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Il governo sfodera un’aspirina anti Covid: tasse rinviate ma poi si paga tutto

Il governo sfodera un’aspirina anti Covid: tasse rinviate ma poi si paga tutto
Giuseppe Conte (Ansa)
I 120 articoli non prevedono alleggerimenti fiscali: scadenze rimandate alla fine di giugno. Il resto sono mancette inutili.
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La sentenza Pifferi riscritta con l’Auditel
Alessia Pifferi (Ansa)
La corte d’Appello rivede la condanna alla donna che lasciò morire di stenti la figlia di 18 mesi: 24 anni al posto dell’ergastolo. Motivo: «Morbosità mediatica» e «gogna» avrebbero influenzato il processo. La pena varia in base agli show in tv? Preoccupante.

Clamoroso al Cibali, avrebbe bofonchiato Sandro Ciotti: il tribunale di Milano ha scoperto il processo mediatico. Dopo avere contribuito fortemente a inventarlo negli anni di Tangentopoli; dopo averlo imposto per un lustro come compendio e supporto di quello giudiziario (soprattutto a favore dell’accusa); dopo averlo trasferito in televisione con la sfilata di magistrati, ex magistrati, magistrati-scrittori nei talk show, ecco che in un’aula di giustizia viene derubricato un ergastolo a 24 anni perché il contesto e il dibattimento sarebbero stati condizionati «da un’asfissiante morbosità mediatica».

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Edicola Verità | la rassegna stampa del 14 gennaio

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 14 gennaio con Carlo Cambi

Bengalese fa sesso con una bambina e la mette incinta: prende solo 5 anni
iStock
Una giudice donna fa uno sconto all’immigrato rispetto alle richieste del pm: «Non c’è stata la violenza sessuale».

Cinque anni di carcere per una gravidanza scoperta in ospedale e per un aborto terapeutico che per la Procura di Brescia erano stati prodotti da una violenza sessuale aggravata su una bimba di dieci anni e che, però, il giudice dell’udienza preliminare ha valutato come atti sessuali con una minorenne. È questa la pena inflitta dal gup Valeria Rey all’imputato, un profugo bengalese di 29 anni, dopo aver derubricato il reato, abbassando così la cornice edittale che ha prodotto una condanna finale inferiore alla richiesta della pm Federica Ceschi, che chiedeva 6 anni e 8 mesi. Una richiesta prudente, già tirata verso il basso. E spinta dal cambio di contestazione ancora più giù, fino a un livello che fotografa la distanza tra la percezione della gravità del fatto e il suo inquadramento giuridico finale. Il resto l’hanno fatto la scelta del rito, l’abbreviato (che comporta lo sconto di un terzo della pena) e le attenuanti generiche.

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L’indignazione dei lettori per l’ingiustizia subita in tribunale dal militare, che ha sparato per difendere un collega, si trasforma in una gara di generosità. Quanto raccolto è più che sufficiente ad aiutarlo, il resto andrà in un fondo per altri casi come questo.

Ieri mattina, quando il nostro amministratore mi ha comunicato il saldo del conto corrente aperto per la sottoscrizione a favore di Emanuele Marroccella sono rimasto a bocca aperta. Lunedì sera erano stati 86.000 euro, una cifra enorme considerando che l’iniziativa era stata lanciata venerdì. Ma ieri, alle dieci e mezza, quando ho ricevuto la telefonata dalla contabilità eravamo già a 220.000 euro (diventati 240 in serata). Un dato incredibile, che certo non mi aspettavo. Ma soprattutto la dimostrazione che i lettori, l’opinione pubblica, sta con le forze dell’ordine e non con chi le condanna.

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