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2019-06-17
Immigrati: furbetti dell’assegno sociale
. Le pensioni minime costano 330 milioni
La storia si ripete. Maturano i diritti per l'assegno sociale e tornano nel loro Paese, dove il valore d'acquisto è di gran lunga superiore. E poi spetta alle forze dell'ordine o all'Inps, con indagini difficili e macchinose, accertare se non sono più nelle condizioni per godere del benefit. Gli ultimi dati annuali in possesso del ministero dell'Interno che fotografano il fenomeno contano circa 500 casi, per un totale di 10 milioni di euro. E anche nell'ultimo anno le inchieste sui furbetti hanno riempito pagine e pagine della cronaca locale dei quotidiani. Il caso più eclatante risale al mese di febbraio 2018. Per ben quattro anni 182 stranieri che risultavano residenti ad Ancona (dove il 17,05% del totale degli assegni sociali finisce agli extracomunitari: di questi il 7,90% sono albanesi e l'1,50% marocchini) hanno percepito i 450 euro per 13 mensilità. Ma non ne avevano titolo, perché, senza comunicarlo all'Inps, avevano lasciato l'Italia: 33 se ne erano tornati in Albania, 18 in Marocco, dieci in Macedonia e gli altri tra le Americhe, la Polonia, il Nord Africa, l'Africa centrale e l'India. In totale sono stati recuperati e risparmiati circa un milione di euro.
L'altra maxi inchiesta è del dicembre dello scorso anno. A Sabaudia gli investigatori delle Fiamme gialle ne hanno stanati altri 36: incassavano i 450 euro per le 13 mensilità previste, perché, sulla carta, avevano tutti i requisiti in regola: 66 anni e sette mesi di età e risultavano residenti o con permesso di soggiorno da almeno dieci anni. In realtà, però, ognuno se n'era tornato a casa sua. La frode, alla fine, è stata stimata in 340.000 euro, sottratti dal bilancio dello Stato. L'indagine ha portato anche alla cancellazione dalle liste della popolazione residente in Italia. Alcuni di loro, malati, erano pure a carico del Servizio sanitario nazionale. E percepivano somme superiori ai 4.000 euro. Per questo sono stati denunciati per indebita percezione di erogazioni. Le somme sono state sequestrate.
La bonifica, per fortuna, non si è fermata all'Agro Pontino. Il più sfortunato è un senegalese residente ufficialmente a Livorno: compiuti i 67 anni aveva cominciato a percepire l'assegno sociale. Pochi mesi dopo sono intervenuti i finanzieri e hanno scoperto che viveva stabilmente nel suo Paese d'origine. Ma qua e là lungo lo Stivale si trova traccia delle fregature in cui è incappato l'istituto di previdenza. Non sono mancati, poi, i casi limite.
Il 4 aprile scorso gli investigatori della questura di Udine si sono imbattuti in un novantaduenne della Repubblica dominicana. In passato l'anziano aveva ottenuto il ricongiungimento familiare con la figlia in Italia e, dal settembre 2008, aveva maturato il diritto a ricevere l'assegno. E quindi il suo fascicolo Inps all'apparenza era regolare. Dalle indagini è emerso, però, che dal 2013 aveva soggiornato per lunghi periodi nella nazione di origine, venendo meno il presupposto previsto dall'Inps della stabile residenza. L'assegno, infatti, viene sospeso se il titolare soggiorna all'estero per più di 30 giorni. Dopo un anno dalla sospensione, la prestazione è revocata. E nei confronti dell'anziano sono state avviate le pratiche per tentare di recuperare il denaro sottratto.
A giugno dell'anno scorso un'inchiesta si è abbattuta su Genova, dove la Guardia di finanza, di extracomunitari furbetti, ne ha stanati sette. Fin qui tutto come di routine (carte all'apparenza in regola ma nessuna presenza in Italia ormai da tempo). Se non fosse che è saltata all'occhio la provenienza di uno di questi: Israele. Primo caso nella storia. Se ne è tornato lì con l'assegno sociale italiano, pensando di farla franca. In questo caso, sottolinearono i finanzieri, non era stato facile scoprirlo.
La prova principale, di solito, sono i visti sui documenti e di conseguenza sulle banche dati ministeriali al momento dell'espatrio. Ma se uno straniero, come in questo caso, esce dall'Italia da un'altra nazione dell'Unione europea, l'espatrio non è segnalato alle autorità italiane e neppure all'Inps. Che, ignaro, continua a bonificare i 430 euro finché non vengono disposti controlli approfonditi. Un'indagine dell'ottobre 2018 partita da Grosseto è riuscita a risalire alla indebita percezione dell'assegno sociale con una investigazione tutta bancaria. Un albanese e una donna dell'Est, dopo aver richiesto e ottenuto l'erogazione dell'assegno, erano rientrati nei loro Paesi d'origine, dove riscuotevano la somma. I carabinieri, attraverso le movimentazioni dei conti correnti, sono riusciti a dimostrare che il denaro veniva versato in filiali di banche italiane, ma che le carte usate per prelevarlo finivano in bancomat e pos esteri in modo stabile e continuativo. Anche in questo caso il diritto è stato revocato e i due furbetti sono stati segnalati in Procura.
