True
2019-12-13
Il Pd incorona Bibbiano: «Il migliore sistema di gestione minori in Italia»
Ansa
Per convincerci che fosse vero abbiamo dovuto riascoltare l'audio più volte. Non ci volevamo credere. Eppure è accaduto davvero. Durante un'audizione della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza il Partito democratico è riuscito ad affermare che il sistema Bibbiano è un'eccellenza nazionale per quanto riguarda la gestione dei minori. Precisiamo: una dichiarazione di questo tipo non sarebbe affatto una novità se fosse stata pronunciata nel 2016 o ancora nel 2018, anni in cui gli amici democratici amavano vantarsi delle conquiste bibbianesi nel sociale. Il punto è che le frasi a cui facciamo riferimento sono di mercoledì 11 dicembre 2019, tre giorni fa.
Vediamo di spiegare. La Commissione infanzia, nell'ambito di una indagine conoscitiva sulle forme di violenza fra i minori e ai danni di bambini e adolescenti, ha convocato in audizione i rappresentanti del Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l'abuso all'infanzia (il celebre Cismai). Il senatore leghista Simone Pillon ha rivolto alcune domande piuttosto puntuali agli esponenti del Cismai, chiedendo conto in particolare dei loro rapporti con il centro Hansel e Gretel di Cladio Foti. Il Cismai non ha inteso dissociarsi o criticare l'operato del terapeuta torinese, nonostante sia stato sospeso per 6 mesi dall'attività per intervento di un giudice e nonostante un altro giudice abbia avanzato seri dubbi sulla scientificità dei suoi metodi. La cosa di per sé è inquietante, anche perché il Cismai riunisce una marea di associazioni che si occupano di minori, e continua a collaborare con l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza. Dunque ci si aspetterebbe che, per lo meno, prendesse le distanze da Foti e soci.
Ma ancora più raggelante è quanto accaduto poco prima che i rappresentanti del Cismai rispondessero a Pillon. Ci riferiamo all'intervento di Paolo Siani, capogruppo Pd in Commissione infanzia. Le sue dichiarazioni sono allucinanti, e le riportiamo parola per parola: «Non esiste un sistema Bibbiano. Non esiste. Esiste solo sui giornali», attacca rivolto a Pillon. «Sta indagando la magistratura. Abbiamo saputo che quello che è stato detto all'inizio non è vero, non è tutto vero. Ci sono pochi casi, pochi casi, da valutare e sono, dai dati che leggiamo non sui giornali ma su riviste serie, sono in quantità minore rispetto ai casi di tutta Italia. Non c'è un caso Bibbiano, non c'è un bubbone, non tocca a noi stabilire se c'è un caso Bibbiano ma tocca alla magistratura. Non tocca a noi in questa commissione creare una informazione errata e dare quindi l'impressione che ci sia già stata una decisione finale né tocca a noi criminalizzare il miglior sistema di sostegno all'infanzia che c'è a Reggio Emilia e in Emilia Romagna».
Che ci siano pochi casi di affidi in Emilia Romagna, e in particolare nella provincia di Reggio Emilia è semplicemente falso. L'Emilia Romagna ha un tasso di affidi di circa il 3%, dunque nella media nazionale, ma nella provincia reggiana si arriva al 5,2%. E i bibbianesi dichiararono - nel 2016 - un tasso del 7,5 per mille. Su un centinaio di segnalazioni avanzate dai servizi bibbianesi al Tribunale dei minori di Bologna, solo 15 si sono tradotte in affidi. In tutti questi casi i bambini sono stati - purtroppo dopo parecchio tempo - rimandati a casa. Dunque nessuno di questi piccoli avrebbe dovuto essere tolto ai genitori. Segno che un «sistema Bibbiano» esiste eccome. È falso pure che la magistratura non si sia pronunciata, come sostiene Siani, poiché ben due giudici si sono espressi su Claudio Foti, proibendogli per 6 mesi di condurre terapie sui minori. Il deputato Pd, tuttavia, è talmente fiero della sua mistificazione da averla ripetuta pari pari (solo con una lievissima correzione di tiro) in un comunicato stampa. Nel testo ribadisce: «Non spetta a noi criminalizzare in maniera strumentale il miglior sistema di sostegno dell'infanzia esistente nel Paese e, cioè, quello che abbiamo a Reggio Emilia e in Emilia Romagna».
