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2020-02-17
Pericolo conflitto di interessi di De Siervo sui diritti della serie A all'estero
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Luigi De Siervo (Ansa)
C'è l'ombra dello schema Infront, l'ex advisor della Lega Serie A sui diritti televisivi, intorno alle polemiche di questi giorni intorno all'attuale amministratore delegato Luigi De Siervo per la gestione dei diritti esteri delle nostre partite di calcio. Si tratta di un'eredità pesante perché come stabilito dall'Antitrust lo scorso anno, era il 19 maggio del 2019, le gare per l'assegnazione dei diritti televisivi della serie A dal 2008 al 2014 furono falsate danneggiando la Lega calcio e le squadre del campionato per almeno 67 milioni di euro. All'epoca l'advisor era sempre Infront, dove proprio De Siervo è stato amministratore delegato, dopo le polemiche e un'inchiesta archiviata dalla procura di Milano, (reati di associazione a delinquere, truffa, turbativa d'asta, riciclaggio e autoriciclaggio), su Marco Bogarelli (ex presidente di Infront), Giuseppe Ciocchetti (ex direttore generale) e Riccardo Silva, titolare della Mp Silva, società leader nella distribuzione dei diritti tv a livello mondiale.
Da un mese un pugno di presidenti di squadre di calcio ha iniziato a mettere nel mirino le scelte di De Siervo proprio sull'impostazione del bando per diritti Internazionali Serie A 2018-2021, assegnato nel 2017 a Img, tra le società multate proprio dall'Antitrust. Tre squadre a settembre dello scorso anno, Torino, Fiorentina e Chievo Verona, hanno deciso di fare causa contro il colosso Usa per i diritti tv, (l'unica ancora attiva di quel cartello sanzionato), chiedendo un risarcimento di 554,6 milioni di euro e puntando al sequestro conservativo di 344 milioni di euro. Per quale motivo? Img avrebbe avuto un comportamento anticoncorrenziale nella gestione dei diritti, penalizzando la Serie A e le nostre squadre. Del resto c'è il rischio la gestione dei diritti televisivi all'estero del nostro calcio avvantaggi i nostri diretti competitors, come Premier League, Liga e Bundesliga. Per di più andrebbe valutato anche il danno generato nelle diverse aree geografiche perché potrebbe trattarsi di decine di milioni di euro a stagione
A quanto risulta alla Verità la novità di questo bando è stata la separazione in pacchetti diversi e disgiunti dei diritti in lingua italiana per le comunità italiane all'estero (pacchetto dal valore commerciale molto basso e vendita solo perché è previsto come obbligo dalla Melandri) dai diritti principali eventuali internazionali (pacchetto più importante e che rappresenta quasi la totalità del valore commerciale per la Lega e i clubs). In passato questi due pacchetti non erano mai stati separati, proprio per evitare potenziali conflitti tra licenziatari diversi visto e considerato il valore marginale di uno dei pacchetti. La Lega, accettando di scontare ad Img gli importi dovuti per i diritti acquisiti per un ammontare pari 10 milioni di euro all'anno, ha di fatto riconosciuto di non avere rispettato i termini e gli obblighi contrattuali fissati dalla stessa Lega, o meglio ha riconosciuto che la Rai, altro licenziatario della Lega, non ha rispettato termini e vincoli contrattuali previsti.
Il vecchio assetto ha sempre funzionato e non ha generato mai problemi. Perché cambiare? Chi ha spinto per una differente pacchettizzazione? Proprio De Siervo che ha avuto il ruolo centrale in tutta la vicenda. Prima in qualità di amministratore delegato di Infront, advisor esclusivo della Lega con piena responsabilità di impostazione e gestione del bando, poi nella seconda fase in quanto amministratore delegato delle Lega. Non solo.
