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2020-12-22
Il virus mutato terrorizza il governo. L’Aifa: «Allarmismo ingiustificato»
Ansa
Non era il regalo che avremmo voluto per questo Natale già così provato, e privato di consolazioni, però la variante del Covid che arriva dal Regno Unito non deve essere l'ennesima fonte di angoscia. Lo dice anzitutto Giorgio Palù, nuovo presidente dell'Afida: «Allarmismo ingiustificato», poiché «non ci sono studi che dimostrano maggiore virulenza». Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell'ospedale San Raffaele di Milano, osserva: «Si diffonde facilmente». Ma poi ricorda che «il primo caso accertato è in una coppia di due persone che stanno bene e si trovano a casa. Quindi stiamo calmi».
Dopo i primi due contagiati, una donna italiana e il suo convivente rientrato qualche giorno fa dal Regno Unito con un volo atterrato a Fiumicino, entrambi in isolamento, perché i medici dell'ospedale militare del Celio hanno sequenziato il genoma della nuova versione del Covid, anche una ragazza di Bari, rientrata giovedì da Londra con la febbre, è risultata positiva al tampone. Le sue condizioni non destano preoccupazioni, si sta verificando se anche la giovane sia stata colpita dal virus mutato. Mentre vengono ricostruiti contatti e movimenti dei primi pazienti italiani, con una variante che avrebbe un indice di trasmissibilità superiore a quello in circolazione (tra il 50 e il 70% in più), tesi però smentita dagli americani, in tutta Europa e in alcuni Paesi extra europei si è scatenato l'allarme. Voli sospesi quasi ovunque con il regno di Sua Maestà, tranne poche eccezioni suggerite dal buon senso: tra queste, Spagna e Portogallo, che vietano gli arrivi da Oltremanica ma non per spagnoli, portoghesi e quanti risiedono nella Penisola iberica. Non c'è ragione di bloccare i connazionali.
Il focolaio del virus mutato, che è stato rilevato il 20 settembre nel Sud Est dell'Inghilterra (forse dalle tre prigioni dell'isola di Sheppey, nel Kent), fa paura anche se gli esperti invitano alla calma. «Sembra più contagioso, ovvero che si trasmette più facilmente da un individuo all'altro, ma non più aggressivo o letale. Si tratta ovviamente di ipotesi che andranno confermate da studi ancora in corso», ha fatto sapere Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova. L'infettivologo, che è anche coordinatore scientifico del gruppo di lavoro per la gestione del paziente Covid-19 per il ministero della Salute, ricorda che «ci sono state 17 mutazioni, la più significativa delle quali è la N501y, nella proteina spike che il virus usa per attaccarsi alle cellule umane» e che non sarà nemmeno l'ultima. «Simili mutazioni erano già state descritte in Spagna e altri Paesi. I virus mutano continuamente. È il loro modo di vivere: cambiare per sopravvivere». Quindi bloccare i voli non servirà: «Sono mesi che la variante è in giro per il mondo e, probabilmente, anche in Italia», commenta Bassetti che aggiunge: «Fermare i voli da e per l'Inghilterra sembra simile a quello che si fece nell'inverno scorso con la Cina. Il virus era già arrivato qui tra noi e noi lo cercavamo nei signori con gli occhi a mandorla».
Secondo il documento pubblicato sul sito del Centro europeo per la sorveglianza delle malattie infettive (Ecdc), il virus mutato circolava già da novembre: in quel mese, tre sequenze di campioni raccolti in Danimarca, e uno in Australia, sono risultate collegate al focolaio inglese. Ma probabilmente era diffuso anche prima, forse a partire da settembre non solo nel Regno Unito. E chissà se le impennate di contagi registrati da noi a fine estate non fossero effetto della mutazione, più che degli assembramenti in discoteche e dintorni. «A settembre la notizia (della mutazione del virus, ndr) non è stata diffusa perché era un'informazione tecnica, adesso sta diventando un'informazione di salute pubblica», ha spiegato Carlo Federico Perno, professore di microbiologia all'UniCamillus di Roma. Bassetti ha tranquillizzato circa l'ipotesi che gli antidoti in arrivo non siano efficaci contro il nuovo ceppo: «Funzioneranno lo stesso in quanto i vaccini fanno produrre al nostro corpo anticorpi contro molte parti della proteina spike, e la mutazione descritta riguarda solamente una piccola parte. Quindi no panic», scriveva domenica sera sulla sua pagina Facebook. La variante del virus «non arriva solo dall'Inghilterra. Già un mese fa avevo detto di fare attenzione perché c'era l'evidenza di una nuova variante più contagiosa che non altera la letalità, per cui la pericolosità resta inalterata», dichiarava Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell'Organizzazione mondiale della sanità, durante la trasmissione Non è l'arena di Massimo Giletti, su La7.
