2022-08-19
Il Copasir indica le principali sfide internazionali dell'Italia
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Adolfo Urso (Ansa
Il Copasir ha pubblicato una relazione che copre il lavoro svolto tra i mesi di febbraio e agosto 2022: un’esigenza resasi necessaria a causa dello scioglimento anticipato delle camere, in vista delle elezioni del prossimo settembre. I temi affrontati dal documento sono ovviamente numerosi.
Tra questi, emerge per esempio la crisi taiwanese. “Le sorti di Taiwan rivestono però una importanza che oltrepassa quella specifica area geografica, riguardando l'Occidente verso il quale la Cina ha lanciato la sfida diretta a dimostrare la superiorità economica, tecnologica e militare del proprio regime ed una visione strategica alternativa che mette in discussione i valori della democrazia ed il rispetto dei diritti umani, alla base delle nostre società”, si legge. “La salvaguardia della sovranità di Taipei”, prosegue il documento, “avrebbe dunque un alto valore simbolico perché dimostrerebbe che un governo etnicamente cinese può prosperare senza la guida del Partito comunista”.
Ulteriore fronte caldo trattato dalla relazione è quello della riforma della Nato, con specifica attenzione all’area del Mediterraneo. “L’impegno in materia di gestione delle crisi che affliggono i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, assolutamente cruciale per gli interessi dell’Italia, dovrà essere [...] ricercato prevalentemente in sede europea”, dichiara la relazione. Un dossier, questo, a cui si connette il problema della crescente influenza russa su Medio Oriente e Nord Africa. “La contrapposizione con l’Occidente nella guerra in Ucraina sembra in definitiva ripercuotersi nel Mediterraneo allargato in un’accentuazione della tendenza della Russia a dissociarsi dai tentativi di risoluzione multilaterale dei conflitti, a sostenere singole fazioni in funzione antioccidentale e, in definitiva, a rappresentare un ulteriore elemento di destabilizzazione dei precari equilibri politici esistenti”, recita il documento, secondo cui un ulteriore nodo è rappresentato dall’infiltrazione cinese nell’area. Tutto questo, senza dimenticare il dossier libico. “Il teatro libico, di prioritario interesse strategico, richiede un forte impegno del nostro Paese, in collaborazione con Stati Uniti, Francia e Regno Unito, e in accordo con i principali attori, nell’individuazione di soluzioni efficaci per la sicurezza e continuità dei flussi energetici, la corretta gestione dei flussi migratori, contribuendo alla stabilizzazione dell’intera area nord africana nella quale si registrano crescenti segni di instabilità all’interno di Algeria e Tunisia”, si legge.
Altro punto ineludibile del documento è quello relativo alla sicurezza energetica. “Tra gli obiettivi che è necessario raggiungere vi è quello della diversificazione delle fonti energetiche, con particolare riguardo allo sfruttamento delle energie rinnovabili, tenendo in debita considerazione le problematiche connesse con esigenze di sviluppo di sistemi di stoccaggio di energia per effetto della loro non programmabilità”, si legge. “L’Italia”, prosegue la relazione, “ha tutte le caratteristiche per candidarsi a divenire l’hub energetico del Mediterraneo e dell’Europa. Attraverso il potenziamento della rete di trasmissione dell’energia elettrica di Terna e quella del gas di Snam, sostenendo progetti di potenziamento delle interconnessioni verso gli altri Paesi del Mediterraneo - in particolare quelli della sponda sud meridionale - il nostro Paese può assumere un decisivo peso strategico nell’approvvigionamento energetico dell’Europa".
La relazione ricorda poi anche le missioni svolte dal comitato negli scorsi mesi: da quella a Washington a quella svoltasi a Bruxelles. Sotto questo aspetto, il Copasir ha costantemente ribadito la ferrea collocazione euroatlantica dell’Italia, aprendo anche all’ipotesi che il nostro Paese possa entrare nei Five Eyes (alleanza tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e Canada nel settore dell’intelligence). L’atlantismo, insomma, resta una priorità ineludibile.
