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2020-12-22
Il virus mutato terrorizza il governo. L’Aifa: «Allarmismo ingiustificato»
Ansa
Non era il regalo che avremmo voluto per questo Natale già così provato, e privato di consolazioni, però la variante del Covid che arriva dal Regno Unito non deve essere l'ennesima fonte di angoscia. Lo dice anzitutto Giorgio Palù, nuovo presidente dell'Afida: «Allarmismo ingiustificato», poiché «non ci sono studi che dimostrano maggiore virulenza». Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell'ospedale San Raffaele di Milano, osserva: «Si diffonde facilmente». Ma poi ricorda che «il primo caso accertato è in una coppia di due persone che stanno bene e si trovano a casa. Quindi stiamo calmi».
Dopo i primi due contagiati, una donna italiana e il suo convivente rientrato qualche giorno fa dal Regno Unito con un volo atterrato a Fiumicino, entrambi in isolamento, perché i medici dell'ospedale militare del Celio hanno sequenziato il genoma della nuova versione del Covid, anche una ragazza di Bari, rientrata giovedì da Londra con la febbre, è risultata positiva al tampone. Le sue condizioni non destano preoccupazioni, si sta verificando se anche la giovane sia stata colpita dal virus mutato. Mentre vengono ricostruiti contatti e movimenti dei primi pazienti italiani, con una variante che avrebbe un indice di trasmissibilità superiore a quello in circolazione (tra il 50 e il 70% in più), tesi però smentita dagli americani, in tutta Europa e in alcuni Paesi extra europei si è scatenato l'allarme. Voli sospesi quasi ovunque con il regno di Sua Maestà, tranne poche eccezioni suggerite dal buon senso: tra queste, Spagna e Portogallo, che vietano gli arrivi da Oltremanica ma non per spagnoli, portoghesi e quanti risiedono nella Penisola iberica. Non c'è ragione di bloccare i connazionali.
Il focolaio del virus mutato, che è stato rilevato il 20 settembre nel Sud Est dell'Inghilterra (forse dalle tre prigioni dell'isola di Sheppey, nel Kent), fa paura anche se gli esperti invitano alla calma. «Sembra più contagioso, ovvero che si trasmette più facilmente da un individuo all'altro, ma non più aggressivo o letale. Si tratta ovviamente di ipotesi che andranno confermate da studi ancora in corso», ha fatto sapere Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova. L'infettivologo, che è anche coordinatore scientifico del gruppo di lavoro per la gestione del paziente Covid-19 per il ministero della Salute, ricorda che «ci sono state 17 mutazioni, la più significativa delle quali è la N501y, nella proteina spike che il virus usa per attaccarsi alle cellule umane» e che non sarà nemmeno l'ultima. «Simili mutazioni erano già state descritte in Spagna e altri Paesi. I virus mutano continuamente. È il loro modo di vivere: cambiare per sopravvivere». Quindi bloccare i voli non servirà: «Sono mesi che la variante è in giro per il mondo e, probabilmente, anche in Italia», commenta Bassetti che aggiunge: «Fermare i voli da e per l'Inghilterra sembra simile a quello che si fece nell'inverno scorso con la Cina. Il virus era già arrivato qui tra noi e noi lo cercavamo nei signori con gli occhi a mandorla».
Secondo il documento pubblicato sul sito del Centro europeo per la sorveglianza delle malattie infettive (Ecdc), il virus mutato circolava già da novembre: in quel mese, tre sequenze di campioni raccolti in Danimarca, e uno in Australia, sono risultate collegate al focolaio inglese. Ma probabilmente era diffuso anche prima, forse a partire da settembre non solo nel Regno Unito. E chissà se le impennate di contagi registrati da noi a fine estate non fossero effetto della mutazione, più che degli assembramenti in discoteche e dintorni. «A settembre la notizia (della mutazione del virus, ndr) non è stata diffusa perché era un'informazione tecnica, adesso sta diventando un'informazione di salute pubblica», ha spiegato Carlo Federico Perno, professore di microbiologia all'UniCamillus di Roma. Bassetti ha tranquillizzato circa l'ipotesi che gli antidoti in arrivo non siano efficaci contro il nuovo ceppo: «Funzioneranno lo stesso in quanto i vaccini fanno produrre al nostro corpo anticorpi contro molte parti della proteina spike, e la mutazione descritta riguarda solamente una piccola parte. Quindi no panic», scriveva domenica sera sulla sua pagina Facebook. La variante del virus «non arriva solo dall'Inghilterra. Già un mese fa avevo detto di fare attenzione perché c'era l'evidenza di una nuova variante più contagiosa che non altera la letalità, per cui la pericolosità resta inalterata», dichiarava Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell'Organizzazione mondiale della sanità, durante la trasmissione Non è l'arena di Massimo Giletti, su La7.