Secondo l'Oms, la nuova variante «non è fuori controllo». L'Ecdc raccomanda ai governi di «monitorare molto attentamente gli individui vaccinati in modo da identificarne l'eventuale inefficacia e l'insorgere dell'infezione. Inoltre i virus isolati da questi casi dovrebbero essere sequenziali e caratterizzati». Ieri a Bruxelles si è tenuto un vertice d'emergenza per coordinare la risposta a questa variante Covid, rimane ancora da definire la questione test molecolari o rapidi. Ovvero se quelli oggi a disposizione restano o meno validi. «Il cosiddetto “tampone" consente di rilevare l'infezione da Sars-CoV-2 compresa quella causata dalla variante inglese, ma per distinguere i vari ceppi varianti attualmente in circolazione è necessario procedere con il sequenziamento», ha precisato Antonio Mastino, microbiologo associato all'Istituto di farmacologia traslazionale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ift). Secondo il ricercatore, però, «al momento non vi sono elementi per aumentare il livello di preoccupazione». Veneto e Lombardia sono state le prime Regioni a disporre disposto l'obbligo di tamponi per i cittadini che sono stati in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord negli ultimi 14 giorni. Intanto Covid (e Brexit) hanno affondato la sterlina, ieri scesa a 0,916 per un euro. Un lunedì nerissimo per Borse europee che hanno bruciato 202,63 miliardi di euro.
«Siamo abbandonati a Heathrow»
Un'odissea, quella degli italiani rimasti bloccati a Londra a causa dello stop ai voli deciso in fretta e furia dal governo italiano, con la solita approssimazione, per non dire sciatteria. Nessuno, infatti, si è preoccupato di aiutare, o anche semplicemente informare, i nostri connazionali che erano sul punto di tornare in Italia e che sono rimasti per ore al gelo nell'aeroporto di Londra.
La Farnesina, guidata da Luigi Di Maio, è stata totalmente assente. La Verità ha contattato Laura Parmiani, cittadina italiana che da quattro anni gestisce un salone di bellezza a Londra. Suo marito, anche lui italiano, è in Inghilterra da 14 anni. L'altro ieri pomeriggio sono arrivati in aeroporto, a Heathrow, per imbarcarsi sul volo Alitalia delle 18.50 diretto a Milano. Cosa è successo?
«Stavo tornando in Italia con mio marito e mio figlio neonato», racconta Laura, «dovevamo registrarlo in Italia e saremmo rimasti per un lungo periodo. Avevamo prenotato un volo da 400 euro. Una volta arrivati in aeroporto, abbiamo fatto il tampone com'era previsto dal dpcm, pagato 100 sterline tra me e mio marito, e con risultato negativo. Eravamo circa 200, due voli interi, tutti avevamo l'esito del tampone negativo in mano e aspettavamo l'imbarco. Erano circa le 15.30, quando abbiamo ricevuto la mail che ci informava che il volo era stato cancellato. A quel punto siamo andati al desk Alitalia per chiedere informazioni. Nessuno sapeva nulla», aggiunge, «ci hanno detto solo di uscire fuori e aspettare che qualcuno venisse a dirci qualcosa».