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Dalla sicurezza energetica alla minaccia sino-russa nel Mediterraneo: la nuova relazione del comitato, presieduto dal senatore di Fratelli d’Italia Adolfo Urso, ribadisce la collocazione atlantica del nostro Paese. Il Copasir ha pubblicato una relazione che copre il lavoro svolto tra i mesi di febbraio e agosto 2022: un’esigenza resasi necessaria a causa dello scioglimento anticipato delle camere, in vista delle elezioni del prossimo settembre. I temi affrontati dal documento sono ovviamente numerosi. Tra questi, emerge per esempio la crisi taiwanese. “Le sorti di Taiwan rivestono però una importanza che oltrepassa quella specifica area geografica, riguardando l'Occidente verso il quale la Cina ha lanciato la sfida diretta a dimostrare la superiorità economica, tecnologica e militare del proprio regime ed una visione strategica alternativa che mette in discussione i valori della democrazia ed il rispetto dei diritti umani, alla base delle nostre società”, si legge. “La salvaguardia della sovranità di Taipei”, prosegue il documento, “avrebbe dunque un alto valore simbolico perché dimostrerebbe che un governo etnicamente cinese può prosperare senza la guida del Partito comunista”. Ulteriore fronte caldo trattato dalla relazione è quello della riforma della Nato, con specifica attenzione all’area del Mediterraneo. “L’impegno in materia di gestione delle crisi che affliggono i Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, assolutamente cruciale per gli interessi dell’Italia, dovrà essere [...] ricercato prevalentemente in sede europea”, dichiara la relazione. Un dossier, questo, a cui si connette il problema della crescente influenza russa su Medio Oriente e Nord Africa. “La contrapposizione con l’Occidente nella guerra in Ucraina sembra in definitiva ripercuotersi nel Mediterraneo allargato in un’accentuazione della tendenza della Russia a dissociarsi dai tentativi di risoluzione multilaterale dei conflitti, a sostenere singole fazioni in funzione antioccidentale e, in definitiva, a rappresentare un ulteriore elemento di destabilizzazione dei precari equilibri politici esistenti”, recita il documento, secondo cui un ulteriore nodo è rappresentato dall’infiltrazione cinese nell’area. Tutto questo, senza dimenticare il dossier libico. “Il teatro libico, di prioritario interesse strategico, richiede un forte impegno del nostro Paese, in collaborazione con Stati Uniti, Francia e Regno Unito, e in accordo con i principali attori, nell’individuazione di soluzioni efficaci per la sicurezza e continuità dei flussi energetici, la corretta gestione dei flussi migratori, contribuendo alla stabilizzazione dell’intera area nord africana nella quale si registrano crescenti segni di instabilità all’interno di Algeria e Tunisia”, si legge. Altro punto ineludibile del documento è quello relativo alla sicurezza energetica. “Tra gli obiettivi che è necessario raggiungere vi è quello della diversificazione delle fonti energetiche, con particolare riguardo allo sfruttamento delle energie rinnovabili, tenendo in debita considerazione le problematiche connesse con esigenze di sviluppo di sistemi di stoccaggio di energia per effetto della loro non programmabilità”, si legge. “L’Italia”, prosegue la relazione, “ha tutte le caratteristiche per candidarsi a divenire l’hub energetico del Mediterraneo e dell’Europa. Attraverso il potenziamento della rete di trasmissione dell’energia elettrica di Terna e quella del gas di Snam, sostenendo progetti di potenziamento delle interconnessioni verso gli altri Paesi del Mediterraneo - in particolare quelli della sponda sud meridionale - il nostro Paese può assumere un decisivo peso strategico nell’approvvigionamento energetico dell’Europa".La relazione ricorda poi anche le missioni svolte dal comitato negli scorsi mesi: da quella a Washington a quella svoltasi a Bruxelles. Sotto questo aspetto, il Copasir ha costantemente ribadito la ferrea collocazione euroatlantica dell’Italia, aprendo anche all’ipotesi che il nostro Paese possa entrare nei Five Eyes (alleanza tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda e Canada nel settore dell’intelligence). L’atlantismo, insomma, resta una priorità ineludibile.
