2022-10-03
«Il mio "Sopravvissuti" trae ispirazione da "Lost"»
Una barca vela, la promessa di una traversata transoceanica, 12 passeggeri, un antefatto che – sulla carta – sembra rievocare Agatha Christie, i suoi piccoli indiani, l’Orient Express. Sopravvissuti, coprodotta da Rai Fiction, France Télévisionse ZdfNeo, con Rodeo Drive e Cinétévé, è quel che Maria Pia Ammirati ha definito «una serie universale, che parte da un principio morale». Una domanda, la stessa sulla quale la Christie ha fondato la propria carriera di giallista. «Fin dove ti spingeresti pur di salvarti?», si è chiesta la direttrice di Rai Fiction, legando a questo solo quesito la ragion d’essere di Sopravvissuti, la sua capacità di trascendere generi ed etichette. La serie, al debutto su RaiUno nella prima serata di lunedì 3 ottobre, non è un giallo. Non solo. È un dramma costruito attorno alla psiche umana, alle sue profondità. E, nel dramma, ha deciso di celare un mistero.
Sono sorrisi e mani alzate a salutare i 12 passeggeri della Arianna, sulla banchina del porto di Genova. I volti dei familiari sono sereni, ne presagiscono il ritorno, la felicità. Riflettono una scelta che il tempo sembra averci insegnato a considerare sicura: un viaggio su una barca a vela, così elegante, così moderna. Sorridono, e di rimando sorridono i 12, Luca Giuliani (Lino Guanciale), Gabriele (Alessio Vassallo), figlio di Anita (Pia Lanciotti), Ispettore di Polizia, e Giulia Morena (Barbora Bobulova), a bordo con marito e figlio. Sorridono, ignari di quel che il mare ha in serbo per l’Arianna. La barca a vela, con i suoi lussi, non farà ritorno al porto di Genova. Scomparirà dai radar, per essere ritrovata un anno più tardi, sulle coste del Venezuela, l’equipaggio decimato e solo sette fra i dodici passeggeri vivi.
Cosa sia successo, nessuno fra i superstiti è in grado di dirlo. Parlano di una tempesta, una tragedia. S’è portata via, nella sua furia cieca, violenta, le vite di tanti. Li ha travolti. Distrutti. Qualcuno si è aggrappato alla propria esistenza. Ce l’ha fatta. Ma, di nuovo, come non è in grado di dirlo. «La serie non parlerà di cannibalismo, nessuno lo praticherà per sopravvivere», ha (r)assicurato la Ammirati nel corso della conferenza stampa, la stessa durante la quale è stato spiegato come l’incidente della Arianna sia un pretesto per indagare altro: l’animo umano, i suoi limiti e confini. «Questa serie tv ha come matrice Lost», ha dichiarato la direttrice di Rai Fiction. Ma Lost, quel gioiello durato sei stagioni, non è replicato in toto. Sopravvissuti, in cui Lino Guanciale ha detto di aver colto riferimenti a Homeland, capace di «raccontare una vertigine interiore profondissima», non parla della lotta per la sopravvivenza. Non di quella seguita all’incidente, quantomeno. Il disagio, le battaglie, lo sforzo epico per mantenersi vivi, nella fiction Rai, è quello di chi è tornato: tornato sulla terra ferma, ad una vita che sente non appartenergli. È lo sforzo epico, il disagio, la battaglia di chi ha visto cose che non può raccontare, di chi ha fatto cose che non può raccontare. È lo stress post-traumatico dei veterani, un topos letterario e televisivo cui la Rai, con Sopravvissuti, spera di dare un’impronta internazionale. «È una serie italiana che si afferma nel mondo. Non solo israeliani e sudcoreani, ma anche italiani», ha affermato Michele Zatta, capostruttura di Rai Fiction, spiegando come lo show sia già stato venduto all’estero.