Allo sconcerto si aggiungono le difficoltà legate alle temperature: «Ci hanno lasciato al freddo per un'ora», prosegue Laura, «fino a quando l'assistente Alitalia è arrivata insieme a un ragazzo della security, che ha urlato: “Il volo non parte, andate a casa!", senza nessun altro tipo di spiegazione. Da quel momento in poi nessuno si è preoccupato di aiutarci. Eravamo tutti sconcertati, ci siamo rivolti alle autorità italiane, ambasciata e consolato, ma nessuno ci ha risposto. Zero. Abbiamo tenuto mio figlio, che ha solo un mese, per ore in aeroporto sperando di riuscire a tornare a casa, e invece niente. Siamo rimasti fino alle 22», dice Laura, «poi abbiamo preso un taxi e siamo tornati a casa, frustrati e delusi». L'intera giornata di ieri è trascorsa nella vana ricerca di qualche informazione, di un aiuto da parte delle autorità italiane, che hanno lasciato questi nostri connazionali nella più cupa disperazione: «Abbiamo riprovato a contattare le autorità italiane», dice Laura, «per l'intera giornata, ma nessuno sa dirci nulla. Quello che è successo è una ingiustizia: non solo avevamo fatto i tamponi in aeroporto, ma li avevamo già fatti, io e mio marito, due giorni prima, per essere sicuri di non avere brutte sorprese alla partenza. Il volo in partenza sarebbe stato completamente Covid free. Chiedo al governo», conclude, «di farci rimpatriare il prima possibile perché quello che ci hanno fatto non è giusto».
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Primi casi registrati nel nostro Paese, dove però circola da settimane. Gli americani negano che contagi di più. E Matteo Bassetti, consulente del ministero, rassicura: «Il vaccino sarà efficace». L'Ue discute se modificare i test.L'odissea di un'emigrata nel Regno Unito: «Io e mio marito siamo negativi e abbiamo pure un neonato. Silenzio da Farnesina e Alitalia. Come noi altri 200 connazionali».Lo speciale contiene due articoli.Non era il regalo che avremmo voluto per questo Natale già così provato, e privato di consolazioni, però la variante del Covid che arriva dal Regno Unito non deve essere l'ennesima fonte di angoscia. Lo dice anzitutto Giorgio Palù, nuovo presidente dell'Afida: «Allarmismo ingiustificato», poiché «non ci sono studi che dimostrano maggiore virulenza». Massimo Clementi, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell'ospedale San Raffaele di Milano, osserva: «Si diffonde facilmente». Ma poi ricorda che «il primo caso accertato è in una coppia di due persone che stanno bene e si trovano a casa. Quindi stiamo calmi».Dopo i primi due contagiati, una donna italiana e il suo convivente rientrato qualche giorno fa dal Regno Unito con un volo atterrato a Fiumicino, entrambi in isolamento, perché i medici dell'ospedale militare del Celio hanno sequenziato il genoma della nuova versione del Covid, anche una ragazza di Bari, rientrata giovedì da Londra con la febbre, è risultata positiva al tampone. Le sue condizioni non destano preoccupazioni, si sta verificando se anche la giovane sia stata colpita dal virus mutato. Mentre vengono ricostruiti contatti e movimenti dei primi pazienti italiani, con una variante che avrebbe un indice di trasmissibilità superiore a quello in circolazione (tra il 50 e il 70% in più), tesi però smentita dagli americani, in tutta Europa e in alcuni Paesi extra europei si è scatenato l'allarme. Voli sospesi quasi ovunque con il regno di Sua Maestà, tranne poche eccezioni suggerite dal buon senso: tra queste, Spagna e Portogallo, che vietano gli arrivi da Oltremanica ma non per spagnoli, portoghesi e quanti risiedono nella Penisola iberica. Non c'è ragione di bloccare i connazionali. Il focolaio del virus mutato, che è stato rilevato il 20 settembre nel Sud Est dell'Inghilterra (forse dalle tre prigioni dell'isola di Sheppey, nel Kent), fa paura anche se gli esperti invitano alla calma. «Sembra più contagioso, ovvero che si trasmette più facilmente da un individuo all'altro, ma non più aggressivo o letale. Si tratta ovviamente di ipotesi che andranno confermate da studi ancora