Secondo l'Oms, la nuova variante «non è fuori controllo». L'Ecdc raccomanda ai governi di «monitorare molto attentamente gli individui vaccinati in modo da identificarne l'eventuale inefficacia e l'insorgere dell'infezione. Inoltre i virus isolati da questi casi dovrebbero essere sequenziali e caratterizzati». Ieri a Bruxelles si è tenuto un vertice d'emergenza per coordinare la risposta a questa variante Covid, rimane ancora da definire la questione test molecolari o rapidi. Ovvero se quelli oggi a disposizione restano o meno validi. «Il cosiddetto “tampone" consente di rilevare l'infezione da Sars-CoV-2 compresa quella causata dalla variante inglese, ma per distinguere i vari ceppi varianti attualmente in circolazione è necessario procedere con il sequenziamento», ha precisato Antonio Mastino, microbiologo associato all'Istituto di farmacologia traslazionale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ift). Secondo il ricercatore, però, «al momento non vi sono elementi per aumentare il livello di preoccupazione». Veneto e Lombardia sono state le prime Regioni a disporre disposto l'obbligo di tamponi per i cittadini che sono stati in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord negli ultimi 14 giorni. Intanto Covid (e Brexit) hanno affondato la sterlina, ieri scesa a 0,916 per un euro. Un lunedì nerissimo per Borse europee che hanno bruciato 202,63 miliardi di euro.
«Siamo abbandonati a Heathrow»
Un'odissea, quella degli italiani rimasti bloccati a Londra a causa dello stop ai voli deciso in fretta e furia dal governo italiano, con la solita approssimazione, per non dire sciatteria. Nessuno, infatti, si è preoccupato di aiutare, o anche semplicemente informare, i nostri connazionali che erano sul punto di tornare in Italia e che sono rimasti per ore al gelo nell'aeroporto di Londra.
La Farnesina, guidata da Luigi Di Maio, è stata totalmente assente. La Verità ha contattato Laura Parmiani, cittadina italiana che da quattro anni gestisce un salone di bellezza a Londra. Suo marito, anche lui italiano, è in Inghilterra da 14 anni. L'altro ieri pomeriggio sono arrivati in aeroporto, a Heathrow, per imbarcarsi sul volo Alitalia delle 18.50 diretto a Milano. Cosa è successo?
«Stavo tornando in Italia con mio marito e mio figlio neonato», racconta Laura, «dovevamo registrarlo in Italia e saremmo rimasti per un lungo periodo. Avevamo prenotato un volo da 400 euro. Una volta arrivati in aeroporto, abbiamo fatto il tampone com'era previsto dal dpcm, pagato 100 sterline tra me e mio marito, e con risultato negativo. Eravamo circa 200, due voli interi, tutti avevamo l'esito del tampone negativo in mano e aspettavamo l'imbarco. Erano circa le 15.30, quando abbiamo ricevuto la mail che ci informava che il volo era stato cancellato. A quel punto siamo andati al desk Alitalia per chiedere informazioni. Nessuno sapeva nulla», aggiunge, «ci hanno detto solo di uscire fuori e aspettare che qualcuno venisse a dirci qualcosa».
Allo sconcerto si aggiungono le difficoltà legate alle temperature: «Ci hanno lasciato al freddo per un'ora», prosegue Laura, «fino a quando l'assistente Alitalia è arrivata insieme a un ragazzo della security, che ha urlato: “Il volo non parte, andate a casa!", senza nessun altro tipo di spiegazione. Da quel momento in poi nessuno si è preoccupato di aiutarci. Eravamo tutti sconcertati, ci siamo rivolti alle autorità italiane, ambasciata e consolato, ma nessuno ci ha risposto. Zero. Abbiamo tenuto mio figlio, che ha solo un mese, per ore in aeroporto sperando di riuscire a tornare a casa, e invece niente. Siamo rimasti fino alle 22», dice Laura, «poi abbiamo preso un taxi e siamo tornati a casa, frustrati e delusi». L'intera giornata di ieri è trascorsa nella vana ricerca di qualche informazione, di un aiuto da parte delle autorità italiane, che hanno lasciato questi nostri connazionali nella più cupa disperazione: «Abbiamo riprovato a contattare le autorità italiane», dice Laura, «per l'intera giornata, ma nessuno sa dirci nulla. Quello che è successo è una ingiustizia: non solo avevamo fatto i tamponi in aeroporto, ma li avevamo già fatti, io e mio marito, due giorni prima, per essere sicuri di non avere brutte sorprese alla partenza. Il volo in partenza sarebbe stato completamente Covid free. Chiedo al governo», conclude, «di farci rimpatriare il prima possibile perché quello che ci hanno fatto non è giusto».