Tutto chiaro: Bibbiano non esiste, e il sistema reggiano di gestione minori è il migliore della regione, anzi il migliore di tutta Italia. Un sistema dove i bambini venivano tolti ingiustamente alle famiglie e affidati a coppie arcobaleno che li maltrattavano. Un sistema che si era abbandonato totalmente nelle abili mani di Claudio Foti, uno che esercitava ingiustificate pressioni sui bimbi perché raccontassero abusi mai subiti.
Finora il Pd si era limitato a insabbiare, a sminuire, a mistificare. Le ha provate tutte: ha cercato di impedire le presentazioni del libro sullo scandalo affidi, ha minacciato azioni legali. I suoi esponenti hanno fatto gli smargiassi in lungo e in largo pretendendo assurde scuse, e ovviamente hanno taciuto ogni volta che i magistrati li smentivano. Ora fanno di più: celebrano «il miglior sistema di sostegno ai minori in Italia». Vadano a dirlo ai genitori a cui hanno ingiustamente strappato i figli, e ascoltino la risposta.
«Il caos affidi? Era già nei dati sull’Emilia usciti nel 2016»
Che qualcosa non andasse, a Bibbiano e dintorni, era già chiaro molto prima che l'inchiesta «Angeli e demoni» deflagrasse. A sostenerlo è Vittorio Carlo Vezzetti, stimato medico pediatra, membro del Comitato scientifico dell'International Council on Shared Parenting and European Platform for Joint Custody e presidente dell'associazione «Figli per sempre». Nel 2012, Vezzetti pubblicò sulla Rivista della società italiana di pediatria preventiva e sociale una ricerca statistica sui minori fuori famiglia in Italia. Dal suo studio emergevano «importanti criticità tra cui le incredibili e logicamente inspiegabili differenze di tassi per quanto riguarda l'invio di minori fuori famiglia tra Regione e Regione (e sicuramente anche all'interno della stessa Regione anche se non dimostrabili per la carenza di dati). Segnalavo in particolare», dice Vezzetti, «che, di fronte a un tasso medio nazionale di minori fuori famiglia all'epoca del 3 per mille, emergevano alcune criticità molto serie, dimostrate con calcolo statistico, in Trentino e Liguria (oltre il 5 per mille), meritevoli di attenzione e indagine».
Per via della sua ricerca, Vezzetti fu audito, martedì 19 aprile 2016, dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, e in quella sede espresse tutte le sue perplessità.
«La mia analisi era su base statistica», racconta. «Come facciamo a dire se c'è emergenza affidamenti o no? Dobbiamo fare un confronto con i dati di altri Paesi. A livello nazionale risultava che l'Italia rientrava perfettamente nella media europea. Il problema erano le differenze, assolutamente inspiegabili, tra una Regione e l'altra». Tali differenze, secondo lo studioso, si dovevano al fatto che «si erano evidentemente create nelle varie Regioni scuole di pensiero svincolate da ogni forma di controllo».
Insomma, il guaio stava nella difformità di giudizio. Intere zone d'Italia avevano un tasso di allontanamenti di minori superiore al 5 per mille. «Tre mesi dopo la mia audizione sono stati sentiti gli assistenti sociali e il sindaco di Bibbiano», continua Vezzetti. «Presentarono una realtà in cui il tasso di allontanamento di minori - stando ai dati da loro forniti - era almeno del 7,5 per mille. Stavano parlando soltanto dei minori abusati...».
Nessuno però si è allarmato. Anzi, in commissione Vanna Iori del Pd si profuse in elogi per il gruppo bibbianese: «Volevo solo ringraziare», spiegò. «E dire che il motivo per cui ho proposto questa audizione è che per la prima volta abbiamo non solo la denuncia di un fenomeno, ma anche un tentativo di risposta. Tengo a sottolinearlo, perché di auditi che ci hanno sottoposto problemi ne abbiamo avuti altri; di risposte vere, concrete, che hanno dato dei risultati non ne abbiamo avute, quindi grazie davvero».
