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2020-02-17
Pericolo conflitto di interessi di De Siervo sui diritti della serie A all'estero
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Luigi De Siervo (Ansa)
C'è l'ombra dello schema Infront, l'ex advisor della Lega Serie A sui diritti televisivi, intorno alle polemiche di questi giorni intorno all'attuale amministratore delegato Luigi De Siervo per la gestione dei diritti esteri delle nostre partite di calcio. Si tratta di un'eredità pesante perché come stabilito dall'Antitrust lo scorso anno, era il 19 maggio del 2019, le gare per l'assegnazione dei diritti televisivi della serie A dal 2008 al 2014 furono falsate danneggiando la Lega calcio e le squadre del campionato per almeno 67 milioni di euro. All'epoca l'advisor era sempre Infront, dove proprio De Siervo è stato amministratore delegato, dopo le polemiche e un'inchiesta archiviata dalla procura di Milano, (reati di associazione a delinquere, truffa, turbativa d'asta, riciclaggio e autoriciclaggio), su Marco Bogarelli (ex presidente di Infront), Giuseppe Ciocchetti (ex direttore generale) e Riccardo Silva, titolare della Mp Silva, società leader nella distribuzione dei diritti tv a livello mondiale.
Da un mese un pugno di presidenti di squadre di calcio ha iniziato a mettere nel mirino le scelte di De Siervo proprio sull'impostazione del bando per diritti Internazionali Serie A 2018-2021, assegnato nel 2017 a Img, tra le società multate proprio dall'Antitrust. Tre squadre a settembre dello scorso anno, Torino, Fiorentina e Chievo Verona, hanno deciso di fare causa contro il colosso Usa per i diritti tv, (l'unica ancora attiva di quel cartello sanzionato), chiedendo un risarcimento di 554,6 milioni di euro e puntando al sequestro conservativo di 344 milioni di euro. Per quale motivo? Img avrebbe avuto un comportamento anticoncorrenziale nella gestione dei diritti, penalizzando la Serie A e le nostre squadre. Del resto c'è il rischio la gestione dei diritti televisivi all'estero del nostro calcio avvantaggi i nostri diretti competitors, come Premier League, Liga e Bundesliga. Per di più andrebbe valutato anche il danno generato nelle diverse aree geografiche perché potrebbe trattarsi di decine di milioni di euro a stagione
A quanto risulta alla Verità la novità di questo bando è stata la separazione in pacchetti diversi e disgiunti dei diritti in lingua italiana per le comunità italiane all'estero (pacchetto dal valore commerciale molto basso e vendita solo perché è previsto come obbligo dalla Melandri) dai diritti principali eventuali internazionali (pacchetto più importante e che rappresenta quasi la totalità del valore commerciale per la Lega e i clubs). In passato questi due pacchetti non erano mai stati separati, proprio per evitare potenziali conflitti tra licenziatari diversi visto e considerato il valore marginale di uno dei pacchetti. La Lega, accettando di scontare ad Img gli importi dovuti per i diritti acquisiti per un ammontare pari 10 milioni di euro all'anno, ha di fatto riconosciuto di non avere rispettato i termini e gli obblighi contrattuali fissati dalla stessa Lega, o meglio ha riconosciuto che la Rai, altro licenziatario della Lega, non ha rispettato termini e vincoli contrattuali previsti.
Il vecchio assetto ha sempre funzionato e non ha generato mai problemi. Perché cambiare? Chi ha spinto per una differente pacchettizzazione? Proprio De Siervo che ha avuto il ruolo centrale in tutta la vicenda. Prima in qualità di amministratore delegato di Infront, advisor esclusivo della Lega con piena responsabilità di impostazione e gestione del bando, poi nella seconda fase in quanto amministratore delegato delle Lega. Non solo.
Nella fase ancora precedente al bando De Siervo è stato anche il manager di Raicom, fu lui a chiudere l'accordo commerciale tra Rai e Condista. Cos'è Condista? E' una società con sede a Miami, dove sono di casa gli ex top manager di Infront multati, tra cui proprio Silva, il proprietario del Miami Calcio. Condista è il distributore esclusivo di Rai Italia (canale che trasmette le partite di Serie A in lingua Italiana) per il centro e sud America.
