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2019-05-22
Immigrato incendia la sede dei vigili. Due anziane morte nel Modenese
Ansa
Correva in piena notte con addosso un giubbotto antiproiettile, in testa un cappello della municipale e sottobraccio un computer e due coppe sportive. I carabinieri lo hanno bloccato a poche centinaia di metri dalla sede della polizia municipale a cui aveva appena dato fuoco.
È un diciottenne magrebino con precedenti penali e senza fissa dimora l'autore del rogo che a Mirandola (Modena), la scorsa notte ha distrutto lo stabile che ospitava il comando dei vigili, ha mandato all'ospedale 18 persone intossicate dai fumi ed è costato la vita ad una anziana donna e alla sua badante. Era abituato a dare generalità false ai controlli per non essere identificato, lo scorso 14 maggio aveva ricevuto un ordine di espulsione e, invece, era ancora qui, per nulla intenzionato ad andarsene.
Senza un motivo apparente, intorno alle tre nella notte tra lunedì e martedì, l'uomo si è introdotto all'interno del comando della municipale del paese emiliano e, dopo aver rubato alcuni oggetti, ha fatto una catasta di carta e ha appiccato il fuoco. Le fiamme si sono propagate velocissime per tutti gli ambienti, hanno prodotto una intensa coltre di fumo che ha saturato gli appartamenti situati sopra le sale dedicate alle forze dell'ordine provocando morti e feriti.
Il magrebino è stato arrestato con l'accusa di furto aggravato, danneggiamento a seguito di incendio e morte come conseguenza di altro delitto. Inizialmente, vista la violenza del gesto, gli inquirenti avevano ipotizzato si trattasse di una vendetta personale, le rilevazioni hanno invece dimostrato che le circostanze in cui l'uomo ha agito, in quel luogo e in quel momento, sono state del tutto causali. Il diciottenne infatti non viveva a Mirandola, né nella provincia di Modena.
Era stato identificato a Roma lo scorso 14 maggio, dove a quanto pare si trovava dopo essersi allontanato più volte dalle strutture di accoglienza per minori non accompagnati. Fermato per un controllo aveva fornito generalità false e aveva sostenuto di essere maggiorenne e di origine algerina.
In quell'occasione per lui era scattato l'ordine di espulsione. Lunedì in tarda serata invece si trovava a San Felice sul Panaro, un paesino della bassa modenese distante pochi chilometri da Mirandola. Qualcuno lo ha visto per strada, nei pressi della stazione ferroviaria, accasciato a terra in condizioni alterate e temendo il peggio per la sua salute lo ha segnalato al 118. È stato soccorso e trasportato in ambulanza all'ospedale di Mirandola e lì era stato sottoposto ad accertamenti e sistemato in un letto con tanto di flebo per la reidratazione.
Invece di riposare, nel corso della notte, si è tolto la flebo ed è uscito dalla struttura. Ha vagato per qualche decina di minuti per il paese e poi, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, vedendo il comando della municipale si è fermato bussando e strepitando al portone. All'interno non c'era nessuno e il ragazzo è passato all'azione: ha preso a calci la porta d'ingresso riuscendo a sfondarla, è entrato e si è impossessato di alcune suppellettili tra cui un giubbotto antiproiettile, un cappello, un computer portatile, un telefonino e due coppe di gare sportive e poi ha dato fuoco ad un plico di carta, prima di lasciare i locali. Ha agito indisturbato perché il comando di polizia di Mirandola, che si trova al piano terra di una palazzina in pieno centro storico, non solo non è presidiato durante la notte, ma non è dotato di allarme e purtroppo nemmeno di un impianto antincendio automatico.
Le vittime sono Marta Goldoni, 86 anni e la sua badante di 74 anni, Yaroslava Kryvoruchko che vivevano nell'appartamento immediatamente sopra alle stanze andate a fuoco, mentre in gravissime condizioni è anche il marito dell'anziana ricoverato a Fidenza. Coinvolte altre 16 persone tutte intossicate dai fumi, tra queste sei bambini, tre trasferiti in pediatria all'ospedale di Carpi e due in osservazione breve intensiva. Altre due persone, invece risultano gravi. Quando è stato fermato il magrebino si è dichiarato minorenne, probabilmente per sfuggire a provvedimenti più severi, ma i controlli medici hanno dimostrato che ha già raggiunto la maggiore età e nonostante i numerosi alias è stato possibile ricostruirei suoi trascorsi, di giovane immigrato irregolare ben noto alle forze dell'ordine per diversi reati. «Altro che aprire i porti! Azzerare l'immigrazione clandestina, in Italia e in Europa, è un dovere morale», ha commentato il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Per Pd e 5 stelle invece l'occasione è stata ghiotta per far montare nuove polemiche: «Ci sorprende ascoltare dal Viminale esortazioni da campagna elettorale, quando dovrebbe essere proprio il Viminale a chiarire perché quell'uomo con intenzioni omicide era libero di circolare», hanno dichiarato i pentastellati a cui ha fatto eco Simona Bonafè, capolista Pd alle europee. Nei Comuni della bassa modenese vicini a Mirandola per domani è stato dichiarato lutto cittadino.