Nel marzo 2018, a Pescara, cinque stranieri sono stati denunciati per aver incassato 200.000 euro di assegni sociali. In alcuni casi, hanno scoperto le Fiamme gialle, se ne erano tornati all'estero. In altri casi, invece, avevano messo in atto una vera e propria truffa e, con artifizi e raggiri, taroccando i documenti sulla loro condizione economica, erano riusciti a ottenere l'assegno sociale. In realtà, però, hanno scoperto gli investigatori, non erano indigenti. I loro redditi non avrebbero permesso a queste persone di ottenere il benefit. Così, i cinque sono stati denunciati.
Un cittadino albanese, quarantenne, che aveva ottenuto dalla provincia autonoma di Trento un sostegno sociale, invece, si era trasferito con i genitori ottantenni, che incassavano l'assegno sociale, in Germania. Tutti e tre continuavano a incassare i bonifici delle erogazioni pubbliche. Se n'è accorta la polizia locale della Valle del Chiese, che aveva ricevuto una segnalazione dall'ente che affida le case popolari (i tre avevano ottenuto anche quella) perché non era stato possibile contattare gli inquilini di un appartamento apparentemente lasciato dagli occupanti senza la restituzione delle chiavi. Le verifiche svolte hanno consentito all'ente di rientrare in possesso dell'appartamento in modo che potesse essere riassegnato e, in seguito ad accertamenti all'Inps e alla Pat, di provare la truffa, consistita nell'omettere di informare il Comune di residenza del trasferimento all'estero. Tutti e tre i componenti del nucleo familiare sono stati cancellati dall'anagrafe del Comune di Sella Giudicarie. E le erogazioni sono state immediatamente interrotte.
E ancora: sempre lo scorso anno spicca il caso di una coppia di anziani coniugi tunisini che risiedevano, per finta, nella provincia di Firenze. I due hanno incassato in totale 120.000 euro. Ma gli investigatori, mentre indagavano sugli assegni sociali, hanno scoperto anche che i due conducevano una vita da nababbi, accertando movimenti di capitali verso il Principato di Monaco per 370.000 euro. Il resto di questa storia è ancora tutto da approfondire, ma conferma che non sempre gli assegni sociali finiscono nelle mani di pensionati stranieri veramente indigenti.
Spendiamo quasi 330 milioni l’anno per gli extracomunitari over 67
Il dato più alto è stato registrato nel 2017. I cittadini extracomunitari noti all'Inps erano 2.259.652: il 90% dei quali, ovvero 2.042.156, erano iscritti come lavoratori. I pensionati erano 96.743 (il 4,3% delle posizioni Inps) e 120.753 erano i percettori di prestazioni a sostegno del reddito (il 5,3% del totale). I numeri definitivi, snocciolati dal Sole 24 Ore e diffusi dall'Inps, si fermano a quell'anno. Nel 2017 la metà di quegli extracomunitari apparteneva a sei Paesi: al primo posto c'era l'Albania, con 299.731 presenze, seguita dal Marocco con 262.824, dalla Cina con 209.405, dall'Ucraina con 166.546, dalle Filippine con 117.360 e dalla Moldavia con 106.041.
Ma per leggere il fenomeno complessivamente bisogna tenere in considerazione almeno gli ultimi dieci anni. E così, si scopre, dato sbandierato da Tito Boeri, che si è passati da 1,3 a 1,7 milioni di cittadini non comunitari iscritti all'Inps come lavoratori. Il dato che Boeri tralasciava, e che invece è significativo, è però quello sui percettori di sostegno al reddito, un numero che è cresciuto ampiamente: dalle 17.000 erogazioni del 2008 c'è stato un salto che ha raggiunto le 94.000 del 2017. Questo dato dimostra che una grossa fetta degli stranieri in Italia non ha un reddito sufficiente per vivere. Dai controlli quotidiani messi in campo dalle forze dell'ordine si scopre anche che molti di loro, poi, in realtà un reddito superiore ce l'hanno, ma truccano le carte pur di incassare il sostegno dello Stato. In altri casi si tratta di lavoratori in nero che con più lavoretti riescono a raggiungere gruzzoletti mensili di tutto rispetto, ma non rinunciano comunque al bonifico sociale.
