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Il pressing di Zinga fa cedere l’avvocato. Ma il Pd è pronto anche ad altri scenari

Il pressing di Zinga fa cedere l’avvocato. Ma il Pd è pronto anche ad altri scenari
Romano Prodi (Antonio Masiello/Getty Images)
  • Mentre il segretario dem auspica un nuovo governo europeista con lo stesso premier, Romano Prodi lancia l'esecutivo di unità nazionale.
  • Matteo Salvini attacca: «I giallorossi tengono il Paese bloccato». Giorgia Meloni: «Unica via le urne»

Lo speciale contiene due articoli.


Dal Nazareno si sono fatti sentire in tanti negli ultimi giorni. Dario Franceschini, capo della delegazione pd al governo, ha indicato la linea per primo: dimissioni di Giuseppe Conte, appello a un governo di «salvezza nazionale» o formule analoghe, apertura ai responsabili e brandelli di centristi. Nicola Zingaretti, il segretario, ha fatto un pressing sfiancante sul premier ricordandogli che «il Pd è l'unica forza responsabile» e che «non vuole elezioni anticipate» né galleggiare in balia degli umori di Clemente Mastella. Non solo, una volta saputa la notizia che Giuseppi questa mattina sarebbe andato al Quirinale, il segretario dem ha twittato, come per rassicurarlo: «Con Conte per un nuovo governo chiaramente europeista e sostenuto da una base parlamentare ampia, che garantisca credibilità e stabilità per affrontare le grandi sfide che l'Italia ha davanti». Francesco Boccia, il ministro incaricato di mediare con le Regioni, ha fatto capire che dalle parti del suo partito sarebbero stati disponibili perfino a rimettersi seduti attorno a un tavolo con Matteo Renzi: «Noi ci siamo sempre stati, lui lo sa». Il problema è non farlo sotto la minaccia di un ricatto. Un tweet del capogruppo al Senato, Andrea Marcucci, ha lanciato un invito: «Per rilanciare la legislatura e l'attività di governo fermiamo la guerra e ragioniamo».

Insomma, nella strategia del Pd la via crucis di Conte verso le dimissioni al Quirinale era segnata. Ma la spallata decisiva all'avvocato del popolo è arrivata da lui, il prevosto del Pd. Romano Prodi ha vergato domenica un editoriale sul Messaggero che racconta la crisi «vista da Bruxelles». Lui a Bruxelles non ci vive più da tempo, il quinquennio da presidente della Commissione europea è finito 15 anni fa, ma è sempre il portavoce più informato dei voleri dei signori Ue. Lui vede l'Italia dall'unico punto di osservazione possibile, quello dei poteri forti comunitari. E il messaggio che arriva dalle cancellerie è chiaro: «Per essere sintetico», taglia corto Prodi, «la crisi italiana spaventa l'Europa».

Il terrore non riguarda tanto le formulette del governo, ma il cash, i soldi, il destino del fiume di euro che sta per valicare le Alpi sotto il nome di Recovery fund. Dunque, che fare per tranquillizzare i partner che si apprestano ad aprire il portafoglio? Mister Euro non risparmia i suoi saggi consigli. Serve «un governo in grado di rispondere positivamente all'allarme dei nostri partner», con un programma di «quattro o cinque progetti di riforma indispensabili per unirci alla comune strategia di ripresa». Provvedimenti «urgenti e necessari sui quali è concretamente possibile trovare un largo consenso». E quali sono questi punti, secondo Prodi? Nell'ordine: riduzione dei tempi della giustizia, riorganizzazione della scuola, riforma fiscale, revisione del codice degli appalti, semplificazione della burocrazia.

L'ex premier si spinge fino a disegnare il perimetro della nuova coalizione: una «necessaria aggregazione politica non solo del Parlamento, ma delle forze sociali, che, a differenza di altri momenti storici, si sono mantenute singolarmente al margine del processo politico delle scorse settimane». Questa è una bella tirata d'orecchi all'assolutismo di Conte che si è abituato ai dpcm e non sente più nessuno quando si tratta di prendere decisioni. «Quando il governo da me presieduto si propose di portare l'Italia nell'euro», ricorda il Professore, «non disponeva certo di una maggioranza larga e omogenea, ma fu in grado di raccoglierla e renderla compatta proponendo al Parlamento un obiettivo voluto dalla maggioranza degli italiani». Oggi, secondo il ventriloquo di Bruxelles, «è possibile aggregare una solida maggioranza parlamentare e non una coalizione di reduci tenuta insieme solo per finire la legislatura». E qui arriva anche la tirata d'orecchi ai compagni del Pd, che pur di arrivare al 2023 sono disposti a tirare a campare con Lello Ciampolillo, Renata Polverini e Maria Rosaria Rossi.

