
È appeso a un filo, sottilissimo, il destino di due delle più grandi imprese edili d'Italia, finite in amministrazione straordinaria un po' per la crisi economica e un po' per i debiti che hanno iniziato a rosicchiare, come termiti impazzite, le parti sane dei bilanci. Parliamo di Condotte spa e di Tecnis. La prima, con un rosso di 2 miliardi circa, conta 3.000 dipendenti, mentre la seconda - con un «tesoretto» potenziale di 1,8 miliardi di euro tra fatturato attuale e futuro - impiega poco più di 500 addetti.
Condotte ha costruito il Mose di Venezia, la metro A e la Nuvola di Massimiliano Fuksas di Roma, e ha in pancia commesse e partecipazioni per il Terzo valico di Genova e il tunnel per l'alta velocità di Firenze; oltre a vantare crediti verso la pubblica amministrazione per 1 miliardo di euro al momento del dissesto. Tecnis, invece, è impegnata nei lavori della metropolitana di Catania e nell'anello ferroviario di Palermo, nel raddoppio della Tiburtina a Roma, e in importanti cantieri nel porto di Salerno e nella costruzione, in project financing, di quattro ospedali in Calabria. Entrambe hanno un nemico in comune: l'incapacità del ministero dello Sviluppo economico di prendere decisioni rapide e risolutive.
Il progetto di salvataggio di Condotte, infatti, non è stato ancora approvato né dai tecnici del ministero del vicepremier Luigi Di Maio, che hanno lasciato trascorrere il mese a disposizione, né dal comitato di sorveglianza dell'azienda, l'organismo che, per legge, è chiamato a vigilare sull'operato dei commissari nominati, tramite estrazione a sorte, dal Mise stesso.
«L'impresa ha necessità immediata di risorse per garantire la ripresa dei cantieri e per sottoscrivere i contratti non ancora stipulati per importanti commesse, già aggiudicate», hanno lanciato l'allarme le segreterie nazionali di FenealUil, Filca Cisl e Fillea Cgil. «Commesse che rischiano di essere revocate dai committenti a causa dei ritardi e dell'impossibilità di fornire le fideiussioni».
La Procura di Roma sta indagando, con la Guardia di finanza, sui conti della holding edile già da qualche tempo. Sulle scrivanie dei pm, come raccontato dall'Espresso, è recentemente arrivato però anche un esposto firmato dai commissari Matteo Uggetti e Giovanni Bruno che accende un faro sull'attività di uno dei componenti del comitato di sorveglianza, Alessandro Napolitano, scelto in rappresentanza di Sace, la finanziaria di Cassa depositi e prestiti. Quest'ultimo aveva in precedenza diffidato i due commissari perché non avevano protocollato un'istanza di ammissione al passivo proprio per Sace. Secondo Uggetti e Bruno, però, Sace e Napolitano non avrebbero potuto invocare il pagamento in prededuzione di 50 milioni di euro sia perché in violazione della par condicio tra i creditori, sia perché si sarebbe manifestato così un evidente conflitto d'interessi tra controllori e controllati. A marzo, Napolitano si è dimesso dall'incarico per «ragioni di opportunità». Anche uno dei commissari ha rinunciato all'incarico, quasi in quegli stessi giorni: si tratta del terzo componente del gruppo originario, il commercialista Alberto Dello Strologo poi sostituito da Gianluca Piredda.
All'origine delle dimissioni, Dello Strologo avrebbe indicato una scarsa o nulla interlocuzione con i due colleghi, Uggetti e Bruno. Soprattutto dopo un incidente «diplomatico» tra i tre. Uggetti e Bruno, infatti, in una relazione avrebbero sollevato un potenziale conflitto d'interessi di Dello Strologo in relazione al suo passato incarico di liquidatore di Intermetro spa, partecipata proprio di Condotte, per la quale il commissario avrebbe chiesto un pagamento in prededuzione di 2,5 milioni di euro.
In questo scenario di faide e di veleni, il ministero è impassibile. Una condizione di immobilismo che rischia di provocare il crac pure della Tecnis che, nel marzo scorso, sembrava aver visto una luce in fondo al tunnel dopo le inchieste giudiziarie per corruzione e mafia che l'avevano travolta negli anni scorsi. Ma il piano di vendita dell'intera società al gruppo Pessina è saltato all'ultima curva. Ci sarebbe una chance di salvezza, ma è ancora una volta tutto demandato al Mise che, entro la mezzanotte di ieri, dovrebbe aver deciso l'aggiudicazione provvisoria al secondo classificato in graduatoria. Nei primissimi giorni della prossima settimana, come confermato anche dal commissario Saverio Ruperto, ex sottosegretario del governo Monti, scadranno infatti le offerte vincolanti delle società interessate a rilevare la Tecnis che potrebbero, in questa evidente situazione di criticità, sentirsi libere di non dare seguito alla proposta di acquisto. E in quel caso, bisognerà dichiarare il default.
«Al Mise chiediamo un'assunzione di responsabilità, certezze e celerità nelle decisioni», hanno attaccato i sindacati. «Senza un riscontro non assisteremo inermi alla dispersione di posti di lavoro e di professionalità, ma lanceremo una mobilitazione a sostegno della continuità occupazionale e del completamento dei cantieri fermi ormai da mesi».


