Jacopo Luchini vince la medaglia d'oro nello snowboard, specialità banked slalom, alle Paralimpiadi di Milano-Cortina 2026 (Ansa)
Quattro medaglie oggi portano gli azzurri a quota 14 podi a Milano-Cortina, battendo il record di Lillehammer: oro per Jacopo Luchini nello snowboard banked slalom SB-UL, Emanuel Perathoner nello snowboard banked slalom SB-LL2 e René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting, e argento per Giacomo Bertagnolli nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. Un traguardo storico che segue il successo alle Olimpiadi invernali.
Milano-Cortina 2026 ha scritto oggi un nuovo capitolo nella storia dello sport paralimpico italiano. Con quattro medaglie conquistate nella giornata odierna, infatti, la spedizione azzurra ha raggiunto quota 14 podi, superando il record di Lillehammer 1994, che resisteva da oltre trent’anni.
Il giorno è iniziato sulle piste di Socrepes con Jacopo Luchini, protagonista nello snowboard banked slalom SB-UL. L’azzurro ha chiuso la prova con il tempo di 56”28, davanti ai due atleti cinesi Wang Pengyao (56”62) e Jiang Zihao (57”03), conquistando così il suo primo oro di giornata e il quarto complessivo per l’Italia a questi Giochi. «Ci si prova sempre a pensare ad una giornata così… quattro anni fa avevo perso la medaglia per otto centesimi, oggi il tempo mi ha ripagato con gli interessi», ha commentato Luchini. Non è mancato il bis dello snowboard con Emanuel Perathoner, che ha dominato il banked slalom SB-LL2. L’azzurro, già vincitore sabato nello snowboard cross, si è confermato il primo snowboarder italiano a realizzare la doppietta d’oro nella stessa Paralimpiade. «La pista era meglio oggi che in training, era più ghiacciata e la preferisco così», ha spiegato Perathoner, che con il tempo di 54”28 ha preceduto lo svizzero Fabrice Von Gruenigen e l’australiano Ben Tudhope. Sul fronte dello sci alpino, Giacomo Bertagnolli ha centrato l’argento nello slalom gigante ipovedenti insieme alla guida Andrea Ravelli. L’azzurro, al comando dopo la prima manche, ha chiuso a soli 34 centesimi dall’austriaco Johannes Aigner. «Siamo quattro su quattro, ma a parte il bronzo iniziale che è stata la sorpresa abbiamo replicato pari pari Pechino», ha dichiarato Bertagnolli. Con questa medaglia, Bertagnolli eguaglia le 12 conquistate in carriera da Bruno Oberhammer, diventando uno degli atleti italiani più medagliati della storia paralimpica. La giornata si è chiusa con il trionfo di René De Silvestro nello slalom gigante categoria sitting. L’azzurro ha preceduto l’olandese Niels De Langen e il norvegese Jesper Pedersen, aggiungendo una medaglia d’oro inedita alla sua collezione e portando l’Italia a quota 14 podi, record assoluto per le Paralimpiadi invernali italiane. «Volevo così tanto questa medaglia che non potevo cadere. I salti? Quando faccio qualcosa di buono finisco sempre a stupire un po’ tutti», ha commentato De Silvestro indicando la figlia con orgoglio.
Il presidente del Comitato italiano paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, ha definito la giornata «meravigliosa» e ha sottolineato come lo snowboard, disciplina in cui l’Italia non aveva mai ottenuto grandi risultati, sia oggi tra i protagonisti di questa spedizione. Anche i grandi campioni dello sci italiano, come Alberto Tomba e Deborah Compagnoni, hanno assistito alle gare, applaudendo i successi degli azzurri e la loro capacità di ispirare nuovi atleti.