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Primi casi registrati nel nostro Paese, dove però circola da settimane. Gli americani negano che contagi di più. E Matteo Bassetti, consulente del ministero, rassicura: «Il vaccino sarà efficace». L'Ue discute se modificare i test.L'odissea di un'emigrata nel Regno Unito: «Io e mio marito siamo negativi e abbiamo pure un neonato. Silenzio da Farnesina e Alitalia. Come noi altri 200 connazionali».Lo speciale contiene due articoli.Non era il regalo che avremmo voluto per questo Natale già così provato, e privato di consolazioni, però la variante del Covid che arriva dal Regno Unito non deve essere l'ennesima fonte di angoscia. Lo dice anzitutto Giorgio Palù, nuovo presidente dell'Afida: «Allarmismo ingiustificato», poiché «non ci sono studi che dimostrano maggiore virulenza». Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell'ospedale San Raffaele di Milano, osserva: «Si diffonde facilmente». Ma poi ricorda che «il primo caso accertato è in una coppia di due persone che stanno bene e si trovano a casa. Quindi stiamo calmi».Dopo i primi due contagiati, una donna italiana e il suo convivente rientrato qualche giorno fa dal Regno Unito con un volo atterrato a Fiumicino, entrambi in isolamento, perché i medici dell'ospedale militare del Celio hanno sequenziato il genoma della nuova versione del Covid, anche una ragazza di Bari, rientrata giovedì da Londra con la febbre, è risultata positiva al tampone. Le sue condizioni non destano preoccupazioni, si sta verificando se anche la giovane sia stata colpita dal virus mutato. Mentre vengono ricostruiti contatti e movimenti dei primi pazienti italiani, con una variante che avrebbe un indice di trasmissibilità superiore a quello in circolazione (tra il 50 e il 70% in più), tesi però smentita dagli americani, in tutta Europa e in alcuni Paesi extra europei si è scatenato l'allarme. Voli sospesi quasi ovunque con il regno di Sua Maestà, tranne poche eccezioni suggerite dal buon senso: tra queste, Spagna e Portogallo, che vietano gli arrivi da Oltremanica ma non per spagnoli, portoghesi e quanti risiedono nella Penisola iberica. Non c'è ragione di bloccare i connazionali. Il focolaio del virus mutato, che è stato rilevato il 20 settembre nel Sud Est dell'Inghilterra (forse dalle tre prigioni dell'isola di Sheppey, nel Kent), fa paura anche se gli esperti invitano alla calma. «Sembra più contagioso, ovvero che si trasmette più facilmente da un individuo all'altro, ma non più aggressivo o letale. Si tratta ovviamente di ipotesi che andranno confermate da studi ancora in corso», ha fatto sapere Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova. L'infettivologo, che è anche coordinatore scientifico del gruppo di lavoro per la gestione del paziente Covid-19 per il ministero della Salute, ricorda che «ci sono state 17 mutazioni, la più significativa delle quali è la N501y, nella proteina spike che il virus usa per attaccarsi alle cellule umane» e che non sarà nemmeno l'ultima. «Simili mutazioni erano già state descritte in Spagna e altri Paesi. I virus mutano continuamente. È il loro modo di vivere: cambiare per sopravvivere». Quindi bloccare i voli non servirà: «Sono mesi che la variante è in giro per il mondo e, probabilmente, anche in Italia», commenta Bassetti che aggiunge: «Fermare i voli da e per l'Inghilterra sembra simile a quello che si fece nell'inverno scorso con la Cina. Il virus era già arrivato qui tra noi e noi lo cercavamo nei signori con gli occhi a mandorla». Secondo il documento pubblicato sul sito del Centro europeo per la sorveglianza delle malattie infettive (Ecdc), il virus mutato circolava già da novembre: in quel mese, tre sequenze di campioni raccolti in Danimarca, e uno in Australia, sono risultate collegate al focolaio inglese. Ma probabilmente era diffuso anche prima, forse a partire da settembre non solo nel Regno Unito. E chissà se