La Lega in questi anni è rimasta inerte davanti agli sviluppi di questa vicenda, senza mai intervenire come avrebbe potuto, per tutelare i suoi interessi; per garantire gli introiti delle squadre associate e per difendere il valore dei diritti Tv internazionali della Serie A. Qui le domande sono diverse. Perché la Lega ha riconosciuto un sconto a Img e non ha chiesto risarcimento e danni alla Rai? Perché la Rai non ha chiesto risarcimento e danni a Condista? Perché nessuno ha sollevato il possibile conflitto di interessi di De Siervo coinvolto (in fasi diverse ma tutte legate strettamente) con ben 3 cappelli, Raicom, Infront e Lega? Paolo Dal Pino, neo presidente della Lega, potrebbe chiederne conto già nella prossima assemblea del 2 marzo.
Come le società Img e Mp Silva hanno danneggiato i club di Serie A tra il 2008 e il 2014
Ci sono 129 pagine di requisitoria dell'Antitrust firmate nel maggio del 2019 firmate dal segretario generale Filippo Arena e dal presidente Gabriella Muscolo (qui il link) dove è stato chiarito che la gestione dei diritti televisivi delle squadre di calcio di serie A fu falsato dal 2008 al 2014, durante la gestione Infront di Marco Bogarelli e Riccardo Silva. Per l'authority «la partecipazione alle gare è stata oggetto, a partire dal 2008, di un'intesa restrittiva della concorrenza posta in essere da alcuni operatori riconducibili a Mp Silva, Img, e B4 Capital/Be4 Sarl/B4 Italia». Chi ha pagato per vedere le partite su Sky e Mediaset ha favorito anche le aziende che hanno danneggiato le entrate fiscali.
L'Antitrust di fatto confermò l'impianto che i consulenti della procura di Milano, cioè Axerta con Ignazio Arcuri e Stefano Martinazzo, avevano ipotizzato: ci fu un patto di segretezza che fu sottoscritto in quegli anni per falsare le gare dei diritti audiotelevisivi. «Infatti, per ogni procedura di gara, le evidenze indicano che le parti non hanno formulato in autonomia le proprie offerte» si legge nella nota «ma hanno invece realizzato condotte tese ad influenzare reciprocamente le modalità di partecipazione alle gare al fine di contenere l'ammontare dell'offerta economica da presentare alla Lega, limitando la reciproca competizione sul prezzo di acquisto dei diritti internazionali. In particolare, attraverso la stipulazione di contratti antecedenti alle singole gare e contatti intercorrenti fra i loro rappresentanti, Mp Silva, Img, B4 Capital/ Be4 Sarl/B4 Italia hanno coordinato il proprio comportamento e, a seguito dell'assegnazione, hanno ripartito i ricavi derivanti dalla successiva rivendita all'estero dei Diritti Tv per le competizioni organizzate dalla Lega». Nel 2015 la procura aprì un'indagine, ma I pm chiesero l'archiviazione nel 2018, anche perché già nel luglio del 2017 il Tribunale del Riesame di Milano aveva stabilito che le aste a favore di Mediaset e ai danni di Sky per l'assegnazione dei diritti tv della Serie A non rappresentavano una truffa. Si trattava semmai di una lobby tra soggetti privati, dove di fatto si era capito che Infront non lavorò per la Serie A e per lo Stato italiano, ma per i soci stessi.
Proprio nella relazione si leggeva come, «appare evidente che l'invio della bozza del verbale da parte di Antonio d'Addio ( probabilmente presente il 2 novembre 2009 alle operazioni di apertura delle buste in qualità di legale dell'advisor della Lega calcio, Infront Italy) a Riccardo Silva, in via anticipata rispetto alle valutazioni e all'assegnazione dei diritti audiovisivi esteri da parte della Lega calcio, contenente dati relativi alle offerte economiche e alle valutazioni sugli eventuali elementi di difformità emersi, sia da considerarsi irregolare e in conflitto con i doveri di confidenzialità ai quali il legale di Infront Italy era tenuto». Non solo, si legge ancora nella relazione tecnica: «pare del tutto evidente che fra Mp Silva Ltd, Be4 Sarl e, a seconda dei casi, con il top management di Infront Italy e Domino Holding Ltd, si sia instaurata una sorta di società di fatto, dal momento che l'accordo esistente nella distribuzione all'estero dei diritti audiovisivi relativi ai campionati di calcio italiani, prevedeva la condivisione dei costi di acquisizione, dei conseguenti margini e delle eventuali perdite». Con tali premesse, il caso Infront avrebbe potuto aprire un dibattito in Italia. Ma questo non è mai accaduto. E anzi ora continua a creare non poche polemiche sempre all'interno della Lega calcio.