Non solo, dunque, il problema fu ignorato, ma addirittura Bibbiano fu presentato come un esempio. Il problema con le percentuali, non a caso, non è ancora risolto. Basta dare uno sguardo ai dati presentati dalla Commissione regionale sui fatti di Bibbiano messa in piedi dall'Emilia Romagna. Secondo la Commissione, il dato regionale (relativo al 2017) è in linea con la media italiana: 2,7 per mille. Ma se andiamo a vedere i dati provincia per provincia scopriamo che a Reggio Emilia si arriva al 5,2 per mille.
«O nella zona di Reggio Emilia sono tutti orchi, stupratori e abusanti», dice Vezzetti, «oppure significa che da quelle parti è stato utilizzato un differente criterio di valutazione. Quando vediamo che a Ferrara il dato è 1,6 per mille e a Reggio Emilia è oltre il 5 significa che bisogna come minimo riflettere. Io sono medico, e se prescrivo il triplo di antibiotici rispetto all'anno prima l'Asl mi chiama e mi chiede perché. Ma a Bibbiano nessuno ha chiamato. Sono andati avanti con percentuali triple rispetto ad altre province e nessuno si è mai chiesto come fosse possibile. C'è stata una totale omissione di vigilanza mentre con una banale valutazione statistica si poteva capire che un problema c'era eccome».
Continua a leggereRiduci
In Commissione infanzia, l'incredibile intervento del deputato dem Paolo Siani: «Non esiste un caso emiliano, i bimbi tolti ai genitori erano pochissimi. Così si vuole criminalizzare un'eccellenza nazionale».«Il caos affidi? Era già nei dati sull'Emilia usciti nel 2016». Il pediatra Vittorio Carlo Vezzetti: «Denunciai stranezze e anomalie. Ma nessuno ha approfondito».Lo speciale comprende due articoli.Per convincerci che fosse vero abbiamo dovuto riascoltare l'audio più volte. Non ci volevamo credere. Eppure è accaduto davvero. Durante un'audizione della Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza il Partito democratico è riuscito ad affermare che il sistema Bibbiano è un'eccellenza nazionale per quanto riguarda la gestione dei minori. Precisiamo: una dichiarazione di questo tipo non sarebbe affatto una novità se fosse stata pronunciata nel 2016 o ancora nel 2018, anni in cui gli amici democratici amavano vantarsi delle conquiste bibbianesi nel sociale. Il punto è che le frasi a cui facciamo riferimento sono di mercoledì 11 dicembre 2019, tre giorni fa. Vediamo di spiegare. La Commissione infanzia, nell'ambito di una indagine conoscitiva sulle forme di violenza fra i minori e ai danni di bambini e adolescenti, ha convocato in audizione i rappresentanti del Coordinamento italiano dei servizi contro il maltrattamento e l'abuso all'infanzia (il celebre Cismai). Il senatore leghista Simone Pillon ha rivolto alcune domande piuttosto puntuali agli esponenti del Cismai, chiedendo conto in particolare dei loro rapporti con il centro Hansel e Gretel di Cladio Foti. Il Cismai non ha inteso dissociarsi o criticare l'operato del terapeuta torinese, nonostante sia stato sospeso per 6 mesi dall'attività per intervento di un giudice e nonostante un altro giudice abbia avanzato seri dubbi sulla scientificità dei suoi metodi. La cosa di per sé è inquietante, anche perché il Cismai riunisce una marea di associazioni che si occupano di minori, e continua a collaborare con l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza. Dunque ci si aspetterebbe che, per lo meno, prendesse le distanze da Foti e soci. Ma ancora più raggelante è quanto accaduto poco prima che i rappresentanti del Cismai rispondessero a Pillon. Ci riferiamo all'intervento di Paolo Siani, capogruppo Pd in Commissione infanzia. Le sue dichiarazioni sono allucinanti, e le riportiamo parola per parola: «Non esiste un sistema Bibbiano. Non esiste. Esiste solo sui giornali», attacca rivolto a Pillon. «Sta indagando la magistratura. Abbiamo saputo che quello che è stato detto all'inizio non è vero, non è tutto vero. Ci sono pochi casi, pochi casi, da valutare e sono, dai dati che leggiamo non sui giornali