Crescita del 15% in poche settimane. Digitale, comunicazioni e biotecnologie prosperano grazie a bassi tassi di interesse e all’aumento della liquidità. Ma incombe lo spettro della guerra commerciale con la Cina.

L’andamento della Borsa americana nel primo trimestre 2019 lascia intendere che il mercato statunitense sia quello su cui puntare. A patto però che si tengano d’occhio le tensioni commerciali con la Cina.

«Il quadro generale sul mercato azionario americano appare impostato positivamente e sembra essere tornata a prevalere un’ipotesi di scenario decisamente più ottimista rispetto soprattutto alle paventate sciagure di fine 2018», spiega Alessandro Allegri, ad di Ambrosetti am sim. «Il primo trimestre del 2019 si è infatti concluso all’insegna della positività dimostrando ancora una volta come le Borse d’oltreoceano continuino a rappresentare il fattore traino a livello finanziario. Il livello di fiducia degli operatori e degli investitori è migliorato in questi mesi e sta assumendo un ruolo costruttivo sempre più importante nello scenario atteso dei prossimi trimestri», spiega. «Le attese sono dunque positive per la continuazione dell’anno sebbene i marcati ritmi rialzisti degli ultimi mesi preoccupino in termini di sostenibilità. In tal senso diventa infatti difficile per la Borsa Usa confermare una dinamica positiva così significativa (+15% in poche settimane) soprattutto a fronte di un ciclo economico vicino all’apice e all’interno di un quadro geopolitico atteso ancora instabile proprio per l’atteggiamento di politica commerciale adottato dagli Stati Uniti nei confronti in particolare della Cina».

Il mercato azionario americano è smisurato. I titoli sono molti e le possibilità di cadere in qualche tranello non mancano. Dove puntare dunque? Secondo gli esperti interpellati dalla Verità non ci sono dubbi: il settore da guardare è quello della tecnologia.

«Troviamo valore relativo in gran parte dei titoli del segmento tech (che possono rintracciarsi nei settori tecnologico, dei consumi discrezionali e delle comunicazioni)», spiega Paresh Upadhyaya, gestore esperto di mercato americano di Amundi. «Questo settore tende a registrare un buon andamento prima dei picchi del ciclo economico e il vantaggio in termini di crescita dei ricavi è significativo».

«Gli investitori si sono concentrati sui titoli tech che hanno offerto la promessa della disruption (la rivoluzione digitale, ndr)», spiega Christophe Foliot, coresponsabile dei mercati azionari internazionali per Edmond de Rothschild asset management. «L’abbondante liquidità derivante dai bassi tassi d’interesse ha contribuito a finanziare la crescita di questi titoli». D’altronde, «gli investitori hanno una migliore conoscenza dei titoli tecnologici, in particolare delle società Gafa (Google, Amazon, Facebook e Apple, ndr) e hanno investito massicciamente in essi».

«A causa dei vantaggi forniti dai titoli tecnologici», ribadisce Peter Bourbeau, gestore di Clearbridge investments (gruppo Legg Mason), «crediamo che questi rimarranno un traino importante della performance dell’azionario Usa. Riteniamo anche che alcune aziende selezionate dei servizi di comunicazione, delle biotecnologie e dell’industria dell’ecommerce – quelle capaci di generare una crescita visibile e durevole – avranno un ruolo importante nella performance di lungo termine».

I titoli tecnologici hanno regalato buone soddisfazioni. Le azioni Apple, ad esempio, in tre anni sono cresciute dell’84,15%. Valori simili per il titolo Intel che in 36 mesi è salito del 76%. Bene in questo comparto anche Facebook, che in tre anni è salito del 58,12%.

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