in corso», ha fatto sapere Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova. L'infettivologo, che è anche coordinatore scientifico del gruppo di lavoro per la gestione del paziente Covid-19 per il ministero della Salute, ricorda che «ci sono state 17 mutazioni, la più significativa delle quali è la N501y, nella proteina spike che il virus usa per attaccarsi alle cellule umane» e che non sarà nemmeno l'ultima. «Simili mutazioni erano già state descritte in Spagna e altri Paesi. I virus mutano continuamente. È il loro modo di vivere: cambiare per sopravvivere». Quindi bloccare i voli non servirà: «Sono mesi che la variante è in giro per il mondo e, probabilmente, anche in Italia», commenta Bassetti che aggiunge: «Fermare i voli da e per l'Inghilterra sembra simile a quello che si fece nell'inverno scorso con la Cina. Il virus era già arrivato qui tra noi e noi lo cercavamo nei signori con gli occhi a mandorla». Secondo il documento pubblicato sul sito del Centro europeo per la sorveglianza delle malattie infettive (Ecdc), il virus mutato circolava già da novembre: in quel mese, tre sequenze di campioni raccolti in Danimarca, e uno in Australia, sono risultate collegate al focolaio inglese. Ma probabilmente era diffuso anche prima, forse a partire da settembre non solo nel Regno Unito. E chissà se le impennate di contagi registrati da noi a fine estate non fossero effetto della mutazione, più che degli assembramenti in discoteche e dintorni. «A settembre la notizia (della mutazione del virus, ndr) non è stata diffusa perché era un'informazione tecnica, adesso sta diventando un'informazione di salute pubblica», ha spiegato Carlo Federico Perno, professore di microbiologia all'UniCamillus di Roma. Bassetti ha tranquillizzato circa l'ipotesi che gli antidoti in arrivo non siano efficaci contro il nuovo ceppo: «Funzioneranno lo stesso in quanto i vaccini fanno produrre al nostro corpo anticorpi contro molte parti della proteina spike, e la mutazione descritta riguarda solamente una piccola parte. Quindi no panic», scriveva domenica sera sulla sua pagina Facebook. La variante del virus «non arriva solo dall'Inghilterra. Già un mese fa avevo detto di fare attenzione perché c'era l'evidenza di una nuova variante più contagiosa che non altera la letalità, per cui la pericolosità resta inalterata», dichiarava Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell'Organizzazione mondiale della sanità, durante la trasmissione Non è l'arena di Massimo Giletti, su La7.Secondo l'Oms, la nuova variante «non è fuori controllo». L'Ecdc raccomanda ai governi di «monitorare molto attentamente gli individui vaccinati in modo da identificarne l'eventuale inefficacia e l'insorgere dell'infezione. Inoltre i virus isolati da questi casi dovrebbero essere sequenziali e caratterizzati». Ieri a Bruxelles si è tenuto un vertice d'emergenza per coordinare la risposta a questa variante Covid, rimane ancora da definire la questione test molecolari o rapidi. Ovvero se quelli oggi a disposizione restano o meno validi. «Il cosiddetto “tampone" consente di rilevare l'infezione da Sars-CoV-2 compresa quella causata dalla variante inglese, ma per distinguere i vari ceppi varianti attualmente in circolazione è necessario procedere con il sequenziamento», ha precisato Antonio Mastino, microbiologo associato all'Istituto di farmacologia traslazionale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ift). Secondo il ricercatore, però, «al momento non vi sono elementi per aumentare il livello di preoccupazione». Veneto e Lombardia sono state le prime Regioni a disporre disposto l'obbligo di tamponi per i cittadini che sono stati in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord negli ultimi 14 giorni. Intanto Covid (e Brexit) hanno affondato la sterlina, ieri scesa a 0,916 per un euro. Un lunedì nerissimo per Borse europee che hanno bruciato 202,63 miliardi di euro.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-virus-mutato-terrorizza-il-governo-laifa-allarmismo-ingiustificato-2649595121.