Dal Viminale, tuttavia, fanno sapere che lo straniero non poteva essere allontanato perché, al momento della notifica del decreto di espulsione della questura di Roma lo scorso 14 maggio, aveva infatti espresso l'intenzione di chiedere asilo. Per questo motivo non è stato allontanato dall'Italia. Ora lo aspetta il carcere. Sarà sottoposto alla procedura accelerata di esame della sua istanza di protezione internazionale secondo quanto stabilito dal decreto sicurezza.
Stessa sorte toccherà a Ifada Elvis, un nigeriano di 23 anni, irregolare e pregiudicato, che ha aggredito un poliziotto mordendolo al dito e strappandogli una falange. L'episodio è avvenuto dopo che il giovane straniero era stato fermato dagli agenti e portato in questura per essere identificato. L'immigrato non si presentava già come uno stinco di santo: era infatti sprovvisto di permesso di soggiorno e aveva precedenti per spaccio e aggressione. E, anche ieri, è stato beccato mentre stava spacciando stupefacenti in un giardino della zona Nord del capoluogo piemontese. Ultimato il foto segnalamento di rito, il ragazzo ha dato in escandescenza. Quando hanno cercato di ammanettarlo, ha aggredito un agente della squadra volante alla mano sinistra, strappandogli con un morso la prima falange dell'anulare sinistro.
Il poliziotto, che ha perso il polpastrello della prima falange del dito anulare della mano sinistra, è stato trasportato all'ospedale Cto, dove verrà sottoposto a un intervento dell'équipe di chirurgia della mano del dottor Bruno Battiston: sulla parte di pelle staccata verrà effettuato un innesto. La prognosi prevista è di 15 giorni. L'immigrato è stato immediatamente arrestato.
Ultimatum di Salvini sul decreto Sicurezza: «Oggi va approvato»
«Spero che il decreto Sicurezza bis venga approvato domani (oggi per chi legge, ndr) in Consiglio dei ministri». Matteo Salvini parla da Gioia del Colle, e non poteva essere altrimenti: per la gioia del Colle, inteso come Quirinale, e con la sua collaborazione, il destino del decreto Sicurezza bis, e in qualche modo anche della prosecuzione dell'esperienza del governo Lega-M5s, resta un'incognita. Il leader della Lega, dopo aver affrontato, la scorsa notte in Consiglio dei ministri, il fuoco di sbarramento del premier Giuseppe Conte e dei ministri del M5s, aveva acconsentito a un rinvio dell'approvazione del decreto. Un rinvio che però, per Salvini, non è a data da destinarsi, ma a oggi.
La triangolazione tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Giuseppe Conte e il vicepremier e leader del M5s Luigi Di Maio funziona a meraviglia. Sono stati proprio «i rilievi del Colle» la spiegazione data da Conte e Di Maio alla mancata approvazione del decreto sicurezza nel Cdm della notte tra lunedì e martedì, e ancora ieri il premier, a chi gli ha chiesto se il dl Sicurezza bis verrà approvato prima delle elezioni europee, quindi entro questa settimana, ha risposto così: «Non lo escludo, c'è un'interlocuzione in corso e non lo posso dire. Non è ancora sciolta la riserva. Il decreto legge Sicurezza è complesso e presenta dei profili che vanno approfonditi ancora. All'ordine del giorno del Consiglio dei ministri», ha aggiunto Conte, «c'era l'avvio dell'esame e non l'approvazione, e quindi quello che è successo è normale ed era anticipato nelle premesse. Ovviamente c'è un vaglio da parte della presidenza della Repubblica un po' più incisivo rispetto ad un provvedimento ordinario, stiamo parlando di una decretazione d'urgenza, e quindi è normale ascoltare il Quirinale e avere la possibilità di raccogliere tutte le valutazioni e gli approfondimenti che proverranno dal Quirinale».