Oltre alle vittorie, la giornata ha registrato anche i piazzamenti degli altri azzurri: Federico Pelizzari ha chiuso quarto nel gigante standing, Luca Palla undicesimo, mentre Davide Bendotti non ha completato la prova a causa di una caduta. Nel biathlon, Marco Pisani e Cristian Toninelli hanno chiuso rispettivamente diciottesimo e tredicesimo nelle sprint di inseguimento, con l’obiettivo di migliorare domani nella staffetta.
Con la settima giornata, Milano-Cortina conferma il trend eccezionale della spedizione italiana: sei ori, cinque argenti e tre bronzi, un bottino che segna il record assoluto di medaglie in una Paralimpiade invernale per l’Italia. Il sogno olimpico continua, con nuovi appuntamenti sulle piste e nuovi traguardi da inseguire.
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Philippe Donnet (Ansa)
Partiamo dai numeri, che sono quelli che alla fine contano davvero. Generali chiude il primo anno del nuovo piano con risultati che non si erano mai visti. L’utile netto sale a 4,17 miliardi, in crescita del 12%. Il risultato operativo supera per la prima volta la soglia degli 8 miliardi, fermandosi poco sopra quota 8,1 con un incremento vicino al 10%. Insomma, il Leone continua a ruggire. Donnet, che guida una nave grande in mari agitati, spiega che Generali è abituata a «navigare bene nella tempesta». E tempeste, nel mondo finanziario e geopolitico, non mancano certo. Il messaggio agli azionisti è semplice: continuiamo a guadagnare bene e continueremo a darvi soddisfazioni. La maniera migliore per ricucire i rapporti con i grandi azionisti come Caltagirone e gli eredi Del Vecchio.
La cedola sale a 1,64 euro per azione, con un incremento del 14,7%, superiore alle attese degli analisti. Quasi 2,4 miliardi distribuiti agli azionisti. Donnet lancia anche un nuovo programma di buyback da 500 milioni di euro. In altre parole, soldi che tornano direttamente nelle tasche dei soci. Quando si distribuisce così tanta liquidità significa che il motore gira forte. Le masse gestite dal gruppo arrivano a sfiorare i 900 miliardi di euro, in crescita del 4,3%. Il risparmio gestito porta a casa oltre 1,19 miliardi di utile operativo. Ma il cuore pulsante resta l’attività assicurativa. I premi lordi complessivi salgono a 98,1 miliardi. La solidità patrimoniale resta robusta. In termini semplici: il capitale per coprire i rischi è più che abbondante. Accanto a Donnet, il nuovo direttore generale e vice ceo Giulio Terzariol prova a sintetizzare il momento dei mercati partendo da vicino: «Le assicurazioni non coprono i rischi di guerra». Ma la parte più interessante arriva quando si passa alla geografia della finanza. È cambiato l’azionista di riferimento di Mediobanca, la storica custode della quota strategica di Generali. Un passaggio che ha riacceso i riflettori sugli equilibri del capitalismo tricolore, con i soci Francesco Gaetano Caltagirone e la holding Delfin della famiglia Del Vecchio molto attivi nel riassetto del sistema. Donnet, con diplomazia d’ordinanza, dice di avere «rapporti positivi e istituzionali con tutti gli azionisti». Il riferimento è alla mancata alleanza con la francese Natixis nella gestione del risparmio, stoppata anche in nome della difesa della sovranità nazionale. Il ceo del Leone tira fuori la mossa più elegante della giornata. Se davvero il risparmio italiano deve restare in Italia, dice in sostanza Donnet, allora Generali è prontissima a dare una mano. L’accordo di bancassurance tra Banca Monte dei Paschi e la francese Axa scade il prossimo anno. «Il nostro mestiere è anche la gestione del risparmio», osserva Donnet. «Forse saremo un candidato per sostituire Axa». Pertanto: «Se possiamo rimpatriare questo risparmio italiano in Italia, saremo felici di farlo». Non solo patriottismo (Donnet ha preso la cittadinanza italiana) e tentativo di allacciare nuovi rapporti con la capogruppo: gli sportelli del Monte rappresentano una rete commerciale importante per vendere polizze, previdenza e prodotti di investimento. In altre parole, un affare che vale miliardi. E non è l’unica partita aperta. Generali guarda con interesse anche all’espansione dell’accordo di bancassurance con Unicredit, oggi limitato al Centro ed Est Europa. L’idea è ampliarlo e rafforzarlo sostituendo Amundi, altro gruppo francese. Intanto, mentre a Trieste si parlava di utili record, il titolo Generali a Piazza Affari chiudeva la seduta in controtendenza, salendo dell’1,48% a 33,6 euro. Segno che il mercato apprezza la traiettoria del Leone. Il prossimo appuntamento sarà l’assemblea del 23 aprile. Una riunione un po’ particolare: per la prima volta dopo il periodo Covid gli azionisti non saranno presenti fisicamente e voteranno solo tramite il rappresentante designato. Ma non è detto che mancherà lo spettacolo. Perché quando si parla di Generali, di Mediobanca e di finanza italiana, qualcosa succede sempre.