ma su riviste serie, sono in quantità minore rispetto ai casi di tutta Italia. Non c'è un caso Bibbiano, non c'è un bubbone, non tocca a noi stabilire se c'è un caso Bibbiano ma tocca alla magistratura. Non tocca a noi in questa commissione creare una informazione errata e dare quindi l'impressione che ci sia già stata una decisione finale né tocca a noi criminalizzare il miglior sistema di sostegno all'infanzia che c'è a Reggio Emilia e in Emilia Romagna». Che ci siano pochi casi di affidi in Emilia Romagna, e in particolare nella provincia di Reggio Emilia è semplicemente falso. L'Emilia Romagna ha un tasso di affidi di circa il 3%, dunque nella media nazionale, ma nella provincia reggiana si arriva al 5,2%. E i bibbianesi dichiararono - nel 2016 - un tasso del 7,5 per mille. Su un centinaio di segnalazioni avanzate dai servizi bibbianesi al Tribunale dei minori di Bologna, solo 15 si sono tradotte in affidi. In tutti questi casi i bambini sono stati - purtroppo dopo parecchio tempo - rimandati a casa. Dunque nessuno di questi piccoli avrebbe dovuto essere tolto ai genitori. Segno che un «sistema Bibbiano» esiste eccome. È falso pure che la magistratura non si sia pronunciata, come sostiene Siani, poiché ben due giudici si sono espressi su Claudio Foti, proibendogli per 6 mesi di condurre terapie sui minori. Il deputato Pd, tuttavia, è talmente fiero della sua mistificazione da averla ripetuta pari pari (solo con una lievissima correzione di tiro) in un comunicato stampa. Nel testo ribadisce: «Non spetta a noi criminalizzare in maniera strumentale il miglior sistema di sostegno dell'infanzia esistente nel Paese e, cioè, quello che abbiamo a Reggio Emilia e in Emilia Romagna».Tutto chiaro: Bibbiano non esiste, e il sistema reggiano di gestione minori è il migliore della regione, anzi il migliore di tutta Italia. Un sistema dove i bambini venivano tolti ingiustamente alle famiglie e affidati a coppie arcobaleno che li maltrattavano. Un sistema che si era abbandonato totalmente nelle abili mani di Claudio Foti, uno che esercitava ingiustificate pressioni sui bimbi perché raccontassero abusi mai subiti. Finora il Pd si era limitato a insabbiare, a sminuire, a mistificare. Le ha provate tutte: ha cercato di impedire le presentazioni del libro sullo scandalo affidi, ha minacciato azioni legali. I suoi esponenti hanno fatto gli smargiassi in lungo e in largo pretendendo assurde scuse, e ovviamente hanno taciuto ogni volta che i magistrati li smentivano. Ora fanno di più: celebrano «il miglior sistema di sostegno ai minori in Italia». Vadano a dirlo ai genitori a cui hanno ingiustamente strappato i figli, e ascoltino la risposta. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-pd-incorona-bibbiano-il-migliore-sistema-di-gestione-minori-in-italia-2641581937.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-caos-affidi-era-gia-nei-dati-sullemilia-usciti-nel-2016" data-post-id="2641581937" data-published-at="1773828856" data-use-pagination="False"> «Il caos affidi? Era già nei dati sull’Emilia usciti nel 2016» Che qualcosa non andasse, a Bibbiano e dintorni, era già chiaro molto prima che l'inchiesta «Angeli e demoni» deflagrasse. A sostenerlo è Vittorio Carlo Vezzetti, stimato medico pediatra, membro del Comitato scientifico dell'International Council on Shared Parenting and European Platform for Joint Custody e presidente dell'associazione «Figli per sempre». Nel 2012, Vezzetti pubblicò sulla Rivista della società italiana di pediatria preventiva e sociale una ricerca statistica sui minori fuori famiglia in Italia. Dal suo studio emergevano «importanti criticità tra cui le incredibili e logicamente inspiegabili differenze di tassi per quanto riguarda l'invio di minori fuori famiglia tra Regione e Regione (e sicuramente anche all'interno della stessa Regione anche se non dimostrabili per la carenza di dati). Segnalavo in particolare», dice Vezzetti, «che, di fronte a un tasso medio nazionale di