Il lato oscuro del De Luca show
Vincenzo De Luca (Francesco Pecoraro/Getty Images)
  • Aveva il record negativo di letti in terapia intensiva. Ha promesso di raddoppiarli e non l’ha fatto. Spende oltre 400 milioni per chi si cura al Nord. Ha regalato mascherine senza omologazione.
  • «Regione chiusa così i turisti stanno lontani». Il sindaco di Positano Michele De Lucia: «Il governatore non fa altro che alimentare l’incertezza».
  • «È stato soltanto capace di tagliare». La capogruppo dei 5 stelle in Regione Valeria Ciarambino: «Per tre anni è stato commissario alla sanità e ci ritroviamo con liste d’attesa eterne e l’aspettativa di vita più bassa d’Europa. Uno spreco gli ospedali prefabbricati anti Covid».

Lo speciale contiene tre articoli.

È diventato la star del lockdown, il re dei social, lo sceriffo difensore degli interessi della Campania che quando meno te lo aspetti irrompe su Facebook, minacciando di intervenire con il lanciafiamme contro una festa di laurea che viola i divieti, di chiudere le frontiere a una «minacciosa» calata di lombardi infetti o ridicolizzando certi «vecchi cinghialoni» che fanno footing in mezzo alle famiglie. È il quotidiano show di Vincenzo De Luca, il governatore della Campania. L’ultima trovata è il no secco all’accordo tra Stato e Regioni sulla libera circolazione sul territorio nazionale dal 3 giugno. Al grido di «non passa lo straniero untore», il governatore Pd ha puntato i piedi, deciso a far di testa sua. Il che vuol dire poter decidere anche l’ultimo giorno utile. Un piglio che comincia a infastidire anche il suo partito, poco tollerante verso certi protagonismi. Ma De Luca ha davanti l’orizzonte elettorale e tanta cortina fumogena serve a nascondere le magagne della sua legislatura e quelle emerse durante l’emergenza Covid.

Innanzitutto, serve a far dimenticare che a fine febbraio, mentre al Nord scoppiava la pandemia, lui esortava a non fare dell’allarmismo perché, disse, il coronavirus semmai «accompagna i novantaquattrenni, già malati, nell’ultimo viaggio». Salvo ricredersi di lì a breve, sposando in pieno la linea salviniana della chiusura totale. Il virus ha trovato il governo regionale totalmente impreparato, con un numero limitatissimo di posti letto in terapia intensiva, 335, che hanno reso la Regione ultima in Italia in relazione alla popolazione. Eppure, nei cinque anni di amministrazione, De Luca ha annunciato più volte, senza mai realizzarlo, il raddoppio dei posti letto. Dieci giorni fa ne ha promessi addirittura 800 entro l’autunno.

Un cronico ritardo sottolineato più volte, già prima del Covid, dall’opposizione. La consigliera regionale di Forza Italia Maria Grazia Di Scala, a gennaio, aveva invitato il governatore «a farsi un giro per gli ospedali» così da rendersi conto dell’effettivo adempimento dei Lea (i livelli essenziali di assistenza). «La Campania è l’unica regione d’Italia, con la Calabria, a registrare lo status di inadempienza», tuonavano gli azzurri in risposta alle sventolate di ottimismo del governatore. Il piano di rientro dal deficit da 9 miliardi, ultimato da De Luca, si è rivelato un capestro per il sistema sanitario campano. Ospedali chiusi, letti insufficienti, blocco del turn over, liste d’attesa infinite, reparti fatiscenti, condizioni igieniche da terzo mondo come testimoniano le immagini delle invasioni di formiche al San Giovanni Bosco di Napoli, dove a gennaio 2019 è anche crollato il soffitto della sala parto. Per non parlare dei cedimenti dell’ospedale Incurabili nel centro storico di Napoli. I tagli draconiani alla spesa si sono rovesciati sui malati peggiorando la qualità dell’assistenza. A febbraio 2017 la Campania aveva ricevuto fondi per effettuare lavori di ristrutturazione della rete ospedaliera ma, come denunciato dai 5 stelle, «le risorse non sono state utilizzate».