A essere triplicato è invece il numero di titolari non comunitari di pensione e in particolare di pensioni assistenziali: dai 33.000 pensionati del 2008 si è arrivati ai 96.000 del 2017. La metà di loro nel 2017 (59.163 persone) è risultata titolare solo di pensioni assistenziali (invalidità civile e pensioni sociali), altri 20.747 di pensioni di invalidità, vecchiaia o superstiti, 9.992, invece, di pensioni indennitarie, cioè corrisposte a seguito di un infortunio sul lavoro o per malattia professionale. Oltre a questi ci sono 5.579 titolari di pensioni sia di invalidità, sia assistenziali e 1.003 titolari di pensioni d'invalidità e indennitarie. Insomma, c'è chi riesce a cumulare più diritti. Ci sono, poi, 78 casi record: extracomunitari che hanno diritto alla pensione assistenziale, a quella d'invalidità e a quella indennitaria, per un importo annuale totale di 17.000 euro.
Le riforme introdotte nel 2018, con l'innalzamento dell'età a 66 anni e sette mesi, hanno ritoccato il dato al ribasso. Gli assegni sociali liquidati nel primo semestre 2018 erano già scesi a 10.332. Nello stesso periodo dell'anno precedente erano 78.470. Nel 2019, con l'innalzamento a 67 anni tondi tondi, il dato è sceso ancora: la quantità di assegni liquidati nel primo trimestre è pari a 3.199. Un terzo rispetto al 2017.
Per ottenere il beneficio è necessario dimostrare di avere in mano un permesso di soggiorno di lungo periodo e di trovarsi in condizioni economiche disagiate. Ma c'è anche un'altra strada: ogni immigrato che ha ottenuto la residenza con l'istituto del ricongiungimento familiare, se in età avanzata per lavorare, ha diritto a vedersi versato dall'Inps un sussidio di 5.880 euro l'anno. Il che, in soldoni, si traduce in questa stima: 327.190.500 euro che ogni anno l'Italia spende per garantire la pensione agli stranieri troppo in avanti con gli anni per lavorare. E, così, salta anche la vulgata dei giovani stranieri che pagano le pensioni agli italiani. Perché in Italia il 17% circa di loro ha superato i 65 anni. E, in questa maniera, viene anche spiegato il tormentone che circola sui social con titoli del tipo: «Paghiamo le pensioni a immigrati che non hanno lavorato neanche per un giorno». Molti la bollano come una bufala. Ma i dati parlano chiaro. Grazie al ricongiungimento familiare c'è una pletora di stranieri che incassa la pensione versata dall'Inps pur non avendo mai lavorato né versato contributi in Italia. L'unico requisito richiesto dalla legge è la residenza effettiva e abituale in Italia. Poi basta consegnare una carta prepagata collegata al conto corrente aperto in una filiale di una banca italiana a un parente che vive all'estero e il gioco è fatto.
Molti comunque scelgono di rischiare e, una volta ottenuto il diritto, se ne tornano nel Paese d'origine. Per la sospensione dell'erogazione va accertata la loro assenza dal territorio italiano per 30 giorni e, anche in questo caso, se lo straniero riesce a dimostrare, come spesso accade, che l'assenza è dipesa da gravi motivi di salute, l'assegno è salvo. Riuscire a dimostrare, poi, che un medico albanese o filippino abbia dichiarato il falso non è proprio una questione agevole. Sono necessarie rogatorie internazionali e le indagini giudiziarie, a quel punto, si fanno davvero complicate. In ogni caso, dopo un anno di sospensione, se lo straniero è ancora all'estero, l'assegno viene revocato definitivamente.