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="siamo-abbandonati-a-heathrow" data-post-id="2649595121" data-published-at="1608582175" data-use-pagination="False"> «Siamo abbandonati a Heathrow» Un'odissea, quella degli italiani rimasti bloccati a Londra a causa dello stop ai voli deciso in fretta e furia dal governo italiano, con la solita approssimazione, per non dire sciatteria. Nessuno, infatti, si è preoccupato di aiutare, o anche semplicemente informare, i nostri connazionali che erano sul punto di tornare in Italia e che sono rimasti per ore al gelo nell'aeroporto di Londra. La Farnesina, guidata da Luigi Di Maio, è stata totalmente assente. La Verità ha contattato Laura Parmiani, cittadina italiana che da quattro anni gestisce un salone di bellezza a Londra. Suo marito, anche lui italiano, è in Inghilterra da 14 anni. L'altro ieri pomeriggio sono arrivati in aeroporto, a Heathrow, per imbarcarsi sul volo Alitalia delle 18.50 diretto a Milano. Cosa è successo? «Stavo tornando in Italia con mio marito e mio figlio neonato», racconta Laura, «dovevamo registrarlo in Italia e saremmo rimasti per un lungo periodo. Avevamo prenotato un volo da 400 euro. Una volta arrivati in aeroporto, abbiamo fatto il tampone com'era previsto dal dpcm, pagato 100 sterline tra me e mio marito, e con risultato negativo. Eravamo circa 200, due voli interi, tutti avevamo l'esito del tampone negativo in mano e aspettavamo l'imbarco. Erano circa le 15.30, quando abbiamo ricevuto la mail che ci informava che il volo era stato cancellato. A quel punto siamo andati al desk Alitalia per chiedere informazioni. Nessuno sapeva nulla», aggiunge, «ci hanno detto solo di uscire fuori e aspettare che qualcuno venisse a dirci qualcosa». Allo sconcerto si aggiungono le difficoltà legate alle temperature: «Ci hanno lasciato al freddo per un'ora», prosegue Laura, «fino a quando l'assistente Alitalia è arrivata insieme a un ragazzo della security, che ha urlato: “Il volo non parte, andate a casa!", senza nessun altro tipo di spiegazione. Da quel momento in poi nessuno si è preoccupato di aiutarci. Eravamo tutti sconcertati, ci siamo rivolti alle autorità italiane, ambasciata e consolato, ma nessuno ci ha risposto. Zero. Abbiamo tenuto mio figlio, che ha solo un mese, per ore in aeroporto sperando di riuscire a tornare a casa, e invece niente. Siamo rimasti fino alle 22», dice Laura, «poi abbiamo preso un taxi e siamo tornati a casa, frustrati e delusi». L'intera giornata di ieri è trascorsa nella vana ricerca di qualche informazione, di un aiuto da parte delle autorità italiane, che hanno lasciato questi nostri connazionali nella più cupa disperazione: «Abbiamo riprovato a contattare le autorità italiane», dice Laura, «per l'intera giornata, ma nessuno sa dirci nulla. Quello che è successo è una ingiustizia: non solo avevamo fatto i tamponi in aeroporto, ma li avevamo già fatti, io e mio marito, due giorni prima, per essere sicuri di non avere brutte sorprese alla partenza. Il volo in partenza sarebbe stato completamente Covid free. Chiedo al governo», conclude, «di farci rimpatriare il prima possibile perché quello che ci hanno fatto non è giusto».
Francesco Lollobrigida e Massimo De Manzoni
«Le Tecniche di Evoluzione Assistita non sono OGM. Con la Tea la scienza non modifica la natura ma la mette in condizione di affrontare nuove sfide. L'intervista di Massimo De Manzoni al ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida.
L'agricoltura italiana è la prima per valore aggiunto in Europa. Sono dati del 2024, confermati nel 2025. Il nostro export tocca quasi i 73 miliardi. Lo ha detto il ministro dell'Agricoltura e delle Foreste Francesco Lollobrigida intervistato dal codirettore della Verità Massimo De Manzoni. Frutto di un governo che ha investito 16, 8 miliardi di euro nel settore. «Mai nessun governo ha impegnato così tanto in un settore primario e noi abbiamo investito non speso» ha spiegato Lollobrigida. Investimenti che secondo uno studio di Ambrosetti genereranno 245 miliardi di euro di impatto nel settore.