minori fuori famiglia all'epoca del 3 per mille, emergevano alcune criticità molto serie, dimostrate con calcolo statistico, in Trentino e Liguria (oltre il 5 per mille), meritevoli di attenzione e indagine». Per via della sua ricerca, Vezzetti fu audito, martedì 19 aprile 2016, dalla Commissione parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza, e in quella sede espresse tutte le sue perplessità. «La mia analisi era su base statistica», racconta. «Come facciamo a dire se c'è emergenza affidamenti o no? Dobbiamo fare un confronto con i dati di altri Paesi. A livello nazionale risultava che l'Italia rientrava perfettamente nella media europea. Il problema erano le differenze, assolutamente inspiegabili, tra una Regione e l'altra». Tali differenze, secondo lo studioso, si dovevano al fatto che «si erano evidentemente create nelle varie Regioni scuole di pensiero svincolate da ogni forma di controllo». Insomma, il guaio stava nella difformità di giudizio. Intere zone d'Italia avevano un tasso di allontanamenti di minori superiore al 5 per mille. «Tre mesi dopo la mia audizione sono stati sentiti gli assistenti sociali e il sindaco di Bibbiano», continua Vezzetti. «Presentarono una realtà in cui il tasso di allontanamento di minori - stando ai dati da loro forniti - era almeno del 7,5 per mille. Stavano parlando soltanto dei minori abusati...». Nessuno però si è allarmato. Anzi, in commissione Vanna Iori del Pd si profuse in elogi per il gruppo bibbianese: «Volevo solo ringraziare», spiegò. «E dire che il motivo per cui ho proposto questa audizione è che per la prima volta abbiamo non solo la denuncia di un fenomeno, ma anche un tentativo di risposta. Tengo a sottolinearlo, perché di auditi che ci hanno sottoposto problemi ne abbiamo avuti altri; di risposte vere, concrete, che hanno dato dei risultati non ne abbiamo avute, quindi grazie davvero». Non solo, dunque, il problema fu ignorato, ma addirittura Bibbiano fu presentato come un esempio. Il problema con le percentuali, non a caso, non è ancora risolto. Basta dare uno sguardo ai dati presentati dalla Commissione regionale sui fatti di Bibbiano messa in piedi dall'Emilia Romagna. Secondo la Commissione, il dato regionale (relativo al 2017) è in linea con la media italiana: 2,7 per mille. Ma se andiamo a vedere i dati provincia per provincia scopriamo che a Reggio Emilia si arriva al 5,2 per mille. «O nella zona di Reggio Emilia sono tutti orchi, stupratori e abusanti», dice Vezzetti, «oppure significa che da quelle parti è stato utilizzato un differente criterio di valutazione. Quando vediamo che a Ferrara il dato è 1,6 per mille e a Reggio Emilia è oltre il 5 significa che bisogna come minimo riflettere. Io sono medico, e se prescrivo il triplo di antibiotici rispetto all'anno prima l'Asl mi chiama e mi chiede perché. Ma a Bibbiano nessuno ha chiamato. Sono andati avanti con percentuali triple rispetto ad altre province e nessuno si è mai chiesto come fosse possibile. C'è stata una totale omissione di vigilanza mentre con una banale valutazione statistica si poteva capire che un problema c'era eccome».
(Imagoeconomica)
La direzione politica è chiara: la Commissione, ammette la necessità di rendere più credibile e gestibile la transizione ecologica nei settori industriali sotto pressione, ma non intende fare marcia indietro. «L’Ets resta uno strumento collaudato per guidare la trasformazione industriale», ha detto a chiare lettere la Von der Leyen che concede al massimo che sia «adattato alle nuove realtà». Il presidente promette un mix di flessibilità e di sostegni alle industrie ad alta intensità energetica. Riconosce che, dall’inizio del conflitto in Iran, «l’Europa ha già speso ulteriori 6 miliardi di euro per le importazioni di combustibili fossili» e «un’interruzione prolungata delle forniture di petrolio e gas dalla regione del Golfo potrebbe avere un impatto significativo sulla nostra economia», ma l’Ets è un totem intoccabile.