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Prendi i soldi e scappa: 500 stranieri sorpresi a percepire un assegno Inps pur essendo tornati nei Paesi d'origine. I più sfrontati? Due tunisini che inviavano capitali nel Principato di Monaco. Spendiamo quasi 330 milioni l'anno per gli extracomunitari over 67. Secondo Tito Boeri dovevano mantenerci, ma con i redditi che dichiarano siamo noi a pagare loro il welfare. Il picco di beneficiari nel 2017: quasi 121.000. E le erogazioni sono triplicate in meno di un decennio. Lo speciale contiene due articoli. La storia si ripete. Maturano i diritti per l'assegno sociale e tornano nel loro Paese, dove il valore d'acquisto è di gran lunga superiore. E poi spetta alle forze dell'ordine o all'Inps, con indagini difficili e macchinose, accertare se non sono più nelle condizioni per godere del benefit. Gli ultimi dati annuali in possesso del ministero dell'Interno che fotografano il fenomeno contano circa 500 casi, per un totale di 10 milioni di euro. E anche nell'ultimo anno le inchieste sui furbetti hanno riempito pagine e pagine della cronaca locale dei quotidiani. Il caso più eclatante risale al mese di febbraio 2018. Per ben quattro anni 182 stranieri che risultavano residenti ad Ancona (dove il 17,05% del totale degli assegni sociali finisce agli extracomunitari: di questi il 7,90% sono albanesi e l'1,50% marocchini) hanno percepito i 450 euro per 13 mensilità. Ma non ne avevano titolo, perché, senza comunicarlo all'Inps, avevano lasciato l'Italia: 33 se ne erano tornati in Albania, 18 in Marocco, dieci in Macedonia e gli altri tra le Americhe, la Polonia, il Nord Africa, l'Africa centrale e l'India. In totale sono stati recuperati e risparmiati circa un milione di euro. L'altra maxi inchiesta è del dicembre dello scorso anno. A Sabaudia gli investigatori delle Fiamme gialle ne hanno stanati altri 36: incassavano i 450 euro per le 13 mensilità previste, perché, sulla carta, avevano tutti i requisiti in regola: 66 anni e sette mesi di età e risultavano residenti o con permesso di soggiorno da almeno dieci anni. In realtà, però, ognuno se n'era tornato a casa sua. La frode, alla fine, è stata stimata in 340.000 euro, sottratti dal bilancio dello Stato. L'indagine ha portato anche alla cancellazione dalle liste della popolazione residente in Italia. Alcuni di loro, malati, erano pure a carico del Servizio sanitario nazionale. E percepivano somme superiori ai 4.000 euro. Per questo sono stati denunciati per indebita percezione di erogazioni. Le somme sono state sequestrate. La bonifica, per fortuna, non si è fermata all'Agro Pontino. Il più sfortunato è un senegalese residente ufficialmente a Livorno: compiuti i 67 anni aveva cominciato a percepire l'assegno sociale. Pochi mesi dopo sono intervenuti i finanzieri e hanno scoperto che viveva stabilmente nel suo Paese d'origine. Ma qua e là lungo lo Stivale si trova traccia delle fregature in cui è incappato l'istituto di previdenza. Non sono mancati, poi, i casi limite. Il 4 aprile scorso gli investigatori della questura di Udine si sono imbattuti in un novantaduenne della Repubblica dominicana. In passato l'anziano aveva ottenuto il ricongiungimento familiare con la figlia in Italia e, dal settembre 2008, aveva maturato il diritto a ricevere l'assegno. E quindi il suo fascicolo Inps all'apparenza era regolare. Dalle indagini è emerso, però, che dal 2013 aveva soggiornato per lunghi periodi nella nazione di origine, venendo meno il presupposto previsto dall'Inps della stabile residenza. L'assegno, infatti, viene sospeso se il titolare soggiorna all'estero per più di 30 giorni. Dopo un anno dalla sospensione, la prestazione è revocata. E nei confronti dell'anziano sono state avviate le pratiche per tentare di recuperare il denaro sottratto. A giugno dell'anno scorso un'inchiesta si è abbattuta su Genova, dove la Guardia di finanza, di extracomunitari furbetti, ne ha stanati sette. Fin qui tutto come di routine (carte all'apparenza in regola ma nessuna presenza in Italia ormai da tempo). Se non fosse che è saltata all'occhio la provenienza di uno di questi: Israele. Primo caso nella storia. Se ne è tornato lì con l'assegno sociale italiano, pensando di farla franca. In questo caso, sottolinearono i finanzieri, non era stato facile scoprirlo. La prova principale, di solito, sono i visti sui documenti e di conseguenza sulle banche dati ministeriali al momento dell'espatrio. Ma se uno straniero, come in questo caso, esce dall'Italia da un'altra nazione dell'Unione europea, l'espatrio non è segnalato alle autorità italiane e neppure all'Inps. Che, ignaro, continua a bonificare i 430 euro finché non vengono disposti controlli approfonditi. Un'indagine dell'ottobre 2018 partita da Grosseto è