le impennate di contagi registrati da noi a fine estate non fossero effetto della mutazione, più che degli assembramenti in discoteche e dintorni. «A settembre la notizia (della mutazione del virus, ndr) non è stata diffusa perché era un'informazione tecnica, adesso sta diventando un'informazione di salute pubblica», ha spiegato Carlo Federico Perno, professore di microbiologia all'UniCamillus di Roma. Bassetti ha tranquillizzato circa l'ipotesi che gli antidoti in arrivo non siano efficaci contro il nuovo ceppo: «Funzioneranno lo stesso in quanto i vaccini fanno produrre al nostro corpo anticorpi contro molte parti della proteina spike, e la mutazione descritta riguarda solamente una piccola parte. Quindi no panic», scriveva domenica sera sulla sua pagina Facebook. La variante del virus «non arriva solo dall'Inghilterra. Già un mese fa avevo detto di fare attenzione perché c'era l'evidenza di una nuova variante più contagiosa che non altera la letalità, per cui la pericolosità resta inalterata», dichiarava Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell'Organizzazione mondiale della sanità, durante la trasmissione Non è l'arena di Massimo Giletti, su La7.Secondo l'Oms, la nuova variante «non è fuori controllo». L'Ecdc raccomanda ai governi di «monitorare molto attentamente gli individui vaccinati in modo da identificarne l'eventuale inefficacia e l'insorgere dell'infezione. Inoltre i virus isolati da questi casi dovrebbero essere sequenziali e caratterizzati». Ieri a Bruxelles si è tenuto un vertice d'emergenza per coordinare la risposta a questa variante Covid, rimane ancora da definire la questione test molecolari o rapidi. Ovvero se quelli oggi a disposizione restano o meno validi. «Il cosiddetto “tampone" consente di rilevare l'infezione da Sars-CoV-2 compresa quella causata dalla variante inglese, ma per distinguere i vari ceppi varianti attualmente in circolazione è necessario procedere con il sequenziamento», ha precisato Antonio Mastino, microbiologo associato all'Istituto di farmacologia traslazionale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ift). Secondo il ricercatore, però, «al momento non vi sono elementi per aumentare il livello di preoccupazione». Veneto e Lombardia sono state le prime Regioni a disporre disposto l'obbligo di tamponi per i cittadini che sono stati in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord negli ultimi 14 giorni. Intanto Covid (e Brexit) hanno affondato la sterlina, ieri scesa a 0,916 per un euro. Un lunedì nerissimo per Borse europee che hanno bruciato 202,63 miliardi di euro.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-virus-mutato-terrorizza-il-governo-laifa-allarmismo-ingiustificato-2649595121.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="siamo-abbandonati-a-heathrow" data-post-id="2649595121" data-published-at="1608582175" data-use-pagination="False"> «Siamo abbandonati a Heathrow» Un'odissea, quella degli italiani rimasti bloccati a Londra a causa dello stop ai voli deciso in fretta e furia dal governo italiano, con la solita approssimazione, per non dire sciatteria. Nessuno, infatti, si è preoccupato di aiutare, o anche semplicemente informare, i nostri connazionali che erano sul punto di tornare in Italia e che sono rimasti per ore al gelo nell'aeroporto di Londra. La Farnesina, guidata da Luigi Di Maio, è stata totalmente assente. La Verità ha contattato Laura Parmiani, cittadina italiana che da quattro anni gestisce un salone di bellezza a Londra. Suo marito, anche lui italiano, è in Inghilterra da 14 anni. L'altro ieri pomeriggio sono arrivati in aeroporto, a Heathrow, per imbarcarsi sul volo Alitalia delle 18.50 diretto a Milano. Cosa è successo? «Stavo tornando in Italia con mio marito e mio figlio neonato», racconta Laura, «dovevamo registrarlo in Italia e saremmo rimasti per un lungo periodo. Avevamo prenotato un volo da 400 euro. Una volta arrivati in