- Ora che i contagi e i decessi sembrano essersi normalizzati, il professor Francesco Cetta, già Direttore della Clinica Chirurgica di Siena, spiega perché quello che ci è stato raccontato sul coronavirus non è del tutto esatto.
- Pratica e teoria: ecco il perché esistono opinioni così differenti sul Covid-19
Lo speciale comprende due articoli.
Qual’è il ruolo degli asintomatici nella pandemia da Covid-19?
A Milano i contagiati e i decessi sembrano non voler finir mai. A Bergamo i congiunti dei deceduti hanno presentato 50 esposti per «conoscere la verità». Si continua a parlare del ruolo degli “asintomatici”, e di che cosa si poteva fare per prevenire o ridurre gli effetti della pandemia.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) tende a normalizzare, regolarizzare, a dare raccomandazioni uguali per tutti, indirizzate urbi et orbi.
Non si tratta solo di deformazione professionale del matematico-statistico, che deve necessariamente ridurre l’uomo ad un puntino con cui costruire le sue curve, o a una figura geometrica, un triangolo piuttosto che un quadrato. In realtà l’organismo umano è un poligono plurisfaccettato, che mal si adatta ad essere normalizzato.
La medicina, e in particolare la clinica , non è una scienza “esatta”. Entro certi limiti, anche ad essa possono essere applicate le leggi universali della fisica e della chimica. Ma poi esiste la “reattività individuale”. Ed allora, “i conti non tornano”.
Ma gli epidemiologi vanno oltre la deformazione professionale. Esercitano una sorta di violenza, di punizione esemplare (come il maestro di una volta che bacchettava i suoi discepoli per mantenere la disciplina). Perché l’uomo, secondo loro, si ostina a non voler rispettare le regole, a non corrispondere al modello teorico dei matematici.
Pertanto, per l’Oms, governata da epidemiologi e statistici, gli “asintomatici” non sono contagiosi.
La storia che racconta l’Oms con i suoi epidemiologi e virologi a fare da medici-comunicatori, è stata ormai messa a punto, sulla scorta delle “pregresse epidemie”. Viene considerata la Bibbia. E non è contestabile o criticabile.
C’è una prima fase in cui il virus colpisce tutti, perché gli “umani” sono inermi rispetto alla “prima ondata” dell’agente patogeno. Il virus si riproduce nella cellula. Si distingue una fase iniziale, una fase apicale, di acme, in cui il contagio è massimo, e poi una fase finale di progressiva riduzione della trasmissibilità del virus. Man mano che i sintomi si riducono, la carica virale scema e con essa la contagiosità. Nel frattempo, all’interno dell’ospite, ad opera del suo sistema immunitario, prima si sono formate le IgM e poi le IgG. E alla fine il contagiato è diventato per qualche tempo “immune” (almeno per alcuni mesi). Questa è la storia tipica che l’Oms diffonde come Vangelo, stabilendo anche dei giorni precisi : 4-7 giorni per l’incubazione e 2 settimane per l’intero decorso della malattia, con sintomi e non.
Non è così. La realtà ha dimostrato che il “modello teorico” è falso. Nei casi gravi di SARS-Cov-2, quelli che sono stati ricoverati per 80 giorni in ospedale, incluso lunghi periodi in terapia intensiva, spesso il virus è ancora presente nell’organismo al momento della dimissione. Quindi, invece di 2 settimane, il virus può rimanere anche per tre mesi. E questa è una prima eccezione, che riguarda la durata della persistenza attiva del virus all’interno del corpo umano.
Ma veniamo agli “asintomatici”. Di quali individui stiamo parlando? Quali asintomatici non sono contagiosi? Innanzitutto, chi sono gli “asintomatici” nel caso della SARS-Cov-2?. Quelli che non hanno alcun sintomo clinico? Oppure anche quelli che non hanno i “sintomi respiratori”?
Le prescrizioni dell’OMS sono state precise: si devono “fare i tamponi” solo a coloro i quali, oltre alla febbre, hanno almeno 2 altri sintomi respiratori, tipo tosse secca, dispnea grave (“fame d’aria”), o polmonite.E qui, ancora una volta l’organismo umano si “ostina” a non rispettare le regole, e non vuole essere “normalizzato” all’interno dei “modelli teorici” degli epidemiologi. La clinica, col metodo “sbaglia ed impara dagli errori” dimostra che questa malattia determinata dal SARS-Cov-2 è una “malattia nuova”, in cui ci sono circa il 40% di sintomatici. Ma, in aggiunta a questi, esistono un 10% di pazienti con forme “gastro-intestinali”, in cui i sintomi respiratori non sono presenti, ma prevalgono altri sintomi, come vomito e diarrea, ed un altro 10% di “forme atipiche”, in cui prevale l’insufficienza epatica, oppure sintomi cardiaci, vascolari, o a carico del sistema nervoso centrale.