Mattarella aveva espresso le sue perplessità sul dl Sicurezza bis già nei giorni scorsi, direttamente a Conte. I dubbi del Quirinale riguardavano in particolare le multe a chi soccorre i migranti in mare e le modifiche alle attribuzioni dei ministeri. «I tecnici del Viminale», ha fatto sapere ieri il ministero dell'Interno, «hanno ultimato le limature al testo del decreto sicurezza bis, così da fugare qualsiasi perplessità e togliere alibi. Il provvedimento è stato inviato a Palazzo Chigi. Il ministro Salvini», hanno aggiunto le fonti del Viminale, «aspetta la convocazione del Consiglio dei ministri per domani (oggi per chi legge, ndr) così come è stato assicurato ieri notte». Le limature al testo sono l'ennesima dimostrazione della buona volontà della Lega. Spariscono dal testo le multe previste per le navi che trasportano immigrati, ma si punta a sanzionare pesantemente chi si rende responsabile di «violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane». «In caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane», recita il testo messo a punto ieri, «notificato al comandante e, ove possibile, all'armatore e al proprietario della nave, si applica a ciascuno di essi la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 50.000. Si applica altresì la sanzione accessoria della confisca della nave, procedendo immediatamente a sequestro cautelare». Difficile contestare una norma scritta in questo modo, a meno che il vero obiettivo della tenaglia Mattarella-Conte-Di Maio non sia tutto politico, e dunque si punti solo e soltanto a dare la sensazione che Salvini non sia in grado di far approvare un decreto che rappresenta una bandiera della Lega, a pochi giorni dalle elezioni europee. Non è un caso che ieri Marzio Breda, il quirinalista del Corriere della Sera, abbia spericolatamente accostato il decreto Sicurezza bis e «l'insidioso mix di populisti e sovranisti al governo» addirittura al terrorismo brigatista.
Ieri sera, Di Maio sembrava voler prendere ancora tempo: «Per il decreto Sicurezza», ha detto il capo politico del M5s, «so che c'è un'interlocuzione fra Palazzo Chigi e il Quirinale per eliminare alcuni dubbi di incostituzionalità. Prima di andare in Cdm bisogna risolvere questi dubbi. Quei due milioni per i rimpatri», ha aggiunto Di Maio, «non so cosa ci permetteranno di fare, ne servirebbero centinaia per fare rimpatri seri. Dopo che la Lega ha aperto lo scontro con il Papa, con il segretario della Cei, adesso ci manca solo lo scontro con il presidente della Repubblica», ha detto ancora Di Maio, «e abbiamo fatto la collezione». Trattasi dello stesso Luigi Di Maio che esattamente un anno fa, il 27 maggio 2018, chiedeva l'impeachment per Mattarella, «colpevole» di non aver dato l'ok alla nomina di Paolo Savona al ministero dell'Economia, salvo poi ingranare una clamorosa retromarcia, una delle tante, di questo primo e forse ultimo anno di governo del cambiamento di idea.
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Il piromane è un nordafricano che chiedeva la protezione. Decedute due donne che abitavano sopra la caserma colpita. Ultimatum di Matteo Salvini sul decreto Sicurezza: «Oggi va approvato». Ultima versione: via le multe per gli sbarchi. Ma restano (con confisca della nave) se si violano le acque italiane. Ora la palla a Conte in Cdm. Lo speciale comprende due articoli. Correva in piena notte con addosso un giubbotto antiproiettile, in testa un cappello della municipale e sottobraccio un computer e due coppe sportive. I carabinieri lo hanno bloccato a poche centinaia di metri dalla sede della polizia municipale a cui aveva appena dato fuoco. È un diciottenne magrebino con precedenti penali e senza fissa dimora l'autore del rogo che a Mirandola (Modena), la scorsa notte ha distrutto lo stabile che ospitava il comando dei vigili, ha mandato all'ospedale 18 persone intossicate dai fumi ed è costato la vita ad una anziana donna e alla sua badante. Era abituato a dare generalità false ai controlli per non essere identificato, lo scorso 14 maggio aveva ricevuto un ordine di espulsione e, invece, era ancora qui, per nulla intenzionato ad andarsene. Senza un motivo apparente, intorno alle tre nella notte tra lunedì e martedì, l'uomo si è introdotto all'interno del comando della municipale del paese emiliano e, dopo aver rubato alcuni oggetti, ha fatto una catasta di carta e ha appiccato il fuoco. Le fiamme si sono propagate velocissime per tutti gli ambienti, hanno prodotto una intensa coltre di fumo che ha saturato gli appartamenti situati sopra le sale dedicate alle forze dell'ordine provocando morti e feriti. Il magrebino è stato arrestato con l'accusa di furto aggravato, danneggiamento a seguito di incendio e morte come conseguenza di altro delitto. Inizialmente, vista la violenza del gesto, gli inquirenti avevano ipotizzato si trattasse di una vendetta personale, le rilevazioni hanno invece dimostrato che le circostanze in cui l'uomo ha agito, in quel luogo e in quel momento, sono state del tutto causali. Il diciottenne infatti non viveva a Mirandola, né nella provincia di Modena. Era stato identificato a