Nella fase ancora precedente al bando De Siervo è stato anche il manager di Raicom, fu lui a chiudere l'accordo commerciale tra Rai e Condista. Cos'è Condista? E' una società con sede a Miami, dove sono di casa gli ex top manager di Infront multati, tra cui proprio Silva, il proprietario del Miami Calcio. Condista è il distributore esclusivo di Rai Italia (canale che trasmette le partite di Serie A in lingua Italiana) per il centro e sud America.
La Lega in questi anni è rimasta inerte davanti agli sviluppi di questa vicenda, senza mai intervenire come avrebbe potuto, per tutelare i suoi interessi; per garantire gli introiti delle squadre associate e per difendere il valore dei diritti Tv internazionali della Serie A. Qui le domande sono diverse. Perché la Lega ha riconosciuto un sconto a Img e non ha chiesto risarcimento e danni alla Rai? Perché la Rai non ha chiesto risarcimento e danni a Condista? Perché nessuno ha sollevato il possibile conflitto di interessi di De Siervo coinvolto (in fasi diverse ma tutte legate strettamente) con ben 3 cappelli, Raicom, Infront e Lega? Paolo Dal Pino, neo presidente della Lega, potrebbe chiederne conto già nella prossima assemblea del 2 marzo.
Come le società Img e Mp Silva hanno danneggiato i club di Serie A tra il 2008 e il 2014
Ci sono 129 pagine di requisitoria dell'Antitrust firmate nel maggio del 2019 firmate dal segretario generale Filippo Arena e dal presidente Gabriella Muscolo (qui il link) dove è stato chiarito che la gestione dei diritti televisivi delle squadre di calcio di serie A fu falsato dal 2008 al 2014, durante la gestione Infront di Marco Bogarelli e Riccardo Silva. Per l'authority «la partecipazione alle gare è stata oggetto, a partire dal 2008, di un'intesa restrittiva della concorrenza posta in essere da alcuni operatori riconducibili a Mp Silva, Img, e B4 Capital/Be4 Sarl/B4 Italia». Chi ha pagato per vedere le partite su Sky e Mediaset ha favorito anche le aziende che hanno danneggiato le entrate fiscali.
L'Antitrust di fatto confermò l'impianto che i consulenti della procura di Milano, cioè Axerta con Ignazio Arcuri e Stefano Martinazzo, avevano ipotizzato: ci fu un patto di segretezza che fu sottoscritto in quegli anni per falsare le gare dei diritti audiotelevisivi. «Infatti, per ogni procedura di gara, le evidenze indicano che le parti non hanno formulato in autonomia le proprie offerte» si legge nella nota «ma hanno invece realizzato condotte tese ad influenzare reciprocamente le modalità di partecipazione alle gare al fine di contenere l'ammontare dell'offerta economica da presentare alla Lega, limitando la reciproca competizione sul prezzo di acquisto dei diritti internazionali. In particolare, attraverso la stipulazione di contratti antecedenti alle singole gare e contatti intercorrenti fra i loro rappresentanti, Mp Silva, Img, B4 Capital/ Be4 Sarl/B4 Italia hanno coordinato il proprio comportamento e, a seguito dell'assegnazione, hanno ripartito i ricavi derivanti dalla successiva rivendita all'estero dei Diritti Tv per le competizioni organizzate dalla Lega». Nel 2015 la procura aprì un'indagine, ma I pm chiesero l'archiviazione nel 2018, anche perché già nel luglio del 2017 il Tribunale del Riesame di Milano aveva stabilito che le aste a favore di Mediaset e ai danni di Sky per l'assegnazione dei diritti tv della Serie A non rappresentavano una truffa. Si trattava semmai di una lobby tra soggetti privati, dove di fatto si era capito che Infront non lavorò per la Serie A e per lo Stato italiano, ma per i soci stessi.