Lollobrigida ha l'occasione di rivendicare il lavoro fatto per normare la commercializzazione della carne sintetica: «Una poltiglia cellulare che qualcuno ambiva a chiamare carne. Un alimento pensato per i poveri, non per tutti. Noi abbiamo chiesto di normare il prodotto. In Parlamento la legge è passata con il centrodestra, l’appoggio di altri e l’astensione di parte del Pd. Ci accusarono di restare isolati in Europa, ma poi in molti invece con noi. Così anche nel resto del mondo, dove qualcuno ha ripreso la nostra legge. Una vittoria che ha dimostrato che avevamo ragione. Non si potrà chiamare carne ma l’obiettivo è bannarla». Sulle Tecniche di Evoluzione Assistita risponde: «non sono OGM. Gli OGM intervengono tra specie diverse forzando la natura, mentre le TEA sono operazioni intraspecie: si accelera con la scienza qualcosa che la natura potrebbe realizzare da sola». Il Ministro fa un esempio: «Grazie alle TEA, la scienza non modifica la natura ma la mette in condizione di affrontare nuove sfide. Tra le sperimentazioni che stiamo conducendo come Italia, c'è il riso senza acqua. Sembra una cosa impossibile, ma stiamo sperimentando per raggiungere questo risultato». Sull'energia solare chiarisce: «Non siamo contro energia solare, ma siamo contro la speculazione dei terreni agricoli». Interrogato dal codirettore sulla possibilità di ricadute nel settore dovute al duro scambio tra Trump e Meloni, Lollobrigida risponde: «La rappresaglia di Trump è un rischio che vedo relativamente perché c’è una grande richiesta da parte del mercato americano».
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Il presidente esecutivo di BF Spa (Bonifiche Ferraresi) Federico Vecchioni
Il presidente esecutivo di BF Spa, intervistato dal condirettore Massimo de' Manzoni sul palco del Giorno della Verità, spiega perché il mondo agricolo rappresenta una priorità nazionale e non può essere separato dall'economia e dalla politica.
Cibo, filiere e sovranità. Intervistato dal condirettore Massimo de’ Manzoni in occasione de il Giorno della Verità, il presidente esecutivo di BF Spa (Bonifiche Ferraresi) Federico Vecchioni ha fatto il punto sull'importanza del mondo agricolo e sulle sue potenzialità palco nazionale (e non solo).
In vista della complessità dell'attuale contesto mondiale, afferma Vecchioni, si potrebbe dire che l'agricoltura abbia finalmente riacquistato il suo reale valore, acquisendo persino un importante ruolo geostrategico. «C’è una percezione internazionale che quello agricolo sia un tema di rilevanza non solo economica, ma anche sociale. Basti pensare che l’emergenza alimentare in aree di scarsità agricola abbia causato tensioni preoccupanti e strutturali in ambito planetario. Per questo, il mondo agroalimentare è tornato a un’attenzione non più solo di settore. «Il ministero dell'Agricoltura è politico. E l’agricoltura non può essere collocata ai margini dell’economia: sarebbe un grave errore di tipo politico».
«Ma se da un lato la rilevanza del cibo è tornata di tutti i Paesi (non solo quelli più poveri), dall’altra» sostiene il presidente esecutivo di BF Spa «abbiamo il dovere quasi morale di dare al comparto della produzione agricola una priorità di allenza tra governi, in primis l’Europa e le scelte fatte dal 1957. Allora si pensava al reddito agricolo, poi lo si è a lungo dimenticato».
Bonifiche Ferraresi, nella visione di Vecchioni, «è un ecosistema molto flessibile di imprese che hanno deciso di creare un’infrastuttura industriale con natura privata ma con la consapevolezza di una rilevanza istituzionale. Dobbiamo quindi intervenire sul tessuto sociale: con un sano tessuto sociale ci sarà un sano tessuto produttivo. In caso contrario no».
De' Manzoni concentra quindi l'attenzione sul modo in cui creare un sano tessuto sociale, in questo mondo di scarse risorse e di un'intelligenza artificiale che le assorbe ulteriormente, mentre al contrario diminuiscono le terre coltivabili. Vecchioni spiega tuttavia che, fortunatamente, «in realtà nel mondo esiste ancora molta terra da preservare e restituire alle future generazioni». Inoltre, afferma, «BF Spa non compra terreni, ma gestisce valore per realizzare un'infrastruttura che può essere replicata anche in altri contesti (le cosiddette model farm), ma che al tempo stesso opera con la comunità (dai piccoli agricoltori alle istituzioni).