Roma lo scorso 14 maggio, dove a quanto pare si trovava dopo essersi allontanato più volte dalle strutture di accoglienza per minori non accompagnati. Fermato per un controllo aveva fornito generalità false e aveva sostenuto di essere maggiorenne e di origine algerina. In quell'occasione per lui era scattato l'ordine di espulsione. Lunedì in tarda serata invece si trovava a San Felice sul Panaro, un paesino della bassa modenese distante pochi chilometri da Mirandola. Qualcuno lo ha visto per strada, nei pressi della stazione ferroviaria, accasciato a terra in condizioni alterate e temendo il peggio per la sua salute lo ha segnalato al 118. È stato soccorso e trasportato in ambulanza all'ospedale di Mirandola e lì era stato sottoposto ad accertamenti e sistemato in un letto con tanto di flebo per la reidratazione. Invece di riposare, nel corso della notte, si è tolto la flebo ed è uscito dalla struttura. Ha vagato per qualche decina di minuti per il paese e poi, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, vedendo il comando della municipale si è fermato bussando e strepitando al portone. All'interno non c'era nessuno e il ragazzo è passato all'azione: ha preso a calci la porta d'ingresso riuscendo a sfondarla, è entrato e si è impossessato di alcune suppellettili tra cui un giubbotto antiproiettile, un cappello, un computer portatile, un telefonino e due coppe di gare sportive e poi ha dato fuoco ad un plico di carta, prima di lasciare i locali. Ha agito indisturbato perché il comando di polizia di Mirandola, che si trova al piano terra di una palazzina in pieno centro storico, non solo non è presidiato durante la notte, ma non è dotato di allarme e purtroppo nemmeno di un impianto antincendio automatico. Le vittime sono Marta Goldoni, 86 anni e la sua badante di 74 anni, Yaroslava Kryvoruchko che vivevano nell'appartamento immediatamente sopra alle stanze andate a fuoco, mentre in gravissime condizioni è anche il marito dell'anziana ricoverato a Fidenza. Coinvolte altre 16 persone tutte intossicate dai fumi, tra queste sei bambini, tre trasferiti in pediatria all'ospedale di Carpi e due in osservazione breve intensiva. Altre due persone, invece risultano gravi. Quando è stato fermato il magrebino si è dichiarato minorenne, probabilmente per sfuggire a provvedimenti più severi, ma i controlli medici hanno dimostrato che ha già raggiunto la maggiore età e nonostante i numerosi alias è stato possibile ricostruirei suoi trascorsi, di giovane immigrato irregolare ben noto alle forze dell'ordine per diversi reati. «Altro che aprire i porti! Azzerare l'immigrazione clandestina, in Italia e in Europa, è un dovere morale», ha commentato il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Per Pd e 5 stelle invece l'occasione è stata ghiotta per far montare nuove polemiche: «Ci sorprende ascoltare dal Viminale esortazioni da campagna elettorale, quando dovrebbe essere proprio il Viminale a chiarire perché quell'uomo con intenzioni omicide era libero di circolare», hanno dichiarato i pentastellati a cui ha fatto eco Simona Bonafè, capolista Pd alle europee. Nei Comuni della bassa modenese vicini a Mirandola per domani è stato dichiarato lutto cittadino. Dal Viminale, tuttavia, fanno sapere che lo straniero non poteva essere allontanato perché, al momento della notifica del decreto di espulsione della questura di Roma lo scorso 14 maggio, aveva infatti espresso l'intenzione di chiedere asilo. Per questo motivo non è stato allontanato dall'Italia. Ora lo aspetta il carcere. Sarà sottoposto alla procedura accelerata di esame della sua istanza di protezione internazionale secondo quanto stabilito dal decreto sicurezza. Stessa sorte toccherà a Ifada Elvis, un nigeriano di 23 anni, irregolare e pregiudicato, che ha aggredito un poliziotto mordendolo al dito e strappandogli una falange. L'episodio è avvenuto dopo che il giovane straniero era stato fermato dagli agenti e portato in questura per essere identificato. L'immigrato non si presentava già come uno stinco di santo: era infatti sprovvisto di permesso di soggiorno e aveva precedenti per spaccio e aggressione. E, anche ieri, è stato beccato mentre stava spacciando stupefacenti in un giardino della zona Nord del capoluogo piemontese. Ultimato il foto segnalamento di rito, il ragazzo ha dato in escandescenza. Quando hanno cercato di ammanettarlo, ha aggredito un agente della squadra volante alla mano sinistra, strappandogli con un morso la prima falange dell'anulare sinistro. Il poliziotto, che ha perso il polpastrello della prima falange del dito anulare della mano sinistra, è stato trasportato all'ospedale Cto, dove verrà sottoposto a un intervento dell'équipe di chirurgia della mano del dottor Bruno Battiston: sulla parte di pelle staccata verrà effettuato un innesto. La prognosi prevista è di 15 giorni. 