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L'attuale amministratore delegato della Lega calcio è stato in Raicom ed è numero uno di Infront e in questi anni ha gestito il bando per l'assegnazione delle partite delle nostra squadre di all'estero contro cui hanno fatto ricorso diversi club. A vincerlo è stata Img, già multata dall'Antitrust nel 2019 per la gestione 2008-2014. L'autorità per la concorrenza del mercato di fatto aveva confermato l'impianto che i consulenti della procura di Milano, Ignazio Arcuri e Stefano Martinazzo, avevano ipotizzato: ci fu un patto di segretezza che fu sottoscritto in quegli anni per falsare le gare dei diritti audiotelevisivi. Lo speciale contiene due articoliC'è l'ombra dello schema Infront, l'ex advisor della Lega Serie A sui diritti televisivi, intorno alle polemiche di questi giorni intorno all'attuale amministratore delegato Luigi De Siervo per la gestione dei diritti esteri delle nostre partite di calcio. Si tratta di un'eredità pesante perché come stabilito dall'Antitrust lo scorso anno, era il 19 maggio del 2019, le gare per l'assegnazione dei diritti televisivi della serie A dal 2008 al 2014 furono falsate danneggiando la Lega calcio e le squadre del campionato per almeno 67 milioni di euro. All'epoca l'advisor era sempre Infront, dove proprio De Siervo è stato amministratore delegato, dopo le polemiche e un'inchiesta archiviata dalla procura di Milano, (reati di associazione a delinquere, truffa, turbativa d'asta, riciclaggio e autoriciclaggio), su Marco Bogarelli (ex presidente di Infront), Giuseppe Ciocchetti (ex direttore generale) e Riccardo Silva, titolare della Mp Silva, società leader nella distribuzione dei diritti tv a livello mondiale. Da un mese un pugno di presidenti di squadre di calcio ha iniziato a mettere nel mirino le scelte di De Siervo proprio sull'impostazione del bando per diritti Internazionali Serie A 2018-2021, assegnato nel 2017 a Img, tra le società multate proprio dall'Antitrust. Tre squadre a settembre dello scorso anno, Torino, Fiorentina e Chievo Verona, hanno deciso di fare causa contro il colosso Usa per i diritti tv, (l'unica ancora attiva di quel cartello sanzionato), chiedendo un risarcimento di 554,6 milioni di euro e puntando al sequestro conservativo di 344 milioni di euro. Per quale motivo? Img avrebbe avuto un comportamento anticoncorrenziale nella gestione dei diritti, penalizzando la Serie A e le nostre squadre. Del resto c'è il rischio la gestione dei diritti televisivi all'estero del nostro calcio avvantaggi i nostri diretti competitors, come Premier League, Liga e Bundesliga. Per di più andrebbe valutato anche il danno generato nelle diverse aree geografiche perché potrebbe trattarsi di decine di milioni di euro a stagioneA quanto risulta alla Verità la novità di questo bando è stata la separazione in pacchetti diversi e disgiunti dei diritti in lingua italiana per le comunità italiane all'estero (pacchetto dal valore commerciale molto basso e vendita solo perché è previsto come obbligo dalla Melandri) dai diritti principali eventuali internazionali (pacchetto più importante e che rappresenta quasi la totalità del valore commerciale per la Lega e i clubs). In passato questi due pacchetti non erano mai stati separati, proprio per evitare potenziali conflitti tra licenziatari diversi visto e considerato il valore marginale di uno dei pacchetti. La Lega, accettando di scontare ad Img gli importi dovuti per i diritti acquisiti per un ammontare pari 10 milioni di euro all'anno, ha di fatto riconosciuto di non avere rispettato i termini e gli obblighi contrattuali fissati dalla stessa Lega, o meglio ha riconosciuto che la Rai, altro licenziatario della Lega, non ha rispettato termini e vincoli contrattuali previsti. Il vecchio assetto ha sempre funzionato e non ha generato mai problemi. Perché cambiare? Chi ha spinto per una differente pacchettizzazione? Proprio De Siervo che ha avuto il ruolo centrale in tutta la vicenda. Prima in qualità di amministratore delegato di Infront, advisor esclusivo della Lega con piena responsabilità di impostazione e gestione del bando, poi