Il foglio verde ha fatto già cilecca ma i suoi talebani ne chiedono di più
  • Vaccini «bucati», casi su: anziché dedurne che il certificato è inutile, ci raccontano che senza saremmo messi molto peggio.
  • Indetto un nuovo corteo a Trieste. I camalli di Genova: «Test gratis pure ai vaccinati».

Lo speciale contiene due articoli.

A furia di celebrare «La Scienza» si è ottenuto un fantastico risultato: dopo la matematica, anche la logica è ridotta al grado di opinione. Il ragionamento che comincia a serpeggiare fra i talebani del vaccino è il seguente: «Aumentano i contagi, segno evidente che serve il green pass». Cristallino: il green pass è in vigore, ma i contagi salgono lo stesso, quindi serve più green pass. Non fa una piega… Nel mondo reale, dati alla mano, le cose stanno più o meno così. Abbiamo adottato la misura restrittiva più pesante del mondo, eppure i contagi ugualmente non si fermano. Il bollettino di ieri mostra che i nuovi casi sono 2.535 contro i 3.725 rilevati il giorno precedente (poiché veniamo dal fine settimana, però, i tamponi sono stati 222.385 contro i 403.715 di 24 ore prima). Il tasso di positività è giunto all’1,1% (+ 0,2%). Sono aumentati i ricoveri nei reparti «non critici» (106 in più, ma, di nuovo, parliamo di un dato domenicale, che potrebbe ragionevolmente sgonfiarsi nei prossimi giorni). Infine, i morti sono più o meno stabili (30 contro i 24 del giorno prima). Per farla breve: la situazione è sotto controllo, però i contagi sono in lieve crescita.

Ovviamente, c’è chi sostiene che ciò dipenda dalla presenza di non vaccinati. Piccolo problema: i contagi avvengono anche nelle Rsa – dove operatori e ospiti sono tutti vaccinati – e pure tra il personale sanitario. Insomma, il green pass – come ampiamente prevedibile – non blocca la circolazione del virus. Il quale, probabilmente, continuerebbe a circolare anche se chiudessimo in casa tutti i no vax o se si raggiungesse il 100% di popolazione inoculata (cosa che molti esperti, negli ultimi mesi, hanno ripetuto).

Tanto basterebbe a dimostrare l’inutilità del lasciapassare. Qualcuno, tuttavia, è pronto a gridare che «se non avessimo il green pass i contagi sarebbero molti di più». Ma davvero? E su quali basi? L’unico metro di paragone che abbiamo sono gli altri Stati Ue, i quali però presentano situazioni differenti. In Spagna ad esempio, in assenza di restrizioni, ci sono molti meno contagi che nel Regno Unito. Vogliamo utilizzare i britannici come riferimento? Bene, allora utilizziamoli per tutto, non solo per il numero dei contagi.

Detto questo, sarebbe anche ora di ribadire che il numero dei positivi è un falso problema. Se questi aumentano ma il numero di decessi rimane sotto controllo, il dato dei ricoveri non cresce esponenzialmente e il sistema sanitario non è sotto pressione, significa che il problema è risolto. In teoria, coloro che considerano il vaccino «la soluzione al guaio Covid» (e non sono pochi), dovrebbero concordare: se tanti si contagiano ma pochi muoiono, abbiamo vinto. Purtroppo, la mente prigioniera della aberrante logica pseudo sanitaria rifiuta di accettare tale prospettiva. Da un lato i talebani parlano solo del vaccino, lo presentano come se fosse un rimedio sciamanico e non tollerano che si parli di cure. Dall’altro, però, sostengono che non basti decongestionare gli ospedali: bisogna fermare la circolazione del virus. La quale circolazione, però, non si ferma con il green pass. Capite bene che è un circolo vizioso capace di condurre alla follia anche i santi: proseguendo lungo questa strada, dall’emergenza non si uscirà mai. Se, come tanti dicono, i contagi sono destinati ad aumentare nelle prossime settimane, rischiamo di perdere la libertà, non di ritrovarla.

Una via di uscita razionale potrebbe essere la seguente: smetterla di creare allarme sui contagi e concentrarsi su chi si ammala gravemente e muore, magari investendo ancora di più sulle cure, sia quelle ospedaliere (ad esempio i monoclonali) sia quelle domiciliari precoci (ad esempio il protocollo di Remuzzi). Questa prospettiva diventa ancora più sensata se si prendono in considerazione i numerosi dati sull’efficacia dei vaccini. Sul tema ci sono indicazioni a volte contrastanti, ma pare di capire che, nell’arco di qualche mese, la protezione vada scemando. Manco a dirlo, i talebani hanno la risposta pronta: «Bisogna fare subito la terza dose e inoculare anche i bambini!». Di fronte ad affermazioni simili, viene da chiedersi: fino a quando? Quanti richiami dovremo imporre? Abbiamo qualche certezza sull’efficacia? E sulle eventuali controindicazioni? Anche se tollerassimo di sottoporci a mille iniezioni, finché non accetteremo l’idea che le persone vanno curate (come previsto dalla Costituzione) continueranno a esserci morti.

In ogni caso, se l’efficacia del vaccino cala, quella del green pass è del tutto inesistente: non protegge dal contagio né lo ferma; non aiuta il tracciamento, anzi forse lo danneggia. Soprattutto, non serve allo scopo per cui è stato creato, cioè dare forte impulso alla campagna vaccinale.

Persino il Corriere della Sera domenica ha dovuto ammettere che, dopo un «rimbalzo di prime somministrazioni a ridosso del 15 ottobre», ora «il pass non spinge più le prime dosi». A scorrere i numeri, sembra che la violenta imposizione del lasciapassare abbia danneggiato la campagna vaccinale. Se si dovesse estendere a tutta la popolazione la terza dose, quanti saranno disponibili a sottoporsi al richiamo? E se, come alcuni suggeriscono, si arrivasse all’obbligo di inoculazione, non si tratterebbe forse di un clamoroso fallimento della carta verde?

Se qualcuno fornisse risposte sensate a queste domande, saremmo pronti a ricrederci. Ma per ora la risposta è una sola: «Più green pass! Più vaccino!». Così la logica e l’intelligenza si spengono, in compenso il virus rimane lì.


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