riuscita a risalire alla indebita percezione dell'assegno sociale con una investigazione tutta bancaria. Un albanese e una donna dell'Est, dopo aver richiesto e ottenuto l'erogazione dell'assegno, erano rientrati nei loro Paesi d'origine, dove riscuotevano la somma. I carabinieri, attraverso le movimentazioni dei conti correnti, sono riusciti a dimostrare che il denaro veniva versato in filiali di banche italiane, ma che le carte usate per prelevarlo finivano in bancomat e pos esteri in modo stabile e continuativo. Anche in questo caso il diritto è stato revocato e i due furbetti sono stati segnalati in Procura. Nel marzo 2018, a Pescara, cinque stranieri sono stati denunciati per aver incassato 200.000 euro di assegni sociali. In alcuni casi, hanno scoperto le Fiamme gialle, se ne erano tornati all'estero. In altri casi, invece, avevano messo in atto una vera e propria truffa e, con artifizi e raggiri, taroccando i documenti sulla loro condizione economica, erano riusciti a ottenere l'assegno sociale. In realtà, però, hanno scoperto gli investigatori, non erano indigenti. I loro redditi non avrebbero permesso a queste persone di ottenere il benefit. Così, i cinque sono stati denunciati. Un cittadino albanese, quarantenne, che aveva ottenuto dalla provincia autonoma di Trento un sostegno sociale, invece, si era trasferito con i genitori ottantenni, che incassavano l'assegno sociale, in Germania. Tutti e tre continuavano a incassare i bonifici delle erogazioni pubbliche. Se n'è accorta la polizia locale della Valle del Chiese, che aveva ricevuto una segnalazione dall'ente che affida le case popolari (i tre avevano ottenuto anche quella) perché non era stato possibile contattare gli inquilini di un appartamento apparentemente lasciato dagli occupanti senza la restituzione delle chiavi. Le verifiche svolte hanno consentito all'ente di rientrare in possesso dell'appartamento in modo che potesse essere riassegnato e, in seguito ad accertamenti all'Inps e alla Pat, di provare la truffa, consistita nell'omettere di informare il Comune di residenza del trasferimento all'estero. Tutti e tre i componenti del nucleo familiare sono stati cancellati dall'anagrafe del Comune di Sella Giudicarie. E le erogazioni sono state immediatamente interrotte. E ancora: sempre lo scorso anno spicca il caso di una coppia di anziani coniugi tunisini che risiedevano, per finta, nella provincia di Firenze. I due hanno incassato in totale 120.000 euro. Ma gli investigatori, mentre indagavano sugli assegni sociali, hanno scoperto anche che i due conducevano una vita da nababbi, accertando movimenti di capitali verso il Principato di Monaco per 370.000 euro. 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I numeri definitivi, snocciolati dal Sole 24 Ore e diffusi dall'Inps, si fermano a quell'anno. Nel 2017 la metà di quegli extracomunitari apparteneva a sei Paesi: al primo posto c'era l'Albania, con 299.731 presenze, seguita dal Marocco con 262.824, dalla Cina con 209.405, dall'Ucraina con 166.546, dalle Filippine con 117.360 e dalla Moldavia con 106.041. Ma per leggere il fenomeno complessivamente bisogna tenere in considerazione almeno gli ultimi dieci anni. E così, si scopre, dato sbandierato da Tito Boeri, che si è passati da 1,3 a 1,7 milioni di cittadini non comunitari iscritti all'Inps come lavoratori. Il dato che Boeri tralasciava, e che invece è significativo, è però quello sui percettori di sostegno al reddito, un numero che è cresciuto ampiamente: dalle 17.000 erogazioni del 2008 c'è stato un salto che ha raggiunto le 94.000 del 2017. Questo dato dimostra che una grossa fetta degli stranieri in Italia non ha un reddito sufficiente per vivere. Dai controlli quotidiani messi in campo dalle forze dell'ordine si scopre anche che molti di loro, poi, in realtà un reddito superiore ce l'hanno, ma truccano le carte pur di incassare il sostegno dello Stato. In altri casi si tratta di lavoratori in nero che con più lavoretti riescono a raggiungere gruzzoletti mensili di tutto rispetto, ma non rinunciano comunque al bonifico sociale. A essere triplicato è invece il numero di titolari non comunitari di pensione e in particolare di pensioni assistenziali: dai 33.000 pensionati del 2008 si è arrivati ai 96.000 del 2017. La metà di loro nel 2017 (59.163 persone) è risultata titolare solo di pensioni assistenziali (invalidità civile e pensioni sociali), altri 20.747 di pensioni di invalidità, vecchiaia o superstiti, 9.992, invece, di pensioni indennitarie, cioè corrisposte a seguito di un infortunio sul lavoro o per malattia professionale. Oltre a questi ci sono 5.579 titolari di pensioni sia di invalidità, sia assistenziali e 1.003 titolari di pensioni d'invalidità e indennitarie. Insomma, c'è chi riesce a