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La serie televisiva, al via stasera su RaiUno, racconta la storia dei sopravvissuti alla sparizione della barca Arianna, partita con 12 passeggeri e ritrovata dopo un anno presso le coste africane con solo sette sopravvissuti. Cosa è accadute realmente su quella nave?Una barca vela, la promessa di una traversata transoceanica, 12 passeggeri, un antefatto che – sulla carta – sembra rievocare Agatha Christie, i suoi piccoli indiani, l’Orient Express. Sopravvissuti, coprodotta da Rai Fiction, France Télévisionse ZdfNeo, con Rodeo Drive e Cinétévé, è quel che Maria Pia Ammirati ha definito «una serie universale, che parte da un principio morale». Una domanda, la stessa sulla quale la Christie ha fondato la propria carriera di giallista. «Fin dove ti spingeresti pur di salvarti?», si è chiesta la direttrice di Rai Fiction, legando a questo solo quesito la ragion d’essere di Sopravvissuti, la sua capacità di trascendere generi ed etichette. La serie, al debutto su RaiUno nella prima serata di lunedì 3 ottobre, non è un giallo. Non solo. È un dramma costruito attorno alla psiche umana, alle sue profondità. E, nel dramma, ha deciso di celare un mistero. Sono sorrisi e mani alzate a salutare i 12 passeggeri della Arianna, sulla banchina del porto di Genova. I volti dei familiari sono sereni, ne presagiscono il ritorno, la felicità. Riflettono una scelta che il tempo sembra averci insegnato a considerare sicura: un viaggio su una barca a vela, così elegante, così moderna. Sorridono, e di rimando sorridono i 12, Luca Giuliani (Lino Guanciale), Gabriele (Alessio Vassallo), figlio di Anita (Pia Lanciotti), Ispettore di Polizia, e Giulia Morena (Barbora Bobulova), a bordo con marito e figlio. Sorridono, ignari di quel che il mare ha in serbo per l’Arianna. La barca a vela, con i suoi lussi, non farà ritorno al porto di Genova. Scomparirà dai radar, per essere ritrovata un anno più tardi, sulle coste del Venezuela, l’equipaggio decimato e solo sette fra i dodici passeggeri vivi. Cosa sia successo, nessuno fra i superstiti è in grado di dirlo. Parlano di una tempesta, una tragedia. S’è portata via, nella sua furia cieca, violenta, le vite di tanti. Li ha travolti. Distrutti. Qualcuno si è aggrappato alla propria esistenza. Ce l’ha fatta. Ma, di nuovo, come non è in grado di dirlo. «La serie non parlerà di cannibalismo, nessuno lo praticherà per sopravvivere», ha (r)assicurato la Ammirati nel corso della conferenza stampa, la stessa durante la quale è stato spiegato come l’incidente della Arianna sia un pretesto per indagare altro: l’animo umano, i suoi limiti e confini. «Questa serie tv ha come matrice Lost», ha dichiarato la direttrice di Rai Fiction. Ma Lost, quel gioiello durato sei stagioni, non è replicato in toto. Sopravvissuti, in cui Lino Guanciale ha detto di aver colto riferimenti a Homeland, capace di «raccontare una vertigine interiore profondissima», non parla della lotta per la sopravvivenza. Non di quella seguita all’incidente, quantomeno. Il disagio, le battaglie, lo sforzo epico per mantenersi vivi, nella fiction Rai, è quello di chi è tornato: tornato sulla terra ferma, ad una vita che sente non appartenergli. È lo sforzo epico, il disagio, la battaglia di chi ha visto cose che non può raccontare, di chi ha fatto cose che non può raccontare. È lo stress post-traumatico dei veterani, un topos letterario e televisivo cui la Rai, con Sopravvissuti, spera di dare un’impronta internazionale. «È una serie italiana che si afferma nel mondo. Non solo israeliani e sudcoreani, ma anche italiani», ha affermato Michele Zatta, capostruttura di Rai Fiction, spiegando come lo show sia già stato venduto all’estero.
L’Istat ha diffuso ieri gli ultimi dati sulla produzione industriale. L’Istituto stima una crescita ad aprile dello 0,5% rispetto a marzo e su base annua dell’1,3%. Quindi, per il terzo mese consecutivo si registra un aumento congiunturale. A fare da traino i beni intermedi e quelli strumentali, mentre i dati sono negativi per l’energia e i beni di consumo. Decisamente positivi gli incrementi in ragione d’anno per la produzione di mezzi di trasporto (+17,8%), prodotti farmaceutici (+7,9%), macchinari e attrezzature di alcuni settori. In frenata, invece, il tessile abbigliamento, il legno, la carta e la stampa. Certo non sono cifre da record, ma danno il segno di una produzione industriale che prosegue nel suo cammino di recupero, sostenuta dagli investimenti in macchinari e nei settori più innovativi. In flessione invece la dinamica dei consumi, probabilmente legata all’aumento dei costi dell’energia che assorbe una parte più ampia dei redditi disponibili. Insomma, la traiettoria appare positiva. Da un confronto con l’Europa a 27 sul Pil del primo trimestre del 2026, mentre l’Italia mostra una crescita dello 0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, l’Ue flette dello 0,1% e l’eurozona dello 0,2%.