aeroporto, abbiamo fatto il tampone com'era previsto dal dpcm, pagato 100 sterline tra me e mio marito, e con risultato negativo. Eravamo circa 200, due voli interi, tutti avevamo l'esito del tampone negativo in mano e aspettavamo l'imbarco. Erano circa le 15.30, quando abbiamo ricevuto la mail che ci informava che il volo era stato cancellato. A quel punto siamo andati al desk Alitalia per chiedere informazioni. Nessuno sapeva nulla», aggiunge, «ci hanno detto solo di uscire fuori e aspettare che qualcuno venisse a dirci qualcosa». Allo sconcerto si aggiungono le difficoltà legate alle temperature: «Ci hanno lasciato al freddo per un'ora», prosegue Laura, «fino a quando l'assistente Alitalia è arrivata insieme a un ragazzo della security, che ha urlato: “Il volo non parte, andate a casa!", senza nessun altro tipo di spiegazione. Da quel momento in poi nessuno si è preoccupato di aiutarci. Eravamo tutti sconcertati, ci siamo rivolti alle autorità italiane, ambasciata e consolato, ma nessuno ci ha risposto. Zero. Abbiamo tenuto mio figlio, che ha solo un mese, per ore in aeroporto sperando di riuscire a tornare a casa, e invece niente. Siamo rimasti fino alle 22», dice Laura, «poi abbiamo preso un taxi e siamo tornati a casa, frustrati e delusi». L'intera giornata di ieri è trascorsa nella vana ricerca di qualche informazione, di un aiuto da parte delle autorità italiane, che hanno lasciato questi nostri connazionali nella più cupa disperazione: «Abbiamo riprovato a contattare le autorità italiane», dice Laura, «per l'intera giornata, ma nessuno sa dirci nulla. Quello che è successo è una ingiustizia: non solo avevamo fatto i tamponi in aeroporto, ma li avevamo già fatti, io e mio marito, due giorni prima, per essere sicuri di non avere brutte sorprese alla partenza. Il volo in partenza sarebbe stato completamente Covid free. Chiedo al governo», conclude, «di farci rimpatriare il prima possibile perché quello che ci hanno fatto non è giusto».
Ecco #DimmiLaVerità del 21 maggio 2026. Con il nostro Alessandro Rico commentiamo l'ennesima follia della burocrazia europea.
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La questione cova da tempo ma, solo durante la recente campagna municipale, ha ottenuto una certa attenzione dai media mainstream. Ieri ci sono stati numerosi arresti, ma per capire la gravità della situazione bisogna fare qualche passo indietro.
Domenica c’è stata una vera svolta quando, il procuratore di Parigi Laure Beccuau, ha rivelato cifre da brividi. «Si indaga su un certo numero di animatori» del périscolaire, ha dichiarato il giudice su Rtl, Le Figaro e Public Sénat. «Attualmente abbiamo inchieste su 84 scuole materne, una ventina di scuole primarie e una decina di nidi». Beccuau ha inoltre confermato che da gennaio sono state aperte tre inchieste giudiziarie. Ad oggi sarebbero stati sospesi 78 membri del personale scolastico parigino e su 31 di essi peserebbe il sospetto di abusi sessuali su minori.
Ad esempio, secondo Le Parisien, un animatore ventiduenne sospettato di aggressioni sessuali su tre bambini era già stato denunciato nel 2024, quando lavorava in una scuola pubblica del X arrondissement. Nonostante ciò ha continuato a lavorare con bambini in un altro istituto pubblico fino all’ottobre 2025, quando è stato sospeso. Nel febbraio scorso vari media, tra cui HuffPost e Afp, hanno rivelato che l’uomo era sotto controllo giudiziario per «aggressione sessuale su minori», «esibizione sessuale» e «corruzione di minore». Bfm tv aveva riferito che il sospettato è stato arrestato lo scorso 30 aprile. «Mia figlia avrebbe potuto essere risparmiata», ha dichiarato a Le Parisien il padre di una piccola vittima citato anonimamente. Un altro genitore, Eric, intervistato da radio Rmc, ha criticato il «comportamento scorretto da parte del comune di Parigi e di una delle sue amministrazioni, quella responsabile delle attività extrascolastiche».