nella seconda fase in quanto amministratore delegato delle Lega. Non solo. Nella fase ancora precedente al bando De Siervo è stato anche il manager di Raicom, fu lui a chiudere l'accordo commerciale tra Rai e Condista. Cos'è Condista? E' una società con sede a Miami, dove sono di casa gli ex top manager di Infront multati, tra cui proprio Silva, il proprietario del Miami Calcio. Condista è il distributore esclusivo di Rai Italia (canale che trasmette le partite di Serie A in lingua Italiana) per il centro e sud America. La Lega in questi anni è rimasta inerte davanti agli sviluppi di questa vicenda, senza mai intervenire come avrebbe potuto, per tutelare i suoi interessi; per garantire gli introiti delle squadre associate e per difendere il valore dei diritti Tv internazionali della Serie A. Qui le domande sono diverse. Perché la Lega ha riconosciuto un sconto a Img e non ha chiesto risarcimento e danni alla Rai? Perché la Rai non ha chiesto risarcimento e danni a Condista? Perché nessuno ha sollevato il possibile conflitto di interessi di De Siervo coinvolto (in fasi diverse ma tutte legate strettamente) con ben 3 cappelli, Raicom, Infront e Lega? Paolo Dal Pino, neo presidente della Lega, potrebbe chiederne conto già nella prossima assemblea del 2 marzo. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/il-conflitto-di-interessi-di-de-siervo-sui-diritti-della-serie-a-allestero-2645173199.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="come-le-societa-img-e-mp-silva-hanno-danneggiato-i-club-di-serie-a-tra-il-2008-e-il-2014" data-post-id="2645173199" data-published-at="1779619349" data-use-pagination="False"> Come le società Img e Mp Silva hanno danneggiato i club di Serie A tra il 2008 e il 2014 Ci sono 129 pagine di requisitoria dell'Antitrust firmate nel maggio del 2019 firmate dal segretario generale Filippo Arena e dal presidente Gabriella Muscolo (qui il link) dove è stato chiarito che la gestione dei diritti televisivi delle squadre di calcio di serie A fu falsato dal 2008 al 2014, durante la gestione Infront di Marco Bogarelli e Riccardo Silva. Per l'authority «la partecipazione alle gare è stata oggetto, a partire dal 2008, di un'intesa restrittiva della concorrenza posta in essere da alcuni operatori riconducibili a Mp Silva, Img, e B4 Capital/Be4 Sarl/B4 Italia». Chi ha pagato per vedere le partite su Sky e Mediaset ha favorito anche le aziende che hanno danneggiato le entrate fiscali. L'Antitrust di fatto confermò l'impianto che i consulenti della procura di Milano, cioè Axerta con Ignazio Arcuri e Stefano Martinazzo, avevano ipotizzato: ci fu un patto di segretezza che fu sottoscritto in quegli anni per falsare le gare dei diritti audiotelevisivi. «Infatti, per ogni procedura di gara, le evidenze indicano che le parti non hanno formulato in autonomia le proprie offerte» si legge nella nota «ma hanno invece realizzato condotte tese ad influenzare reciprocamente le modalità di partecipazione alle gare al fine di contenere l'ammontare dell'offerta economica da presentare alla Lega, limitando la reciproca competizione sul prezzo di acquisto dei diritti internazionali. In particolare, attraverso la stipulazione di contratti antecedenti alle singole gare e contatti intercorrenti fra i loro rappresentanti, Mp Silva, Img, B4 Capital/ Be4 Sarl/B4 Italia hanno coordinato il proprio comportamento e, a seguito dell'assegnazione, hanno ripartito i ricavi derivanti dalla successiva rivendita all'estero dei Diritti Tv per le competizioni organizzate dalla Lega». Nel 2015 la procura aprì un'indagine, ma I pm chiesero l'archiviazione nel 2018, anche perché già nel luglio del 2017 il Tribunale del Riesame di Milano aveva stabilito che le aste a favore di Mediaset e ai danni di Sky per l'assegnazione dei diritti tv della Serie A non rappresentavano una truffa. Si trattava semmai di una lobby tra soggetti privati, dove di fatto si era capito che Infront non lavorò per la Serie A e per lo Stato italiano, ma per i soci stessi.Proprio nella relazione si leggeva come, «appare evidente che l'invio della bozza del verbale da parte di Antonio d'Addio ( probabilmente presente il 2 novembre 2009 alle operazioni di apertura delle buste in qualità di legale dell'advisor della Lega calcio, Infront Italy) a Riccardo Silva, in via anticipata rispetto alle valutazioni e all'assegnazione dei diritti audiovisivi esteri da parte della Lega calcio, contenente dati relativi alle offerte economiche e alle valutazioni sugli eventuali elementi di difformità emersi, sia da considerarsi irregolare e in conflitto con i doveri di confidenzialità ai quali il legale di Infront Italy era tenuto». Non solo, si legge ancora nella relazione tecnica: «pare del tutto evidente che fra Mp Silva Ltd, Be4 Sarl e, a seconda dei casi, con il top management di Infront Italy e Domino Holding Ltd, si sia instaurata una sorta di società di fatto, dal momento che l'accordo esistente nella distribuzione all'estero dei diritti audiovisivi relativi ai campionati di calcio italiani, prevedeva la condivisione dei costi di acquisizione, dei conseguenti margini e delle eventuali perdite». Con tali premesse, il caso Infront avrebbe potuto aprire un dibattito in Italia. Ma questo non è mai accaduto. E anzi ora continua a creare non poche polemiche sempre all'interno della Lega calcio.
Luca Ciriani (Ansa)
«L’Italia tanti anni fa ha deciso frettolosamente di uscire dal nucleare, ma noi speriamo quanto prima di poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione nel nostro Paese, come avviene in Francia come avviene in tanti Paesi da cui noi importiamo energia elettrica prodotta dal nucleare». Niente più tabù sul referendum dopo la sconfitta subita sulla riforma della giustizia ma, soprattutto, niente più tabù sulle centrali nucleari in Italia. Non si può più aspettare, per Ciriani, perché «con la guerra in Ucraina abbiamo scoperto che l’Italia è un Paese che dipendeva per quasi la metà dei suoi approvvigionamenti energetici dalla Russia, un Paese ostile, antidemocratico, una dittatura, e abbiamo all’improvviso dovuto correre ai ripari cercando di trovare da altri Paesi forniture che riducessero e cancellassero la nostra dipendenza dalla Russia».
Oggi l’Italia cerca l’indipendenza energetica, un percorso lungo che va intrapreso prima possibile. «Immagino discuteremo anche su questo», ha proseguito il ministro, «però noi ci prendiamo la responsabilità di indicare al Paese quali sono le strade da percorrere. Vedremo quello che succederà». Dal suo entourage, dopo l’intervento, si sono affrettati a spiegare che non si trattava di un annuncio ma di «un’ipotesi», «una supposizione del ministro».
Non solo energia, però, perché Ciriani ha parlato anche di legge elettorale, ribadendo: «Vogliamo fare una legge proporzionale con una soglia di sbarramento non troppo elevata, con un piccolo premio di maggioranza, un premio di maggioranza proporzionale, che è un premio, coerente con le indicazioni che ha dato la Consulta, pertanto intorno al 42%. Però il principio è che una coalizione che raggiunge un certo consenso ha un certo premio, non superiore a una certa soglia, in modo tale da impedire che chiunque vinca possa, oltre a vincere, scegliersi non solo il presidente della Camera e del Senato, ma anche il presidente della Repubblica». E sul Pd: «Credo che Elly Schlein abbia la legittima ambizione di fare il presidente del Consiglio nel 2027, ma con questa legge elettorale il rischio molto concreto è che lei non lo possa mai più fare, perché se il Parlamento è ingovernabile, sicuramente non sarà il leader del Pd a tenere insieme una maggioranza politica tra destra e sinistra, una maggioranza tecnica o una maggioranza che comunque esce dei giochi del potere del palazzo dopo il voto». Un sistema che, secondo Ciriani, «piace solo ai partiti del 2-3% che determinano la sopravvivenza dei governi inventandosi alleanze successive al voto». La speranza è che «entro la fine del mese di giugno, si possa approvare almeno in prima lettura alla Camera», ha continuato il ministro, perché «c’è la massima volontà di accelerare l’approvazione. Dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate, il centrodestra ha deciso, naturalmente col consenso del governo, di accelerare».
Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha partecipato al Festival dell’economia di Trento, annunciando «un milione di assunzioni nei prossimi 6-7 anni. Nel 2026 contiamo di assumere tra le 200.000 e le 250.000 persone». Poi ha spiegato: «I rinnovi dei contratti sono uno dei processi che mi hanno dato più soddisfazione in questi anni. Per la prima volta nella storia abbiamo avviato le trattative di rinnovo nel primo anno di riferimento. Abbiamo già firmato il contratto della scuola e siamo ormai arrivati in fase finale delle funzioni centrali che credo si chiuderà a giugno. Abbiamo, poi, avviato le trattative per i contratti della sanità e degli enti locali. Mi sono preso l’impegno di chiudere entro quest’anno la tornata 2025-2027 ma il mio obiettivo personale è quello di chiuderla prima dell’estate. Questa è una notizia bella per i nostri dipendenti perché non facciamo più contratti con anni di ritardo e diamo continuità. L’altra buona notizia è che ci sono già le risorse per la tornata di rinnovo successiva che è quella 2028-2030».
L’ospite d’onore è stata il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha consegnato il suo intervento in un videomessaggio. «La strategia del governo è stata chiara fin dall’inizio: sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro», ha detto il premier illustrando i risultati del suo esecutivo, «L’occupazione in Italia ha raggiunto livelli record con 1.200.000 occupati stabili in più e 550.000 precari in meno. Il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile ha raggiunto i livelli minimi di sempre e per la prima volta nella storia abbiamo superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici». Infine ha rivendicato «il taglio del costo del lavoro» e «l’aumento del netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi».
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Il Kennedy Space Center della Nasa a Titusville in Florida (Ansa)
Aziende private lanciano satelliti, gestiscono costellazioni e offrono servizi che un tempo erano appannaggio esclusivo dei governi. In particolare, aziende private - come Space X e Blue Origin - stanno abbattendo i costi di accesso allo Spazio, passando da sistemi di proprietà governativa a un mercato commerciale e competitivo.
In tutto questo, dove si colloca l’Europa? Riuscirà a mantenere un ruolo sostanziale senza dipendere da tecnologie prodotte altrove? Mentre procediamo verso quella che la Nasa ha definito la «seconda era spaziale», l’autonomia strategica diventa improvvisamente centrale per l’Ue. Ed è sempre più essenziale che l’Europa possa raggiungere, controllare e proteggere i propri sistemi spaziali, senza vincoli. Lo Spazio un tempo era principalmente legato alla scienza o al business, ma ora è una risorsa di fondamentale importanza per l’Ue. Quasi tutto - finanza, comunicazioni, trasporti, sicurezza - dipende dalla tecnologia spaziale. Ma c’è un problema: molti componenti e servizi cruciali provengono ancora da fuori Europa. Questo tipo di dipendenza non è sostenibile se si vuole esercitare una reale influenza globale, in un contesto dove chi controlla le infrastrutture detta legge. La governance spaziale europea è invece frammentata tra le istituzioni dell’Ue, l’Agenzia spaziale europea, i Paesi membri e le aziende. Anche i finanziamenti mostrano criticità: i bilanci europei sono (notevolmente) inferiori a quelli di Usa e Cina, soprattutto in materia di difesa e sicurezza. Inoltre, la cultura imprenditoriale europea è restia a farsi coinvolgere, dato che l’industria e le startup non godono della stessa propensione al rischio che troverebbero Oltreoceano. L’Europa deve ridurre al più presto la sua dipendenza, concentrandosi sullo sviluppo delle proprie catene di approvvigionamento per tecnologie come chip speciali, sistemi di propulsione avanzati, crittografia e infrastrutture di terra sicure. L’Europa dovrebbe inoltre incrementare gli sforzi della ricerca privata, soprattutto in settori come i sistemi di lancio riutilizzabili, i servizi in orbita e la sicurezza informatica dei satelliti. Tutto questo richiede investimenti: bisogna quindi creare strumenti finanziari che combinino fondi dell’Unione europea, nazionali e privati per aiutare le nuove aziende spaziali europee a crescere.