Giustizia, scuola, fisco, appalti, burocrazia. In Italia se ne parla da una vita ma non si riesce a combinare nulla, figurarsi cosa riuscirebbe a fare Conte con la sua collezione di Ciampolilli. È un programma di legislatura, anzi di un paio di legislature. Ci vogliono anni di lavoro e di maggioranze d'acciaio per rifare il Paese. E ci vuole soprattutto un garante che tiri le redini, detti i tempi, scriva le agende e non tagli i ponti con gli amici di Bruxelles. Ci vuole uno che faccia quello che dice Prodi. Anzi, per farla breve, ci vuole Prodi. Proprio lui, solo lui. La sostanza è che l'uomo dei poteri forti europei si propone come il tramite tra il prossimo esecutivo e gli interessi comunitari, il padre nobile di questo finale di legislatura e possibilmente anche della prossima. Si offre cioè come prossimo inquilino del Colle.

Quello di Prodi è un colpo di frusta al Pd. Conte non viene mai menzionato e probabilmente, secondo il Professore, dell'avvocato di Volturara Appula si potrebbe pure fare a meno. Quello che conta sono i voleri europei. Il collante del nuovo governo dovrebbe essere il Recovery fund e la coalizione che dovrebbe sostenerlo è la famosa «maggioranza Ursula», quella che ha appoggiato l'elezione della presidente della Commissione Ue e ha indotto alle dimissioni l'allora ministro Matteo Salvini, cioè Pd, 5 stelle, Forza Italia, Italia viva: a quell'epoca Renzi era ancora saldamente nel Pd. Nessuna remora nel mandare Conte a dimettersi, fa capire Prodi. E nessun riguardo nel proporre un avvicendamento a Palazzo Chigi per collocare un uomo in grado di realizzare gli elevati obiettivi che il Professore propone, in attesa di dettare ordini direttamente dal Quirinale.


Berlusconi rassicura i suoi alleati: «Noi fuori da qualunque trattativa»

Dopo una giornata concitata, ieri in serata è arrivato l'annuncio: questa mattina iI premier, Giuseppe Conte, dopo un passaggio in Consiglio dei ministri per comunicare le sue intenzioni, salirà al Quirinale per rassegnare le sue dimissioni nelle mani del presidente Sergio Mattarella. Sarà il giorno della svolta dopo l'apertura della crisi con le dimissioni dei ministri di Italia viva. La maggioranza giallorossa, azzoppata da Matteo Renzi, spera che il Colle conceda un reincarico al premier, un Conte ter che non convince la minoranza che continua a indicare come unica strada il ritorno alle urne.

Secondo Matteo Salvini le dimissioni andavano date prima perché Conte non ha i numeri». Ieri, lasciando il tribunale di Torino dopo aver testimoniato nel processo in cui è accusato di vilipendio all'ordine giudiziario, il leader della Lega ha ribadito che «l'Italia non può rimanere immobile in attesa della compravendita di senatori di notte, in cambio di non si sa cosa. La posizione della Lega è chiara. Io mi aspetto che prevalgano buonsenso e amore per il Paese. In queste settimane lo spettacolo Conte, Renzi, Di Maio, Mastella, Zingaretti, Tabacci è stato squallido. Mi auguro che se non hanno i numeri per governare, si facciano da parte».

«Il premier si dimetta e apra una fase nuova», ha ribadito ieri Maria Stella Gelmini, capogruppo a Montecitorio di Forza Italia, il partito nell'occhio del ciclone perché indicato come bacino di »responsabili».

Ma a chiudere ogni illazione sul «soccorso azzurro» lo stesso presidente Silvio Berlusconi (indicato da Salvini come possibile nuovo capo dello Stato), anche per eliminare i sospetti su Gianni Letta e Renato Brunetta, ha dichiarato: «Garantisco io l'assoluta unità del partito. Né io né miei collaboratori o parlamentari abbiamo in corso trattative di qualsiasi tipo per sostenere il governo in carica. Ci rimettiamo a Mattarella. Serve un nuovo governo che rappresenti l'unità sostanziale del Paese in questo momento di emergenza oppure bisogna restituire la parola agli italiani». Duro anche il commento sul Conte bis: «L'implosione dell'attuale maggioranza sotto il peso delle sue contraddizioni è naturale conseguenza della sua origine improvvisata e contraddittoria, che contraddiceva il responso delle urne e che era finalizzata esclusivamente a impedire al centrodestra di governare».