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Il leader della Lega, dopo aver affrontato, la scorsa notte in Consiglio dei ministri, il fuoco di sbarramento del premier Giuseppe Conte e dei ministri del M5s, aveva acconsentito a un rinvio dell'approvazione del decreto. Un rinvio che però, per Salvini, non è a data da destinarsi, ma a oggi. La triangolazione tra il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il premier Giuseppe Conte e il vicepremier e leader del M5s Luigi Di Maio funziona a meraviglia. Sono stati proprio «i rilievi del Colle» la spiegazione data da Conte e Di Maio alla mancata approvazione del decreto sicurezza nel Cdm della notte tra lunedì e martedì, e ancora ieri il premier, a chi gli ha chiesto se il dl Sicurezza bis verrà approvato prima delle elezioni europee, quindi entro questa settimana, ha risposto così: «Non lo escludo, c'è un'interlocuzione in corso e non lo posso dire. Non è ancora sciolta la riserva. Il decreto legge Sicurezza è complesso e presenta dei profili che vanno approfonditi ancora. All'ordine del giorno del Consiglio dei ministri», ha aggiunto Conte, «c'era l'avvio dell'esame e non l'approvazione, e quindi quello che è successo è normale ed era anticipato nelle premesse. Ovviamente c'è un vaglio da parte della presidenza della Repubblica un po' più incisivo rispetto ad un provvedimento ordinario, stiamo parlando di una decretazione d'urgenza, e quindi è normale ascoltare il Quirinale e avere la possibilità di raccogliere tutte le valutazioni e gli approfondimenti che proverranno dal Quirinale». Mattarella aveva espresso le sue perplessità sul dl Sicurezza bis già nei giorni scorsi, direttamente a Conte. I dubbi del Quirinale riguardavano in particolare le multe a chi soccorre i migranti in mare e le modifiche alle attribuzioni dei ministeri. «I tecnici del Viminale», ha fatto sapere ieri il ministero dell'Interno, «hanno ultimato le limature al testo del decreto sicurezza bis, così da fugare qualsiasi perplessità e togliere alibi. Il provvedimento è stato inviato a Palazzo Chigi. Il ministro Salvini», hanno aggiunto le fonti del Viminale, «aspetta la convocazione del Consiglio dei ministri per domani (oggi per chi legge, ndr) così come è stato assicurato ieri notte». Le limature al testo sono l'ennesima dimostrazione della buona volontà della Lega. Spariscono dal testo le multe previste per le navi che trasportano immigrati, ma si punta a sanzionare pesantemente chi si rende responsabile di «violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane». «In caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane», recita il testo messo a punto ieri, «notificato al comandante e, ove possibile, all'armatore e al proprietario della nave, si applica a ciascuno di essi la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 10.000 a euro 50.000. Si applica altresì la sanzione accessoria della confisca della nave, procedendo immediatamente a sequestro cautelare». Difficile contestare una norma scritta in questo modo, a meno che il vero obiettivo della tenaglia Mattarella-Conte-Di Maio non sia tutto politico, e dunque si punti solo e soltanto a dare la sensazione che Salvini non sia in grado di far approvare un decreto che rappresenta una bandiera della Lega, a pochi giorni dalle elezioni europee. Non è un caso che ieri Marzio Breda, il quirinalista del Corriere della Sera, abbia spericolatamente accostato il decreto Sicurezza bis e «l'insidioso mix di populisti e sovranisti al governo» addirittura al terrorismo brigatista. Ieri sera, Di Maio sembrava voler prendere ancora tempo: «Per il decreto Sicurezza», ha detto il capo politico del M5s, «so che c'è un'interlocuzione fra Palazzo Chigi e il Quirinale per eliminare alcuni dubbi di incostituzionalità. Prima di andare in Cdm bisogna risolvere questi dubbi. Quei due milioni per i rimpatri», ha aggiunto Di Maio, «non so cosa ci permetteranno di fare, ne servirebbero centinaia per fare rimpatri seri. Dopo che la Lega ha aperto lo scontro con il Papa, con il segretario della Cei, adesso ci manca solo lo scontro con il presidente della Repubblica», ha detto ancora Di Maio, «e abbiamo fatto la collezione». Trattasi dello stesso Luigi Di Maio che esattamente un anno fa, il 27 maggio 2018, chiedeva l'impeachment per Mattarella, «colpevole» di non aver dato l'ok alla nomina di Paolo Savona al ministero dell'Economia, salvo poi ingranare una clamorosa retromarcia, una delle tante, di questo primo e forse ultimo anno di governo del cambiamento di idea.
Luca Ciriani (Ansa)
«L’Italia tanti anni fa ha deciso frettolosamente di uscire dal nucleare, ma noi speriamo quanto prima di poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione nel nostro Paese, come avviene in Francia come avviene in tanti Paesi da cui noi importiamo energia elettrica prodotta dal nucleare». Niente più tabù sul referendum dopo la sconfitta subita sulla riforma della giustizia ma, soprattutto, niente più tabù sulle centrali nucleari in Italia. Non si può più aspettare, per Ciriani, perché «con la guerra in Ucraina abbiamo scoperto che l’Italia è un Paese che dipendeva per quasi la metà dei suoi approvvigionamenti energetici dalla Russia, un Paese ostile, antidemocratico, una dittatura, e abbiamo all’improvviso dovuto correre ai ripari cercando di trovare da altri Paesi forniture che riducessero e cancellassero la nostra dipendenza dalla Russia».