Proprio nella relazione si leggeva come, «appare evidente che l'invio della bozza del verbale da parte di Antonio d'Addio ( probabilmente presente il 2 novembre 2009 alle operazioni di apertura delle buste in qualità di legale dell'advisor della Lega calcio, Infront Italy) a Riccardo Silva, in via anticipata rispetto alle valutazioni e all'assegnazione dei diritti audiovisivi esteri da parte della Lega calcio, contenente dati relativi alle offerte economiche e alle valutazioni sugli eventuali elementi di difformità emersi, sia da considerarsi irregolare e in conflitto con i doveri di confidenzialità ai quali il legale di Infront Italy era tenuto». Non solo, si legge ancora nella relazione tecnica: «pare del tutto evidente che fra Mp Silva Ltd, Be4 Sarl e, a seconda dei casi, con il top management di Infront Italy e Domino Holding Ltd, si sia instaurata una sorta di società di fatto, dal momento che l'accordo esistente nella distribuzione all'estero dei diritti audiovisivi relativi ai campionati di calcio italiani, prevedeva la condivisione dei costi di acquisizione, dei conseguenti margini e delle eventuali perdite». Con tali premesse, il caso Infront avrebbe potuto aprire un dibattito in Italia. Ma questo non è mai accaduto. E anzi ora continua a creare non poche polemiche sempre all'interno della Lega calcio.
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L'attuale amministratore delegato della Lega calcio è stato in Raicom ed è numero uno di Infront e in questi anni ha gestito il bando per l'assegnazione delle partite delle nostra squadre di all'estero contro cui hanno fatto ricorso diversi club. A vincerlo è stata Img, già multata dall'Antitrust nel 2019 per la gestione 2008-2014. L'autorità per la concorrenza del mercato di fatto aveva confermato l'impianto che i consulenti della procura di Milano, Ignazio Arcuri e Stefano Martinazzo, avevano ipotizzato: ci fu un patto di segretezza che fu sottoscritto in quegli anni per falsare le gare dei diritti audiotelevisivi. Lo speciale contiene due articoliC'è l'ombra dello schema Infront, l'ex advisor della Lega Serie A sui diritti televisivi, intorno alle polemiche di questi giorni intorno all'attuale amministratore delegato Luigi De Siervo per la gestione dei diritti esteri delle nostre partite di calcio. Si tratta di un'eredità pesante perché come stabilito dall'Antitrust lo scorso anno, era il 19 maggio del 2019, le gare per l'assegnazione dei diritti televisivi della serie A dal 2008 al 2014 furono falsate danneggiando la Lega calcio e le squadre del campionato per almeno 67 milioni di euro. All'epoca l'advisor era sempre Infront, dove proprio De Siervo è stato amministratore delegato, dopo le polemiche e un'inchiesta archiviata dalla procura di Milano, (reati di associazione a delinquere, truffa, turbativa d'asta, riciclaggio e autoriciclaggio), su Marco Bogarelli (ex presidente di Infront), Giuseppe Ciocchetti (ex direttore generale) e Riccardo Silva, titolare della Mp Silva, società leader nella distribuzione dei diritti tv a livello mondiale. Da un mese un pugno di presidenti di squadre di calcio ha iniziato a mettere nel mirino le scelte di De Siervo proprio sull'impostazione del bando per diritti Internazionali Serie A 2018-2021, assegnato nel 2017 a Img, tra le società multate proprio dall'Antitrust. Tre squadre a settembre dello scorso anno, Torino, Fiorentina e Chievo Verona, hanno deciso di fare causa contro il colosso Usa per i diritti tv, (l'unica ancora attiva di quel cartello sanzionato), chiedendo un risarcimento di 554,6 milioni di euro e puntando al sequestro conservativo di 344 milioni di euro. Per quale