Milano ha un gran problema con i suoi mezzi pubblici: adesso prendono pure fuoco

Prima il deragliamento mortale in viale Vittorio Veneto, poi altri due tram usciti dai binari e ora anche un principio d’incendio su una vettura in servizio. In meno di due settimane la rete tranviaria milanese è finita al centro di una sequenza di incidenti che rischia di trasformarsi in un vero e proprio nodo politico per il sindaco Beppe Sala, al suo ultimo anno di mandato. Perché alle polemiche sugli episodi tecnici si stanno aggiungendo anche le tensioni sul fronte dei lavoratori del trasporto pubblico, tra carichi di lavoro e aggressioni sui mezzi pubblici, unite alle sempre più crescenti lamentele dei milanesi. E le critiche non arrivano più soltanto dall’opposizione: anche una parte della sinistra che alle elezioni ha sostenuto l’attuale amministrazione comincia a chiedere verifiche e chiarimenti sulla manutenzione dei mezzi e sull’organizzazione del servizio.
Ieri mattina, poco dopo le 9.30, un tram della linea 27 ha preso fuoco mentre era in servizio in via Marco Bruto. Secondo una prima ricostruzione dei vigili del fuoco intervenuti sul posto, la rottura di un cavo della linea aerea di alimentazione, entrato in contatto con il pantografo del mezzo, avrebbe provocato le fiamme. L’incendio ha aperto un foro nella struttura metallica superiore del tram, ma fortunatamente non si registrano feriti tra i passeggeri.
Atm, in una nota diffusa in mattinata, ha precisato che si è trattato di «un principio d’incendio subito sedato», originato proprio da un cavo della rete aerea che ha provocato un contatto tra componenti elettrici sul tetto del tram. Il conducente ha fermato immediatamente il mezzo e i passeggeri sono stati fatti scendere in sicurezza. L’azienda ha anche escluso qualsiasi collegamento con il tragico incidente del 27 febbraio scorso in zona Porta Venezia. I tecnici hanno lavorato per ripristinare rapidamente la circolazione delle linee 27 e 12, tornate operative nel corso della mattinata. Atm ha ricordato inoltre che la rete tranviaria milanese si estende per circa 160 chilometri con 17 linee e oltre 5.000 corse giornaliere.
Resta però il dato di una sequenza che negli ultimi giorni ha riportato al centro del dibattito lo stato della rete: quattro episodi in poco più di dieci giorni tra deragliamenti, guasti e ora anche un incendio.
Il caso più grave resta quello del 27 febbraio in viale Vittorio Veneto, dove il deragliamento di un tram della linea 9 ha provocato due morti e una cinquantina di feriti. Nei giorni successivi si sono registrati altri due episodi senza conseguenze per le persone: prima l’uscita dai binari di un tram vicino alla Stazione Centrale e poi lo «scarrellamento» di un mezzo della linea 15 al confine tra Milano e Rozzano.
Il nuovo episodio della linea 27 arriva mentre cresce la pressione sindacale sull’azienda e mentre tra i conducenti si respira un clima sempre più teso. In un documento diffuso nei giorni scorsi, il sindacato Cobas dei lavoratori del trasporto pubblico ha parlato apertamente della necessità di «rallentare» il sistema, denunciando il sovraccarico di lavoro dei conducenti e criticando le politiche di produttività dell’azienda.
Il documento si inserisce in un clima già teso tra i lavoratori del trasporto pubblico milanese. Un secondo volantino diffuso negli ultimi giorni denuncia il mancato chiarimento sulle ferie dei conducenti in vista delle festività primaverili e annuncia una mobilitazione con sciopero previsto il 27 marzo. Una prospettiva che rischia di trasformare la vicenda degli incidenti in una crisi più ampia che riguarda condizioni di lavoro, turni e organizzazione del servizio.
Sul fronte politico, però, le critiche si allargano anche al ruolo dei sindacati confederali. Il deputato di Fratelli d’Italia Riccardo De Corato parla di «quadro ormai allarmante» e sostiene che i recenti episodi - tra deragliamenti, guasti e aggressioni al personale - pongano interrogativi non solo sulla manutenzione dei mezzi ma anche sull’organizzazione del lavoro. «A pagare il prezzo di questa situazione sono sia i passeggeri sia i lavoratori», afferma l’ex vicesindaco di Milano, chiedendo dove siano «la Cgil e Maurizio Landini» di fronte a conducenti costretti a lavorare «con turni pesanti, sotto pressione e spesso esposti ad aggressioni».
Nel frattempo, cresce anche il malcontento dei cittadini. Sui social e nei gruppi di quartiere si moltiplicano segnalazioni di mezzi in ritardo, corse cancellate, porte bloccate sui tram, scale mobili ferme nelle stazioni della metropolitana e display delle fermate con orari sbagliati. A piazza Abbiategrasso, ad esempio, alcuni utenti segnalano porte bloccate su vetture della linea 15.
Tra le voci critiche emerse online c’è anche quella di Paolo Limonta, ex assessore vicino alla maggioranza, che ha segnalato i problemi delle scale mobili della stazione di Porta Venezia rimaste ferme per giorni.
Le critiche arrivano anche da una parte della sinistra che ha sostenuto il sindaco. Europa Verde chiede «una verifica urgente» sulle condizioni della rete tranviaria. E poi c’è la linea blu della metropolitana, la M4, dove spesso le insegne luminose non funzionano: a San Cristoforo i lavori non sono ancora terminati e il capolinea continua a essere oggetto di critiche da parte dei residenti.