cumulare più diritti. Ci sono, poi, 78 casi record: extracomunitari che hanno diritto alla pensione assistenziale, a quella d'invalidità e a quella indennitaria, per un importo annuale totale di 17.000 euro. Le riforme introdotte nel 2018, con l'innalzamento dell'età a 66 anni e sette mesi, hanno ritoccato il dato al ribasso. Gli assegni sociali liquidati nel primo semestre 2018 erano già scesi a 10.332. Nello stesso periodo dell'anno precedente erano 78.470. Nel 2019, con l'innalzamento a 67 anni tondi tondi, il dato è sceso ancora: la quantità di assegni liquidati nel primo trimestre è pari a 3.199. Un terzo rispetto al 2017. Per ottenere il beneficio è necessario dimostrare di avere in mano un permesso di soggiorno di lungo periodo e di trovarsi in condizioni economiche disagiate. Ma c'è anche un'altra strada: ogni immigrato che ha ottenuto la residenza con l'istituto del ricongiungimento familiare, se in età avanzata per lavorare, ha diritto a vedersi versato dall'Inps un sussidio di 5.880 euro l'anno. Il che, in soldoni, si traduce in questa stima: 327.190.500 euro che ogni anno l'Italia spende per garantire la pensione agli stranieri troppo in avanti con gli anni per lavorare. E, così, salta anche la vulgata dei giovani stranieri che pagano le pensioni agli italiani. Perché in Italia il 17% circa di loro ha superato i 65 anni. E, in questa maniera, viene anche spiegato il tormentone che circola sui social con titoli del tipo: «Paghiamo le pensioni a immigrati che non hanno lavorato neanche per un giorno». Molti la bollano come una bufala. Ma i dati parlano chiaro. Grazie al ricongiungimento familiare c'è una pletora di stranieri che incassa la pensione versata dall'Inps pur non avendo mai lavorato né versato contributi in Italia. L'unico requisito richiesto dalla legge è la residenza effettiva e abituale in Italia. Poi basta consegnare una carta prepagata collegata al conto corrente aperto in una filiale di una banca italiana a un parente che vive all'estero e il gioco è fatto. Molti comunque scelgono di rischiare e, una volta ottenuto il diritto, se ne tornano nel Paese d'origine. Per la sospensione dell'erogazione va accertata la loro assenza dal territorio italiano per 30 giorni e, anche in questo caso, se lo straniero riesce a dimostrare, come spesso accade, che l'assenza è dipesa da gravi motivi di salute, l'assegno è salvo. Riuscire a dimostrare, poi, che un medico albanese o filippino abbia dichiarato il falso non è proprio una questione agevole. Sono necessarie rogatorie internazionali e le indagini giudiziarie, a quel punto, si fanno davvero complicate. In ogni caso, dopo un anno di sospensione, se lo straniero è ancora all'estero, l'assegno viene revocato definitivamente.
Luciano Darderi (Ansa)
Nella giornata del «round of 16» è stato infatti l’azzurro numero 17 Atp a prendersi la scena, superando in rimonta nientemeno che Alexander Zverev, che nella classifica mondiale è dietro soltanto ai due mostri sacri Sinner e Carlos Alcaraz. Sulla terra rossa della Grand Stand Arena Darderi è riuscito nell’impresa di riscrivere una partita che sembrava ormai perduta. Specialmente dopo aver incassato un primo set senza storia, perso 6-1 in appena mezz’ora, dando per lunghi tratti l’impressione di non riuscire a reggere il ritmo imposto dal tedesco. Andamento che si stava confermando anche nel secondo parziale, facendo pensare a chiunque che la sfida fosse ormai indirizzata. A chiunque tranne che al ventiquattrenne italo-argentino, che non ha mai smesso di crederci. Dopo che Zverev è salito fino al 4-2 e ha avuto in mano il controllo dell’incontro, qualcosa è cambiato. Darderi ha iniziato a trovare continuità da fondo campo, sostenuto da un pubblico sempre più coinvolto, mentre dall’altra parte il tedesco ha progressivamente perso lucidità. Il momento decisivo è arrivato nel tie-break del secondo set, un’autentica battaglia nella quale Zverev si è fatto annullare quattro match point. Luciano è rimasto aggrappato alla partita con pazienza e coraggio, fino a chiudere 12-10 grazie anche a un doppio fallo finale del suo avversario. Lì, di fatto, il match è finito. Zverev è uscito mentalmente dalla partita e nel terzo set non ha reagito. Darderi ha cavalcato l’inerzia e l’entusiasmo del Foro Italico, dominando 6-0 il parziale decisivo e conquistando così la prima vittoria in carriera contro un top ten. Una serata che difficilmente dimenticherà e che gli vale anche i primi quarti di finale in un Masters 1000, dove affronterà il baby fenomeno spagnolo Rafael Jódar. «È stata una partita molto dura, non mi sentivo bene nel primo set», ha spiegato a caldo Darderi. «Poi sono riuscito a girarla anche perché Zverev mi ha regalato qualcosa. La gente mi ha aiutato tanto, sono molto felice».