motivo? Img avrebbe avuto un comportamento anticoncorrenziale nella gestione dei diritti, penalizzando la Serie A e le nostre squadre. Del resto c'è il rischio la gestione dei diritti televisivi all'estero del nostro calcio avvantaggi i nostri diretti competitors, come Premier League, Liga e Bundesliga. Per di più andrebbe valutato anche il danno generato nelle diverse aree geografiche perché potrebbe trattarsi di decine di milioni di euro a stagioneA quanto risulta alla Verità la novità di questo bando è stata la separazione in pacchetti diversi e disgiunti dei diritti in lingua italiana per le comunità italiane all'estero (pacchetto dal valore commerciale molto basso e vendita solo perché è previsto come obbligo dalla Melandri) dai diritti principali eventuali internazionali (pacchetto più importante e che rappresenta quasi la totalità del valore commerciale per la Lega e i clubs). In passato questi due pacchetti non erano mai stati separati, proprio per evitare potenziali conflitti tra licenziatari diversi visto e considerato il valore marginale di uno dei pacchetti. La Lega, accettando di scontare ad Img gli importi dovuti per i diritti acquisiti per un ammontare pari 10 milioni di euro all'anno, ha di fatto riconosciuto di non avere rispettato i termini e gli obblighi contrattuali fissati dalla stessa Lega, o meglio ha riconosciuto che la Rai, altro licenziatario della Lega, non ha rispettato termini e vincoli contrattuali previsti. Il vecchio assetto ha sempre funzionato e non ha generato mai problemi. Perché cambiare? Chi ha spinto per una differente pacchettizzazione? Proprio De Siervo che ha avuto il ruolo centrale in tutta la vicenda. Prima in qualità di amministratore delegato di Infront, advisor esclusivo della Lega con piena responsabilità di impostazione e gestione del bando, poi nella seconda fase in quanto amministratore delegato delle Lega. Non solo. Nella fase ancora precedente al bando De Siervo è stato anche il manager di Raicom, fu lui a chiudere l'accordo commerciale tra Rai e Condista. Cos'è Condista? E' una società con sede a Miami, dove sono di casa gli ex top manager di Infront multati, tra cui proprio Silva, il proprietario del Miami Calcio. Condista è il distributore esclusivo di Rai Italia (canale che trasmette le partite di Serie A in lingua Italiana) per il centro e sud America. La Lega in questi anni è rimasta inerte davanti agli sviluppi di questa vicenda, senza mai intervenire come avrebbe potuto, per tutelare i suoi interessi; per garantire gli introiti delle squadre associate e per difendere il valore dei diritti Tv internazionali della Serie A. Qui le domande sono diverse. Perché la Lega ha riconosciuto un sconto a Img e non ha chiesto risarcimento e danni alla Rai? Perché la Rai non ha chiesto risarcimento e danni a Condista? Perché nessuno ha sollevato il possibile conflitto di interessi di De Siervo coinvolto (in fasi diverse ma tutte legate strettamente) con ben 3 cappelli, Raicom, Infront e Lega? 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Per l'authority «la partecipazione alle gare è stata oggetto, a partire dal 2008, di un'intesa restrittiva della concorrenza posta in essere da alcuni operatori riconducibili a Mp Silva, Img, e B4 Capital/Be4 Sarl/B4 Italia». Chi ha pagato per vedere le partite su Sky e Mediaset ha favorito anche le aziende che hanno danneggiato le entrate fiscali. L'Antitrust di fatto confermò l'impianto che i consulenti della procura di Milano, cioè Axerta con Ignazio Arcuri e Stefano Martinazzo, avevano ipotizzato: ci fu un patto di segretezza che fu sottoscritto in quegli anni per falsare le gare dei diritti