Oggi l’Italia cerca l’indipendenza energetica, un percorso lungo che va intrapreso prima possibile. «Immagino discuteremo anche su questo», ha proseguito il ministro, «però noi ci prendiamo la responsabilità di indicare al Paese quali sono le strade da percorrere. Vedremo quello che succederà». Dal suo entourage, dopo l’intervento, si sono affrettati a spiegare che non si trattava di un annuncio ma di «un’ipotesi», «una supposizione del ministro».
Non solo energia, però, perché Ciriani ha parlato anche di legge elettorale, ribadendo: «Vogliamo fare una legge proporzionale con una soglia di sbarramento non troppo elevata, con un piccolo premio di maggioranza, un premio di maggioranza proporzionale, che è un premio, coerente con le indicazioni che ha dato la Consulta, pertanto intorno al 42%. Però il principio è che una coalizione che raggiunge un certo consenso ha un certo premio, non superiore a una certa soglia, in modo tale da impedire che chiunque vinca possa, oltre a vincere, scegliersi non solo il presidente della Camera e del Senato, ma anche il presidente della Repubblica». E sul Pd: «Credo che Elly Schlein abbia la legittima ambizione di fare il presidente del Consiglio nel 2027, ma con questa legge elettorale il rischio molto concreto è che lei non lo possa mai più fare, perché se il Parlamento è ingovernabile, sicuramente non sarà il leader del Pd a tenere insieme una maggioranza politica tra destra e sinistra, una maggioranza tecnica o una maggioranza che comunque esce dei giochi del potere del palazzo dopo il voto». Un sistema che, secondo Ciriani, «piace solo ai partiti del 2-3% che determinano la sopravvivenza dei governi inventandosi alleanze successive al voto». La speranza è che «entro la fine del mese di giugno, si possa approvare almeno in prima lettura alla Camera», ha continuato il ministro, perché «c’è la massima volontà di accelerare l’approvazione. Dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate, il centrodestra ha deciso, naturalmente col consenso del governo, di accelerare».
Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha partecipato al Festival dell’economia di Trento, annunciando «un milione di assunzioni nei prossimi 6-7 anni. Nel 2026 contiamo di assumere tra le 200.000 e le 250.000 persone». Poi ha spiegato: «I rinnovi dei contratti sono uno dei processi che mi hanno dato più soddisfazione in questi anni. Per la prima volta nella storia abbiamo avviato le trattative di rinnovo nel primo anno di riferimento. Abbiamo già firmato il contratto della scuola e siamo ormai arrivati in fase finale delle funzioni centrali che credo si chiuderà a giugno. Abbiamo, poi, avviato le trattative per i contratti della sanità e degli enti locali. Mi sono preso l’impegno di chiudere entro quest’anno la tornata 2025-2027 ma il mio obiettivo personale è quello di chiuderla prima dell’estate. Questa è una notizia bella per i nostri dipendenti perché non facciamo più contratti con anni di ritardo e diamo continuità. L’altra buona notizia è che ci sono già le risorse per la tornata di rinnovo successiva che è quella 2028-2030».
L’ospite d’onore è stata il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha consegnato il suo intervento in un videomessaggio. «La strategia del governo è stata chiara fin dall’inizio: sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro», ha detto il premier illustrando i risultati del suo esecutivo, «L’occupazione in Italia ha raggiunto livelli record con 1.200.000 occupati stabili in più e 550.000 precari in meno. Il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile ha raggiunto i livelli minimi di sempre e per la prima volta nella storia abbiamo superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici». Infine ha rivendicato «il taglio del costo del lavoro» e «l’aumento del netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi».
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Il Kennedy Space Center della Nasa a Titusville in Florida (Ansa)
Aziende private lanciano satelliti, gestiscono costellazioni e offrono servizi che un tempo erano appannaggio esclusivo dei governi. In particolare, aziende private - come Space X e Blue Origin - stanno abbattendo i costi di accesso allo Spazio, passando da sistemi di proprietà governativa a un mercato commerciale e competitivo.
