberté!) e che da fine luglio senza vaccinazione non si entrerà più in bar, ristoranti, teatri, centri commerciali, aerei, pullman e treni (liberté! Libertè!). Magicamente, pensate un po' che miracoli accadono, in poche ore un milione di francesi hanno chiesto di essere vaccinati. Chi l'avrebbe detto eh? Il fatto però ha entusiasmato i governanti di Parigi che ora potrebbero escogitare anche altre misure per incentivare le inoculazioni di massa: sequestrare i nonni a chi non si vaccina? Togliere loro i figli? Confinarli nella vasca da bagno?

Da sempre faro di libertà e patria dei diritti civili, il modello francese non poteva non eccitare le più illuminate menti italiane. E infatti, dai virologi vip Burioni e Bassetti, ai politici da batteria come Alessia Morani e Marco Bentivogli, tutto il bel mondo mainstream si è subito schierato compatto al fianco di Macron. A costo di sacrificare sull'altare di cotanto spirito libertario alcuni degli idoli più cari, come la Merkel, che ha subito detto di «non avere intenzione di procedere sulla strada della Francia». E persino l'idolo più idolo di tutti, cioè l'Europa, che nel regolamento 953 del 14 giugno (quello che introduce il green pass) ha stabilito che «è necessario evitare la discriminazione diretta o indiretta di persone che non sono vaccinate». Cioè che è necessario evitare quello che ha appena fatto Macron. Com'era che ci ripetevano sempre? «Lo dice l'Europa»? Ecco no, scusate. Contrordine compagni europeisti. Stavolta quel che dice l'Europa non conta. Conta quel che dice Macron.

Il quale Macron non esclude neppure di introdurre direttamente l'obbligo vaccinale, senza ricorrere ai ricattucci e ai mezzucci del green pass. Cosa che, anche questa, ha entusiasmato parecchi menti illuminate italiane. In effetti un simile provvedimento, sia pur orrendo, avrebbe almeno il pregio della chiarezza. Spazzerebbe via le ipocrisie. E costringerebbe lo Stato ad assumersi le sue responsabilità. E il punto è proprio questo: lo Stato non può e non vuole prendersi le sue responsabilità, anche perché i vaccini contro il Covid sono ancora sperimentali, come c'è scritto nel foglio che firmiamo prima dell'inoculazione. Per questo il paragone con le vaccinazioni obbligatorie che abbiamo fatto tutti da bambini non regge: lì c'era un vaccino e c'era un obbligo. Oggi c'è una sperimentazione e c'è un'adesione volontaria. Quella che fanno tutti coloro che si vaccinano. Il trucchetto è rendere obbligatoria l'adesione volontaria. Sembra un ossimoro. Invece è quello che stiamo vivendo.

E siccome voglio evitare ogni accusa No vax, prima di chiudere l'articolo preciso subito che io il vaccino l'ho fatto. Il 9 giugno la prima dose. E stamattina alle 11, mentre questo giornale è in edicola, farò la seconda dose. Però vi confesso che mi andrà un po' di traverso. Pensavo di averlo scelto da persona libera. E invece scopro che persona libera non lo sono più. Perciò mi sento umiliato come non mi sentivo da quando andavo all'asilo e la maestra ci diceva: «Il riposino dopo pranzo non è obbligatorio, lo fa soltanto chi vuole». Poi però era vietato parlare, era vietato muoversi, era vietato alzarsi dalla branda e se solo sospiravi un po' più forte ti toglievano la merenda. E io che avevo tre anni pensavo: ma se questo non è obbligatorio, allora le cose obbligatorie come sono? La differenza è che il riposino dopo pranzo di sicuro ci faceva bene. Il vaccino chi lo sa.

La Nasa inventa il bullone no gender
Nasa

L’uomo li creò maschio e femmina, i bulloni. Ma dopo 500 anni di utilizzo inconsapevole è arrivato il momento di liberarli da stereotipi sessisti. Basta con viti maschio e dadi femmina. La Nasa ha brevettato un connettore genderless, che si assembla in qualunque direzione. Per secoli milioni di esseri umani hanno usato i bulloni con rozza insensibilità e sottile discriminazione. Come non capire che il dado-donna era un simbolo della dominazione patriarcale? Lo stesso vale per il reparto elettricità, dove si sprecano spinotti fallocrati, da abbinare per forza a spine femmine dolci e remissive. E pure nell’idraulica, è tutto un pullulare di tubi maschi, manicotti femmina e perfino «prolunghe femmina» sulla cui destinazione finale sarà meglio non elucubrare troppo.

Sul sito gay.it, tra i più popolari nei cantieri e nelle ferramenta, leggiamo che «il binarismo, anche nell’hardware, è un limite tecnico prima ancora che culturale. I connettori convenzionali impongono orientamento, gerarchia, direzione obbligata. Quello androgino no: si assembla in qualunque direzione, tollera il disallineamento, non richiede che il robot sappia distinguere chi sta sopra e chi sta sotto». E quindi ben venga il bullone no gender della Nasa, «strumento non-escludente che garantisce più ampi margini di manovra, più adattabilità e maggior efficienza». Tutto pronto, insomma, anche per la rondella ermafrodita e il trapano non binario. Sembra da gay.it apprendiamo che il connettore genderless «troverà immediato utilizzo nella costruzione di habitat lunari assemblati da robot: strutture modulari, reversibili, riconfigurabilabili. Metafora perfetta di identità deidentificate: non fisse, non gerarchiche, ma adattabili e polifunzionali». Come i batteri, le muffe e altre forme di vita umida e spugnosa.

Il razzismo etico di Montanari mette nel ghetto le idee di destra
Tomaso Montanari (Imagoeconomica)
Nel suo ultimo saggio, lo storico dell’arte propone una ricostruzione distorta e sommaria delle riflessioni che ruotano attorno a Fratelli d’Italia. E bolla come malvagio ciò che ha a che fare col partito della fiamma.

Oltre vent’anni fa, quando Luca Ricolfi tracciò in un’opera di successo, Perché siamo antipatici, una diagnosi dei mali che travagliavano la sinistra - allora più di ora suo ambito di appartenenza - e le impedivano di ampliare i consensi elettorali, il suo sguardo si appuntò sul suo innato «senso di superiorità etica».

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«Margo», maternità e scelte estreme: il racconto sottile della nuova serie Apple Tv
«Margo» (Apple Tv)
Dal romanzo di Rufi Thorpe, la serie segue una diciannovenne sola con un figlio, tra difficoltà economiche e giudizi sociali. Quando perde il lavoro, sceglie una strada controversa pur di sopravvivere, aprendo una riflessione su maternità e stigma.
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Gli hanno ammazzato il papà sotto gli occhi. Spero che al bimbo non resti solo l’odio
Ansa
I gruppi di bruti non percepiscono l’umanità neanche quando ce l’hanno di fronte. Al piccolo, il padre ha lasciato un esempio.

Non riesco a togliermi dalla testa l’immagine del bambino di 11 anni che chiede al padre, letteralmente ammazzato poco più grandi di lui? Stava con suo padre, un carpentiere di 47 anni, la sua compagna e suo cognato, quando hanno visto che quei ragazzi stavano tirando bottiglie contro una vetrina.

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