Da sempre convinta che la crisi si risolve soltanto con le elezioni Giorgia Meloni, che ieri mattina commentava le parole del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, e del vicesegretario, Andrea Orlando, «sulla necessità di un governo autorevole, europeista e in grado di affrontare i problemi facendo un appello alla responsabilità a tutti». La leader di Fdi scriveva su Facebook: «Le parole di Zingaretti sull'ipotesi di elezioni anticipate sono perfettamente rappresentative del terrore che hanno Pd e M5s verso il voto libero dei cittadini. Con che coraggio questa gente si definisce democratica? Tranquilli, arriverà il giorno in cui dovrete rispondere davanti agli italiani delle vostre bugie e dei vostri fallimenti. Se serve un governo autorevole significa che il segretario dem ammette candidamente che l'esecutivo Conte non lo è. Fdi lo sostiene fin dall'inizio: questo governo non è all'altezza, non ha visione e non è capace di risolvere i problemi concreti degli italiani. La via maestra da seguire per dare alla nazione un governo forte, coeso e autorevole rimangono le elezioni». Senza l'alibi della pandemia visto che anche in Portogallo si voterà.

Il Brasile di Lula è stretto tra i dazi punitivi di Trump e gli aiuti interessati di Xi
Donald Trump e Xi (Ansa)
Il presidente ha aumentato i consensi dopo le tariffe Usa. Ma mezzo Paese pensa che il predecessore Bolsonaro, in carcere per tentato golpe, sia un perseguitato politico.

Mentre il Sudamerica abbraccia il libero mercato con le vittorie elettorali di Javier Milei in Argentina, Rodrigo Paz in Bolivia e José Antonio Kast in Cile, tra i grandi Paesi del subcontinente il Brasile resta l’ultimo fortino di una sinistra asfittica. Tra un debito pubblico fuori controllo, un apparato giudiziario sotto sanzioni Usa e il pesante processo all’ex presidente Bolsonaro, l'amministrazione di Luiz Inácio Lula da Silva tenta di sopravvivere agitando lo spauracchio dell’interferenza esterna.

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Debiti e liti, le grane in casa di Lady Conte
Giuseppe Conte (Ansa)
Natale teso per Olivia Paladino, compagna di Giuseppi. La sorella Cristiana, infatti, spaventata dai bilanci in rosso delle loro società, vuole cederle le sue quote in cambio di 150 milioni. Intanto, al fratellastro Shadow vanno liquidati altri 10,2 milioni.

Il giorno della vigilia di Natale, l’ex premier e leader del M5s, Giuseppe Conte ha pubblicato sul proprio profilo Instagram una foto che lo ritrae insieme alla compagna Olivia Paladino, nel suo studio, con accanto un albero di Natale addobbato con gusto.

La cosa che ha colpito è l’espressione della compagna Olivia. Una foto di rito. Una scocciatura. Non un sorriso di circostanza e, anzi, quel volto corrucciato lascia trasparire il momento difficilissimo che la donna sta attraversando, legato alle società di famiglia e al rapporto, ormai ai ferri corti, con la sorella Cristiana.

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Il prete di Terlizzi fa sparire Gesù e ribalta il messaggio del Vangelo
Ansa
Don Michele denuncia le guerre, ma il Bambinello simboleggia l’amore assoluto di Dio.

In un comune del barese, a Terlizzi, il parroco don Michele Stragapede si è sostituito a Dio e ha deciso di non far nascere il Bambin Gesù, di farlo sparire come se tutto fosse un gioco di prestigio, una magia. Un ribaltamento della catechesi oltre che della storia. Al suo posto, nella culla, solo un lenzuolo bianco circondato da balle di fieno. «Facciamo finta che tutto vada bene?», ha domandato il sacerdote alla comunità. «Facciamo finta che non ci sono stati bambini uccisi a Gaza, in Israele, in Sudan? Nella striscia di Gaza e in Israele sono stati ammazzati o lasciati morire oltre 16.000 bambini sotto i 12 anni: una vera strage degli Innocenti a opera di Erode».

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