In tutto questo, dove si colloca l’Europa? Riuscirà a mantenere un ruolo sostanziale senza dipendere da tecnologie prodotte altrove? Mentre procediamo verso quella che la Nasa ha definito la «seconda era spaziale», l’autonomia strategica diventa improvvisamente centrale per l’Ue. Ed è sempre più essenziale che l’Europa possa raggiungere, controllare e proteggere i propri sistemi spaziali, senza vincoli. Lo Spazio un tempo era principalmente legato alla scienza o al business, ma ora è una risorsa di fondamentale importanza per l’Ue. Quasi tutto - finanza, comunicazioni, trasporti, sicurezza - dipende dalla tecnologia spaziale. Ma c’è un problema: molti componenti e servizi cruciali provengono ancora da fuori Europa. Questo tipo di dipendenza non è sostenibile se si vuole esercitare una reale influenza globale, in un contesto dove chi controlla le infrastrutture detta legge. La governance spaziale europea è invece frammentata tra le istituzioni dell’Ue, l’Agenzia spaziale europea, i Paesi membri e le aziende. Anche i finanziamenti mostrano criticità: i bilanci europei sono (notevolmente) inferiori a quelli di Usa e Cina, soprattutto in materia di difesa e sicurezza. Inoltre, la cultura imprenditoriale europea è restia a farsi coinvolgere, dato che l’industria e le startup non godono della stessa propensione al rischio che troverebbero Oltreoceano. L’Europa deve ridurre al più presto la sua dipendenza, concentrandosi sullo sviluppo delle proprie catene di approvvigionamento per tecnologie come chip speciali, sistemi di propulsione avanzati, crittografia e infrastrutture di terra sicure. L’Europa dovrebbe inoltre incrementare gli sforzi della ricerca privata, soprattutto in settori come i sistemi di lancio riutilizzabili, i servizi in orbita e la sicurezza informatica dei satelliti. Tutto questo richiede investimenti: bisogna quindi creare strumenti finanziari che combinino fondi dell’Unione europea, nazionali e privati per aiutare le nuove aziende spaziali europee a crescere.
Un’opportunità emergente è quella dello Spazio cislunare. Parliamo della regione dello Spazio tra la Terra e la Luna, generalmente considerato poco più di un corridoio. Ma ora gli Usa ne hanno fatto un pivot di competizione strategica. Al momento, non esiste un piano per amministrare o difendere quella che sta diventando una delle aree spaziali più importanti. Gli attuali sistemi di controllo sono inadatti a monitorare le attività in questo sistema che si sta trasformando in un ambiente affollato da molteplici attori statali, commerciali e ibridi, con una vasta gamma di idee e obiettivi. Queste attività spaziano dalla ricerca, allo sviluppo e all’esplorazione, fino alla raccolta di informazioni di intelligence, alla trasmissione sicura di dati e a operazioni di prossimità ambigue che confondono il confine tra uso pacifico e militare.
La prospettiva di un conflitto nello Spazio cislunare non è più quindi puramente teorica, ma sempre più plausibile. I conflitti «terrestri» perdono di rilevanza, rispetto a questo nuovo scenario. E questo è uno dei messaggi in filigrana emersi dal recente incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. La scelta non è tra militarizzare lo Spazio o preservare un bene comune pacifico. L’unica scelta è tra amministrare deliberatamente lo Spazio cislunare o permettere ad altri di definire un proprio ordine. Per questo il nuovo amministratore Nasa, nel presentare ai primi di marzo Ignition - la nuova strategia Usa per lo Spazio - ha parlato della competizione in atto con il «vero rivale geopolitico» - la Cina - rimarcando che «la differenza tra successo e fallimento si misurerà in mesi, non in anni. Potremmo arrivare presto, ma la storia recente suggerisce che potremmo arrivare tardi». Uno degli elementi principali dei piani presentati a Ignition è stato il blocco del progetto del Lunar gateway (parte centrale del programma Artemis), delegandone l’eventuale costruzione e gestione ai privati, e orientandosi verso la costruzione di una base lunare, con tanto di centrale nucleare e strutture di deposito per i dati della Intelligenza artificiale. I partner internazionali sono stati colti alla sprovvista: lo smantellamento del Gateway significa incertezza sugli investimenti realizzati per Artemis, e molti elementi già progettati potrebbero non essere riutilizzabili per una base lunare.
A prescindere dal danno economico e dallo scompiglio generato, tutto questo deve portarci a interrogarci sul senso della collaborazione con gli Usa. Siamo partner o comprimari irrilevanti? Su tutto questo la politica tace o è assente. Qualcuno dovrebbe risvegliarla. La seconda era spaziale non aspetterà l’Europa. L’Europa deve decidere. Vuole essere leader o limitarsi a osservare da bordo campo? È ancora possibile permettersi di non avere una politica industriale spaziale ben definita e attentamente monitorata? Occorre apportare cambiamenti significativi e velocemente. L’Ue deve agire ora: deve investire in modo ambizioso, innovare con urgenza, governare in modo coeso e sviluppare capacità spaziali indipendenti e resilienti. L’opportunità per l’Europa di assumere un ruolo guida è aperta. Ma si sta chiudendo rapidamente.