audiotelevisivi. «Infatti, per ogni procedura di gara, le evidenze indicano che le parti non hanno formulato in autonomia le proprie offerte» si legge nella nota «ma hanno invece realizzato condotte tese ad influenzare reciprocamente le modalità di partecipazione alle gare al fine di contenere l'ammontare dell'offerta economica da presentare alla Lega, limitando la reciproca competizione sul prezzo di acquisto dei diritti internazionali. In particolare, attraverso la stipulazione di contratti antecedenti alle singole gare e contatti intercorrenti fra i loro rappresentanti, Mp Silva, Img, B4 Capital/ Be4 Sarl/B4 Italia hanno coordinato il proprio comportamento e, a seguito dell'assegnazione, hanno ripartito i ricavi derivanti dalla successiva rivendita all'estero dei Diritti Tv per le competizioni organizzate dalla Lega». Nel 2015 la procura aprì un'indagine, ma I pm chiesero l'archiviazione nel 2018, anche perché già nel luglio del 2017 il Tribunale del Riesame di Milano aveva stabilito che le aste a favore di Mediaset e ai danni di Sky per l'assegnazione dei diritti tv della Serie A non rappresentavano una truffa. Si trattava semmai di una lobby tra soggetti privati, dove di fatto si era capito che Infront non lavorò per la Serie A e per lo Stato italiano, ma per i soci stessi.Proprio nella relazione si leggeva come, «appare evidente che l'invio della bozza del verbale da parte di Antonio d'Addio ( probabilmente presente il 2 novembre 2009 alle operazioni di apertura delle buste in qualità di legale dell'advisor della Lega calcio, Infront Italy) a Riccardo Silva, in via anticipata rispetto alle valutazioni e all'assegnazione dei diritti audiovisivi esteri da parte della Lega calcio, contenente dati relativi alle offerte economiche e alle valutazioni sugli eventuali elementi di difformità emersi, sia da considerarsi irregolare e in conflitto con i doveri di confidenzialità ai quali il legale di Infront Italy era tenuto». Non solo, si legge ancora nella relazione tecnica: «pare del tutto evidente che fra Mp Silva Ltd, Be4 Sarl e, a seconda dei casi, con il top management di Infront Italy e Domino Holding Ltd, si sia instaurata una sorta di società di fatto, dal momento che l'accordo esistente nella distribuzione all'estero dei diritti audiovisivi relativi ai campionati di calcio italiani, prevedeva la condivisione dei costi di acquisizione, dei conseguenti margini e delle eventuali perdite». Con tali premesse, il caso Infront avrebbe potuto aprire un dibattito in Italia. Ma questo non è mai accaduto. E anzi ora continua a creare non poche polemiche sempre all'interno della Lega calcio.
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa del 24 giugno con Carlo Cambi
Giancarlo Giorgetti (Michele Silvestro)
Prima la sorpresa. Poi la speranza. Infine la politica. In mezzo, come sempre, Giancarlo Giorgetti snocciola una montagna di numeri e lancia una manciata di frecciate.
Sul palco del Giorno della Verità, incalzato dalle domande di Maurizio Belpietro, il ministro dell’Economia si presenta con un messaggio che vale molto più di una semplice fotografia dei conti pubblici. Perché dietro le cifre, dietro il Superbonus, dietro il debito e perfino dietro le schermaglie nella Lega, emerge un’idea precisa: il governo intende arrivare alla fine naturale della legislatura. Il voto ad aprile si allontana. Prima delle elezioni bisogna completare il percorso dell’autonomia differenziata e il federalismo fiscale. Un’agenda che richiede tempo, passaggi parlamentari e soprattutto stabilità politica. Considerati i calendari l’ipotesi delle urne a primavera perde consistenza. Ma la vera novità arriva dai numeri.