Tinte in chiaroscuro caratterizzano anche la relazione che l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) ha presentato alla Camera sulla politica di Bilancio 2026. Il rapporto illustrato dalla presidente Lilia Cavallari ha sottolineato come la nostra finanza pubblica appaia oggi più solida e credibile ma come sia chiamata, al tempo stesso, anche a fare i conti con le incertezze e le tensioni internazionali e alcuni problemi strutturali interni mai risolti. Secondo l’Upb, la gestione prudente della finanza pubblica negli ultimi anni ha fatto crescere la credibilità del nostro Paese, con un rapporto tra deficit e Pil in diminuzione e con il traguardo di scendere sotto il 3% che appare ormai a portata. Certo, però, si deve essere ben consapevoli dei rischi geopolitici globali e delle tensioni internazionali con cui si manifestano. L’ufficio parlamentare di bilancio conferma una crescita dello 0,5% quest’anno e dello 0,6% nel 2027. Ma i conflitti in essere e le tensioni commerciali che ne conseguono potrebbero ridurre la crescita del Pil italiano tra lo 0,3% (nel 2026) e lo 0,4% (nel 2027).
Un capitolo importante è quello dedicato al Pnrr, la cui implementazione è certamente per l’Italia e per il governo Meloni una indubbia storia di successo. Il piano nazionale di ripresa e resilienza è stato (e continua a essere) un autentico motore per la nostra crescita economica. L’impatto positivo sul Prodotto interno lordo italiano è stimato a circa l’1,8% per il 2026. La sfida è ora quella di trasformare davvero questi importanti fondi straordinari nelle riforme strutturali necessarie e in uno stabile rafforzamento della pubblica amministrazione. Allo stesso modo, ci sono elementi che nel lungo termine potrebbero minacciare la sostenibilità del sistema di welfare e, in particolare, della sanità pubblica. Si tratta dell’invecchiamento della popolazione, che richiede più cure e assistenza, degli effetti negativi dell’inflazione sul potere d’acquisto dei salari e il forte divario tra Nord e Sud. Tutti temi, questi, non da oggi al centro delle politiche di governo, come dimostrano anche i recentissimi rinnovi contrattuali del settore pubblico o le misure per gli investimenti nel Mezzogiorno, come la Zes unica.
D’altra parte, pur tra le difficoltà di quadro complessivo, a confortare sono i risultati nel mercato del lavoro. In aprile gli occupati sono cresciuti di 123.000 unità, pari a +0,5%. Il tasso di occupazione è aumentato dal 62,70% di marzo, al 63,10% in aprile, toccando il suo massimo storico: solo per dare un’idea, il minimo storico del settembre 2013 era invece del 54,20%. Gli occupati sono oltre 24 milioni (24.336.920). Il tasso di disoccupazione è sceso al 5,10% e anche quello giovanile, pur preoccupante, è diminuito di quasi un punto: siamo al 16,90% contro il 17,70% della rilevazione precedente. Finora, con il governo di centrodestra, sono stati creati quasi 1,2 milioni di posti di lavoro a tempo indeterminato, a un ritmo che sfiora i 1.000 nuovi occupati al giorno. Certamente c’è, come sottolinea l’Upb, una situazione non soddisfacente dei salari reali, anche se nel 2025 le retribuzioni contrattuali sono aumentate del 3,1%. Ma soprattutto va rilevato (si veda il grafico in pagina) che i salari orari reali, crollati nel biennio 2021-2022, poi dal 2023 ad oggi hanno visto un significativo recupero, per quanto la strada sia ancora lunga. L’ambizione è quella di continuare su questa via, evitando al tempo stesso rischi inflazionistici.
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Edizione anni Sessanta del Raid motonautico Pavia-Venezia (© 2026 RAID PAVIA VENEZIA)
Il fiume, al posto dell’asfalto. Il teatro, la Pianura bagnata dal Ticino e dal grande Po, fino alla Laguna veneta. Lungo i 414 chilometri di tragitto sulle acque dal 1929 si corre ancora oggi una delle più appassionanti gare di motonautica, arrivata alla sua 73ma edizione nel 2026. Il Raid Pavia-Venezia è anche la competizione più lunga del mondo in acque interne.