Ma perché la maggioranza di sinistra, che governa Parigi dal 2001, non ha reagito prima? Va dato atto al socialista Emmanuel Grégoire che, da quando è stato eletto sindaco lo scorso marzo, ha moltiplicato gli incontri con i genitori e gli interventi sui media. Il 14 aprile scorso, durante la prima seduta del nuovo consiglio municipale, ha annunciato un «piano di azione» contro le violenze sui bambini, per un investimento di circa 20 milioni di euro. Il piano dovrebbe semplificare le procedure di segnalazione e finanziare una migliore formazione del personale. Lunedì, invece, si è tenuta la prima riunione della «Convenzione cittadina» municipale dedicata alla «protezione e ai tempi (scolastici, ndr) dei bambini nelle scuole». Il sindaco ha rivolto ai genitori questo messaggio: «Devono avere fiducia nelle scuole» di Parigi. Ma vista la portata dell’inchiesta, l’invito rischia di cadere nel vuoto.
Il 12 maggio, nella riunione con i genitori della scuola pubblica Sainte Dominique, Grégoire avrebbe ammesso che «la città di Parigi ha indiscutibilmente delle responsabilità». Lo ha scritto Le Figaro, citando alcuni presenti secondo i quali il sindaco avrebbe anche detto che «ci sono stati gravi malfunzionamenti».
Poi, ieri, si è appreso dell’arresto di 16 persone in servizio proprio alla scuola pubblica Saint Dominique. Sempre Le Figaro scrive che «l’identità delle persone fermate non è stata resa nota. Secondo le nostre informazioni, si tratterebbe esclusivamente di dipendenti del Comune di Parigi. Il personale scolastico, quindi, non sarebbe coinvolto».
Sempre ieri, Grégoire è tornato a parlare della riassunzione del ventiduenne sospettato di abusi su minori. «Me ne scuso» ha detto il sindaco nella trasmissione del mattino di France 2, ammettendo anche che «non sia più possibile» continuare con questa situazione e che farà di tutto perché non si ripeta.
Parole sacrosante che, tuttavia, non cancellano il fatto che Grégoire sia stato assessore tra il 2014 e il 2017 e poi primo vicesindaco di Anne Hidalgo dal 2018 al 2024. Da tempo, in consiglio comunale, le opposizioni ricordano le responsabilità della vecchia amministrazione. «Per anni il comune ha vissuto in una forma di diniego arrivata fino alla menzogna, con una totale opacità sui malfunzionamenti», ha denunciato recentemente Florence Berthout, sindaco del V arrondissement.
Sul fondo resta anche l’aggressività della maggioranza parigina di sinistra nei confronti delle scuole cattoliche della capitale. Come scritto a più riprese da La Verità, negli ultimi anni la giunta Hidalgo ha attaccato Stanislas, uno dei più noti istituti cattolici parigini. Nel 2024, Médiapart aveva pubblicato un rapporto ispettivo del 2023 in cui si parlava, tra l’altro, di «clima propizio all’omofobia» e contestava il «carattere obbligatorio della catechesi» a Stanislas. A fine 2025 Patrick Bloche, allora vicesindaco, aveva annunciato l’intenzione di sospendere il contributo pubblico annuale di 1,3 milioni di euro destinato all’istituto. La leader dell’opposizione Rachida Dati, aveva lamentato che Bloche «non ha nemmeno menzionato i malfunzionamenti [...] nelle attività extrascolastiche».
Vista la portata dell’inchiesta sulle attività extrascolastiche nelle scuole parigine, una domanda resta aperta: perché la maggioranza socialista è stata così rapida nell’indagare sulle accuse rivolte a Stanislas, mentre solo ora promette una vera reazione contro gli abusi nelle attività extrascolastiche? Qui ci sono di mezzo dei bambini e chi ne abusa, nel mondo cattolico o altrove, deve essere punito. Punto.
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Angelika Niebler (Ansa)
Di certo non una figura laterale. Piuttosto, una di quelle europarlamentari che non compaiono spesso davanti alle telecamere, ma frequentano da sempre il retrobottega di Strasburgo, dove si costruiscono maggioranze, compromessi e carriere. Ora il suo nome è finito in un fascicolo che il Parlamento europeo ha scelto di chiudere prima che diventasse davvero un’indagine.
Il 21 luglio 2025, infatti, la Procura europea (Eppo) aveva chiesto la revoca della sua immunità. Voleva verificare se assistenti locali pagati con fondi del Parlamento europeo fossero stati usati per attività estranee al mandato. Secondo l’ipotesi investigativa - le contestazioni riguardano il periodo tra il 2017 e il 2025 - ci sarebbero stati accompagnamenti da Monaco a Bruxelles e Strasburgo, trasferimenti in aeroporto per viaggi privati, supporto ad appuntamenti professionali, riunioni della leadership Csu non direttamente legate al lavoro parlamentare, incombenze personali o politiche.