Per anni l’Italia è stata raccontata come il sorvegliato speciale costretto a presentarsi agli esami comunitari con il cappello in mano. Giorgetti prova a ribaltare il racconto. «L’Italia è uno dei pochi Paesi che rispetta totalmente il Patto di stabilità europeo». Un messaggio indirizzato ai mercati, alla Commissione europea e agli elettori. Il ministro sostiene che Roma sta facendo i compiti meglio di molti partner continentali che per anni hanno impartito lezioni di rigore. «Potremmo scoprire a settembre di essere dentro il 3%, uscendo dalla procedura d’infrazione». Il ministro sceglie la prudenza. «Le probabilità non sono altissime» ammette «Ma la partita non è ancora finita, ci sono i tempi supplementari». La metafora calcistica non è casuale. Lui che tifa Southampton e che addirittura contribuì a fondare un fan club conosce bene la passione degli inglesi per le scommesse. Soprattutto quelle giocate all’ultimo minuto. La speranza è legata al gigantesco lavoro di pulizia contabile sui contributi all’edilizia. «I controlli sul Superbonus stanno producendo risultati e per questo ringrazio l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza». Stanno emergendo gigantesche irregolarità che valgono dieci miliardi. Da quando è arrivato all’Economia non ha mai nascosto il suo giudizio. Considera quella misura una delle più controverse mai realizzate dalla finanza pubblica italiana. «Tra bonus facciate e Superbonus sono stati spesi circa 195 miliardi». Una montagna di denaro. Diverse leggi finanziarie messe una sopra l’altra come mattoni.
Secondo il ministro, il problema non riguarda soltanto il costo. È sbagliato anche il modo in cui quei soldi sono stati distribuiti. A suo parere bisognava concentrarsi sulle prime case, sulle famiglie in difficoltà, sulle situazioni realmente meritevoli di sostegno. Invece ha finito per finanziare ristrutturazioni di ville, residenze di pregio e persino castelli. Insomma ha regalato cappotti termici anche all’aristocrazia immobiliare. «Ci sono ancora da liquidare circa 40 miliardi nel 2026 e altri 23 miliardi nel 2027» ricorda. In sostanza il conto continua a correre anche quando il banchetto è stato già smontato. Se il Superbonus rappresenta il capitolo delle zavorre, la finanza è quello delle soddisfazioni. Per anni il debito italiano è stato descritto come una montagna instabile, una minaccia permanente, una specie di Vesuvio finanziario pronto a risvegliarsi. Oggi Giorgetti racconta una storia diversa. «Adesso c’è la corsa a comprare Btp: anche banche centrali asiatiche sono venute a comprare debito pubblico italiano, cosa che non avevano mai fatto». I mercati internazionali stanno mostrando fiducia. «Anche gestire il debito pubblico è sovranismo». Una definizione che probabilmente farà discutere economisti e politologi ma che fotografa bene il ragionamento di Giorgetti: uno Stato è davvero sovrano quando riesce a finanziare il proprio debito a condizioni sostenibili. E finora, osserva, i risultati gli stanno dando ragione.
«Siamo riusciti a venderlo e anche a un buon prezzo». Naturalmente il ministro non nasconde il problema rappresentato dai tassi d'interesse.
Con quasi 3.000 miliardi di debito ogni movimento deciso dalla Banca centrale europea viene osservato con la stessa attenzione con cui un cardiologo segue il battito di un paziente delicato.
«Se mi chiedete se sono contento che aumentino i tassi di interesse, dico di no». Ogni rialzo costa miliardi. Ogni punto percentuale si trasforma in una fattura da pagare.
Sul fronte della difesa, invece, Giorgetti sceglie la via della diplomazia. Nessuna polemica con Guido Crosetto. Nessuna guerra di bilancio. «Tutti legittimamente chiedono stanziamenti. Chi deve fare il bilancio deve dosarli saggiamente». Tutti vogliono soldi, ma qualcuno deve fare i conti. Poi arriva la politica. Quella vera. Quella che agita i corridoi dei partiti molto più delle tabelle del deficit. La Lega attraversa settimane agitate. Giorgetti sceglie una definizione destinata probabilmente a entrare negli annali del lessico politico. «La Lega è un movimento politico effervescente». Ma non per questo fuori controllo. «Troveremo la via giusta». Molto meno diplomatico quando il discorso cade su Roberto Vannacci. «Il programma economico mi sembra leggermente irrealistico». Aggiunge una riflessione che sembra una lezione di realismo politico.