Un’opportunità emergente è quella dello Spazio cislunare. Parliamo della regione dello Spazio tra la Terra e la Luna, generalmente considerato poco più di un corridoio. Ma ora gli Usa ne hanno fatto un pivot di competizione strategica. Al momento, non esiste un piano per amministrare o difendere quella che sta diventando una delle aree spaziali più importanti. Gli attuali sistemi di controllo sono inadatti a monitorare le attività in questo sistema che si sta trasformando in un ambiente affollato da molteplici attori statali, commerciali e ibridi, con una vasta gamma di idee e obiettivi. Queste attività spaziano dalla ricerca, allo sviluppo e all’esplorazione, fino alla raccolta di informazioni di intelligence, alla trasmissione sicura di dati e a operazioni di prossimità ambigue che confondono il confine tra uso pacifico e militare.
La prospettiva di un conflitto nello Spazio cislunare non è più quindi puramente teorica, ma sempre più plausibile. I conflitti «terrestri» perdono di rilevanza, rispetto a questo nuovo scenario. E questo è uno dei messaggi in filigrana emersi dal recente incontro tra Donald Trump e Xi Jinping. La scelta non è tra militarizzare lo Spazio o preservare un bene comune pacifico. L’unica scelta è tra amministrare deliberatamente lo Spazio cislunare o permettere ad altri di definire un proprio ordine. Per questo il nuovo amministratore Nasa, nel presentare ai primi di marzo Ignition - la nuova strategia Usa per lo Spazio - ha parlato della competizione in atto con il «vero rivale geopolitico» - la Cina - rimarcando che «la differenza tra successo e fallimento si misurerà in mesi, non in anni. Potremmo arrivare presto, ma la storia recente suggerisce che potremmo arrivare tardi». Uno degli elementi principali dei piani presentati a Ignition è stato il blocco del progetto del Lunar gateway (parte centrale del programma Artemis), delegandone l’eventuale costruzione e gestione ai privati, e orientandosi verso la costruzione di una base lunare, con tanto di centrale nucleare e strutture di deposito per i dati della Intelligenza artificiale. I partner internazionali sono stati colti alla sprovvista: lo smantellamento del Gateway significa incertezza sugli investimenti realizzati per Artemis, e molti elementi già progettati potrebbero non essere riutilizzabili per una base lunare.
A prescindere dal danno economico e dallo scompiglio generato, tutto questo deve portarci a interrogarci sul senso della collaborazione con gli Usa. Siamo partner o comprimari irrilevanti? Su tutto questo la politica tace o è assente. Qualcuno dovrebbe risvegliarla. La seconda era spaziale non aspetterà l’Europa. L’Europa deve decidere. Vuole essere leader o limitarsi a osservare da bordo campo? È ancora possibile permettersi di non avere una politica industriale spaziale ben definita e attentamente monitorata? Occorre apportare cambiamenti significativi e velocemente. L’Ue deve agire ora: deve investire in modo ambizioso, innovare con urgenza, governare in modo coeso e sviluppare capacità spaziali indipendenti e resilienti. L’opportunità per l’Europa di assumere un ruolo guida è aperta. Ma si sta chiudendo rapidamente.
di Mariano Bizzarri, Coordinatore scientifico del comitato interministeriale per lo Spazio
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Ansa
Ieri il presidente ucraino Volodymir Zelensky ha annunciato che droni dei servizi di sicurezza hanno raggiunto e colpito un importante impianto chimico russo, implicato in produzioni a scopo militare, situato a 1.700 km dal confine. È la Metafrax Chemicals di Gubakha, nella regione di Perm, presso la catena dei monti Urali. Ha detto il leader di Kiev: «Sono grato al Servizio di sicurezza dell’Ucraina per aver colpito una delle più importanti imprese militar-industriali della Russia. I prodotti della Metafrax Chemicals supportano dozzine di altre industrie militari russe inclusi quelli di equipaggiamento d’aviazione e droni, motori di missili ed esplosivi». L’attacco è avvenuto nella notte fra venerdì e sabato e ha causato la sospensione della produzione. L’impianto produce precursori di esplosivi e di carburanti di razzi, come ammoniaca, urea e melammina, e ha una capacità quotidiana di 900 tonnellate di ammoniaca e 1.600 tonnellate di urea.