«Il sistema deve essere mantenuto e sarà mantenuto», tuttavia «sono possibili e necessari degli aggiustamenti», ha detto in una nota l’eurodeputato Peter Liese, portavoce per la politica climatica del Ppe, indicando che «la Germania può svolgere un importante ruolo di mediazione». «La cosa più importante è che anche dopo il 2039 siano ancora disponibili quote sufficienti: è assolutamente irrealistico pensare che nei settori interessati - dall’acciaio al cemento, al trasporto aereo - a partire dal 2039 non ci saranno più emissioni». Liese esorta un «approccio più moderato» sul sistema di assegnazione gratuita delle quote e una revisione della riserva di stabilità del mercato per disporre di un maggior numero di quote. «La cancellazione delle quote deve essere interrotta al più presto. Mi aspetto che la Commissione presenti la proposta già prima di luglio e chiedo che il Parlamento la approvi con procedura d’urgenza», commenta Liese.
Un alto funzionario Ue ha detto che la maggioranza dei 27 Paesi dell’Unione ritiene «indispensabile» il sistema di scambio delle quote di emissione, «non solo per la transizione ma perché è stato importante per le strategie degli investimenti».
Una maggioranza che, però, dovrà vedersela con l’opposizione di nove Paesi, un terzo dei membri della Ue, tra i quali Italia, Romania e Polonia, intenzionati a proporre «iniziative comuni» per affrontare la questione dell’incidenza dell’Ets sulla produzione di energia. Questi Paesi ieri si sono riuniti a margine del Consiglio Ambiente a Bruxelles per verificare la possibilità di coordinare una linea comune a fronte della «diffusa preoccupazione» per l’impatto del sistema delle quote di CO2 sulla produzione termoelettrica e sull’industria. Se questi nove Paesi dovessero votare insieme nel Consiglio, formerebbero una minoranza di blocco, impedendo la formazione di una maggioranza qualificata.
Intanto infuria la speculazione sui prezzi della benzina. Con il petrolio ormai stabilmente sopra i 100 dollari al barile e l’incertezza sui tempi della risoluzione della guerra in Iran, la corsa al ritocco dei listini dei carburanti è quotidiana. Per un pieno si possono pagare anche 30 euro in più se si sceglie il distributore sbagliato. Nella stessa città, a poca distanza, ci sono differenze importanti. A Roma ieri una pompa indicava 1,57 euro il litro e un’altra a distanza di una manciata di chilometri 2,25 euro. Situazione simile a Milano con 50 centesimi di differenza tra due pompe a due chilometri una dall’altra.
Il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha esortato Bruxelles a mettere un tetto al prezzo del gas ad Amsterdam (la borsa di riferimento dell’Europa). Poi ha auspicato che si possano «trovare con i Paesi europei delle soluzioni che allevino l’aumento dei prezzi, che a volte non ha significato. Perché ora non c’è il blocco del petrolio, ci sono tutte le riserve del mese scorso. Dovrebbero iniziare ad aumentare i prezzi, semmai, all’inizio del mese successivo, se non arriva il petrolio».
Il ministro del Made in Italy, Adolfo Urso, durante il Tavolo Pmi, ha parlato dei provvedimenti che il governo si appresta a realizzare per fronteggiare le conseguenze della guerra nel Golfo. A cominciare da misure mirate nei confronti dell’autotrasporto, per evitare che l’aumento del carburante possa attivare una spirale inflativa, e delle imprese manifatturiere ed esportatrici. L’area del Golfo rappresenta un importante mercato per il made in Italy, come dimostra la crescita dell’export nel 2025, che in alcuni di quei Paesi ha superato anche il 30%. Urso ha sottolineato che «tutto dipenderà dalla durata e dall’estensione del conflitto, che allo stato attuale nessuno può prevedere, con conseguenze economiche che potrebbero aggravarsi nel tempo».
Continua a leggereRiduci
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 18 marzo con Flaminia Camilletti