C’è anche un’accusa più precisa. Un assistente retribuito con fondi europei da Niebler avrebbe lavorato non per lei, ma per un ex eurodeputato del suo stesso partito. In parallelo, vengono citate possibili irregolarità nei rimborsi per viaggi verso Bruxelles e Strasburgo. In sostanza, il sospetto è che denaro pubblico destinato all’attività parlamentare sia stato usato per esigenze private, professionali, di partito o di rete personale.
Niebler respinge ogni accusa. La presunzione di innocenza vale per tutti. Ma qui il punto non è stabilire se sia colpevole. Il punto è capire perché alla Procura europea sia stato impedito di verificarlo.
La commissione Giuridica del Parlamento europeo, la Juri, ha raccomandato di non revocare l’immunità. Niebler, dettaglio non secondario, è supplente proprio in quella commissione. Poi nei giorni scorsi è arrivato il voto dell’Aula. Il 19 maggio 2026, a scrutinio segreto, 309 eurodeputati hanno votato per mantenere la protezione, 283 contro, 53 si sono astenuti. Risultato: l’Eppo non può procedere oltre la fase preliminare. Non può interrogare Niebler come avrebbe voluto. Non può completare l’accertamento.
La struttura dell’accusa ricorda quella che ha travolto Marine Le Pen e il Rassemblement national. Anche lì c’erano fondi europei destinati agli assistenti parlamentari. Anche lì l’accusa sosteneva che collaboratori pagati dal Parlamento europeo lavorassero in realtà per attività non collegate al mandato, ma al partito. Solo che in quel caso la giustizia ha potuto procedere.
Il 31 marzo 2025 Le Pen è stata condannata in primo grado a quattro anni di carcere, due dei quali sospesi, 100.000 euro di multa e cinque anni di ineleggibilità immediata. Una sanzione già efficace, che oggi le impedisce di correre nel 2027. L’appello, atteso il 7 luglio 2026, deciderà se riaprirle la strada.
In quel caso, dopo le verifiche di Olaf (Ufficio europeo per la lotta antifrode) e l’azione del Parlamento europeo per il recupero dei fondi, la giustizia francese ha potuto procedere fino al processo e alla condanna. Nel caso Niebler, invece, l’Eppo è stata fermata prima dell’inizio dell’indagine.
Il paradosso è che Niebler, oggi beneficiaria della protezione parlamentare, era già supplente in Juri negli anni in cui la commissione raccomandava la revoca dell’immunità di Le Pen in altri procedimenti. Non solo. L’europarlamentare tedesca non è una politica qualsiasi. È una dirigente del sistema. Lavora sui dossier industriali, digitali, commerciali. Siede nella commissione Industria e nella commissione Commercio internazionale. Ha seguito dossier sulla cybersecurity, sui dati, sulle imprese. Accanto allo stipendio da eurodeputata, Niebler dichiara redditi esterni tra i più alti dell’Eurocamera: secondo Euobserver, tra i 177.500 e 195.000 euro l’anno. Solo dallo studio legale Gibson, Dunn & Crutcher riceve 63.000 euro l’anno. In passato era già stata criticata per possibili conflitti d’interesse tra attività privata e ruolo parlamentare. Nel confronto con Le Pen, il contesto conta. Quando una figura così interna all’architettura del Ppe viene protetta da un’indagine sui fondi europei, il messaggio politico è evidente. Il Parlamento non sta difendendo solo un principio. Sta difendendo una sua dirigente.
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Lo ha detto il premier all’uscita dal Municipio di Niscemi, parlando con i giornalisti: «A febbraio scorso abbiamo varato un decreto, poi convertito in legge ad aprile, per stanziare 150 milioni che avevano l’obiettivo della messa in sicurezza, degli indennizzi e della demolizione delle case. E domani portiamo in Consiglio dei ministri due diversi programmi: uno sulla messa in sicurezza del territorio e sulle opere infrastrutturali; un altro per quanto riguarda gli indennizzi per le famiglie che hanno perso la casa e anche tutto il tema delle demolizioni necessarie».
«Stiamo facendo la differenza rispetto al 1997», ha aggiunto il presidente del Consiglio, che prima di lasciare il comune siciliano ha incontrato in Comune una delegazione di sfollati.