Era il 9 giugno 1929 quando lungo le sponde del Ticino di fronte alla Società Canottieri Pavia si riunì una folla di curiosi e appassionati, attratti dall’iniziativa di cimento nautico promossa dall’ingegnere napoletano Vincenzo Balsamo, appassionato di motonautica. Sul pelo dell’acqua, 24 barche a motore di vario tipo e configurazione, entro e fuoribordo. I piloti e i motoristi erano tutti dilettanti appassionati, molti dei quali soci della Lega Navale di Milano. Il via di primo mattino, per evitare il buio nell’ultima parte del tragitto che avrebbe costretto a sospendere la gara fino al giorno successivo. Scomparse alla vista degli spettatori pavesi tra le scie e il fumo dei motori, i natanti fecero tappe cronometrate lungo un percorso che toccava il Ponte della Becca sul Ticino, Piacenza, L’Isola Serafini, Cremona, Zibello, Revere, Pontelagoscuro e nell’ultimo tratto attraverso le conche della Volta Grimana e di Cavanella d’Adige fino alla Laguna e a Venezia. In 10 arrivarono al traguardo, di cui solo alcuni nella serata del 9 giugno. A vincere la prima edizione del Raid Pavia Venezia fu il pavese Ettore Negri, alla guida di un fuoribordo con motore da 644cc fabbricato negli Usa dalla Elto (l’antenata della Evinrude). Con appena 20 cv di potenza, Negri spinse il motoscafo fino a toccare la media di oltre 40 km/h fino a Cavanella Po (abbassata poi a 35 per effetto delle soste forzate alle conche) coprendo i 414 chilometri in appena 11 ore e 38 minuti. Dietro di lui Franco Mazzotti, secondo classificato in 12 ore e 22 minuti alla guida di un «cruiser» entrobordo da 80 cv, giunto quasi un’ora dopo Negri a causa dei numerosi incagliamenti dovute alle secche che penalizzavano gli scafi più grandi. Altri tre concorrenti tagliarono il traguardo prima delle 20, ora di chiusura dei controlli della prima giornata. Gli altri 5 giunsero a Venezia il giorno seguente, dopo aver passato la notte sulle rive del Po. Conclusero la gara il primo giorno anche due adolescenti su fuoribordo «piccolo» con motore Johnson da 350cc, il diciottenne Castiglioni e il sedicenne Meregatti. Poco dopo le 23.00 del secondo giorno, la gara riservò un’ulteriore sorpresa. Nella Laguna illuminata solo dal chiarore della Luna comparve il motoscafo pilotato da una donna, Franci Balboni, pioniera della motonautica al femminile. Sporca e bruciata dal sole, si unì alle celebrazioni a notte inoltrata.
Il successo e l’eco sulla stampa dell’impresa fece sì che questa diventasse un appuntamento annuale, interrotto solamente negli anni della guerra. Nelle edizioni anni Trenta diversi furono i concorrenti illustri, mentre il progresso della tecnica in campo motonautico aggiunse la categoria degli idroscivolanti, veri e propri missili lanciati sul pelo dell’acqua. I tempi di percorrenza tra le due città furono più che dimezzati a poco più di 5 ore. Anche Vito Mussolini, figlio del Duce, partecipò nel 1936 in coppia con il principe Ruspoli. Figura epica di quelle edizioni fu il conte torinese Teofilo «Theo» Rossi di Montelera, figura di gentleman aristocratico campione di bob e di motonautica (suo fu il record di velocità di 113 km/h raggiunto nel 1933 sul lago di Bracciano). La competizione riprese soltanto nel 1952 dopo la lunga parentesi bellica, con edizioni sempre più orientate alla velocità che negli anni 70-80, protagonista il padovano conte Antonio Petrobelli, campione di motonautica che nel 1984 fece registrare l’impressionante media di oltre 187 km/h che nel 1989 egli stesso superò, raggiungendo i 198,868 km/h. Petrobelli perderà la vita nelle stesse acque della Pavia-Venezia, quando durante la prova di uno scafo nel 1994 perse il controllo mentre correva ad oltre 200 km/h nei pressi di Pontelagoscuro. Aperta anche alle moto d’acqua dall’edizione 2001. Nel 2025 il muro dei 200 km/h di media è abbattuto dal campione Guido Cappellini, che vince la gara alla media di 207,260 km/h.
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