I malati preferiscono farsi curare al Nord. Nel 2018 la spesa sostenuta per la mobilità sanitaria in Campania è stata di 425.965.000 euro.

Non c’è da stupirsi se la Regione risulta ultima per tamponi in Italia, con un cambio di atteggiamento sui test rapidi sierologici bollati prima come «idiozia» per poi annunciarne un’applicazione di massa, inutile dirlo, mai realizzarla. «De Luca ha parlato di 300.000 test sierologici ma al momento non esiste un piano regionale specifico né ci sono fondi previsti in bilancio», afferma Nicola Molteni, coordinatore della Lega in Campania. «Piuttosto che preoccuparsi dell’approvvigionamento delle mascherine e di calmierarne i prezzi, De Luca ne ha inviate 2 per famiglia, sufficienti per pochi giorni, non conformi alle norme in quanto prive della certificazione CE, ma con il simbolo della Regione, quasi come un volantino elettorale». Molteni sottolinea anche l’altra grande operazione di spreco di denaro pubblico, ovvero «l’acquisto dei moduli di prefabbricato per i reparti Covid: spesi 15 milioni di fondi pubblici per presidi che non sono mai entrati in funzione e che ora giacciono fuori dagli ospedali. Su questa vicenda è in corso un’inchiesta condotta dai pm della Procura di Napoli Giuseppe Lucantonio e Mariella Di Mauro.

Ultimo caso è la gestione dei bandi Soresa, la società regionale per gli acquisti in sanità, finita sotto inchiesta della Procura per una gara con la quale è stato affidato a un laboratorio privato di Casalnuovo, in provincia di Napoli, il compito di processare i tamponi. L’accertamento è partito dopo gli esposti di altre imprese del settore poiché i tempi indicati dalla Regione per rispondere al bando sono risultati inferiori a 11 ore. Su quest’ultima vicenda pende anche un giudizio davanti al Tar».

La linea della chiusura senza se e senza ma, imposta da De Luca anche in contrasto con il governo, sta causando gravi contraccolpi all’economia della Regione. Nel frattempo, il governatore ha «mitragliato» la popolazione con un numero di ordinanze (48) e di chiarimenti (26) che non ha uguali in Italia, aumentando la confusione di famiglie e imprese. De Luca ha annunciato un piano economico-sociale di 900 milioni di euro, ma si tratta di «un riallineamento dei fondi regionali dirottati da altre voci di bilancio e rispalmati dai circa 1,4 miliardi di euro di fondi europei assegnati alla Campania per il periodo 2014-2020 e non spesi», fa notare Molteni. Il leghista indica altri casi di fondi già previsti e dirottati: «Il contributo una tantum destinato a professionisti e autonomi (una platea di 80.000 persone che nel 2019 ha avuto un reddito inferiore a 35.000 euro e per la quale il piano regionale prevede 80 milioni di bonus) altro non è che la misura annunciata dal governo con il decreto Cura Italia. Le risorse pari a 10.387.720 euro destinati alle fasce più deboli sono previste nel Fondo povertà nazionale e quindi già assegnate agli ambiti sociali di zona. Il bonus destinato ai soggetti con disabilità (oltre 30,5 milioni di euro) è già ricompreso nella programmazione Por-Fse 2014-2020 e riallineato allo stato emergenziale».

Non pago della polemica costante, De Luca si è scatenato pure contro il ministro Giuseppe Provenzano, suo collega di partito, per i fondi destinati al Mezzogiorno. «Alla Campania è stato accordato appena un terzo delle somme previste dal vuoto programma economico del governatore», afferma Molteni. «Le altre risorse sono vincolate e per ora ferme perché la Regione non ha ancora inviato al ministero le relazioni tecniche».


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