Il 20% dei soggetti con SARS-Cov-2, quelli con sintomi atipici, soprattutto se giovani e dinamici, sono coloro che più frequentemente rientrano nella categoria dei “super diffusori”, perché possono avere una malattia molto spiccata, con carica virale intensa ed un elevatissimo “rischio di contagio”. Ma anche l’asintomatico vero, secondo l’OMS, non deve fare il tampone, ed essere sottoposto al test di “identificazione” in confronto alla malattia, perché “contagia poco”.
Questo è l’altro grave errore degli epidemiologi e dei virologi: la loro visione “virus-centrica”.
Cioè non comprendono che tutto ciò che riguarda il virus, la sua sequenza genetica, la sua conformazione, il suo comportamento (“si è spontaneamente “attenuato” negli ultimi mesi?) costituisce solo un terzo dei fattori causali, ma la malattia ( ed il suo grado minore o maggiore di gravità, che è quello che conta!) dipende grandemente dalla reattività dell’organismo umano e dal clima e dall’ambiente in cui si verifica l’interazione virus-ospite.
Infatti, un “asintomatico”, o un “pauci-sintomatico” (con sintomi lievissimi), che trascorre alcune ore in una RSA, come il Pio Albergo Trivulzio, può causare danni enormi. Perché la malattia non dipende solo dal virus, dalla carica virale, dalla concentrazione dei “virioni” e dal loro grado di patogenicità e virulenza, ma anche e soprattutto dalla suscettibilità e dalla risposta degli ospiti.
E anche se vengono importate in un luogo chiuso basse concentrazioni di virus, “individui fragili o estremamente suscettibili” possono essere infettati ed ammalarsi, e si può creare in questa sede, un importante focolaio di infezione.
Finché gli epidemiologi dell’Oms e gli altri funzionari di enti nazionali o sovranazionali, laureati in medicina e non, non faranno proprio questa “nuova visione” della medicina, basata sulla clinica, sulle “varianti cliniche” e non solo sulle cause e sugli agenti eziologici, finché ci faremo condizionare dall’Oms e dai suoi “cloni”, saremo guidati sempre da “incompetenti”.
La delegazione inviata in Cina dall’Oms, che contava ben 26 esperti, (di cui solo uno pneumologo, egli altri tutti epidemiologi, infettivologi, statistici) rimasti in sede per 9 giorni, ha basato il suo “report ufficiale” sui dati “parziali” di “una sola autopsia” (a distanza di oltre 3 mesi dall’inizio dell’epidemia). Finché gli “esperti” dell’Oms non impareranno che il “comportamento clinico” di un nuovo ceppo virale e di ogni nuova malattia si conosce studiando gli aspetti clinici e anatomopatologici – e quindi attraverso le “autopsie” e le alterazioni che vengono prodotte nei vari organi tessuti, e non sulla base delle “curve” di malattie simili -, non si esce da questa “impasse”.
Non è che la “mela marcia” sia solo un singolo funzionario, o che solo alcuni settori dell’OMS – o di strutture analoghe- siano retti da incompetenti. È tutto un “sistema burocratico”, che “premia” gli oratori, i comunicatori, i divulgatori, i costruttori di grafici, i profeti di facili previsioni, e consente, anche a chi non ha pratica clinica, di ricoprire ruoli guida nella gestione della Medicina e della Sanità pubblica. Ma la “colpa” non è di alcuni poco capaci, che si trovano senza meriti in posizioni di vertice, e nemmeno dell’Oms di per sé. Ma di “chi lo permette”. O per comodità, o per assuefazione, per seguire il “main stream”, o perché a sua volta incapace di una scelta adeguata. In quanto, a sua volta, “ignorante” o “incompetente” delle cose di Medicina.
Bisognerebbe stabilire una volta per tutte, magari addirittura con un referendum: Da chi volete che sia organizzata, gestita e diretta la Medicina? Nelle mani di chi volete mettere la vostra salute? Da chi volete far curare le vostre malattie? Dai medici clinici, o dagli epidemiologi e dai virologi che non hanno mai visitato un malato in vita loro?
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