«Capisco che la politica a volte sconfini nell’utopia e che l’utopia può essere una bellissima cosa. Ma bisogna essere realisti». E forse è proprio questa la chiave di lettura dell’intervento del ministro.
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La sequenza è partita dai listini asiatici. In Corea del Sud il Kospi ha accusato un tonfo del 10%, in una seduta segnata da volatilità eccezionale. A Tokyo, il Nikkei ha perso il 3,5%, mentre Shanghai ha ceduto l’1,4% e Shenzhen oltre il 3%. In ribasso anche Hong Kong, a -1,82%. Il messaggio arrivato dall’Asia è stato chiaro: la correzione non riguarda un singolo mercato, ma un comparto globale dove i grandi gruppi tecnologici e la filiera dei chip hanno assunto un peso crescente negli indici.
A Wall Street la flessione ha colpito con forza Nasdaq e S&P 500, scesi ai livelli più bassi da oltre una settimana. Secondo gli esperti, gli investitori starebbero valutando una Federal Reserve più restrittiva e, soprattutto, i rischi legati ai programmi di investimento nell’intelligenza artificiale finanziati tramite debito dalle società cloud. La questione non è soltanto la domanda futura di IA, ma la capacità delle aziende di trasformare capex molto elevati in ricavi e margini sufficienti a giustificarne il costo finanziario.
I numeri fotografano la portata del movimento. Micron Technology e SanDisk, tra i migliori titoli dello S&P 500 dall’inizio dell’anno, hanno perso rispettivamente il 12% e il 13%. L’indice Philadelphia Semiconductor è crollato del 7,3%, mentre il settore tecnologico dello S&P 500 ha lasciato sul terreno il 3,2%. Se la discesa dovesse consolidarsi, il Nasdaq 100 rischierebbe di cedere più di 1.000 miliardi di dollari di capitalizzazione, secondo le stime richiamate dagli operatori. Il punto critico è l’affollamento delle compravendite sull’IA. Quando una quota ampia del mercato possiede gli stessi titoli, una revisione delle aspettative può trasformarsi rapidamente in una corsa alle vendite.
L’Europa da tutto questo non è rimasta immune. Londra ha chiuso in lieve controtendenza, +0,17%, ma Francoforte ha perso lo 0,81% e Parigi lo 0,71%. A Milano il Ftse Mib ha segnato -1,46%, risultando il peggiore tra i principali listini europei. A pesare sono stati soprattutto i titoli esposti alla tecnologia e al ciclo industriale: STMicroelectronics ha ceduto l’8,44%, Stellantis il 6,74%, Prysmian il 4,10% e Avio il 3,47%. La seduta ha mostrato quanto la narrativa dell’IA sia ormai un fattore sistemico per i mercati.
La tecnologia continua, dunque, a rappresentare un motore di crescita, ma le quotazioni elevate e il ricorso al debito impongono una verifica severa dei fondamentali. Per gli investitori, il tema non è più soltanto individuare i vincitori della rivoluzione artificiale: è capire a quale prezzo, e con quali tempi, quella rivoluzione riuscirà a generare rendimenti sostenibili senza comprimere ulteriormente i multipli di Borsa.
Sul mercato valutario l’euro ha arretrato leggermente sul dollaro, scendendo a quota 1,138. Debole anche l’oro, che ieri ha perso l’1,34% arrivando a 4.135,6 dollari l’oncia. Vendite diffuse anche sul petrolio: il Light Sweet Crude ha proseguito la seduta a 73,13 dollari al barile. Sul fronte obbligazionario è aumentata leggermente la tensione: lo spread è salito di poco a 71 punti base, in rialzo di 7 punti rispetto alla chiusura precedente. Il rendimento del Btp decennale si è attestata al 3,63%.
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