Più lineare, invece, il pomeriggio di Sinner sul centrale. Contro l’altra rivelazione di questa edizione, Andrea Pellegrino, il numero uno del mondo ha controllato il «derby» senza particolari difficoltà, imponendosi (6-2, 6-3) e centrando la qualificazione ai quarti. Per il pugliese resta comunque un torneo oltre ogni aspettativa, mentre Sinner continua a macinare record: con quella contro Pellegrino sono diventate 31 le vittorie consecutive nei Masters 1000, eguagliando un primato che apparteneva a Novak Djokovic. «Il derby qui in Italia è sempre speciale», ha detto Jannik dopo la vittoria. «Sono molto felice per Andrea, ha fatto un torneo straordinario». Poi uno sguardo al prosieguo del torneo, dove se la vedrà con il russo Andrej Rublev: «I quarti sono già un turno importante. Il giorno di riposo mi aiuterà».
L’unica nota stonata della giornata azzurra è arrivata dalla sconfitta di Lorenzo Musetti contro Casper Ruud. Il toscano, già apparso in difficoltà fisica nei giorni scorsi, ha ceduto nettamente (6-3 6-1) in una partita condizionata dai problemi alla coscia sinistra: «Chiedo scusa al pubblico, ma la mia condizione fisica non mi ha permesso di giocare come avrei voluto», ha ammesso il carrarino nel post partita.
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@ManuelRighi
Uno dei modi migliori per entrare in contatto con un territorio è penetrarne la natura. C’è chi lo fa in contemplandola e chi attraversandola attivamente. Il Trentino si presta a tutto, grazie a un ambiente variegato, che alterna montagne, laghi e fiumi.
Gli amanti degli sport acquatici hanno un’ampia gamma di possibilità tra cui scegliere. Il rafting, per esempio, praticando il quale si smuovono adrenalina, spirito di squadra e rapporto con la natura. Non un semplice sport, ma un’esperienza a tutto tondo che consente di percepire contemporaneamente sé stessi, l’altro e il fiume, diventando tutt’uno. Punto di riferimento per questa attività outdoor è la Val di Sole con il suo fiume (il Noce), citato dal National Geographic come uno dei migliori al mondo per le discese fluviali a bordo dei raft, speciali gommoni che le squadre da quattro/sei persone devono portare a destinazione con coraggio e attenzione. Si tratta di una disciplina che non richiede alcuna competenza in particolare, a esclusione del nuoto. È comunque bene esercitarla al seguito di una guida esperta, che prima della partenza spiegherà ai partecipanti cosa fare e non fare durante la traversata. Il fiume Noce dona 28 bellissimi chilometri navigabili, tra rapide e tratti più tranquilli che consentono, nel frattempo, di ammirare boschi e vette, garantendo emozioni autentiche grazie all’alternanza di un’attività ad alto tasso di energia e gioia e quieta bellezza paesaggistica.
Non per niente il rafting viene considerato terapeutico, tanto da essere utilizzato per cementare lo spirito di squadra tra familiari e amici, ma anche tra colleghi, uniti da un obiettivo comune al di fuori dell’ambiente lavorativo e delle classiche dinamiche aziendali. I centri rafting del Trentino mettono a disposizione il necessario equipaggiamento: tute in neoprene, giubbotto salvagente, pagaia e casco protettivo; è altresì necessario che i partecipanti arrivino con un abbigliamento sportivo, costume incluso. Il fiume Noce è percorribile anche in canoa e kayak, ma per avere un contatto ancora più ravvicinato con la forza dell’acqua l’ideale è l’hydrospeed, che prende il nome dal bob fluviale con cui affrontare l’acquatico avversario.
Un altro modo per godersi l’estate trentina è il wakeboard, sport che nasce dalla fusione tra sci acquatico e snowboard. Come il rafting, è uno sport adrenalinico ma fattibile anche per coloro che sono alle prime armi. Nella Regione esistono due impianti, situati tra il lago di Ledro e il lago di Terlago. Qui si viene trainati non dal classico motoscafo, ma da un cable wakeboard, ossia una fune simile a uno skilift. Velocità, equilibrio e leggerezza: il wakeboard permette di divertirsi e volare letteralmente sull’acqua.
Lakeline è il centro di Terlago, che propone un percorso di circa 230 metri dotato di strutture galleggianti per salti ed evoluzioni aeree. Benché si tratti di una disciplina adatta a tutti, il centro mette a disposizione - oltre al noleggio attrezzatura - una scuola wakeboard. Al lago di Ledro, precisamente in località Pur, si trova invece il Be Wake System: qui il wakeboard viene presentato nella sua variante più semplice, adatta anche ai bambini dai 7 anni in su. Un’attività che libera dalle calorie e - soprattutto - dallo stress in eccesso, rafforzando i muscoli e il sistema cardiorespiratorio.