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«Quella Notte» (Netflix)
Il romanzo da cui Netflix ha deciso di trarre ispirazione, in Italia, non è mai arrivato. Non tradotto. Esiste solo la sua versione inglese, quella che il Sunday Times ha celebrato annoverandola tra i propri bestseller. Veloce, dinamico, capace di prendere le distanze dal classico giallo procedurale per trovare una complessità diversa, allargando l'ambito psicologico fino a interrogarsi sui confini che l'etica e la morale dovrebbero imporre ad ognuno di noi.
That Night, com'è stato intitolato in lingua originale il romanzo di Gillian McAllister, non ha falle, per la critica statunitense. Che, venerdì 13 marzo, sarà chiamata a valutare una nuova versione di questo libro perfetto: la serie televisiva che di qui ha avuto origine.Quella Notte, i cui episodi saranno rilasciati su Netflix nella modalità canonica del cofanetto, è l'adattamento televisivo del romanzo mai tradotto. E, con lo stesso ritmo, ne racconta la storia. Una storia difficile da valutare, quella di una donna, Elena, partita per una vacanza che avrebbe dovuto essere leggera. Aveva scelto la Repubblica Dominicana per passare qualche giorno lontano dalla città, sulle spiagge in cui il mare sovrasti i pensieri. Ma, poco dopo il proprio arrivo, con la macchina presa a nolo, ha investito un uomo. Lo ha ucciso e lasciato sul ciglio della strada. Elena è scappata, per paura. Paura della prigione in un Paese straniero, paura di essere separata dal figlio piccolo. Paura di ammettere il proprio errore, di non riuscire a giustificarlo come tale, di essere considerata un'assassina. Così, anziché fare quello che avrebbe dovuto, chiamare le autorità competenti, lascia che sia il panico a guidare le proprie azioni, scegliendo la famiglia. Sono le sue sorelle le prime persone che Elena avvisa, Paula e Cris. E sono loro a cedere al legame di sangue, acconsentendo a coprire l'omicidio. Peggio, ad insabbiarlo. Avevano le stesse paure di Elena, temevano il nipotino rimanesse senza sua madre. Coprono, dunque, rendendosi complici di un crimine che avrebbe dovuto essere denunciato.
Quella Notte comincia qui, allontanandosi dall'incedere tipico del giallo per raccontarne una variabile, il calvario di chi del giallo è parte, la pressione psicologica, l'ansia che schiaccia e toglie il fiato. E, ad agitare le coscienze, il dubbio e la colpa. Lo show, come il romanzo dal quale è tratto, cerca di interrogarsi sui limiti dell'etica individuale, capendo quanto possa essere elastica: fin dove si possano spingere gli esseri umani per proteggere se stessi e coloro che amano. La risposta è ambigua, volutamente fumosa. Tra le sorelle, una sembra patire meno il senso di colpa. L'altra vorrebbe aggiustare il tiro, fare diversamente. Non c'è moralismo, né la condanna dell'una o dell'altra. Solo l'interrogativo, declinato con lo schema sempre efficace di episodi breve e intensi.
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