La Metafrax era stata attaccata già lo scorso 17 febbraio e in quell’occasione erano stati impiegati droni An-196 Liutyi prodotti dalla celebre azienda aeronautica Antonov. Probabilmente è lo stesso drone usato anche per l’azione di ieri. È tra i mezzi più efficaci del servizio di sicurezza Sbu, il servizio segreto di Kiev che ha il monopolio degli attacchi in profondità. Lungo 4,4 metri e con apertura alare di 6,7 metri, il Liutyi è spinto da un motore a elica importato dalla Germania, un Hirth F-23 da 50 cavalli, e pesa al decollo 300 kg di cui fra 50 e 75 kg, a seconda della missione, spettanti alla testata esplosiva. Il suo raggio d’azione arriva fino a 2.000 km. Il sistema di guida s’avvale dell’intelligenza artificiale, un settore in cui l’Ucraina ha investito molto nell’ambito del suo piano di produzione di droni, ma anche della guida satellitare tipo Gps o Glonass. È solo uno degli ordigni che gli ucraini hanno sviluppato dal 2022 per portare la guerra nel cuore della Russia.
L’Sbu ha colpito una volta di più Mosca, domenica, utilizzando altri due tipi di droni, il Fire Point FP-1 e l’RS-1 Bars, più un terzo tipo di cui si sa ancora poco, il Bars-SM Gladiator. Giovedì è stata centrata la sede del servizio segreto russo Fsb nella regione annessa di Kherson, dove si sono avuti 100 morti. Poi nella notte fra giovedì e venerdì è stato bombardato il dormitorio studentesco di Starobilsk, nella regione ucraina russofona di Lugansk, annessa alla Russia. Raid il cui bilancio è arrivato ieri a 18 morti e 42 feriti. Dalle macerie sono stati estratti corpi di quattro bambini. Gli ucraini sostengono che l’edificio celasse un centro di guida di droni russi dell’unità Rubicon. Putin, invece, ha annunciato una rappresaglia, con Zelensky che ha avvisato i cittadini ucraini di un possibile attacco con missili Oreshnik. Sabato altri droni di Kiev hanno incendiato il terminal petrolifero di Sheskharis e il deposito di greggio di Grushovaya, nella regione di Novorossiysk, nonché la nave cisterna Chrysalis, reputata da Kiev parte della «flotta ombra».
Per gli attacchi a lungo raggio gli ucraini hanno messo a punto vari sistemi di guida dei velivoli oltre la linea dell’orizzonte, ovviando alla curvatura terrestre che limita i segnali diretti da stazioni terrestri. Sono stati usati droni ripetitori che, volando ad alta quota, fanno da ponte radio per rimandare i segnali guida da terra. L’uso dell’IA permette inoltre ad alcuni di questi tipi di orientarsi sulla base di una mappa memorizzata. Molto importante s’è dimostrato anche lo sfruttamento della rete telefonica cellulare russa per inviare segnali di guida a una scheda Sim installata sul drone stesso. In certe occasioni, magari per la guida terminale vicino dall’obbiettivo, possono essere stati utilizzati segnali, radio o forse laser, mandati da terra da agenti dell’Sbu infiltrati in Russia. Il che spiega anche perché proprio un’agenzia di spionaggio, più che l’Aeronautica di Kiev, sia responsabile di tali raid.
L’invio dei droni kamikaze su obbiettivi non solo militari ma anche civili in larga parte della Russia non ha solo lo scopo di rispondere alle massicce incursioni che gli stessi russi compiono. È anche una forma di pressione politica, come lo stesso Zelensky ha rimarcato, definendo i raid su strutture produttive ed energetiche «le nostre sanzioni a lungo raggio» e affermando che «occorre far capire a Mosca che continuare la guerra costa caro».
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