di Mariano Bizzarri, Coordinatore scientifico del comitato interministeriale per lo Spazio
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Ansa
Ieri il presidente ucraino Volodymir Zelensky ha annunciato che droni dei servizi di sicurezza hanno raggiunto e colpito un importante impianto chimico russo, implicato in produzioni a scopo militare, situato a 1.700 km dal confine. È la Metafrax Chemicals di Gubakha, nella regione di Perm, presso la catena dei monti Urali. Ha detto il leader di Kiev: «Sono grato al Servizio di sicurezza dell’Ucraina per aver colpito una delle più importanti imprese militar-industriali della Russia. I prodotti della Metafrax Chemicals supportano dozzine di altre industrie militari russe inclusi quelli di equipaggiamento d’aviazione e droni, motori di missili ed esplosivi». L’attacco è avvenuto nella notte fra venerdì e sabato e ha causato la sospensione della produzione. L’impianto produce precursori di esplosivi e di carburanti di razzi, come ammoniaca, urea e melammina, e ha una capacità quotidiana di 900 tonnellate di ammoniaca e 1.600 tonnellate di urea.
La Metafrax era stata attaccata già lo scorso 17 febbraio e in quell’occasione erano stati impiegati droni An-196 Liutyi prodotti dalla celebre azienda aeronautica Antonov. Probabilmente è lo stesso drone usato anche per l’azione di ieri. È tra i mezzi più efficaci del servizio di sicurezza Sbu, il servizio segreto di Kiev che ha il monopolio degli attacchi in profondità. Lungo 4,4 metri e con apertura alare di 6,7 metri, il Liutyi è spinto da un motore a elica importato dalla Germania, un Hirth F-23 da 50 cavalli, e pesa al decollo 300 kg di cui fra 50 e 75 kg, a seconda della missione, spettanti alla testata esplosiva. Il suo raggio d’azione arriva fino a 2.000 km. Il sistema di guida s’avvale dell’intelligenza artificiale, un settore in cui l’Ucraina ha investito molto nell’ambito del suo piano di produzione di droni, ma anche della guida satellitare tipo Gps o Glonass. È solo uno degli ordigni che gli ucraini hanno sviluppato dal 2022 per portare la guerra nel cuore della Russia.
L’Sbu ha colpito una volta di più Mosca, domenica, utilizzando altri due tipi di droni, il Fire Point FP-1 e l’RS-1 Bars, più un terzo tipo di cui si sa ancora poco, il Bars-SM Gladiator. Giovedì è stata centrata la sede del servizio segreto russo Fsb nella regione annessa di Kherson, dove si sono avuti 100 morti. Poi nella notte fra giovedì e venerdì è stato bombardato il dormitorio studentesco di Starobilsk, nella regione ucraina russofona di Lugansk, annessa alla Russia. Raid il cui bilancio è arrivato ieri a 18 morti e 42 feriti. Dalle macerie sono stati estratti corpi di quattro bambini. Gli ucraini sostengono che l’edificio celasse un centro di guida di droni russi dell’unità Rubicon. Putin, invece, ha annunciato una rappresaglia, con Zelensky che ha avvisato i cittadini ucraini di un possibile attacco con missili Oreshnik. Sabato altri droni di Kiev hanno incendiato il terminal petrolifero di Sheskharis e il deposito di greggio di Grushovaya, nella regione di Novorossiysk, nonché la nave cisterna Chrysalis, reputata da Kiev parte della «flotta ombra».
Per gli attacchi a lungo raggio gli ucraini hanno messo a punto vari sistemi di guida dei velivoli oltre la linea dell’orizzonte, ovviando alla curvatura terrestre che limita i segnali diretti da stazioni terrestri. Sono stati usati droni ripetitori che, volando ad alta quota, fanno da ponte radio per rimandare i segnali guida da terra. L’uso dell’IA permette inoltre ad alcuni di questi tipi di orientarsi sulla base di una mappa memorizzata. Molto importante s’è dimostrato anche lo sfruttamento della rete telefonica cellulare russa per inviare segnali di guida a una scheda Sim installata sul drone stesso. In certe occasioni, magari per la guida terminale vicino dall’obbiettivo, possono essere stati utilizzati segnali, radio o forse laser, mandati da terra da agenti dell’Sbu infiltrati in Russia. Il che spiega anche perché proprio un’agenzia di spionaggio, più che l’Aeronautica di Kiev, sia responsabile di tali raid.
L’invio dei droni kamikaze su obbiettivi non solo militari ma anche civili in larga parte della Russia non ha solo lo scopo di rispondere alle massicce incursioni che gli stessi russi compiono. È anche una forma di pressione politica, come lo stesso Zelensky ha rimarcato, definendo i raid su strutture produttive ed energetiche «le nostre sanzioni a lungo raggio» e affermando che «occorre far capire a Mosca che continuare la guerra costa caro».
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