Nella fase finale dell'intervento, Vecchioni ha ricordato l'importanza di tornare a investire sui giovani: «Nel 2022 gli iscritti alla facoltà universitaria di Scienze agrarie erano 4.200, mentre oggi sono meno di 2.000. Eppure, nello stesso momento, aumentano gli iscritti a Ingegneria agraria. La differenza la fa proprio la parola "ingegneria", che nell'immaginario dei giovani li fa pensare di avere un lavoro più sicuro se si iscrivono a questa facoltà rispetto a quella di agronomia». Con la consapevolezza rassicurante che «l’ia non sostituirà mai la professione dell’agricoltore».
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Al «Giorno della Verità» sono intervenuti Georg Gufler, Chief Executive Officer di Doppelmayr Italia; Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Interporto Rivers; e Stefano Paggi, Chief Technology & Operation Officer di FiberCop, in un confronto moderato dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin. Al centro del dibattito la trasformazione della competitività italiana tra mobilità sostenibile, infrastrutture digitali e logistica integrata.
Georg Gufler, Chief Executive Officer di Doppelmayr Italia; Fulvio Giuliani, giornalista e responsabile comunicazione di Interporto Rivers; e Stefano Paggi, Chief Technology & Operation Officer di FiberCop, insieme al vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin che ha moderato il panel. Sono i protagonisti del confronto La fabbrica del futuro, andato in scena al «Giorno della Verità», dedicato alla sfida della competitività nella rivoluzione digitale italiana.
Al centro del dibattito l’idea di una fabbrica del futuro più veloce, connessa e integrata tra sistemi di trasporto, logistica e infrastrutture digitali. Un modello in cui, è stato sottolineato, la circolazione delle merci e delle informazioni diventa elemento decisivo di sviluppo.
Gufler ha descritto la mobilità come una sfida centrale per lo sviluppo sostenibile dei territori, illustrando l’attività di Doppelmayr Italia, società attiva da oltre 130 anni e con più di 600 installazioni realizzate in Italia tra impianti turistici e urbani. Tra i punti chiave del suo intervento, il ruolo dei sistemi a fune come soluzione complementare alle infrastrutture tradizionali, con tempi di realizzazione più rapidi e costi inferiori rispetto ad altre opere, oltre a benefici in termini di impatto ambientale e consumo di suolo.
Nel panel è stato inoltre citato un progetto realizzato a Parigi, con cinque stazioni collegate alla rete metropolitana e ferroviaria, che avrebbe consentito una riduzione dei tempi di percorrenza di circa 22 minuti.
Ampio spazio anche alla digitalizzazione delle infrastrutture. Paggi ha richiamato il ruolo di FiberCop e l’obiettivo di estendere la connessione veloce a circa 20 milioni di unità tra famiglie e imprese, sottolineando la centralità della rete come infrastruttura strategica per la competitività del Paese.
Sul fronte logistico, Giuliani ha illustrato il ruolo degli interporti come nodi fondamentali per lo smistamento delle merci. In Italia ne esistono circa trenta, ha ricordato, e rappresentano una componente ancora poco conosciuta ma strategica della catena logistica nazionale. L’interporto di Marghera è stato indicato come esempio di crescita recente, con oltre un milione e mezzo di tonnellate movimentate nell’anno.
Nel dibattito è emersa anche la necessità di rafforzare il trasporto intermodale e le connessioni con i traffici marittimi e le direttrici europee, così come la possibilità di utilizzare sistemi innovativi anche per il cosiddetto «ultimo miglio» urbano.
Infine, è stato affrontato il tema delle tecnologie avanzate, dall’intelligenza artificiale alla crittografia quantistica, considerate strumenti destinati a incidere sia sull’elaborazione dei dati sia sulla sicurezza delle reti digitali.
In chiusura, una riflessione sul bisogno di accelerare il cambiamento infrastrutturale e produttivo del Paese, tra investimenti, innovazione e superamento delle resistenze alla trasformazione.
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