C’è poi il canyoning, che consiste nella discesa a piedi, ma tramite l’ausilio di corde, di gole percorse da piccoli corsi d’acqua. Una sorta di fusione tra alpinismo e sport fluviali, da realizzare in gruppo e al seguito di guide professionali. Ovviamente i livelli di difficoltà differiscono a seconda della propria preparazione.
Lo speleologo francese Alfred Martel viene considerato il precursore del canyoning, grazie alle esplorazioni da lui condotte durante i primi anni del Novecento nelle Gole di Verdon. Dalla scienza allo sport il passo fu relativamente breve: negli anni Ottanta francesi e spagnoli vi si dedicavano assiduamente. Per chi è in cerca di questo genere di dinamismo, il lago di Ledro, il Garda Trentino e l’area di Campiglio Dolomiti - con la Val Brenta, il torrente Palvico e il Rio Roldono - sono i luoghi ideali. Scivoli e piscine naturali producono contesti di straordinaria bellezza, all’interno dei quali muoversi diviene un’esperienza completa per il corpo e per lo spirito.
Il brivido della velocità in montagna è un’altra storia con le downhill bike
Dall’acqua alla terra: lo sport, in Trentino, prevede un contatto dinamico con Madre Natura anche attraverso i cosiddetti bike park, strutture attrezzate per le mountain bike.Non si pensi al classico trekking: per questo tipo di attività occorrono infatti biciclette da downhill, dato che si tratta di percorsi in discesa su terreni ripidi e scoscesi, dove il rischio di cadute è piuttosto alto. I salti, le curve paraboliche e gli ostacoli, ma anche i north shore (strutture in legno da attraversare a tutta velocità) e i rock garden rendono felicissimi i biker più spericolati. I centri del Trentino-Alto Adige offrono sempre impianti di risalita e bike shuttle, furgoni che trasportano le biciclette al punto di partenza.Come per gli sport acquatici, anche in questo caso è necessario utilizzare l’attrezzatura adeguata, composta da protezioni per le ginocchia e i gomiti, caschi integrali, paraschiena e guanti. Questo sport può essere praticato in Val di Sole, dove si trovano cinque trail differenti per difficoltà e tre trail enduro. In località Pellizzano esiste anche un Kids Bike Park, dedicato al divertimento dei bambini.La parte più interessante del Bike Park Val di Sole è sicuramente costituita dal Black Snacke, famoso percorso di Coppa del Mondo. È il tracciato più impegnativo e, per questo, adatto solo a esperti e a spericolati che abbiano voglia di mettersi alla prova su terreni particolarmente scoscesi a partire da quota 1.500 metri. Dalla medesima altitudine si dipanano anche tre trail di recente realizzazione, alcuni in stile flow - dunque senza particolari ostacoli - e altri più naturali.Una telecabina da otto posti consente una semplice risalita a tre rider con le loro biciclette. Nella parte bassa del bike park si trova un’altra attrazione degna di nota: il four cross (4x), una discesa per gare a quattro, utilizzata ogni anno anche per il Campionato del Mondo di 4x.Il Bike Park Val di Sole aprirà la stagione indicativamente tra fine maggio e inizio giugno. Il Paganella Bike Park è un’altra area spettacolare non solo per gli amanti della disciplina, ma anche per l’utilizzo che è stato fatto del territorio. Trattasi di tre bike zone nate nel 2010 dalla trasformazione di vecchi sentieri e mulattiere, divenuti ormai tracciati all’avanguardia dotati di tutto il necessario per i praticanti.Non è un caso che sia stato inserito nel circuito del Gravity Card, che permette ai possessori della tessera di muoversi liberamente tra i ventotto migliori bike park d’Europa. Il Fassa Bike Park è situato nel cuore delle Dolomiti della Val di Fassa, sopra Canazei. Il primo bike park del Nord-Est propone dodici linee per tutti i livelli, pensate sia per i principianti che per gli esperti.Infine la San Martino Bike Arena sorge al cospetto delle Pale di San Martino e offre tre tracciati per un totale di dieci chilometri. Nemmeno qui manca un efficiente impianto di risalita, costituito da una cabinovia ad agganciamento automatico che in soli dodici minuti raggiunge i 2.200 metri di altitudine.Il risultato? Discese emozionanti, garantite anche dai wall ride, megaparaboliche in cui usare la forza centrifuga per percorrerle nella parte più alta senza il rischio di cadere. Anche la San Martino Bike Arena aprirà per il ponte del 2 giugno, ma per le prime due settimane solo per durante i weekend.
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